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ESCLUSIVA - Raimondo: "Il caso-Juventus darà regole più chiare"

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ESCLUSIVA – Raimondo: “Il caso-Juventus darà regole più chiare”

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La notizia della penalità di ben 15 punti in classifica, ai danni della Juventus, ha squarciato in due il calcio italiano. Noi abbiamo provato a parlarne con Felice Raimondo, avvocato esperto in materia di finanza sportiva.

Buongiorno Felice, e grazie di aver accettato il nostro invito. Ti abbiamo contattato, in quanto esperto nel settore, per provare a fare un po’ di chiarezza sulla situazione che sta coinvolgendo il calcio italiano. Inizierei dall’ultima, e forse più importante, notizia di questi giorni: la Juventus ha ricevuto 15 punti di penalizzazione. In attesa della pubblicazione delle motivazioni: puoi spiegarci, secondo te, quali codici sono stati violati? E soprattutto: in base a cosa viene deciso se il prezzo di un giocatore è corretto o sovrastimato?

Bisogna ripercorrere tutte le tappe e chiarire diversi aspetti. Lo scorso 27 maggio 2022 la Corte Federale d’Appello a Sezioni Unite ha prosciolto la Juve dalle accuse mosse dalla Procura Federale riguardanti in particolare due articoli del Codice di Giustizia sportiva: l’art. 4, che impone a tutti i soggetti dell’ordinamento sportivo di agire secondo i principi della lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva. Questo è un obbligo di carattere generale. Le accuse, inoltre, si sono concentrate sull’art. 31, comma 1, che sanziona le violazioni in materia gestionale ed economica. L’impianto accusatorio della Procura Federale riguardava l’abuso delle plusvalenze e il presunto valore artefatto di numerose operazioni di mercato. L’inchiesta sportiva è partita da segnalazioni della COVISOC (organo di controllo finanziario interno alla FIGC). Il club bianconero è stato prosciolto da queste accuse perché le prove raccolta dalla Procura Federale, basate su una perizia di parte, non sono riuscite a dimostrare che la Juve avesse agito in violazione dei doveri di lealtà e probità, e che avesse alterato i bilanci con le plusvalenze.

È stato quindi indicato il principio secondo il quale nell’ordinamento sportivo non è possibile condannare una plusvalenza senza un elemento oggettivo a cui ricollegarla, perché ogni giocatore ha un prezzo deciso dal mercato che varia in base a domanda/offerta. Per questo motivo, inoltre, la Corte d’Appello ha invocato l’intervento urgente della FIGC per l’introduzione di norme che disciplinino le plusvalenze, elaborando addirittura un metodo per quantificare quelle illecite.

Ad oggi però la FIGC non ha recepito queste indicazioni. La situazione per la Juve si è complicata quando la Procura Sportiva ha chiesto alla Procura ordinaria le 14.000 pagine di prove raccolte per l’indagine svolta sui reati societari (la c.d. inchiesta Prisma). Il club bianconero, infatti, per i medesimi motivi era già sotto indagine da parte della CONSOB (organo di controllo del mercato finanziario) per una presunta irregolarità nella redazione dei bilanci non in conformità ai principi internazionali (IFRS).

La chiave di volta è questa: tutti i club quotati in borsa devono obbligatoriamente redigere il proprio bilancio secondo principi contabili internazionali. Secondo la Juve andava applicato lo IAS 38, paragrafi 25-113, quindi le plusvalenze incrociate erano da considerare operazioni separate e non unitarie. Invece secondo CONSOB e Procura andava applicato lo IAS 38, paragrafo 45, relativo alle permute; cioè operazioni unitarie. La differenza non è irrilevante perché, secondo l’accusa, la metodologia seguita dalla Juventus ha causato una falsa rappresentazione della situazione contabile della società. Per tali motivi, dunque, le plusvalenze incrociate hanno generato un effetto positivo nel bilancio che invece non doveva esserci. Qualcuno lo definisce “maquillage contabile”, ossia un modo per rendere meno gravosi i conti della società.

