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ESCLUSIVA- Il futuro di Papu Gómez

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Il futuro di Papu Gomez è in discussione ad ogni sessione di mercato: il profilo dell’argentino è di quelli rilevanti, sia per spessore tecnico che carismatico ed è normale che il suo nome venga spesso accostato a squadre di alto livello. Le ultime notizie circolanti in rete, in particolare, accostavano il fantasista sudamericano alla Lazio di Inzaghi: stando alle nostre fonti, tuttavia, la trattativa – semmai qualcuno avesse desiderato impostarla – è destinata a naufragare.

Il futuro del Papu all’Atalanta non è assolutamente in discussione. Il 31enne di Buenos Aires è un elemento indispensabile per il tecnico Gasperini che non vuole privarsene per nessuna ragione – specialmente ora che si profila l’opportunità di giocare la Uefa Champions League – e lo ha ribadito recentemente:

“Per prima cosa, non parte nessuno. Avviso ai naviganti: non avvicinatevi che tanto l’Atalanta non vende. Nessuno parte e poi faremo acquisti importanti in attacco: alternative per Gómez, Ilicic e Zapata”.

“Il Papu? Quando ha cominciato a perdere qualche gol l’ho trasformato in un tuttocampista. Splendido. Determinante per la sua qualità e la personalità. Spostandosi dalla fascia al centro si è sentito ancora più leader. Tutti ricordano le sue giocate, io anche certi recuperi decisivi. Ha allargato il suo raggio di corsa. E’ diventato un altro”.

Il matrimonio tra Gomez e l’Atalanta è destinato a durare ancora a lungo. Con buona pace delle pretendenti.

(Fonte immagine copertina: profilo Instagram ufficiale Papu Gómez9

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ESCLUSIVA – Ravarelli: “A Monza ho vissuto emozioni indelebili”

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Sensi

ESCLUSIVA – Gianluca Ravarelli è un giovane portiere classe 2003 del Legnano, che attualmente milita nel girone A della Serie D. Autore di una buona stagione fin qui, la prima tra i grandi, condita da 15 presenze, 3 clean sheet e un rigore parato.

Fino all’anno scorso faceva parte della Primavera del Monza e ha vissuto molto da vicino la scalata verso la Serie A. Oggi ha deciso di raccontarsi in esclusiva ai microfoni di Numero Diez, per spiegare il suo percorso dando un occhio al futuro.

Quando hai capito che saresti diventato un portiere e cosa ti ha portato a scegliere questo ruolo?

Fare il portiere è una passione che ho dentro da quando sono piccolo, tramandata da mio nonno e poi da mio padre che hanno giocato in questo ruolo. Posso dire di averlo nel sangue. Anche prima di incominciare a giocare a calcio, quando avevo 3/4 anni, andavo al campetto la domenica con mio padre per incominciare a fare qualche tuffo tra i pali”.

Come hai reagito quando è arrivata la chiamata del Monza? Ti sei sentito appagato o l’hai presa come un punto di partenza?

“Dopo aver fatto una grande stagione negli allievi B con la Masseroni, ho avuto la fortuna di avere qualche proposta da squadre professionistiche, tra cui il Monza. Ora che ci penso non ero consapevole dell’importanza della squadra e della società in cui stavo andando, solo successivamente me ne sono reso conto. Ero ovviamente molto contento, fu la mia prima volta in una squadra professionistica e non sapevo bene cosa aspettarmi, anche se non ho avuto nessun problema a fare gli allievi A, anno in cui ci siamo fermati per Covid”.

Tre anni nel settore giovanile, con un occhio sulla prima squadra: come hai vissuto la proprietà Berlusconi e la scalata della Prima Squadra?

Io ho incominciato a vivere la Prima Squadra al mio secondo anno di Monza, subito dopo aver fatto l’U17 (allievi A). L’estate successiva sono stato chiamato a fare la preparazione con la Prima, erano appena saliti dalla C alla B. Per me era qualcosa di straordinario vedere tutto ciò che c’era dietro ad un allenamento, tutto il personale a completa disposizione, le strutture stupende e soprattutto i compagni di squadra che mi sono trovato davanti. C’era gente che, oltre ad aver fatto la Serie A, aveva partecipato pure alla Champions. Quell’anno sono stato molto fortunato perché mi hanno convocato in campionato contro il Pisa, un’esperienza che mi rimarrà per sempre impressa nella mente. Purtroppo la stessa stagione non siamo riusciti a conquistare la serie A perché siamo usciti ai playoff contro il Cittadella”.

