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De Ketelaere è un flop? Milan, non fare come con Paquetá

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De Ketelaere è un flop? Milan, non fare come con Paquetá

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Pioli

Il Milan non sta certo passando il suo miglior periodo di forma. Una sola vittoria conquistata nel 2023, quella contro la Salernitana, e l’eliminazione a sorpresa dalla Coppa Italia, per mano di un Torino in inferiorità numerica, si sono presto tradotti in critiche rivolte ai rossoneri. Le critiche più aspre sono quelle rivolte ai nuovi acquisti che, finora, non stanno rendendo come ci si sarebbe aspettato. Uno su tutti è diventato il bersaglio di tutti i media mainstream. Charles De Ketelaere è infatti stato già bollato come un flop, un acquisto sbagliato da parte di Maldini.

Certo, il suo contributo non è stato sin qui esaltante. E una trattativa lunga ed estenuante, che lo ha infine portato a Milanello per circa 35 milioni, non ha fatto che aumentare le pressioni rivolte al belga, caricando il suo arrivo di una valenza quasi messianica. Di certo, anche i paragoni con Kaká hanno aiutato tenere altissimo l’hype per il giovane trequartista. Ecco, in questo caso tutta la stampa italiana ha davvero superato se stessa nel contraddirsi in soli quattro mesi, passando dal venerare De Ketelaere come nuovo Kaká all’etichettarlo quasi da subito come acquisto flop. Probabilmente non ricordandosi di altri errori di valutazione simili che ha fatto nel recentissimo passato.

DE KETELAERE È COMUNQUE UN ACQUISTO AZZECCATO

Partiamo da questo presupposto. Questa estate Maldini ha fatto una giusta valutazione sul quale ha fatto ruotare il calciomercato del Milan: al Diavolo serviva un trequartista centrale. Il problema principale del Milan dello scorso anno è stato infatti quello di fare molta fatica nell’affrontare una difesa schierata e compatta. Soprattutto quando Theo Hernandez, Leao e Giroud non erano in giornata. Dunque, il ds rossonero ha deciso di dare in dotazione a Pioli una nuova arma con cui scardinare le difese avversarie.

E De Ketelaere è sembrato da subito il profilo perfetto per il ruolo. Un giocatore giovanissimo, di gran prospetto, capace di ricevere il pallone anche spalle alla porta per poi rifinire sulla trequarti o andare lui stesso alla conclusione. Queste doti, unite a una grande dinamicità, a un buonissimo dribling sullo stretto e a una straordinaria intelligenza nei movimenti senza palla, erano effettivamente le caratteristiche che il belga ha dimostrato di possedere al Bruges. Anche il prezzo, pur non essendo basso, è sembrato comunque poco rispetto al valore potenziale del giocatore.

Insomma, il profilo perfetto da inserire da subito tra i titolari dei Campioni d’Italia. Il problema, sotto gli occhi di tutti, è che l’impatto di De Ketelaere sulla Serie A non è stato finora all’altezza delle premesse, motivo per il quale si parla già di flop, rapportando le prestazioni anche all’oneroso esborso che il Milan ha fatto per averlo.

PERCHÉ DE KETELAERE NON STA FUNZIONANDO AL MILAN

Dunque, perché finora il numero 90 non sta rendendo nonostante le brillanti premesse? E, soprattutto, bisogna già bollare De Ketelaere come un flop? Se vogliano guardare alcune statistiche che lo riguardano, notiamo che non è tutto da buttare. Il belga è infatti primo in Serie A, fra i centrocampisti offensivi e gli esterni, per passaggi che hanno portato a un’occasione da gol, ne fa in media 4,26 a partita. Completa 2,06 dribling a partita (poco meno di Leao che ne fa 2,12). E crea 0,22 expected assist a partita (numero che può non sembrare altissimo, ma considerate che, per esempio, quello di Kvaratskhelia è 0,31 xA a partita). Dunque, la base da cui parte non è certo così drammatica come sembra.

Da notare che, in tutto questo, da fine ottobre in poi, in Campionato è stato utilizzato solo e unicamente come arma a gara in corso. Riuscendo solo una volta a giocare per 45 minuti di fila, nella sfida contro il Torino del 30 0ttobre. E non ha mai giocato per più di mezz’ora nelle partite successive.