La Procura della Repubblica di Torino, allertata in questa catena di controllo e nell’ambito dell’inchiesta Prisma, ha raccolto un mastodontico materiale probatorio fatto di intercettazioni e perquisizioni, allo scopo di indagare i reati societari collegati ai comportamenti avuti dai dirigenti del club bianconero. Queste prove sono state utilizzate dalla Procura Federale per riaprire il processo sportivo nel quale l’accusa non era riuscita a raccogliere sufficienti elementi per provare le violazioni sulla sola base della perizia di parte che attingeva i valori di riferimento da un sito internet (Transfermarkt) molto noto, ma che utilizzava solo uno dei tanti metodi con cui è possibile ricavare i valori dei giocatori. Questo è un aspetto fondamentale che sottolinea come gli inquirenti dell’ordinamento sportivo non abbiano mezzi di prova paragonabili a quelli della magistratura ordinaria che, invece, in presenza di reati gravi può effettuare indagini molto penetranti.

A mio modo di vedere le intercettazioni hanno giocato un ruolo decisivo, soprattutto in relazione ai doveri di lealtà e probità. Dubito, infatti, che le 14.000 pagine siano servite a individuare dei valori oggettivi nelle compravendite contestate. Il problema, però, è che quelle prove potrebbero essere servite per condannare dei comportamenti che, secondo l’accusa e la Corte d’Appello, potrebbero non essere stati ritenuti conformi all’art. 4 del CGS. Quindi, pur non riuscendo a far emergere un valore oggettivo, potrebbe essere stata provata la volontà di rappresentare una situazione contabile differente da quella emersa pubblicamente. E non è finita qui, perché queste prove potranno essere usate anche per altri procedimenti sportivi, ad esempio per la manovra stipendi e per la revoca o revisione del Settlement Agreement con la UEFA, problemi che si ripercuoteranno nelle prossime stagioni sportive“.

Le prime parole degli avvocati bianconeri sono state: “C’è stata una palese disparità di trattamento”, ovviamente, si riferiscono al perché sia stata condannata solo la Juventus. Sotto un certo punto di vista, possiamo dire che hanno ragione. Le plusvalenze si fanno sempre in due, o sbaglio?

Senza dubbio le plusvalenze si fanno in due, ma le prove degli illeciti benefici bisogna raccoglierle per entrambe le parti che, nel caso di specie, non dovevano aderire agli stessi principi contabili (OIC per le non quotate, IFRS per le quotate come la Juve). In attesa delle motivazioni, si può ipotizzare che le 14.000 pagine della magistratura ordinaria, utilizzate dalla Procura Federale, non avessero abbastanza elementi anche per inchiodare le altre squadre in relazione ad uno dei due articoli contestati (art. 4 e art. 31 CGS). Questo perché le altre squadre, non essendo quotate in borsa, e quindi non avendo i medesimi obblighi di redigere i bilanci secondo i principi contabili internazionali, non sono state oggetto di indagine per quei reati societari. Per tale motivo il quadro probatorio era differente. E alla luce del differente quadro probatorio, credo che sia stato sanzionato il comportamento dei dirigenti e della società bianconera, così come emerso dalle intercettazioni.

Comportamento che, invece, non è emerso per i dirigenti delle altre squadre perché non sottoposti alle medesime indagini da parte della magistratura ordinaria, dato che non avevano gli stessi obblighi contabili. La Juventus, essendo quotata in borsa, è stata oggetto di indagini approfondite che in passato non hanno avuto altri club (Milan e Inter) non quotati in borsa, ma ugualmente indagati per le plusvalenze sia dalla magistratura sportiva che ordinaria. All’epoca, nel 2008, i dirigenti delle milanesi furono prosciolti dalla magistratura ordinaria e patteggiarono con la giustizia sportiva delle ammende con diffida. Ma l’impianto accusatorio, per i motivi anzidetti, non era minimamente paragonabile a quello costruito oggi contro la Juve.

