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È l’ora di Darío Benedetto

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A 29 anni Darío Benedetto è arrivato in Europa per la prima volta in carriera. È stato il colpo dell’estate dell’Olympique Marsiglia che per acquistarlo dal Boca Juniors ha sborsato circa 15 milioni di dollari, una cifra importante per l’attaccante argentino, sintomo della fiducia che la dirigenza dell’OM nutre nei confronti di uno dei centravanti più affascinanti e interessanti per modo di concepire il gioco del calcio. Il grande salto di qualità, dunque, è arrivato dopo aver girovagato l’Argentina, segnato in Messico ed infine realizzato il sogno di giocare per la squadra del cuore: il Boca. D’altronde lo scudo degli Xeneizes Benedetto ce l’ha tatuato sul ventre, come a sottolineare quanto questo amore sia letteralmente viscerale. E negli ultimi anni è stato il trascinatore di una squadra che ha sfiorato di vincere la Copa Libertadores in finale con il River Plate. La storia è andata come è andata, con i Millionarios in grado di battere i loro eterni rivali nella finale più importante della storia della competizione, ma è fuori discussione che El Pipa – lo chiamano così per il suo naso molto pronunciato – sia stato un giocatore unico nel suo genere, straripante ed esuberante in campo e non solo, del quale sarà molto difficile dimenticarsi.

(Fonte: profilo Twitter Dario Benedetto)

LEADER

Con la maglia del Boca Juniors Benedetto ha collezionato 39 gol e 11 assist in 63 presenze. Ma i suoi numeri sono altrettanto notevoli anche se si guarda alle esperienze in terra messicana con Tijuana e Club América, squadre con le quali ha vinto la classifica cannonieri e anche diversi trofei nazionali. Ma le statistiche sono solo il contorno di un calciatore che è nato con il fútbol nelle vene e che proprio giocando a calcio ha vissuto la scomparsa del padre, un passaggio decisivo per comprendere la natura tanto intrigante quanto complessa del Darío Benedetto giocatore.

“Ho perso mio padre per un arresto cardiaco mentre mi stavo allenando con l’Arsenal di Sarandì. Lui era sugli spalti, avevo solo 14 anni. Fino alle 14 lavoravo come manovale, poi andavo al campo. Ho ripreso a giocare a calcio perché era quello che avrebbe voluto mio padre.”

Darío Benedetto è nato leader. Lo era quando vestiva la maglia dell’Arsenal Sarandì, portando a casa uno storico Clausura nel 2013, e soprattutto quando, con personalità, ha vestito le casacche delle due squadre più importanti del campionato azteco. Con il Club America ha conquistato due CONCACAF Champions League consecutive, decise in entrambe le occasioni dai gol del Pipa in finale.

(Fonte: profilo Facebook OM)

Quando nell’estate del 2016 si è palesata l’opportunità di ritornare in patria al Boca, Benedetto non ci ha pensato due volte e ha firmato in bianco, rinunciando anche ad un milione. All’esordio ha segnato una tripletta in appena diciotto minuti. L’unico ad esserci riuscito nella gloriosa storia del club argentino è stato Martín Palermo, uno che dalle parti della Bombonera è venerato come un dio. In tre anni l’attaccante classe ’90 è stato fondamentale per le tante vittorie del suo Boca: due campionati argentini, una Supercoppa e nel 2017 è stato nominato “Giocatore dell’anno” in Argentina. Non a caso Jorge Sampaoli doveva portarlo con sé in Russia per i Mondiali della scorsa estate; peccato che poco prima di maggio si sia infortunato gravemente ai legamenti del ginocchio e sia stato costratto a guardare da casa l’Albiceleste soccombere ai danni di Croazia e Francia, future finalista del torneo. Darío Benedetto è un leader nato e lo ha dimostrato anche quando quest’estate ha preso la decisione più importante della propria carriera, volando in Europa per la prima volta accettando di affrontare una sfida bellissima come quella di riportare ai vertici del calcio francese l’Olympique Marsiglia.

IL MARSIGLIA

La scelta di andare al Marsiglia, riflettendoci, è in perfetta sintonia con il carattere di quello che in Argentina è anche un vero e proprio personaggio. Basti pensare a ciò di cui si è reso protagonista durante la finale di ritorno di Libertadores giocata al Bernabeu. Dopo aver segnato e sbloccato l’incontro, il Pipa esulta sgranando gli occhi e mostrando una linguaccia da psicopatico a Montiel, difensore del River Plate. La Doce, la curva del Boca, ha trovato il suo nuovo idolo. Il clima caldo e passionale della Bombonera è molto simile a quello del Vélodrome di Marsiglia, la sua nuova casa. Ed è proprio sulle rive della Costa Azzurra che Darío Benedetto ha deciso di affrontare la sua prima avventura europea. La scelta di arrivare nel Vecchio continente a soli 29 anni è particolare, ma sarà ancor più interessante capire in che modo l’argentino impatterà con un mondo che è comunque diverso da quello di Buenos Aires.

Benedetto è stato il grande acquisto dell’estate, voluto fortemente dal nuovo allenatore dei francesi, Andrè Villas-Boas. L’aggressività e l’agonismo di Benedetto si sono fin da subito sposati alla perfezione con quella che è l’idea di calcio del tecnico portoghese. Il ruolo del centravanti, infatti, non è solo quello di capitalizzare quante più palle gol possibili, ma anche quello di sfiancare l’avversario, far correre i difensori, pressare in maniera quasi asfissiante. Che è quello che ha poi reso Falcao, ai tempi del Porto, un attaccante davvero indomabile.