C’è da dire che, nonostante i suoi numeri statistici non siano per nulla male, quando è stato chiamato in causa è mancata una certa consistenza nelle sue giocate. Soprattutto nella fase di rifinitura, dove il suo aiuto serve maggiormente. Inoltre, nella sfida di Coppa Italia contro i granata, in cui è stato in campo per tutti i 120 minuti, ha colpevolmente mancato l’opportunità di farsi notare dal suo allenatore, giocando una partita anonima.

IL MILAN DEVE CONTINUARE A DARGLI FIDUCIA

Senza dubbio, la causa delle sue prestazioni sin qui sotto le attese deve imputarsi semplicemente a dei problemi di natura mentale. Del resto, non tutti i giocatori riescono a essere incisivi già da subito in Serie A. Anzi, è perfettamente normale steccare anche molte partite prima di trovare il giusto ritmo. È quindi nella più totale normalità che un ragazzo di 21 anni possa avere delle difficoltà di ambientamento in una nuova nazione, in un nuovo contesto calcistico e negli schemi di una nuova squadra.

Tutte ragioni per le quali il suo rendimento viene limitato. Per trasformarsi da flop a top De Ketelaere deve dunque lasciare da parte i patemi d’animo e aggiungere la giusta cattiveria nelle sue giocate. Così da poter essere decisivo per la squadra.

Inoltre, Pioli, che resta comunque un ottimo gestore di talenti, lo sta utilizzando forse troppo timidamente, relegandolo alla panchina in quasi tutte le sfide di Campionato. Dovrebbe avere il coraggio di dargli più minutaggio, visto che solo così il classe 2001 può trovare la giusta confidenza col nuovo contesto. Lo stesso coraggio che ha dimostrato di avere la dirigenza puntando forte su di lui la scorsa estate.

È inutile continuare a etichettarlo come acquisto sbagliato dopo solo pochi mesi dal suo arrivo, rischiando di bruciare sul nascere quello che può essere un astro nascente del calcio italiano ed europeo. Il Milan non può far altro che continuare a puntare su di lui. E la storia non può che dar ragione a questo fatto, visto che né Rafael LeaoTonali, tanto per citarne due, hanno iniziato nel migliore dei modi la loro avventura rossonera. Come non lo fece nemmeno Lucas Paquetá, proprio come De Ketelaere, bollato come flop, ma che ora sta diventando sempre più un protagonista del calcio mondiale.

 

 

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Calciomercato

I 5 migliori acquisti last minute di Galliani al Milan

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Monza

I 5 MIGLIORI ACQUISTI LAST MINUTE DI GALLIANI AL MILAN – Con la debacle di domenica contro il Sassuolo per il Milan è notte fonda. I rossoneri sembrano essere solo lontani parenti della straripante squadra che ha vinto lo Scudetto la scorsa stagione. Tra chi punta il dito contro Pioli e chi contro il mercato estivo, una cosa è certa: i tifosi chiedono a gran voce dei rinforzi sul mercato, anche se siamo agli sgoccioli di questa finestra invernale.

Alcuni tifosi rossoneri avranno dunque sicuramente ripensato a colui che (possiamo anche sbilanciarci) è stato il maestro dei colpi di mercato dell’ultimo minuto. Stiamo parlando ovviamente di Adriano Galliani, il geometra di Milano che, anche grazie ai suoi colpi last minute, è riuscito a rendere grande il Diavolo.

In 31 anni di carriera come ad del Milan, l’attuale direttore sportivo del Monza è stato (ed è tuttora) uno dei totem quando si parla mercato. Specie quando questo arriva nelle sue fasi conclusive. Abbiamo dunque deciso di raccogliere una parte dei suoi memorabili “Giorni del Condor”, magari nell’attesa che il suo successore, Paolo Maldini, piazzi qualche colpo a sorpresa per rinforzare un Milan che sembra, ora più che mai, vulnerabile.