Una convocazione tra i grandi per il match di Coppa Italia contro il Cittadella nella scorsa stagione: come ti sei sentito? Com’è andata la scelta del numero di maglia?

L’anno dopo, ad agosto è arrivata la convocazione in Coppa Italia contro il Cittadella. Un’emozione da mettere nel bagaglio delle cose che non dimenticherò mai, a partire dalla riunione tecnica e tutto l’avvicinamento alla partita, fino ad arrivare al riscaldamento e al fischio d’inizio. Tutto ciò rappresentava una grande emozione anche per la mia famiglia che mi seguiva anche da lontano in questa meravigliosa esperienza. Purtroppo la scelta del numero non è stata così entusiasmante dato che per comodità fu la società a scegliere per me. Nel primo anno del Monza in B ho avuto il 64, il secondo il 66. Avere la maglia con il proprio nome è molto emozionante: ovviamente queste maglie le ho già messe in bacheca e regalate ai nonni”.

Ora un’esperienza formativa e da titolare in Serie D con il Legnano: come ti stai trovando? Pensi che sia utile per un giovane scendere di categoria per fare esperienza?

“Penso che sia importantissimo fare esperienza fin da subito in questa categoria, giochi con persone più grandi che ti fanno capire l’importanza di ogni singolo particolare. Inoltre, credo che la Serie D sia una categoria molto sottovalutata, potessi tornare indietro probabilmente ci sarei andato prima. A Legnano mi trovo molto bene, giocare per una piazza così importante è stupendo. Abbiamo la fortuna di avere una grande tifoseria che ci segue ovunque e farebbe di tutto per la maglia lilla”.

Qual è l’arma segreta di un portiere per restare sempre concentrato per 90 minuti?

“Non è semplice per un portiere rimanere sempre concentrato, soprattutto quando la tua squadra attacca molto e devi farti trovare preparato in quelle poche occasioni che capitano. Io cerco di parlare molto con i miei compagni, chiamando le varie marcature e preventive anche in fase di possesso nel momento in cui la squadra è nella metà avversaria”.

Dove ti vedi tra 5 anni?

“Io so sicuramente che cercherò di sfruttare ogni occasione per poter salire di livello, voglio giocare al massimo dei livelli che le mie qualità mi permetteranno. Detto ciò penso che l’anno prossimo intraprenderò un percorso universitario perché penso che il mio cammino scolastico debba continuare e completarsi con ciò. Non posso avere la sicurezza di sapere dove sarò ma ho la consapevolezza che tutte le sfide che intraprenderò le affronterò con tutto me stesso dando il 200%”.

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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ESCLUSIVA – Beatrice Sarti: “Tonali vero capitano! Curiosa di vedere CDK in un altro ruolo”

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i consigli del fantacalcio

SARTI TONALI CDK – Abbiamo avuto il piacere e l’onore di intervistare Beatrice Sarti, giornalista di Radio Rossonera e di Goal Italia, tirando alcune somme su questa prima parte della stagione del Milan, dando uno sguardo al futuro prossimo.

LA PRIMA PARTE DI STAGIONE

Il Milan ha chiuso la prima parte della stagione al secondo posto e con la qualificazione agli ottavi di Champions League: un bilancio tutto sommato positivo. Chi o cosa ti ha sorpreso maggiormente in questi primi mesi?

Sono più di uno i giocatori che mi hanno sorpreso maggiormente. Sicuramente ti posso dire Tonali, anche se ormai non è più una sorpresa, visto che l’anno scorso ha fatto bene. Però, ci dimentichiamo spesso che è un ragazzo molto giovane, che ha trascorso una stagione molto difficile quando è arrivato.

Rimango molto sorpresa quando lo vedo caricarsi il Milan sulle spalle, soprattutto nelle partite in cui i rossoneri incontrano delle difficoltà. Spesso è capitato che lui buttasse il cuore oltre l’ostacolo, e non è scontato per un ragazzo così giovane. Tra l’altro, per me, dovrebbe avere la fascia da capitano, con tutto il rispetto per chi ce l’ha. Per me è lui il vero capitano del Milan.

