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Divertirsi come un bambino

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Immobile

Quando un bambino ha un pallone fra i piedi, che sia al parchetto con gli amici, a scuola calcio o nella propria cameretta, ha un pensiero solo in testa: fare gol.

In qualsiasi maniera, con qualsiasi oggetto, da qualsiasi posizione: il bisogno puerile del gol è qualcosa di fisico, biologico, vitale.
Ogni volta che un bambino riceve palla, si muove verso la porta e, se la passa a un compagno, considera il gesto altruista solo come uno step necessario per ricevere nuovamente la sfera in un secondo momento, in prossimità dell’area, più vicino al tanto bramato tiro in porta.

Non è egoismo, ma semplice dipendenza infantile da adrenalina: provate a chiedere a un bambino di nove anni autore di una doppietta se è triste perché la sua squadra ha perso 2-3. Può rispondere quel che gli pare ma l’ingenua espressività del suo viso sarà eloquente.

Poi, crescendo, il campo si allunga e si allarga, gli avversari aumentano da cinque a sette, a nove, a undici. E crescono.
Il timido difensore scarpaccione che si smarcava con agilità felina da bambino diventa un bestione assetato di stinchi e garretti.
Le regole da rispettare si moltiplicano, i cambi diminuiscono, il tempo di gara è eterno e logorante, l’arbitro fischia contro.

Allora quel gol che era l’unico pensiero si allontana, diventa qualcosa di elaborato, difficile, a volte impossibile. La porta è più grande ma ben difesa, si impara il senso del sacrificio e della posizione, a cadere sui contatti per guadagnare fallo, a tenere il risultato, ad accontentarsi dei pareggi, a chiudere gli spazi.
Il tiro in porta diventa un lusso, il gol smette di essere la regola e diventa l’eccezione nel calcio dei grandi.

Tranne che per Ciro Immobile.

INARRESTABILE

Immobile segna, segna continuamente, implacabilmente, da due anni a questa parte.
Quest’anno è a 17 reti in 13 apparizioni tra campionato e coppe. Che sarebbero potuti diventare ancora di più ieri sera al Dall’Ara, se non fosse che il palo gli sia stato nemico dall’inizio alla fine. Trentasei gol in 45 partite totali con la Lazio e una proiezione che lo porta a fine anno ad arrotondare a un gol di media a partita.

Di questa pioggia di realizzazioni, la cosa che salta subito all’occhio è che non ce n’è uno uguale all’altro. 
Immobile segna di tap-in e con il tiro da fuori, di potenza e a giro, spacca la porta di collo e trova il colpo da biliardo con la sfera in buca ad angolo.
Fa gol con inserimenti perfetti e ‘di rapina’, di prima, al volo o saltando tre avversari. Aspettando sul secondo palo ma spesso taglia repentinamente sul primo. Praticamente in ogni modo possibile che gli viene in mente, proprio come un ragazzino.

Forse è proprio in questo aspetto che va cercato il motivo di questo exploit dell’attaccante napoletano. La grinta e la fame del suo sguardo ci fanno capire che a 27 anni non si considera ancora un giocatore formato. Che non ha ancora il suo marchio di fabbrica o la sua mattonella. Anzi, non la vuole proprio.

Perché Immobile ha un’ottima tecnica ma non è il miglior destro della Serie A, ha un buon uso del mancino ma vi è chi sfrutta maggiormente il piede debole, è bravissimo di testa ma non è il miglior saltatore.
Immobile forse non è il migliore in nessuna delle singole caratteristiche tecniche elencabili ma detiene l’estremo merito di essere quantomeno bravo – spesso ottimo – in tutte.

Il tutto unito a una foga agonistica per la quale sembra instancabile, inarrestabile, ineccepibilmente utile a tutta la squadra anche in quelle – ormai rare – partite in cui non vede la porta.

https://www.youtube.com/watch?v=IsmcMFSmNg8

A CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE

Perché ‘solo’ ora? Perché i mezzi passi falsi con Dortmund e Siviglia? Perché non in Nazionale?

Difficile dirlo, ma il suo clamoroso rendimento è da attribuire almeno in parte – se non in buona parte – alla sensibilità tattica del suo attuale allenatore, Simone Inzaghi, in prima fila nel panorama italiano – ma forse anche europeo – nello sfruttare al massimo le potenzialità che la propria rosa gli offre. Nel capire le caratteristiche tecniche e attitudinali dei propri giocatori, cercando instancabilmente la formula giusta per mettere ognuno a proprio agio, al posto giusto nel momento giusto.

