Éric Cantona è come passeggiare in un museo d’arte moderna. Entri in una stanza ed assapori il fascino dell’Impressionismo, il paesaggio del “Bal au moulin de la Galette” o il senso di serenità de “La colazione dei canottieri“, un ambiente gioviale, specchio di un talento destinato a brillare. Ti fermi a pensare, ti soffermi sulla sua tecnica, la sua visione di gioco, e ti chiedi se mai qualcuno possa eccellere quanto lui. Quando ti addentri nella stanza adiacente, tuttavia, e scorgi lo spazio dedicato al Cubismo, Picasso e le sue opere contorte, enigmatiche nonché curiose, accedi ad un’altra realtà. La “Gioia di Vivere” si trasforma nella rappresentazione diretta, attraverso la quale il pittore, con aspetti per certi versi duri, riporta esattamente quello che vede. Le luci valorizzate in precedenza si tramutano ne “La Guernica“, ossia immagini significative che si annidano nella mente dell’osservatore e mostrano l’anima del soggetto.

“La colazione dei canottieri”, Renoir (fonte Wikipedia).

CRESCITA

Il 24 maggio 1966, a Marsiglia, l’amore di Albert ed Eléonore portava alla luce il futuro “King of Manchester”, Éric Cantona. Di origini sarde da parte del padre e catalane dalla mamma, Éric trascorre i suoi primi anni in una semplice dimora, utilizzata come deposito d’armi dai tedeschi in passato e teatro della crescita del ragazzo. Le esplosioni sono terminate, quel posto che solamente venticinque anni prima viveva la guerra e il senso di inquietudine, adesso prepara l’ascesa del piccolo Éric. La fede calcistica del padre, inoltre, l’Olympique Marsiglia, trascina il giovane nel calcio dove, al Velodrome una sera di ottobre, vede Johan Cruijff e si innamora.

La carriera di Éric Cantona inizia nell’Auxerre, club nel quale milita nelle giovanili per poi immergersi in Prima Squadra. Una chiamata per il servizio militare, nel 1984, blocca momentaneamente l’avventura del francese che, una volta tornato, conquista tutti e firma il primo contratto professionistico. Éric stravolge l’ambiente, rompe gli indugi ed esattamente come gli impressionisti citati poc’anzi, versa il suo genio direttamente sulla tela senza schemi prestabiliti. Nel 1988, non a caso, il sogno diventa realtà, poiché l’Olympique, la squadra per cui tifava da ragazzo, lo strappa dalla concorrenza e lo pone al centro del suo progetto.

GENIO E SREGOLATEZZA

L’avventura di Éric, nonostante questo, sarà condizionata da diversi trambusti, avvenimenti che mostrano il carattere irriverente del giovane e che ne limitano le infinite qualità. Nel 1989 viene sospeso per un mese dall’Olympique per aver gettato a terra la maglia dopo una sostituzione, rientra, e viene nuovamente allontanato per aver insultato il CT della Nazionale durante uno show televisivo. Éric è così: in grado di far coesistere genio e sregolatezza, li alterna come preferisce e spezza un idillio che senza questi sarebbe incontrastato.

Passa in prestito al Bordeaux prima e al Montpellier poi, dove, coinvolto in una rissa sferra un calcio in faccia ad un compagno di squadra. Un gesto perdonato solamente dall’intercessione di Laurent Blanc e Carlos Valderrama, che capiscono di non poter fare a meno di Éric ed evitano che venga messo fuori rosa. Effettivamente hanno ragione, poiché Cantona rimane al centro de Les Pailladins, contribuisce alla Coppa di Francia del 1990 e torna alla base.

Éric veste nuovamente la maglia del Marsiglia, ma alcuni dissidi col tecnico, Raymond Goethals, costringono il club a cederlo al Nîmes Olympique nel 1991. La goccia che fa traboccare il vaso accade nel dicembre dello stesso anno quando, furioso col direttore di gara gli lancia il pallone addosso. Punito dalla Federcalcio francese, Cantona definisce tutti degli idioti, rompe definitivamente col calcio transalpino e si dedica alla pittura.

