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ESCLUSIVA - Accomando: "Camarda? All'esordio era sorridente"

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ESCLUSIVA – Orazio Accomando: “Camarda all’esordio? Sorridente, cantava i cori della curva”

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Orazio Accomando

Com’è stato l’esordio di Francesco Camarda con il Milan? Lo abbiamo chiesto ad Orazio Accomando, giornalista e bordocampista di DAZN, che ci ha illustrato il fantastico debutto del 2008 rossonero da un altro punto di vista.

Mi ha colpito parecchio come lei ha vissuto l’esordio di Camarda contro la Fiorentina. Saprebbe raccontarci come si è allenato il ragazzo nel corso di queste settimane pre e post debutto?Camarda è un ragazzo che ha la testa sulle spalle. Ha un entourage e soprattutto una famiglia molto seri e lui ha lavorato tanto per arrivare a questo esordio. Da bordocampo l’ho visto sorridente. Durante il riscaldamento canta i cori della curva. Un’emozione unica per lui, considerando che la curva ha visto nel tempo molti dei giocatori più forti di sempre. La Sud gli ha dedicato un coro personalizzato…dev’essere una grande emozione“.

Camarda non convocato contro l’Atalanta, fa ritorno in Primavera. Mi aspettavo che contro la Dea venisse comunque convocato, date le esigenze di Pioli. C’è da dire, però, che il rientro di Giroud e il quasi recupero di Okafor gli toglieranno dello spazio. Pioli però è bravo nella gestione dei giovani“.

Ci sono altri giovani del Milan che, con Pioli, potrebbero trovare spazio, come ad esempio Zeroli, capitano della Primavera rossonera. Saprebbe darci qualche altro nome da tenere d’occhio?Simic è senza dubbio quello fisicamente più pronto per il calcio dei grandi. Lui, Bartesaghi e Chaka Traoré sono sicuramente quelli da tenere d’occhio, nonostante siano già noti, oltre che Camarda, ovviamente“.

Siamo quasi a metà stagione, tiriamo le prime somme: chi vede come favorito per lo scudetto e per la vittoria della Champions League?Per quanto riguarda lo scudetto, vedo l’Inter favorita, ma non ora che è prima in classifica, già da 2-3 anni è la squadra con l’organico migliore. In Champions è presto per dirlo, potremmo dire le solite ma in fondo possiamo soltanto pensare chi andrà più lontano. Per me il City è la squadra più forte al mondo, ma il Real Madrid mi gasa un sacco. Molti pensano alla storia dei Blancos, ma in realtà sono una squadra giovane che gioca molto bene“.

Il mercato di gennaio è alle porte. Dobbiamo aspettarci un mercato sorprendente o di assestamento?Di assestamento ma importante. Mi aspetto molto dalla Juventus, che ha cercato in estate di mantenere i costi ma che adesso ha perso due titolari come Fagioli e Pogba, dovrà sicuramente intervenire in maniera importante“.

Il ruolo del mediano è quello che resta sempre fuori dai riflettori, ma è paradossalmente il cervello della squadra in campo. Quali sono i giocatori in questo ruolo di cui non si parla granché?Partiamo dal presupposto che per me il più forte al mondo in questo ruolo è Toni Kroos. Se dovessi pensare ad un altro nome in campo europeo, di cui si è parlato tanto ma non troppo perché mascherato dai compagni di reparto è stato sicuramente Busquets. Restando all’attuale Serie A, un mediano fortissimo è De Roon dell’Atalanta. Non se ne parla mai, ma è fondamentale e se n’è accorta anche la sua nazionale, finalmente“.

Guardando le partite da bordocampo si ha un punto di vista diverso dalla televisione. Ci racconta qualche aneddoto sul suo lavoro?Mi piace molto raccontare aneddoti. L’ultimo è stato in Sassuolo-Lazio, con Luis Alberto che è uscito dal campo furioso con Martusciello (Sarri era squalificato, ndr), si è messo in disparte, per poi tornare con i compagni dando il cinque proprio a Martusciello. In Salernitana-Inter, invece, Inzaghi doveva far entrare Lautaro e stava per togliere Thuram, poi gli è scattato qualcosa e ha comunicato al suo vice di far uscire Sanchez. Dopo due minuti, assist di Thuram e gol di Lautaro“.

