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ESCLUSIVA – Dario Mastroianni: “L’Argentina è la mia favorita”

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Atletico Madrid, De Paul viene blindato dalle parole di Cerezo

ESCLUSIVA – Tanto calcio, italiano ma non solo. A tutti coloro che credono di saperne sui campionati di seconda fascia consiglio una chiacchierata con Dario Mastroianni: una delle principali voci per quanto riguarda le telecronache su DAZN. Studio maniacale, cuffie e let’s go: Dario Mastroianni si racconta ai microfoni di Numero Diez.

Hai commentato alcune partite da remoto: quanto conta il calore del pubblico per farsi coinvolgere nella telecronaca?

“Tantissimo. Capita comunque spesso di commentare partite ‘da tubo’. La differenza è grande: magari ti ritrovi il sabato sera allo Stadium e poi la domenica in redazione fa tutto un altro effetto. Quando sei allo stadio rischi quasi l’effetto contrario: il pubblico ti coinvolge talmente tanto che potresti farti trascinare troppo nella telecronaca. Con l’esperienza ci fai l’abitudine, devi imparare a gestire le emozioni”.

Le prime telecronache nella ProLeague belga e poi il passaggio ad altri campionati più sottovalutati: quale consigli maggiormente di seguire?

Ho iniziato con la Jupiler ProLeague, con cui è nato un amore molto particolare. Ho vissuto gli anni in cui il campionato belga era molto in crescita e in quel periodo ci giocavano gente come Izquierdo, colombiano che poi è finito in Premier, Praet, Tielemans e tanti altri. Mi sono spostato poi a commentare il campionato brasiliano, quello scozzese, con cui però non è scattata la scintilla, e poi le coppe sudamericane. Penso che il più interessante tra quelli di seconda fascia sia proprio quello belga e avrò sempre un occhio di riguardo per questo”.

Uno dei tuoi pupilli è Daniel Maldini e hai avuto il piacere di seguirlo in telecronaca in Milan-Spezia: come hai preso il suo gol contro i rossoneri?

“Scrivevo articoli per ‘Sprint e Sport’ e un giorno sono capitato al Vismara per vedere il Milan. Qui c’era un giovanissimo Daniel Maldini che si era messo in mostra. Poi il calcio è fatto di storie, di destino. C’è un grande mondo sott’acqua che prima o poi viene fuori. In telecronaca avevo tante di quelle cose a cui pensare che non ci ho dato nemmeno troppo peso, quasi me ne sono reso conto solo dopo del significato storico che c’è dietro un gol di un Maldini contro il Milan. Il modo in cui è venuto fuori il gol stesso è proprio strano, ma queste sono le storie del calcio. Poi aveva realizzato il suo primo gol in Serie A proprio contro lo Spezia lo scorso anno. Anche questo è destino. Particolare anche la mia prima telecronaca a San Siro, dove Daniel faceva il debutto da titolare in Serie A. Coincidenza particolare”.

La Juventus ha ripreso a marciare a pieno ritmo in campionato e Allegri ha vinto il premio di miglior allenatore di novembre in Serie A: perché la critica lo dipinge ancora come finito?

“Ho letto un articolo che era intitolato: “La grande rimonta della Juve sul Napoli: da -10 a -10”. A parte il sarcasmo che caratterizzava il titolo, bisogna dire che la Juve ha fatto davvero una grande rimonta in classifica e i miglioramenti si sono nettamente visti. Si può giocare sul gioco poco divertente, ma per portare a casa i risultati non serve sempre giocare un bel calcio. Qualche anno fa la dirigenza aveva deciso di mandare via Allegri per provare qualcosa di nuovo, perché quando continui a vincere cerchi sempre di trovare nuove sfide. Avevano scelto un profilo come Sarri, lontano dal mondo Juve in quel momento storico, soprattutto per le caratteristiche della squadra. Poi Pirlo, alla prima esperienza in assoluto, con l’intento di portare nuove idee. Ora si è tornati ad Allegri e, vista la situazione attuale, credo che chiunque avrebbe avuto difficoltà. Magari qualcuno avrebbe agito diversamente, ma sta riuscendo a uscire da un periodo molto difficile, non era assolutamente scontato”.

