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Calcio e dintorni

ESCLUSIVA – De Lucia: “Davide Nicola è l’allenatore che mi ha dato di più”

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Salernitana

Alfonso De Lucia, ex calciatore di Parma e Livorno, ha concesso un’intervista esclusiva a Numero Diez.

 

L’INTERVISTA

DA NOLA A NAPOLI, COME É STATA?

”Giocavo a Nola quando era ancora in serie C, poi fallì e fui acquistato dal Napoli. Era l’epoca di Ferlaino, dal 96-97 fino al 99. Partimmo per Parma io e Paolo Cannavaro. Era il 30 ottobre del 99. Nacque così la mia carriera. Il 30 marzo 2002 ci fu il mio esordio contro il Milan. Finì 3-1, ma il risultato fu la minor cosa. Sicuramente uno dei giorni più belli della mia vita. Esordire contro Pirlo ed Inzaghi fu pazzesco”.

DA NAPOLI A PARMA  

”Cresci come uomo, persona. Passare a 14 anni da Napoli a Parma non fu una cosa semplice. Era un mercoledì, stavo andando a scuola quando mia mamma mi dice che c’è qualcuno al telefono: era Fedele, il mio futuro procuratore che mi dice di preparare le valigie. Sarei andato a Parma il giorno dopo. Vai al nord, tutto estremamente diverso. Le strutture a Napoli erano pessime, coi campi in terra battuta, centro semi abbandonato. Parma appena costruito, organizzazione diversa. Se vuoi fare qualcosa di importante c’è bisogno prima di tutto delle strutture”.

SALERNITANA, DIFFERENZA TRA B ED A

”Differenza abissale. Soprattutto a livello strutturale ed organizzativo. Posso paragonarti la Salernitana al Nola ed il Parma al Real Madrid. Come attaccamento alla maglia però, i tifosi di Salerno sono pazzeschi. Sono davvero contento che il presidente Iervolino stia facendo qualcosa di veramente importante per la piazza, lo merita”.

QUEL RIGORE A MACCARONE

”Io e Max siamo amici. giocavamo a Parma assieme. Quel giorno prima della partita ci fu una festa per le sue 100 presenze con la maglia del Siena. Quando ci fu il calcio di rigore ero sicuro di pararglielo, tant’è che glielo sussurrai all’orecchio. Detto fatto. Glielo parai e la partita finì 0-0”.

IL TUO IDOLO DA SEMPRE

”Il mio idolo da piccolino era Fabien Barthez, portiere della Francia. Giocava molto fuori dalla linea di porta. Un portiere moderno 10 anni fa. Giocava bene coi piedi, mi piaceva come stava in campo. Poi ovviamente devi crearlo tu il tuo modo di giocare e di stare in campo, ma lui mi ha sempre ispirato”.

SU GIGI BUFFON

”Quando andai al Parma, lui era ancora lì. Mi aggregavo alla prima squadra e giocavo con lui. Gigi è sempre stato un campione, specialmente fuori dal campo. Sai, l’emozione quando ti accingi ad allenarti con campioni del calibro di Thuram, Cannavaro, Veron, Chiesa. Lui era il punto di riferimento. Se succedeva qualcosa eri pronto ad andare da lui. A soli 22 anni, ti dava la pacca sulla spalla, ti prendeva sotto braccia. Gigi era un supereroe, una persona completa, fantastica. Ci sentiamo ancora a distanza di anni”.

L’ATTACCANTE PIÙ FORTE AFFRONTATO

”Qui bisogna andare ad annate. Ho avuto la fortuna di giocare con Adriano e Mutu, la coppia d’attacco in voga in quei tempi. Contro il Milan di Kakà pallone d’oro. Visto da vicino era assurdo. Con Ronaldo il fenomeno tornato al Milan seppur con qualche chilo in più. Ronaldinho, Crespo, Gilardino. Il calcio italiano era in auge in quel periodo. Basti pensare che ogni squadra, che sia piccola o grande, aveva un campione. La Fiorentina con Batistuta, la Roma con Totti, l’Inter con Zamorano o la Juve con Del Piero. Tecnicamente non posso dire che Kakà sia stato quello nettamente più forte”.

CAMPO INTERNAZIONALE

”Ho avuto modo di giocare la Coppa Eefa, l’attuale Europa League. In Italia è screditata, all’estero è vista come qualcosa di pazzesco. Stadi pieni, tifo assordanti. Vivere queste partite è pazzesco. Ho giocato in Russia, Kazan, Lens. Erano gli anni d’oro del Parma. Ho viaggiato tantissimo, ricordo anche la Supercoppa persa contro la Juve a Tripoli. Per il calciatore è fondamentale come crescita”.

