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ESCLUSIVA – Matteo Petrucci: “Provedel mi ha stupito. Inizio a vedere la mano di Sarri”

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Lazio

Matteo Petrucci, giornalista Sky specializzato sulla Lazio, è intervenuto questa mattina ai nostri microfoni. Oltre alle sue considerazioni sull’inizio di stagione dei biancocelesti e sulla Serie A, ci ha spiegato le sue aspettative sul cammino delle italiane in Europa.

Come vedi l’inizio di stagione della Lazio?

Inizio di stagione positivo, nonostante la sconfitta con il Napoli credo si stia vedendo una squadra più solida e più matura. Rispetto allo scorso anno si sta iniziando a vedere la mano di Sarri. Non so se basterà per coronare l’obiettivo di portare la Lazio in Champions League, ma sicuramente queste prime giornate hanno mostrato una squadra diversa“.

C’è un giocatore della Lazio che ti ha stupito in queste cinque partite?

Provedel. Il suo valore si conosceva ma è arrivato negli ultimi giorni di mercato, in un ruolo delicato come quello del portiere e non da titolare fisso. Ha conquistato la titolarità sul campo, mi ha stupito come si sia subito inserito e calato alla perfezione nell’ambiente. Non era scontata la sua titolarità durante l’estate“.

Maximiano potrà riprendere il posto da titolare?

Al momento non credo, le gerarchie sono chiare. Non so se Sarri lo utilizzerà come portiere europeo ma in campionato rimane Provedel. Chiaramente non si possono dare giudizi su Maximiano, non avendolo praticamente mai visto. Rimane comunque un investimento da più di 10 milioni: è un portiere giovane e lo vedremo sicuramente, ma oggi il titolare è Provedel“.

Giovedì inizia il cammino europeo della Lazio. Che partita sarà contro il Feyenoord e a cosa può ambire la squadra di Sarri in Europa League?

L’ambizione dipende dalla Lazio, da come affronterà l’Europa League e se avrà lo stesso peso del campionato. Lo scorso anno Sarri ha rispettato questa competizione: non ha fatto molto turnover, anche se i risultati non sono stati positivi. Con il Feyenoord sarà già una partita decisiva, è l’avversario più competitivo del girone insieme alla Lazio. Si capirà subito come la squadra affronterà il torneo, con quale testa e con quale atteggiamento. Nel girone bisogna arrivare primi, passano le prime due ma solo la prima accede già agli ottavi di finale e la Lazio ne sa qualcosa. Fa sorridere parlare già di spareggio in un debutto nella fase a gironi, ma è chiaro che questa partita sarà molto indicativa. Lo scorso anno all’esordio con il Galatasaray la Lazio perse e tutto il suo cammino fu condizionato“.

Oltre alla Lazio altre squadre di Serie A faranno il loro debutto stagionale in Europa. Come vedi le italiane quest’anno, riusciranno a fare meglio dello scorso anno?

È molto complicato: se penso alla Champions League ci sono squadre, onestamente, di livello superiore. Togliendo il girone dell’Inter, che è molto difficile, ci sono quelli di Milan, Juventus e Napoli in cui hanno ottime chance di andare avanti. Vincere la Champions, obbiettivamente, è dura. Alcune squadre possono ambire almeno ai quarti di finale: il Milan è una squadra molto attrezzata, con grande profondità, entusiasmo e un anno in più di esperienza. Nella scorsa stagione i rossoneri non fecero bene in Champions, nonostante disputarono ottime partite. Credo che l’obiettivo minimo di alcune squadre possano essere i quarti di finale, vincerla onestamente è solo un atto di fiducia. Sull’Europa League il discorso sulla Lazio vale anche per la Roma, dipenderà tutto dal peso che verrà dato alla competizione. La Fiorentina in Conference League può fare bene, sarà un obiettivo affascinante per loro”.

Tornando sulla Serie A. C’è una squadra che ti ha sorpreso e una che ti ha deluso?

“Ho avuto una conferma. Il Napoli, indipendentemente dalla sfida con la Lazio, è una squadra che gioca bene e con una rosa molto profonda. In questo momento è una di quelle squadre che non può non fare un pensiero allo Scudetto, poi ci sono molte variabili, come la Champions che porta via tanto. Anche il Milan sta facendo bene ma è Campione d’Italia e non può stupire il suo rendimento. Parlare di delusione alla quinta è difficile, però pensare che l’Inter, su cinque partite, abbia già perso due scontri diretti, subendo così tanti gol e avendo una delle difese più solide della Serie A, mi ha sorpreso in negativo. Considerando sempre che siamo solo alla quinta, magari fra solamente due/tre settimane staremo facendo altri discorsi anche sull’Inter stessa”.