Pausa Mondiale che l’Inter deve sfruttare per riflettere sul futuro: i nerazzurri possono ancora sognare lo Scudetto?

“Assolutamente sì, perché è una squadra molto forte. Li ho seguiti solo una volta quest’anno in Udinese-Inter e ho notato una squadra disconnessa mentalmente. A me piaceva molto l’Inter di Conte per l’identità di gioco che esprimeva ogni volta che scendeva in campo. Questa Inter deve lavorare tanto a livello mentale, ma deve ancora ambire allo Scudetto perché è una squadra veramente forte e può far paura a quelle davanti”.

Restando su Qatar2022: chi è la tua favorita? E invece c’è una scommessa su cui punteresti?

Si parla tanto dell’Argentina e la vedo come la mia favorita perché credo che in questo Mondiale così strano, il gruppo sarà ciò che conterà di più. L’Argentina il gruppo lo sta costruendo da diverso tempo, convocando quasi gli stessi ogni volta. Poi ci sono giocatori cresciuti davvero tanto, come Rodrigo De Paul e Lautaro Martinez. Nel 2019 sono arrivati terzi in Copa America e poi sono riusciti a vincerla. Il rischio è quello di credere di essere i più forti, ma soprattutto pensare di doverlo vincere perché è l’ultimo di Messi. Anche il Brasile ha una bella squadra, ma bisogna capire se davvero le sudamericane hanno colmato lo squilibrio con le europee. Non ho ben capito in quale direzione abbia fatto le scelte l’Inghilterra e credo che per la Spagna sarà un Mondiale di passaggio. È difficile che ci sia una sorpresa, qui tutti sono forti. Staremo a vedere”.

Come hai iniziato il tuo percorso in telecronaca? Lo consiglieresti ai più giovani che vogliono intraprendere questa strada?

“Inizialmente mi divertivo solo a fare le mie telecronache su FIFA. Prima della maturità ho provato il workshop di Sportitalia, dove ho conosciuto il maestro Stefano Borghi. Sono riuscito a rimanere in contatto con lui e gli mandavo alcune mie telecronache fatte a casa. Poi mi sono spostato su Fox Sports. Ho fatto la mia prima telecronaca in seguito a una serie di coincidenze a 20 anni e un giorno. Poi da lì hanno iniziato a chiamarmi sempre più spesso. Non saprei se definire “lineare” il mio percorso, sicuramente è stato molto diverso rispetto a quelli che hanno iniziato a fare il mio lavoro 15/20 anni prima di me. Inizialmente era solo per passione e facevo volentieri le trasferte a Meda, poi poco alla volta è diventato anche altro. Ai ragazzi consiglio di trovare un luogo in cui stiano bene e che possa aiutarli nel loro percorso di crescita”.

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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ESCLUSIVA – Beatrice Sarti: “Tonali vero capitano! Curiosa di vedere CDK in un altro ruolo”

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i consigli del fantacalcio

SARTI TONALI CDK – Abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare Beatrice Sarti, giornalista di Radio Rossonera e di Goal Italia, tirando alcune somme su questa prima parte della stagione del Milan, dando uno sguardo al futuro prossimo.

LA PRIMA PARTE DI STAGIONE

Il Milan ha chiuso la prima parte della stagione al secondo posto e con la qualificazione agli ottavi di Champions League: un bilancio tutto sommato positivo. Chi o cosa ti ha sorpreso maggiormente in questi primi mesi?

Sono più di uno i giocatori che mi hanno sorpreso maggiormente. Sicuramente ti posso dire Tonali, anche se ormai non è più una sorpresa, visto che l’anno scorso ha fatto bene. Però, ci dimentichiamo spesso che è un ragazzo molto giovane, che ha trascorso una stagione molto difficile quando è arrivato.

