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ESCLUSIVA - En?gma, il rapper telecronista che sogna di diventare come Buffa

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ESCLUSIVA – En?gma, il rapper telecronista che sogna di diventare come Buffa

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Chi lo ha detto che rap e arte non possano coniugarsi? Per informazioni chiedere ad En?gma, al secolo Francesco Marcello Scano, rapper olbiese che attorno alla raffinatezza dei suoi testi ha costruito la carriera. Un artista a tutto tondo, capace di mixare la musica con la letteratura, il cinema, i fumetti e… Lo sport. Sì, perché En?gma è un grande appassionato di pallone, ma non solo. Quando non è impegnato nella preparazione di un nuovo album (l’ultimo, “Booriana” vanta collaborazioni con Emis Killa, Shade e Ghemon tra gli altri) o è in tour per portare la sua musica in giro per l’Italia, si diletta nelle più basse sfere del calcio sardo: la Terza Categoria.

Per scoprire il lato nascosto di Marcello, quello di sportivo invasato anche con basket e boxe, abbiamo deciso di contattarlo. Cogliamo l’occasione per ringraziarlo della disponibilità con la quale si è concesso a questa lunga intervista “sportiva”.

Chi è En?gma?

“In questi primi dieci anni di carriera sono stato certamente un rapper. Tuttavia, data la natura dei miei testi, mi definisco scrittore. Spero che nel corso degli anni questa descrizione possa prendere sempre più corpo e rispecchiarmi al 100%.”

In “Mia” dici che aver lasciato il calcio è stata dura, una bella botta per chi, come te, sperava da ragazzino che quella passione potesse trasformarsi in un lavoro.

“Ci tengo sempre a specificare che quello che dico in “Mia” è il mio personalissimo punto di vista, non avrei mai fatto carriera: sono molto modesto tecnicamente parlando (ride, ndr). Il mio unico rimpianto è legato soprattutto alla condizione atletica: non avevo certamente il fisico di adesso, frutto di una maggiore attenzione all’allenamento e alla naturale crescita a cui tutti andiamo incontro. A prescindere da questo, non è stata una bella cosa perché mi sarebbe piaciuto giocarlo sempre, come sto facendo ora in Terza Categoria.”

Cosa hai imparato all’interno del rettangolo di gioco e com’è cambiato il tuo modo di porti verso il calcio col passare degli anni?

“Credo che il calcio, anche quello giocato nelle categorie meno prestigiose, possa insegnare il saper vivere in un gruppo, il sacrificarsi, l’altruismo. Anche la serietà, perché – nonostante il divertimento sia necessariamente alla base dello sport – giocare con degli obiettivi, e magari portarli a termine, è ancor più soddisfacente.”

È risaputa la tua passione per la Juventus: a quale calciatore o evento è legato l’inizio di questa fede?

“Mio padre è sempre stato juventino, però c’è stato un periodo in cui aveva molta simpatia per quella Sampdoria che vinse lo Scudetto e che arrivò in finale di Coppa Campioni. Quindi, almeno inizialmente, mi sono avvicinato ai blucerchiati. Poi, come avviene quasi a tutti, lo spirito di emulazione nei confronti del padre ha giocato un ruolo fondamentale affinché mi affezionassi ad altri colori.
Sicuramente un calciatore che mi ha accompagnato in questo percorso è stato Gianluca Vialli. I primi anni li lego sicuramente a lui e a quella Champions che alzò da capitano nel ’96. È un personaggio che ho sempre apprezzato in campo e fuori, anche nelle vesti di opinionista TV.”

Sei tra quelli che rimpiangono gli anni ‘90 o riesci a cogliere del positivo nel calcio moderno?

