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ESCLUSIVA - Mario Giunta: "Napoli-Juventus? Sarà semidecisiva"

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ESCLUSIVA – Mario Giunta: “Napoli-Juventus? Sarà semidecisiva”

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Juventus

La nostra redazione ha avuto l’onore di intervistare Mario Giunta, giornalista di Sky Sport e conduttore del tg dell’emittente. Una chiacchierata che ci ha permesso di arricchire i nostri punti di vista e trovare nuovi spunti riguardo le tematiche attuali della Serie A. Non sono mancati, come sempre, aneddoti e curiosità del tutto inedite.

Nuovo anno, nuova sessione di calciomercato: cosa ti aspetti dalle big del nostro campionato?

“Mai come quest’anno sarà un mercato “povero”. I soldi che girano in Italia dal punto di vista calcistico sono pochi e ci sono pochi margini di manovra, anche per i prestiti. Credo dunque, a patto di clamorose sorprese o esigenze dal punto di vista medico, che ci saranno pochi movimenti da parte delle big. Non è un caso che l’offerta di 30 milioni per Gonzalez della Fiorentina, dal Leicester, possa essere accettata senza pensarci due volte: a molti club serve liquidità per portare avanti il club e, se rimane, per mettere mano al mercato. La situazione è questa: il paragone con altre realtà è impietoso, vedasi l’Inghilterra. Il Chelsea prende Joao Felix in prestito, pagando addirittura, solo per il prestito, 11 milioni. Questa è la cifra che supera di gran lunga tutti i trasferimenti a titolo definitivo fatti in Italia in questo momento. Devo dire che ci sono un po’ più di movimenti in Serie B anche se quello è fisiologico, un fenomeno che siamo abituati ad osservare durante la finestra invernale di calciomercato”.

Un commento sulla Juve, artefice di una grande rimonta in classifica.

Sono un forte sostenitore di Massimiliano Allegri. Nel calcio purtroppo, oppure no, dipende dal tipo di filosofia che si segue, contano i risultati. È vero poi che il bel gioco aiuta, sicuramente, però alla fine il risultato è l’unica cosa in cui conta. Allegri dalla trasferta di San Siro ha capito determinate cose: il ritorno alla difesa a tre ha dato maggior solidità alla squadra, che credo io abbia più nelle corde, anche per tipo di giocatori, sta recuperando alcuni elementi moto importanti e ha saputo lanciare, anche per necessità, dei giovani interessanti. Credo che la Juventus, in questo momento, possa essere tornata protagonista del nostro campionato. Se Inter e Milan non si svegliano dal punto di vista della continuità, alla fine come unica pretendente ci ritroviamo la Juve. Sarei molto curioso di fare un sondaggio ai tifosi bianconeri, ad ottobre tornando indietro nel tempo, e chiederli: barattate calcio spettacolo ma siete ottavi in classifica, oppure vi annoiate un po’ di più ma fate otto vittorie in campionato senza subire gol, essendo la miglior difesa e secondi in campionato? Sono molto convinto che la bilancia penderebbe verso il secondo risultato”. 

Cosa ne pensi di Napoli-Juventus: potrebbe esprimere già una sentenza in vista dello scudetto?

È chiaro che siamo ancora a gennaio, ma se il Napoli dovesse vincere una buona percentuale del lavoro lo avrebbe già svolto: il vantaggio inizierebbe a diventare ampio, non solo sulla Juventus ma anche sulle milanesi. Confermerebbe quanto di buono fatto da Spalletti e aumenterebbe l’autostima nello spogliatoio: aiuterebbe a togliere quelle piccole nubi addensatesi dopo la sconfitta contro l’Inter. Fondamentale il periodo in cui tornerà la Champions League, però attenzione: se il Napoli dovesse arrivare a giocare gli ottavi della competizione con un ottimo vantaggio in campionato sulle inseguitrici, la gestione degli uomini risulterebbe meno pesante, anche sul piano mentale. Fare punti in più adesso per queste squadre significa vivere il periodo sopracitato con qualche leggerezza in più dal punto di vista dell’impiego dell’organico. Quindi Napoli-Juventus sarà semidecisiva proprio per questi motivi”.

Cambiando argomento: tutti noi abbiamo un nostro pupillo immancabile ogni anno nelle nostre formazioni al fantacalcio, chi è il tuo? D’altro canto, chi è stato il calciatore che ti ha sorpreso di più?

