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De Rossi alla SPAL: da legionario a comandante

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De Rossi

Cambiare le posizioni delle pedine in campo per scompaginare la difesa avversaria e spiazzare chi si oppone. Questo è il principio base del gioco degli scacchi che, visto da tale prospettiva, si avvicina molto a quello del calcio. Tuttavia, nello sport con il pallone entrano in gioco molte altre componenti, ma nello specifico ce n’è una che cambia le carte in tavola: l’emotività umana.

Per questo, il calcio passa dall’essere un mero gioco cinico e freddo, puramente razionale e fatto solo di dati e statistiche, al cuore pulsante delle vite di numerosissime persone nell’intero globo. Le emozioni, però, bisogna saperle gestire bene e sfruttare a proprio vantaggio, senza lasciare che queste prendano il sopravvento e ci facciano sprofondare.

La prima e l’ultima frase riassumono bene il compito di Daniele De Rossi alla SPAL: cambiare la posizione delle “pedine” che, come negli scacchi, non potranno essere modificate, saranno sempre quelle, in quanto il mercato è chiuso. Soprattutto, però, dovrà dare nuova linfa emotiva ai suoi ragazzi, per far rialzare la testa a una squadra che sembra smarrita da ormai troppo tempo.

Un uomo che di emozioni per il calcio ne ha vissute tante, fin troppe, solcando sempre la zona mediana del campo con i colori della Roma addosso. Troppo facile il paragone tra lui, eroe di tante battaglie per i giallorossi, e i legionari che combattevano nell’antichità per la Città Eterna. Ora, però, l’essere gladiatore o legionario non gli basterà più, perché dovrà essere lui a prendere in mano il suo esercito e a condurlo verso la gloria.

IL FALLIMENTO DI VENTURATO

All’inizio della stagione 21/22 c’è entusiasmo in casa SPAL, perché si crede possa essere l’anno buono per puntare almeno ai play off. Nulla, però, va come sperato e gli estensi si ritrovano al 15° posto con soli 20 punti dopo 18 giornate. In questa posizione di classifica, l’allenatore Clotet viene esonerato, per far spazio a Venturato. L’ex tecnico della Nazionale U21 imporrà il suo 4-3-1-2, che sembra adattarsi ai giocatori presenti in rosa. Nonostante questo, nell’ambiente si respira aria malsana e la SPAL riuscirà a evitare i play out solo nelle ultime giornate di campionato.

Per la nuova stagione, sulla panchina siederà ancora Roberto Venturato, che continuerà a non ottenere i risultati sperati. Il suo gioco sembra essere troppo impostato e prevedibile e il modulo non valorizza alcuni calciatori che hanno bisogno di essere messi nelle condizioni ideali per rendere al massimo. La società decide di esonerare il tecnico all’ottava giornata, dopo la sconfitta per 2-0 contro il Frosinone.

LE NOVITÀ DI DE ROSSI

In questa situazione di sfiducia e difficoltà, viene annunciato il cambio in panchina: fuori Venturato, entra Daniele De Rossi. Per l’ex mediano della Roma si tratta della prima esperienza in panchina e vorrà sicuramente mettersi in luce per ambire a palcoscenici ben più importanti in futuro.

De Rossi nelle prime tre partite ha cambiato tre moduli, tutti molto simili tra loro. Per l’esordio contro il Cittadella (terminato 0-0) ha utilizzato un 3-5-2, cambiando dunque radicalmente l’impianto di gioco. Il passaggio alla difesa a 3 sembra favorire i biancazzurri, che per ora, nelle prime tre gare sotto De Rossi, hanno incassato un solo gol. Proprio questo, però, è valso la sconfitta contro il Genoa nei sedicesimi di Coppa Italia. Qui il tecnico ha optato per un 3-4-2-1, che non ha dato i frutti sperati.

Nell’ultimo match, vinto 5-0 con il Cosenza, si sono delineati nettamente i tratti caratteristici del gioco dell’ex centrocampista della Roma: 3-4-1-2 che valorizza alla perfezione Fabio Maistro, utilizzato come trequartista. Al contrario di quanto succedesse con il 4-3-1-2, il trequarti non è solo, ma è ben supportato sia dagli esterni sia dai due mediani. Questo gli consente di rendere al meglio e di valorizzare le sue caratteristiche principali: inserirsi e far segnare i compagni.

