Pochi giorni fa, France Football ha pubblicato una specialissima classifica sui più grandi talenti sprecati della storia del calcio. Il primo posto è andato ad Antonio Cassano, ma figurano anche altri grandi nomi, come quello di Paul Gascoigne o Adriano. In fondo si sa, quello del Diez è un ruolo unico, solo i più estrosi possono indossare quella maglia come una seconda pelle. Spesso però la fantasia coincide con un pizzico di follia, come nel caso di Nicolas Viola. Il goal realizzato venerdì scorso contro il Bologna ne è la perfetta rappresentazione, nonché l’occasione ideale per rendere omaggio al suo talento.

DAGLI ESORDI ALL’APPRODO AL BENEVENTO

Viola, nato in provincia di Reggio Calabria, cresce calcisticamente con la Reggina. Dopo la trafila delle giovanili, fa il suo esordio con il club granata nel 2008, in Coppa Italia contro l’Inter. Nella stessa stagione, a 19 anni, debutta anche in Serie A. La Reggina retrocede e nel 2010-11 Viola trova la titolarità in Serie B. Dopo 73 presenze e 13 reti lascia la Calabria per tornare in Serie A, al Palermo, ma l’esperienza in rosanero si rivela un fallimento. Seguono due stagioni piuttosto positive a alla Ternana e altrettante al Novara, sempre nel campionato cadetto. Tra l’Umbria e il Piemonte, disputa ben 131 gare, trovando anche 11 goal e 13 assist. Mette in mostra grande qualità nei calci piazzati, insaccando diverse punizioni e rivelandosi anche un ottimo rigorista. A Novara conosce inoltre Marco Baroni, l’allenatore che nel gennaio del 2017 lo porta al Benevento con un unico obiettivo: la prima promozione in Serie A del club.

Grazie a lui ho ricominciato a esprimermi ad alti livelli. Mi disse che aveva bisogno di un calciatore come me. Rimasi impressionato dalla città, dalle persone e dalla qualità della squadra. Avevamo fame. Eravamo guidati perfettamente da Baroni e volevamo fare qualcosa di storico”.

Detto, fatto. Dopo il quinto posto in campionato, i giallorossi riescono nella storica impresa vincendo i play-off della stagione 2016-17 nella finale contro il Carpi.

Viola

Fonte immagine: profilo Instagram @nicolas__viola

DIEZ E CAPITANO

Con la maglia delle Streghe, Nicolas trova finalmente la sua dimensione anche se l’esordio in A del club campano non è sicuramente dei migliori. Nelle prime 14 gare arrivano solo sconfitte, record negativo dei maggiori campionati europei, e alla fine del campionato il Benevento chiude all’ultimo posto. Viola inizia a ritagliarsi però un ruolo sempre più importante, specialmente con l’approdo di De Zerbi che lo impiega con grande regolarità. Nonostante le numerose offerte per rimanere in A, il presidente Vigorito lo convince a non lasciare Benevento per tentare un’altra grande promozione. Obiettivo centrato due stagioni più tardi grazie ad un altro allenatore fondamentale nella carriera di Viola: Pippo Inzaghi.

“Mi ha chiamato in estate mentre ero in vacanza. Mi ha fatto sentire subito importante. Io sono sempre stato tifoso del Milan, esultavo per i suoi gol. Per me lui era l’attaccante più forte del mondo. Inzaghi ci fa lavorare sempre al massimo. Ci ha trasmesso una fame e una rabbia incredibile. Entra nella testa dei calciatori e sentiamo costantemente la sua energia. Cosa mi ha colpito? La sua voglia di lavorare e di vincere, è un martello. Pensare a cosa ha vinto in carriera e vederlo lavorare con questa ferocia è sorprendente”.

Super Pippo affida la dieci e il ruolo di capitano a Viola, oltre che le chiavi del centrocampo. Il risultato è un campionato da assoluto protagonista, con record di goal (9), prima tripletta in carriera e primo posto in B che vale la promozione diretta e il primo trofeo da mettere in bacheca.

TATUAGGI E ROCK’N’ROLL

Insomma, a Nicolas Viola non manca il talento. Quest’anno ha dovuto saltare numerose partite per via di un infortunio arrivato in fase di preparazione, ma ha già trovato due goal. L’ultimo, quello citato in apertura, racchiude tutte le caratteristiche del Diez per eccellenza. Area affollata, palla che rimbalza qua e là ed ecco la giocata folle. Un colpo di tacco geniale che spiazza tutti e si insacca, portando al Benevento un altro punto fondamentale per la corsa alla salvezza. L’ennesima giocata di qualità di un ragazzo che negli anni ha regalato goal bellissimi, spesso dipingendo punizioni da vero fuoriclasse.

E poi c’è quell’aria da bad boy, quei tatuaggi che come ha detto lui raccontano la sua vita e che nascondono  un personaggio a dir poco singolare. Perché Nicolas Viola è genio e sregolatezza, ma solo in campo. Sotto tutto quell’inchiostro si nasconde un bravo ragazzo, amante dei Nirvana e dei Pink Floyd, nonché un grande studioso di psicologia. Entro la fine dell’anno potrebbe addirittura laurearsi visto che è iscritto all’università da qualche anno.  Dopo 12 anni dal suo esordio in A sembra che Nicolas possa finalmente togliersi qualche soddisfazione. Non avrà il talento di Cassano, Gascoigne o Adriano, ma di certo è ancora in tempo per non sprecare quanto di buono costruito in anni di gavetta.

(Fonte immagine di copertina: profilo Instagram @beneventocalcioofficial)