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ESCLUSIVA - Juan Garcia, giocatore argentino in Ecuador, racconta la protesta per la rimozione dei sussidi ai carburanti

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ESCLUSIVA – Juan Garcia, giocatore argentino in Ecuador, racconta la protesta per la rimozione dei sussidi ai carburanti

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Dal 3 ottobre scorso in Ecuador le tensioni politiche che da mesi attanagliano la presidenza di Lenin Moreno sono sfociate in una rivolta del sindacato dei tassisti e degli autotrasportatori per la rimozione del sussidio statale per il carburante. La decisione, presa dal presidente per risparmiare 1,3 miliardi di dollari dopo gli accordi con la comunità finanziaria internazionale, ha di fatto messo in moto un meccanismo di proteste che ha coinvolto gli studenti della capitale Quito e gli Indios del luogo. In due settimane di proteste l’esito calcolato è di 500 arresti e di due morti in condizioni non esattamente limpide, rendendo una manovra economica motivo di disordini pubblici di altissimo profilo. Oggi il decreto è stato ritirato a seguito di dodici giorni di fuoco che hanno stretto in una morsa di paura e disagio la capitale Quito e le città circostanti in una vittoria del popolo, così come è stata celebrata dagli Indigeni giunti nella capitale. 

ALL OVER THE WORLD

In un momento in cui in tutto il mondo, da Hong Kong alla Catalogna passando per l’Ecuador e la Turchia, la situazione socio politica si sta aggravando rapidamente, noi di Numero Diez siamo riusciti ad intervistare Juan Garcia, calciatore argentino in Ecuador con un passato in Italia, in merito a ciò che sta accadendo nella capitale del paese sudamericano. 

  1. Juan, innanzitutto grazie per il tuo tempo, cosa sta succedendo nella capitale? 

“È un po’ complesso perché la situazione grave è appena terminata, di conseguenza ne parleremo al passato. Il tutto inizia con il presidente Lenin Moreno che decide di rimuovere i sussidi ai carburanti, facendo si che il sindacato degli autotrasportatori si ponga in protesta chiedendo un passo indietro riguardo questa decisione. Insieme agli autotrasportatori si sollevano anche gli indigeni – di cui non so bene gli interessi – ma so che hanno una forza molto importante sulle decisioni politiche e di conseguenza la loro manifestazione ha fatto svoltare la protesta.”

Gli scontri: 

“Sono iniziati così gli scontri con la polizia, soprattutto perché il presidente allo stesso tempo ha lasciato la capitale, andando da Quito a Guayaquil, facendo infuriare gli indigeni che lo volevano nella capitale. Così sempre la confederazione indigena ha cercato di entrare a Guayaquil ma il presidente ha imposto un blocco alla città per tenerli al di fuori della sua nuova roccaforte. Così che sono rimasti a Quito manifestando, con la polizia che voleva fermare queste manifestazioni e sono passati nove – dieci giorni di guerra dentro la città: una battaglia vera e propria.”

La situazione nella nuova capitale e il coprifuoco:

“Qui nella nuova capitale temporanea non si è sentito molto: solo una manifestazione per chiudere con tutto questo e tornare a lavoro. Certa gente della città si è approfittata della situazione, è uscita e ha iniziato a rubare ovunque dai supermercati alle macchine facendo danni dappertutto. Il presidente ha deciso per questo di impostare il coprifuoco in alcune zone della città di Guayaquil – zone di governo e nelle zone di entrata e uscita dalla città – , mentre nel fine settimana passato ha deciso che il coprifuoco sarebbe stato esteso a tutta la capitale di Quito dove vi erano i grandissimi conflitti.”

  1. Oggi le cose sembrano essere tornate alla normalità, sono stati dodici giorni difficili: 

“Le cose ora sono risolte, anche se gli Indios si sono resi protagonisti di due incendi alla sede di un canale televisivo e a la Contraloría General del Estado. Questo fine settimane si è fatta una riunione tra il presidente e i capi delle manifestazioni che ha portato ad un passo indietro sulla rimozione dei sussidi così che la situazione si è normalizzata.”

  1. Parliamo di calcio però: il campionato è stato fermo, questo stato di crisi come ha influito sull’attività sportiva? Siete riusciti ad allenarvi?