Sembra essere proprio questa la sostanziale differenza tra il calcio proposto da De Rossi e quello di Venturato: un trequartista più libero che possa imbeccare i compagni giocando in verticale. Inoltre, la difesa a 3 sgrava gli esterni del compito difensivo e permette ai tre centrali di mettere in mostra le loro attitudini principali.

LE CERTEZZE E LE SCOMMESSE

La rosa della SPAL è composta principalmente da giovani che hanno bisogno di rilanciarsi dopo alcune stagioni fallimentari. Uno su tutti è Marco Varnier, che a soli 19 anni era stato premiato come miglior difensore della Serie B, ma si è perso lungo la strada a causa di numerosi infortuni. Lo stesso discorso si potrebbe applicare a Murgia o Tripaldelli, che devono tornare a essere decisivi. Il clima che si respirava prima, dunque, non faceva che sfavorire questi giocatori, che pensavano di trovare il contesto ideale per tornare ad alti livelli.

A queste scommesse si affiancano alcune certezze. La prima è Biagio Meccariello: il centrale ex Lecce sta trovando una seconda giovinezza ed è il perno difensivo su cui De Rossi fa affidamento. Con la sua esperienza ha anche il compito di aiutare i giovani compagni di reparto a crescere e diventare maestri nel settore.

La seconda è il classe 2000 Salvatore Esposito. Ha 22 anni, fa il capitano ed è il leader morale e tecnico della squadra. Dai suoi piedi partono tutte le manovre di gioco e, quando il pallone inizia a scottare, basta affidarsi a lui. L’obiettivo della SPAL è mantenerlo il più possibile e creare intorno a lui una squadra pronta per la Serie A.

La terza e ultima certezza è Lorenzo Dickmann. L’erede di Lazzari potrebbe aver trovato la sua collocazione ideale in campo grazie al nuovo modulo proposto da De Rossi, in modo tale da avere meno compiti difensivi e potersi spingere in avanti alla ricerca di gol e assist.

DOVE PUÒ ARRIVARE QUESTA SPAL?

Dopo sole 3 gare è difficile dare un’esatta collocazione a questa squadra, che però ha dato segnali importanti. L’ambiente ora è dalla parte del tecnico, che sembra aver convinto tutti con le sue idee. Grazie a lui numerosi calciatori potrebbero essere valorizzati e crescere in maniera inaspettata, anche per l’età media della rosa (24,7).

Se la prima impressione dovesse essere confermata e se si riuscisse a operare nel mercato di gennaio, la SPAL potrebbe davvero raggiungere i play off e giocarsela per tornare in Serie A già da questa stagione.

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Pronostico Olanda-USA, statistiche e consigli per la partita

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Pronostico Olanda-USA

PRONOSTICO OLANDA-USA – Manca pochissimo ed entreranno nel vivo gli ottavi di finale dei Mondiali. Domani, al Khalifa International Stadium di Al Rayyan, andrà in scena Olanda-USA, primo match della fase ad eliminazione diretta di Qatar 2022. Il fischio d’inizio della gara è previsto per le 16 ora italiana. Analizziamo nel dettaglio statistiche e il pronostico di Olanda-USA, una sfida che potrebbe riservarci parecchie sorprese.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

L’Olanda è reduce da due vittorie e un pareggio ed ha conquistato il primato nel girone A, davanti a Senegal, Ecuador e Qatar. Gli Orange certamente vorranno certamente dare seguito ai buoni risultati della fase a gironi, ma si troveranno di fronte una squadra ostica che non vorrà sfigurare. Osservato speciale sarà Cody Gagkpo, vero e proprio trascinatore dell’Olanda con 3 gol in 3 giornate.

Gli USA, infatti, hanno chiuso il girone B al secondo posto, alle spalle dell’Inghilterra. Alla Nazionale a stelle e strisce sono bastate una vittoria, conquistata all’ultima giornata, e due pareggi per staccare il pass per gli ottavi di finale. Sì prospetta, dunque, una partita scoppiettante, ricca di spunti interessanti.

