Come si dice sempre, basta un attimo per stravolgere la propria vita. In una manciata di secondi si può passare da avere un futuro sicuro e chiaro davanti a sé, a ritrovarsi con occhi al soffitto, senza fiato, e ansimante sul pavimento. In pochi istanti infatti, si può palesare quella che prende il nome di embolia polmonare. Si tratta di un’ostruzione acuta di uno o più rami dell’arteria polmonare, e deriva quindi dal coagulo del sangue. Per rendersi meglio conto, dopo l’infarto e l’ictus, è la patologia cardiovascolare più grave. E Dzsenifer Marozsán questo lo sa bene.

Era nell’estate nel 2018 quando Dzseni cadde a terra in casa dei suoi genitori in Germania. L’embolia polmonare fu causata dalla pillola contraccettiva, e l’ha lasciata ferma per diverse settimane. Marozsán a malapena riusciva a camminare. Senza dubbi o mezzi termini, si è vista scorrere davanti la possibilità di smettere di giocare a calcio, lo sport che l’ha cresciuta fin da bambina e che scorre nella sua famiglia. Dopo circa un mese di riposo però, Dzseni è tornata, ed è tornata ad essere quello che è. Una delle calciatrici più forti del mondo, un centrocampista offensivo vincente per natura, una leader con il collo pieno di medaglie, il capitano della Nazionale tedesca o semplicemente come si definisce lei, una Fighter.

REGIA E FINAL SHOT

“Dzsenifer ha del talento grezzo; non riuscirò mai a colpire la palla come fa lei. È così delicata e abile. Adoro Marozsán.”

Lucy Bronze, difensore inglese e compagna di squadra di Dzsenifer al Lione, descrive così la regista della sua squadra. Le sue parole sono in realtà la replica al complimento che lei stessa ha ricevuto durante la Coppa del Mondo in Francia la scorsa estate. Il ct della Nazionale inglese Phil Neville infatti, aveva indicato la stessa Bronze come giocatrice più forte del mondo, ma la stessa ha passato il testimone alla compagna tedesca.

Delicata e abile, scaltra e pulita. L’essenza di Marozsán si descrive in poche parole. Ciò che la rende una delle migliori al mondo (si è classificata terza alla prima nomina del Pallone d’oro femminile ed è stata eletta più volte miglior giocatrice dell’anno), è la sua completezza. La numero 10 del Lione infatti, riesce a muoversi a centro campo e nella trequarti, sgusciando tra le linee e fornendo cross in area e possibili assist con precisione. Tuttavia, quello che la valorizza ulteriormente è la potenza che sa impiegare anche davanti al portiere. In tre anni all’Olympique Lyonnais ha collezionato 26 gol in 75 presenze, e in questa stagione è già a quota 10 reti, e sta trascinando la squadra in vetta al campionato.

Dal sito ufficiale You Tube Olympique Lyonnais, con descrizione “Dzsenifer Marozsàn l’une des joueuses les plus technique au monde” (una delle giocatrici più tecniche al mondo)

EXPLOIT LYONNAIS

Nei primi giorni di maggio 2016 l’Europa stava festeggiando il miracolo sportivo di Claudio Ranieri e del suo Leicester portato sul tetto della Premier League, e nel frattempo una leader del calcio europeo sceglieva di lanciarsi in una nuova avventura, tanto stimolante quanto quella che si stava lasciando alle spalle. La stella del Francoforte Dzsenifer Marozsán lasciava quindi quella che era stata casa per sei anni per atterrare nell’Olympique Lionnais féminine. La stampa tedesca parlò di una nuova Herausforderung per la giocatrice, che tradotto significa sfida, ma implicata in contesti combattivi e pratici. La densa parola tedesca quindi, che peraltro in alcuni contesti significa anche provocazione, mette in luce la sostanza della scelta di Dzseni, che affermerà ai giornalisti di essere orgogliosa si unirsi alla “squadra più professionale in Europa”.

