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La storia infinita tra Gigio e il Milan. Dopo mesi di acque calme e clima sereno la tempesta infuria.
Sembrava tornato sereno il sul matrimonio tra Donnarumma e il Milan con la stretta di mano di luglio e l’Odissea dell’accordo conclusa.
“E vissero felici e contenti” almeno fino a giugno con il pensiero abbastanza diffuso – anche fra gli spalti di San Siro – che alla fine l’addio sarebbe comunque arrivato, posticipato, meno doloroso e non così svantaggioso per i rossoneri.
Felici e contenti non proprio tutti però.
Tetri relitti sono riemersi, nuove nubi sopraggiunte e una nuova tempesta ora infuria.

CRONISTORIA

Ben più in là di quello che si possa immediatamente pensare.

Il “c’era una volta” indietreggia fino ancora all’insediato Galliani. Le radici del caso che ormai è diventato “l’affare” – perché ormai di interessi più che sportivi, di economici forse, si parla – penetrano nel terreno calpestato al tempo dall’ex a.d.


Prima ancora che lasciasse il Milan l’ex amministratore delegato e fido scudiero della trentennale parentesi berlusconiana aveva di fatto la possibilità di archiviare o comunque far affrontare il rinnovo di Gigio alla nuova proprietà con una maggior tranquillità e serenità di buon esito.
La vicenda comincia all’alba del diciassettesimo compleanno di Donnarumma, nel febbraio 2016 quasi coincidente con il compimento del primo anno di prestazioni rossonere.
Al tempo un incontro tra Galliani e i fratelli Raiola aveva maturato una promessa di prolungamento di contratto con conseguente adeguamento non appena finita la stagione. Donnarumma, non ancora diciottenne, non avrebbe potuto firmare un contratto quinquennale dovendosi accontentare della durata triennale. Fino a giugno 2019.
L’ingaggio da 250mila euro stipulato alla firma del primo contratto con i rossoneri non rendeva giustizia alle prestazioni e all’importanza che il sedicenne rappresentava e avrebbe rappresentato per il Milan.
Nessuna cifra venne fatta, nessuna firma posta.
Le parti si lasciarono con il silenzioso accordo di prolungamento e adeguamento – sul milione di euro – da mettere nero su bianco a giugno.
Da lì una pausa di riflessione tra Raiola e Galliani forti anche dell’amicizia che li legava. Ulteriore garanzia.

Le vicende societarie, poi, la svolta. Nuove considerazioni e appuntamenti che fecero scalare il rinnovo “a data da destinarsi”. Quello che è stato poi è storia rossonera.
Nuova proprietà, nuova dirigenza.
Ma vecchio contratto per Donnarumma rimasto a scadenza 2018. La pesante eredità di Galliani per i successori. La patata bollente, dunque, nelle mani di Fassone e Mirabelli. Immediata la mobilitazione per evitare intoppi, rincorse dell’ultimo momento e per anticipare eventuali indecisioni e ripensamenti.

Tanta fatica per nulla. O quasi.
Il rinnovo di Gigio annunciata priorità della nuova dirigenza. Tira e molla.
“Donnarumma non rinnova” coro del nuovo a.d. e dell’agente. Sputo alla miseria e ai 4.5 milioni dell’iniziale proposta.

Raiola mi ha comunicato la decisione di Donnarumma di non rinnovare. E’ una decisione definitiva.

E’ una decisione definitiva presa dal giocatore. Ricordo che una decina di giorni fa il ds Mirabelli aveva sottoposto una proposta di rinnovo contrattuale, che noi riteniamo molto importante al giocatore, anche più importante di quello che è comparso sui vari media, e il giocatore l’ha valutata.

Il viaggio a Montecarlo e la conferenza di Mino – mai così mediaticamente esposto e coinvolto – due tappe della vicenda.
Montecarlo sede anche di presunti “diverbi” molto accesi tra Raiola stesso e Mirabelli con il necessario intervento di Fassone a smorzare i toni.
Da lì un rapporto incrinato e chiave di lettura fondamentale per il proseguo della vicenda.

Ma ancor di più le spalle voltate da Gigio alla propria famiglia e alla propria casa. Reali motivazioni oscuro mistero e un rapporto che si gela.
Malumore che sbarca anche fra popolo rossonero tra social, e dichiarazioni strappate contro il proprio portiere.

Discutibile poi la reazione – vera o meno – del mondo Milan. “O rinnovi o fai un anno in tribuna” il vociferare diffuso sulla tattica scelta dal Milan. Difficile se non impossibile credere a una reale scelta di posizione così netta.

Da lì poi un insperato e clamoroso spiraglio di riapertura fino all’avvenuta firma di rinnovo. Con qualche “vizio” chiave che più avanti verrà chiarito.
Poche ma semplici le condizioni della firma.