Si parla spesso del calcio europeo o mondiale, ma si parla poco delle serie minori. Cosa nasconde il mondo dell’Eccellenza?L’Eccellenza ha i suoi pro e contro. Sicuramente se sei appassionato di calcio, ritagliarti quelle due ore per guardare una partita di Eccellenza è stupendo. Tuttavia, ci sono pro e contro nei campionati dilettantistici. Domenica ad esempio il mio Gela ha vinto a tavolino perché il Santa Croce si è ritirato dalla partita, cosa che avviene spesso nel dilettantismo“.

 

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ESCLUSIVA – Condò si racconta tra viaggi, social e carriera

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Condò carriera

Paolo Condò ha parlato ai microfoni di Numero Diez, all’interno del format Behind The Mask, e ha raccontato la sua vita, la sua carriera e diversi aneddoti riguardanti le sue esperienze passate. In particolare, il giurato italiano che ha il compito di votare al Pallone d’Oro, ha toccato in una lunga chiacchierata diversi temi: personali ma non solo. Queste le sue parole.

GIOVENTÙ A TRIESTE

“Trieste è un porto, luoghi dove solitamente avvengono scambi non solo commerciali. Nei porti solitamente c’è gente che arriva da lunghe navigazioni e quindi ha piacere di trovarsi sulla terraferma e poter scambiare le proprie culture. Questo mi ha aiutato, anche perché ho sempre avuto una mentalità aperta, per merito della mia famiglia, che poi in una città come Trieste si riflette nelle scuole, nelle amicizie, nelle prime esperienze lavorative. Questo fa sì che io mi senta un po’ a casa dappertutto. Non ci ho messo mai tanto a trovare punti di riferimento e di appoggio in ogni luogo che ho visitato per questo”.

GLI INIZI DA GIORNALISTA

“Sento di aver raccontato tante esperienze nella mia carriera. Se fossi ancora attivo sui social, cosa che non sono più per scelta, cambierei la mia frase di profilo con ‘Ho realizzato tutti i miei sogni, ma adesso ne ho di nuovi‘. Per me sognare porta a sognare, non c’è solo il detto ‘Vincere aiuta a vincere’. Quando tu sogni di superare una collina per vedere quello che c’è dall’altra parte e ti soffermi a guardare l’orizzonte, ti rendi conto che c’è un’altra collina e quindi ti viene la curiosità di vedere cosa c’è. Questo è un processo che può andare avanti all’infinito: professionalmente ho avuto due vite, ne sogno almeno una terza“.

LE FIGURE DI RIFERIMENTO

“L’influenza familiare e la figura di mio padre sono state molto importanti. La prima botta di fortuna è avere una famiglia che supporti le tue speranze e aspirazioni. Poi lavorando a “Il Piccolo” di Trieste, dove ho avuto la mia prima esperienza lavorativa, lì ho avuto la fortuna di trovarmi in un momento di passaggio, che sono molto preziosi. In questi periodi ci sono dinamiche che non si sono realizzate in anni, ma che cambiano dal pomeriggio al mattino dopo. In quella fase mi sono trovato dei maestri abbastanza insperati: dei giornalisti triestini che avevano avuto esperienze a livello nazionale e che, trovando un gruppo di giovani che vogliono spaccare il mondo, hanno qualcosa da insegnare.

Arrivando a Milano, come non ricordare Candido Cannavò: per me è stato decisivo perché la sua bravura giornalistica e l’umanità, che per me in una persona deve essere sempre la prima cosa, sono caratteristiche che mi hanno fatto piangere molto il giorno del suo funerale“.

I VIAGGI

Quelli più avventurosi sono sicuramente quelli in Sudamerica. Anche una Coppa d’Africa in Sudafrica me la tengo stretta comunque. La seconda volta che sono stato con il Milan, a Tokyo per l’Intercontinentale, ma anche la prima quando seguii la squadra nel volo. Nel 1990 feci il giro del mondo, perché andai a fare i servizi sulle avversarie. Rimasi una settimana in Paraguay per studiare l’Olimpia Asunción e da lì presi un volo per il Giappone: fu l’unica volta che feci il giro del mondo”.