I 5 MIGLIORI ACQUISTI LAST MINUTE DI GALLIANI – ALESSANDRO NESTA

Iniziamo subito con un0 dei migliori capolavori last minute di Galliani: Alessandro Nesta. L’allora capitano della Lazio è uno dei migliori difensori in Italia e nel mondo e al Milan serve disperatamente un centrale da accoppiare a Paolo Maldini. Il colpo arriva proprio sul gong del mercato estivo 2002, il 31 agosto. Galliani convince Cragnotti e strappa Nesta per 31 milioni di euro.

Tempesta Perfetta, così come lo ha soprannominato il noto giornalista rossonero Carlo Pellegatti, vincerà e, soprattutto, aiuterà il Milan a vincere tutto. Due Champions League, due Scudetti, una Coppa Intercontinentale (vinta grazie anche a un suo gol), due Supercoppe Europee, una Coppa Italia due Supercoppe Italiane, oltre al titolo di Campione del Mondo raggiunto con l’Italia nel 2006.

I 5 MIGLIORI ACQUISTI LAST MINUTE DI GALLIANI – ZLATAN IBRAHIMOVIC

Stagione 2010/11. Il Milan, nonostante la vittoria in Champions League del 2006/07, non vince lo Scudetto da ben sette anni e in Campionato non impensierisce più di tanto i cugini nerazzurri, che dominano il torneo da ormai cinque stagioni e che sono reduci dallo storico Triplete. Galliani decide allora di regalare una nuova superstar al neo tecnico Massimiliano Allegri: Zlatan Ibrahimovic.

L’attaccante, che ha regalato agli odiati rivali quattro Scudetti, è reduce da un’annata molto al di sotto dei suoi standard al Barcellona. E a tre giorni dalla chiusura del mercato, Galliani piazza il colpaccio. Ibra arriva a Milanello il 28 agosto 2010, in prestito con diritto di riscatto fissato a 24 milioni. Un vero e proprio affare visto che il gigante di Malmö, nei due anni di permanenza a Milano, segnerà 56 gol in 85 presenze, da sommarsi alle 36 realizzazioni in 74 presenze siglate dal suo ritorno in rossonero nel 2020.

I 5 MIGLIORI ACQUISTI LAST MINUTE DI GALLIANI – ROBINHO

Rimaniamo sempre nella stagione 2010/11. Dopo soli tre giorni dall’arrivo di Ibrahimovic, Galliani chiude in volata il mercato estivo con un altro colpo ad effetto per il Milan: Robinho. Il brasiliano era stato, solo pochi anni prima, il primo vero e proprio acquisto da parte dello sceicco Mansur al Manchester City. Nonostante il suo enorme talento, il trequartista entra in conflitto con Roberto Mancini, all’epoca allenatore dei Citizens. Dopo un breve prestito al Santos, è Galliani a fiutare l’affare, assicurandosi l’ex Real Madrid nell’ultimo giorno di mercato, per 18 milioni di euro.

Nonostante in carriera si sia dimostrato molto discontinuo (e tralasciando ovviamente le tetre vicende giudiziarie a lui legate), Robinho è stato uno dei protagonisti dello Scudetto dei rossoneri 2010/11, risultando il giocatore più utilizzato da Allegri con ben 45 presenze (144 in totale col Milan) condite da 15 gol (27 in tutto in quattro stagioni in Italia).

I 5 MIGLIORI ACQUISTI LAST MINUTE DI GALLIANI – MARIO BALOTELLI

Spostiamoci adesso in una finestra del marcato di riparazione, quella del gennaio 2013. Galliani porta nella Milano rossonera Mario Balotelli, preso il 31 gennaio 2013 per 20 milioni di euro dal Manchester City.

Conosciamo tutti la carriera di quello che poteva essere uno dei più grandi talenti del calcio italiano, ma durante i primi sei mesi della sua esperienza col Milan, Super Mario ha raggiunto forse quello che è stato il suo apice tecnico. 12 gol messi a segno in sole 13 presenze per il numero 45, che permettono al Milan di agguantare la qualificazione in Champions League. Nonostante le 14 reti nel successivo Campionato e il suo passaggio al Liverpool, Balotelli non riuscirà mai più a esprimersi ai livelli di questa sua piccola parentesi rossonera.

