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E poi scivola come un torero sotto la Kop

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Quando Fernando Torres segnava il gol del vantaggio a San Siro contro l’Inter, in uno dei soliti maledetti ottavi di Champions League di quell’epoca, era il 2008. Fernando Torres da Fuenlabrada è stato, indubbiamente, tra gli attaccanti più forti, completi e letali della seconda metà degli anni 2000. Se avete avuto la fortuna di ammirare i suoi gol, le sue vittorie e, ovviamente, anche le sue cadute, potrete confermare che quella di Fernando Torres è una storia bella, un romanzo d’amore più che d’avventura. Una favola che poteva essere molto più di quella che effettivamente è stata.

Fonte: profilo Facebook ufficiale di Fernando Torres

Un giocatore del genere è bellezza rara. Se vogliamo dirla tutta, Torres è stato, probabilmente, il primo vero grande attaccante moderno della nostra epoca. È stato portatore di una rivoluzione che lo ha consacrato tra i giocatori più forti di sempre, checchè se ne dica. Tra il 2005 e il 2010 Fernando Torres ha scritto le pagine del manuale dell’attaccante: imprevedibilità, estro, fiuto del gol, sacrificio, carattere, intelligenza. Non è mera esaltazione di un giocatore del quale rimanere affascinati; è il giusto e meritato tributo ad un calciatore che con la nove sulle spalle ci è nato e cresciuto, che ha buttato sul campo ogni singola goccia di sudore per ogni maglia che ha vestito e indossato con onore.

CUORE ROJIBLANCO

Non è difficile capire perchè la tifoseria dell’Atletico Madrid lo consideri una leggenda. In 405 partite lo spagnolo ha realizzato 129 gol. Ma è sicuramente interessante capire perchè i tifosi dell’Atleti lo considerassero un idolo a soli 18 anni, quando “El Niño” non era ancora nessuno. E invece dalle parti del “Calderòn” tutti sapevano che in casa stava crescendo un potenziale fenomeno, uno in grado di fare la differenza con una sola giocata. Torres eredita la passione rojiblanca dal nonno materno, Eulalio, che come regalo per i suoi nove anni lo porta a visitare la sala trofei dell’Atletico Madrid. E quella stessa passione Fernando se la cuce addosso fin da bambino. A 11 anni entra nelle giovanili dell’Atletico e a 15 anni firma il primo contratto professionistico con il club della capitale, che all’epoca, però, se la passava abbastanza male. L’Atletico, infatti, dopo anni di vittorie fatica a ritrovare la tranquillità di un tempo e finisce con il retrocedere in Segunda Division. Un trauma per tutti, anche per lo stesso Torres. Ed è proprio qui che nasce l’amore viscerale nei confronti della maglia con la quale non taglierà mai quel cordone ombelicale che lo tiene unito tuttora. Il 27 maggio 2001 quel ragazzino con la faccia da bambino realizza il suo primo gol in carriera. Lo fa di testa, che nel corso della sua carriera diventerà un’arma micidiale. Il romanzo di Fernando Torres ha finalmente inizio.

(Fonte: profilo Facebook ufficiale di Fernando Torres)

La stagione seguente il suo Atleti ritrova la Primera Division, anche grazie alle sue sei reti in campionato. Poi dalla stagione 2002-2003 un’ascesa senza fine. Per cinque stagioni consecutive Torres va in doppia cifra, segnando in ordine 13, 19, 16, 13 e 14 reti in quello che all’epoca era ancora un campionato equilibrato e non monopolizzato da Barça e Real Madrid. A soli 19 anni Torres diventa capitano dell’Atletico, il più giovane della storia colchonera e in pochi mesi diventa l’attaccante più talentuoso che la Spagna abbia conosciuto dopo Raùl. Impossibile non innamorarsi di lui, di un “niño” dai capelli corti e tante lentiggini. Inevitabile pretendere da uno come lui, da un giocatore rivoluzionario per modo di interpretare il ruolo di attaccante, che riportasse in alto l’Atletico Madrid. Torres, sostanzialmente, non è mai stato un bambino. È sempre stato un formidabile giocatore con responsabilità pesantissime. Perché un conto è giocare a calcio, un altro è vivere dove ti chiedono gol bellissimi come questi.

L’INGHILTERRA

(Fonte: profilo Instagram Liverpool FC)

A 23 anni Fernando Torres prende una decisione tanto importante quanto dolorosa. Rafael Benitez vuole, anzi pretende, che per il suo Liverpool venga acquistato l’attaccante migliore in circolazione. E nel 2007 il migliore attaccante del mondo è inequivocabilmente un ragazzo con la faccia da bambino, con la chioma bionda e due piedi che terrorizzano le difese di tutta Europa. Quel ragazzino è Fernando Torres, per il quale i Reds spendono la bellezza di 36 milioni di euro, non proprio noccioline. Eppure quello che fa a Liverpool Torres, non lo ha fatto più nessuno. Al suo esordio in Premier League si presenta così.