I PRECEDENTI

Olanda e Stati Uniti si sono scontrate quattro volte nel corso della loro storia. Il confuto totale è tutto a tinte Orange: sono tre, infatti, le vittorie dell’Olanda a dispetto di una sola vittoria degli USA.

L’ultimo precedente risale al 5 Giugno 2015, amichevole giocatasi alla Johan Crujiff Arena. Quel match terminò con un pirotecnico 4-3 in favore degli States, che ribaltarono il momentaneo vantaggio olandese per 3-2 nei minuti finali grazie alle reti di Bobby Wood e Sheanon Williams.

PRONOSTICO OLANDA-USA

L’Olanda, secondo i bookmakers, è la favorita per il passaggio del turno. La vittoria dei ragazzi di Louis Van Gaal è infatti quotata a 1,95. Per il segno 2, invece, la quota è pari a 4,10. La possibilità che il match di protragga ai tempi supplementari o ai rigori, invece, è quotata sul 3,35. Inoltre, secondo i pronostici della vigilia, i gol totali dell’incontro potrebbero non superare quota 2.5.

Secondo il nostro pronostico, ad accedere ai quarti di finale sarà l’Olanda, per questo il segno che consigliamo è 1. Da non sottovalutare, inoltre, anche la possibilità di inserire UNDER 2.5.

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I 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli

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Juve

Sì è conclusa l’era più gloriosa non solo della storia della Juventus, ma del calcio italiano: il presidente Andrea Agnelli e tutto il CdA bianconero hanno rassegnato le dimissioni. Dopo nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane, cinque Coppe Italia e due finali di Champions League, la Juventus dice addio al presidente che è riuscito a portarla ai vertici del calcio mondiale dopo gli anni bui di calciopoli. Sì chiude così un’era vincente e senza precedenti, in cui grandi campioni hanno scelto di vestire la maglia bianconera, per una spesa totale di oltre 1.7 miliardi di euro. Sono molti gli acquisti che si sono rivelati fondamentali per la causa bianconeri, ma sono altrettanti quelli che hanno deluso le aspettative. Di seguito vi proponiamo i 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli.

MARKO PJACA

Era l’estate del 2016 quando la Juventus prelevò dalla Dinamo Zagabria il 21enne Marko Pjaca. Sigla il suo primo gol in bianconero il 22 febbraio 2017, nella partita vinta per 2-0 sul campo del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. Un mese dopo, però, subisce un infortunio al ginocchio destro e da lì ha iniziato il suo calvario. Dopo vari prestiti in giro per l’Europa e diversi infortuni che lo hanno costretto a saltare molte partite, è ancora parte dell’organico bianconero e milita in prestito all’Empoli. Nella sua esperienza alla Juventus, Pjaca ha collezionato solo 5 presenze ed un gol.

JORGE MARTINEZ

Tra i peggiori acquisti dell’era Agnelli, non possiamo dimenticare Jorge Martinez. Dopo 3 ottime stagioni con la maglia del Catania, nel 2010 la Juventus acquista l’uruguaiano per 12 milioni di euro. Complici infortuni e scelte tecniche, però, l’esperienza dell’uruguaiano con la maglia bianconera si rivelerà particolarmente sfortunata: in 5 stagioni totalizza 2 reti in 20 presenze: 6 milioni di euro per ogni gol realizzato.

NICOLAS ANELKA

Nel gennaio 2013 la Juventus mette a segno il colpo Nicolas Anelka, attaccante francese acquistato a parametro zero dopo l’esperienza cinese allo Shanghai Shenhua. Come possiamo ben immaginare, il suo sì può essere considerato a tutti gli effetti uno degli acquisti peggiori della Juventus degli ultimi anni. Al momento dell’arrivo a Torino pe aspettative nei suoi confronti erano molto alte, tant’è che i bianconeri lo seguivano da diverse stagioni e lo inserirono subito in lista Champions. Inutile dire che la sua esperienza a Torino si rivelò totalmente fallimentare: scese in campo solo 3 volte e dopo 6 mesi si trasferì al West Bromwich a parametro zero.

