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Dumfries e le critiche: per crescere serve fiducia

Dumfries e le critiche: per crescere serve fiducia

Dumfries e le critiche. È stata questa la tematica principale vigente in casa Inter, una volta arrivato il triplice fischio, che ha sancito il pareggio nel derby d’Italia.

Al netto delle interpretazioni riguardanti il fallo in area di rigore, l’olandese ha pagato alcune prestazioni tutt’altro che ineccepibili dal punto di vista difensivo. Qualcosa che Simone Inzaghi aveva messo in conto. Perché Dumfries ha sempre brillato per la sua capacità di incidere in fase offensiva, mentre le pecche in copertura rappresentano quella lacuna da colmare con l’avanzare della stagione.

Dopo l’ultima stagione nerazzurra, pensare di sostituire a colpo sicuro Hakimi con un elemento di altrettanta efficacia sembra essere un’utopia. Era necessario lavorare per il futuro, con l’intento di trovare l’esterno destro titolare; ma, al tempo stesso, potendo contare su Darmian e D’Ambrosio come elementi di continuità.

Se osserviamo l’impiego di Denzel Dumfries, non si può di certo affermare che si tratti di una scommessa o di un semplice progetto futuro. L’Inter sta vivendo una stagione in cui vi è la necessità di confermarsi e rinnovarsi. Un binomio tutt’altro che scontato, se si considerano le partenze di Antonio Conte, Achraf Hakimi e Romelu Lukaku. A ciò bisogna annettere la crescita simultanea di altre squadre che hanno tutta l’intenzione di spodestare i nerazzurri dal tetto d’Italia.

IL MESTIERE DEL TERZINO DESTRO

Si tratta di merce pregiata, e questo dato non rappresenta di certo una novità.

Bisogna essere in grado di pescare il jolly o, in alternativa, allevare elementi futuribili. I terzini, o più in generale gli esterni, ti possono cambiare la partita. Le prove non mancano di certo; a tal proposito, possiamo pensare all’esito del match del Castellani, tra l’Empoli di Andreazzoli e i nerazzurri. Uno 0-2 che ha visto segnare D’Ambrosio e Dimarco. In campo, c’era anche Matteo Darmian, diventato alternativa a Dumfries, dopo la brillante stagione che ha regalato all’Inter lo scudetto al termine della scorsa stagione.

Esistono esterni che sono utili alla causa, e poi ci sono gli esterni che le partite le decidono nel corso di una o più stagioni. In casa Inter, a dire la verità, la permanenza di João Cancelo ad Appiano Gentile ha rappresentato un assaggio del significato di giocare con un terzino destro che sposta gli equilibri. Con Hakimi, poi, i tifosi interisti si sono abituati molto bene sulla corsia di destra, alzando l’asticella delle aspettative. L’esterno perfetto non esiste, questo è ovvio, ma Simone Inzaghi resta pur sempre un tecnico fortunato, con tre giocatori di sicuro affidamento da schierare a destra.

Lo stesso Dumfries necessita di tempo e merita più di una chance per mostrare tutto il suo valore, partendo dal presupposto che la Eredivisie non è la Serie A e che gli errori si pagano a caro prezzo, soprattutto dal punto di vista mediatico. E non si tratta di una visione ideale.

L’IMMINENTE FUTURO

È pur vero che l’Inter a trazione anteriore resta il sogno del popolo nerazzurro, a maggior ragione dopo il ritorno alla base di Dimarco. Senza dimenticare una voglia di rinnovamento nell’era post Conte.

Significativa, in qualche modo, l’esultanza di Danilo D’Ambrosio; la corsa verso la panchina alla ricerca del compagno olandese sta quasi a comunicare al mondo intero: “Andiamo oltre gli errori e zittiamo le polemiche, siamo un gruppo vero che vuole solo vincere”.

Simone Inzaghi non è uno sprovveduto. Conosce molto bene la Serie A quasi a memoria; e affrontare l’Inter da avversario gli ha permesso di capirne le logiche e le potenzialità. Ora si trova lui al timone, consapevole del fatto che la riconferma al vertice della classifica costituirebbe un traguardo di enorme portata.

Diversi elementi sono cresciuti, Bastoni e Barella su tutti, insieme a Lautaro Martínez. Altri, invece, hanno acquisito sempre più sicurezza con la maglia de La Beneamata. Avere un gruppo compatto, alla lunga, risulta determinante. Questo per dire che gli ingredienti non mancano, così come non manca la competitività in alcuni ruoli, come ad esempio proprio quello dell’esterno destro. Se Dumfries fosse convinto di avere una maglia da titolare, senza dover dimostrare granché, non si sentirebbe portato ad alzare costantemente l’asticella, colmando le lacune e sfruttando i punti di forza. Con D’Ambrosio e Darmian pronti a stare sul rettangolo verde anche per 90 minuti, ecco che il lavoro svolto durante la settimana assume un’importanza primaria.

E ci potrebbe volere tutta la prima stagione ad Appiano per dimostrarlo; senza guizzi da appuntare, ma pur sempre seguendo un percorso di crescita costante.

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