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Il manuale per imporsi

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La Juventus non  si ferma: è battuta anche la Fiorentina grazie a un gol di Mario Mandzukic. Buona prova dei bianconeri che, dopo un primo tempo bloccato per la resistenza viola, riescono a conquistare i tre punti. Merito del croato che sblocca la gara e di una prestazione migliore sul piano tecnico della squadra, favorita anche dalla superiorità numerica. Da rivedere la gestione finale, un concetto su cui Allegri insiste molto; non a caso è rientrato negli spogliatoi rabbioso.

La sfida di ieri, tuttavia, ha avuto anche delle note liete, una su tutte quella che porta il nome di Rodrigo Bentancur. L’allenatore toscano ha concesso 75 minuti di riposo a Pjanic e al suo posto ha lanciato per la seconda volta dall’inizio il giovane uruguaiano. Quest’ultimo, dopo il buon primo tempo di Barcellona, ha ripagato la fiducia del mister con una prova di spessore. Con personalità e tecnica ha conquistato i cuori dei tifosi, colpiti dalle sue giocate, portando molti di essi a nominarlo man of the match.

Addirittura qualcuno ha anche avvisato il bosniaco, suo competitor, di stare attento al suo posto con una meme goliardica.

Una battuta, certo, ma tra un paio di mesi il ventenne potrebbe completare lo studio del “manuale per imporsi” e mettere davvero in seria difficoltà il coach.

L’ “AFFARE” TEVEZ

Gli stessi tifosi citati precedentemente il 13 luglio di tre estati fa erano delusi e arrabbiati: era il giorno dell’ufficializzazione della cessione del leader tecnico di quella Juve, Carlitos Tevez. Un trasferimento particolare impostato tra la società torinese e il Boca Juniors: il costo dell’operazione era di 6.5 milioni previsti, però, per l’opzione bianconera di tre giovani Xeneizes. Tra questi c’è anche un certo Rodrigo Bentancur Colman. Monta la polemica del popolo zebrato che non gradisce l’impostazione della trattativa: molti fans credono che l’allora numero diez sia stato venduto a costo zero.

Poi, in terra argentina, emerge il giovane Bentancur e l’estate successiva si fa vivo il Milan, intenzionato ad accaparrarsi le prestazioni del ragazzo; l’affare, tuttavia, non verrà portato a termine.

Passa poco tempo e vengono firmate le carte: il 21 aprile scorso il classe ’97 è ufficialmente juventino. Questa è la cronistoria dell’ “innamoramento” Bentancur-Juventus, che a rileggerla adesso ha fatto ricredere più di qualcuno sull’affare Tevez. Un vero e proprio affare.

CHE PERSONALITÀ!

Il numero 30 bianconero ha giocato degli spezzoni finali contro Genoa e Chievo, prima di scendere in campo dall’inizio al Camp Nou, da mezz’a la destra, e ieri all’Allianz Stadium. Ciò che colpisce a primo impatto è la personalità. Lo si vede correre per il campo con sicurezza, giocare la palla e dare indicazioni ai compagni e si pensa abbia 26-27 anni, poi, studiando il suo profilo, si scopre che ne ha solo venti.

Qualunque ventenne avrebbe retto all’urto con Simeone, uscendone alla grande?

Acciughina” non era impazzito quando l’ha fatto esordire in Champions League davanti a 99mila spettatori in una sfida delicata. E di certo non è diventato incoerente se Bernardeschi lo fa crescere concedendogli spezzoni, mentre a lui in una settimana ha già fatto giocare due sfide dal primo minuto. È la personalità la chiave di tutto, quella caratteristica che a vent’anni gli permette di fare un passaggio all’indietro, pressato da due avversari, senza timore.

Per un passaggio non si possono fare grosse valutazioni, potrebbe dire qualche critico. Allora l’uruguagio regala la possibilità di parlare di 90′, i primi davanti al suo pubblico, di grande carattere, compresi quelli finali, in cui i bianconeri sbandano un po’ dietro. Lui è lì, nella propria metà campo a lottare per difendere quel minimo vantaggio: magari sbaglia un colpo di testa, ma 4” dopo ha già riparato all’errore.

E se i difensori sono andati nell’altra area per un corner a cui succede una ripartenza avversaria, ci pensa lui ad evitare il pericolo. Con quell’eleganza frutto di personalità e consapevolezza nei propri mezzi.

PALLA AL PIEDE

La personalità era un passaggio obbligato per parlare delle sue doti tecniche che con lavoro quotidiano, dedizione e impegno sta affinando a Vinovo.

Come detto precedentemente, Mr. Allegri lo ha schierato contro il Barcellona interno di centrocampo: una scelta dettata dall’emergenza dato che non rappresenta il ruolo dell’ex Boca. Esso è, infatti, un regista e può farlo sia a tre che soprattutto a due, come contro gli uomini di Pioli. Nella grande sfida del turno infrasettimanale di Serie A, quando era palla al piede illuminava la scena, rendeva il gioco pulito, vellutato, raffinato. Nell’intera partita ha dato prova del suo grande repertorio: progressioni, cambi di gioco, aperture, protezione del pallone.

Bella apertura per Asamoah

Le statistiche parlano di un accuracy pass del 87.2%, 92 palloni giocati, otto 1 vs 1 vinti su dodici, cinque palle lunghe di cui solo due non finalizzate e ben sette recuperi. Partita di alto livello.

COMPLETARE LO STUDIO

Allegri, nel post-match, ha prima fatto i complimenti, meritati, a “Lolo” e poi gli ha mandato un messaggio: “Nella verticalizzazione ritarda un po’ “. Il professore ha, quindi, dettato il punto dove migliorare: la velocità del gioco. Sta proprio nel ritmo, infatti, la principale differenza tra calcio argentino e quello italiano. Il suo percorso di crescita, inoltre, passa anche per un rinforzamento fisico.