SOCIAL

Le informazioni sui social si fanno sempre di meno adesso, non sempre di più. Io parlo soltanto di Twitter, dato che è l’unico che ho frequentato e anche con un certo successo dati i followers (220k, ndr). La deriva che ha preso negli ultimi anni ti portava, non solo per gli insulti – anche perché sono sempre stato trattato bene – a chiederti: ma perché devo stare qui a farmi massacrare? E comunque credo che i social ti mettano di malumore, perché sono frequentati soprattutto da persone incazzate, che protestano – magari anche con ragione. Una volta i social trasmettevano molta bellezza, potevi incontrare molte persone interessanti.

Da quando l’ha preso Elon Musk credo che gli argomenti siano fatti scientificamente per creare questo clima di insoddisfazione e rabbia. Io invece lavoro bene quando sono di buonumore, mentre Twitter è un covo di malanimo e di rabbia e quindi non è più un posto per me. L’algoritmo mi manda della gente orrenda. Poi ti confesso che, vivendo in un periodo triste e pericoloso, trovare nella stessa pagina notizie di morti a Gaza, sotto una foto di Monica Bellucci, poi sotto Putin che uccide Navalny e ancora ‘Basta con questo Pioli, mandiamolo via’, stanca. Non c’è più una gerarchia di capire quali sono le cose gravi e quelle fatte per divertirsi. I miei figli sono comunque liberi di frequentare i social, ma faccio sempre presente loro che c’è una gerarchia nelle notizie. Poi, i tanti vituperati mezzi di informazione, dai giornali alle televisioni, hanno ancora l’ambizione di mettere in gerarchia le notizie”.

LA PASSIONE PER TUTTI GLI SPORT

“Adesso è tornato prepotente il tennis. Il ciclismo è un amore sconsiderato. Ho fatto due Olimpiadi dal vivo: Barcellona 1992 e Pechino 2008 e conservo ancora le due cerimonie d’apertura come momenti pazzeschi, perché ti senti al centro del mondo. Per me il sogno lo raggiungi con i Mondiali, anche se le Olimpiadi sono meravigliose. Il 90% di coloro che vanno in gara sono lì per partecipare. La mistica del villaggio olimpico è meravigliosa perché c’è la gioventù più bella del mondo, non a caso i distributori di preservativi vanno esauriti in qualche minuto, ma quelli che vogliono vincere vanno in albergo. Invece al Mondiale di calcio c’è più competizione: quando inizia la fase a eliminazione diretta – io ne ho fatti diversi – vai allo stadio con la valigia già fatta, perché se la squadra perde vai a casa. A me il ‘Vinci o muori’ piace tantissimo.

Io lo vedo come un duello rusticano questa cosa del dover sopravvivere e andare avanti. Un ricordo fantastico dell’Italia che ho mi riporta al ’94, quando perse in finale, ma sembrava sempre sul punto di dover tornare a casa. Invece aveva una fibra tale da riuscire ad andare avanti, che era Baggio ma non solo. La partita in cui Baggio viene sostituito con Pagliuca espulso e sei sullo 0-0 dopo aver perso la prima… lì pensi ‘È finita’. E invece riesci a vincere in 10 contro 11. Quelli sono ricordi epici. Oppure quando Baggio contro la Nigeria pareggia all’ultimo minuto e dice ‘Eravamo tutti in pista e vi ho tirato giù tutti dall’aereo’. È così davvero“.

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Condò: “Totti mi ha cambiato la vita”

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Condò Totti

CONDÒ TOTTI – Paolo Condò ha parlato ai microfoni di Numero Diez, all’interno del format Behind The Mask, e ha raccontato la sua vita, la sua carriera e diversi aneddoti riguardanti le sue esperienze passate. In particolare si è soffermato sulle due esperienze che gli hanno cambiato l’esistenza: il fatto di essere l’unico giurato italiano a poter votare per il Pallone d’Oro e la stesura della biografia di Francesco Totti.

ESCLUSIVA CONDÒ – IL PALLONE D’ORO

Io voto dal 2010 e in quegli anni ero il giornalista italiano con il maggior profilo internazionale, perché con la Gazzetta dello Sport viaggiavo moltissimo ed ero informato sul calcio in tutto il mondo, soprattutto in Sudamerica. Quando France Football ebbe bisogno di un giornalista italiano, dato che il mio predecessore Roberto Beccantini era andato in pensione e ha rimesso il suo mandato, cosa che farò anche io, fui indicato io dai giornalisti di France Football. Questo perché ero presente a tutte le competizioni in Europa, ma anche a quelle internazionali e fuori dal continente come le qualificazioni del Mondiale in Sudamerica o la Coppa d’Africa”.