  • Stabilita clausola rescissoria da 70 milioni (in caso di qualificazione alla Champions League);
  • Ingaggio aumentato a 6 milioni annui stabilendo così il record di giocatore più pagato alla sola età di 18 anni;
  • La conseguente scelta dell’acquisto del fratello, Antonio Donnarumma, con il discutibile ingaggio del milione netto annuale.

Rintracciare le motivazioni di tale mossa ci viene francamente difficile. Alla luce soprattuto dell’inopinabile modesta carriera di Antonio. Ma la scelta sarà stata sicuramente ponderata e ben ragionata dalla società rossonera.

Oggi, nell’ultima settimana, il nuovo capitolo. Una lettere giunta alla studio legale rossonero – che tra l’altro ha chiuso da poco il rapporto con l’avvocato Cantamessa dopo 34 anni di collaborazione – con mittente avv.Rigo – collaboratore di Raiola –  circa la richiesta di annullamento del contratto in essere.

TRE VIZI

Le motivazioni della richiesta? Proprio quei vizi poco sopra preannunciati.

Alla firma del rinnovo, quel martedì di luglio, innanzitutto Raiola non era presente a casa Milan e l’avv.Rigo abbandonò la stanza per polemica scelta di raggiunto accordo. Primo vizio.

Nella lettera, il cui contenuto è ormai di pubblica conoscenza, viene fatto riferimento a “pressioni psicologiche” negative e violenza morale alle quali sarebbe stato sottoposto Donnarumma al momento della scelta del rinnovo che non ne avrebbero permesso una libera e incondizionata decisione. Secondo vizio, molto ben esplicitato e chiarito da Marco Bellinazzo su Il Sole 24 Ore.

Secondo vizio sul quale si focalizzerebbe Raiola per appellarsi all’art.1435 del Codice Civile che permetterebbe l’annullamento del contratto e dunque l’annullamento del matrimonio prolungato fra Gigio e il Milan

La violenza deve essere di tal natura da far impressione sopra una persona sensata da farle temere di esporre se o i suoi beni a un male ingiusto notevole. Si ha riguardo, in questa materia, all’età, al sesso e alla condizione delle persone

Difficili se non inesistenti i presupposti giuridici per tale appello a posteriori anche del post su Instagram che lo stesso portiere ha pubblicato nella serata di ieri con annessa smentita della famosa “violenza morale” subita.

Un post che fa seguito alla difficile serata di Donnarumma nella gara di Coppa Italia bersagliato dalla curva con cori e striscioni.

Il terzo vizio su cui Raiola avrebbe forte appoggio per chiedere l’annullamento riguarderebbe poi la famosa clausola rescissoria. Vizio che dovrebbe aumentare e rafforzare la posizione dell’agente permettendogli di appellarsi, più che all’art.1435, a un altro articolo del Codice Civile.
L’articolo in questione sarebbe il numero 1439 inerente a un “dolo contrattuale”.

Il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati da uno dei contraenti sono stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe contrattato

All’estorsione cioè di un accordo su basi inesistenti. Un accordo che, a conoscenza dell’inesistenza di tali premesse, la controparte non avrebbe firmato.
In parole povere arrivare alla firma dell’accordo sulla base dell’inserimento della clausola rescissoria, in realtà inesistente.

Perché quella clausola rescissoria, di fatto, non esiste.

Un vizio al quale però Raiola non potrebbe far appello.

Chiariamo.

Alla firma del contratto, di comune accordo, con le acque calme, la famiglia Donnarumma (Gigio compreso) e il Milan decisero di non inserire la clausola rescissoria nel contratto. Una consapevolezza comune che non farebbe dunque il gioco dell’agente del giocatore, ad oggi, vero sconfitto di questa prima parte di vicenda.

Sconfitto principalmente su due fronti:

  • quello dell’immagine lesa dall’evolversi della situazione che mai come in questo caso l’ha visto esposto mediatamente – esempio lampante la conferenza di quasi due ore tenuta in estate a Montecarlo. L’assenza della famosa clausola mette il coltello dalla parte del manico nelle mani del Milan rendendo quasi sterile ogni azione dell’agente.
  • il conseguente danno economico dovuto dalla permanenza, almeno momentanea, di Gigio al Milan e sempre dall’assenza di clausola rescissoria. Mancato trasferimento che intacca le casse personali dell’agente italo-olandese. L’interesse economico maggiore di Raiola, come di ogni agente, deriva dalle commissioni ricevute sui trasferimenti dei propri assistiti. Commissioni che nel caso di un prodigio come Donnarumma, in caso di trasferimento a cifre basse, se non a 0 (traguardo desiderato delle ultime mosse di Raiola), ne avrebbero rafforzato il conto in banca.