Il mio pupillo è inevitabilmente Ciro Immobile. Devo dire che sono abbastanza fortunato ad accaparrarmelo in tutte le mie squadre ogni anno. È una certezza. Intorno devi comunque costruirci una squadra che sia competitiva. Quando gioco una partita importante dal punto di vista della classifica, mettendo la formazione, avendo Immobile faccio un sospiro di sollievo. Negli ultimi anni l’ho sempre preso, almeno da quando gioca con la Lazio. Facendo il Fantacalcio dalla stagione ’95-’96, in quegli anni difficilmente ti diceva male: la Serie A degli ani ’90 era un qualcosa di speciale. Potevi ritrovarti nella stessa squadra Batistuta, Vieri, Inzaghi, Del Piero, Totti: una quantità incredibile di talento. Troppo facile parlare della mia sorpresa: Khvicha Kvaratskhelia. Nessuno si sarebbe mai aspettato un exploit così repentino. Ho parlato con Maurizio Micheli, colui che lo ha scoperto, e sono rimasti sorpresi anche loro dall’impatto che ha avuto questo ragazzo con il nostro campionato. In questa seconda parte di stagione deve essere bravo a mantenere il ritmo: le squadre hanno cominciato a prendergli le misure, lo hanno oramai triplicato“. 

Quanto pensi possa pesare la cessione di Malinovskyi da parte dell’Atalanta?

“Obiettivamente credo poco. Il calciatore ha fatto bene nel periodo d’oro dell’Atalanta e in questo momento serve un ricambio fisiologico: è arrivato il momento giusto per la cessione. Nell’economia generale dell’Atalanta cambia poco, anche perché in quella zona del campo sono tanti, poi Gasperini ogni partita propone schemi diversi. I nerazzurri sono riusciti a sopperire alla cessione del “Papu” Gomez prima e di Ilicic poi. Credo inoltre si percepisse una sensazione di distacco: evidentemente è scattato un meccanismo interno a Malinovskyi che aveva capito di non essere più un elemento centrale all’interno del progetto”.

Un parere sulla situazione Lukaku-Inter in vista della prossima stagione?

Lukaku sta inevitabilmente passando il periodo più difficile della sua carriera. Oltre i problemi fisici, credo che ad allarmare di più siano le perdite di certezze. Ha perso dei movimenti e punti di riferimento che prima aveva. Per un attaccante questi aspetti sono triplicati, se non quadruplicati, rispetto ad un calciatore che ricopre altri ruoli in campo. Contro il Monza ho visto un giocatore svuotato, che è entrato e non riusciva ad essere lui: così diventa un problema per l’Inter. Essendo onesti la coppia titolare di attaccanti attuale dei nerazzurri è Dzeko-Lautaro Martinez. Se la situazione si prolungasse credo che Lukaku possa diventare addirittura il quarto attaccante della squadra, dopo Correa, se l’argentino dovesse risultare più in forma di lui. In questo momento è il calciatore meno in forma dell’organico. Il suo sostituto è Dzeko che però anagraficamente conta 36 anni e tutte le partite non le può giocare, in più si comporta in modo diverso dal belga in campo. Il bosniaco funge anche da regista offensivo e Inzaghi dovrà cambiare la fisionomia del suo gioco in caso di sostituzione di Lukaku”.

Infine ti chiedo quale è il ricordo più significativo che ti lega a Gianluca Vialli. Un aneddoto o un sentimento che vuoi condividere.

“Noi tutti eravamo molto legati a Gianluca. Era una persona di una grandissima umiltà, nonostante portasse sulle spalle il nome Vialli, un biglietto da visita straordinario soprattutto quando ci si relaziona con persone che ti hanno visto sempre come un mito assoluto. Lui non ti faceva mai pesare questo. Un grande professionista. Fuori dal campo da calcio si informava, studiava e aveva delle letture che in pochi avevano e hanno: come leggeva lui le partite non le leggeva nessuno. Era disponibile con tutti. Noi lo coinvolgevamo in tornei con altri ex calciatori e un giorno ci chiesero di indossare una determinata maglia con uno sponsor. Anche gli ex calciatori dovevano indossarla e mi ricordo che io andai da Gianluca, quasi intimidito, a passargli la maglia con cui poi doveva fare la figurina del torneo. Senza alcun problema prese la maglia e se la mise, facendosi immortalare come faceva come quando era calciatore nelle figurine Panini”.