Torres, in Inghilterra, diventa una macchina da gol inarrestabile. Ciò che colpisce maggiormente del suo periodo oltremanica è la sua incredibile capacità di adattamento ad un campionato che, prima di allora, non era storicamente mai stato un campionato per stranieri.

“Torres ha cambiato per sempre il modo di pensare di tifosi e media riguardo agli stranieri che vengono in Premier League. Torres si è imposto findal primo anno. Dopo Ronaldo, è stato l’attaccante più forte che abbia mai visto giocare.” 

Parola di Steven Gerrard. Torres, invece, al suo primo anno di Liverpool frantuma record su record. Diventa il giocatore straniero all’esordio capace di realizzare più gol in una sola stagione, 24. Un record che è caduto solo dopo l’incredibile stagione di Salah dello scorso anno, sempre con la maglia del Liverpool. Trascina il Liverpool nelle partite di Champions -iconico l’urlo di Massimo Marianella in Liverpool-Arsenal dopo la girata e la sassata del “Niño” che si infila nel sette – e contestualmente si impone come l’attaccante titolare della nazionale spagnola con la quale vince tutto, sempre da protagonista. Segna il gol decisivo nella finale dell’Europeo 2008 alla Germania, si ripete quattro anni dopo in finale con l’Italia – unico nella storia ad aver segnato in due diverse finali di un Europeo– e vince da titolare il Mondiale 2010 in Sudafrica.

Momento indelebile della storia del calcio spagnolo. Fernando Torres ruba il tempo a Lahm, arriva sul pallone quella frazione di secondo in anticipo che gli permette di superare il portiere tedesco. Il gol dell’1-0 finale è anche quello che conduce la Roja sul tetto d’Europa, e che inaugura uno dei cicli più vincenti della storia del calcio.
(Fonte: profilo Twitter ufficiale della Nazionale Spagnola)


A Liverpool è uno dei giocatori più letali del pianeta, tant’è che nel 2008 chiude al terzo posto la lotta per il Pallone d’Oro, poi andato a Cristiano Ronaldo. Ma le sorprese, quelle negative, sono sempre dietro l’angolo. Negli ultimi due anni in maglia Reds si infortunia pesantemente per due volte al ginocchio destro, gioca poco e, quando gioca, si fa male. “El Niño” lascia Liverpool dopo 81 reti in 142 gare e viene acquistato dal Chelsea per la cifra record di 50 milioni di sterline, in cerca di quei titoli che, nonostante tutto, ad Anfield non erano mai arrivati. A Londra lo spagnolo segna 20 reti in Premier in 3 anni e mezzo, pochissime rispetto al valore pagato e a quello a cui aveva abituato. Ne sbaglia di clamorosi, vero, ma quel tratto distintivo, quel micidiale cocktail di forza e potenza rimane evidente. Con la maglia dei Blues, alla fine, conquista una FA Cup, una Champions League e un’Europa League. Ma non è più lo stesso Torres che aveva incantato l’Inghilterra. Non è più quel fantastico attaccante che “scivola come un torero sotto la Kop“.

GLI ULTIMI ANNI

La storia di Torres è fortemente legata a quella di Manuel Brinas, l’osservatore che prima di tutti lo scovò e lo consigliò ai dirigenti dell’Atletico. Dopo aver realizzato la rete numero 100 in maglia colchonera, Torres si avvicina a Brinas e gli regala la sua maglietta. “Questo gol è per te” gli dedica l’attaccante spagnolo. La cosa, per certi versi, più romantica è che quattro giorni fa Brinas all’età di 88 anni è deceduto, poche ore prima che Torres annunciasse l’addio al calcio giocato. (Fonte: profilo Facebook Fernando Torres)

Gli ultimi anni, in realtà, ci hanno detto e dato ben poco. Al Milan Fernando Torres è solo una meteora, vittima di quella maledizione della numero nove con la quale nessuno è riuscito a convivere. Il Milan è solo il tramite che lo porta, o meglio, lo riporta a casa. Nel 2015 il Vicente Calderòn riabbraccia dopo otto lunghi anni quel niño de casa che ha sempre avuto gran parte del cuore legato all’Atletico Madrid.

Quella di Torres è stata una scelta di vita, d’amore, perchè era giusto che la storia calcistica di uno dei numeri nove più forte della storia recente si chiudesse lì dove quella storia era iniziata.

https://twitter.com/Torres/status/1141934249362124801

Pochi giorni fa Fernando Torres ha annunciato l’addio al calcio giocato. Ma oggi, più di ieri, siamo tutti stritolati da quella sensazione che ci dice “Ma si poteva fare di più?”. Assolutamente sì. Fernando Torres doveva fare di più, è stato uno dei centravanti più eleganti e potenti degli ultimi vent’anni, capace di rubare il cuore a San Siro, di ammaliare la Kop e di far sognare la torcida dell’Atletico Madrid. Ma anche capace di fermarsi quando la consacrazione era lì ad un passo, a portata di mano. “El Niño” è stato un grande ma tutti noi sappiamo che poteva essere un grandissimo.

E poi scivola come un torero sotto la Kop.

