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È tornato PES! O meglio, ecco finalmente eFootball

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Dopo le critiche aspre e feroci che non hanno risparmiato gli sviluppatori Konami, la casa giapponese, colpevolmente in super-ritardo sulla tabella di marcia, ha rilasciato una patch che lascia intravedere un futuro interessante per il franchising.

INIZIO DA HORROR

Ricordiamo tutti l’inizio da horror di eFootball: due anni per programmare il gioco per la nuova generazione di console e solo poche settimane – quelle conseguenti all’uscita – per mandare all’aria tutto l’hype intorno al titolo. Gameplay deludente, grafica pessima, animazioni da brividi e, in generale, la sensazione di aver a che fare con un prodotto che per possibilità e sviluppo non è considerabile nemmeno come una beta.

L’AGGIORNAMENTO

Cos’è cambiato, dunque?

Le critiche rivolte a Konami sono state tanto distruttive da costringere la casa di sviluppo giapponese a prendersi mesi e mesi di tempo per riflettere sul lavoro fatto e… invertire la rotta. La famosa ‘patch 1.0’ che consegna, di fatto, un prodotto giocabile agli utenti era programmata per novembre ed è invece uscita oggi, in data 14 aprile. L’update di eFootball contiene succose novità che indirizzano il gioco verso i giusti binari consegnando all’utenza un videogioco che, sebbene ancora lontano dallo sviluppo completo, dimostra di saper intrattenere per gameplay e modalità di gioco. Inizia ufficialmente la Stagione 1 di eFootball.

Ma scendiamo nel dettaglio.

GRAFICA

Si registrano importanti passi avanti sotto il punto di vista della resa grafica dei modelli 3D dei giocatori. C’è ancora del lavoro da fare sulle animazioni, mentre i volti appaiono decisamente più credibili e vicini alla realtà.

eFootball Messi Ronaldo faces

GAMEPLAY

Il gameplay appare decisamente più fluido e privo di quegli elementi che avevano destato tanto scalpore all’uscita della versione precedente del titolo. Innanzitutto, sono stati rivisti i comandi e adattati in base alle critiche della community. Le novità più rivoluzionarie rimangono: R2 sarà il comando base per correre, R1 servirà per far pressare il portatore di palla dai compagni di squadra. In generale, inoltre, avremo comandi nuovi per fare a spallate con gli avversari, per rimanere in controllo della sfera e nuovi modi di calciare e passare il pallone (stunning pass/stunning shot). Ritornano le tattiche e le tattiche avanzate con numerose nuove aggiunte che forniranno a ciascun utente un livello di personalizzazione mai visto.

Il tutto viene riassunto in maniera efficace dal nuovo trailer di lancio del titolo.

DREAM TEAM

Dream Team è l’erede di ciò che è stato myClub per anni fino a PES2021. Per chi non ha familiarità con PES, Dream Team altro non è che la versione in salsa eFootball dell’arcinoto FIFA Ultimate Team. E, sebbene per diversi aspetti il DT assomigli ad un esercizio di copiatura dal rivale di maggior successo, è necessario ammettere quanto la modalità si riveli intrigante.

In primis, il design del comparto DT è stato presentato in una chiava grafica decisamente più accattivante del myClub. Le nuove carte dei giocatori sono state sviluppate in maniera più creativa ed i filmati d’ingaggio dei giocatori sono decisamente più spettacolari di quelli degli scorsi titoli.

 

La composizione della squadra, inoltre, sebbene manterrà per certi aspetti la casualità data dal sorteggio dei giocatori, fornirà enormi libertà a ciascun player. Ora, difatti, è possibile assemblare la squadra a proprio piacimento, ingaggiando giocatori tramite GP (la moneta virtuale).

Novità sostanziale rispetto allo scorso titolo: si potrà continuare ad ingaggiare il proprio allenatore preferito per ciascuna squadra ma questo non costringerà l’utente a scegliere un solo modulo di gioco. La possibilità di modificare e sperimentare nuovi disegni tattici è garantita.