“L’essere umano ha per natura un senso di nostalgia in tutte le cose: ad esempio, nella musica siamo portati ad ascoltare, anche a distanza di anni, quei cantanti o gruppi che ci hanno accompagnato nell’adolescenza. Questo avviene anche in altri campi, calcio compreso. L’evoluzione tattica e atletica compiuta negli ultimi due decenni è interessantissima: si è arrivati ad essere minuziosi all’estremo anche nell’alimentazione e nella preparazione. Poi è chiaro che ci siano degli aspetti più oscuri, come la questione legata al business che è alle spalle del movimento calcistico. I soldi potranno anche aver privato l’ambiente di quel romanticismo pre-anni 2000, ma sta all’individuo riuscire a non perdere la bussola e rinvigorire il proprio amore per questo sport.”

Il tuo idolo del passato?

“Henrik Larsson. Ha dapprima fatto le fortune del Celtic e della Svezia, in particolare al Mondiale del ’94, poi è diventato campione d’Europa col Barcelona. È sempre stato riconosciuto non solo come un goleador, ma anche come un calciatore capace di far rendere al meglio i suoi compagni, cosa non scontata: d’altronde il sacrificio è un valore ricorrente nella mia vita. La cosa che più mi colpì fu la sua capacità di ritornare più forte di prima dopo la rottura di tibia e perone, un infortunio che avrebbe demoralizzato chiunque. Invece, si riprese e l’anno successivo vinse la Scarpa d’Oro, arrivando peraltro in finale di Coppa UEFA. Amo queste storie di riscatto, mi smuovono dentro.”

E nel presente invece?

“Anche se è un giocatore ormai prossimo al ritiro e una bandiera di una squadra che non è la mia, dico Daniele De Rossi. Con l’ultima scelta che ha preso ha ulteriormente dimostrato di essere un grande personaggio all’interno del panorama calcistico. L’ho sempre apprezzato per la qualità messa in campo e, soprattutto, per quanto ha dato per la Nazionale: l’Italia per me viene prima di tutto, e DDR ha sempre offerto un significativo contributo alla causa azzurra. Andando al Boca ha fatto una scelta dettata dal cuore: come non apprezzare un calciatore con dei valori così saldi?”

In un pezzo di critica sociale come “Misunderstanding”, critichi la chiusura degli stadi come soluzione ai problemi: come combatteresti la violenza? Gli stadi potranno mai diventare un oasi felice?

“Quella rima era legata soprattutto alla chiusura del “Ferraris” in seguito al crollo del ponte Morandi per una questione di solidarietà. Se fosse giusto o meno il provvedimento è soggettivo, ognuno può avere le proprie opinioni. Più in generale, non mi sento di avere la soluzione tra le mani. Quello che posso suggerire nel mio piccolo è che si potrebbe trarre spunto da chi è riuscito a controllare il fenomeno, l’Inghilterra. Attraverso una politica ferrea, soprattutto ai tempi della Thatcher, e grazie alla presenza di strutture adeguate, il problema degli hooligans è stato represso. In primis, bisognerebbe ammodernare i nostri stadi, poi attuare una politica volta a curare la cultura sportiva del popolo. Non è un processo da attuare dall’oggi al domani, si potrebbe passare anche attraverso altri brutti momenti, ma l’importante è iniziare il prima possibile.”

In quale calciatore – del passato o del presente – ti rivedi per personalità? Forse Ardiles (calciatore argentino che giocava con la numero 1 pur essendo un centrocampista), come affermi in “Lula”? E come allenatore?

“In un mio brano, “Foga”, dissi: “Tanto a casa mia io sono il principino come a Torino Marchisio”. Rivedo nell’approccio elegante che Marchisio aveva col pallone il mio con la musica: un qualcosa di atipico per un rapper, principalmente per la cura che ho nel trattare le parole. Inoltre, in campo Claudio coniugava sempre qualità e quantità, altra prerogativa del mio percorso artistico.
Come allenatore, invece, dico Antonio Conte, per la grinta, l’organizzazione, l’applicazione e la conoscenza a menadito del suo campo lavorativo.”

Con quale rapper pensi di poter formare nella musica una coppia(gol) alla Mancini-Vialli?