I criteri per votare al Pallone d’Oro esistono e sono anche cambiati di recente. Io l’ho sempre inteso come una sorta di premio Oscar. Se ogni anno dovessi votare il miglior attore, avrei votato Robert De Niro per gli ultimi trent’anni. Non sempre Robert De Niro aveva un film candidato all’Oscar e anche a me piace la varietà. Gli stessi Messi e Ronaldo li ho votati, ma non sempre, perché in alcune situazioni ho riconosciuto che altri calciatori, pur non essendo forti in valore assoluto come quei due, avevano segnato quella stagione con una grande vittoria.

Per me è importante che il candidato al Pallone d’Oro leghi una grande vittoria, anche se non è una legge totalizzante. Quindi ci sono stagioni in cui Messi e Ronaldo non hanno vinto la Champions League e nelle quali ho votato Ribery (2013) oppure Gareth Bale nel 2016. Lì fece una grande Champions League e, nonostante il Portogallo vinse l’Europeo, il Galles arrivo in semifinale. Il Portogallo era pieno di grandi giocatori, mentre nel Galles c’erano Bale e Ramsey”.

Nel 2020 avrei votato Lewandowski. Mentre per questa stagione voterei Bellingham al momento, perché è una rivelazione e un giocatore che segnerà una generazione. Dopo arrivano Mbappé, Haaland, ma li stiamo aspettando. Haaland ha il vulnus che non parteciperà all’Europeo: Inghilterra e Francia invece sono candidate forti alla vittoria finale. Vediamo cosa succede anche in Champions, perché un Vinicius potrebbe essere una chiave, perché c’è anche la Copa America”.

ESCLUSIVA CONDÒ – IL RAPPORTO CON TOTTI

Totti mi ha cambiato la vita, perché il libro ha avuto un successo straordinario ed è stato molto positivo anche per le casse familiari. Questo non va mai nascosto, perché a volte sembra che guadagnare dei soldi sia una cosa di cui vergognarsi. Se vengono guadagnati onestamente, con un lavoro fatto bene, sono una cosa più che positiva. Ha accettato, pur non conoscendomi moltissimo, di lavorare con me. La sua figura mi ha sempre appassionato ed ero un grande amante del suo modo di giocare. Aveva una storia molto italiana e mi ha sempre stimolato l’idea di poterla raccontare. Ricordo quando sono stato a casa sua per esporgli il mio progetto e lui ci ha messo molto poco a dirmi sì”

“Non mi sarei mai immaginato quello che sarebbe successo. Lavoravamo una settimana al mese, dal lunedì al giovedì, e ci trovavamo al mattino o al pomeriggio. Poi Francesco ha sempre avuto moltissime cose da fare: viaggi, lavoro e poi ogni volta che qualcuno gli proponeva di giocare una partita era subito pronto a dire di sì. Continuava ad avere una voglia di giocare a pallone clamorosa. Una volta che però sta seduto con te è molto generoso e si divaga tantissimo: alla fine il libro è un’intervista di 70/80 ore“.

“Quando abbiamo finito il libro, è stato molto divertente perché con Rizzoli ci siamo detti: ‘Occorre qualcosa di speciale per la presentazione‘. Io ho detto: ‘Ma se provassimo con il Colosseo?‘. Rizzoli andò ad indagare sulla possibilità e il Colosseo aveva appena rifiutato circa 3 milioni di dollari da Rihanna che voleva fare il suo video del nuovo disco dentro il Colosseo. L’aveva aperto in un anno, oltre alle visite, solo a un evento con Russell Crowe, perché in generale non lo danno a nessuno. Quelli di Rizzoli mi dissero: ‘Non ce lo daranno mai’. E io risposi di far muovere Francesco (ride, ndr). Lo diedero immediatamente. Costo dell’affitto del Colosseo fu il restauro di 12 statue al Giannicolo, circa 20/30mila euro. E ci diedero per la presentazione del libro il Colosseo”.

“Trovarmi lì una sera con più di 300 persone, il massimo possibile, fu straordinario. Io ricevetti 40 inviti: per me non fu un problema, perché invitai amici e familiari, ma so che divenne motivo di grande pressione perché diventò un evento per cui o ci sei o non conti niente. Quindi si scatenò la caccia all’invito, che raggiunse livelli politici… una cosa fantastica”.

