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Pensiero del Diez

Dramma Nouri

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“Sono stati diagnosticati gravi e permanenti danni cerebrali. I nostri pensieri e le nostre preghiere vanno a lui e ai suoi cari in un momento così difficile”.

© webde

Recita così uno degli ultimi tweet dell’Ajax. Un fulmine a ciel sereno che manda in frantumi l’ottimismo trapelato nelle 24 ore dopo l’accaduto.
Gravi problemi alle funzioni cerebrali senza possibilità di recupero”, probabilmente a causa “della mancanza di arrivo di ossigeno al cervello” dopo il malore accusato in campo.
Sempre secondo quanto riferisce la società, nei prossimi giorni Nouri verrà trasferito in un ospedale di Amsterdam “per ulteriori cure”.

© sky

I FATTI

È il 72 esimo del secondo tempo, di quel maledetto sabato 8 Luglio: l’Ajax è in fase offensiva, sulla corsia di destra. Dall’altra parte del campo, Nouri sta però rientrando quasi inspiegabilmente verso il centrocampo. Si ferma e si accascia al suolo. Bastano pochi secondi per capire la gravità della situazione. Si notano subito le difficoltà respiratorie del giovane, entrano immediatamente in campo i medici di entrambe le società per poi far posto agli operatori di primo soccorso e con essi al defibrillatore.
Viene velocemente istituito un cordone di sicurezza con gli steward, e alzato un “muro” per evitare riprese dalle telecamere.
Verrà infine portato via in elicottero.

TALENTO VERO

Nouri, olandese di origini marocchine, è cresciuto nelle giovanili dell’Ajax ed era stato promosso in prima squadra la scorsa stagione, si era messo in luce l’anno prima trascinando lo Jong Ajax al secondo posto della Jupiler League, la B olandese, con 10 gol e 11 assist.
Nella squadra più titolata d’Olnada aveva giocato 9 partite di Eredivisie e 3 di Europa League ed era ritenuto uno dei migliori giovani talenti della squadra, nota in tutta Europa per la qualità del suo settore giovanile.
Nell’ultima stagione Nouri aveva collezionato 15 presenze e un gol, meritandosi il premio di miglior giovane del campionato.
Di statura piccola, 170 cm, ma capace di vedere con un tempo d’anticipo i movimenti dei compagni. In Olanda erano tutti convinti che l’Ajax avesse trovato l’ennesimo piccolo fenomeno, pronto, tra qualche anno al passaggio in Europa.
Oltre che all’Ajax, Nouri aveva giocato per tutte le nazionali giovanili olandesi, dall’under 15 all’under 20.

 

DESTINO CRUDELE

“…la palla è il mio miglior amico. Il calcio è tutto per me” ripeteva Appie alle prime interviste. Tradito da un destino che ha voluto trasformare il suo miglior amico nel suo peggior nemico. Quel pallone tanto amato che ora gli ha cambiato per sempre la vita.
Ennesimo scherzo del destino anche il suo soprannome, così simile ad “happy” (felice) paradosso di una storia che più triste non può proprio essere.
“Abdelha” è un vero talento, ma sfortunatamente non sapremo mai fino a che punto la sua stella avrebbe brillato” questo l’amaro commento del direttore generale dell’Ajax, l’ex portiere Van Der Sar.

La vita calcistica di Nouri aveva appena iniziato a decollare, purtroppo ora si è certi che la sua carriera sia giunta al termine, a 20 anni. Troppo, troppo presto.

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Calcio Internazionale

A Belgio e Germania è mancato un centravanti

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Belgio

Siamo ormai quasi alla fine degli ottavi di finale del Mondiale di Qatar 2022. Ma prima di scoprire quali saranno le migliori otto nazioni del pianeta, facciamo un piccolo passo indietro e analizziam0 un po’ più nel dettaglio l’eliminazione di Belgio e Germania.

Avremmo fatto fatica, alla vigilia dell’inizio del Mondiale, a immaginare le due europee escluse già nella fase a gironi. Lo sappiamo, si è già parlato molto della loro prematura esclusione dal torneo, ma abbiamo voluto inquadrare la questione prendendo in esame quella che è stata forse la causa principale della loro eliminazione. La mancanza di un centravanti.

NEL BENE O NEL MALE IL BELGIO DIPENDE DA LUKAKU

Ovviamente non vogliamo ricondurre tutti i problemi di Belgio e Germania unicamente alla mancanza di un vero numero 9. In entrambi i casi si tratta di una concausa che si unisce ad altri problemi delle sue squadre. Non si può però non fare a meno di notare che la sterilità dei reparti avanzati delle due nazionali ha dato il colpo di grazia alle speranze di entrambe.