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ESCLUSIVA – Barsotti: “Palladino è scatenato, mi ha stupito per la sua garra”

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ESCLUSIVA BARSOTTI – Si definisce “Solo un altro italiano che parla di pallone” e già questo dice molto della sua personalità: semplice, ma non scontata, passionale ma al punto giusto. È il giovane che ti salta all’occhio per precocità, quello per cui ti chiedi “Ma davvero?”. Il suo habitat naturale, che corrisponde un po’ al locus amoenus che tanti sognano di raggiungere, è vicino alle panchine, a bordo campo. Da lì scorge tutti i particolari che allo spettatore comune sfuggono e ce li racconta su DAZN. In breve: Giovanni Barsotti, che ha scelto di raccontarsi a Numero Diez.

Ha vissuto molte partite a bordo campo, in questa stagione ma non solo: chi è l’allenatore che l’ha stupita di più per carattere? 

Ti dico Palladino perché era un raffinato quando giocava e mi immaginavo che sarebbe stato un esteta da allenatore. Invece è veramente uno scatenato. Non è Conte, ma mi ha davvero stupito per la sua garra“.

E invece lo stadio più caldo in cui ha avuto la fortuna di seguire una gara?

Marassi è davvero incredibile. Da bambino sentivo tutti i giornalisti che insistevano su questo fatto, ma non ci credevo. Addirittura c’è stato un momento in cui le inquadrature a Marassi erano strane, si faceva fatica a trovare quella giusta. Dal vivo però è veramente incredibile, c’è casino dall’inizio alla fine. Questo vale sia per la Samp che per il Genoa. Questi ultimi sono più all’argentina, è come un pentolone che bolle quando gioca il Genoa, mentre con la Samp è più cantare all’italiana: sono una tifoseria molto più colorata. Sono davvero belle entrambe”.

Restando sui match vissuti da molto vicino: quanti particolari del calcio restano fuori dalle inquadrature televisive? Quanti elementi che poi risultano decisivi si perde lo spettatore?

“Nelle prime partite vissute a bordo campo, recepisci una quantità di informazioni e dettagli esagerata. Quando vedi le partite in tv è come se fossero filtrate, vedi tutto da un’altra prospettiva. Il fatto che noti di più è la bravura di alcuni giocatori in determinati movimenti e giocate che restano più in ombra: ad esempio il posizionamento del corpo e l’intensità. Ed è per questo che gli allenatori vanno a vedere i giocatori dal vivo. Quando avevo visto il Barcellona da bordo campo ero rimasto impressionato da Busquets: quando lo vedi dalla tv non capisci la sua grandezza, fa un altro lavoro rispetto agli altri perché scannerizza continuamente il campo, gioca solo con lo spazio e con il corpo. È un vecchietto, magrolino, non gli daresti un euro, ma con il solo posizionamento e l’intelligenza è diventato uno dei migliori centrocampisti del terzo millennio“.

Ha avuto l’onore di seguire Lazio-Inter da bordo campo: da lì hanno iniziato a delinearsi i tratti della crisi dell’Inter? Qualcosa cambierà dopo la vittoria con il Barcellona?

“Quella partita è stata strana perché Inzaghi ha fatto due cambi difensivi, mentre Sarri ne ha fatti due offensivi. La differenza sta lì. Non so se da quel momento sia nato qualcosa di negativo nella testa e nei confronti del mister da parte del gruppo. Non è stata una sconfitta assurda, può essere accettabile perdere a Roma con la Lazio. È evidente che da quella gara sia nato il primo dubbio collettivo riguardo i cambi di Inzaghi, che ha scelto di coprirsi sull’1-1. Quella però era la prima virgola, parliamo veramente di nulla. Credo che il momento negativo dell’Inter sia dovuto a diversi fattori: Škriniar non mi sta piacendo, Brozovic è fuori. Il problema nasce alla base: è partito Perišić ed è stato acquistato Lukaku, che per di più si è infortunato. E ora si sta capendo che Perišić era più importante di Lukaku, perché era l’unico che saltava l’uomo. Questo è stato il primo elemento di difficoltà. Ora però la vittoria con il Barcellona può portare l’Inter fuori dal baratro e dal momento complicato, perché questi risultati danno fiducia e morale alla squadra che potrà rilanciarsi anche in campionato”.

L’Udinese ha trovato la sesta vittoria consecutiva: quanto può andare avanti questa squadra a questi ritmi e dove può arrivare a fine stagione secondo lei?