“Credo siano diversi artisti con cui potrei costituire un bel duo: Rancore, Mezzosangue, Axos, Lanz Khan. Ce ne sono davvero tanti, però il mio vero partner in crime è Kaizén, il produttore con il quale lavoro da anni e che più di tutti mi ha supportato nel mio viaggio musicale.”

Lo scorso 18 aprile è stato un giorno importantissimo per te: hai svolto la tua prima telecronaca – che definisci un sogno primordiale prima della musica – per l’emittente Eleven Sports. Che emozione è stata raccontare il “tuo” Olbia?

“La realizzazione di un sogno, davvero. Nuovamente per Eleven Sports, domani ricomincia questa avventura: commenterò – in maniera ovviamente imparziale – tutte le gare casalinghe dell’Olbia. Devo ringraziare anche la società per avermi sponsorizzato. Credo di aver giocato bene le mie carte nelle prime due partite in cui ho fatto da telecronista. Voglio continuare a portare avanti questo progetto!”

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En?gma allo stadio Nespoli di Olbia, alle prese con la sua prima telecronaca. Fonte immagine: profilo Instagram @enigmarcello

Hai dedicato una canzone al film “Cindarella Man” (“La Cenerentola del Ring”), pellicola in cui un ex pugile caduto in rovina riesce a tornare alla ribalta. A quale nobile decaduta, italiana o non, auguri lo stesso futuro?

“Mi viene in mente la vecchia Samp, a cui sono molto legato, che vinse uno Scudetto e che ricorda la clamorosa vittoria in Premier League del Leicester. Anche un ritorno in pompa magna del Nottingham Forest, squadra che, nonostante navighi nelle leghe inferiori del calcio inglese da anni, vanta due Coppe Campioni. Tuttavia, in virtù della splendida campagna acquisti che sta conducendo, sarebbe bellissimo rivedere il Cagliari sul tetto d’Italia.”

A proposito di “Cindarella Man”, la box e i combattimenti in generale sono una tua grande passione. Come ti sei avvicinato a questo tipo di sport e cosa pensi possa insegnare a chi lo pratica o ne è spettatore?

“Non ho mai praticato sport di combattimento, piuttosto mi piace guardarli. Anche in questo caso torniamo al discorso a me caro del sacrifico, della dedizione, della continuità che un atleta deve avere. Questo vale soprattutto nella box, ma anche in tutti gli altri sport. Perfino a livello cittadino, vedo ragazzi talentuosi che non riescono a sbancare il lunario perché privi della giusta serietà. Un problema a cui si assiste anche ad altissimi livelli. Se non c’è la mentalità, allora tutto il resto non conta.”

Che rapporto hai con i videogiochi: è vero che – così come nel calcetto con gli amici – ti fai prendere molto quando accendi la play?

“Ovviamente quando parlo di videogiochi, parlo di FIFA. Sì, diventa come quando gioco a calcio: mi trasformo e divento super-competitivo. Sono molto attento anche al lato tattico, nonostante sia un videogioco. Spesso mi riunisco con un gruppo di amici “nerd” per organizzare tornei infiniti. Tendenzialmente non mi piace giocare online, preferisco la compagnia: i videogiochi possono essere un’ottima fonte di aggregazione.”

Concludiamo: hai progetti in cantiere legati allo sport? Magari un libro o delle canzoni…

“Non so se scriverò mai un libro. Nel caso sarebbe sicuramente un testo di narrativa. Mi piacerebbe raccontare delle storie, questo sì: uno story-teller alla Federico Buffa, che, come è ovvio che sia, è irraggiungibile. Non escludo di poter fare in futuro qualcosa di questo tipo.”

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram @enigmarcello

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ESCLUSIVA – Gaetano D’Agostino: “Nessuno come Folorunsho in A, De Rossi scelta intelligente”

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Folorunsho

ESCLUIVA D’AGOSTINO – Gaetano D’Agostino ha giocato molti anni in Serie A, vestendo le maglie di Roma, Messina, Udinese, Fiorentina, Siena e Pescara, e in Serie B, con il Bari nei primi anni di carriera. Ora ha intrapreso la strada da allenatore ed è intervenuto ai nostri microfoni per parlare di Michael Folorunsho, giocatore dell’Hellas Verona che ha avuto al Virtus Francavilla, in Serie C, nella stagione 2017-2018. L’ex centrocampista ha fatto anche il punto sul percorso di alcune delle sue ex squadre. Di seguito le sue parole.