I 5 MIGLIORI ACQUISTI LAST MINUTE DI GALLIANI – RONALDO

Chiudiamo in bellezza con un colpo che, forse, non sarà stato il migliore della carriera Galliani, ma probabilmente è uno di quelli che hanno destato più scalpore. Nelle ultime ore della finestra invernale del mercato 2007 al Milan arriva il Fenomeno Ronaldo.

Molto appesantito, certo, e sicuramente lontano dal suo prime, il due volte Pallone d’oro, arrivato per 7,5 milioni di euro, dà comunque il suo contributo al Diavolo con 14 presenze e 7 gol nei suoi primi sei mesi. Più un’iconica doppietta contro il Napoli, nello storico 5-2 del gennaio 2008.

Certo, immergersi nei dolci ricordi può dare sollievo, ma questi non celano il momento negativo del Milan, che adesso deve, per forza di cosa, dare la scossa a una stagione che può diventare disastrosa. Una scossa che può arrivare, come già successo in passato, dalla ultime ore di questa finestra di mercato.

 

 

 

 

 

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Flash News

La prima stagione del Monza in Serie A: un esordio da sogno

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Monza

Nel calcio, si sa, può cambiare tutto da un momento all’altro. Ne sa qualcosa il Monza che, nelle ultime stagioni, sembra vivere sulle montagne russe. Lo scorso anno, dopo l’amarezza per la promozione diretta sfumata solamente all’ultima giornata sul campo del Perugia, i brianzoli hanno trovato la loro prima storica promozione in A al cardiopalma nei playoff, contro il Pisa. In estate, grazie alle sapienti mani di Adriano Galliani, per il Monza sembrava aprirsi un nuovo ciclo nella massima serie. Colpi importanti, risultati inizialmente deludenti con conseguente cambio in panchina, fino all’impresa in casa della Juventus. C’è tutto nella stagione del Monza, che adesso può addirittura sognare l’Europa.

AVVIO COMPLICATO

Come spesso accade, l’euforia per una promozione, specie se è la prima in Serie A, risulta difficile da smaltire. A Monza invece, dopo i giusti festeggiamenti, l’amministratore delegato Adriano Galliani ha fin da subito cominciato a progettare qualcosa di più grande. Nasce così una rosa in gran parte rivoluzionata, che si pone innanzitutto l’obiettivo della salvezza.

Arrivano nomi importanti come Pessina, Sensi, Caprari e Petagna su tutti, e sul Monza cominciano ad ingrandirsi le aspettative. Il verdetto del campo però, almeno per le prime giornate, ribalta ogni previsione. La squadra di Stroppa dopo aver steccato l’esordio in casa col Torino, perde anche le successive 4 partite consecutive.

Il calendario complicato non aiuta (Napoli, Roma, Atalanta ed una lanciatissima Udinese), ma i numeri sono impietosi: 0 punti, 15 gol subiti e solo 2 segnati. Anche l’ipotetico scontro salvezza con il Lecce, assolutamente da vincere, non va come sperato con l’1-1 maturato al Via Del Mare. Un avvio complicato che sembrava mettere decisamente in salita il campionato dei biancorossi.

LA SVOLTA

Nel momento più difficile, la scelta più complicata si rivela la vera mossa vincente che dà la scossa a tutta la stagione. Nasce tutto dall’ennesima intuizione di Galliani, che sostituisce l’allenatore della promozione con Raffaele Palladino, tecnico della Primavera senza alcuna esperienza in panchina. Un azzardo che darà i suoi frutti fin dalla prima partita.

La risalita parte con la vittoria casalinga contro la Juventus. Un successo che, nonostante i bianconeri fossero in profonda crisi, fa estremamente rumore e che soprattutto rilancia le ambizioni della squadra. Seguono due vittorie consecutive, fino ad un periodo in cui i risultati positivi si alternano a quelli negativi. Tant’è che alla sosta dedicata ai Mondiali, il Monza si ritroverà a quota 16, a +9 sulla zona retrocessione.