Da qui, molto probabilmente, prendono il largo le scelte ultime di Mino.
Da agente tanto amato a Milanello artefice di arrivi come Balotelli e Ibrahimovic a ultimo oggetto dell’odio degli spalti di San Siro.

GIGIO, E TU?

In tutto questo, ovviamente, a stupire e colpire è la centrale figura di Donnarumma. Il 18enne sembra marionetta vittima degli eventi. Burattino in balia degli eventi mai guidati ma da loro spostato. Spettatore quasi impotente del proprio destino dagli altri condotto.

Finora comunque unico e reale vincitore almeno sul piano economico e professionale. Meno su quello umano.
Una vittoria economica perché la vicenda a soli 18 anni gli ha fruttato un conto di 6 milioni ogni anno contro gli iniziali 4 proposti – di fatto – per rimanere nella propria casa, a giocare dove ha sempre voluto e più volte dichiarato di voler fare per tanti anni a seguire (vittoria professionale).

Questa le sede poi per spegnere tutte le ironie sulla tanto decantata “pressione psicologica”. Certo fa strano pensarla paragonata al guadagno economico. Ma va sempre fatta contestualizzazione a un ragazzo di soli 18 anni. Da poco in un mondo che stupisce e sorprende anche chi vi è inserito da decenni. Un ragazzo catapultato nel mondo dei grandi senza probabilmente il giusto tempo di ambientamento mentale. Passando da “sconosciuto” a desiderio di ogni club europeo, trofeo di battaglie milionarie. Passando da 0 a 6 milioni.

Archiviate queste riflessioni torniamo su cosa ha fatto o meglio non ha fatto Gigio in tutto questo tempo.

Di certo ha alimentato dubbi, incertezze e cancellato ogni sicurezza di chi pensava di conoscerlo come il “paladino” del Milan da qui a molti anni a venire. Come il nuovo e futuro capitano. Come Baresi, Maldini e gli altri.
Perché stupisce la sua costante inesistente esposizione e decisa presa di posizione sulla tempeste che lo travolgono. Quasi ad averne paura, a non voler guidare la propria vita ma esserne trasportato.

Stupisce come il suo nome venga prima associato, probabilmente per il solo gioco al guadagno di Raiola, a lettere e illazioni per poi ritrovarsi in uno spogliatoio a piangere a fine riscaldamento sovrastato dalla potenza, pressione emotiva e prepotenza di un mondo che, comunque, pazienza e riguardo anche per un ragazzino di 18 anni non ne ha. Sintomo forse di mero coinvolgimento e non artefice.

Stupisce proprio il muto consenso – inconfutabile fatti alla mano – di Gigio alle mosse del suo agente. Ma stupisce il contestuale e controfattuale amore trasmesso in campo per la maglia indossata la domenica.

Stupisce il paradosso del ragazzo che a marzo camminava per il campo dello Juventus Stadium inneggiando all’ingiustizia difendendo e baciando la sua maglia mosso dal sentimento fanciullino più di tifoso che giocatore, che poi a giugno rifiuta il rinnovo sputando sugli sforzi che quella maglia baciata aveva fatto per lui.

Stupisce la totale assenza di presa di posizione davanti alle telecamere affidandosi piuttosto a post e social, a volte anche denunciando meschini e dubbi hackeraggi. Giusto per il gioco di non metterci direttamente la faccia?

Certo la vicenda è pesante soprattuto per un ragazzo che mai come in questi momenti ha dimostrato o almeno fatto credere di essere ancora troppo fragile e piccolo per un mondo di squali pronti a mangiarlo.
È pesante ma forse chi dagli spalti la domenica canta il suo nome, mercoledì accenna a una protesta e denuncia esaurita sopportazione, in fondo, è sempre dalla sua parte credendo più al tifoso dello Juventus Stadium che il muto consenziente di lettere e rifiuti.

Perché come già successo in estate, con il primo miracolo contro il Craiova, dopo il tormentato rinnovo, forse basterà una sola parata per sistemare tutto – come disse Fassone al tempo – e far tornare l’affetto che i tifosi hanno sempre avuto verso di lui.

Perché chi sta sugli spalti ha imparato a conoscere e riconoscere l’agire del “burattinaio” Raiola che anche la marionetta di Gigio sta muovendo a proprio piacimento. E forse anche per questo sui social, motore di mobilitazione sempre più potente, è comparso l’hashtag #Gigiomollalo.

L’incertezza sul suo futuro è tanta. Poca luce e molte nubi sulla strada di Gigio e del Milan.

Tanti perché e tante domande senza risposta, ma forse la domanda più importante è solo una e solo Gigio potrà rispondere.

Alla fine tu, Gigio, da che parte stai?

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