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ESCLUSIVA – Gaetano D’Agostino: “Nessuno come Folorunsho in A, De Rossi scelta intelligente”

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Folorunsho

ESCLUIVA D’AGOSTINO – Gaetano D’Agostino ha giocato molti anni in Serie A, vestendo le maglie di Roma, Messina, Udinese, Fiorentina, Siena e Pescara, e in Serie B, con il Bari nei primi anni di carriera. Ora ha intrapreso la strada da allenatore ed è intervenuto ai nostri microfoni per parlare di Michael Folorunsho, giocatore dell’Hellas Verona che ha avuto al Virtus Francavilla, in Serie C, nella stagione 2017-2018. L’ex centrocampista ha fatto anche il punto sul percorso di alcune delle sue ex squadre. Di seguito le sue parole.

Lei è stato il primo allenatore di Michael Folorunsho tra i professionisti. Cosa si ricorda di lui? Che giocatore è?

“Ho tanti ricordi perché incontrai il suo procuratore a Roma convincendolo a portarlo da me. Alla Lazio, Simone Inzaghi non lo voleva perché Folorunsho aveva un caratterino: era difficile da gestire. Più dicevano così, più volevo accettare la sfida, dunque lo portai a Francavilla. Lo misi anche fuori rosa, perché non riuscivo a domarlo inizialmente. Un giorno lo chiamai personalmente e feci un patto con lui. Questo patto portò poi alla sua completa evoluzione caratteriale e anche come giocatore. Mi convinse che non avrebbe più fatto cavolate e messo a repentaglio l’equilibrio dello spogliatoio. Dopo quella promessa non ha più avuto un comportamento scorretto e inadeguato. Si concentrò molto su sé stesso e c’è stata una continua evoluzione. Ci siamo tolti delle belle soddisfazioni”.

“A livello tecnico? Quando lo presi io, si notava già lo stra-potere fisico, doveva però un po’ domarlo: metteva sempre la forza nel passaggio, nel cambio di gioco e nel tiro, senza curare il dettaglio e il gesto tecnico che aveva. Aveva talmente tanta irruenza nel farlo, che spesso sbagliava. È andato ad aggiustare il tiro e ad essere sempre più elegante palla al piede e a stare più tranquillo. Ha le qualità da mezz’ala e io gli dicevo sempre che quando partiva palla al piede sembrava Mark Lenders di Holly&Benji, è devastante come lui. In Lega Pro infatti fece un altro anno e poi fece il salto di categoria”.

Nelle scorse stagioni in Serie C e in Serie B ha fatto molto bene, quest’anno si sta mettendo in luce in Serie A. Dove può arrivare Folorunsho?

“Credo che non deve porsi limiti, perché quel prototipo di giocatore in Serie A non c’è. Lui abbina fisicità, una grande forza senza palla nell’attaccare gli spazi e qualità. Inoltre ha un tiro micidiale, infatti ha realizzato un grandissimo gol con la Juventus, secondo me il più bello visto fino ad ora in campionato. Il Verona può essere un piccolo bivio tra giocare in Serie A da giocatore normale e ambire a diventare un grande giocatore, e questo lui lo può fare. Ha margini di crescita importanti”.

Come valuta l’avvio sulla panchina della Roma e la proposta di calcio di Daniele De Rossi? Dove possono arrivare i giallorossi in Serie A e in Europa?

“Secondo me è stato un cambio inaspettato quello di Mourinho e altrettanto inaspettata è stata la chiamata di De Rossi. Si sta però verificando una scelta, anche involontariamente, intelligente. Daniele è un ragazzo molto intelligente e con grande carisma, che sta portando anche da allenatore. Ha principi importanti, anche etici. Mi sta piacendo la proposta di gioco e tratta tutti alla stessa maniera nello spogliatoio. Se la Roma dovesse raggiungere il quarto posto o quantomeno migliorare la classifica rispetto a quando l’ha presa, al nono posto, credo che Daniele potrà rimanere anche l’anno prossimo”.