In più, è stato introdotto il concetto di Season, così spiegato da Konami:

Ogni “Season”, attiva per un periodo di tempo limitato, sarà caratterizzata da eventi a cui i giocatori potranno accedere con il proprio Dream Team.
Il tema di ogni Season rifletterà gli avvenimenti più importanti nel mondo del calcio, portando con sé una grande varietà di eventi a cui prendere parte.
Ci saranno Challenge Event per gli utenti che giocano contro altri utenti, o Tour Event per gli utenti che affrontano l’IA.
Mettere sotto contratto i giocatori e allestire una squadra che corrisponda al tema della Season garantirà una serie di vantaggi durante gli eventi*.
*Questi eventi in-game inizieranno il 21 aprile.

Per ciò che riguarda, invece, le modalità offline ci sarà da aspettare ancora qualche tempo.

Il titolo è ancora in cantiere e potrebbero volerci mesi prima di arrivare ad una versione definitiva, se non altro, sull’aspetto grafico e del gameplay.

Ciononostante, le premesse per un futuro roseo ci sono tutte quante.

 

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Udogie compie 20 anni: i passi della carriera dell’esterno italiano

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Udogie

Destiny Udogie rappresenta una delle speranze azzurre per il futuro. Il terzino scuola Verona ed ora in forza all’Udinese in questa stagione ha ulteriormente dimostrato il suo valore. Prima delle grandi prestazioni con i friulani una big inglese come il Tottenham, grazie al lavoro di Paratici e Conte che guardano tanto nel nostro campionato i talenti da acquistare (vedi Kulusevski o Bentancur), ha deciso di prelevarlo. Il classe 2002 ieri ha compiuto appena 20 anni ma quello che si è visto in campo in questa stagione sembra un giocatore già formato fisicamente e pronto per il grande salto. Con il lavoro svolto ottimamente da Sottil sulla panchina dei bianconeri e con Udinese che soprattutto nella prima parte di campionato ha sorpreso tutti, sulla fascia sinistra Udogie ha dimostrato capacità offensive unite allo strapotere fisico risultando devastanti nei confronti degli avversari.

LA CRESCITA

Di origini nigeriane ma nato e cresciuto in provincia di Verona, ha passato tutta la sua carriera nelle giovanili dell’Hellas Verona fino ad arrivare al debutto con la prima squadra sia in Serie A che in Coppa Italia a soli 17 anni. D’altronde, a portarlo con sé fra i “grandi” è stato un allenatore che di esterni se ne intende, in grado di valorizzare a pieno il proprio potenziale. Infatti Ivan Juric lo fa esordire contro il Milan a San Siro.

“Mi piace molto il mister, è una grande persona e come hai detto tu non guarda all’età. Sta a me dimostrargli le mie qualità e guadagnarmi la sua fiducia. Personalmente mi ha dà sempre moltissimi consigli, per esempio su come posizionarmi e dove e come migliorare. Gli sono molto grato per questo.”

Come riferito da lui, l’esterno sinistro è il ruolo che più si addice ma negli anni ha cercato di imparare quella fase difensiva che deve tutt’ora perfezionare. Ipotizzando un Antonio Conte ancora seduto sulla panchina degli Spurs, ecco che si potrebbe presentare l’occasione migliore. Nonostante questo, le sue doti offensive sono quelle che spiccano di più e come detto da lui in un’intervista a calciohellas.it, si ispira ad un terzino che nel decennio 2010-2019 ha dimostrato di essere sulla sinistra il più forte al mondo:

“Per quanto riguarda il giocatore non del Verona, mi è sempre piaciuto molto Marcelo, soprattutto per come interpreta la fase offensiva: è davvero fortissimo. Per quanto riguarda il prossimo futuro, spero ovviamente di riuscire a ritagliarmi uno spazio in prima squadra e far bene. Guardando più avanti spero invece di riuscire ad arrivare nel grande calcio.”