Rimango molto sorpresa quando lo vedo caricarsi il Milan sulle spalle, soprattutto nelle partite in cui i rossoneri incontrano delle difficoltà. Spesso è capitato che lui buttasse il cuore oltre l’ostacolo, e non è scontato per un ragazzo così giovane. Tra l’altro, per me, dovrebbe avere la fascia da capitano, con tutto il rispetto per chi ce l’ha. Per me è lui il vero capitano del Milan.

L’altro giocatore che mi ha sorpreso tanto è Bennacer, perché non era scontato assolutamente sostituire Kessie. Lui ci sta riuscendo, giocando sempre titolare, cosa che negli scorsi anni non faceva, causa anche infortuni.

Infine, l’altro giocatore che mi sta continuando a sorprendere è Pierre Kalulu. Sta diventando sempre di più un giocatore affermato ma, anche qui, ci dimentichiamo che è un giocatore molto giovane e spesso, quest’anno, tra lui e Tomori, è sembrato quasi lui il leader della coppia difensiva”.

NUOVI VECCHI ACQUISTI

Chi invece ha reso sotto le aspettative è Charles De Ketelaere. Finito nell’occhio del ciclone, anche per il costo per il quale è stato pagato, il suo percorso è paragonato a quello di Leao e Tonali. Secondo te, quando vedremo il vero valore del giocatore? Già nella seconda parte di questa stagione o dal prossimo anno?

Su Charles ci può stare il paragone con Tonali e Leao, perché entrambi hanno fatto fatica all’inizio. Però ci può anche non stare: nel senso che, Leao è arrivato in un Milan che aveva molte meno aspettative di quello attuale. Tonali è arrivato in un Milan che non aveva appena vinto uno Scudetto. CDK, “purtroppo”, contro di lui ha il fatto che è stato l’unico vero “acquisto grosso” che ha fatto una squadra che si era appena laureata Campione d’Italia.

Credo che tutti si aspettassero un mercato un po’ più corposo, da parte di una squadra che ha appena vinto uno Scudetto, invece non è stato così. Anzi, lui è stato l’unico, è stato pagato tanto, una trattativa lunghissima, e quando tutte queste cose coesistono è ovvio che la pressione è ancora di più. Se lui fosse stato affiancato da altri acquisti io credo che si sarebbe “diviso” la pressione con questi.

Di fatto lui ce l’ha tutta da solo, e il Milan non è il Milan che va bene se arriva quarto, come quando arrivò Leao: il Milan deve riconfermarsi. Per me è molto relativo il discorso “Charles De Ketelaere va aspettato”. Per me è vero che va aspettato, ma non è vero che lo stanno aspettando perché addetti ai lavori, giornali, tifosi, lo stanno sostenendo ma lo stanno anche criticando tanto. Per me vedremo il suo valore quando lui tornerà a credere un po’ in sé stesso, credo che anche un episodio lo possa aiutare, un gol o un paio di assist…

Sono curiosa anche del fatto se lui cambiasse posizione in campo, perché non l’ho visto molto molto a suo agio in quella posizione, per come è usata quella posizione da Pioli. Anche perché lui ha giocato tante partite in attacco al Bruges, quindi non so se dove l’abbiamo visto finora è la sua posizione giusta”.

A gennaio arriverà un “nuovo acquisto”: Zlatan Ibrahimovic. In quali aspetti può dare il suo apporto lo svedese?

Io credo che Zlatan possa dare il suo apporto dal punto di vista psicologico. È vero che lui c’è sempre stato in questi mesi però ci sarà in maniera concreta. Mi auguro che sarà sempre in spogliatoio, mi auguro che sarà spesso in campo, sarà importante.

Spero che lui possa giocare di più rispetto all’anno scorso e spero che questo intervento lo abbia veramente aiutato a vivere meglio questi suoi ultimi mesi, – anche se non so se saranno mesi perché con lui non si sa mai! -, e mi auguro di vederlo di più in campo”.