L’altro giocatore che mi ha sorpreso tanto è Bennacer, perché non era scontato assolutamente sostituire Kessie. Lui ci sta riuscendo, giocando sempre titolare, cosa che negli scorsi anni non faceva, causa anche infortuni.

Infine, l’altro giocatore che mi sta continuando a sorprendere è Pierre Kalulu. Sta diventando sempre di più un giocatore affermato ma, anche qui, ci dimentichiamo che è un giocatore molto giovane e spesso, quest’anno, tra lui e Tomori, è sembrato quasi lui il leader della coppia difensiva”.

NUOVI VECCHI ACQUISTI

Chi invece ha reso sotto le aspettative è Charles De Ketelaere. Finito nell’occhio del ciclone, anche per il costo per il quale è stato pagato, il suo percorso è paragonato a quello di Leao e Tonali. Secondo te, quando vedremo il vero valore del giocatore? Già nella seconda parte di questa stagione o dal prossimo anno?

Su Charles ci può stare il paragone con Tonali e Leao, perché entrambi hanno fatto fatica all’inizio. Però ci può anche non stare: nel senso che, Leao è arrivato in un Milan che aveva molte meno aspettative di quello attuale. Tonali è arrivato in un Milan che non aveva appena vinto uno Scudetto. CDK, “purtroppo”, contro di lui ha il fatto che è stato l’unico vero “acquisto grosso” che ha fatto una squadra che si era appena laureata Campione d’Italia.

Credo che tutti si aspettassero un mercato un po’ più corposo, da parte di una squadra che ha appena vinto uno Scudetto, invece non è stato così. Anzi, lui è stato l’unico, è stato pagato tanto, una trattativa lunghissima, e quando tutte queste cose coesistono è ovvio che la pressione è ancora di più. Se lui fosse stato affiancato da altri acquisti io credo che si sarebbe “diviso” la pressione con questi.

Di fatto lui ce l’ha tutta da solo, e il Milan non è il Milan che va bene se arriva quarto, come quando arrivò Leao: il Milan deve riconfermarsi. Per me è molto relativo il discorso “Charles De Ketelaere va aspettato”. Per me è vero che va aspettato, ma non è vero che lo stanno aspettando perché addetti ai lavori, giornali, tifosi, lo stanno sostenendo ma lo stanno anche criticando tanto. Per me vedremo il suo valore quando lui tornerà a credere un po’ in sé stesso, credo che anche un episodio lo possa aiutare, un gol o un paio di assist…

Sono curiosa anche del fatto se lui cambiasse posizione in campo, perché non l’ho visto molto molto a suo agio in quella posizione, per come è usata quella posizione da Pioli. Anche perché lui ha giocato tante partite in attacco al Bruges, quindi non so se dove l’abbiamo visto finora è la sua posizione giusta”.

A gennaio arriverà un “nuovo acquisto”: Zlatan Ibrahimovic. In quali aspetti può dare il suo apporto lo svedese?

Io credo che Zlatan possa dare il suo apporto dal punto di vista psicologico. È vero che lui c’è sempre stato in questi mesi però ci sarà in maniera concreta. Mi auguro che sarà sempre in spogliatoio, mi auguro che sarà spesso in campo, sarà importante.

Spero che lui possa giocare di più rispetto all’anno scorso e spero che questo intervento lo abbia veramente aiutato a vivere meglio questi suoi ultimi mesi, – anche se non so se saranno mesi perché con lui non si sa mai! -, e mi auguro di vederlo di più in campo”.

NUOVE CHANCES E LA FIDUCIA DELLA CHAMPIONS

Pioli, sin qui, ha usato poco gli innesti estivi, tra Thiaw, Vranckx e Adli. Le amichevoli in programma contro Arsenal, Liverpool e PSV, saranno utili per farli entrare nei meccanismi del mister. Chi saresti curiosa di vedere, con più frequenza, da gennaio in poi?

Sarei curiosa di vedere molto di più Vranckx, perché quando l’ho visto, secondo me, ha fatto bene. E anche Adli: anche se da come sembra, non è tanto visto da Pioli.

Spero che queste amichevoli li possano mettere in luce, ma spero di vederli anche di più in campionato, perché sia giusto dare una chance a questi ragazzi, Anche perché, per esempio, su Adli faccio fatica a darti un giudizio: io l’ho visto veramente pochissimo. Spero veramente di vederli un po’ di più”.

