Nelle ultime settimane si è accesso un interessante dibattito sulla disposizione offensiva della Juventus: da una parte si sono schierati i sostenitori del tridente pesante Dybala-Higuain-Ronaldo, dall’altra una meno corposa fazione anti-tridente. A questo dibattito ha partecipato anche Maurizio Sarri,  che nonostante una serie di dichiarazioni poco convinte sulla reale possibilità di reggere un attacco così pesante, da metà dicembre ha schierato per tre volte su quattro le tre principali bocche di fuoco della squadra insieme. La scelta, appoggiata dal popolo bianconero, ha raccolto altissimi dividendi nelle due gare contro Udinese e Sampdoria, mentre non ha sortito effetti positivi nella finale di Supercoppa persa contro la Lazio. I motivi per cui Sarri si è appoggiato su questa rischiosa soluzione – soprattutto in un periodo in cui la squadra tende a presentare alcune fasi di squilibrio – sono due: il primo è lo scarso rendimento dei vari Ramsey e Bernardeschi nel delicato ruolo di trequartista, il secondo i ripetuti problemi fisici che attanagliano da ormai diverse settimane Douglas Costa.

DETERMINARE IL SISTEMA

Nelle prime due gare stagionali il brasiliano era stato impiegato al fianco di Ronaldo e Higuain nel tridente asimmetrico con cui si pensava avremmo visto la Juventus per tutta la stagione. In questo schieramento lui era il creatore offensivo principe della squadra. Tra Parma e la gara casalinga contro il Napoli mise a referto 2 assist, 5 passaggi chiave e 5 dribbling riusciti su 9 tentati: numeri in linea con ciò a cui ci aveva abituato nel resto della sua carriera e nel primo anno a Torino. Partendo da destra Douglas Costa convergeva verso il centro creando superiorità sin dai primi metri percorsi palla al piede. Il primo controllo bruciante di cui dispone lo mette nelle condizioni di determinare sempre la prima mossa da effettuare contro il marcatore, mentre se riceve in situazioni statiche cambia passo con una velocità semplicemente impareggiabile per gli avversari. A limitare l’evolversi di questo sistema che sembrava combaciare alla perfezione con le sue qualità sono stati problemi muscolari a cui Douglas Costa è particolarmente sensibile: il primo – ed il più grave – pochi minuti dopo l’inizio della gara contro la Fiorentina nel giorno del suo 29esimo compleanno ed in seguito una serie di piccole ricadute che ne hanno condizionato e rallentato il recupero.

Nel frattempo, almeno nella disposizione tattica, Sarri ha stravolto la squadra, rispolverando un altro suo cavallo di battaglia: il 4-3-1-2. Sulle motivazioni che hanno spinto il tecnico toscano verso questo cambiamento si è discusso tanto, ma è lampante come l’assenza di un’alternativa con caratteristiche quantomeno similari a Douglas abbia influito su questa decisione. In primo luogo Sarri ha tentato di mantenere il 4-3-3, schierando prima Bernardeschi e poi Cuadrado nella delicata posizione lasciata scoperta da Costa, ma seppur l’apporto difensivo – necessario data la presenza sull’altra fascia di Cristiano Ronaldo – fosse lodevole, nell’altra metà campo l’impatto dei due ex Fiorentina non era minimamente paragonabile a quello dell’ex Shaktar Donetsk.

La verità è che un profilo come quello di Douglas Costa, per attributi tecnici e atletici, è una perla rarissima nell’intero panorama calcistico, e le sue prolungate assenze hanno condizionato e stanno condizionando la Juventus. Averlo a disposizione per i bianconeri è diventato quasi un lusso, e schierarlo per testare le sue condizioni un rischio da prendersi con assoluta cautela. Sono passate ormai diverse settimane da quando Sarri, insistentemente interrogato sulla questione, ha parlato di lui come possibile trequartista, ma da quel momento si è visto in quella posizione con il contagocce, peraltro con indicazioni contrastanti.