NUOVE CHANCES E LA FIDUCIA DELLA CHAMPIONS

Pioli, sin qui, ha usato poco gli innesti estivi, tra Thiaw, Vranckx e Adli. Le amichevoli in programma contro Arsenal, Liverpool e PSV, saranno utili per farli entrare nei meccanismi del mister. Chi saresti curiosa di vedere, con più frequenza, da gennaio in poi?

Sarei curiosa di vedere molto di più Vranckx, perché quando l’ho visto, secondo me, ha fatto bene. E anche Adli: anche se da come sembra, non è tanto visto da Pioli.

Spero che queste amichevoli li possano mettere in luce, ma spero di vederli anche di più in campionato, perché sia giusto dare una chance a questi ragazzi, Anche perché, per esempio, su Adli faccio fatica a darti un giudizio: io l’ho visto veramente pochissimo. Spero veramente di vederli un po’ di più”.

Negli ultimi anni, in Europa, tra Champions League ed Europa League, il Milan ha fatto fatica contro le squadre inglesi: Arsenal in EL, Liverpool e Chelsea in CL. A febbraio arriva a San Siro il Tottenham di Conte: riuscire a superare il turno, per lo più contro un’inglese, quanto significherebbe, a livello di crescita per la squadra rossonera?

Assolutamente sì. Credo che il Milan abbia davvero bisogno di battere una big in Europa. Perché, a differenza del campionato italiano dove è cresciuto, non solo perché ha vinto lo Scudetto, ha battuto tutte le big, si sente forte. In Europa mi è sembrato di vedere un Milan che non si sente così forte, complice anche – ovviamente – il livello più alto.

Credo però che prendere un po’ più di consapevolezza con una qualificazione del genere aiuterebbe tanto il Milan in ottica futura. Magari vincere la Champions League in questo momento è presto, ovviamente. Però arrivare già ai quarti di finale può rappresentare un’iniezione di fiducia per le prossime Champions League”.

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ESCLUSIVA – Albanese sulla Juve: “Dimissioni non prevedibili ma ipotizzabili”

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Un fulmine a ciel sereno. Circa verso le 21:10 della giornata di ieri Andrea Agnelli, presidente della Juventus  in carica dal 19 maggio 2010, ha rilasciato le sue dimissioni. Assieme a lui anche Pavel Nedved e Maurizio Arrivabene, al quale però resteranno le deleghe per l’amministrazione in questo periodo di passaggio, presumibilmente verso una nuova dirigenza.

Ai microfoni di Numero Diez il pensiero di Giovanni Albanese, noto giornalista sportivo esperto della Juventus per Sportitalia e La Gazzetta dello Sport. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole si sente di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

Andrea Agnelli è stato un presidente lungimirante e vincente. Spesso facciamo l’errore di ricordare unicamente i successi della prima squadra maschile ma, all’interno della sua gestione, la squadra femminile ha conquistato dieci trofei e la Juventus Under 23 la Coppa Italia di Lega Pro. Il club bianconero è stato anche l’unico a voler investire nel progetto seconda squadra, il presidente ha sempre provato ad anticipare il futuro“.

LE CAUSE DELLA DECISIONE

Quanto successo ieri sera è un qualcosa che si aspettava potesse accadere o è stato un fulmine a ciel sereno?

Penso sia stato un atto di responsabilità. Da sempre, i dirigenti del club bianconero, hanno sempre ribadito che il bene della Juventus andasse sopra ogni cosa. Come hanno spiegato bene gli stessi interessati la compattezza è venuta meno, quanto accaduto non era prevedibile ma comunque ipotizzabile”.

IL FUTURO DEL CLUB

Quali sono, a suo modo di vedere, le principali cause che hanno portato Andrea Agnelli a prendere una decisione così delicata? Pensa ci possano essere conseguenze gravi per il futuro del club bianconero?

“Le motivazioni che hanno portato a questo tipo di decisione sono state ben spiegate attraverso il comunicato ufficiale del club. Per quanto riguarda il resto credo siano ricostruzioni che non trovano riscontro, almeno per ora”.

IL NUOVO PRESIDENTE

Gianluca Ferrero è a tutti gli effetti il nuovo presidente della Juventus, pensa che possa essere la figura giusta per portare avanti l’operato di Andrea Agnelli?

