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Pensiero del Diez

È nata una stella

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L’ultima stella spagnola, emersa in tutta la sua luce nella semifinale dell’Europeo U-21 contro l’Italia, si chiama Dani Ceballos.  Il suo nome è giunto alla ribalta dopo la strepitosa partita contro gli azzurrini, che ha coronato un europeo giocato da gran protagonista. Il centrocampista della Rojita ha fatto impazzire i colleghi tricolore, sfoderando una quantità innumerevole di tunnel e dribbling riusciti. Ora Ceballos ha attirato su di sé gli occhi di praticamente tutta Europa, con il Real Madrid pronto allo sprint finale per assicurarsi le sue prestazioni.

RICERCA DELLA POSIZIONE

Dani Ceballos nasce a Utrera, comune situato nell’Andalusia. Si forma calcisticamente prima nel Siviglia, poi nell’Utrera, arrivando al calcio che conta con la maglia del Betis. Lo spagnolo nasce come ala sinistra, posizione che ha ricoperto sia nelle giovanili che nel suo primo anno al Betis. Nella sua prima stagione nei professionisti gioca soltanto 9 minuti, contro il Malaga. A partire però dall’annata 2014-2015 arriva la svolta per il giovane andaluso classe ’96.

Dopo una prima stagione ai margini della squadra, Dani comincia dalla panchina anche la successiva. Alla nona di campionato contro il Leganes arriva la prima da titolare, posto che Ceballos non perde più fino alla conclusione del campionato. Il ragazzo di Utrera esplode, collezionando 33 presenze, 5 gol e 5 assist, e contribuisce all’immediato ritorno del Betis in Liga, dopo la retrocessione dell’anno prima.

Questa stagione in Segunda Division fu molto preziosa per l’identità tattica di Ceballos. Nato come ala sinistra, il calciatore dimostra subito di avere una tecnica e una visione di gioco che lo rendono assai prezioso in mezzo al campo. Il tecnico Pina lo sposta allora al centro, facendolo agire da centrocampista centrale. Qui, nel cuore del gioco, Dani dà il meglio di sé, divenendo il fulcro della manovra della squadra. Il calciatore dimostra inoltre una preziosissima duttilità, potendo giocare anche sia a destra che a sinistra.

ESPLOSIONE

Nelle due stagioni successive, in Liga, Ceballos si conferma pedina preziosissima nel Betis, giocando da titolare fisso. Colleziona in totale 69 presenze, con all’attivo solo 2 gol. L’unico difetto infatti è probabilmente la scarsa vena realizzativa dello spagnolo, dovuta probabilmente all’arretramento del baricentro di gioco. Ceballos è infatti fondamentale nella costruzione della manovra, grazie alla sua eccezionale tecnica con la palla e alla straordinaria visione di gioco.

Le due stagioni con il Betis gli sono valse la chiamata di Celades per l’europeo di categoria. Con la Rojita, Ceballos partiva dietro nelle gerarchie, alle spalle del blaugrana Denis Suarez. Dani ha però saputo ribaltare queste gerarchie e guadagnarsi il posto da titolare. Con l’Italia è arrivata una super prestazione, che ha consacrato Ceballos come uno dei talenti più cristallini del momento.

Il numero 6 ha illuminato la sfida di Cracovia. Col pallone perennemente attaccato ai piedi, ha deliziato la folla con innumerevoli giocate, tra cui svariati tunnel che hanno messo in ridicolo gli azzurrini. Ha confezionato l’assist per il primo gol di Saul, con una giocata nello stretto e un passaggio illuminante. Ha semplicemente giocato una partita perfetta, vedendosi togliere il premio di migliore in campo solo dalla tripletta di Niguez.

FUTURO

Improvvisamente il mondo si è ricordato di Dani Ceballos. Dopo il match con l’Italia gli occhi dei top club si sono fissati su questo talento, ovviamente il top tra i top club ha fatto il passo decisivo. Il Real Madrid pare infatti essersi assicurato le prestazioni di Ceballos, pagando la clausola di soli 15 milioni che lo legava al Betis. C’è da dire che le Merengues si sono accorte presto del talento, visionandolo già da gennaio. Ora però rischia davvero di scatenarsi un’asta, per cui il Real ha deciso di fare l’affondo.

Ceballos potrebbe essere acquistato e lasciato in prestito al Betis. Sarebbe forse la soluzione migliore per il giocatore, che avrebbe così la possibilità di completare il suo processo di crescita e arrivare poi in futuro a Madrid da giocatore già completo. Andare ora potrebbe rivelarsi controproducente, col rischio di fare tanta panchina e buttarsi via. Il Betis dal canto suo sarebbe molto lieto di questa soluzione, potendo usufruire delle prestazioni del giocatore per almeno un altro anno.