IL PASSAGGIO ALL’UDINESE

Le sue prestazioni a livello giovanile hanno comunque attirato altri club italiani nonostante le poche presenze in Seria A. Ed infatti, un altro club in pianta stabile in Serie A da ormai tanti anni si è aggiudicato le prestazioni di Udogie investendo al tempo 4 milioni comunque importanti: l’Udinese.

La storia che unisce Destiny Udogie all’Udinese non è cosa da poco, dato che il classe 2002 ha dato parola e mantenuto l’accordo con la prima squadra che ha creduto nelle sue potenzialità nonostante alcuni club di fascia più alta sia in Italia come l’Atalanta ma anche all’estero come il Monaco.

Fin da subito, Luca Gotti e poi Cioffi hanno creduto nel ragazzo arrivato dal Verona, ponendolo titolare sulla corsia di sinistra. Le sue prestazioni sono andate sempre di più in crescendo come quelle della sua squadra, tanto che ha trovato la sua prima rete in Serie A. Contro chi? Proprio contro il Milan, squadra con cui aveva esordito nel campionato italiano. Da quel momento in poi il numero 13 dell’Udinese non si è fermato e ha messo a segno 4 gol in 14 partite.

IL FUTURO

Queste prestazioni gli sono valse la grande occasione, quella che aveva sperato da sempre: la chiamata del grande calcio, quella della Premier League con il Tottenham che lo ha acquistato per 30 milioni lasciandolo in prestito per un’altra stagione all’Udinese per mettere esperienza e chilometri nella testa e nelle gambe.

“Arrivare a giocare in una squadra importante come il Tottenham e in un campionato così prestigioso e difficile come la Premier League credo che sia il sogno di qualsiasi ragazzo della mia età che gioca a calcio.”

In questa stagione ha offerto grandi prestazioni unite alle statistiche: 2 gol e 1 assist in 12 partite, prima dell’infortunio al flessore che lo ha messo fuori causa prima dello stop per i mondiali. Sicuramente si preparerà al meglio per non deludere le aspettative e guadagnare un posto in nazionale nel futuro prossimo.

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Calcio Internazionale

Sofyan Amrabat è il perno del Marocco

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Amrabat

Alla vigilia dell’inizio di Qatar 2022 uno dei gironi più attesi era senza dubbio il gruppo F, quello di Belgio, Croazia, Canada e Marocco. Ci si sarebbe aspettato uno scontro per il primato tra i Diavoli rossi e i vice campioni del mondo, scontro fra due dei centrocampi più tecnici ai Mondiali. Ci si sarebbe aspettati il Canada di Alphonso Davies come terzo incomodo per un posto agli ottavi di finale. Invece, la nazionale che più di tutti sta sorprendendo è il Marocco, che ha già un piede e mezzo agli ottavi. I maghrebini hanno certo una rosa di qualità, ma gran parte dei loro meriti vanno a un giocatore che ha dominato in queste prime due partite. Sofyan Amrabat.

I NUMERI DI AMRABAT CONTRO CROAZIA E BELGIO

“Amrabat gioca finché non muore”

Forse vi ricordate di queste parole. Sono quelle di Ivan Juric che, ai tempi dell’Hellas Verona, ha ribadito, a modo suo, la centralità di Amrabat nel suo gioco. Diventato centrale anche alla Fiorentina con Vincenzo Italiano, adesso Amrabat lo è anche per la sua nazionale. Il sorteggio del Mondiale gli ha posto contro Croazia e Belgio. Vale a dire, giocare contro i vari Brozovic, Kovacic, Modric, De Bruyne e Witsel. Giocatori di non poca qualità, insomma.

Il Marocco ha però dimostrato di essere una grande squadra ed è uscita imbattuta (e a reti inviolate) contro entrambi i colossi europei. Sulla copertina, insieme ai big Ziyech e Hakimi, va per però giustamente inserito anche Sofyan Amrabat. L’uomo in più dei Leoni dell’Atlante.