Le società quotate in borsa hanno i fari accesi da parte della CONSOB e, quindi, devono osservare precetti ancora più rigorosi rispetto ai club non quotati. La FIGC, adeguandosi a ciò, nelle sue raccomandazioni contabili afferma che i club devono redigere i bilanci secondo i principi contabili dell’Organismo Italiano di Contabilità (OIC), imponendo l’applicazione dei principi contabili internazionali (IFRS) solo alle società quotate in borsa, così come prescritto dalla legge“.

Una domanda più tecnica: come è possibile che la sentenza sia stata più pesante dell’accusa? La procura chiedeva 9 punti di penalizzazione, mentre alla fine la sentenza della corte di appello ha deciso per ben 15 punti di penalizzazione. Puoi spiegarci i motivi?

La Corte d’Appello non ha considerato sufficientemente afflittivi i 9 punti richiesti dalla Procura in relazione ai fatti contestati e alle nuove prove raccolte. Per essere afflittiva, una sanzione deve procurare un danno congruo al comportamento avuto e quindi per la Corte d’Appello l’esclusione dalle coppe europee (Champions League su tutte, sanzione ritenuta congrua rispetto al comportamento avuto) poteva avvenire con maggiore certezza applicando 15 punti anziché 9“.

Come già annunciato dalla Juventus, verrà fatto ricorso al Collegio di Garanzia. Cosa può succedere? La penalizzazione può essere revocata? Ti aspetti che cambierà qualcosa? Ed in che tempi avremo le risposte?

Le motivazioni verranno depositate entro 10 giorni, poi la Juventus avrà 30 giorni di tempo per impugnare la decisione davanti al Collegio di Garanzia, la Cassazione del mondo dello Sport, che non tornerà nel merito ma, quale giudice di legittimità, deciderà solo sulla corretta applicazione delle norme dell’ordinamento sportivo. Il Collegio può confermare la decisione della Corte d’Appello o annullarla, anche con rinvio, quindi nel caso potrebbe costringere le parti a ripetere il secondo grado. Tutto si deciderà in breve tempo, entro la primavera o comunque entro la fine del campionato”.

Un altro argomento al quale la difesa della Juventus si è aggrappata è il principio del giudicato penale, secondo cui se tu vieni assolto non puoi più essere giudicato sullo stesso fatto. Queste le parole degli avvocati: “Nessuno può essere perseguito per un reato per il quale è già stato assolto o condannato”. Pensi che la procura FIGC abbia violato questo principio? C’è la possibilità che il collegio di garanzia del Coni accolga il ricorso della Juventus in base a questo principio?

In teoria la possibilità c’è ma bisogna leggere le motivazioni per capire meglio su che basi ha deciso la Corte d’Appello. Quindi è ancora prematuro esprimersi sul punto. Il principio del ne bis in idem è un caposaldo di tutti gli ordinamenti giuridici moderni, e vieta che un Tribunale si possa esprimere due volte sugli stessi fatti sui quali si è formato il giudicato. Ciò posto, va specificato che la revocazione di un provvedimento divenuto definitivo è possibile sia nell’ordinamento statale che in quello sportivo. Il Codice di Giustizia Sportiva lo prevede all’art. 63 e la lettera d) lo consente laddove sia “stato omesso l’esame di un fatto decisivo che non si è potuto conoscere nel precedente procedimento, oppure sono sopravvenuti, dopo che la decisione è divenuta inappellabile, fatti nuovi la cui conoscenza avrebbe comportato una diversa pronuncia”.

La Procura Federale ha chiaramente invocato la scoperta del nuovo materiale probatorio ricevuto dalla Procura della Repubblica di Torino. Lo stesso CGS, però, prevede che la revocazione debba essere chiesta entro trenta giorni dalla scoperta del fatto o dal rinvenimento dei documenti e dinanzi al Collegio di Garanzia si potrà disquisire solo su questo. Quindi sulla corretta applicazione della normativa e sul rispetto dei termini previsti dal CGS“.

Infine, volevo chiederti: ti aspetti che questa batosta cambierà qualcosa nel calcio italiano? Quali società ritieni essere a rischio? E quali invece pensi abbiano tutti i conti in ordine?