Una nuova stella insomma è nata martedì sera. Una nuova stella col sangue spagnolo e che probabilmente vestirà la camiseta blanca. Certo di meteore se ne sono viste molte, ma il numero 6 ha davvero impressionato e mostrato di avere un rapporto speciale col pallone. Sentiremo parlare di Dani Ceballos, davvero molto presto.

 

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Calcio Internazionale

Pronostico Spagna-Germania, statistiche e consigli per la partita

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PRONOSTICO SPAGNA-GERMANIA

PRONOSTICO SPAGNA-GERMANIA – Domani sera, ovvero domenica 27 novembre, alle ore 20:00 si giocherà SpagnaGermania, uno dei big match di questa seconda giornata di Mondiali 2022. Le due nazionali fanno parte del Girone E e sono le uniche squadre ad affrontarsi in questa giornata che hanno vinto nella loro storia almeno un mondiale, quindi è davvero la sfida più attesa di questo turno.

COME ARRIVANO SPAGNA E GERMANIA

Spagna e Germania arrivano a questa partita molto diversamente tra loro. Gli iberici hanno vinto per 7-0 contro la Costa Rica, firmando la vittoria più larga finora di questi mondiali in Qatar. Fra i giocatori è spiccato soprattutto Ferran Torres, che ha segnato una doppietta all’esordio della competizione più importante di tutte. Molto bene però anche altri giovani talenti come Daniel Olmo, Marco Asensio, Carlos Soler, Gavi e il redivivo Alvaro Morata. Tutti loro sono andati a segno.

Ben diversa la situazione per i teutonici, che insieme all’Argentina sono stati le delusioni della prima giornata, sconfitte entrambe per 2-1 in rimonta. Nel primo tempo la Germania sembrava sotto controllo, ma a un quarto d’ora dalla fine il Giappone ha ribaltato completamente il risultato, spedendo negli inferi i tedeschi che ora sono costretti a vincere se vogliono continuare il loro cammino mondiale. Chi ha deluso più di tutti è il talento del Chelsea Kai Havertz, schierato come punta centrale, un ruolo non propriamente suo essendo nato come trequartista. Molto male anche la coppia di difesa del Borussia Dortmund Sule-Scholtterbeck, rivedibili nell’ultimo mese di Bundesliga ma anche contro il Giappone. Sarà interessante vedere se Hans-Dieter Flick farà altre scelte contro la Spagna.

PRONOSTICO SPAGNA-GERMANIA

Nonostante la Germania abbia svolto un ottimo percorso di qualificazione, con 9 vittorie e una sola sconfitta, si presenta sfavorita. La Spagna ha giocato una partita contro un avversario non temibile, ma il percorso di ricostruzione di Luis Enrique pare davvero molto interessante, con tanti giovani (ben 9 under 21) in rampa di lancio. Inoltre nell’ultimo confronto diretto tra le due nazionali, la Spagna ha vinto per 6-0 nel novembre 2020 in Nations League. Il consiglio quindi è un 1X+over 1,5.

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Flash News

L’Italia deve ripartire da Giacomo Raspadori

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Raspadori

La sosta dettata dallo svolgimento dei mondiali in Qatar e la coincidente assenza della nazionale italiana alla suddetta competizione forniscono al movimento calcistico nostrano tempo e spazio per riflettere. Riflettere su ciò che è stato (o meglio, su ciò che non è stato), su come gestire il fallimento e come ripartire. Il 24 marzo 2022, precisamente alle 22:36, il diagonale fatale di Trajkovski riportava indietro di 4 anni le lancette del Belpaese, costringendoci a vivere nuovamente l’angosciosa pena dell’esclusione

Nel buio pesto in cui siamo sprofondati è difficile trovare spiragli di luce, è vero. In un momento storico dove la selezione italiana sembra faticare a cambiare pelle è allora imperativo puntare su quei giocatori che, nei difficili mesi successivi alla debacle, sono stati capaci di riaccendere l’entusiasmo di una nazionale ferita, ma mai morta. Tra questi c’è sicuramente Giacomo Raspadori.  

IL GIOCATORE

L’approdo di Raspadori al Napoli è stato il colpo più sottovalutato dell’ultima finestra di calciomercato. De Laurentiis in estate ha approfittato delle disattenzioni delle big italiane e ha prelevato, per l’importante cifra di 35 milioni, uno dei talenti più cristallini del nostro panorama calcistico. All’ombra del Vesuvio Raspa ha trovato molta concorrenza, ma si è sempre fatto trovare pronto. In Champions League il classe 2000 registra numeri tutt’altro che banali: 4 reti in 5 partite ed una media realizzativa di un gol ogni 53 minuti che supera quelle dei vari Haaland, Mbappè e Lewandowski. 