Con il ritorno del campionato, le cose vanno addirittura meglio. La squadra di Palladino è ancora imbattuta in Serie A nel 2023, ed ha concluso il girone d’andata con 22 punti, record per una neopromossa. In mezzo, c’è il pareggio strappato all’ultimo secondo con l’Inter e la seconda impresa contro la Juventus, con lo straordinario 2-0 a domicilio rifilato ai bianconeri. Dovesse continuare così, questo Monza può davvero mettere il mirino sulla qualificazione in Conference League.

I PUNTI DI FORZA

Sicuramente questo nuovo corso del Monza si fonda sulle idee del suo giovane tecnico. Palladino ha saputo dare coesione e gioco ad un gruppo che sembrava aver risentito dell’inizio difficile. Anche i singoli hanno iniziato a fare il loro lavoro al meglio. A centrocampo, nonostante l’infortunio di Sensi, Pessina e la rotazione tra Rovella e Colpani stanno dando garanzie.

Gli esterni stanno facendo spesso la differenza, con Ciurria grande assistman e Carlos Augusto già a 4 gol in campionato. Nel reparto offensivo appaiono ispirati Caprari e Dani Mota, mentre in porta Di Gregorio, che ha superato la concorrenza di Cragno, si sta imponendo a suon di prestazioni, ultima quella dello Stadium dove si è rivelato decisivo. A mancare per ora sono solo i gol di Petagna e un po’ di stabilità difensiva, con i gol incassati che continuano ad essere troppi.

 

 

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Calcio Internazionale

Italians do it better: il Brighton di Roberto De Zerbi

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De Zerbi

La Premier League è conosciuta per la grande tradizione italiana nelle panchine delle squadre inglesi. Iniziando già dagli anni ’90 con Gianluca Vialli che prima da giocatore e poi allenatore ha guidato il Chelsea. Proprio i Blues sono infatti il club che nel corso anche dei primi anni 2000 e della recente storia calcistica ha preso gusto ad affidare le proprie rose a tecnici provenienti dall’Italia: Claudio Ranieri, Ancelotti, Roberto Di Matteo ( vincitore della prima Champions League ), Antonio Conte ( vittoria della Premier 2016/2017) e per ultimo Maurizio Sarri ( conquista dell’Europa League 2018/2019 ). Per poi citare ancora Ancelotti con l’Everton e Ranieri che ha guidato la favola del Leicester City nel 2015/2016 ( con alcuni passaggi dopo tra Fulham e Watford ), così come alcune parentesi per Di Canio, Zola e Mazzarri.

Ma ad oggi, l’unico allenatore italiano nel massimo campionato inglese, è un giovane allenatore che negli anni precedenti con il Sassuolo ha mostrato un bel calcio contribuendo sicuramente alla rimanenza del club in Serie A, ambendo però sempre a qualcosa di più importante. Ci ha provato poi con lo Shakhtar Donetsk, ma come tutti sappiamo le cose non sono andate benissimo con l’arrivo della guerra in Ucraina. Ora si trova al Brighton e sta dimostrando ai suoi tifosi che si può veramente sognare. Maurizio De Zerbi è solo all’inizio.

IL BRIGHTON TRA IL CASO POTTER E DE ZERBI

Il Brighton & Hove Albion, conosciuto da tutti semplicemente come Brighton, sta vivendo una stagione fin qui meravigliosa che però non è rimasta senza colpi di scena.

All’inizio della stagione la squadra si è presentata con più o meno gli stessi interpreti della stagione precedente, con la consapevolezza di poter puntare a posti della classifica sempre più alti. L’unico acquisto di rilievo è stato l’esterno del Villareal Estupinan, che con il sottomarino giallo è stato uno dei titolari nella cavalcata in Champions League sotto la guida di Unai Emery. Le cessioni invece hanno portato entrate importanti, come quella al Chelsea di Cucurella per circa 65 milioni di euro e di Bissouma al Tottenham per circa 29. Due pedine chiave della formazione. Ma con un gruppo ormai compatto e con grande conoscenza del sistema di Graham Potter, allenatore del club da ormai tre stagioni ( prime due stagioni vissute nella sofferenza per la corsa salvezza, noni invece nella stagione 2021/2022 ), non si è fatto sorprendere.

