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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Ivan Pelizzoli: “Roma da quarto posto. Mancini profilo ideale, Zapata e Zaniolo sono fortissimi”

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In vista di Atalanta- Roma, match delicatissimo in ottica Europa per entrambe le squadre, abbiamo intervistato il doppio ex Ivan Pelizzoli, cresciuto nelle giovanili della Dea e in giallorosso dal 2001 al 2005.

Che partita sarà Atalanta-Roma?

Sicuramente una partita aperta da ambo le parti, sono due squadre che se la giocheranno a viso aperto e spero che esca fuori una bella partita. Entrambe le squadre vorranno vincere.

È uno spareggio Champions? L’Atalanta può coltivare questo sogno?

Vedo l’Atalanta più in ottica Europa League. Sognare non costa nulla, ma andare in Champions è davvero difficile. Per la Roma sicuramente è uno snodo fondamentale in vista della corsa Champions, ma non è uno spareggio.

La Roma è la favorita per il quarto posto?

La Roma si è ripresa, sta assimilando i meccanismi di Di Francesco e i giovani stanno esplodendo quindi può ambire lecitamente al quarto posto.

A proposito di giovani, due parole su Zaniolo?

È un grandissimo giocatore. Nessuno si aspettava la sua esplosione, soprattutto i tifosi. Ma è evidente che Monchi abbia fatto una grandissima mossa e quindi tanto di cappello.

Ancora sui giovani, si parla molto di Mancini alla Roma. È il profilo giusto per i giallorossi?

Secondo me si. Magari deve fare un altro campionato per acquisire esperienza, perché alla Roma servono giovani ma con la giusta esperienza, e poi sarà da Roma perché è un ottimo giocatore. Un ottimo giocatore col vizio del gol visto che spesso la butta anche dentro e questo non guasta.

Sul fronte Atalanta, i bergamaschi continuano a stupire anno dopo anno. Qual è il segreto?

Il segreto è proprio Gasperini. Mister e società hanno voluto alzare l’asticella e hanno preso giocatori importanti e scelti dal tecnico. Hanno formato questo zoccolo duro di squadra, quest’impostazione fissa, che gli permette di affermarsi negli anni e di giocare a testa alta contro tutte le grandi squadre.

Due parole sull’uomo del momento in casa Atalanta? Ovviamente si parla di Duvan Zapata.

Grandissimo giocatore. Non pensavo potesse fare così bene. Dopo un inizio a rilento ha assimilato bene i meccanismi di Gasperini e sta facendo gol a ripetizione. Sta facendo molto bene, ce lo teniamo stretto.

Dall’altra parte il 9 della Roma vive un momento difficile. Dzeko appare in ombra, mentre finalmente Schick sembra che stia ingranando. È pronto un avvicendamento?

Dzeko è un campione e prima o poi si sbloccherà, quindi non vedo il problema attaccante. Schick non ha la giusta maturità. È un grande giocatore, ma deve fare il salto di qualità, soprattutto a livello mentale. Manca un po’ di carattere, magari soffre un po’ la pressione della grande piazza.

Chiudiamo con un pronostico del match.

È una partita apertissima, è davvero difficile fare un pronostico. Spero vinca il bel gioco e che sia una bella partita.

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Calciomercato

ESCLUSIVA – Caputo-Empoli, ancora nessuna offerta: le ultime sulla trattativa

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Caputo

Nelle ultime ore sembrava molto avanzata la trattativa tra Sampdoria ed Empoli per il ritorno di Francesco Caputo in Toscana. Eppure, secondo quanto ha appreso la nostra redazione, l’operazione sarebbe al momento lontana dal chiudersi con l’apertura del calciomercato invernale.

Il contatto tra le parti c’è, ma l’Empoli non avrebbe ancora formulato un’offerta ufficiale, ma effettuato solamente un sondaggio per l’attaccante alla Samp.

Caputo, quindi, per ora, rimane alla corte di Stankovic in attesa di nuovi sviluppi riguardanti il suo futuro.

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ESCLUSIVA – Bravi: “Tecnologia nel calcio? Va moderato l’intervento”

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bravi

La nostra redazione ha avuto l’onore di poter ascoltare un’altra figura all’interno dell’AIA: Carlo Bravi. Bravi è un ex arbitro, in attività dal 1954 al 1970, e attualmente ricopre il ruolo di rappresentante AIA alla Corte Federale di Appello della FIGC ed è entrato nella Hall of Fame della Sezione Roma 1 nel 2017.

Una figura dal bagaglio di esperienze molto importante che ci ha permesso di analizzare, a 360 gradi, la figura del direttore di gara nel corso del tempo: dalla preparazione fisica alle nuove tecnologie.

Quanto è cambiata la figura dell’arbitro nel corso del tempo?