E Ambrabat è davvero l’uomo in più del Marocco, tanto che in campo sembra sdoppiarsi. Nei primi 180 minuti del Mondiale è dappertutto sul terreno di gioco. Pressa chiunque si trovi nelle vicinanze, annulla qualunque attacco avversario e distribuisce palloni su palloni al reparto avanzato.

La sua importanza ci viene mostrata anche da alcuni numeri. Il centrocampista della Fiorentina è quello con più palloni toccati nella sua nazionale, 53 in media a partita. Con una percentuale di successo dell’87,2%, superiore anche a quella di Brozovic. È vero, rispetto al centrocampista dell’Inter e a Witsel (le sue controparti di Croazia e Belgio) tocca molti meno palloni, ma è anche vero che il Marocco tiene molto meno il possesso della sfera (34% di media a partita). Dunque, è la qualità dei suoi tocchi che fa la differenza.

Nel gioco di Regragui, mirato alla verticalizzazione immediata, è lui, infatti, che si occupa del primo possesso dei maghrebini. Abbassandosi fra i centrali di difesa e avviando la manovra della squadra, smista palloni con precisione. Soprattutto sulle fasce presidiate da Hakimi e Ziyech da una parte e da Mazraoui e Boufal dall’altra. Il gioco del Marocco si basa tutto su questo e, per ora, la tattica sta funzionando soprattutto grazie al suo numero 4.

IL DISTRUTTORE DELLE MANOVRE AVVERSARIE

Il suo contributo è però vitale in fase difensiva. Il suo pressing ha costretto Modric e De Bruyne a giocare delle partite anonime. Ha vinto il 75% dei contrasti che lo hanno visto coinvolto. Spesso è lui, inoltre, che marca il centravanti avversario, anche in area di rigore, giocando come centrale aggiunto.

Una statistica però pone Sofyan Amrabat al primo posto tra i centrocampisti di tutto il Mondiale qatariota e ci fa ben capire la sua importanza in fase difensiva.

L’ex Hellas Verona è infatti al primo posto per palloni intercettati in tutta la Coppa del Mondo, ben 18 in totale. Una media dunque di ben 9 a partita finora. Una vera e propria diga, dunque, sulla quale si stanno infrangendo anche i migliori giocatori del mondo.

Persino la sua ammonizione, che può sembrare un macchia nelle sue finora ottime statistiche, è stata vitale per la squadra. Essendo arrivata per contrastare Luka Modric, al 78esimo del match contro la Croazia. In un’azione di contropiede in campo aperto, Amrabat ha preferito saggiamente stendere il trequartista del Real Madrid.

ANCHE ALL’ESTERO SI STANNO INTERESSANDO A LUI

Le prestazioni di Sofyan Amrabat lo pongono quindi fra i migliori giocatori del Mondiale in queste prime due partite. Forse il migliore degli “italiani” presenti alla kermesse. Le sue prestazioni non stanno però passando inosservate. Non c’è da stupirsi, almeno non per il  ct Regragui, che ha recentemente affermato:

“È un giocatore chiave per i miei progetti. Mi aspetto che si trasferisca in un top club europeo dopo il M0ndiale”.

La Serie A può dunque perdere uno dei suoi giocatori in rampa di lancio, con la Fiorentina che ha però un’opzione per il rinnovo fino al 2025. Su di lui però sta facendo più di un pensierino anche il Tottenham di Antonio Conte, che potrebbe dargli la possibilità di giocare in Champions League, desiderio espresso anche dallo stesso Amrabat.

Se è vero che speriamo che il marocchino non si muova dal nostro campionato, sarebbe altresì interessante vedere in che modo distruggerà le manovre offensive delle migliori squadre del continente, proprio come sta facendo al Mondiale.