“Il campionato si è fermato per due settimane, perché le squadre non potevano uscire per le strade ed era molto pericoloso. Meglio aver fermato il campionato perché non si poteva giocare in una situazione del genere. È stato un po’ difficile allenarsi perché in alcune ore era pericoloso uscire in strada, ma siamo riusciti ad allenarci tutti i giorni e anche senza problemi. Qualche compagno non è arrivato qualche giorno, perché hanno casa in zone dove i conflitti erano più grandi ma nulla di particolarmente complesso.”

Fonte immagine: profilo IG @JuanGarcia

4. Ora raccontaci del tuo calcio, dove giochi, come ti trovi in Ecuador. 

“Parlando un po’ di calcio penso che questo sia un campionato molto difficile perché un giorno giochi sulla costa, vicino al mare, e la settimana dopo giochi a tremila metri di altezza e di conseguenza il meteo cambia tantissimo. Inoltre, quando sali di quota l’aria non c’è ed è difficilissimo: devi cambiare la tattica per giocare nei loro campi, mentre quando loro scendono nelle nostre zone cambia anche per loro la questione ambientale.”

5. Giochi nel Club Atlético Porteño e hai un passato in Italia, raccontaci un po’ la tua esperienza sportiva: 

“Io qui gioco in una squadra di Serie B con l’ambizione di salire. Ora stiamo lottando per gli obiettivi però siamo ancora in piena battaglia e vedremo come terminerà il campionato. Ho iniziato la mia carriera in Argentina con il Bandield per poi venire a giocare in Italia con l’Andria. Sono tornato in Argentina al Santamarina de Tandil e da inizio anno mi sono spostato in Ecuador. 

Ora ho ventotto anni compiuti il 9 di ottobre, ho giocato tutte le partite fino a questo momento e sto molto bene. Sono tornato a giocare ed è stato un grande anno per me perché sono riuscito a ritrovare il calcio, a sentirmi importante ed è stato un bell’anno positivo . Vorrei crescere e continuare a migliorare, perché sento di poter dare ancora di più in un campionato più competitivo ad un livello più alto. Ho questo in testa per il prossimo anno, sempre crescere e migliorare: obiettivi importanti per noi calciatori.”

Un momento di crisi generalizzata che ci offre la possibilità di confrontarci con realtà diverse tutte richiedenti la medesima cosa: che nel 2019 si arrivi a discutere davanti ad un tavolo delle questioni e che si evitino scontri armati e violenze gratuite sui manifestanti. Juan ci ha offerto la possibilità di avere uno sguardo esclusivo su ciò che è accaduto in Ecuador in un momento difficile per il paese. 

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ESCLUSIVA – Zapelloni: “Difficile non pensare Verstappen campione del mondo, Pioli è a fine corsa”

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Pioli

Umberto Zapelloni, nota penna sportiva de il Giornale e Il Foglio, è intervenuto ai nostri microfoni per analizzare la stagione di Formula 1 che verrà, alla luce dei test terminati ieri in Bahrain, e per parlare della situazione del Milan, il cui prossimo mese sarà decisivo per le sorti europee e per la panchina dell’allenatore Stefano Pioli.

Diciannove piloti sanno che non vinceranno il Mondiale quest’anno“. Ha ragione Alonso alla luce dei test appena terminati in Bahrain?

Credo proprio che Alonso abbia ragione. Ad oggi è difficile pensare un esito diverso da Verstappen campione del mondo, soprattutto per come è terminata la scorsa stagione e per come è iniziata quella corrente. Altrettanto difficile, però, che possa vincere ventiquattro gare su ventiquattro o un numero simile a quello dell’anno scorso. Penso che solo un terremoto interno alla Red Bull, con il caso che ha avvolto il Team Principal Horner, possa essere l’unica possibilità per non dare ragione ai risultati finora visti in pista. La stabilità e costanza della monoposto Red Bull sono qualcosa di superiore: hanno modificato completamente il concetto di auto, traendo spunto da una filosofia Mercedes, e sono comunque riusciti a rimanere davanti. Bisogna però valutare quanto effettivamente siano davanti a tutti. L’anno scorso il distacco fu impressionante, forse quest’anno sarà inferiore. Non hanno provato le gomme morbide (che nel primo GP della stagione non verranno utilizzate, ndr), mentre la Ferrari già l’anno scorso sul giro secco era molto rapida. Questo aspetto è tutto da vedere“.