IL PORTIERE CHE PIÙ TI IMPRESSIONA OGGI

”Sono contento ad oggi che la scuola italiana si stia riprendendo. Veniamo da anni in cui i portieri esteri ci hanno surclassato. Era impensabile ai miei tempi. All’epoca la scuola italiana era la migliore e possiamo nominare i vari Buffon, Peruzzi, Pagliuca. Ad oggi la scuola estera ha imparato il mestiere. Tanti preparatori dei portieri italiani sono andati all’estero ad insegnare. Lo vediamo con Maignan, Alisson. Come italiano ad oggi mi piace molto Vicariodell’Empoli, gioca in una piccola ma ad occhio si sta costruendo bene. Purtroppo non ho avuto modo di vederlo in settimana, però la domenica l’occhio da professionista del settore mi dice che è pronto per il salto di qualità come Provedel della Lazio. Donnarumma paga tutto ciò che gli è successo. Gigio è fuori classifica, gioca al PSG ed ha vinto un europeo. È un veterano anche a soli 20 anni”.

L’ALLENATORE CHE TI HA DATO DI PIÙ

”L’allenatore che umanamente mi ha dato di più è Davide Nicola. Ho avuto la fortuna di conoscerlo a Livorno, è una persona davvero eccezionale soprattutto fuori dal campo. Non meritava ciò che gli è successo, ma a volte la vita si accanisce, nessuno mai dovrebbe vedere un figlio morire. Ti dico che però il mister ha superato anche questo momento con tanta forza. È una persona che merita tantissimo, è tatticamente preparatissimo. Gli auguro solo il meglio”.

COL SENNO DI POI AVRESTI CAMBIATO QUALCHE SCELTA?

”Sicuramente. Avrei potuto fare qualcosina in più, ma non mi lamento. Già essere arrivato è una cosa pazzesca, assurda. Col senno di poi potevo fare di meglio, nel calcio una piccola scelta può cambiare tutto. Ricordo che era tutto fatto per il mio ritorno a Napoli, lo scambio con Gennaro Iezzo. Per qualche motivo non si perfezionò. A volte non sei nemmeno tu a decidere”.

LA VITA QUANDO SMETTI

È come iniziare una seconda vita. Per forza di cosa te ne devi fare un ragione. Questo momento arriva per tutti e cambia tutto. Per fortuna mi sono creato le mie attività anche calcisticamente. Sono allenatore uefa b ed adesso vorrei prendere il patentino come preparatore dei portieri. Sono stato presidente del Nola per 4 anni e ho riportato al serie D in una città che mancava da molto. Ho ceduto la società per mancanze di tante cose, soprattutto a livello strutturale. Ho cercato di dare un’opportunità ai giovani, ma per forza di cose non è stato possibile”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Calcio e dintorni

Gelbison, la promessa di De Sanzo: “Daremo il massimo per salvarci”

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Juve Stabia

In una recente intervista rilasciata a SalernoSport24, Fabio De Sanzo ha parlato della sua nuova avventura in Serie C, alla guida della Gelbison. Il tecnico di Castrovillari, dopo l’esperienza alla Paganese, è ritornato ad essere protagonista nella terza serie professionistica italiana. Contro ogni aspettativa di inizio stagione, l’ex Acireale ha condotto la formazione di Vallo della Lucania in zona play-off. L’allenatore calabrese, però, vola basso: l’imperativo è la salvezza dei rossoblù.

L’intervista a Fabio De Sanzo

  • Cosa ha detto sin dal primo giorno al gruppo per portarli ad ottenere quattro successi di fila?

«C’era già una buona base di partenza anche perché mister Esposito ha lavorato bene. Ho trovato una squadra organizzata, una squadra importante. Ho inculcato un po’ di coraggio, di forza. Tra il suo metodo e il mio vi sono delle differenze però, ripeto, la base importante l’ha creata già lui, altrimenti sarebbe stato difficile lavorare così».

  • Quali sono le differenze di metodo?

«Lui predilige il possesso palla, la manovra, mentre io preferisco la verticalizzazione e l’aggressione alla palla».

  • Chi la sta impressionando della sua rosa?

«È un continuo conoscersi, anche perché sono passati due mesi dal mio arrivo e tanti giocatori non li conoscevo bene, se non Gilli e Cargnelutti su tutti. Però ci sono altre situazioni importanti. Ci auguriamo la crescita di giocatori come SaneKyeremateng e Graziani. Il reparto difensivo è quello che mi ha impressionato di più».

  • Una battuta d’arresto che può starci contro un avversario ostico come il Catanzaro. Da dove deve ripartire la Gelbison?