ELJERO ELIA

Nella stagione 2011/12, sul fotofinish del calciomercato estivo, Agnelli porta in bianconero Eljero Elia, ala olandese acquistato dall’Amburgo per 9 milioni di euro più bonus. Nonostante le aspettative fossero abbastanza dopo le prolifiche stagioni in Germania, non convinse per nulla l’allora allenatore bianconero Antonio Conte, che lo relegò in panchina per tutta la stagione. Al termine dell’annata, Elia collezionò solo 4 presenze e venne ceduto al Werder Brema.

MILOŠ KRASIĆ

Quando si parla dei peggiori acquisti dell’era Agnelli, non si può certamente omettere Miloš Krasić. Giunse a Torino nel 2010, prelevato per 15 milioni di euro dal CSKA Mosca. Per le sue caratteristiche tecniche e fisiche venne etichettato come il nuovo Nedvěd. È evidente, però, che non avesse nulla in comune con la Furia Ceca. Dopo una serie di partite saltate per infortuni e per squalifiche, conclude la sua prima stagione alla Juventus con 7 reti in 33 presenze. La sua seconda annata, però, si rivelerà ancora più negativa. Il serbo non riesce ad imporsi nelle gerarchie del nuovo tecnico, Antonio Conte, e verrà spesso lasciato in panchina per scelta tecnica. Nella stagione 2011/12 totalizzerà solo 7 presenze e una rete, prima di trasferirsi al Fenerbahçe. Sì rivelerà uno degli acquisti peggiori di Agnelli, se non il peggiore, considerando l’etichetta con cui era sbarcato all’ombra della Mole.

 

 

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I cinque migliori colpi dell’era Agnelli

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Juventus

Circa alle 21:10 della giornata di ieri si è chiusa un’era. Andrea Agnelli, presidente della Juventus  in carica dal 19 maggio 2010, ha rilasciato le sue dimissioni. Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della della società bianconera all’interno della sua gestione.

Agnelli ha saputo riportare in alto una delle squadre più gloriose del Mondo facendo registrare uno dei periodi più vincenti della storia del club. Tanti sono stati gli acquisti importanti effettuati dall’ormai ex presidente, di seguito potrete trovare i cinque più importanti.

PAULO DYBALA

Dopo tre ottime stagioni disputate con la casacca del Palermo, Andrea Agnelli decise nell’estate 2015 di investire 32 milioni di euro più otto di bonus per l’allora giovanissimo Paulo Dybala. La Joya era stato acquistato per sostituire il partente Tevez, un’eredità non facile ma che è comunque riuscito a rispettare. 293 presenze condite da 115 gol e 48 assist, questo l’impressionante tabellino di Paulo Dybala con la maglia bianconera.

GONZALO HIGUAIN

Il secondo colpo più oneroso della gestione Andrea Agnelli. Quello di Gonzalo Higuain è stato uno degli acquisti più iconici della storia del calcio italiano. Nell’estate 2016, dopo una stagione conclusa con 36 reti in campionato per l’attaccante argentino, il presidente della Juventus pagò la clausola di 94 milioni di euro presente nel contratto che legava il Pipita al Napoli. Uno screzio ai nemici partenopei che spalancò le porte per la vittoria dello Scudetto. 149 presenze condite da 66 gol ed 11 assist nella sua esperienza con la Vecchia Signora.

CRISTIANO RONALDO

Il colpo del secolo. Nell’estate 2018 Andrea Agnelli concluse l’acquisto di Cristiano Ronaldo, l’uomo chiamato per la conquista della Champions League. Nonostante la conquista della coppa dalle grandi orecchie non sia mai arrivata, la leggenda portoghese ha giocato un triennio con la maglia bianconera a livelli stellari. 101 ed 11 assist in 134 presenze con la maglia bianconera per CR7.