“A cambiare, in primis, è stata la carriera dell’arbitro, che adesso è più veloce: un tempo, per arrivare in Serie A ci volevano più o meno 15 anni. Io ho fatto 7 anni di Serie C e feci l’esordio in B all’età di 28 anni, il che sembrava una cosa straordinaria per l’epoca. Tutto dunque si è velocizzato oggigiorno: è cambiato anche il sistema di preparazione. Gli arbitri moderni vengono seguiti da psicologi e formati anche in sociologia. Prima era limitato ad una preparazione fisica di 4 volte alla settimana e delle volte, con noi, si allenavano dei calciatori. Un altro cambiamento radicale è stato il rapporto tra calciatori e arbitro all’interno della partita. Un tempo era il “Signor arbitro”: si è completamente rotta questa barriera, i primi cambiamenti si possono notare già da Collina“.

Parlando di tecnologie e arbitraggio: c’è stato un cambiamento radicale negli ultimi decenni. Quale era il rapporto con la tecnologia al tempo?

Innanzitutto, la classe dell’arbitro si vede se riesce a capire quale può essere il prosieguo del gioco: adesso ci sono una quantità infinita di video da consultare. Al tempo, noi non avevamo nulla di tutto ciò, ma fu Collina il precursore del rapporto tra arbitro e tecnologia: fu il primo direttore di gara in assoluto a studiarsi le squadre dalle videocassette e capire, tatticamente, dove si sarebbe dovuto posizionare se un determinato giocatore, per fare un esempio, tagliava sempre il campo centralmente. Nella fase pre-Collina i movimenti dei calciatori venivano visti direttamente in televisione, quando è stata introdotta, il giorno dopo. C’era una grande collaborazione col guardalinee e la comunicazione con loro veniva tramite dei messaggi visivi, un codice prestabilito: posizionando la bandierina in un certo modo passava un determinato messaggio”.

Dunque quale dovrebbe essere il rapporto ideale tra tecnologia e calcio?

“Adesso c’è una preponderanza della tecnologia. Va moderato l’intervento. L’unico aspetto su cui la tecnologia dovrebbe intervenire è il gol o non gol, questo pensavamo all’epoca, che poi si è tramutato in realtà con la goal line technology. Il procedimento subito successivo è stato l’introduzione dell’orologio che in tempo reale segnala all’arbitro la marcatura. Sul fuorigioco adesso si vede la spalla o un dettaglio millimetrico: è l’eccesso della tecnologia. Tutti questi aspetti mortificano lo spettacolo e il gioco del calcio”. 

Mentre come si arbitra, adesso, in Serie A?

Abbiamo sentito parlare spesso dell‘arbitraggio all’inglese: si può anche cambiare il regolamento ma quando un fallo va fischiato è da fischiare. La figura dell’arbitro, oggi, ha perso di centralità: aveva la piena responsabilità della partita. Prima eri solo con due guardalinee, mentre oggi ad arbitrare sono in 7 tra Var e assistenti. Chi decide il metodo è la FIFA, poi succede che le varie nazioni attuino la loro sensibilità quindi avremo un arbitraggio all’italiana, alla francese e via dicendo. Nell’Europa dell’est, per fare un esempio, la concezione d’arbitraggio è molto diversa dalla nostra. Qui entra in campo la concezione di calcio che si ha nel proprio paese, che è un fatto culturale, originale di territorio in territorio. Con il ct Marco Rossi, l’Ungheria ha messo un tassello in favore della concezione italiana”.

Si ringrazia Bravi e l’AIA per la disponibilità.

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ESCLUSIVA – Caracciolo: “Giornata magica! Dobbiamo rimanere concentrati”

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Caracciolo

Al termine dell’amichevole MilanLumezzane, terminata con il successo rossonero per 3-2, abbiamo avuto l’onore di intervistare il presidente della formazione di Serie D, Andrea Caracciolo, nonché ex attaccante tra le altre di Brescia, Sampdoria e Genoa. Adesso, l’ “Airone“, dopo aver concluso la carriera da calciatore nella fila del Lumezzane al termine della scorsa stagione con la promozione in D, ha deciso di assumere la carica di presidente dei valgobbiniDi seguito, proponiamo il contenuto integrale delle dichiarazioni di Caracciolo ai nostri microfoni.

L’INTERVISTA

Come reputi la gara disputata dal Lumezzane contro il Milan? Quali sono invece gli obiettivi a breve e lungo termine del club?

La partita di oggi è sicuramente stata una giornata magica: venire qui a Milanello ad affrontare il Milan rappresenta un sogno per qualsiasi calciatore. L’obiettivo del club invece è unico: crescere come società e tornare nei professionisti. Siamo contenti per l’inizio di stagione, nonostante i tanti cambiamenti e nonostante siamo una neopromossa, però dobbiamo rimanere concentrati. Sappiamo che sarà molto lunga, cercheremo di fare il nostro meglio”.