Non conosco le situazioni di tutti i club, ma sicuramente questa storia dovrebbe cambiare molte cose nel calcio italiano. A partire da regole più chiare sulle plusvalenze, così come indicato dalla Corte d’Appello, maquillage contabile che va ricondotto a prassi eccezionale (perché dipendente dal mercato, quindi incostante, oltre che legata al singolo esercizio di riferimento) e non a mezzo ricorrente con cui mantenere in piedi i bilanci dei club. Espungere le plusvalenze dai conti per potersi iscrivere al campionato non può essere sufficiente, per questo in alcuni casi (le transazioni incrociate, c.d. a specchio) servirebbe renderle oggettive secondo regole chiare, quelle indicate dalla Corte sportiva d’appello. Ma non solo. Anche gli altri indicatori finanziari (indice di liquidità, indebitamento e costo del lavoro allargato) attualmente non rappresentano una minaccia (o se vogliamo non persuadono alla sostenibilità) dato che non sanzionano adeguatamente quei club che non li rispettano. Servirebbero profonde riforme strutturali che favoriscano gestioni virtuose e non che tollerino gestioni fondate sul debito o sulle plusvalenze“.

Sul piano internazionale, è possibile che i bianconeri vengano puniti anche dalla UEFA o dalla FIFA?

È possibile che la UEFA, sulla scorta del materiale probatorio raccolto dalla procura ordinaria e da quella sportiva, possa aprire un procedimento nei confronti della Juventus per valutare se confermare o revocare il Settlement Agreement già pattuito e che si baserebbe ipoteticamente su numeri di bilancio non veritieri. Nel peggiore dei casi la Juventus rischierebbe una esclusione dalle coppe, da valutare se nella prossima stagione o nella 2024/25, dipenderà dai tempi della giustizia UEFA. Se la partecipazione alle coppe nella 2023/24 sarà esclusa dai Tribunali Sportivi italiani, la partecipazione alle coppe nella 2024/25 potrebbe essere esclusa dalla UEFA che, invece, se dovesse andarci leggera, potrebbe limitarsi a modificare il SA, applicandone uno più stringente con una multa più salata e obiettivi finanziari più rigidi“.

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ESCLUSIVA – Zapelloni: “Difficile non pensare Verstappen campione del mondo, Pioli è a fine corsa”

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Pioli

Umberto Zapelloni, nota penna sportiva de il Giornale e Il Foglio, è intervenuto ai nostri microfoni per analizzare la stagione di Formula 1 che verrà, alla luce dei test terminati ieri in Bahrain, e per parlare della situazione del Milan, il cui prossimo mese sarà decisivo per le sorti europee e per la panchina dell’allenatore Stefano Pioli.

Diciannove piloti sanno che non vinceranno il Mondiale quest’anno“. Ha ragione Alonso alla luce dei test appena terminati in Bahrain?

Credo proprio che Alonso abbia ragione. Ad oggi è difficile pensare un esito diverso da Verstappen campione del mondo, soprattutto per come è terminata la scorsa stagione e per come è iniziata quella corrente. Altrettanto difficile, però, che possa vincere ventiquattro gare su ventiquattro o un numero simile a quello dell’anno scorso. Penso che solo un terremoto interno alla Red Bull, con il caso che ha avvolto il Team Principal Horner, possa essere l’unica possibilità per non dare ragione ai risultati finora visti in pista. La stabilità e costanza della monoposto Red Bull sono qualcosa di superiore: hanno modificato completamente il concetto di auto, traendo spunto da una filosofia Mercedes, e sono comunque riusciti a rimanere davanti. Bisogna però valutare quanto effettivamente siano davanti a tutti. L’anno scorso il distacco fu impressionante, forse quest’anno sarà inferiore. Non hanno provato le gomme morbide (che nel primo GP della stagione non verranno utilizzate, ndr), mentre la Ferrari già l’anno scorso sul giro secco era molto rapida. Questo aspetto è tutto da vedere“.

Un’opinione più specifica sulla Ferrari? Come ha lavorato in questi giorni di test?