E le prime risposte che sono arrivate lasciano ben sperare. Dopo la partenza di Balotelli, che sembrava aver trovato una seconda giovinezza, il Marsiglia aveva tutta la necessità di acquistare un centravanti con grande fiuto del gol e che garantisse tanta corsa e personalità. Cose che, evidentemente, l’altro attaccante Valère Germain non possiede abbastanza. Alla seconda gara di campionato il Marsiglia ha pareggiato 0-0 con il Nantes: Benedetto, uno che di esordi speciali ne sa qualcosa, stecca e sbaglia addirittura un calcio di rigore. Niente processi, il Pipa è arrivato in Europa per lasciare il segno come ha sempre fatto in carriera e anche in Francia, dopo un esordio amaro, stanno iniziando a capirlo. Nelle due partite successive ha realizzato le sue prime reti con l’OM: la prima nel sentitissimo derby con il Nizza, con una girata di destro al volo sul quale il portiere avversario è stato piuttosto goffo, e la seconda al Saint-Étienne, concludendo con un destro piazzato un’azione che aveva iniziato lui stesso con un bellissimo colpo di tacco. Che peraltro è solo il culmine di una partita giocata quasi alla perfezione, da centravanti vero, da nueve puro.

Quello che Benedetto può dare al Marsiglia, infatti, non è solo agonismo e pressing, ma è anche tanta qualità in fase di rifinitura e una varietà di colpi in zona gol davvero sorprendente. Il Marsiglia ha tutta la voglia di tornare a recitare un ruolo da protagonista nel calcio che conta, dopo anni bui e deludenti. Di giocatori di talento ce ne sono abbastanza: da Payet e Thauvin, passando per Sanson e Lopez, senza dimenticare i vari Strootman, Mandanda e Rongier. Ma lo vuole fare soprattutto con un attaccante di grande livello. Perché è giunta l’ora del Pipa Benedetto.

 

(Fonte immagine di copertina: profilo Facebook OM)

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Calciomercato

Salernitana-Bakayoko, affare complicato: la situazione

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Bakayoko

Molte squadre stanno approfittando della sosta Mondiali per sondare il terreno in vista della sessione invernale di calciomercato; la Salernitana starebbe pensando a Bakayoko, in partenza dal Milan.

Quello del centrocampista francese sarebbe il primo nome in cima alla lista degli esuberi e il club rossonero starebbe cercando di piazzarlo. A tal proposito, ci sarebbe stata una prima chiacchierata informativa con il ds dei granata Morgan De Sanctis. Le intenzioni della Salernitana sono chiare: la trattativa può andare in porto soltanto con un’eventuale cessione di Coulibaly o con l’ingaggio del centrocampista a carico del Milan. 

Bakayoko, quest’anno, non è mai sceso in campo. Il club campano rifletterà sulla proposta ma al momento sembrano non sussistere le condizioni necessarie affinchè la trattativa si concretizzi.

 

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Flash News

Dida a 360 gradi: “Con l’Ajax la parata più bella; Ibra e Vieri gli attaccanti più forti mai sfidati”

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Ibrahimovic

Nelson Dida, ex portiere del Milan e attuale preparatore dei portieri, si è raccontato ai canali ufficiali della società durante la Milano Games Week.

L’ex portiere brasiliano si è espresso a 360 gradi, cominciando dagli attaccanti più forti affrontati:

Vieri e Ibra sono fra gli attaccanti più forti che ho affrontato, giocatori che possono risolvere una partita da soli”.

Poi su Maignan:

Mike è un amico ed è venuto al Milan con l’idea di vincere, e ha vinto subito. Faceva di tutto per migliorarsi in allenamento ed è cresciuto veramente tanto. Può crescere tanto e su tutto. Non aveva fatto tanto in senso di preparazione, ma il Milan ha tutto può far crescere questi ragazzi”.

Dida ha poi fatto un salto nel passato:

“Ho avuto una bellissima storia nel Milan, ho vinto due Champions e un campionato. Ho fatto tanto e sono soddisfatto. Serginho era mio amico, lui abita qua a Milano e quindi siamo sempre assieme. Abbiamo questa amicizia da quasi 20 anni”.

Infine sulla parata più bella:

Quella con l’Ajax, me la ricordo tanto, mi sono anche fatto male. Ho fatto il massimo che potevo e mi sono strappato un muscolo della schiena”.

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Calcio Internazionale

Rodri commenta il suo nuovo ruolo: “Da centrale mi trovo bene”

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Delph

Al termine del match contro la Germania, il centrocampista spagnolo Rodri ha parlato ai microfoni di La1.

Il calciatore del Manchester City si è soffermato sul suo nuovo ruolo di difensore centrale:

“Cerco di imparare ogni giorno, è un ruolo diverso ma mi trovo bene con i miei compagni. Capisco il ruolo e l’importanza che devo dare alla squadra”.

Poi, sulla partita:

Sul gol potevamo fare meglio, ma Musiala è stato anche fortunato sul rimbalzo. Sapevamo che sarebbe stato complicato: i tedeschi sono molto forti, ma abbiamo giocato bene e preso un punto che ci permette di arrivare alla sfida col Giappone con le massime garanzie”.

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Calcio Internazionale

Luis Enrique post Spagna-Germania: “Abbiamo cercato di fare il nostro gioco”

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Luis Enrique

Al termine di Spagna-Germania, il tecnico spagnolo Luis Enrique ha analizzato il match ai microfoni della RAI, commentando il pareggio maturato tra le due Nazionali.

L’ex allenatore di Barcellona e Roma ha dichiarato:

“Oggi è stata una partita molto difficile, i tedeschi giocano bene e pressano forte. Abbiamo cercato di fare il nostro gioco, abbiamo fatto degli errori sul risultato di 1-0. Siamo contenti perché siamo primi nel girone ma non abbiamo ancora fatto nulla”.

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