La Serie D è un campionato che può dare molto soprattutto ai giovani. Abbiamo visto che il Lumezzane ha schierato tanti giovani: in particolare, ci ha colpito la prestazione del terzino, Regazzetti. Come reputi la loro crescita, visto che molti sono in prestito? 

Sono contento per la loro crescita. Noi abbiamo l’obbligo di far giocare quattro quote, credo che siamo stati fortunati a scegliere questi giovani: stanno dimostrando di saperci stare in una prima squadra; anzi, qualcuno merita anche qualcosa di più. Anche Tortelli, difensore centrale classe 2004, ha disputato una buona gara: ha fatto molto bene“.

Cosa potranno dare al calcio italiano questi giovani? Potranno fare bene?

Loro devono pensare al presente, continuare ad allenarsi come stanno già facendo, e a crescere. Poi, quando un giocatore è forte viene notato e qualcosa potrà cambiare“.

Fonte foto di copertina: profilo Instagram fclumezzane.official

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ESCLUSIVA – Momblano: “Juventus? Decisive le prime tre dopo la sosta”

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Pronostico Hellas Verona-Juventus

La Serie A è diventata ormai l’oggetto principale di molte discussioni legate al calcio in questi ultimi giorni. Quanto accaduto nel mondo Juventus sta tenendo banco anche nelle testate giornalistiche estere: il problema che ha colpito i bianconeri sembrerebbe allargarsi anche ad altre società italiane. Su questo tema, noi di Numero Diez, abbiamo avuto l’onore e il piacere di intervistare Luca Momblano, giornalista e opinionista di QSVS, TopCalcio24 e Tele Lombardia, esperto del panorama Juventus. Insieme a lui abbiamo analizzato quanto accaduto negli ultimi giorni in casa bianconera, dall’addio di Andrea Agnelli al futuro prossimo che dovrà affrontare la squadra allenata da Massimiliano Allegri. Di seguito l’intervista rilasciata ai nostri microfoni.

LE MOTIVAZIONI DELL’ADDIO DI ANDREA AGNELLI

Quali sono, secondo lei, le principali cause che hanno portato alle dimissioni del presidente Andrea Agnelli? 

“Le chiamerei più delle dimissioni del gruppo di lavoro di Andrea Agnelli. Credo sia stata la conseguenza di una presa d’atto e di coscienza, come ha spiegato in parte anche nella lettera ai dipendenti. Una presa di coscienza del fatto che la sua “ricetta” per sanare una situazione complicata e molto lontana dal poter tornare florida, non poteva più funzionare. Una ricetta che restava sostanzialmente ambiziosa ma che è stata bocciata dall’altra anima del consiglio, che negli ultimi anni era anche significativamente rappresentata da quote EXOR. Da qui lui ha preso atto, forse, che si trattava di un punto di non ritorno, probabilmente in disaccordo con le osservazioni mosse e sulla nuova ricetta che vedremo con la Juventus che verrà”.

Come valuta, in generale, l’operato durante “l’era Agnelli”? 

“L’intero decennio dell’epoca Agnelli la valuto come un’epoca che entrerà comunque all’interno dei libri della storia del calcio, man mano che ci si distanzia e ci si renderà conto delle dimensioni dei risultati ottenuti, quasi incredibili. Pochi ricordano davvero da dove sia partita quella Juve, come ripetuto anche da Antonio Conte. Andrea Agnelli non guardava indietro, voleva guardare avanti e così ha continuato a fare. Aveva tanti obiettivi, mire di grandezza, e credo che siano stati centrati almeno per l’80/85%. Per un progetto che sembrava folle all’inizio e che quasi per intero è riuscito a mettere in piedi, risultando anche un modello per il calcio internazionale. Poi qualcosa è andato storto, con diversi problemi strutturali e legati anche al Covid. Problemi che non potevano risolversi nel breve termine, culminati con dei risultati deludenti anche sul campo. Il calcio purtroppo è così: quando lavori meno bene, nonostante si tratti di un grande club come la Juventus, paghi in termini di risultati”.

LA NUOVA JUVENTUS

John Elkann ha scelto Gianluca Ferrero come nuovo presidente, un suo uomo di fiducia. Pensa che possa essere la scelta giusta per il futuro della Juventus?