“John Elkann ha scelto due uomini di fiducia in un momento particolarmente delicato per il club. Ferrero è un tecnico super esperto nel suo settore che è stato scelto per trasmettere serenità a tutto l’ambiente. Penso sia la persona giusta, potrà dare un grande contributo in questa fase. Gli altri componenti del nuovo C.D.A. dovrebbero essere tecnici e, in un periodo del genere, penso possano rappresentare la scelta giusta per il bene del futuro del club”.

UN MESSAGGIO AI TIFOSI

Infine, quale messaggio si sente di lasciare ai tifosi juventini in un momento storico così delicato per la società?

“La cosa più importante è non andare dietro le tante voci di corridoio che, in questi casi, sono fantasiose e aumentano solo la confusione. Credo sia più giusto per tifosi affidarsi ai comunicati ufficiali ed alle notizie ultra verificate dai giornalisti che seguono in prima linea le vicende, per il bene di tutti. A livello sportivo Federico Cherubini e Massimiliano Allegri non sono in discussione”.

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ESCLUSIVA – Doveri tra arbitraggio e nuove generazioni: “Basta con la violenza sui giovani arbitri”

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La nostra redazione ha avuto l’onore di intervistare l’arbitro di Serie A, nonché Presidente della Sezione di Roma 1 dell’Aia, Daniele Doveri. Nella piacevole chiacchierata abbiamo toccato gli aspetti chiave dell’arbitraggio italiano, della sua fama all’estero e del tema preoccupante come la violenza sui giovani aspiranti arbitri nelle categorie inferiori. Non sono mancati aneddoti, curiosità e nuovi punti di vista interessanti.

Come viene considerata la qualità del nostro arbitraggio in casa e all’estero?

“Il livello del nostro arbitraggio bisogna considerarlo al top a livello internazionale. Basti pensare che il Responsabile arbitri della FIFA è italiano, Pierluigi Collina, il Responsabile arbitri della UEFA è italiano, Roberto Rosetti e Nicola Rizzoli, fino a poco tempo fa in Serie A, adesso è consulente per quanto riguarda il Nord America e l’Ucraina, prima che scoppiasse il conflitto. Questo per dire che la nostra scuola è apprezzata da istituzioni e federazioni: quando noi arbitri andiamo a dirigere una gara all’estero si sentono garantiti. Un esempio lo ha dato Daniele (Orsato n.d.r.), che nella partita inaugurale del Mondiale ha condotto una gara perfetta: non ha sbagliato un fischio. Ha gestito una gara mai banale, come quella d’apertura, dove tutto il mondo ha guardato la partita. Se Collina, insieme a Busacca, hanno designato Orsato per questa partita è perché sanno che è una garanzia, e non l’ha tradita”.

Cosa ha notato dai colleghi esteri che in Italia non si fa ma vorresti introdurre? Viceversa, cosa hai notato che hanno ripreso dall’arbitraggio italiano?

“A livello di preparazione penso che facciamo scuola verso gli arbitri esteri, proprio perché i nostri campionati sono difficili, a partire dalle categorie giovanili, serie dilettanti passando per il professionistico. C’è molta attenzione verso l’arbitro a differenza dei paesi esteri in cui la figura non è così centrale all’interno del gioco. Dunque noi siamo abituati fin da subito a gestire le pressioni in maniera molto superiore rispetto ai colleghi al di fuori l’Italia. Quando all’estero i calciatori pensano più a giocare che a protestare per noi il lavoro si semplifica poiché siamo chiamati “solo” a vedere se il fallo è da giallo o da rosso, se è rigore o meno. Un arbitro internazionale che stimo molto è Kuipers, che ha diretto la finale degli Europei vinti dall’Italia: è un arbitro forte, di carattere, anche lui formatosi sotto la scuola di Collina, al tempo designatore UEFA“. 

La figura dell’arbitro ha una funzione regolatrice. Quale è la tua filosofia di direzione e quali altri modi di arbitraggio ci sono?