Alcuni dati ci fanno capire quanto la mancanza di un centravanti sia stata fondamentale per entrambe. Il primo e più lampante dato è quello del Belgio, che ha segnato solo un gol nelle tre partite del girone. Ma c’è dell’altro. L’intera produzione offensiva dei Diavoli rossi è stata molto al di sotto della sufficienza nelle prime due partite del girone, contro Canada e Marocco.

In queste due sfide, pur avendo un possesso palla superiore a quello dei rispettivi avversari e manovrando molto più il pallone (soprattutto contro il Marocco), la squadra ha ottenuto un misero bottino di soli 0,9 expected goals di media. La sensazione è stata quella di una squadra che creava molto dalla trequarti in su. Ma al momento di mettere il pallone in rete è mancato il riferimento offensivo.

Riferimento offensivo che è stato decisivo, ma in senso negativo, nella terza partita del girone contro la Croazia. Dopo aver provato, con risultati insufficenti, Batshuayi, Mertens e Trossard nel ruolo, Martinez è stato obbligato a inserire Romelu Lukaku nel secondo tempo della sfida contro i croati. L’inserimento del centravanti dell’Inter in area ha effettivamente dato un riferimento (oltre che un senso) al gioco offensivo dei belgi. Che hann0 ottenuto un dato di ben 3 xG nella sfida.

Sarebbe bastato realizzare solo un gol per spedire agli ottavi De Bruyne e compagni, ma Big Rom ha sancito l’eliminazione dei numeri due del ranking FIFA con la sua imprecisione sotto porta. Magari con un Lukaku al top della forma adesso staremo parlando di tutto un altro Mondiale.

I PROBLEMI DI FINALZIZZAZIONE DELLA GERMANIA

Dal Belgio passiamo alla Germania, dove la statistica da sottolineare è un’altra e ben più agghiacciante. I tedeschi sono la nazionale con più expected goals in tutto il Mondiale finora, con 9,3. Ciò significa che la nazionale di Flick avrebbe dovuto segnare più di tre gol a partita (senza contare il rigore nella prima partita col Giappone). Il livello della rosa dei teutonici difficilmente avrebbe fatto presagire un disastro in questa spedizione. A dirla tutta la qualità del gioco espressa è stata tutt’altro che pessima. Con un reparto offensivo, guidato da Musiala, che più volte si è reso pericoloso nelle partite del girone.

Ciò che è mancato, guarda caso, è stata una prima punta in grado di insaccare le azioni offensive. Flick si è affidato a Kai Havertz o a Thomas Müller nel ruolo. Due trequartisti, dunque, più che vere e proprie punte. Eppure, il più convincente è sembrato essere Niclas Füllkrug, un vero numero nove, che ha salvato i tedeschi nella delicata sfida con la Spagna.

La sfida che però è stata decisiva per l’eliminazione della Germania è stata la prima, quella col Giappone. Dopo il vantaggio su rigore di Gündogan, i tedeschi hanno creato una quantità enorme di occasioni per il raddoppio.

Il dato alla fine della partita è stato di ben 26 tiri e 3,1 xG. Havertz, nei 79 minuti in cui ha giocato, non ha saputo cogliere nessuna delle occasioni create da Musiala, Raum e Gnabry. Anche qui vale lo stesso discorso fatto per il Belgio: se la Germania avesse avuto un centravanti avvezzo alla finalizzazione forse la Mannschaft sarebbe stata ancora in corsa per vincere il suo quinto Mondiale.

LA MANCANZA DEI CENTRAVANTI AL MONDIALE

Forse sarà l’evoluzione del ruolo, dei suoi compiti in seno alla squadra. Forse degli eccessivi tatticismi, ma è fuor di dubbio che il ruolo del centravanti è molto cambiato in questo decennio. Quell’animale che aveva nell’area di rigore il suo habitat naturale, sta evolvendo le sue caratteristiche per essere trasformato in qualcosa di meno letale.

Il discorso non vale solo per Belgio e Germania. Abbiamo una prova prendendo in esame tutte le prime punte presenti a Qatar 2022. Se si guarda la classifica capocannonieri quasi tutti i giocatori presenti (quelli con tre o più gol realizzati finora) sono molto lontani dall’essere paragonabili a un centravanti vecchio stampo.

Mbappé, Gakpo, Enner Valencia, Rashford. Tutti giocatori formidabili certo, ma che non hanno niente a che vedere (dal punto di vista puramente del ruolo ovviamente) ai vari Batistuta, Vieri, Pippo Inzaghi o David Trezeguet. Eccezion fatta per Olivier Giroud, che sta tenendo alto il nome dei vecchi numeri 9. Forse anche di Alvaro Morata, se si vuole però considerare un centravanti vero e proprio lo spagnolo, che fino all’anno scorso era stato dirottato sulla fascia da Max Allegri.