(Fonte immagine di copertina: profilo Facebook Fernando Torres)

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Calcio Internazionale

L’Italia scopre Buchanan: tre italiane si fanno sotto

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Una delle nazionali che maggiormente si è guadagnata la simpatia e gli apprezzamenti di tifosi e addetti ai lavori nel corso di Qatar 2022 è stata senza dubbio quella del Canada; nonostante gli zero punti conquistati dai nordamericani nel girone possano far pensare il contrario, Davies e soci hanno infatti messo in mostra un calcio audace e propositivo, peccando probabilmente di ingenuità contro squadre ben più esperte ed attrezzate come Croazia Belgio, che al Mondiale precedente avevano addirittura raggiunto il podio finale.

Tuttavia, come di consueto, la rassegna iridata è stata un’ottima occasione per diversi talenti in rampa di lancio di mettersi in mostra; tra di essi spicca il nome di Tajon Buchanan, ala classe ’99 attualmente in forza al Club Brugge, che in Qatar ha impressionato per la sua facilità nel saltare l’uomo e per la sensibilità del suo piede destro. Tali doti non sono sfuggite solo alla dirigenza del Napoli, al cui interessamento si era già accennato nei giorni scorsi, ma neanche a quelle di Milan e Juventus, che secondo alcune indiscrezioni provenienti dal Belgio avrebbero deciso di iniziare a monitorare il 23enne canadese.

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Flash News

Il Barcellona è pronto a farsi avanti per Martinelli dell’Arsenal

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Il Barcellona sta preparando il colpo di gennaio per assicurare a Xavi un nuovo innesto in zona offensiva.

Il nome è quello di Gabriel Martinelli, attualmente in forza all’Arsenal. Il giovane talento brasiliano sta partecipando al mondiale in Qatar con la nazionale verdeoro e si sta mostrando una valida alternativa la davanti nonostante gli svariati fuoriclasse che ha il Brasile in attacco.

Per il classe 2001 questo è l’anno dell’esplosione definitiva, al momento in Premier League ha già collezionato 5 gol e 2 assist in 14 partite, ovvero la sua squadra parte 1-0 una partita su due.

Potrebbe quindi essere il profilo giusto per il Barcellona attualmente primo in classifica e con un’Europa League da vincere a tutti i costi.

 

 

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Flash News

Inzaghi esalta il Frosinone: “Per batterlo servirà la miglior Reggina”

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Brescia Lopez

Scontro ad alta quota in Serie B, dove si affrontano Reggina e Frosinone. Nella conferenza della vigilia Filippo Inzaghi, tecnico dei calabresi, ha presentato così la sfida contro la capolista:

“A inizio ho sempre detto che Genoa, Cagliari e Parma hanno squadre superiori rispetto alle altre, ma non scopriamo il Frosinone. Noi siamo un po’ il Frosinone dello scorso anno. Hanno azzerato, hanno lottato e così si ritrovano ai vertici”.

Entrando nei particolari del match:

” A loro piace comandare la partita, esattamente come noi, credo che sarà una bella partita. Non mi preoccupo degli avversari, penso alla grande occasione che abbiamo davanti al nostro pubblico. Per vincere servirà la miglior Reggina“.

Ha poi parlato anche del possibile 11 titolare:

” Ci attendono due gare ravvicinate, 4-5 giocatori tra domani e il fine settimana li cambierò, ma ho ancora questa notte per pensarci. Menez? Ha lavorato bene e si merita quello che ha. Ho un gruppo fantastico, mi si spezza il cuore a lasciare qualcuno fuori“. Infine un’ultima battuta anche sulla classifica: “Si sta chiudendo il girone di andata e, nonostante qualche battuta d’arresto non mi sono mai scoraggiato. Servono solo stimoli ulteriori per mantenere la classifica che, se abbiamo, è perché ce la siamo meritata”.

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Salernitana, Iervolino a sorpresa: “Saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato”

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Salernitana

Ospite della trasmissione Si gonfia la rete su Radio CRC, è intervenuto il presidente della Salernitana Danilo Iervolino. Il patron dei campani, tra le varie domande, riportate da SalernoSport24, ha espresso il proprio parere sul cammino della squadra e sul campionato di Serie A.

Sulla Salernitana

“Non vorrei essere troppo mieloso, ma penso che il nostro campionato sia straordinario, ricordo che quando ero piccolo vi era un grande dislivello mentre oggi anche le squadre meno facoltose si scontrano a viso aperto con le prime della classe. Dobbiamo continuare su questa strada, cercando di ottenere punti anche con le big”.

Sul campionato

“Penso che non si debba perdere la concentrazione e l’impegno, e al riguardo la sosta sicuramente non avrà tale effetto. Le squadre che hanno fatto bene continueranno a fare bene. Noi saremmo contenti come Salernitana, di avviare il progetto della città della Sport a Salerno. L’obiettivo è quello di creare una vera e propria cittadella dello sport salernitano. Non ci cambierebbe l’entusiasmo, arrivare decimi o dodicesimi, ci importa fare bel gioco e saremmo felicissimi se il Napoli vincesse il campionato“.

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