Ha sicuramente lavorato bene. È arrivata ai test con una macchina migliore dello scorso anno. I piloti sono contenti del loro feeling con la vettura e c’è una costanza di rendimento importante, cosa che nel campionato precedente era mancata. Quest’anno il setup è più facile da mettere a punto, c’è una buona base su cui migliorare. Uno dei punti deboli era il degrado gomme, ma dai test ora sembra abbastanza contenuto. È una macchina sincera: a differenza dell’anno scorso in cui ogni curva era un’incognita, ora i piloti sanno come la vettura effettivamente si comporta. Lo sviluppo è sempre stato punto uno dei punti deboli della Ferrari, ma già lo scorso anno abbiamo visto una scuderia che è riuscita a migliorare positivamente la macchina. Auguriamocelo anche per quest’anno.

Senna e Prost. La sfida infinita” (edito da 66thand2nd e pubblicato a gennaio 2024, ndr) è il titolo del suo ultimo libro: possiamo aspettarci un’altra vera rivalità quest’anno o i discorsi sono rinviati al 2026?

L’augurio è che possa capitare. Negli ultimi anni il più eclatante è stato il duello Hamilton-Verstappen ed è stato bellissimo. A differenza di Senna e Prost in questo caso c’è una differenza generazionale enorme, forse sarebbe meglio un confronto Verstappen-Leclerc, ma qui la differenza sta nel curriculum. L’olandese vanta un palmarès che il monegasco per ora si sogna. Senna-Prost è stato un confronto senza eguali: in primo luogo erano compagni di pista, poi erano bravissimi ad alimentare le polemiche fuori dalla pista, cosa che, per esempio, Hamilton fa, ma Verstappen no, se non sporadicamente a inizio stagione. Senna-Prost è una rivalità unica nel mondo dello sport, non solo nel circus della Formula 1“.

Il Milan affronterà nel prossimo mese Atalanta, Lazio, il doppio confronto con lo Slavia Praga, Hellas Verona e Fiorentina. È il mese decisivo per le sorti europee e per quelle di Pioli sulla panchina rossonera?

Sarà un mese fondamentale. Il Milan deve mantenere il posto Champions in campionato. Il distacco in classifica dalle inseguitrici c’è, ma considerate le ultime uscite in cui subiscono due gol a partita non si sa mai. Inoltre portare a casa l’Europa League creerebbe consapevolezza nei giocatori e ciò aiuta a vincere ancora, vedasi l’Inter dell’anno scorso. Il Milan è da diverso tempo che non vince un trofeo diverso dallo scudetto, quindi un successo europeo servirebbe eccome.

Sono convinto che Pioli sia a fine corsa: in certe partite ormai si notano troppi scollamenti. Lui ha fatto benissimo con il Milan, lo ha portato a un livello di consapevolezza che la squadra non aveva prima. Ha sì fatto qualche scivolone di troppo come i cinque derby persi, ma la media punti in questi anni rimane discreta. Anche le squadre di Serie A dopo un po’ devono cambiare allenatore. La prossima partita con l’Atalanta è complicata. Loro sono una squadra pericolosa e in questo momento sono molto in forma. Sono curioso di vedere De Ketelaere contro il Milan perché sta diventando il giocatore che probabilmente aveva intravisto Maldini, ma che Pioli non aveva saputo riconoscere“.

Nel caso in cui Pioli lasciasse il ruolo di allenatore, chi sarebbe il suo preferito per la panchina del Milan?

Se le alternative sono Conte o Thiago Motta farei il cambio, se invece sono meno intriganti allora rimarrei con Pioli e penserei a sistemare le lacune che questa squadra ha. L’allenatore sta comunque facendo miracoli con la rosa di cui dispone. Conte mi piacerebbe tantissimo, è un allenatore che riesce a tirare fuori il 130% della squadra che allena. Se lui dovesse accettare l’incarico, è perché la società gli ha proposto un mercato di livello, per cui la situazione sarebbe molto interessante. Thiago Motta sta facendo un ottimo lavoro con giocatori che non sono di primissimo livello. Se arrivassero lui e Zirkzee insieme sarei molto contento“.

