Quella di Ebrima Darboe è una storia, per certi versi, struggente. Un percorso fatto di scelte molto più che coraggiose, che hanno permesso ad un ragazzo speciale di realizzare il proprio sogno, quello di diventare un calciatore professionista.

UN SALTO NEL VUOTO

Il 17 giugno 2001 tutta Roma è in festa per il terzo, e ad oggi ultimo, Scudetto giallorosso conquistato da Totti e compagni. Pochi giorni prima però, precisamente il 6 giugno, a Bakoteh, Gambia, nasce Ebrima Darboe. Il ragazzo cresce e, come raccontato da lui stesso nel post-partita di Roma-United, a detta di alcuni suoi amici, con il pallone tra i piedi sembra cavarsela davvero bene. In Africa è difficile mettere in mostra il proprio talento calcistico e così a soli quattrodici anni Darboe decide di fare un salto nel vuoto. Insieme a due suoi amici intraprende un viaggio della speranza verso l’Europa.

UN VIAGGIO SURREALE

Dopo una lunghissima traversata in pullman, più di tremila chilometri, Ebrima arriva in Libia, in un campo profughi gestito da trafficanti di essere umani. Da lì il ragazzo riesce a salire su un barcone direzione Lampedusa. Approdato in Sicilia, arriva a Rieti, tramite lo SPRAR, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, un progetto del Ministero dell’Interno che prevedeva la ripartizione dei migranti assegnandone un determinato numero ad ogni comune grazie ad una suddivisione di fondi per favorirne l’integrazione ed il percorso scolastico.

A Rieti Darboe inizia a giocare per una squadra amatoriale locale, lo Young Rieti, ma tesserare ragazzi come Ebrima, migrante, minorenne e non accompagnato da genitori, risulta molto difficile. Come spiegato dal presidente dello Young Rieti, Massimo Masi:

“Tesserarli era complicatissimo: per qualcuno non ci siamo riusciti, non sono arrivati tutti i documenti. Ogni situazione è diversa dall’altra, dipende da quanto tempo sono arrivati in Italia e a che punto è la pratica per il riconoscimento dello status di rifugiato… La sua pratica ha impiegato mesi, è intervenuta anche la Fifa, per ogni cosa serviva l’avallo dell’assistente sociale, nominato dal Tribunale, che gli fa da tutore.”

-Fonte: il Romanista

LA SVOLTA

Nel 2018, durante un torneo under-17, la Scopigno Cup, che si svolge nel capoluogo laziale, Darboe fa la conoscenza di Miriam Peruzzi, uno scout presente nella giuria del torneo. Ebrima trova nella famiglia Peruzzi la sua seconda casa e nel 2019 Miriam, consapevole delle grandi potenzialità del ragazzo, lo propone alla Roma. Dopo un primo provino, a soli sedici anni e mezzo, Darboe viene tesserato dai giallorossi. Trova subito spazio nella Primavera della Roma, allenata da Alberto De Rossi, ed in sei mesi gioca ben quattordici match. Inoltre, insieme al diciottesimo compleanno, per Darboe, arriva anche la firma sul primo contratto da professionista. Un contratto da 50 mila euro a stagione che Ebrima spedisce per larghissima parte in Gambia, alla mamma, le sorelle ed il fratello. La costante crescita del giovane gambiano prosegue fino alla stagione attuale in cui Darboe è tra i protagonisti della Primavera giallorossa, con cinque reti all’attivo.

AL CENTRO DEL GIOCO

Come spesso capita, per capire il ruolo ideale di Darboe all’interno di un campo da calcio ci è voluto un po’ di tempo. Nel corso della propria permanenza allo Young Rieti, dove agiva prevalentemente da attaccante, Darboe ha lavorato molto sulla propria struttura fisica. All’epoca, a causa di tutto quello che aveva passato, Ebrima pesava solamente cinquanta chili. Col tempo, il gambiano ha abbassato il proprio raggio d’azione ed oggi si può definire a tutti gli effetti un regista di centrocampo, che occupa prevalentemente la mediana. È dotato di un’ottima visione di gioco ed una buona tecnica abbinate ad una spiccata intelligenza tattica. In campo trasmette sicurezza e lucidità, offrendo molto spesso giocate “pulite” in mezzo al campo.

Quello che colpisce, guardandolo giocare, è la sua capacità di farsi trovare nella miglior posizione possibile per poter ricevere palla. Inoltre, come già detto, Darboe è cresciuto molto anche sul piano fisico e ad oggi, oltre alle qualità tecnico-tattiche, dimostra una virtuosa capacità di corsa e una discreta rapidità.  Si potrebbe paragonare al “collega” Diawara ma la giovanissima età evidenzia sicuramente gli enormi margini di miglioramento nelle corde di questo giovane talento.

UN SOGNO DIVENTATO REALTA

Dopo l’esordio assoluto con la prima squadra, nel match di Marassi contro la Samp, il 6 maggio 2021 arriva anche il debutto “europeo” per Darboe.  Il match è il ritorno della semifinale di Europa League contro il Manchester United. Darboe sostituisce l’infortunato Smalling al 30’ del primo tempo. Il giovane centrocampista gambiano registra una prestazione molto positiva che stupisce tutti.

La Roma vince 3-2 ma nonostante ciò non riesce a ribaltare la pesante sconfitta dell’andata, che permette ai Red Devils di strappare un biglietto per la finale. A fine partita arrivano, fra gli altri, i complimenti personali di Paul Pogba e Bruno Fernandes, il quale chiede anche la maglia al giovane “Ibra”. Intervistato ai microfoni di Sky,  Darboe racconta, commosso, la propria storia. Dopo tanti sacrifici questo giovane ragazzo, con davanti a sé un futuro brillante, è riuscito a realizzare il proprio sogno. La storia di Ebrima Darboe parla della determinazione, del coraggio e della passione di un ragazzo che ha lottato tanto per arrivare dove è oggi. Storie così dovrebbero essere d’esempio per tutti coloro che cercano, nonostante tutte le difficoltà del caso, di realizzare i propri sogni.