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Giorgio e Paulo, non c’è più il cordone ombelicale che li lega alla Juventus

Giorgio e Paulo, non c’è più il cordone ombelicale che li lega alla Juventus

La Juventus ha salutato Giorgio Chiellini e Paulo Dybala, due veri e propri pezzi di storia bianconera.

Ben diciassette anni di onorato servizio per il Capitano, dieci in meno per il fantasista argentino.

La sensazione è chiara: dopo dieci stagioni di trionfi ecco che il primo anno senza “tituli” pare essere davvero un nuovo inizio.

Quel cordone ombelicale che legava Paulo e Giorgio ora non c’è più e la Juve dovrà ricominciare da un Leonardo Bonucci con la fascia al braccio.

Non mi vergogno a dirlo: ho pianto come una fontana durante le standing ovation.

Per un tifoso è davvero difficile accettare la partenza di due leggende, mentre per la dirigenza dev’essere stata durissima la decisione di non rinnovare la Joya.

Una telenovela durata almeno un paio d’anni, una storia d’amore che sembrava destinata a continuare sull’onda di un rinnovo che era stato messo sul tavolo della trattativa.

All’improvviso però ecco problemi con Jorge Antun, all’epoca ancora non riconosciuto come procuratore in Italia, e poi il dietrofront societario.

Arrivabene fu molto chiaro qualche mese fa: “L’acquisto di Vlahovic ha cambiato le nostre priorità”.
Ecco perché fanno ancora più effetto il gol di Dusan con tanto di Dybala Mask come esultanza e le immagini finali dei due calciatori scalzi in un Allianz Stadium ormai privo di tifosi.
In pochi mesi si era creata una certa affinità di coppia e non a caso il primo gol del serbo con la nuova maglia era arrivato proprio su assist dell’ex Picciriddu.

Paulo è stato il simbolo per quella generazione di ragazzi cresciuti nel post Del Piero, è stata la Juventus stessa a volerlo.
Prima la prestigiosa “Numero Diez”, poi la fascia acquisita per “anzianità” legata alle presenze.

I bambini in lacrime ieri sera sono la dimostrazione lampante di come ogni tifoso sia legato a particolari icone a seconda del momento storico.

Mio padre è cresciuto con Platini, Baggio e, appunto, ADP10, io ho iniziato tifando per Alex, passando per Tevez, Pogba, e infine Dybala.

La fantasia e la classe di certi giocatori è immortale in un calcio che cerca sempre meno quelle caratteristiche tecniche.

E se da una parte salutiamo una delle ultime vere e proprie seconde punte, dall’altro è doveroso spendere due parole anche su Giorgione King Kong.

L’ultimo calciatore “sopravvissuto” alla Serie B della Juve, incredibilmente anche la mia prima stagione da tifoso.

Giorgio è riuscito a diventare “più simpatico” anche ai rivali, probabilmente per via del suo carisma e della sua sportività (e ovviamente grazie a quel celebre fallo tattico su Saka).

Uno degli ultimi difensori “vecchio stampo”, per sua stessa ammissione si è dovuto adeguare ad un calcio decisamente diverso rispetto a quello che si giocava al suo esordio.

Dottore, con ben due lauree.
Bandiera, dato che ha praticamente sempre giocato a Torino.
Leader silenzioso, visto che a lui bastavano un abbraccio e una pacca sulla spalla.
Capitano, perché tutti riconoscevano la sua carriera.

Al termine della serata ero devastato.
Ho notato però una vera e propria contrapposizione morale nei due atleti.

Chiellini era rilassatissimo, conscio di aver fatto il massimo durante quasi due decenni al servizio della Signora.

Dybala era disperato nel realizzare che stava finendo tutto. Per davvero.

Da una parte un calciatore che dice basta di sua spontanea volontà, dall’altra un ragazzo che si ritrova costretto a salutare la sua comfort zone.

Il calcio di oggi sta andando proprio in questa direzione: al termine dei contratti, difficilmente si tratteranno rinnovi a cifre superiori.
Anzi, è difficile vedere anche alcune conferme negli ingaggi più pesanti.

Il Milan ce lo ha dimostrato lo scorso anno con Donnarumma e Çalhanoğlu (ed è pronto a replicare con Kessie), eppure ad oggi manca un solo punto per conquistare un inaspettato Scudetto.

Giorgio Chiellini è stata forse una delle ultime bandiere del nostro calcio, Paulo Dybala ne voleva ricalcare l’orma.

La Juventus ha deciso diversamente, tra un anno vedremo se la scelta è stata corretta oppure no.

Quello che rimane nella mia testa, il giorno dopo, è questo senso di infinita confusione.

Felicissimo per quello che ho vissuto, tristissimo per la fine della corsa.

Allo stesso tempo, però, sono anche emozionato: non vedo l’ora di vedere altre pagine indelebili di storia.
Come sempre, in bianco e in nero.

 

Luca Toselli

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