Si ringrazia ancora Mario Giunta e Sky per l’opportunità concessa.

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Calciomercato

ESCLUSIVA – Prosegue la trattativa tra SPAL e Nainggolan: chiusura distante

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Nainggolan

In queste ore è scoppiato il caos mediatico in merito ad un eventuale trasferimento di Radja Nainggolan alla corte della SPAL.

Il centrocampista belga, all’Anversa dall’agosto 2021, è stato messo fuori rosa dalla dirigenza a causa di alcuni comportamenti ritenuti poco professionali. Adesso, il classe ’88 è alla ricerca di un nuova avventura e non è escluso un ritorno in Italia.

Dopo le esperienze vissute con le maglie di Piacenza, Cagliari, Roma e Inter, Nainggolan potrebbe approdare in Serie B, stavolta alla SPAL.

In base a quanto raccolto dalla nostra redazione, prosegue la trattativa tra il club estense e Nainggolan in relazione ad un passaggio del belga tra le fila della squadra allenata da Daniele De Rossi.

Nonostante i contatti fitti tra le parti, la chiusura dell’affare non è ancora vicina.

 

 

 

 

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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – L’asse Toro-Hellas entra nel vivo, gli ultimi aggiornamenti

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Ilic

ESCLUSIVA FUTURO ILIC E HIEN – Il Torino continua a trattare per portare agli ordini di Ivan Juric Hien e Ilic. Nella scorsa serata, le due società hanno discusso in un ristorante di Milano riguardo a questa doppia operazione. Presenti per l’Hellas Verona il presidente Setti e i due direttori Sogliano e Marroccu, mentre per il Torino Cairo, Vagnati e Moretti. Da quest’incontro, la società granata è parsa molto fiduciosa nel chiudere la trattativa e superare la concorrenza del Marsiglia.

LA TRATTATIVA ENTRA NEL VIVO, PREVISTO NUOVO INCONTRO DOPO PRANZO

Secondo quanto appreso dalla nostra redazione, il Torino è pronta ad effettuare un nuovo rilancio per chiudere la trattativa al più presto. Infatti, è in programma in giornata un nuovo contatto tra le due società per cercare di chiudere l’affare. In caso di buona riuscita, Ilic arriverebbe nel capoluogo piemontese nell’immediato, mentre Hien rimarrebbe a Verona fino a fine stagione.

Non è previsto nessun incontro dal vivo: i due club si contatteranno telefonicamente.

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Calciomercato

ESCLUSIVA – Il futuro di Arthur ancora a tinte bianconere? Le ultime

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ARTHUR FUTURO JUVENTUS – La pesante penalizzazione di 15 punti inflitta alla Juventus complica inevitabilmente la corsa Champions e, di conseguenza, anche alcune scelte legate al mercato. In estate, il club bianconero ha fatto diverse scelte in entrata, acquistando Di Maria, Pogba e Paredes, mentre in uscita ha lasciato andare Dybala, finito alla corte di Mourinho, e Arthur, ora al Liverpool. In particolare, su quest’ultimo emergono novità sul suo futuro.

LA SITUAZIONE DI ARTHUR

Il brasiliano arrivò alla Juventus nell’estate del 2020 dal Barcellona nell’ambito dello scambio con Miralem Pjanic, passando quest’estate ai Reds.  Le zero presenze in Premier League hanno fatto ipotizzare la possibilità di lasciare Liverpool già in questa sessione di mercato. Tuttavia, secondo quanto appreso dalla nostra redazione, rimarrà a Liverpool fino a fine stagione. Ciononostante, vista la situazione extra campo dei bianconeri, per il futuro non si hanno ancora certezze. Si avranno quando la situazione della Juventus avrà chiarito tutto, tra ricorsi e altre inchieste da affrontare a breve, come l’inchiesta Prisma.

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Luca Marelli: ”Spero non si arrivi mai al fuorigioco automatico!”