Negli ultimi anni, in Europa, tra Champions League ed Europa League, il Milan ha fatto fatica contro le squadre inglesi: Arsenal in EL, Liverpool e Chelsea in CL. A febbraio arriva a San Siro il Tottenham di Conte: riuscire a superare il turno, per lo più contro un’inglese, quanto significherebbe, a livello di crescita per la squadra rossonera?

Assolutamente sì. Credo che il Milan abbia davvero bisogno di battere una big in Europa. Perché, a differenza del campionato italiano dove è cresciuto, non solo perché ha vinto lo Scudetto, ha battuto tutte le big, si sente forte. In Europa mi è sembrato di vedere un Milan che non si sente così forte, complice anche – ovviamente – il livello più alto.

Credo però che prendere un po’ più di consapevolezza con una qualificazione del genere aiuterebbe tanto il Milan in ottica futura. Magari vincere la Champions League in questo momento è presto, ovviamente. Però arrivare già ai quarti di finale può rappresentare un’iniezione di fiducia per le prossime Champions League”.

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ESCLUSIVA – Albanese sulla Juve: “Dimissioni non prevedibili ma ipotizzabili”

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Juventus

Un fulmine a ciel sereno. Circa verso le 21:10 della giornata di ieri Andrea Agnelli, presidente della Juventus  in carica dal 19 maggio 2010, ha rilasciato le sue dimissioni. Assieme a lui anche Pavel Nedved e Maurizio Arrivabene, al quale però resteranno le deleghe per l’amministrazione in questo periodo di passaggio, presumibilmente verso una nuova dirigenza.

Ai microfoni di Numero Diez il pensiero di Giovanni Albanese, noto giornalista sportivo esperto della Juventus per Sportitalia e La Gazzetta dello Sport. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole si sente di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

Andrea Agnelli è stato un presidente lungimirante e vincente. Spesso facciamo l’errore di ricordare unicamente i successi della prima squadra maschile ma, all’interno della sua gestione, la squadra femminile ha conquistato dieci trofei e la Juventus Under 23 la Coppa Italia di Lega Pro. Il club bianconero è stato anche l’unico a voler investire nel progetto seconda squadra, il presidente ha sempre provato ad anticipare il futuro“.

LE CAUSE DELLA DECISIONE

Quanto successo ieri sera è un qualcosa che si aspettava potesse accadere o è stato un fulmine a ciel sereno?

Penso sia stato un atto di responsabilità. Da sempre, i dirigenti del club bianconero, hanno sempre ribadito che il bene della Juventus andasse sopra ogni cosa. Come hanno spiegato bene gli stessi interessati la compattezza è venuta meno, quanto accaduto non era prevedibile ma comunque ipotizzabile”.

IL FUTURO DEL CLUB

Quali sono, a suo modo di vedere, le principali cause che hanno portato Andrea Agnelli a prendere una decisione così delicata? Pensa ci possano essere conseguenze gravi per il futuro del club bianconero?

“Le motivazioni che hanno portato a questo tipo di decisione sono state ben spiegate attraverso il comunicato ufficiale del club. Per quanto riguarda il resto credo siano ricostruzioni che non trovano riscontro, almeno per ora”.

IL NUOVO PRESIDENTE

Gianluca Ferrero è a tutti gli effetti il nuovo presidente della Juventus, pensa che possa essere la figura giusta per portare avanti l’operato di Andrea Agnelli?

“John Elkann ha scelto due uomini di fiducia in un momento particolarmente delicato per il club. Ferrero è un tecnico super esperto nel suo settore che è stato scelto per trasmettere serenità a tutto l’ambiente. Penso sia la persona giusta, potrà dare un grande contributo in questa fase. Gli altri componenti del nuovo C.D.A. dovrebbero essere tecnici e, in un periodo del genere, penso possano rappresentare la scelta giusta per il bene del futuro del club”.

UN MESSAGGIO AI TIFOSI

Infine, quale messaggio si sente di lasciare ai tifosi juventini in un momento storico così delicato per la società?

“La cosa più importante è non andare dietro le tante voci di corridoio che, in questi casi, sono fantasiose e aumentano solo la confusione. Credo sia più giusto per tifosi affidarsi ai comunicati ufficiali ed alle notizie ultra verificate dai giornalisti che seguono in prima linea le vicende, per il bene di tutti. A livello sportivo Federico Cherubini e Massimiliano Allegri non sono in discussione”.

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