E’ grazie a questa filosofia di fondo che la Lazio è oggi la squadra più in forma del campionato: gioca un calcio dinamico, fisico, efficace: il gruppo non ruota intorno a nessuno di imprescindibile (altrimenti la squadra si sarebbe sciolta con le cessioni di Hoedt, Biglia e Keita) se non attorno al proprio allenatore, elemento perfettamente ed orizzontalmente integrato al resto dello spogliatoio.

Inzaghi, tra le altre cose, ha avuto l’intelligenza di trovare e tramandare un metodo di gioco che, creando una ‘densità ordinata’ in mediana, permette in fase di non possesso di recuperare una quantità inenarrabile di palloni utili alle ripartenze e in fase di possesso di attirare la pressione avversario là dove voluto, creando i conseguenti spazi più avanti sul campo, dove almeno due centrocampisti della linea a 5 biancoceleste si inseriscono a duettare proprio con Immobile, libero di svariare e di cercare la giocata migliore tra le tante, tantissime che possiede.

Di divertirsi e segnare come un bambino, mentre noi applaudiamo compiaciuti come genitori in tribuna davanti a chi, in un calcio sempre più machiavellico, ci ricorda quale gioia possa essere praticare questo gioco.

 

 

 

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Calciomercato

Shomurodov o Barrow il sogno dello Spezia per gennaio

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Shomurodov

Dopo un avvio di campionato non proprio entusiasmante, con 13 punti raccolti in 15 incontri, l’obbiettivo dello Spezia è quello di arricchire il reparto offensivo.

In Liguria, secondo “La Gazzetta Dello Sport“, i profili offensivi selezionati sarebbero quelli del gambiano del Bologna Musa Barrow e dell’uzbeko della Roma Eldor Shomurodov.

L’uzbeko non sembra essere uno dei primi del taccuino di Josè Mourinho e potrebbe scegliere di cambiare aria per avere più minutaggio.

Sempre secondo “La Gazzetta Dello Sport“, Barrow potrebbe arrivare allo Spezia grazie ad un intreccio di mercato che vedrebbe proprio Shomurodov approdare a Bologna.

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Pasalic predica cautela: “Non ci faremo ingannare dalle dichiarazioni di Martinez”

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Atalanta

Nella conferenza stampa di vigilia del match tra Croazia e Belgio, terza ed ultima sfida della fase a gironi dei Mondiali di Qatar, ha parlato Mario Pasalic. Il centrocampista dell’Atalanta e della nazionale croata si è soffermato, in particolar modo, sulle dichiarazioni di Roberto Martinez, commissario tecnico dei Diavoli Rossi:

Non dobbiamo farci ingannare dalle dichiarazioni del CT del Belgio Martinez quando dice che abbiamo noi il 90% di possibilità di passare il turno. Loro hanno ancora tutte le possibilità di passare agli ottavi, tenendo presente la loro esperienza e la qualità della rosa non ci faremo ingannare da tali dichiarazioni“.

Alla Croazia, attualmente in testa al Gruppo F, basterà il pareggio per poter accedere alla fase successiva della competizione. Ciononostante non potrà cullarsi di questo vantaggio se vorrà mantenere la testa della classifica. Ragion per cui, con ogni probabilità, l’incontro dell’Ahmed bin Ali Stadium di Al Rayyan riserverà tensioni e prometterà battaglia.

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Tunisia-Francia: nessuna preoccupazione a Parigi per l’ordine pubblico

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Mbappe

Nella giornata odierna ci sarà Tunisia-Francia, incontro valido per la terza giornata del Campionato del Mondo. I tunisini sognano gli ottavi, ma per accedere alla fase eliminazione diretta bisognerà battere i transalpini, sperando che arrivino buone notizie dal match tra Australia Danimarca.

I francesi non sembrano molto preoccupati visti comunque i favori del pronostico. Anche per quanto riguarda l’ordine pubblico, sappiamo bene ciò che è accaduto a Bruxelles: il successo del Marocco sul Belgio ha avuto una reazione più che esagerata da parte dei sostenitori marocchini, che hanno praticamente messo sottosopra la capitale. Proprio per la difficile vittoria della Tunisia, a Parigi c’è una certa tranquillità.

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Flash News

Nuovo manager per la Roma, arriva dall’NBA

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Nuovo manager per la Roma. Si tratta di Michael Wandell, direttamente dagli Stati Uniti per ricoprire il ruolo di Chief Commercial and Brand Officer. In parole povere si occuperà di gestire il marchio giallorosso, auspicando in una sua grande crescita.

Ingaggiato direttamente da Dan Friedkin, ha lavorato nel mondo dell’NBA, curando gli interessi del marchio di squadre come i Charlotte Hornets, i Phoenix Suns e  gli Indiana Pacers. Il nuovo manager della Roma dovrebbe arrivare nella Capitale nelle prossime settimane.

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