In campo l’ex Sassuolo ha le idee chiare. Il modus operandi di Raspadori, nel bene o nel male, è volto al successo collettivo. Il ragazzo si mette a servizio dei compagni, e alla giocata che impressiona preferisce quella che funziona. L’umiltà che il calciatore rasenta in campo non è frutto di una mancanza di estro, ma della capacità di integrarsi in un organico. Questa dote fa sì che sul rettangolo da gioco l’attaccante possa essere utilizzato sia come punta di riferimento che come jolly offensivo a sostegno di un centravanti di peso (uno Scamacca, per intenderci).

Attaccante centrale, ala destra o trequartista: in ogni posizione in cui è stato impiegato Raspadori ha risposto presente.

ATTITUDINE

A rendere il classe 2000 uno dei profili su cui l’Italia dovrebbe puntare è, oltre alla sua versatilità tecnica, la sua professionalità. Il suo trasferimento al Napoli è stato etichettato da molti come uno spreco di soldi ed il valore del giocatore è stato sin da subito messo in discussione. Tutt’oggi le poche titolarità conquistate da Raspadori, spesso relegato in panchina da un Osimhen in stato di grazia, fanno storcere il naso ai suoi detrattori.

Alle critiche ed alle pressioni il giocatore ha risposto con i fatti, e non con le parole. A differenza di altri giocatori, anche paragonabili a lui a livello di talento, il ragazzo non ha mai manifestato il suo scontento. O meglio, lo ha fatto attraverso prestazioni agonisticamente rabbiose e assetate di gratificazioni. Il modo di reagire alle pressioni dice molto di un calciatore: Tonali, ad esempio, in un solo anno ha trasformato le critiche in applausi ed è diventato un perno tanto del Milan quanto degli Azzurri

Non è un caso che la valutazione di Raspadori, dopo solo tre mesi (e pochi minuti giocati) si sia già alzata. Le potenzialità del numero 81 sono sotto gli occhi di tutti e in caso di una futura cessione di Osimhen (molto apprezzato all’estero) la sua figura potrebbe acquistare centralità nella rosa del Napoli.

Intanto, però, Giacomo continua a lavorare con la testa bassa, senza fiatare, perchè a parlare saranno i fatti. 

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Calcio Internazionale

L’idealismo del Benfica di Rui Costa

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Benfica

La fase a gironi della Uefa Champions League ha regalato mille e più emozioni. Tra qualificazioni ottenute all’ultimo respiro e clamorosi ribaltamenti di classifica sono state molte le sorprese riservate agli spettatori della competizione. Tra queste troviamo senza alcun dubbio l’exploit calcistico di un magistrale Benfica, il quale ha conquistato il primo posto nel raggruppamento.

La dimostrazione di potere messa in atto dai portoghesi, capaci di surclassare la Juventus e di imporsi sullo stellare PSG, ha lasciato a bocca aperta molti appassionati del gioco più bello del mondo. Ma c’è davvero da stupirsi?

 FILOSOFIA, DIALETTICA

Il Benfica nei sei incontri del gruppo H ha manifestato tutte le qualità che una compagine partecipante alla Coppa dei Campioni dovrebbe possedere. Talento, tenacia, voglia di incidere. Le aquile di mister Schmidt hanno approcciato tutte le partite con l’atteggiamento propositivo di un gruppo consapevole dei propri mezzi.

Il club presieduto da Rui Costa ha inoltre dimostrato quanto vincolante sia il rapporto tra qualità di gioco e risultati ottenuti, troppo spesso trascurato o sottoposto ad “interpretazioni”. La prova empirica di quanto sia necessario avere una filosofia calcistica a sostegno del proprio progetto è rappresentata, purtroppo, dalla Juventus di Allegri. La Vecchia Signora, accecata dalla voglia smaniosa di tornare al successo, ha adottato scelte societarie volte a ottenere tutto e subito. L’assenza di lungimiranza si è quindi riflessa sul campo da gioco: i bianconeri (in nome della dottrina arrivista propria del tecnico livornese) si sono concentrati solo sul fine, perdendo di vista il mezzo. Risultato? Benfica in cima, Juve in fondo.