Lei è stato il primo allenatore di Michael Folorunsho tra i professionisti. Cosa si ricorda di lui? Che giocatore è?

“Ho tanti ricordi perché incontrai il suo procuratore a Roma convincendolo a portarlo da me. Alla Lazio, Simone Inzaghi non lo voleva perché Folorunsho aveva un caratterino: era difficile da gestire. Più dicevano così, più volevo accettare la sfida, dunque lo portai a Francavilla. Lo misi anche fuori rosa, perché non riuscivo a domarlo inizialmente. Un giorno lo chiamai personalmente e feci un patto con lui. Questo patto portò poi alla sua completa evoluzione caratteriale e anche come giocatore. Mi convinse che non avrebbe più fatto cavolate e messo a repentaglio l’equilibrio dello spogliatoio. Dopo quella promessa non ha più avuto un comportamento scorretto e inadeguato. Si concentrò molto su sé stesso e c’è stata una continua evoluzione. Ci siamo tolti delle belle soddisfazioni”.

“A livello tecnico? Quando lo presi io, si notava già lo stra-potere fisico, doveva però un po’ domarlo: metteva sempre la forza nel passaggio, nel cambio di gioco e nel tiro, senza curare il dettaglio e il gesto tecnico che aveva. Aveva talmente tanta irruenza nel farlo, che spesso sbagliava. È andato ad aggiustare il tiro e ad essere sempre più elegante palla al piede e a stare più tranquillo. Ha le qualità da mezz’ala e io gli dicevo sempre che quando partiva palla al piede sembrava Mark Lenders di Holly&Benji, è devastante come lui. In Lega Pro infatti fece un altro anno e poi fece il salto di categoria”.

Nelle scorse stagioni in Serie C e in Serie B ha fatto molto bene, quest’anno si sta mettendo in luce in Serie A. Dove può arrivare Folorunsho?

“Credo che non deve porsi limiti, perché quel prototipo di giocatore in Serie A non c’è. Lui abbina fisicità, una grande forza senza palla nell’attaccare gli spazi e qualità. Inoltre ha un tiro micidiale, infatti ha realizzato un grandissimo gol con la Juventus, secondo me il più bello visto fino ad ora in campionato. Il Verona può essere un piccolo bivio tra giocare in Serie A da giocatore normale e ambire a diventare un grande giocatore, e questo lui lo può fare. Ha margini di crescita importanti”.

Come valuta l’avvio sulla panchina della Roma e la proposta di calcio di Daniele De Rossi? Dove possono arrivare i giallorossi in Serie A e in Europa?

“Secondo me è stato un cambio inaspettato quello di Mourinho e altrettanto inaspettata è stata la chiamata di De Rossi. Si sta però verificando una scelta, anche involontariamente, intelligente. Daniele è un ragazzo molto intelligente e con grande carisma, che sta portando anche da allenatore. Ha principi importanti, anche etici. Mi sta piacendo la proposta di gioco e tratta tutti alla stessa maniera nello spogliatoio. Se la Roma dovesse raggiungere il quarto posto o quantomeno migliorare la classifica rispetto a quando l’ha presa, al nono posto, credo che Daniele potrà rimanere anche l’anno prossimo”.

“In Europa? Giovedì sarà una partita molto impegnativa con il Feyenoord, si riparte da una situazione di pareggio e la Roma, che gioca in casa, deve vincere. Vincendo si potrebbero aprire scenari importanti. È una squadra che in Europa ha sempre dimostrato di fare bene. La proposta di gioco di De Rossi è molto europea: propositiva e non fa partite di attesa. Daniele ha una proposta sempre offensiva, con anche un buon equilibrio. Credo che possa far bene, e glielo auguro. In Europa la Roma può giocarsela con tutti”.