CARLOS TEVEZ

Un colpo passato in sordina che si è invece rivelato come uno dei più incisivi della storia dell’ultimo decennio del club. Nell’estate 2013 Andrea Agnelli acquistò Carlos Tevez, fuori dai progetti del Manchester City, per 10 milioni di euro. L’acquisto della Fuerta Apache venne visto dalla tifoseria con molto scetticismo anche poiché il calciatore decise di ereditare la maglia numero 10 lasciata incustodita da Alessandro del Piero. Grinta, gol e qualità: questi sono i vocaboli per descrivere l’avventura biennale di Tevez con la maglia della Juve. Pesa ancora come un macigno la sconfitta di Berlino nella finale di Champions del 2015 contro il Barcellona.

PAUL POGBA

L’intuizione più geniale della gestione Andrea Agnelli. Prelevato a parametro 0 dal Manchester United nell’estate del 2012 è stato successivamente venduto per 105 milioni nella sessione di calciomercato estiva alla stessa squadra inglese! La Juventus ha cullato la crescita di una stella del calcio Mondiale che è diventato il più grande beniamino della tifoseria. I gol al volo contro il Napoli sono ancora impressi nella memoria dei supporter bianconeri, la loro speranza è che possa ripetersi in questa sua seconda esperienza con la maglia della Vecchia Signora.

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Formula 1

Mattia Binotto lascia la Ferrari: le tappe che hanno portato all’addio

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Vanzini

Dopo alcune voci e smentite che arrivavano da Ferrari e addetti ai lavori, l’ufficialità è arrivata: Mattia Binotto non è più il Team Principal della Scuderia Ferrari in F1. L’ingegnere nella casa della Rossa da 28 anni, ha passato tutta la carriera in quel di Maranello. Tecnico, motorista, ha attraversato le diverse fasi che hanno visto il Cavallino Rampante rinascere, conquistare il tetto del mondo affermandosi come Team numero 1 per diversi anni. Fino ad arrivare al 2019, quando ha preso il posto di Maurizio Arrivabene (Team Principal dal 2015 al 2018) cercando attraverso progetti e giovani piloti di conquistare quel Campionato del Mondo che manca dal 2008 per i costruttori, ma soprattutto l’ambito titolo piloti che manca dal 2007 con Kimi Raikkonen. Binotto ci ha provato soprattutto puntando su Charles Leclerc dagli inizi, quando il Predestinato ha conquistato due vittorie al suo primo anno vincendo a Spa e Monza, luogo che lo ha definitivamente lanciato come uno tra sportivi più amati dagli italiani. Ha tagliato poi Sebastian Vettel, quattro volte campione, per puntare tutto sul talento monegasco, affiancato dalla nuova guida spagnola di Carlos Sainz. Il 2021 di transizione, per poi arrivare al tanto aspettato 2022 dopo le difficoltà arrivate con il caso motore del 2019 e del patto segreto tra la scuderia italiana e la Federazione. Quello che doveva essere l’anno del ritorno alle grande vittorie si è trasformato dalla gioia e entusiasmo inziale alla delusione finale, perdendo tutte le speranze soprattutto nella seconda parte fra scarsa affidabilità, errori di strategia e direttive che hanno (forse) penalizzato le potenzialità della F1-75.

DAL SOGNO ALLA DELUSIONE

“Con il dispiacere che ciò comporta, ho deciso di concludere la mia collaborazione con Ferrari. Lascio un’azienda che amo, della quale faccio parte da 28 anni, con la serenità che viene dalla convinzione di aver compiuto ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Lascio una squadra unita e in crescita. Una squadra forte, pronta, ne sono certo, per ottenere i massimi traguardi, alla quale auguro ogni bene per il futuro. Credo sia giusto compiere questo passo, per quanto sia stata per me una decisione difficile. Ringrazio tutte le persone della Gestione Sportiva che hanno condiviso con me questo percorso, fatto di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni”.

Mattia Binotto, ex Team Principal nel suo comunicato ufficiale di addio alla Ferrari

Il 2022 era iniziato con la gara che tutti i tifosi della Scuderia avrebbero sognato: doppietta rossa e zero punti per la concorrente Red Bull. Dopo alcune gare, arrivano sempre più punti importanti e un’altra vittoria per Leclerc con il secondo ritiro di Max Verstappen. Tutto nella direziona giusta. Ecco che però da Barcellona sembra iniziare quella che assomiglia ad una stagione piena di confusione e nervosismo. Nel Gp di Catalunya il numero 16 è costretto al ritiro per motivi elettronici legati alla Power Unit.