 

 

 

 

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Che fine ha fatto Lucio? Pedina fondamentale nell’Inter di Mourinho

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Inter

CHE FINE HA FATTO LUCIO? PEDINA FONDAMENTALE NELL’INTER DI MOURINHO – Nella storia del calcio più recente abbiamo avuto l’onore di ammirare calciatori talentuosi e dall’estro decisamente creativo, ma è anche vero che negli ultimi anni il panorama calcistico ha accolto e acclamato anche chi con il pallone tra i piedi non ha mai entusiasmato. È infatti il caso dei giocatori più rustici ma mai banali, spesso chiamati a fare il lavoro sporco.

Da Materazzi a Pepe, passando per Chiellini, fino ad arrivare a Lucio, questi rappresentano solo una piccolissima parte della tipologia di atleti appena evidenziata ma che in un modo o nell’altro verranno ricordati. In particolare modo l’ultimo, ormai accasatosi in una parte definita del cuore dei tifosi dell’Inter. Grazie alla sua esperienza in neroazzurro, infatti, Lucio vanta il Triplete del 2010 sotto la guida di José Mourinho.

INTERNACIONAL PRIMA, LA GERMANIA POI

I primi scorci di carriera di Lucio si intravedono nel 1997, quando firma il suo primo contratto da professionista con l’Internacional di Porto Alegre. Rispetto agli altri profili esaminati all’interno di questa rubrica firmata Numero Diez, infatti, il difensore brasiliano scala la classifica e si aggiudica il primo posto per anzianità. In patria ci resta inizialmente per tre stagioni e grazie alle quali riesce a fiondarsi nel calcio europeo. Si trasferisce quindi in Germania, al Bayer Leverkusen, lanciando un chiaro segnale alla Nazionale maggiore: il Mondiale non è solo un obiettivo. Così, dopo aver stregato Scolari a suon di buone prestazioni e gol, si impone al centro della difesa verdeoro trionfando nella Coppa del Mondo del 2002.

E chiunque giochi in Bundesliga spiccando notevolmente finisce per vestire la maglia del Bayern Monaco, matematico. Il suo trasferimento avviene nel 2004 e in Baviera ci resta fino al 2009; con la maglia rossoblù Lucio mette a referto 218 partite e 12 reti che gli permetteranno di confermarsi come uno dei migliori difensori del pianeta.

QUI INTER: IL TRIPLETE È STORIA

Proprio con il passaggio dalla Germania all’Italia e dal Bayern Monaco all’Inter il brasiliano si addentra forse nel periodo più felice della sua carriera insieme a quello della vittoria del Mondiale. In Serie A, infatti, Lucio trascorre solamente tre anni e mezzo lasciando un ricordo indelebile ai tifosi neroazzurri. Sulla panchina del club milanese sedeva José Mourinho e dopo aver conquistato quattro scudetti consecutivi decide di puntare sull’esperto difensore per ambire ancora più in alto.

Così Lucio aggiunge al suo palmarès prima un campionato italiano, allungando il filotto di scudetti consecutivi conquistati in Italia a cinque (poi eguagliato e superato dalla Juventus arrivata a quota nove), dopo la Coppa Italia e infine la Champions League. L’Inter dello Special One diventa quindi la prima squadra italiana a vincere tutte le competizioni presenti in una stagione e a fare il Triplete.

“E’ stato un periodo meraviglioso, con tanto divertimento, tante persone fantastiche e tanti titoli. Mi sono fatto molti amici. E con i compagni nel 2010 abbiamo fatto la storia. Mourinho è stato estremamente importante. Un motivatore che ha tirato fuori il meglio da ogni giocatore. Era molto esigente, ma anche totalmente simpatico, onesto e diretto. Grazie a lui, io e i miei colleghi abbiamo fatto una stagione spettacolare. José è stato il miglior allenatore che ho avuto in tutta la mia carriera” dirà Lucio qualche anno più tardi.