Si può notare come in quasi tutte le grandi nazionali tutte le prime punte non stiano attraversando un buon momento. A parte il già citato Giroud, se guardiamo all’Argentina stanno deludendo le prestazioni di Lautaro Martinez. Luis Enrique preferisce spesso affidarsi a un attacco leggero con Ferran Torres, piuttosto che affidarsi a Morata.

Alla Croazia sta mancando un ariete d’area come lo fu Mandzukic nel 2018. Il Brasile si affida a Richarlinson, non proprio un vero nueve. Nell’Inghilterra Harry Kane ha siglato finora un solo gol e viene utilizzato da Southgate più che altro come elemento di raccordo fra centrocampo e attacco. Il Portogallo ha CR7 che, come sappiamo, ama però partire dal centrosinistra. E Lewandowski ha siglato solo un gol in quattro partite.

Il problema non è dunque solo di Belgio e Germania. Ancora una volta è il dato sugli xG che ci aiuta a capire la scomparsa dei centravanti finalizzatori dal torneo. Nella top 10 degli expected goals per 90 minuto della Coppa del Mondo 2022 le prime punte vere e proprie sono meno della metà. Giroud, Morata, Embolo e Azmoun. Il primatista nella classifica è Marcus Rashford, e gli fanno compagnia Mbappé, Julian Alvarez, Musiala, Depay e addirittura un terzino, Nicolas Tagliafico.

Insomma, in questo Mondiale ha forse definitivamente attecchito la lezione di Pep Guardiola. “Il centravanti è lo spazio” o comunque qualcosa di ormai troppo diverso dal puro finalizzatore d’area. Ironia della sorte, l’evoluzione dell’idea di Guardiola ha raggiunto il suo punto più alto proprio ora che Pep ha deciso di invertire la rotta e affidare l’attacco del Manchester City a un ragazzo che di mestiere fa la prima punta. E che, soprattutto, sa dannatamente bene come avventarsi su ogni pallone in area come un vero centravanti di razza: Erling Braut Haaland.

 

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Calcio Internazionale

Pronostico Francia-Polonia, statistiche e consigli per la partita

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Francia

 

PRONOSTICO FRANCIA-POLONIA – Oggi pomeriggio alle ore 16 cominceranno gli ottavi di finale dei mondiali 2022. La prima partita sarà Olanda-Stati Uniti, mentre alle 20 ci sarà Argentina-Australia. Uno dei due scontri tutto europeo è Francia-Polonia, che si affronteranno domenica pomeriggio, sempre alle ore 16. I transalpini riusciranno a superare agevolmente l’ostacolo Lewandowski?

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE?

La Francia ha perso l’ultima partita dei gironi contro la Tunisia, in una partita dall’esito abbastanza inutile. Infatti la Francia era già certa del primo posto e Didier Deschamps ne ha approfittato per far rifiatare praticamente tutti i titolari. Lo stesso è successo ieri sera al Brasile e Portogallo, che hanno perso contro il Camerun e la Corea. Quindi queste sconfitte non vengono considerate come dei passi falsi clamorosi come lo sono state invece quelle di Argentina, Germania e Spagna. Convincente invece la vittoria per 4-1 contro l’Australia, dove ha brillato Adrien Rabiot. Contro la Danimarca invece la Francia deve ringraziare Kylian Mbappé, autore di una doppietta che ha deciso il match.

Anche la Polonia viene da una sconfitta, partorita contro l’Argentina per 2-0. La squadra di Lewandowski ha comunque passato il turno in virtù della differenza reti, superiore di solo un gol rispetto al Messico. Poteva però finire diversamente, infatti prima del gol di Al-Dawsari Messico e Polonia erano in perfetta parità, sia per differenza reti che gol fatti. Inoltre la loro sfida era finita in pareggio. Quindi l’unico metro di giudizio disponibile rimasto era la somma dei cartellini gialli, che vedeva sorridere ai polacchi. Czeslaw Michiewicz è stato bravo a dare la giusta indicazione ai suoi di non farsi ammonire in alcun modo negli ultimi 20 minuti contro l’Argentina. Alla fine però il gol al ’95 dell’Arabia Saudita ha negato questo metro di giudizio relativo al fair play e così la Polonia è passata come seconda del girone grazie ai suoi quattro punti e a una differenza reti di solo una lunghezza superiore al Messico.