Per ripercorrere l’inserimento di Douglas Costa in questo nuovo sistema la prima partita a cui dobbiamo rifarci è quella di Mosca contro la Lokomotiv. Nella suddetta gara il brasiliano sostituì a circa 20 minuti dalla fine Ramsey, dovendo posizionarsi, almeno sulla carta, alle spalle di Higuain e dell’altro subentrante Dybala. L’interpretazione del ruolo di Costa fu però diversa: sin dai primi minuti dal suo ingresso il brasiliano si posizionò sulla sinistra, andando a comporre con Higuain in posizione centrale e Dybala sulla destra il tridente visto più volte con Allegri due anni fa. Da quella posizione ha poi dato il via alla serpentina che dopo un sopraffino scambio di Higuain lo ha condotto in porta.

La medesima soluzione è stata riproposta e si è verificata pochi giorni dopo nella gara casalinga contro il Milan: Costa subentra a Bernardeschi (il trequartista di giornata) e si posiziona sul centro-sinistra, effettuando anche in quella gara una giocata determinante per l’esito dell’incontro.

MI SERVI MA NON CI SEI

Douglas Costa è un calciatore a cui va concessa la possibilità di assecondare i propri istinti, soprattutto se questa anarchia tattica lo porta a disordinare e rendere più imprevedibile l’attacco bianconero. Un calciatore esplosivo, incontenibile nell’uno contro uno e creativo come lui servirebbe come l’acqua nel deserto ad una Juventus che nelle sue trame offensive è spesso eccessivamente piatta. La proposta di gioco è sempre più costante ed asfissiante, ma il più delle volte la mancanza di cambio passo negli ultimi 20 metri limita la creazione di occasioni da gol.

Per il secondo anno di fila Douglas Costa si ritrova quindi ad essere il prototipo di calciatore creato in laboratorio per risolvere i problemi della Juventus ma senza disporre dell’integrità fisica necessaria per farlo. Dopo la brillante seconda parte di stagione del suo primo anno in bianconero (conclusa con 12 assist all’attivo), il brasiliano si presentava ai nastri di partenza della passata stagione con l’ambizione di elevare ancor di più il suo status in una rosa che aggiungeva allo già sconfinato valore offensivo Cristiano Ronaldo. Il sistema di Allegri, improntato sull’idea di attaccare in campo largo sembrava poterlo esaltare, ma la sensazione è che tra di lui e il tecnico livornese non sia mai scattato neanche il giusto feeling. Dal celebre sputo a Di Francesco Allegri ha sempre parlato con toni piuttosto aspri del brasiliano e anche nelle poche occasioni in cui lo ha avuto a disposizione lo utilizzava unicamente come alternativa a gara in corso, preferendogli prima Dybala, e nel finale di stagione Bernardeschi, per affiancare il tandem indissolubile Mandzukic-Ronaldo.

UN INVESTIMENTO INDECIFRABILE

A tre anni dal suo arrivo a Torino Douglas Costa ha avuto picchi di rendimento nettamente superiori ai 40 milioni spesi dalla Juventus per averlo in rosa, ma con un’incostanza troppo condizionante per la sua crescita all’interno dei sistemi pensati dagli allenatori avuti. Con il Cagliari ha dato vita ad una delle sue celebri fiammate servendo a Ronaldo l’hat-trick su un piatto d’argento, ma nonostante ciò il suo rientro nell’undici titolare appare tutt’altro che immediato. L’intenzione della Juventus è quella di cercare di preservarlo il più possibile in vista della fase calda della stagione, limitando il più possibile rischi di ulteriori ricadute. Questo essere in bilico tra l’ambizione di poter determinare in una delle squadre più forti d’Europa e il dover guardare la squadra dai box è diventata la costante della parabola calcistica di Douglas Costa, un giocatore dal talento cristallino appeso ad un filo sempre più sottile.

 

(Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram Douglas Costa)