Per Potter e company, la stagione inizia infatti nel migliore dei modi: vittoria all’esordio all’Old Trafford per 2-1 contro lo United. Nelle prime sei partite in stagione riesce a portare a casa ben 4 vittorie, un pareggio contro un Newcastle che sarà anch’esso protagonista nel corso della stagione a la sconfitta con il Fulham ( altra ottima sorpresa della Premier di quest’anno ). Dopo una grande vittoria per 5-2 contro il Leicester ecco che avviene però il fatto che in realtà cambia soltanto in regia quella che sarà fino ad ora la stagione del Brighton: il Chelsea che esonera Tuchel dopo alcuni risultati non graditi dalla nuova dirigenza, decide di pagare la clausola per liberare Potter dal suo club ( 23 milioni di euro ).

Ed ecco che arriviamo quindi alla scelta che ha portato De Zerbi alla sua attuale avventura nella Premier League.

RIVOLUZIONE E RIVINCITA

De Zerbi ha stravolto i precedenti sistemi di gioco di Potter, passando da un 3-5-2 ad un classico 4-3-3 o in alcuni casi al 4-2-3-1. Per gran parte della stagione, sono stati due i giocatori chiave: al centrocampo il campione del mondo con l’Argentina Alexis Mac Allister e in attacco il neo giocatore dell’Arsenal Leandro Trossard. Proprio con il tecnico italiano è avvenuta una discussione che ha portato alla scelta del giocatore e del club di cedere il belga, in questo caso ai Gunners. Un grande peccato per l’enorme talento che ha dimostrato l’ormai ex numero 11 del Brighton ( per lui ben 7 gol sino ad ora in campionato ).

Solito possesso palla, nessun riferimento in attacco ed importantissimo utilizzo dei giocatori sulla fasce, passando dalle sovrapposizioni dei terzini alle due ali in attacco. L’avventura del Brighton con De Zerbi non è comunque iniziata in maniera stupenda. Oltre ad un esordio spettacolare con il 3-3 ad Anfield, arrivano infatti nelle successive quattro partite tre sconfitte ed un solo punto raccolto. Tutto il contrario che la rosa aveva dimostrato con Potter ad inizio campionato.

Nel mentre, l’ex allenatore del club ha iniziato a portare al Chelsea risultati positivi, sia in campionato che in Champions League. Ma poi ecco che si è arrivati all’attesa sfida. Lo scontro tra i due allenatori. Forse la sfida che ha fatto cambiare in bene il Brighton ed in peggio quella del Chelsea.

La sfida non ha avuto bisogno di tanto tempo per sbloccarsi: sono bastati solamente 5 minuti a Trossard per bucare la difesa de Blues. Dopo il gol per i padroni di casa è stato tutto apparentemente facile, chiudendo la partita sul risultato di 4-1. Una bella rivincita, con tanto di cori dei tifosi di casa verso Potter: “sarai esonerato domani mattina”. Da lì in poi arriveranno parecchi risultati positivi per il Brighton ed il Chelsea tra sfortune e brutte prestazioni non riuscirà a tenere quel ritmo iniziale, finendo al decimo posto della Premier League con comunque una seconda parte di stagione ampia per potersi risollevare.

L’ULTIMA VITTORIA

Il Brighton invece ha stupito ancora, questa volta  in FA Cup contro il Liverpool. Una vittoria decisa solamente nei minuti di recupero sul risultato di 2-1 da un gesto tecnico straordinario del nuovo talento emerso grazie a De Zerbi, ovvero Mitoma.

Probabilmente nella seconda parte di stagione sentiremo parlare parecchio di lui, così come Solly March, autore di due assist e giocatore più in forma dell’ultimo periodo. Al momento la classifica in campionato vede il Brighton sesto a pari punti con il Fulham a quota 31 punti. Riuscirà De Zerbi a tenere questo grande ritmo  pagherà l’assenza del giocatore più importante del suo attacco?

