I dibattiti fanno parte della storia dell’umanità fin dalla notte dei tempi. Occasioni di discussione, momenti di confronto e scambio di idee, le dispute hanno il merito di mettere l’uomo davanti a un bivio. Aut-aut, un dilemma dal quale non è permesso sottrarsi. Prendere una decisione, scegliere da che parte stare, difendendo la propria posizione.

Repubblicani contro democratici, Edison versus Tesla, classici e romantici, nella disputa, animata da Madame de Stael, più famosa della storia, almeno fino al XX secolo, almeno fino al sorgere del dubbio più enigmatico. Un quesito senza soluzione, una domanda priva di risposta. Maradona o Pelé? Senza addentrarsi all’interno di vicoli inestricabili, oggi, anche in virtù delle ultime notizie, vale la pena concentrasi su uno solo dei due, intraprendendo un viaggio lungo la carriera di Edson Arantes do Nacimiento, Pelé.

 

IL NOME

23 ottobre 1940, Dico è appena venuto al mondo. Papà Dondinho, ex calciatore professionista che ha dovuto lasciare il gioco a causa di un brutto infortunio al ginocchio, e mamma Celeste hanno scelto di chiamarlo così, affettuosamente. Il suo vero nome, è un altro. Si chiama Edson Arantes. Lui e la famiglia vivono a Três Corações, un piccolo comune nello stato del Minas Gerais, a sud del Brasile. La povertà è una condizione di normalità. Non hanno molto, vivono alla giornata e si accontentano del poco che possono avere. Nel 1945 si trasferiscono a Bauru, città nello Stato di San Paolo, pronti a cogliere l’opportunità della loro vita.

Il piccolo Edson non ama la scuola, frequentandola in modo altalenante. Quando può, lavora come lustrascarpe, dando manforte a mamma e papà. Presto, però, inizia a prendere confidenza con il gioco del calcio. I soldi sono pochi, ragione per la quale deve accontentarsi di palloni fatti di calzini, stracci e carta. Dondinho si rende conto delle potenzialità balistiche del figliolo e gli regala l’opportunità di giocare per una vera squadra, con una vera sfera di cuoio. Dico, così, sceglie il club locale per muovere i primi passi all’interno di un mondo del quale, presto, diventerà il padrone indiscusso.

Nel frattempo, però, Edson ha già un nuovo soprannome, quello definitivo, che lo accompagnerà per tutta la vita. Papà Dondinho, tra le tante squadre in cui ha militato, ha giocato nel Vasco de Sao Lourenço. Ovviamente, agli allenamenti è sempre presente Dico, irrimediabilmente attratto e affascinato dal portiere del club del padre, un certo Bilé. Ogni parata dell’estremo difensore è accompagnata da urla di entusiasmo e di incitamento. Peccato che i tre anni del futuro prodigio siano pochi per pronunciarne il nome correttamente. Spesso Bilé diventa Pilé. Tutti, o quasi, divertiti dall’innocenza divertita del piccolo Edson, iniziano a chiamarlo Pelé. La nascita di una star, il primo vagito di un uomo epocale che è pronto a scrivere pagine e pagine di una storia più grande di tutti noi.

 

SANTOS

Waldemar de Brito ha avuto una brillante carriera da calciatore professionista, militando tra le fila di Flamengo, San Paolo e Botafogo, tra le tante. Primo giocatore della storia dei mondiali a sbagliare un calcio di rigore nel 1934, Waldemar, nel 1956, si innamora di Pelé. Ha appena 15 anni, ma secondo lui diventerà il migliore del pianeta. Avverte animatamente la dirigenza del Santos che, senza troppe esitazioni, lo porta a Vila Belmiro. Un anno più tardi debutta in prima squadra e nel 1957 si laurea capocannoniere del campionato Paulista.

Dico è forte, fortissimo. Non si è mai visto un ragazzo così abile con il pallone tra i piedi, è il salvatore giunto per riscattare un popolo dall’oppressione della dittatura e dall’umiliazione del Maracanazo, pronto a condurlo verso la terra promessa. Segna in continuazione, in ogni modo. Tecnicamente è inarrivabile. L’arte del dribbling, con il suo avvento, cambia, connotandosi di una grazia mai raggiunta. Scherza con la palla, è un giocoliere abile nel nasconderla e farla riapparire quando meno uno se lo aspetta. Nonostante i 172 centimentri, è fenomenale nel colpire di testa, caparbio nel cogliere il momento adatto per prendere il tempo agli avversari. Si ha sempre l’impressione che capisca il gioco prima e meglio degli altri, sapendo sempre cosa fare e come farla nel migliore dei modi.