La Fiorentina sta vivendo una stagione di alti e bassi. Un posto in Champions League è ancora possibile? La squadra di Italiano può tornare in finale di Conference League?

“La Conference League è il torneo più facile rimasto ai viola e la Fiorentina ci può arrivare. Onestamente non la capisco molto bene come squadra, fino a 5 giornate fa era lì che lottava per il quarto posto e poi ha il rovescio della medaglia in negativo e va in confusione. Non capisco quale è la realtà della Fiorentina. Vive molto dell’umore dell’allenatore. Non c’è un equilibrio di risultati e prestazioni e questo disequilibrio ti porta a non avere quella costanza per ottenere punti importanti e rimanere lì in lotta. Questo ti destabilizza nel giudizio perché non capisci il potenziale”.

Quest’anno l’Udinese sta facendo più fatica e la zona retrocessione è a soli 3 punti. Come si spiega le difficoltà bianconere? La squadra di Cioffi può raggiungere la salvezza con un po’ di anticipo o sarà in lotta fino alla fine?

“Sono 7 o 8 anni che soffre e che è lì. A questa squadra manca un’ossatura italiana, che ti dà un senso di appartenenza. Vedo giocatori forti fisicamente e qualcuno carino, ma non grandi giocatori. Allora devi avere un grande spogliatoio. A Udine si è superata quella linea sottile che ti fa giocare sia per ottenere risultati con la squadra sia per ambire poi singolarmente in un grande club. Quella per ottenere risultati passa secondo me in secondo piano: vedo giocatori che vogliono apparire e mettersi in mostra per andare in una grande squadra, senza però che si passa anche dai risultati di squadra”.

“Quando c’eravamo noi avevamo quell’ossatura dove cercavamo di mantenere l’equilibrio nel momento dell’esaltazione o in alcune situazioni più difficili. L’Udinese vive anche la partita a tratti: ci sono momenti in cui attacca, altri in cui sbaglia molto, vedo una squadra che lavora bene in fase difensiva, ma poi si allunga e subisce contropiedi. Io non credo che l’Udinese si salverà con 3-4 giornate di anticipo, non mi sta dando quell’impressione”.

Dopo aver sfiorato la Serie A, il Bari non sta riuscendo a ripetere il cammino dello scorso anno. I biancorossi si sono presentati al cancelletto di partenza con diversi cambiamenti in rosa e durante la stagione hanno cambiato allenatore 3 volte. Iachini può essere l’uomo giusto per risollevare le sorti dei Galletti? I playoff sono un obiettivo concreto?

“La squadra del Bari è molto buona. Puntavo molto su Marino, sia per una questione affettiva sia perché ha sempre fatto un calcio propositivo, ma è andato calando dopo l’esperienza a Udine. Iachini è il lottatore e l’allenatore grintoso che lavora bene anche tatticamente. Al Bari serviva un sergente che portasse disciplina, concentrazione e umiltà e Iachini lo sta dimostrando, vincendo le sue prime due partite. Se prende consapevolezza dei suoi mezzi e si fa pilotare dal proprio tecnico, credo che il Bari può essere una mina vagante”.

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ESCLUSIVA – La trattativa Lotito-Barletta è ancora in stato embrionale, ma il presidente è convinto

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Claudio Lotito allenatore della Lazio

Direttamente dalla nostra redazione, in esclusiva, arrivano novità sul fronte Lotito-Barletta. Difatti sembra che ci sia stato un primo approccio del presidente della Lazio per acquistare la società pugliese: tuttavia i discorsi non sono avanzati, ma ancora sono ai primi albori. Il primo scoglio sono le carte e i conti della società, che appaiono in una situazione sostenibile.

Il presidente, però, è convinto di poter fare bene a Barletta e che il tutto potrebbe essere interessante anche come piazza. Inoltre, l’eventuale acquisto non sarà chiuso settimana prossima ma ci vorrà un po’ di tempo perchè la trattativa deve rientrare negli interessi suoi e della società.