Un’opinione più specifica sulla Ferrari? Come ha lavorato in questi giorni di test?

Ha sicuramente lavorato bene. È arrivata ai test con una macchina migliore dello scorso anno. I piloti sono contenti del loro feeling con la vettura e c’è una costanza di rendimento importante, cosa che nel campionato precedente era mancata. Quest’anno il setup è più facile da mettere a punto, c’è una buona base su cui migliorare. Uno dei punti deboli era il degrado gomme, ma dai test ora sembra abbastanza contenuto. È una macchina sincera: a differenza dell’anno scorso in cui ogni curva era un’incognita, ora i piloti sanno come la vettura effettivamente si comporta. Lo sviluppo è sempre stato punto uno dei punti deboli della Ferrari, ma già lo scorso anno abbiamo visto una scuderia che è riuscita a migliorare positivamente la macchina. Auguriamocelo anche per quest’anno.

Senna e Prost. La sfida infinita” (edito da 66thand2nd e pubblicato a gennaio 2024, ndr) è il titolo del suo ultimo libro: possiamo aspettarci un’altra vera rivalità quest’anno o i discorsi sono rinviati al 2026?

L’augurio è che possa capitare. Negli ultimi anni il più eclatante è stato il duello Hamilton-Verstappen ed è stato bellissimo. A differenza di Senna e Prost in questo caso c’è una differenza generazionale enorme, forse sarebbe meglio un confronto Verstappen-Leclerc, ma qui la differenza sta nel curriculum. L’olandese vanta un palmarès che il monegasco per ora si sogna. Senna-Prost è stato un confronto senza eguali: in primo luogo erano compagni di pista, poi erano bravissimi ad alimentare le polemiche fuori dalla pista, cosa che, per esempio, Hamilton fa, ma Verstappen no, se non sporadicamente a inizio stagione. Senna-Prost è una rivalità unica nel mondo dello sport, non solo nel circus della Formula 1“.

Il Milan affronterà nel prossimo mese Atalanta, Lazio, il doppio confronto con lo Slavia Praga, Hellas Verona e Fiorentina. È il mese decisivo per le sorti europee e per quelle di Pioli sulla panchina rossonera?

Sarà un mese fondamentale. Il Milan deve mantenere il posto Champions in campionato. Il distacco in classifica dalle inseguitrici c’è, ma considerate le ultime uscite in cui subiscono due gol a partita non si sa mai. Inoltre portare a casa l’Europa League creerebbe consapevolezza nei giocatori e ciò aiuta a vincere ancora, vedasi l’Inter dell’anno scorso. Il Milan è da diverso tempo che non vince un trofeo diverso dallo scudetto, quindi un successo europeo servirebbe eccome.

Sono convinto che Pioli sia a fine corsa: in certe partite ormai si notano troppi scollamenti. Lui ha fatto benissimo con il Milan, lo ha portato a un livello di consapevolezza che la squadra non aveva prima. Ha sì fatto qualche scivolone di troppo come i cinque derby persi, ma la media punti in questi anni rimane discreta. Anche le squadre di Serie A dopo un po’ devono cambiare allenatore. La prossima partita con l’Atalanta è complicata. Loro sono una squadra pericolosa e in questo momento sono molto in forma. Sono curioso di vedere De Ketelaere contro il Milan perché sta diventando il giocatore che probabilmente aveva intravisto Maldini, ma che Pioli non aveva saputo riconoscere“.

Nel caso in cui Pioli lasciasse il ruolo di allenatore, chi sarebbe il suo preferito per la panchina del Milan?