Il 22 novembre 1964, segna otto volte in una singola partita. Cinque anni più tardi, il 19 novembre 1969, in un Maracanà colmo a dismisura, Pelé segna la rete numero mille in carriera, o milesimo, contro il Vasco da Gama. Il Santos è indubbiamente la squadra più forte del continente. Vince dieci volte il campionato Paulista, sei quello nazionale. Alza due volte la Copa Libertadores, nel 1962 e nel 1963, conquistando nei medesimi anni anche la Coppa Intercontinentale, contro Benfica e Milan. Il Peixe si trasforma in un’attrazione internazionale, attraendo gli appassionati di futebol di tutto il globo, anche chi, per ovvie ragioni, non ha mai visto le gesta di Pelé e compagni, sentendone solo gli aneddoti.

Il Santos inizia a esportare il proprio calcio in giro per il globo, disputando amichevoli a qualsiasi latitudine. Pelé è una stella, un divo hollywoodiano, popolare come uno dei Beatles. Lo conoscono tutti. La sua figura è imponente, a tal punto che, inconsapevolmente, si permette il lusso di fermare momentaneamente la Guerra del Biafra. Le fazioni si arrestano, prendendosi una pausa solo per ammirare Dico in amichevole. Nel 1974 decide di lasciare il Santos, trasferendosi negli states, ai New York Cosmos, raggiungendo Chinaglia, Carlos Alberto e Beckembauer. Vince, ovviamente, anche nella grande mela.

 

IL BRASILE

16 luglio 1950, il Brasile entra in uno stato di sospensione temporale. L’Uruguay ha vinto il mondiale nella finale del Maracanà. 200 mila persone hanno assistito al più grande dramma sportivo della storia del paese. Risollevare il morale di un paese intero è un’impresa titanica. Otto anni dopo, però, la possibilità di redenzione assume le sembianze di un ragazzino di 17 anni del profondo sud della nazione.

Nel 1958 Pelé deve ancora compiere la maggiore età. In Svezia, però, il commissario tecnico della Seleçao, Feola, lo porta. È una squadra galattica, con Garrincha nei panni della superstar. Il Brasile deve vendicare il Maracanazo. Inizialmente Pelé non gioca, poi diventa una pedina fondamentale, inamovibile. Segna la rete della vittoria contro il Galles nei quarti di finale, una tripletta nella semifinale contro la Francia e una doppietta contro la Svezia nell’ultimo atto della competizione. Il Råsunda, lo stadio di Stoccolma, sede della finale, assiste alla definitiva nascita di un prodigio, una cometa di Halley. Una delle due reti è iconica, tra le più belle della storia dei Mondiali di calcio. Salta un difensore con un pallonetto dolcissimo e calcia al volo di destro. La palla non tocca mai terra, il ragazzo tocca il cielo con un dito.

Quattro anni più tardi, questa volta in Cile, il risultato non cambia. Il Brasile di Pelé e Garrincha, i quali non perderanno mai una partita insieme, trionfa di nuovo. Dico, tuttavia, gioca appena due partite. Contro la Cecoslovacchia si fa male ed è costretto a guardare i compagni alzare la Coppa Rimet dalla panchina.

Nel 1970 la seleçao cambia volto. Dico non dovrebbe nemmeno esserci. Dopo la delusione del 1966 o rei dichiara che non giocherà più la Coppa del Mondo. Nel 1969, però, fa marcia indietro e l’anno successivo è in Messico per provare a vincere il suo terzo Mondiale. Il Brasile è diverso, totalmente rinnovato. È quello dei quattro attaccanti, il primo veramente spettacolare. Il dominio è totale, incontrastato. Segna 19 reti, ne subisce 7. In finale sconquassa l’Italia 4-1, con Pelé che diventa l’unico a segnare in due finali mondiali diverse, con un colpo di testa difficilmente spiegabile dalla fisica.

 

IL RITIRO

Nel 1977 si ritira dal calcio giocato, senza mai allontanarsi veramente da quel mondo. Si reinventa attore, ambasciatore delle Nazioni Unite e dell’UNESCO. Nel 1995 il presidente brasiliano Cardoso lo nomina ministro dello sport. Gli anni portano problemi fisici, gli acciacchi iniziano a tormentarlo, senza mai perdere l’integrità e il sorriso.

Edson Arantes do Nacimiento, detto Dico, conosciuto come Pelé. Impossibile descrivere l’apporto dato al futebol dal nativo di Três Corações. Un uomo mitico entrato nell’olimpo delle figure che sono state in grado di modificare il corso degli eventi, divenendo l’ombelico del mondo. Pelé, O Rei, il calcio nella sua espressione migliore e più gioiosa.

 

Immagine in evidenza da: Licenze Google Creative Commons