“Se Ryan Giggs vale 20 millioni, 
              Dennis Bergkamp ne vale 100″,      
Marco Van Basten.

Il 10 Maggio 1969, nasce ad Amsterdam Dennis Nicolaas Bergkamp. Se nasci ad Amsterdam, la tua fede può essere solo biancorossa, se nasci ad Amsterdam e hai un talento calcistico fuori dal comune, i Lancieri li hai nel destino.
E Dennis Bergkamp, per l’Ajax, è troppo forte. A 12 anni entra nelle giovanili, a 16 è già stabilmente nel giro della prima squadra. 105 gol in 183 partite, lo rendono il miglior giocatore che l’Eredivisie, abbia avuto dai tempi di Johan Cruyff. E il più bel tulipano olandese, è destinato a sbocciare all’estero, dopo essere arrivato due volte terzo nella classifica per il pallone d’oro e aver vinto la Coppa Uefa 1992, eliminando Genoa e Torino.

Bergkamp con la maglia dei Lancieri.
Fonte immagine: pinterest.com

  LA CHIAMATA ITALIANA

È il 1993, al nuovo fenomeno del calcio Orange, si aprono le porte dell’allora campionato migliore del mondo: l’Inter lo acquista in coppia con un altro, ormai ex, Lanciere, Wim Jonk, per 18 miliardi di lire. L’esperienza con i nerazzurri è costellata di luci e ombre, come il “Cristo nella tempesta” di Rembrandt; con il celebre connazionale, Dennis condivide la magia del poter tradurre in opera concreta il concetto più profondo e puro della bellezza, in gol e assist e al bacio, come il pittore con il pennelo sulla tela.
Ma nello Stivale, il tulipano stenta a sbocciare: impiega 6 mesi per sbloccarsi, ma il suo estro è soffocato dalle catene del difensivismo del Calcio italiano.
Si esprime al meglio solo nella Coppa Uefa 1994: 8 gol in 11 partite, impreziositi da una tripletta da fuoriclasse, al Rapid Bucarest. Ma la carriera del fenomeno olandese cambia nel 1995, quando lascia la Serie A.

Bergkamp e la Coppa Uefa vinta da capocannoniere.
Fonte immagine: goal.com


UN ORANGE PER I GUNNERS

È il  5 novembre 1688, Guglielmo III d’Orange sbarca a Torbay per marciare su Londra, sbaragliando l’effimera resistenza di Giacomo II, duca di York, diventando Re d’Inghilterra. Circa tre secoli dopo, un altro Oranje arriva dal continente alla conquista di Londra, per 19,2 miliardi di lire. Ad accoglierlo è il neonato Arsenal di Arsene Wenger, Marc Overmars, Tony Adams, Ian Wright, per dirne alcuni. Il tulipano finalmente sboccia, in tutta la sua straordinaria, semplicemente complessa bellezza, come la “Ragazza col turbante” di Veermer. Come per Guglielmo, anche per Bergkamp l’aiuto arriva dalla Francia. O meglio, l’aiuto, è francese, ma viene dall’ombra della Mole.
È il 2000, per 10 milioni di sterline, tra molte critiche, dalla Juventus arriva Titì Henry.
E chi non brilla nello Stivale, ai Gunners illumina Highbury. L’ Orange e il Francese, formano in poco tempo la coppia più forte d’Europa. Bergkamp è probabilmente il giocatore più forte tecnicamente che la Premier abbia mai visto, Henry è una macchina da gol. Arsene Wenger ha assembleto una macchina (quasi) perfetta. Sì, quasi, perché l’Arsenal condivide con l’Olanda l’incapacità di raccogliere i frutti del suo calcio spettacolare. Due anni seconda in Premier, sconfitta 6-1 all’Old Trafford e in finale di Coppa Uefa dal Galatasaray. Ma è solo questione di tempo prima che i Gunners sbaraglino la concorrenza.

I gemelli del gol.
Fonte immagine: numerosette.eu

GLI “INVINCIBLE” , FINALE DI CHAMPIONS E RITIRO

Stagione 2001-2002, la coppia Henry – Bergkamp porta il Double ad Highbury. Dati per finiti, dopo l’addio di Petit, Anelka e il ritiro di pilastri come Tony Adams.
E la meravigliosa avventura dello stellare duo, culmina con l’avventura degli “Invicibili”. La macchina di Wenger è davvero perfetta, ma il tempo scorre.
The Non Flying Dutch è ormai a fine carriera, e in bacheca, resta un vuoto che appare incolmabile: la Champions League. È il 2006, l’Arsenal elimima consecutivamente Real Madrid, Juventus e Villareal, con lo storico rigore parato da Lehaman a Riquelme. Dennis è ormai a fine ciclo, le nuove stelle sono altre, a prendersi la scena sono Pires, Ljungberg, Fabregas, Van Persie. E i Gunners, allo Stade de France, passano addirittura in vantaggio contro il Barça di Frank Rijkaard, grazie al gol di Sol Campbell. Ma il destino non sorride ai Red di Londra. Bergkamp entra al 46esimo, gioca un secondo tempo di livello assoluto, fino a quando il sogno viene spezzato da Eto’o e al minuto 76 ed è la riserva di lusso Belletti a spegnere i sogni dei Gunners e Bergkamp, che vede frantumarsi l’obbiettivo più grande della carriera e come ogni genio Orange resta sconfitto a un passo dal sogno, che si scioglie in un freddo risultato, in quella notte allo Stade de France.

Belletti, eroe per caso, segna il 2-1 nella finale del Saint Denis.
Fonte immagine: goal.com

Si chiude così la leggendaria carriera in competizioni sportive dell’olandese. Il ritiro diventerà ufficiale dopo l’amichevole d’inaugurazione dell’Emirates Stadium, segnando il termine di uno spettacolo iniziato undici anni prima nel mitico Highbury, che vede calare il sipario nella nuova perla del calcio londinese, chiudendo la carriera di Dennis Bergkamp, l’olandese non volante che con la sua classe per un decade ha stregato il calcio d’Oltremanica e fatto innamore i tifosi di tutto il mondo.

L’Olandese Non Volante in tutta la sua classe.                          Fonte immagine: Pinterest.com

 

(Fonte immagine in evidenza: WC)