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ESCLUSIVA – Teo Teocoli: “Milan, ti manca una vera identità. San Siro? Non mi è mai piaciuto”

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Stefano Pioli, allenatore del Milan - Serie A, Coppa Italia, Champions League, Europa League

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Teo Teocoli, volto storico della comicità italiana ed icona milanese e soprattutto milanista.

Come vede da tifoso la situazione del Milan negli ultimi tempi?

La squadra non ha ancora una vera identità. Abbiamo visto acquisti che si diceva fossero sbagliati che poi si sono rivelati buonissimi, e sto parlando di De Ketelaere. Abbiamo visto mettere in panchina sei titolarissimi e perdere una partita con il Monza. Poi magari sei partite vinte, due pareggiate, in definitiva non è una squadra regolare! Anche contro il Rennes appena ha segnato Leao poi lo ha messo in panchina. I giocatori devono giocare. Gli inglesi giocano sempre, non sono dei marziani, non fanno turnover, la squadra migliore gioca, punto. Capisco che si allenano tutta la settimana, che gli impegni sono tanti, ma se io tifoso vado allo stadio e vedo fuori Leao, Loftus Cheek e altri non mi diverto“.

Come vede la posizione di Pioli? Ad oggi lo confermerebbe?

Non mi voglio sbilanciare, però lo voglio più coraggioso. Non mi lasci fuori i sei più bravi per risparmiarli per una partita vinta 3-0 all’andata. Il Rennes doveva segnare 3 gol per passare e quindi scoprirsi e un paio di gol infatti li hanno presi… Se vinci 3-0 in casa poche volte poi si ribalta il risultato. Vorrei che il Milan fosse una squadra meno familiare: si vogliono tutti bene, tutti innamorati di Pioli ma in campo poi non è così“.

Da milanese e da assiduo frequentatore di San Siro come vede la questione stadio?

A me San Siro non è mai piaciuto per una questione di posizione, non c’è mai il sole. Una volta quando c’erano i due anelli ci sedevamo e prendevamo il sole, si poteva anche girare tutto lo stadio. Oggi invece è uno stadio pieno di settori, non si può andare da nessuna parte. Sarà un’esigenza moderna.

Vedere Milano già piena di lavori dappertutto, metropolitane non ancora finite. Non siamo neanche in un periodo brillantissimo economicamente per fare due stadi. Che poi se fai due stadi non succede niente, se fai un centro sportivo come le squadre inglesi con palestre, campi di allenamento, ecc. non enorme come San Siro, più piccolo, più agevole allora sì. Però ripeto io ho vissuto tutte le metropolitane di Milano e ne ho pieni i co****** (ride ndr). Milano cresce, per fortuna nostra in altezza perchè altrimenti non ci staremmo, e quindi dovrebbe essere sì una città di affari e di fiere, ma tutte fuori! Se vai in centro nei periodi di festa non si cammina, io rimpiango la Milano degli anni 60′, con i Navigli senza gli happy hour. Le cose belle di Milano dovevano essere lasciate libere, pulite, visibili e frequentabili come monumenti. Perchè i Navigli sono un monumento, invece c’è tutto un fermento di altre cose che non riguardano tutti.

In definitiva dei due stadi a me non frega niente (ride ndr). Sono andato per quasi sessanta anni in uno stadio solo, una domenica gioca l’Inter, quella dopo gioca il Milan e non ci sono stati mai problemi. Questo stadio è ben brutto, a me anche architettonicamente non piace, è una costruzione un po’ antiquata. Mi piacerebbe quello che chiamano la Cattedrale, quello è più suggestivo. Però ripeto lei parla con uno che ha un po’ di anni, a me i cambiamenti radicali non piacciono molto… Poi quella del pavese è una zona agricola, con molto verde, tu mi ci piazzi in mezzo uno stadio…“.