PRONOSTICO FRANCIA-POLONIA

L’attacco della Francia è il terzo migliore dei mondiali, 6 reti, proprio come il Portogallo, mentre i gol subiti sono 3, poiché ne hanno subito uno in ogni partita dei gironi. Probabile quindi che la Francia faccia valere la sua superiorità tecnica e riesca quindi a vincere il match, ma difficilmente Lloris riuscirà a portare a casa il primo clean sheet dei mondiali contro una squadra dove gioca uno dei migliori centravanti dell’ultimo decennio, Robert Lewandowski. La Polonia però non è solo lui, infatti gli altri due eroi di questa nazionale sono il “napoletano” Piotr Zielinski, autore del primo gol contro l’Arabia Saudita, e soprattutto il portiere juventino Wojciech Szczesny, che è riuscito a parare ben 2 rigori in 3 partite. Il problema della Polonia sarà riuscire a servire il loro miglior capocannoniere, cosa che non è successa contro l’Argentina. Il segno consigliato è quindi l’1, quotato non molto. Se si vuole alzare la quota si può combinarlo con un OVER 1,5. Ma attenzione non esagerate, perché questa partita non è detto finisca in goleada.

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I Nostri Approfondimenti

L’editoriale di Elio Arienti – In casa Juventus sono volati gli stracci

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Juventus

Che dire, era nell’aria già da tempo, ora è diventata certezza.

A cosa mi riferisco? Alla notizia che i vertici della Juventus sono stati, per loro precipua decisione, azzerati. Il Consiglio di Amministrazione straordinario, convocato in tutta fretta ieri (lunedì 28 novembre) ha preso coscienza dell’attuale complicata situazione e ha all’unanimità deciso di fare le valigie e andarsene con in testa il presidente Andrea Agnelli e al seguito l’intera sua “corte dei miracoli”. Una decisione inevitabile – e irrevocabile – giunta però con troppo colpevole ritardo stante ciò che già da tempo si presumeva sarebbe accaduto.

Insomma, parliamoci chiaro, in casa Juventus, sono volati gli stracci! Finalmente, dirà qualcuno, si sono spalancate porte e finestre e da quelle parti, d’ora in avanti, si potrà respirare un’aria più pura e salubre anche in considerazione del fatto che il prossimo 18 gennaio 2023 si terrà il conclave per decidere chi siederà sullo scranno più alto – oltreché per decidere i suoi più stretti collaboratori – del nuovo board bianconero.

Al momento il prosieguo della società bianconera e delle sue attività è stato affidato – e garantito – nelle mani di Maurizio Scanavino in qualità di Direttore Generale mentre è stato chiesto all’altro Maurizio, Arrivabene (anch’egli dimissionario) di mantenere provvisoriamente il suo posto per le questioni correnti.

Una situazione paradossale, pari a quella del 2006? Può darsi anche se per prendere qualsiasi decisione in merito, servirà ancora tempo. Nel frattempo della questione se ne sta già interessando la Procura torinese con una inchiesta, e relativo fascicolo, aperta nelle scorse settimane alla quale s’è accodata, negli ultimi giorni anche la Consob che ha chiesto di vedere i registri e i conti della società di corso Galileo Ferraris.

Ma non è questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma ben prima sono iniziati gli screzi tra proprietà e dirigenza. Tra John Elkann e il fastidioso “cuginetto” sempre più petulante e invasivo, costantemente alla ricerca di quattrini.

Oggi, dunque, si è arrivati alla resa dei conti. È finita l’era Agnelli? Probabilmente sì, ma quali saranno le inevitabili conseguenze? Il giudizio, ovviamente, ai posteri!

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Calcio Internazionale

Sofyan Amrabat è il perno del Marocco

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Fiorentina

Alla vigilia dell’inizio di Qatar 2022 uno dei gironi più attesi era senza dubbio il gruppo F, quello di Belgio, Croazia, Canada e Marocco. Ci si sarebbe aspettato uno scontro per il primato tra i Diavoli rossi e i vice campioni del mondo, scontro fra due dei centrocampi più tecnici ai Mondiali. Ci si sarebbe aspettati il Canada di Alphonso Davies come terzo incomodo per un posto agli ottavi di finale. Invece, la nazionale che più di tutti sta sorprendendo è il Marocco, che ha già un piede e mezzo agli ottavi. I maghrebini hanno certo una rosa di qualità, ma gran parte dei loro meriti vanno a un giocatore che ha dominato in queste prime due partite. Sofyan Amrabat.