Se le alternative sono Conte o Thiago Motta farei il cambio, se invece sono meno intriganti allora rimarrei con Pioli e penserei a sistemare le lacune che questa squadra ha. L’allenatore sta comunque facendo miracoli con la rosa di cui dispone. Conte mi piacerebbe tantissimo, è un allenatore che riesce a tirare fuori il 130% della squadra che allena. Se lui dovesse accettare l’incarico, è perché la società gli ha proposto un mercato di livello, per cui la situazione sarebbe molto interessante. Thiago Motta sta facendo un ottimo lavoro con giocatori che non sono di primissimo livello. Se arrivassero lui e Zirkzee insieme sarei molto contento“.

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ESCLUSIVA – Teo Teocoli: “Milan, ti manca una vera identità. San Siro? Non mi è mai piaciuto”

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Stefano Pioli, allenatore del Milan - Serie A, Coppa Italia, Champions League, Europa League

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Teo Teocoli, volto storico della comicità italiana ed icona milanese e soprattutto milanista.

Come vede da tifoso la situazione del Milan negli ultimi tempi?

La squadra non ha ancora una vera identità. Abbiamo visto acquisti che si diceva fossero sbagliati che poi si sono rivelati buonissimi, e sto parlando di De Ketelaere. Abbiamo visto mettere in panchina sei titolarissimi e perdere una partita con il Monza. Poi magari sei partite vinte, due pareggiate, in definitiva non è una squadra regolare! Anche contro il Rennes appena ha segnato Leao poi lo ha messo in panchina. I giocatori devono giocare. Gli inglesi giocano sempre, non sono dei marziani, non fanno turnover, la squadra migliore gioca, punto. Capisco che si allenano tutta la settimana, che gli impegni sono tanti, ma se io tifoso vado allo stadio e vedo fuori Leao, Loftus Cheek e altri non mi diverto“.

Come vede la posizione di Pioli? Ad oggi lo confermerebbe?

Non mi voglio sbilanciare, però lo voglio più coraggioso. Non mi lasci fuori i sei più bravi per risparmiarli per una partita vinta 3-0 all’andata. Il Rennes doveva segnare 3 gol per passare e quindi scoprirsi e un paio di gol infatti li hanno presi… Se vinci 3-0 in casa poche volte poi si ribalta il risultato. Vorrei che il Milan fosse una squadra meno familiare: si vogliono tutti bene, tutti innamorati di Pioli ma in campo poi non è così“.

Da milanese e da assiduo frequentatore di San Siro come vede la questione stadio?

A me San Siro non è mai piaciuto per una questione di posizione, non c’è mai il sole. Una volta quando c’erano i due anelli ci sedevamo e prendevamo il sole, si poteva anche girare tutto lo stadio. Oggi invece è uno stadio pieno di settori, non si può andare da nessuna parte. Sarà un’esigenza moderna.

Vedere Milano già piena di lavori dappertutto, metropolitane non ancora finite. Non siamo neanche in un periodo brillantissimo economicamente per fare due stadi. Che poi se fai due stadi non succede niente, se fai un centro sportivo come le squadre inglesi con palestre, campi di allenamento, ecc. non enorme come San Siro, più piccolo, più agevole allora sì. Però ripeto io ho vissuto tutte le metropolitane di Milano e ne ho pieni i co****** (ride ndr). Milano cresce, per fortuna nostra in altezza perchè altrimenti non ci staremmo, e quindi dovrebbe essere sì una città di affari e di fiere, ma tutte fuori! Se vai in centro nei periodi di festa non si cammina, io rimpiango la Milano degli anni 60′, con i Navigli senza gli happy hour. Le cose belle di Milano dovevano essere lasciate libere, pulite, visibili e frequentabili come monumenti. Perchè i Navigli sono un monumento, invece c’è tutto un fermento di altre cose che non riguardano tutti.

In definitiva dei due stadi a me non frega niente (ride ndr). Sono andato per quasi sessanta anni in uno stadio solo, una domenica gioca l’Inter, quella dopo gioca il Milan e non ci sono stati mai problemi. Questo stadio è ben brutto, a me anche architettonicamente non piace, è una costruzione un po’ antiquata. Mi piacerebbe quello che chiamano la Cattedrale, quello è più suggestivo. Però ripeto lei parla con uno che ha un po’ di anni, a me i cambiamenti radicali non piacciono molto… Poi quella del pavese è una zona agricola, con molto verde, tu mi ci piazzi in mezzo uno stadio…“.

