Chi si accontenta gode, forse a metà. Potrebbe essere questo il leitmotiv di Dario Del Fabro, 24enne difensore del Kilmarnock, in prestito dalla Juventus. Difensore roccioso e di vecchia scuola quando si tratta di coprire gli spazi, far sentire il fisico o lottare sui palloni vaganti, è invece un profilo moderno tatticamente, sia in fase d’ordine che di impostazione, Del Fabro racconta a N10 i motivi che lo hanno portato a scegliere, di nuovo (dopo una breve esperienza al Leeds) il Regno Unito, tirando un primo bilancio sul semestre scozzese e sulle esperienze in Serie B tra Pisa, Novara e Cremona. E sul perché, a 24 anni, sia meglio rimettersi alla prova cambiando aria per restare “sulle spine” continuando a progredire.

“La mia scelta si è basata sulla conoscenza e stima in Angelo Alessio dai tempi della Juventus. Quando, da allenatore del Kilmarnock in estate, mi ha chiamato qui, non ci ho pensato su un attimo, anche e soprattutto per cambiare aria. In Serie B avevo offerte, così come in Polonia o Belgio, ma avevo bisogno di stimoli differenti per mettermi alla prova. E poi ero affascinato dal calcio britannico nel quale avevo militato quando ero troppo giovane, a Leeds. Ho voluto tentare la fortuna sapendo che questo è un bacino importante del calcio inglese.”

Da secondo di Conte per tanto tempo, cosa ci si aspetta dall’Angelo Alessio allenatore? 

“Alessio ha un’impostazione chiaramente “contiana”, tanta grinta ed una ricerca ossessiva della palla da riconquistare. È stato bravo, nel calcio britannico, ad aggiungere un pizzico di sana tattica italiana, dando alla squadra ordine e compostezza, la marcia in più dell’annata sino ad ora.”   

Un bilancio dei primi mesi in Scozia.. 

“I miei sei mesi sono stati positivissimi, meglio di quelli che mi sarei aspettato, ho avuto stabilità e capacità di adattamento tali da entrare nel progetto immediatamente diventando un idolo in pochi mesi (con un gran gol in pieno recupero contro l’Hibernian,  2-2 il 30 Novembre, ndr). Un’esperienza totalmente diversa da quella di Leeds, dove ebbi difficoltà d’adattamento in una società in piena trasformazione interna. Adesso sono in un gran momento della mia carriera, so che non devo mollare un centimetro per gustarmi il sogno sperando di progredire sempre più.”

Al di fuori del campo, come procede? 

“Fuori dal campo e dalla malattia compulsiva per il calcio, Kilmarnock è la classica cittadina scozzese, dove regna la tranquillità e la semplicità poco fuori Glasgow. Noto che la città, così come il resto del paese, stiano cercando di darsi un volto nuovo, rimodernando i monumenti e le università. I giovani adesso arrivano qui volentieri.”    

Formato a Cagliari, sorpresa della Serie A, sei poi passato al Leeds, adesso in piena trasformazione inter-Bielsiana: si poteva immaginare che entrambe le squadre avrebbero, a modo loro, stupito l’Europa con il gioco ed i risultati?  

“Con l’affiatamento del gruppo storico più qualche innesto importante, Giulini è riuscito a tirar su un gran progetto. Da sardo, e ragazzo coccolato dalla Sardegna e dal Cagliari, sono felicemente stupito di quello che sta accadendo e spero che continuino così. Sul Leeds posso dirti che sicuramente Bielsa può aver stravolto le cose in maniera esponenziale per la sua maniera di vedere il calcio: essere sempre favoriti in un campionato così lungo e complicato come la Championship non è facile. Per me resta in assoluto la competizione più difficile d’Europa per quantità di partite nell’arco dell’anno.” 

Sei stato allenato da Gennaro Gattuso a Pisa e da Eugenio Corini a Novara, chiamati a dover aggiustare il tiro in Serie A tra Napoli e Brescia. Cosa pensi potranno fare per centrare gli obiettivi richiesti? 

“Per me Gattuso è stato un secondo padre calcistico, mi ha portato a Pisa, guidandomi e permettendomi di disputare una grande stagione. La Juventus mi notò proprio perché fummo la miglior difesa del campionato. So che a Napoli potrà esperimersi al massimo, soprattutto vista la situazione in cui si è trovato: una squadra che grazie alla sua leadership potrà sicuramente ritrovare identità. Ho visto pochi allenatori con la forza di trainare soli la squadra con il carisma: lui è certamente uno di quelli.  Corini è molto diverso, più meticoloso, uno studioso che non lascia niente al caso. Per una squadra che lotta per la salvezza come il Brescia è sicuramente il profilo giusto, perché non bisogna trascurare i dettagli.”

Allenandoti con la Juventus, hai la possibilità di incrociare e confrontarti con i più grandi campioni europei: ce ne sono un paio che ti hanno impressionato più di altri?  

“Ti faccio due nomi, due difensori: Merih Demiral, che sul campo sta sorprendendo tutti ma in allenamento è un ragazzo tenace, lavora duro per raggiungere gli obiettivi. Il fatto che sia sempre pronto ad essere chiamato in causa è sintomatico di come lavori sodo. L’altro è Chiellini, perché nonostante sia un veterano è ancora la chiave di volta della difesa bianconera. Senza di lui la differenza c’è, si vede: per me, al 100%, sarebbero la difesa titolare dei bianconeri.”

Hai giocato il boxing day contro i Rangers, ora ti riposi qualche giorno prima di affrontare di nuovo il campionato. Ci consigli un piatto per le festività? 

“Senza dubbio, tacchino ripieno: qui è sacro, gli scozzesi lo usano in questo periodo e ci mettono un po’ quel che vogliono. Soprattutto carne macinata, spezie o verdure, ma ogni famiglia lo riempie a piacimento.”

 

Fonte immagine di copertina: profilo IG @DarioDelFabbro