Per comprendere l’argomento può essere utile lanciarsi in un paragone accademico tanto bizzarro quanto pertinente. Nel mondo filosofico infatti esiste un quesito che storicamente ha diviso le menti di tutto il mondo in due scuole di pensiero. “Sono gli ideali a definire la realtà o viceversa”? Il noto filosofo Hegel, oltre ad aver procurato emicranie ai liceali di tutto il mondo, ha formulato a riguardo la cosiddetta teoria idealista. In essa il tedesco sostiene che la realtà non sia altro che il riflesso della ragione, e che quindi siano le idee a modellare gli eventi. Dall’altra parte c’è chi, invece, sostiene che sia la storia a dettare l’ideologia (la cosiddetta sovrastruttura): sono i materialisti, affini al pensiero rivoluzionario di Karl Marx.

DALL’IDEA AL RISULTATO

Si, possiamo dire che il Benfica di Rui Costa è di natura hegeliana. Può sembrare assurdo, ma inserendo elementi calcistici nell’equazione filosofica riportata sopra, scopriamo infatti che il concetto è lo stesso.

Le scelte oculate del patron portoghese, meritevole di andare contro corrente per mantenere la propria politica, hanno di fatto plasmato il futuro della squadra. In estate l’ex fantasista di Fiorentina e Milan ha messo in atto una vera e propria rivoluzione: sono stati ceduti 15  giocatori (tra cui il pupillo della tifoseria Darwin Nunez) per un introito totale di 130 milioni di euro.

È stato ingaggiato, grazie alla testardaggine del presidente, un tecnico tedesco totalmente estraneo alla dimensione del campionato portoghese. Nella finestra di calciomercato sono stati prelevati giocatori giovani, ma allo stesso tempo affini e compatibili alla metodologia di Schmidt, tenendo invece profili al momento svalutati e dando loro vita nuova (vedi Joao Mario e Rafa Silva).

Le aquile arrivano quindi alla pausa per i mondiali primi in tutte le competizioni. In campionato lo score è incredibile: 12 vittorie ed un pareggio in 13 partite, con 8 punti di vantaggio sul Porto secondo. Allo stesso modo in Champions il Benfica ha strappato di violenza il primo posto dalle mani dei parigini, condannandoli al doppio confronto con il Bayern e accaparrandosi un modesto Bruges agli ottavi. Contro i fiamminghi il Benfica ha l’occasione di centrare la qualificazione ai quarti di UCL per il secondo anno di fila e, chi sa, forse di arrivare anche più lontano.

Il calcio lo fanno i giocatori e non le idee, vero, ma i giocatori senza idee non fanno il calcio. 

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Calcio Internazionale

Lazio: come gioca il Cluj?

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Cluj

Con una certezza tale da poterci mettere sopra la quale, posso affermare che nessun tifoso della Lazio può esser contento della retrocessione in Conference League. Innanzitutto perché giocare l’Europa League sarebbe stato meglio, poi perché dopo le vicessitudini e sfottò con i cugini giallorossi, rivali di sempre, qualche opinione spesso fuori controllo si è fatta vedere, Igli Tare su tutti. Ma a razionalizzare, il passaggio dei biancocelesti alla terza competizione per ordine di importanza rischia di disegnare per il nostro campionato una delle favorite della Coppa, nonché una delle più attrezzate della competizione.

Dall’urna è uscito il Cluj, che sulla carta rischia di essere una compagine semplicemente abbordabile. Lo schieramento tattico sarà il 4-4-2 base; in porta gioca Scuffet, ex Udinese, che al tempo non prese al volo l’occasione della vita chiamata Atletico Madrid e che adesso è finito a giocare in Romania. Ma la squadra bordeaux ha delle radici radicate che partono dal nostro calcio, perché anche Dan Petrescu, mister del Cluj, ha giocato in Italia nel 1991 con il Foggia e due anni dopo con la casacca del Genoa. Ma non solo, perché altri profili come Billong, Gomes e Mbaye sono tutti passati dal bel paese. Ma i rumeni conoscono bene il nostro calcio anche per un passato di accoppiamenti, spesso anche positivi, con qualche compagina italiana. Già tre anni fa, nella stagione 2019-20 Cluj e Lazio erano state sorteggiate assieme, nel girone di Europa League che aveva visto i rumeni passare assieme al Celtic, eliminando i biancocelesti proprio grazie alla vittoria interna per 2-1. In quella partita lì il vero e proprio protagonista fu Ciprian Deac, che oggi conta trentasei anni ma che continua a stupire e a trascinare i suoi. In questa stagione ha già fatto tre gol e cinque assist nonostante non sia più un attaccante di primo pelo. Particolare attenzione va fatta anche a Petrila, che difficilmente partirà titolare, essendo un ala, ruolo non previsto nel sistema di gioco iniziale del tecnico, ma capace di giocare su ambedue le fasce offensive che distruttivo a partita in corso, perfetto per il trasformismo del Cluj, che spesso passa in partita al 4-3-3 o al 4-2-3-1.

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