A Monaco, dopo una prima fila tutta Ferrari, una strategia sbagliata pone Sainz in seconda posizione e Leclerc, che da una prima posizione rientra due volte ai box per finire in quarta. Per non finire il periodo negativo, nel Gran premio di Baku sempre il monegasco in prima posizione si ferma ancora: rottura del motore della F1-75. Inoltre, anche Sainz si ritira per problemi idraulici.

“Con le tre ultime gare sembra che abbiamo un problema di affidabilità. Non trovo le parole giuste. Fa male. Sono tre gare che siamo competitivi ma non otteniamo il risultato. Facciamo un reset e domani ripartiamo. Non possiamo ignorare questi punti persi. Sono stop importanti, sono altri 25 punti persi e sono tanti. Fa male. Adesso non vedo lati positivi”.

Charles Leclerc

LE DIFFICOLTÀ E L’ADDIO

Inoltre poi troviamo le divergenze interne dopo la gara a Silverstone e l’errore in gara di Leclerc in Francia che da quel momento in poi non è stato più in grado di mantenere il passo incredibile della Red Bull di Verstappen, se non per la vittoria illusoria in Austria (con annesso ritiro di Sainz per ulteriori problemi al motore) che sembrava avvicinare la rossa all’astronave austriaca. Nella seconda parte quindi nessuna vittoria, qualche podio raggiunto comunque sempre con il duro lavoro della Scuderia che ha praticamente mollato lo sviluppo della livrea 2022 per quella del successivo anno.

Poi dopo i rumors arrivati già a all’ultima gara di Abu Dhabi dove Leclerc e Sainz hanno chiuso in seconda e quarta posizione che hanno garantito la posizione di vice-campione del mondo per il monegasco e di vice-campione del mondo per i costruttori per la Scuderia, la Ferrari aveva smentito con un comunicato le voci che vedevano Mattia Binotto fuori dal progetto della casa italiana. Dopo solamente due settimane invece vediamo come lo stesso Binotto si sia fatto da parte, forse per le delusioni di quest’anno o di un ambiente che non vedeva più la sua figura come la migliore per quel ruolo. A fare il punto della situazione ci ha provato il commentatore Carlo Vanzini su Sky Sport 24, dopo l’annuncio della Ferrari:

“Se ne parlava già nella scorsa stagione, poi è stata data fiducia anche per quest’anno. Ripagata ad inizio anno ma poi sono arrivati risultati deludenti. Col senno di poi, era meglio lasciare le cose in Ferrari come nel 2018, dopo la scomparsa di Marchionne c’è stata la rivoluzione. Mattia Binotto direttore tecnico ha preso il posto del Team Principal Maurizio Arrivabene. In realtà guardando i numeri, vediamo come Jean Todt sia rimasto addirittura per 15 anni, in una situazione però disastrosa della Ferrari. L’ultimo mondiale vinto dalla Ferrari nel 2007 con Jean Todt e Kimi Raikkonen.

In 15 anni abbiamo visto 4 Team Principal diversi: Domenicali (nel 2008 ultimo titolo costruttori), Mattiacci per pochi gran premi, Arrivabene e Binotto. In media di questi, Arrivabene è quello che ha ottenuto più vittorie e Binotto rimaneva nel suo ruolo di direttore tecnico. Forse è andato a occupare un ruolo più grande per quello che aveva vissuto in Ferrari. O per fare una critica, forse ha gestito il ruolo sentendosi troppo grande. In una delle prime chiacchierate gli chiesi in maniera informale chi poteva ricoprire il ruolo del nuovo direttore tecnico. Rispose che non ci sarebbe stato e che avrebbe gestito tutto da solo. Mi lasciò perplesso.”

Ora per John Elkann spetta un altro compito difficile dopo il delicato momento alla Juventus. Ci sarà comunque più tempo per decidere vista la scadenza di Binotto al 31 dicembre 2022.

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