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Champions League

ESCLUSIVA – Aronica: “Mazzarri non ha bisogno di avvocati difensori! Ad Hamsik suggerisco…”

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Salvatore Aronica, ex Calciatore di Napoli, Juventus, Palermo e Reggina - Serie A, Serie B, Champions League, Europa League, Coppa Italia, Supercoppa italiana

ESCLUSIVA ARONICA – Il Napoli sta vivendo una situazione di grande crisi. I Campioni d’Italia in carica hanno ampiamente deluso nella prima parte di stagione sotto la guida di mister Garcia. Tuttavia, il cambio in panchina e il ritorno di Walter Mazzarri ha deluso ulteriormente, trascinando i partenopei fuori dai piazzamenti utili a disputare le competizioni europee durante la prossima stagione. Pertanto, pare che l’esonero del tecnico toscano sarà ufficializzato tra poche ore, con il conseguente arrivo di Francesco Calzona come terzo tecnico stagionale. Tale ruolo sarebbe un ritorno a Napoli, considerando il suo ruolo da collaboratore di fianco a Sarri Spalletti. Inoltre, con lui potrebbe ritornare Marek Hamsik, storico capitano azzurro e recordman del club, sebbene la sua posizione non è ancora ben definita.

In merito a questi grandi stravolgimenti si è espresso Salvatore Aronica, ex difensore azzurro, allenato proprio da Mazzarri. Il classe ’78 ha rivelato la sua opinione riguardo la stagione fallimentare e al possibile futuro del Napoli, a partire dalla prossima delicata sfida contro il Barcellona, valida per gli ottavi di finale di UCL.

Di seguito riportate le dichiarazioni in un’intervista esclusiva di Aronica alla redazione di Numero Diez.

ESCLUSIVA ARONICA: LE DICHIARAZIONI

L’esonero di mister Mazzarri pare imminente: qual è la sua opinione in merito alla sua seconda esperienza a Napoli?

“Io ritengo che, quando in una società si cambiano 3 allenatori, la colpa non è esclusivamente dell’allenatore. Bisogna vedere fino in fondo quali sono stati i molteplici problemi. Se andrà via Mazzarri, dopo Garcia, e arriverà un terzo allenatore, le responsabilità non siano solo della guida tecnica. Anche i calciatori devono rimboccarsi le maniche, considerando che non hanno fatto il loro dovere”.

Come potrebbe rispondere alle accuse rivolte a Mazzarri in merito a uno stile di gioco non conforme alle aspettative?

“Non c’è da difendere nessuno, perché Walter Mazzarri è un allenatore talmente esperto e competente che ha dato un grande contributo al calcio italiano. Ha fatto vedere di che pasta era fatto proprio durante il primo periodo a Napoli. Chiaramente in Italia, così come nel resto del mondo, si vive di risultati. Dunque, quando non si ottengono esiti sufficienti, il primo a finire sul banco degli imputati è l’allenatore. Ritengo che Mazzarri non abbia bisogno di avvocati difensori. Chi critica e afferma che non si è aggiornato gli rivolge degli attacchi premeditati. Le metodologie non sono un problema, piuttosto bisogna riflettere più accuratamente per individuare i colpevoli”.

In relazione all’imminente arrivo in panchina di Calzona, si vocifera un ritorno di Hamsik all’ombra del Vesuvio. In che ruolo lo vedrebbe bene e cosa gli consiglierebbe in vista di questa nuova avventura?

Marek è un ragazzo intelligente, oltre a essere stato un calciatore che ha scritto la storia del Napoli. Secondo me, conoscendo la piazza, sa che c’è da lavorare e rimboccarsi le maniche. Ora non sono a conoscenza della sua volontà, ma sia da dirigente sia da membro dello staff tecnico può dare il suo contributo, siccome conosce l’ambiente e si è realizzato indossando la maglia azzurra”.