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ESCLUSIVA – Cannavaro può tornare ad allenare: c’è la chiamata, trattativa intavolata

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Cannavaro

Fabio Cannavaro può concretamente tornare ad allenare una squadra di calcio, ma questa volta si tratterebbe di una nazionale. Dopo l’ultima esperienza a Benevento, il campione del mondo 2006 ha ricevuto la chiamata della Corea del Sud, la cui selezione ha da poco esonerato Jurgen Klinsmann. La squadra di Heung-Min Son e Kim Min-Jae (che ha vinto lo scudetto col Napoli) viene dalla sconfitta in semifinale in Coppa d’Asia per mano della Giordania ed è pronta al grande cambiamento in vista delle qualificazioni mondiali per il 2026.

Secondo quanto appreso dalla nostra redazione, Cannavaro sta prendendo in considerazione la proposta della nazionale asiatica e sarebbe pronto a chiamare con sé i collaboratori che tanto lo hanno aiutato nelle precedenti esperienze in Cina, tra cui Francesco Troise, assistente tecnico, e Franco Cotugno, preparatore dei portieri.

Per quanto concerne le tempistiche, la trattativa è ancora agli albori. Il Pallone d’oro 2006 dovrà conciliare i suoi pensieri futuri con il ruolo di testimonial della Nazionale azzurra durante le due amichevoli in USA di marzo. Anche per questo possiamo confermare che Cannavaro non siederà già sulla panchina della Corea del Sud per le due partite di qualificazione ai Mondiali 2026 del 21 e 26 marzo contro la Thailandia.

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ESCLUSIVA – Giaccherini non ha dubbi: che elogio al centrocampo dell’Inter!

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Giaccherini

Emanuele Giaccherini è stato un giocatore importantissimo dello scorso decennio, simbolo della dedizione e del valore della gavetta. Partito dalla leghe minori, è arrivato a vincere due Scudetti con la Juventus e a raggiungere una finale degli Europei nel 2012. Oggi ha cambiato ruolo, ma è rimasto in questo mondo, lavorando come commentatore e opinionista su DAZN.

L’abbiamo intervistato, in esclusiva, per farci raccontare alcuni aneddoti sulla sua carriera e le sue opinioni su alcuni temi caldi del calcio attuale. Tra questi c’è una sua presa di posizione sul centrocampo dell’Inter e il percorso in Champions League. Di seguito le dichiarazioni di Giaccherini.

GIACCHERINI SUL CENTROCAMPO DELL’INTER E IL PERCORSO IN CHAMPIONS LEAGUE

Ad agosto una tua dichiarazione a DAZN che ha fatto discutere: “Il centrocampo dell’Inter per me è il più forte d’Europa”. Ad oggi, sei ancora d’accordo?

Sono ancora d’accordo: per me Barella, Çalhanoglu e Mkhitaryan stanno dimostrando di essere un gran centrocampo. Ho detto il primo d’Europa, se togliamo Bellingham al Real Madrid lo riconfermo, è un giocatore che da solo riesce a fare cose incredibili. La forza dell’Inter, però, sta nel centrocampo: possiamo parlare di Lautaro e Thuram o della difesa, ma per me quel reparto è il fulcro di quella squadra. Nei risultati che sta ottenendo l’Inter c’è tanto merito nel centrocampo“.

Come ne pensi del percorso in Champions League dell’Inter?

“Mi aspettavo che l’Inter arrivasse prima nel girone, per me era la squadra più forte. La Real Sociedad sta facendo vedere anche in campionato di non essere quella grande squadra che ha affrontato l’Inter, sia all’andata che al ritorno hanno fatto delle ottime partite contro i nerazzurri, ma per me si portavano dietro l’entusiasmo della scorsa stagione e ora l’hanno un po’ perso”.

L’Atletico Madrid, invece, è una grande squadra ma c’è una distanza di valori: all’Inter è andato stretto quel risultato, se avessero avuto più cattiveria avrebbero potuto vincere 2/3-0, non lo dico io ma i numeri della partita. La qualificazione ora le devono conquistare a Madrid, ma sicuramente andranno con lì con personalità, senza guardare l’1-0 ma cercando di vincere”.

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