 

 

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Che fine ha fatto Edu Vargas? L’ex numero 9 del Napoli con zero gol in campionato

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Napoli

CHE FINE HA FATTO EDU VARGAS? L’EX NUMERO 9 DEL NAPOLI CON ZERO GOL IN CAMPIONATO – Il Napoli di Luciano Spalletti prosegue a testa alta verso l’obiettivo ormai dichiarato, vale a dire lo Scudetto. Un trofeo che i tifosi partenopei sognano e che sperano di coronare dopo trentatré anni dall’ultimo. Allora la formazione azzurra vantava un figura professionalmente pronta e inarrivabile come Diego Armando Maradona, ora – invece – a trascinare la squadra ci sono Victor Osimhen e Khvicha Kvaratskhelia.

Due calciatori tecnicamente e mentalmente forti e che il Napoli ha portato in Italia quando nessuno apprezzava il loro valore. Un po’ come quando all’ombra del Vesuvio arrivò il nuovo numero 9 Eduardo Vargas, attaccante classe 1989 comunemente chiamo Edu, dopo una stagione da goleador in Cile.

LA CARRIERA DA CALCIATORE INIZIA DAL COBRELOA

Nella giovanili Edu Vargas gioca per l’Universidad Catolica e per il Palestino prima di approdare ufficialmente nel calcio dei grandi. Proprio l’allenatore di quest’ultima squadra, infatti, suggerisce al Cobreloa di puntare sul giovane attaccante per sostituire il partente Alexis Sanchez, sponda Udinese. Ed è qui che comincia il percorso professionistico del cileno: dal 2006 al 2010 veste la maglia arancione prima di cambiarla con quella blu dell’Universidad de Chile.

Con il club di Santiago mette subito in mostra le sue caratteristiche da bomber e, infatti, nel giro di un paio di stagioni arrivano i primi corteggiamenti dall’Europa. 28 gol tra campionato e Copa Sudamericana nel 2011 permettono ad Edu Vargas di guadagnarsi la chiamata di Aurelio De Laurentiis, e quindi dal Napoli.

L’ARRIVO IN CAMPANIA SI RIVELA FALLIMENTARE

In occasione della sessione invernale del calciomercato del 2012 il club azzurro acquista, dunque, le prestazioni del centravanti cileno. Ma in un attacco formato da Lavezzi e Cavani il baby cannoniere fatica ad accumulare minutaggio. Le sue presenze, infatti, si registrano spesso nei minuti finali delle gare di campionato, mentre in Europa League e in Coppa Italia riesce a conquistare qualche maglia da titolare.

Insomma, non l’esperienza migliore quella di Napoli per Edu Vargas, il quale riesce comunque ad aggiungere nel suo palmares la vittoria della Coppa Italia. In una stagione e mezza totalizza 15 presenze e 3 reti prima della girandola di prestiti al Gremio, Valencia e QPR. Ma neanche in queste occasioni riesce ad incidere, complice anche un grave infortunio al ginocchio durante la permanenza in Premier League.

HOFFENHEIM, TIGRES ED ATLETICO MINEIRO

Nell’agosto del 2015, in seguito a diverse esperienze flop in giro per l’Europa, Edu Vargas firma per l’Hoffenheim ed approda in Germania. In Bundesliga ci resta per due stagioni, mettendo a referto 30 apparizioni e solo 2 gol. Poco più tardi, infatti, sarà il Tigres a puntare sull’ex giocatore del Napoli. In Messico sforna alcune prestazioni degne di nota e ritrova la via del gol: sono infatti 42 le reti messe a segno con la cassa gialloblù.

Nel 2020, invece, cambia ancora trasferendosi in Brasile, all’Atletico Mineiro. Una nuova opportunità dunque per Edu Vargas, che ancora oggi sta sfruttando nel club verdeoro. Ma se c’è un posto nel quale il suo talento viene maggiormente apprezzato quello è la Nazionale cilena. L’attaccante di Santiago, infatti, è un idolo grazie alle 40 reti realizzate con la maglia della “Roja”. Dispiace non aver assistito a tutto il potenziale valore del ragazzo durante gli anni in Serie A, che però ha dimostrato di poter dare ancora qualcosa all’età di 33 anni.

 

 

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