“Io credo che ogni arbitro debba avere un proprio obiettivo. Vivo la funzione di arbitro come un servizio offerto alle squadre. Non mi sento protagonista della partita e credo che i protagonisti debbano essere i 22 in campo. L’arbitro è una funzione di garanzia affinché il gioco si svolga secondo le regole e quello che deve fare è sintonizzarsi con la partita: capire l’evolversi del match e il suo andamento, adeguandosi di conseguenza. Il tutto sempre seguendo l’ottica del servizio alle squadre senza arbitrare per sé. Non entro mai in campo pensando “oggi fischio poco” e la capacità è dunque capire il tipo di partita che si sta arbitrando”.

Cosa nel pensi del VAR e quale aspetto miglioreresti?

“Il VAR è uno strumento di cui oggi nessun arbitro vorrebbe fare a meno. Avere la possibilità di correggere in tempo reale un errore è una soluzione che in tempo pre-VAR avrei voluto avere tante volte, invece lo capivi a fine partita, con tutto quello che ne conseguiva: turni di stop, polemiche, preclusioni verso quella squadra. Rimane solo un’analisi interna all’arbitro, con il gruppo della CAN (Commissione Arbitri Nazionale n.d.r.) e il designatore per capire come evitare in futuro quel tipo di errore. Credo sia anche uno strumento di giustizia: ristabilire la verità del campo è quello che squadre, calciatori e tifosi vogliono. Bisogna capire che il VAR non nasce per togliere tutti gli errori. Il calcio è uno sport di contatto e non esiste solo un “palla dentro o fuori” come nel tennis, per esempio, ma anche un margine interpretativo: è un fattore di sensibilità, tanto che il protocollo parla di “chiaro ed evidente errore”.

Cosa ne pensi del fatto che in Italia si tenda ad arbitrare “all’inglese”?

“La spiegazione dietro tutto questo è la filosofia che ci dà il nostro designatore: non è un arbitraggio all’inglese bensì educare le squadre ad un tipo di arbitraggio più europeo, sempre nell’ottica di servizio che dicevo prima. Fortunatamente, molte delle nostre squadre competono nelle coppe europee e trovarsi la domenica un certo tipo di arbitraggio, e il mercoledì un altro, potrebbe risultare più complicato. Il nostro obiettivo è quello di avvicinarci allo standard della Champions e degli altri campionati europei, per rendere il gioco più bello da vedere, oltre che per aiutare le squadre”.

Secondo te quale dovrebbe essere il giusto equilibrio tra tecnologia e calcio?

“Credo che la tecnologia sia assolutamente risolutiva per quanto riguarda le situazioni oggettive: fuorigioco, gol non gol, eccetera. In questi casi possiamo dire che la soluzione tecnologica sia perfetta, riesce a dirimere il 99% delle situazioni. Anche ad inizio Mondiale abbiamo potuto vedere in azione il fuorigioco automatico: anche nel campionato italiano verrà introdotto, nei primi mesi del 2023. Sono tutte situazioni che il protocollo ritiene oggettivo e lasciando, come detto prima, gli episodi interpretativi all’arbitro. Il macro errore viene corretto dal VAR mentre poi si presentano le situazione di campo: delle volte una maglia allungata non significa una trattenuta e una mano sulla schiena non è una spinta. Le immagini in alcuni episodi non riescono a trasferire la realtà di campo, per questo il protocollo vuole lasciare la sensibilità a chi di dovere giudicare l’intensità di questa trattenuta 0 della spinta di cui parlavamo”.

Cosa ne pensi di Maria Sole Ferrieri Caputi che ha esordito in Serie A quest’anno e Matteo Gualtieri, direttore di gara in Serie B?