“Sicuramente una figura affidabile, un uomo di fiducia di Elkann, così come lo era Andrea. Forse capire con leggero anticipo che l’era Agnelli era finita avrebbe dato maggiore dignità all’intera esperienza, cosa che è venuta meno con il gesto clamoroso della settimana scorsa. Ferrero comunque è un uomo affidabile, competente nel discorso prettamente legato ai conti. Un presidente che ha uno status completamente diverso rispetto a quello di Agnelli, con una libertà di movimento nettamente inferiore. Vedremo, secondo me, una Juventus molto più collegiale”.

DEL PIERO E LA JUVENTUS DI NUOVO INSIEME?

La Juventus potrebbe ripartire da Alessandro Del Piero come uomo immagine della dirigenza bianconera? Vede in lui una figura simile a quella che sta rappresentando Paolo Maldini per il Milan?

“La Juventus potrebbe ripartire da Alessandro Del Piero? Magari si, i discorsi non sono ancora così avanti però è anche vero che Del Piero potrebbe ripartire dalla Juventus. Mi piace pensarla anche dall’altra parte. Parliamo di un uomo che simbolicamente ha rappresentato almeno tre generazioni di juventini, che era designato già dalle cronache dei giornali, quando giocava e aveva appena 24/25 anni, come il prossimo Boniperti e quindi anche come il futuro presidente della Juventus. Sembrava un predestinato, dentro e fuori dal campo con quei colori. Poi qualcosa si è rotto, un cortocircuito e delle scelte personali che lo hanno allontanato. Ma ricordiamoci che Del Piero è fuori dal calcio da quasi 10 anni ormai. Quindi se dovesse esserci questo matrimonio per me la Juve potrebbe ripartire da Del Piero e Del Piero potrebbe ripartire dalla Juve. Tu hai citato Maldini, ma secondo me Alex accetterà solo ruoli superiori a quello che ha lui al Milan. Non vedo Del Piero tutti i giorni al campo, come un equilibrista che deve destreggiarsi tra trattative di mercato e rapporti con allenatore e squadra. Conoscendo bene la sua storia, non mi stupirei che la sua mira sia quasi più istituzionale che operativa”.

LA FIGURA DI ALLEGRI NELLA NUOVA JUVENTUS

Da tempo il bersaglio di tifosi e testate giornalistiche, Massimiliano Allegri alla fine è “sopravvissuto” e continuerà ad essere l’allenatore della Juventus. Giusto secondo lei rifiutare le sue dimissioni prima dell’addio del presidente Agnelli? Lo vede come l’uomo adatto soprattutto in questo momento di difficoltà?

“Dobbiamo prendere atto di una cosa: oggi la maggior parte dei tifosi indecisi, come si direbbe in politica, ha cambiato sponda. Cioè, con una Juve in aria a livello societario, secondo me, una grande fetta dei tifosi pensa che tutto sommato vedere ancora Allegri in panchina non sia un male. Con un allenatore con più idee ma improvvisato risulterebbe molto più rischioso. La sua capacità di gestire questo momento a livello psicologico potrebbe essere fondamentale”.

UN CAMPIONATO ANCORA DA GIOCARE

Crede che tutta la questione legata al caso Juventus si possa ripercuotere sulla squadra alla ripresa del campionato?

“Abbiamo tanti esempi nella storia di squadre che sono andate a tracimare in negativo, sono collassate di fronte a questioni societarie ballerine. Ma ci sono stati anche casi opposti, basti pensare al Parma di Donadoni. Indagare il lato psicologico è molto complicato, io sono un giornalista di calcio e ti posso dire che, secondo me, le prime tre partite dopo la sosta segneranno la stagione della Juventus. La psicologia non è oggi sui giocatori, ma va sommata a quelli che saranno i risultati delle prime tre partite del 2023, contro Cremonese, Udinese e Napoli. Sono convinto che in quei dieci giorni avrò la risposta su quale sarà la stagione della Juventus”.

UN MESSAGGIO AI TIFOSI JUVENTINI

Tante le voci legate ad eventuali squalifiche, ammende o penalizzazioni per la Juventus, spesso infondate e piene di odio verso la società torinese. Cosa si sente di dire ai tifosi bianconeri?

“Credo che ci sia molto l’influsso di Calciopoli sia nelle parole degli haters, sia nelle parole di coloro che prevedono quello che potrà accadere. La verità oggi non la conosce nessuno, ma che tutto questo dibattito sia alimentato dal fatto che c’è un precedente storico che in tanti hanno ancora negli occhi, credo influisca molto. Parlare di Serie B, di penalizzazioni oppure di architettura contro la Juve a prescindere, rappresentano due fazioni alimentate dai ricordi di Calciopoli. Io personalmente sono convinto e speranzoso del fatto che, prima di tutto ogni verità e questione venga acclarata, ma che dall’altro lato sia gestita meglio a differenza del passato, soprattutto perché la società della Juve è molto più presente e il contesto in questione mi sembra molto diverso”.

 

 

 

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