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Marelli

Abbiamo intervistato Luca Marelli, ex arbitro ed esperto opinionista sportivo. Tra i temi trattati, abbiamo parlato di calcio internazionale, delle differenze che caratterizzano i vari campionati europei e di tecnologia a supporto degli arbitri. Di seguito le sue parole ai nostri microfoni:

Buongiorno Luca e grazie di aver accettato il nostro invito. Comincerei la nostra intervista da un dato essenziale: il numero di cartellini che vengono estratti per campionato. Al primo posto c’è La Liga con circa 5 cartellini a partita, poi la nostra serie A (4,6 a partita), la Premier (3.8) ed a seguire Ligue 1 e Bundesliga (3,6 e 3,5). C’è un’abissale differenza tra il campionato dove si ammonisce di più e quello dove si ammonisce di meno: quasi il doppio. Pensi che ciò derivi solamente dallo stile di gioco o è possibile che incida anche la formazione della classe arbitrale?

”Ma no, molto spesso le sanzioni disciplinari seguono quello che succede in campo. Noi siamo molto vicini alla Liga e molto distanti dalla Premier League. La Premier League fa un campionato a sé per tanti motivi, sia economici che tecnici. Però c’è da dire che negli ultimi anni in Italia è molto diminuito il numero di cartellini, anche perché c’è da considerare un cambio generazionale tra gli arbitri, e come tutti i cambi generazionali anche questo porta con sé delle criticità. La criticità maggiore in questo periodo è il fatto che i direttori di gara sono molto poco esperti e non hanno grandi esperienze in serie A. Perciò piano piano si stanno adeguando al resto dell’Europa, e stiamo andando abbastanza bene a mio parere.

Perciò no, non parlerei di stile arbitrale: uno stile arbitrale si adegua molto al tipo di gioco, indipendentemente dal campionato. In Inghilterra, ad esempio, è oggettivamente è più semplice da un certo punto di vista arbitrale perché il gioco è molto più veloce. Ed è anche vero che proprio per cultura loro sono abituati a pochi fischi, ma ben selezionati. Se poi però vogliamo parlare di qualità degli arbitri italiani o inglesi, diventa un bel problema uscirne perché in questo momento la qualità degli arbitri inglesi è decisamente inferiore a quella italiana”.

Nonostante la classifica dei cartellini estratti, quella dei falli commessi dice tutt’altro. Infatti la Bundesliga, nonostante sia ultima per cartellini estratti è prima per numero di falli commessi; al contrario della Premier, che si caratterizza invece per molti falli commessi e poche sanzioni. Da ciò si evince, ad esempio, che in Bundes si fanno tanti falli ma si ammonisce poco, al contrario dell’Inghilterra. In Italia, invece, come reputi sia il rapporto tra falli fischiati e sanzioni utilizzate?

”Sul numero di falli fischiati siamo secondi solamente all’ Inghilterra, nel senso che abbiamo abbassato la media. Adesso siamo a circa 23,2 (falli a partita). Anche le espulsioni sono in ribasso, mentre stanno aumentando le sanzioni disciplinari nei confronti degli allenatori. Come sappiamo a inizio stagione c’è stato un po’ una stretta soprattutto dopo quello che è successo nelle ultime giornate e nella finale di Coppa Italia. Perciò: si, è un rapporto che ci sta. Sulla Bundesliga, anch’io avevo questo dato della Germania riguardante il numero di ammonizioni: molto più bassa rispetto al numero di falli. Tuttavia è tutta una questione di modo di approcciare la partita. Infatti bisognerebbe vedere ogni partita, non giudicarla sui dati. I numeri sono solamente numeri. Sostanzialmente è difficile fare dei ragionamenti o dei paragoni per capire il motivo per cui ci sia questo rapporto fra le ammonizioni ed i falli: è tutto molto ipotetico, ecco, mettiamola così”.

E tu, dal tuo punto di vista, preferisci gli arbitri che lasciano correre o quelli più rigidi sulle sanzioni?

”A me piacciono gli arbitri che applicano il regolamento. In questa frase c’è tutto e non c’è nulla. Nel senso che a me a me sta bene che ci siano arbitri che fischiano poco e tentano di far correre il più possibile, però non bisogna andare alla ricerca dei record. Cosa voglio dire, che se esiste una partita nella quale si può fischiare 10 falli, che è il minimo che è stato fischiato quest’anno, mi sta bene che si fischi 11 falli; ma se c’è una partita da 40 falli quei 40 falli vanno fischiati. Ci sono partite da 10 falli e ci sono partite da 40 falli, la bravura di un arbitro è quella di capire quando può evitare di fischiare troppo e quando invece è necessario fischiare: questa è la differenza”.