“Sono due arbitri molto giovani e molto capaci, l’unica cosa che manca a loro è ovviamente l’esperienza. Serve pazienza e che facciano la loro gare, i loro errori: attraverso questo passa la competenza. È logico che un arbitro come me, che conta 201 presenze in Serie A, abbia una capacità gestionale migliore rispetto ai giovani, ma 199 gare fa non avevo la stessa capacità, dunque è tutto frutto dell’esperienza. Maria Sole è un grande arbitro e può contare su delle doti atletiche che fanno invidia a tanti colleghi della Serie A. È molto brava anche dal punto di vista tecnico, è una grande lavoratrice e credo che nella categoria avrà un futuro estremamente roseo. Matteo Gualtieri ha una grande passione e voglia di mettersi in discussione. Sta terminando la sua esperienza in Serie B per coronare il suo sogno di arbitrare in Serie A“.

Cosa hai provato nel tuo match di esordio in Serie A tra Chievo e Cagliari del 28 febbraio 2010?

“L’emozione è stata veramente tanta, ma l’emozione più grande la ebbi qualche settimana prima: all’epoca il designatore era Collina che a Coverciano mi prese da una parte e mi disse “hai fatto tutto quello che c’era da fare per meritare l’esordio, adesso aspettiamo la partita giusta”. Fu un momento estremamente emozionante, anche perché detto da una figura dal calibro di Collina provoca un certo effetto. Quando arrivò la chiamata del segretario il giovedì prima della partita non ho capito più niente per 10 minuti. Arrivi al match con molti pensieri per la testa e pensi al percorso: non esiste un Donnarumma del caso, che fece l’esordio molto presto, noi arbitri ci formiamo obbligatoriamente su tutte le categorie. Con il fischio di inizio, poi, il mood passa in quello della partita. Finì 1-2 e per me fu una gara positiva“.

Potresti dare un consiglio alla nuova generazione di arbitri?

“Innanzitutto vorrei fare i complimenti a tutti i ragazzi che intraprendono il percorso da arbitro. Credo che, aldilà dell’esordio in Serie B, in Serie A, sia un percorso formativo che non ha eguali per un giovane. Da presidente di Sezione vedo passare molti ragazzi alle prime esperienze. Dopo solo un anno di attività trovo dei ragazzi più consapevoli, poiché questa professione ti obbliga a formare il carattere e aiuta a prendere le decisioni. Ragazzi di 14-15 anni che nella vita di tutti i giorni sono abituati a eseguire quello che i grandi gli dicono, facendo questa attività sono loro a dover decidere e che spesso devono dire ai grandi (allenatori, dirigenti o calciatori di categoria) che cosa devono fare: sembra banale ma invece il salto è grande“.

Inoltre…

“Mi sento di lanciare un appello poiché questi ragazzi spesso sono vittima di violenza: a livello culturale questa è una macchia incredibile. Quello che non si capisce è che tutti gli arbitri giovani sono in formazione al pari dei giocatori. Vanno ad arbitrare per un piccolo rimborso spese, quelle per il viaggio, trasportati dal vivere il loro sport preferito da un’altra angolazione. Si dovrebbe dire solo “grazie” a questi ragazzi perché consentono ad altre 22 di giocare a calcio. Credo, dunque, che il tema della violenza sugli arbitri debba diventare centrale nella cultura sportiva italiana”.

Secondo te, fantasticando, quale potrebbe essere una nuova tecnologia di direzione arbitrale?

“Sono un arbitro che è passato dall’arbitrare da solo, alle bandierine elettroniche, il quarto uomo, gli addizionali, adesso il VAR. Ogni volta che arriva un’innovazione si pensa sempre che oltre quel livello non si possa andare. Secondo me nei prossimi anni ci sarà un‘apertura a livello comunicativo. Notavo, vedendo una partita di rugby,  il motivo del perché bisognava andare a vedere il VAR, di un episodio contestato, era stato spiegato dall’arbitro anche al pubblico. Ci sarà un’evoluzione della comunicazione di noi arbitri verso l’esterno in tempo reale come si fa negli altri sport. La differenza è che lì c’è una cultura verso l’istituzione arbitrale diversa, bisogna fare un passo culturale in avanti, passando proprio dalla violenza inaccettabile sui giovani arbitri”.

Si ringraziano nuovamente Doveri e l’AIA della grande disponibilità concessa.

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