Alla luce della sua grande esperienza da difensore, qual è il problema della difesa del Napoli? Chi dovrebbe essere il titolare di fianco a Rrahmani?

“Sono tutti ottimi giocatori. In principio Natan aveva fatto vedere di essere veramente un giocatore da Napoli. Idem Ostigard, come in occasione della partita contro la Lazio. Inoltre, anche Juan Jesus non ha deluso quando è stato chiamato in causa. Ovviamente in assenza di risultati tutto viene messo nel calderone e spesso si fanno valutazioni azzardate. Il Napoli ha dei buoni calciatori in rosa e non capisco il motivo per il quale il rendimento stia venendo meno”.

A quale obiettivo può puntare il Napoli in questa stagione? Cosa sarebbe necessario fare a partire dalla prossima stagione?

“Mi auguro che il Napoli possa ottenere un risultato utile ad accedere alle coppe europee. L’obiettivo è puntare a raggiungere un piazzamento utile a disputare l’Europa League o la Conference League. D’altro canto, la Champions sarebbe il massimo, però ci sono difficoltà oggettive. Per l’anno prossimo è necessario riprogrammare tutto da zero e far sì che gli errori commessi fin qui non vengano ripetuti, sia per quel che concerne la produzione tecnica che la valutazione della rosa. In tal modo, chiunque sarà l’allenatore dalla prossima stagione dovrà essere messo in condizione di ripartire col piede giusto. Dopo uno scudetto vinto era impensabile che il Napoli facesse un campionato del genere”.

Indipendentemente dall’allenatore, il Napoli può sorprendere contro il Barcellona in Champions League?

Assolutamente sì. Ci sarà uno Stadio Maradona gremito e so per esperienza diretta cosa significa giocare la Champions in quello stadio. Sicuramente i giocatori avranno a disposizione un pubblico trascinatore in tutto e per tutto, pronti a tifare fino alla fine. Sulla carta si tratta di uno scontro proibitivo, ma credo che il Napoli possa ottenere un risultato importante”.

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ESCLUSIVA – Tare si ricongiunge con Lotito al Barletta? Arriva la smentita

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Igli Tare Lazio

TARE LAZIO BARLETTA – La notizia della volontà di Claudio Lotito di acquistare il Barletta ha scombussolato le ultime 24 ore della città pugliese. Una squadra con un passato di lunga data tra i professionisti, con tanto di campionati di Serie B e Serie C all’attivo.

Ora, però, la città pugliese sta gareggiando nel campionato di Serie D e lotta per la salvezza. Dopo il crollo del 2015, che ha condotto i biancorossi dalla Lega Pro all’Eccellenza, e dopo 7 anni di “purgatorio” nella massima categoria dilettantistica regionale, nell’estate 2022 la squadra è stata promossa in Serie D. Quella attuale è la seconda stagione in Serie D. E tra i volti noti passati dalla Città della Disfida, in questa annata, ci sono stati anche Ezequiel Schelotto, tutt’ora in squadra, e l’ex Serie A Guido Marilungo (che non ha avuto un buon impatto).

Nella giornata di ieri, Claudio Lotito ha incontrato i vertici societari del Barletta, che sembrerebbero in procinto di vendere la società, ma vogliono valorizzare al massimo il prodotto che il Barletta è nella città e nella provincia. Di conseguenza, un profilo come Claudio Lotito, che porta con sè promesse di professionismo, ha fatto vibrare le emozioni di una piazza che vuole tornare al più presto in palcoscenici professionistici.

Cosa c’entra Tare in questa vicenda? Il nome del dirigente era stato accostato al Barletta da molte fonti, come probabile DS. Ebbene, stando a quanto risulta alla nostra redazione, la notizia non sarebbe fondata. Il dirigente non sarebbe a conoscenza dei movimenti e non sarebbe vicino alla società biancorossa. Dunque, una notizia che non ha riscontro pratico nella realtà. Tare non fa più parte della dirigenza della Lazio, l’altra squadra (quella più celebre) del patron Lotito. E non farà parte neanche della prossima dirigenza.

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