«Dalla convinzione dei primi 60’, dove abbiamo cercato di giocare non dico alla pari, ma all’altezza del Catanzaro. Secondo me, i primi 60’ sono stati giocati bene, con intensità, voglia, coraggio, però poi, alla lunga, la qualità sia di squadra che dei singoli del Catanzaro è prevalsa. È pur vero che stiamo parlando di una squadra costruita per vincere questa categoria ormai da anni. Il divario era molto ampio, ma onestamente sono orgoglioso dei miei ragazzi per come si sono comportati».

  • In cosa può migliorare la squadra?

«C’è sempre da migliorare. In convinzione soprattutto, nelle qualità che ognuno di noi ha e che deve sempre dimostrare, nell’orgoglio, nella caparbietà di credere in quello che stiamo facendo. Perché, in tutta onestà, in queste otto-nove partite con me in panchina, forse solo col Monterosi abbiamo toppato la prestazione. Dobbiamo migliorare nell’autoconvinzione, essere bravi e avere tanta umiltà».

  • Quando è stato scelto dal presidente, qual è stata la sua prima impressione? Cosa vi siete detti?

«Mi ha fatto tanto piacere, perché vuol dire che la scorsa stagione ha premiato la Gelbison ma anche l’Acireale, squadra che ha lottato per salire in C sotto la mia gestione. Approdare in terza serie con una diretta concorrente dell’anno precedente fa solo piacere. Vuol dire che il lavoro è stato apprezzato. Col presidente ci siamo detti che dobbiamo lottare per arrivare alla salvezza con le unghie e con i denti».

  • Qual è l’obiettivo stagionale?

«L’obiettivo è uno: arrivare salvi all’ultimo minuto dell’ultima partita di campionato».

  • Si sente di promettere qualcosa ai tifosi?

«Le aspettative, alla partenza, davano la Gelbison tra le vittime predestinate alla retrocessione. La mia promessa è quella di mettercela tutta per salvarci».

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Inter, Antonio Pintus premiato per la stagione dello Scudetto

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Corsa scudetto, Milan-Napoli-Inter

Antonio Pintus, preparatore atletico del Real Madrid, è stato premiato oggi a Coverciano con il Cronometro D’Oro. Il premio si riferisce al lavoro svolto durante la stagione 2020/21, annata in cui era parte dello staff tecnico di Conte all’Inter, conclusasi con la vittoria dello Scudetto. Dopo aver ricevuto il premio, Pintus ha preso la parola per un discorso di ringraziamento. Ecco cosa ha detto:

Ringrazio lo staff tecnico dell’Inter per la stagione a cui fa riferimento questo Cronometro d’Oro. Tutti i miei ex collaboratori, il mister e soprattutto ricordo lo staff medico. Per riuscire ad avere risultati eccellenti, bisogna che ci sia un’assoluta integrazione tra gli staff. Ci deve essere onestà intellettuale, cosa che ho trovato all’Inter e non a caso sono stati raggiunti certi risultati. Mia moglie mi dà un equilibrio, sia nei momenti di euforia che di sconforto”.

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L’esito degli esami per Mazzocchi: c’è distorsione

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Durante il ritiro della Nazionale, Pasquale Mazzocchi, terzino della Salernitana, ha dovuto abbandonare anzitempo l’allenamento per un problema al ginocchio destro.
Rientrato a Salerno, Mazzocchi si è subito sottoposto agli esami di rito, che hanno evidenziato una distorsione con interessamento del legamento.

Lo stop, indicativamente, sarà dalle 3 alle 6 settimane, una tegola decisamente pesante per Nicola e la sua Salernitana, per i quali Mazzocchi rappresenta un pilastro fondamentale.

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Calcio e dintorni

La Russa si espone su San Siro e presenta il suo piano per il “doppio stadio”

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San Siro

Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, è tornato a parlare sul progetto del nuovo stadio di Milano, che dovrebbe vedere la demolizione di San Siro.

La Russa si è dichiarato totalmente contrario a tale demolizione, infatti pare che stia discutendo con il Sindaco Sala per cercare una soluzione che scongiuri ciò.

Ecco le parole, riportate da Daniele Mari su Twitter:

Al sindaco Sala, il piano economico che mi sono permesso di sottoporre prevede un risparmio di 500 milioni, il costo della demolizione, che si somma al risparmio di danni ambientali enormi”.

“Anzi c’è un vantaggio a mantenere come è esattamente lo stadio di San Siro e costruire accanto, come avviene in tante città europee e sudamericane, un altro stadio“.

“Il progetto dei due stadi è conveniente, assolutamente necessario e utile. Quando all’estero si parla di Milano le cose che si conoscono sono tre: il Duomo, la Scala e lo stadio San Siro. Continuo a ripetere che vi è compatibilità assoluta”.

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