“In Europa? Giovedì sarà una partita molto impegnativa con il Feyenoord, si riparte da una situazione di pareggio e la Roma, che gioca in casa, deve vincere. Vincendo si potrebbero aprire scenari importanti. È una squadra che in Europa ha sempre dimostrato di fare bene. La proposta di gioco di De Rossi è molto europea: propositiva e non fa partite di attesa. Daniele ha una proposta sempre offensiva, con anche un buon equilibrio. Credo che possa far bene, e glielo auguro. In Europa la Roma può giocarsela con tutti”.

La Fiorentina sta vivendo una stagione di alti e bassi. Un posto in Champions League è ancora possibile? La squadra di Italiano può tornare in finale di Conference League?

“La Conference League è il torneo più facile rimasto ai viola e la Fiorentina ci può arrivare. Onestamente non la capisco molto bene come squadra, fino a 5 giornate fa era lì che lottava per il quarto posto e poi ha il rovescio della medaglia in negativo e va in confusione. Non capisco quale è la realtà della Fiorentina. Vive molto dell’umore dell’allenatore. Non c’è un equilibrio di risultati e prestazioni e questo disequilibrio ti porta a non avere quella costanza per ottenere punti importanti e rimanere lì in lotta. Questo ti destabilizza nel giudizio perché non capisci il potenziale”.

Quest’anno l’Udinese sta facendo più fatica e la zona retrocessione è a soli 3 punti. Come si spiega le difficoltà bianconere? La squadra di Cioffi può raggiungere la salvezza con un po’ di anticipo o sarà in lotta fino alla fine?

“Sono 7 o 8 anni che soffre e che è lì. A questa squadra manca un’ossatura italiana, che ti dà un senso di appartenenza. Vedo giocatori forti fisicamente e qualcuno carino, ma non grandi giocatori. Allora devi avere un grande spogliatoio. A Udine si è superata quella linea sottile che ti fa giocare sia per ottenere risultati con la squadra sia per ambire poi singolarmente in un grande club. Quella per ottenere risultati passa secondo me in secondo piano: vedo giocatori che vogliono apparire e mettersi in mostra per andare in una grande squadra, senza però che si passa anche dai risultati di squadra”.

“Quando c’eravamo noi avevamo quell’ossatura dove cercavamo di mantenere l’equilibrio nel momento dell’esaltazione o in alcune situazioni più difficili. L’Udinese vive anche la partita a tratti: ci sono momenti in cui attacca, altri in cui sbaglia molto, vedo una squadra che lavora bene in fase difensiva, ma poi si allunga e subisce contropiedi. Io non credo che l’Udinese si salverà con 3-4 giornate di anticipo, non mi sta dando quell’impressione”.

Dopo aver sfiorato la Serie A, il Bari non sta riuscendo a ripetere il cammino dello scorso anno. I biancorossi si sono presentati al cancelletto di partenza con diversi cambiamenti in rosa e durante la stagione hanno cambiato allenatore 3 volte. Iachini può essere l’uomo giusto per risollevare le sorti dei Galletti? I playoff sono un obiettivo concreto?

“La squadra del Bari è molto buona. Puntavo molto su Marino, sia per una questione affettiva sia perché ha sempre fatto un calcio propositivo, ma è andato calando dopo l’esperienza a Udine. Iachini è il lottatore e l’allenatore grintoso che lavora bene anche tatticamente. Al Bari serviva un sergente che portasse disciplina, concentrazione e umiltà e Iachini lo sta dimostrando, vincendo le sue prime due partite. Se prende consapevolezza dei suoi mezzi e si fa pilotare dal proprio tecnico, credo che il Bari può essere una mina vagante”.

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ESCLUSIVA – La trattativa Lotito-Barletta è ancora in stato embrionale, ma il presidente è convinto

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Claudio Lotito allenatore della Lazio

Direttamente dalla nostra redazione, in esclusiva, arrivano novità sul fronte Lotito-Barletta. Difatti sembra che ci sia stato un primo approccio del presidente della Lazio per acquistare la società pugliese: tuttavia i discorsi non sono avanzati, ma ancora sono ai primi albori. Il primo scoglio sono le carte e i conti della società, che appaiono in una situazione sostenibile.

Il presidente, però, è convinto di poter fare bene a Barletta e che il tutto potrebbe essere interessante anche come piazza. Inoltre, l’eventuale acquisto non sarà chiuso settimana prossima ma ci vorrà un po’ di tempo perchè la trattativa deve rientrare negli interessi suoi e della società.

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