 

Queste differenze si notano, ovviamente, in campo internazionale. Secondo il tuo punto di vista, ad oggi, in campo europeo vi è un arbitraggio diverso in base alla provenienza del direttore di gara? Soprattutto riguardo l’uso del VAR.

”Guarda, c’è qualcosa che differenzia molto le coppe europee del campionato, in particolare il campionato italiano. Ma fino a un certo punto. Perché poi dobbiamo anche fare un ragionamento, insomma come numero di falli siamo in linea con la Champions, uguale anche cartellini gialli ed espulsioni. La differenza che c’è tra i campionati, soprattutto latini, e le coppe europee è che è completamente diverso l’approccio delle squadre. E per squadre intendo i giocatori. Per esempio, ci sono molte meno proteste perché non si transige sulle proteste in campo internazionale.

Poi dobbiamo considerare anche un altro aspetto: ovvero che le squadre in campo internazionale portano il brand oltre i confini nazionali; perciò, anche i giocatori capiscono che avere un pubblico che va oltre i confini rischia di portare ad un danneggiamento della loro immagine. Io ho sempre avuto questa sensazione: che in Italia ci sia un determinato atteggiamento nei confronti della classe arbitrale, mentre invece in campo internazionale si tende a essere molto più rispettosi. Probabilmente dovuto anche al fatto che si trovano davanti un arbitro che parla una lingua completamente diversa da quella che si parla di generalmente durante il campionato, forse. Non ho mai capito esattamente il motivo per cui ci sia un atteggiamento diverso ma è insindacabile che ci sia un comportamento differente tra quello che è il campionato e quella che invece è la competizione internazionale”.

Dunque, secondo te la barriera linguistica può essere un fattore determinante in campo europeo? Parlando lingue diverse si protesta di meno?

”Questo è indubbio. Soprattutto se abbiamo a che fare con arbitri, non sto facendo discriminazione territoriale ci mancherebbe, per esempio dell’est europeo. Loro parlano lingue che sono a noi a praticamente sconosciute.  Cioè, possiamo ipotizzare: l’inglese lo si capisce un po’ dappertutto, il francese è abbastanza compreso in Europa, lo spagnolo lo capiamo più o meno anche noi italiani; mentre le lingue dell’est Europa no. Tuttavia io credo che la barriera linguistica sia soltanto una parte della spiegazione del perché proprio in campo europeo assistiamo a delle partite con molte meno proteste. Questo succede anche le tre squadre spagnole, che sono probabilmente le più complesse da arbitrare per gli arbitri spagnoli in campionato. Seguendo la Liga si nota questa differenza e non è un caso che in Liga ci sono i numeri più alti per ammonizioni, espulsioni e falli fischiati. E nonostante ciò, anche le spagnole quando giocano in campo internazionale sono molto più tranquille, evidentemente è proprio un approccio mentale e psicologico dei giocatori delle squadre alle coppe internazionali”.

Per quanto riguarda invece le ultime novità: al Mondiale abbiamo visto per la prima volte dei recuperi più ampi ed in Supercoppa per la prima volta è stato usato il fuorigioco semiautomatico. Pensi che si continuerà a remare in quella direzione? E quindi verso tempo effettivo e fuorigioco automatico?

”È un po’ complessa la situazione qui.. allora, per quanto riguarda il tempo di recupero: quello che abbiamo visto al mondiale non lo stiamo vedendo nel campionato di serie A. E questo era abbastanza scontato perché si è iniziato con una certa indicazione sul tempo di recupero e cambiare a metà campionato sarebbe stato eccessivo. Vedremo l’anno prossimo quali saranno le indicazioni in merito. Per quanto riguarda invece il fuorigioco semiautomatico: si tratta di un miglioramento della tecnologia già esistente. Ma sarà impossibile, anzi, io mi auguro che sia impossibile arrivare al fuorigioco automatico. E ti spiego perché: per valutare un fuorigioco attivo o passivo bisogna ragionare. Cioè ci deve essere un ragionamento sulla base di quello che succede. Se esistesse un fuorigioco automatico vorrebbe dire che la macchina ha imparato a ragionare da sé. E nel giorno in cui la macchina ragionerà da solo io spero di non esserci più, in generale eh, non per quanto riguarda il calcio. Una macchina che può ragionare e che può prendere decisioni in autonomia sinceramente mi spaventa molto”.

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