Olympique Lyonnais vincitore della Women’s Champions League 2018/2019 (dal profilo Instagram @10maro10)

Alle spalle Dzsenifer si lasciava l’ottima esperienza al Francoforte, club più titolato di Germania che da anni si riconferma come big del campionato femminile tedesco. E da un successo all’altro, si è trasferita in un altro dei club più forti di Europa, squadra che detiene in Francia il record di scudetti, Coppe di Francia e Champions League. Il suo talento in questo modo è stato riconfermato con la stessa costanza: la Diez del dribbling, delle veroniche, dei movimenti agili contro la difesa avversaria, e del tiro potente anche da calcio piazzato, suoi pezzi unici in ogni formazione che abbia incontrato in carriera. Al Lione Dzsenifer si è confermata una forza per il centrocampo, nonché un ulteriore rinforzo in attacco con la norvegese Ada Hegerberg, vincitrice del Pallone d’oro, e la francese Eugénie Le Sommer. Al suo primo anno infatti, è arrivato il triplete e Les Fenottes hanno aggiunto altri tre importanti trofei al loro Palmarès.

Dzsenifer Marozsán con i tre trofei per miglior giocatrice in Francia (dal profilo Instagram @10maro10)

WILLKOMMEN

La calciatrice tedesca più forte in circolazione ha però una storia di naturalizzazione tedesca particolare. Dszenifer infatti è nata in Ungheria da famiglia ungherese, e a portarla in Germania quando aveva soltanto 6 anni fu proprio il calcio. Il padre infatti faceva il calciatore professionista e giocava nel Saarbrücken, squadra tedesca della capitale del Saarland. Nella città industriale, ma universitaria, al confine con la Francia infatti, Marozsán si appassiona al calcio e inizia a giocare nella squadra femminile della cittadina, seguendo la passione della famiglia, che ormai si era fatta i 1000 km da Budapest per coniare il sogno del padre.

Dzsenifer Marozsán in Nazionale (dal profilo Instagram @10maro10)

Presto però la pupilla della famiglia divenne lei stessa, infrangendo il primo record all’età di 14 anni. A novembre del 2006 infatti, esordisce nella 2. Frauen-Bundesliga con la maglia del Saarbrücken, diventando così la più giovane giocatrice ad aver esordito in Bundesliga. Il Paese che aveva accolto la famiglia quindi, iniziò un corteggiamento costante per farla naturalizzare tedesca e portarla in Nazionale. Allora Dzsenifer era minorenne e voler cambiare cittadinanza implicava che tutta la famiglia dovesse far questo passo, e così fu: l'”I want you” della Germania ebbe la meglio e tutta la famiglia diventò tedesca. In quella circostanza quindi voleva dire poter giocare a livello importante e nel calcio che conta.

ESSERE CALCIATRICI TEDESCHE

Che il calcio femminile sia ancora in fase preparatoria, rispetto a quello maschile, è ormai risaputo. Nonostante questo però, ci sono nel mondo molte vie differenti e anche agli antipodi, tra alcuni paesi in cui ancora non ci sono squadre femminili, o per esempio gli Usa, che da decenni presentano un “progetto al femminile”. In Europa in paesi come Francia, Germania, Inghilterra o Spagna, il professionismo per il calcio femminile è presente anche da più di 10 anni. Il caso di Marozsán è infatti uno dei più esemplari. Restare a Budapest e militare nel calcio ungherese sarebbe stato differente che farlo in Germania, appunto perché leggi e federazioni danno diverse opportunità e garanzie alle giovani calciatrici.

Per il Mondiale di calcio femminile, disputato la scorsa estate in Francia, ci siamo tutti un po’ svegliati dal dormiveglia che oscurava le calciatrici dietro ai calciatori. L’elevato share in Italia dei mondiali femminili sarà stato forse la conseguenza del flop della nazionale italiana maschile di quasi due anni prima. Ma c’è stata comunque visibilità, utile e – soprattutto – fondamentale per smontare alcuni pregiudizi retrogradi che tutt’ora marchiano le donne come genere. La Nazionale di calcio femminile tedesca ha a questo proposito girato un video, “Non abbiamo le palle ma sappiamo come usarle“, per smontare le dicerie sulle donne calciatrici, che anche in Germania hanno scaldato il pre-Mondiale.

Ad un certo punto del video, verso la fine, si sentono le parole:

“Siamo quelle che mettono il trucco.

Ci piacciono i tacchi alti e ci piacciono anche i calzettoni, sì!

Ci piace ballare.

Ci piacciono le persone che sanno quello che vogliono.

E quando cerchiamo esempi da seguire,

dobbiamo solo guardarci allo specchio.”

In queste poche frasi si ha il preludio della smontatura del patriarcato, e i valori di sicurezza, autonomia e indipendenza sono incarnati dalle immagini delle calciatrici tedesche. E tra queste, in prima fila, c’è il capitano, Dzsenifer Marozsán.

Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram @10maro10.