L’APPRODO IN PREMIER LEAGUE

Ci vorrà Michel Platini, allora Commissario Tecnico della Nazionale francese, a convincerlo a tornare in campo, mentre su invito di Gérard Houillier, assistente de Le Roi, prepara i bagagli e vola in Inghilterra. L’esperienza col Leeds United, club in cui vince il titolo nel 1992, sarà solamente un antipasto. Éric attira le attenzioni di Sir Alex Ferguson, si accasa al Manchester United e veste la leggendaria maglia numero 7, la casacca di George Best. 

“Darei tutto lo Champagne che ho bevuto nella mia vita per poter giocare al fianco di Cantona in una partita di Champions League all’Old Trafford”. 

Si espresse così il nordirlandese, il quale, affascinato dal talento di Cantona, mostrò fin da subito la sua stima. Éric ricambiò il favore con 4 Premier, 2 FA Cup, 6 Community Shield, oltre ad una meravigliosa frase in occasione della prematura scomparsa di Best nel 2005.

“George Best nella sua prima seduta d’allenamento in Paradiso, giocando da ala destra, ha fatto girare la testa a Dio, per sua sfortuna schierato terzino sinistro. Vorrei tanto mi tenesse un posto nella sua squadra. Best, non Dio“. 

Fonte immagine: profilo ufficiale IG @ericcantona

È quasi una vergogna sapere che una delle foto più iconiche non ritragga l’Enfant Terrible con un trofeo, bensì nell’ennesima, quanto incredibile rissa. Il 25 gennaio 1995, durante una partita di FA Cup col Crystal Palace, Éric viene espulso dopo un intervento violento ai danni dell’avversario, ma quello che accade in seguito rimarrà nella storia. Cantona accoglie gli insulti di un tale Matthew Simmons, tifoso del Crystal e, tentato dall’assenza di barriere, lo colpisce con un calcio. Sono le ultime pennellate di Cantona che, appena due anni dopo, alla soglia dei 30 anni dice basta e appende gli scarpini al chiodo.

“One day I just lost this fire. It’s like love with a woman, you stay with her and she stays with you. When it’s not love anymore, just leave”.

LA NUOVA VITA DI CANTONA

Éric Cantona, “King”, in campo quanto nella realtà, ha intrapreso una interessante carriera da attore e regista. Una delle ultime apparizioni, inoltre, vede l’ex United nel videoclip di “Once”, brano di Liam Gallagher, ex componente degli Oasis nonché tifoso del Manchester City. Il testo malinconico, uno dei più introspettivi del nuovo album di Liam “Why Me Why Not“, è riconducibile alla carriera di Cantona, il quale recita, non a caso, il ruolo di un Re.

“Ricordo come una volta brillavi, a quel tempo. Sparivi così facilmente come un bicchiere di vino, amico mio.
Quando arrivava l’alba ti sentivi così ispirato a farlo di nuovo. Ma a quanto pare, si vive solo una volta”.

Éric si muoveva sinuosamente sul terreno di gioco, mentre la sua classe, assieme ad un pizzico di sfacciataggine che solamente un campione del suo calibro può permettersi, allontanava il resto. Una frase di una delle canzoni più rappresentative degli Oasis, “Live Forever“, la preferita dell’amico Liam, afferma: “Maybe I don’t really wanna know, how your garden grows, ‘cause I just wanna fly”.

Tradotto, “Non voglio davvero sapere come cresce il tuo giardino, perché voglio solo volare”. O meglio, sei un mio amico, non mi interessa quello che fai, o come ti esprimi, io vedo in te cose che altri non possono vedere. Il vero amante di Éric Cantona d’altronde, si sofferma sul talento espresso, dimentica i chiacchiericci da bar e, nel giorno del suo 54° compleanno corre su Youtube per rivivere gli anni d’oro dell’Enfant Terrible diventato Re.

Fonte immagine: profilo ufficiale IG @liamgallagher

(Fonte immagine in evidenza: profilo ufficiale IG @ericcantona)