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Cannavaro può tornare ad allenare: c’è la chiamata, trattativa intavolata

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Cannavaro

Fabio Cannavaro può concretamente tornare ad allenare una squadra di calcio, ma questa volta si tratterebbe di una nazionale. Dopo l’ultima esperienza a Benevento, il campione del mondo 2006 ha ricevuto la chiamata della Corea del Sud, la cui selezione ha da poco esonerato Jurgen Klinsmann. La squadra di Heung-Min Son e Kim Min-Jae (che ha vinto lo scudetto col Napoli) viene dalla sconfitta in semifinale in Coppa d’Asia per mano della Giordania ed è pronta al grande cambiamento in vista delle qualificazioni mondiali per il 2026.

Secondo quanto appreso dalla nostra redazione, Cannavaro sta prendendo in considerazione la proposta della nazionale asiatica e sarebbe pronto a chiamare con sé i collaboratori che tanto lo hanno aiutato nelle precedenti esperienze in Cina, tra cui Francesco Troise, assistente tecnico, e Franco Cotugno, preparatore dei portieri.

Per quanto concerne le tempistiche, la trattativa è ancora agli albori. Il Pallone d’oro 2006 dovrà conciliare i suoi pensieri futuri con il ruolo di testimonial della Nazionale azzurra durante le due amichevoli in USA di marzo. Anche per questo possiamo confermare che Cannavaro non siederà già sulla panchina della Corea del Sud per le due partite di qualificazione ai Mondiali 2026 del 21 e 26 marzo contro la Thailandia.

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ESCLUSIVA – Giaccherini non ha dubbi: che elogio al centrocampo dell’Inter!

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Giaccherini

Emanuele Giaccherini è stato un giocatore importantissimo dello scorso decennio, simbolo della dedizione e del valore della gavetta. Partito dalla leghe minori, è arrivato a vincere due Scudetti con la Juventus e a raggiungere una finale degli Europei nel 2012. Oggi ha cambiato ruolo, ma è rimasto in questo mondo, lavorando come commentatore e opinionista su DAZN.

L’abbiamo intervistato, in esclusiva, per farci raccontare alcuni aneddoti sulla sua carriera e le sue opinioni su alcuni temi caldi del calcio attuale. Tra questi c’è una sua presa di posizione sul centrocampo dell’Inter e il percorso in Champions League. Di seguito le dichiarazioni di Giaccherini.

GIACCHERINI SUL CENTROCAMPO DELL’INTER E IL PERCORSO IN CHAMPIONS LEAGUE

Ad agosto una tua dichiarazione a DAZN che ha fatto discutere: “Il centrocampo dell’Inter per me è il più forte d’Europa”. Ad oggi, sei ancora d’accordo?

Sono ancora d’accordo: per me Barella, Çalhanoglu e Mkhitaryan stanno dimostrando di essere un gran centrocampo. Ho detto il primo d’Europa, se togliamo Bellingham al Real Madrid lo riconfermo, è un giocatore che da solo riesce a fare cose incredibili. La forza dell’Inter, però, sta nel centrocampo: possiamo parlare di Lautaro e Thuram o della difesa, ma per me quel reparto è il fulcro di quella squadra. Nei risultati che sta ottenendo l’Inter c’è tanto merito nel centrocampo“.

Come ne pensi del percorso in Champions League dell’Inter?

“Mi aspettavo che l’Inter arrivasse prima nel girone, per me era la squadra più forte. La Real Sociedad sta facendo vedere anche in campionato di non essere quella grande squadra che ha affrontato l’Inter, sia all’andata che al ritorno hanno fatto delle ottime partite contro i nerazzurri, ma per me si portavano dietro l’entusiasmo della scorsa stagione e ora l’hanno un po’ perso”.

L’Atletico Madrid, invece, è una grande squadra ma c’è una distanza di valori: all’Inter è andato stretto quel risultato, se avessero avuto più cattiveria avrebbero potuto vincere 2/3-0, non lo dico io ma i numeri della partita. La qualificazione ora le devono conquistare a Madrid, ma sicuramente andranno con lì con personalità, senza guardare l’1-0 ma cercando di vincere”.

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