IL CAPITOLO JUVE E IL RITORNO IN BRASILE

Al termine della stagione 2011-2012 il contratto di Lucio viene risolto consensualmente con l’Inter e l’ex Bayern Monaco finisce per approdare a Torino, sponda Juventus. Impensabile fino a qualche mese prima, soprattutto dopo aver vinto tutto con quei colori e considerando la rivalità storica tra le due squadre. Ma allora la Vecchia Signora era solita concludere operazioni a costo zero grazie alla lungimiranza di Beppe Marotta e il trasferimento finì per concludersi senza troppi se e senza troppi ma.

Tuttavia l’esperienza di Lucio sotto la guida di Antonio Conte si rivela inferiore alle aspettative. Il giocatore, infatti, decide insieme alla squadra di dirsi addio dopo appena quattro mesi e quattro presenze. Proprio dopo alcuni screzi con l’allenatore toscano, l’ex Inter lascia per tornare in Brasile, al San Paolo. Ma la carriera del difensore vittorioso sembra ormai in declino, tanto che nel giro di pochi anni finisce per giocare anche per Palmeiras, Goa, Gama e infine Brasiliense senza ottenere risultati positivi.

Nel 2019 annuncia il ritiro dal calcio giocato e resta in attesa di una possibile chiamata che possa concedergli di ricoprire ruoli di dirigente o allenatore. Attualmente, però, Lucio non ha ancora preso impegni e resta alla finestra. Quanto fatto sul terreno di gioco non sarà mai dimenticato e chissà che non possa ripetersi fuori dal rettangolo verde, magari in vesti differenti.

 

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L’Inghilterra passa agli ottavi di Qatar 2022 se…

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Inghilterra

L’INGHILTERRA PASSA AGLI OTTAVI DI QATAR 2022 SE… – Dopo la convincente vittoria per 6-2 contro l’Iran, l’Inghilterra ha fallito il match point per passare matematicamente agli ottavi dei Mondiali. Contro gli Stati Uniti, infatti, la Nazionale dei Tre Leoni non è andata oltre lo 0-0, risultato che va stretto ad entrambe le squadre. Nonostante ciò, gli inglesi sono comunque ad un passo dalla qualificazione alla fase ad eliminazione diretta.

Gli uomini di Southgate, ad oggi, sono primi nel girone D con 4 punti, con una differenza reti che recita +4. Alle loro spalle c’è l’Iran con 3 punti e -2 di differenza gol. Successivamente ci sono gli Usa a 2 punti (0 come differenza reti) e, infine, il Galles a 1 punto e -2 come differenza gol.

Nell’ultima giornata della fase a gironi ci sarà proprio il match tra Inghilterra e Galles, che decreterà la classifica finale del girone D. Le possibilità di eliminazione sono ridotte al minimo per gli inglesi. I vicecampioni d’Europa, però, certamente non si accontenteranno di una “semplice” qualificazione agli ottavi, ma punteranno a conquistare anche il primato nel girone D dei Mondiali 2022. Basta chiacchiere, analizziamo nel dettaglio le possibili combinazioni!

VITTORIA O PAREGGIO CONTRO IL GALLES

L’Inghilterra, ovviamente, se dovesse battere il Galles passerebbe automaticamente il girone. Stesso verdetto anche in caso di pareggio: i ragazzi di Gareth Southgate si porterebbero a 5 punti e sarebbero matematicamente qualificati al turno successivo.

VITTORIA DEL GALLES CON TRE RETI DI SCARTO

Nel caso in cui il Galles dovesse battere l’Inghilterra con tre reti di scarto, la Nazionale dei Tre Leoni sarebbe comunque qualificata agli ottavi, perché avrebbe la stessa differenza reti (+1), ma un maggior numero di gol realizzati rispetto ai gallesi. Inoltre questo verdetto non dipenderebbe dall’esito dell’altro match del girone D, Iran-USA.

VITTORIA DEL GALLES CON QUATTRO RETI DI SCARTO

Se, invece, il Galles dovesse vincere con ben quattro gol di scarto, l’Inghilterra sì qualificherebbe agli ottavi in caso di pareggio tra USA e Iran.

 

 

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