I NUMERI DI AMRABAT CONTRO CROAZIA E BELGIO

“Amrabat gioca finché non muore”

Forse vi ricordate di queste parole. Sono quelle di Ivan Juric che, ai tempi dell’Hellas Verona, ha ribadito, a modo suo, la centralità di Amrabat nel suo gioco. Diventato centrale anche alla Fiorentina con Vincenzo Italiano, adesso Amrabat lo è anche per la sua nazionale. Il sorteggio del Mondiale gli ha posto contro Croazia e Belgio. Vale a dire, giocare contro i vari Brozovic, Kovacic, Modric, De Bruyne e Witsel. Giocatori di non poca qualità, insomma.

Il Marocco ha però dimostrato di essere una grande squadra ed è uscita imbattuta (e a reti inviolate) contro entrambi i colossi europei. Sulla copertina, insieme ai big Ziyech e Hakimi, va per però giustamente inserito anche Sofyan Amrabat. L’uomo in più dei Leoni dell’Atlante.

E Ambrabat è davvero l’uomo in più del Marocco, tanto che in campo sembra sdoppiarsi. Nei primi 180 minuti del Mondiale è dappertutto sul terreno di gioco. Pressa chiunque si trovi nelle vicinanze, annulla qualunque attacco avversario e distribuisce palloni su palloni al reparto avanzato.

La sua importanza ci viene mostrata anche da alcuni numeri. Il centrocampista della Fiorentina è quello con più palloni toccati nella sua nazionale, 53 in media a partita. Con una percentuale di successo dell’87,2%, superiore anche a quella di Brozovic. È vero, rispetto al centrocampista dell’Inter e a Witsel (le sue controparti di Croazia e Belgio) tocca molti meno palloni, ma è anche vero che il Marocco tiene molto meno il possesso della sfera (34% di media a partita). Dunque, è la qualità dei suoi tocchi che fa la differenza.

Nel gioco di Regragui, mirato alla verticalizzazione immediata, è lui, infatti, che si occupa del primo possesso dei maghrebini. Abbassandosi fra i centrali di difesa e avviando la manovra della squadra, smista palloni con precisione. Soprattutto sulle fasce presidiate da Hakimi e Ziyech da una parte e da Mazraoui e Boufal dall’altra. Il gioco del Marocco si basa tutto su questo e, per ora, la tattica sta funzionando soprattutto grazie al suo numero 4.

IL DISTRUTTORE DELLE MANOVRE AVVERSARIE

Il suo contributo è però vitale in fase difensiva. Il suo pressing ha costretto Modric e De Bruyne a giocare delle partite anonime. Ha vinto il 75% dei contrasti che lo hanno visto coinvolto. Spesso è lui, inoltre, che marca il centravanti avversario, anche in area di rigore, giocando come centrale aggiunto.

Una statistica però pone Sofyan Amrabat al primo posto tra i centrocampisti di tutto il Mondiale qatariota e ci fa ben capire la sua importanza in fase difensiva.

L’ex Hellas Verona è infatti al primo posto per palloni intercettati in tutta la Coppa del Mondo, ben 18 in totale. Una media dunque di ben 9 a partita finora. Una vera e propria diga, dunque, sulla quale si stanno infrangendo anche i migliori giocatori del mondo.

Persino la sua ammonizione, che può sembrare un macchia nelle sue finora ottime statistiche, è stata vitale per la squadra. Essendo arrivata per contrastare Luka Modric, al 78esimo del match contro la Croazia. In un’azione di contropiede in campo aperto, Amrabat ha preferito saggiamente stendere il trequartista del Real Madrid.

ANCHE ALL’ESTERO SI STANNO INTERESSANDO A LUI

Le prestazioni di Sofyan Amrabat lo pongono quindi fra i migliori giocatori del Mondiale in queste prime due partite. Forse il migliore degli “italiani” presenti alla kermesse. Le sue prestazioni non stanno però passando inosservate. Non c’è da stupirsi, almeno non per il  ct Regragui, che ha recentemente affermato:

“È un giocatore chiave per i miei progetti. Mi aspetto che si trasferisca in un top club europeo dopo il M0ndiale”.

La Serie A può dunque perdere uno dei suoi giocatori in rampa di lancio, con la Fiorentina che ha però un’opzione per il rinnovo fino al 2025. Su di lui però sta facendo più di un pensierino anche il Tottenham di Antonio Conte, che potrebbe dargli la possibilità di giocare in Champions League, desiderio espresso anche dallo stesso Amrabat.

Se è vero che speriamo che il marocchino non si muova dal nostro campionato, sarebbe altresì interessante vedere in che modo distruggerà le manovre offensive delle migliori squadre del continente, proprio come sta facendo al Mondiale.

 

 

 

 

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