Solo alcune nozioni per completare lo studio del manuale: presto Rodrigo Bentancur potrebbe imporsi.

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Tito

Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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Salvatore Carmando e la storia del fisioterapista amico di Maradona

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Maradona

“Lo sai che io ti amo

ovunque tu sarai, ti seguiremo

nella mente c’è un ricordo che non mi abbandona

Il bacio di Carmando a Maradona!”

C’è una storia forse poco nota al grande pubblico, una storia di amicizia e di sport, la storia di uno dei più grandi fisioterapisti che una squadra di calcio abbia mai avuto. Quel coro sopra riportato rappresenta la testimonianza dell’amore di un popolo, quello partenopeo, che ringrazia e rende omaggio ad un grande professionista.

Mai nella storia del calcio una tifoseria aveva dedicato cori ad un membro dello staff. Quindi, per una volta, non ci soffermeremo a parlare delle gesta di un numero diez ma approfondiremo l’importanza di un massaggiatore all’interno degli equilibri di una squadra e la sua storica amicizia con il numero diez più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Salvatore Carmando nasce a Salerno ma diventerà napoletano d’adozione, figlio di Angelo Carmando, fisioterapista della Salernitana a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, allora guidata da Gipo Viani (di cui approfondiremo nei prossimi articoli la sua importanza).

Salvatore approda al Napoli la prima volta nella stagione 1974-1975, dapprima nelle giovanili e poi nella stagione 1976-1977 come 1° massaggiatore ufficiale della squadra, che lascerà molti anni dopo, precisamente nel 2009.

L’INCONTRO CON MARADONA

Salvatore Carmando è stato per Maradona un amico, un confidente, un fidato consigliere, non semplicemente un massaggiatore.

Maradona e Carmando si trovano subito, nel primo ritiro di Castel del Piano, come afferma lo stesso Salvatore in un’intervista a “La Famiglia Cristiana” <<Mi osservò per un po’ di tempo mentre lavoravo, in silenzio. Poi Maradona mi scelse: sarai tu il mio unico massaggiatore. Non si faceva toccare da altri e per stendersi sul lettino dei massaggi aspettava che tutti i compagni fossero andati via dallo spogliatoio. Restavamo lì, da soli. Per ore. Nacque così un rapporto personale, oltre che professionale»

Ma per capire davvero l’importanza che Carmando aveva per Maradona basta sapere che nel 1986 il pibe de oro, in occasione dei Campionati del Mondo del 1986 che si sarebbero tenuti in Messico, volle Salvatore come massaggiatore della Nazionale Argentina, un’iniezione di stima e fiducia che Carmando ripagherà, anche nei momenti più difficili di quelle settimane.

Infatti come racconta lo stesso ex-fisioterapista, Carmando durante quegli interminabili giorni in Messico, fu per 10 giorni colpito da dissenteria, giorni terribili che misero a dura prova la sua permanenza con la nazionale Albiceleste, ma alla fine sappiamo tutti come ando’ a finire.

Carmando ricorda quei momenti in un’intervista rilasciata ad areanapoli.it “Arriviamo in Messico e per dieci giorni la dissenteria non mi dà tregua. A un certo punto avviso Diego che non ce la faccio più e che voglio andare via. Lui capisce che faccio sul serio solo quando mi vede preparare la valigia: viene in camera mia e mi ferma. ‘Resisti almeno un altro po’, dai’. Un attimo dopo Maradona lascia il ritiro con un componente dello staff della nazionale argentina e ricomparire dopo un’ora, trascinando due cassette d’acqua minerale italiana. Non seppi mai dove le aveva trovate, Ma il mal di pancia mi passò”.

La Nazionale Argentina vince la Coppa del Mondo e Carmando assiste al goal del secolo, dalle tribune del mitico stadio Azteca di Città del Messico e gioisce insieme all’amico Maradona una vittoria aspettata e sognata sin da bambino.

LA MONETINA DI ALEMAO

Un altro avvenimento curioso che rafforza ancora di più il rapporto tra Carmando e i suoi tifosi è rappresentato dal famoso episodio della monetina di Alemao, quel famoso 8 Aprile del 1990, dove in palio c’era uno scudetto e il Napoli di Maradona era ospite al Comunale di Bergamo per giocare contro l’Atalanta.

Vedete, se oggi per un calciatore è difficile giocare solo in alcuni stadi, dove si sente maggiormente la pressione del tifo di casa, un tempo era cosi’ per tutte le partite giocate in trasferta.

Quel giorno, a Bergamo, ci si giocava lo scudetto.

Al minuto 32′ del secondo tempo una monetina da 100 lire colpisce il capo di Ricardo Rogerio de Brito, al secolo “Alemao” che si accascia a terra.

Carmando corre verso il campo per prestare soccorso ed esclama quelle parole che ancora oggi a Napoli ricordano bene: “Statte ‘n terra”. Carmando disse queste parole semplicemente per curare meglio il calciatore brasiliano, ma vennero interpretate dal pubblico come una “bugiardata” fatta ad-hoc per ingigantire l’accaduto.

I tifosi dell’Atalanta si accanirono sul fisioterapista partenopeo per quelle parole che, secondo loro, avrebbero deciso il campionato.

Il Napoli infatti, a 3 giornate dalla fine, riceve la vittoria a tavolino e quella partita resterà negli annali della storia del calcio poichè il Napoli vincerà lo scudetto tre settimane dopo.

Salvatore Carmando, aldilà di questo episodio controverso, è considerato da tutti il re dei fisioterapisti e oggi tutti ne ricordano l’impegno e soprattutto l’amicizia profonda con El Diez più forte di tutti i tempi, Maradona.

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