L’Udinese arriva di sicuro nella parte sinistra della classifica. Secondo me non avranno problemi a mantenere questo ritmo, anche se è chiaro che non potranno vincerle tutte. È una squadra intensa, ma non crollerà fisicamente perché non fa le coppe. Le squadre che possono mollare il colpo sono quelle che partecipano alle competizioni europee, se non lo fai puoi anche tenere quest’intensità tutto l’anno. L’Udinese ha giocatori di grande gamba: Udogie, Makengo, Beto, Lovric, insieme a tutta la difesa e grazie a questi può mantenere lo stesso ritmo e la stessa forza. Potrebbe anche proporsi di raggiungere la Conference: devono stare sereni perché non è un momento di euforia collettiva, ma ha i giocatori giusti per proseguire. La questione è quasi matematica: ha calciatori forti e può ambire a una posizione alta“.

Spostandoci di più sul mondo del giornalismo: quando si è giovani, qual è il miglior modo per fare esperienza e crescere in questo settore?

È un lavoro molto pratico: più fai, più capisci, più impari. Io facevo le telecronache ai campionati universitari e questo serve molto a capire se ti piace. Se vuoi fare il chirurgo è difficile capire se ti piace perché aprire il corpo di una persona con un bisturi senza una laurea è complesso, ma noi abbiamo la fortuna di poter fare pratica da sempre. Tutto è giornalismo, tutto è comunicazione, tutto è raccontabile. Fare pratica è l’unico modo per imparare e capire se vorrai continuare: se ti piace il lavoro di gavetta, allora vuol dire che tutto quello che viene dopo ti piacerà. Intorno ai 20 anni però è fondamentale studiare e prendersi il proprio tempo esplorativo: non bisogna mai precludersi le esperienze, perché anche conoscere gente e relazionarsi, guardare film e imparare nuove lingue è parte del giornalismo. Queste sono cose che sul libro non ti vengono insegnate e alla fine ciò che conta è saper esistere. Arrivare prima a fare questo lavoro non ha senso: c’è chi è arrivato dopo di me ma non cambia niente, solo che loro hanno avuto più tempo per divertirsi”.

I giornalisti tendono a non rivelare la propria squadra del cuore, affinché le loro opinioni non vengano valutate solo in base a quello. È una tendenza che si può cambiare?

Quando ero fuori pensavo potesse cambiare di più, invece ora penso sia giusto che non cambi. Poco alla volta tendi a diventare più oggettivo perché è il tuo lavoro. Sento di non poter rappresentare tutti quando dico queste frasi, ma condivido totalmente la visione di Caressa: il professionismo supera tutto. È più bello raccontare di una piccola che vince sul campo di una grande, piuttosto che tifare per quella grande“.

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ESCLUSIVA – Pappadà: “Il Napoli spaventa l’Europa, ma ad Anfield tutto è possibile”

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Napoli

ESCLUSIVA PAPPADÀ – Raffaele Pappadà, voce di varie emittenti tv nazionali, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Numero Diez per commentare l’andamento della Serie A e della Champions League. Pappadà è telecronista di entrambe le competizioni, per i canali tv Sport Mediaset e per la Lega Serie A, oltre che della Serie B per Helbiz Live. Inoltre, Pappadà vanta nel suo curriculum anni di esperienza sulle reti televisive di DAZN. Di seguito l’intervista completa:

La vittoria in Champions League di ieri sera contro il Barcellona ha scacciato molti fantasmi in casa Inter, oltre ai rumors di esonero che aleggiavano intorno a Simone Inzaghi. È un nuovo punto di partenza per i nerazzurri?

“La vittoria contro il Barcellona potrebbe essere una scintilla per l’Inter. È la dimostrazione che non è tutto da buttare: anche con la Roma, nonostante qualche errore, non c’era stato scollamento tra la squadra e l’allenatore. Gli errori commessi in campo si pagano caro, soprattutto contro squadre tecniche come la Roma. Contro i giallorossi il giudizio di molti è stato influenzato dal risultato finale. Ma ieri abbiamo avuto l’immagine di un’Inter diversa, pronta a lottare in campo”. 

Il Napoli sembra aver archiviato la pratica per la qualificazione agli ottavi, addirittura come primo classificato. Juventus e Milan possono mettere in difficoltà Chelsea e Psg?

“Il Napoli sta disputando una Champions League straordinaria, il percorso fatto finora è incredibile. Ad Anfield tutto è possibile, ma questo Napoli ha dimostrato di essere veramente forte. I numeri sono straordinari (13 gol in 3 partite di Champions) e spaventano l’Europa, il Napoli è senza dubbio favorito per il primo posto nel girone. È difficile che la Juve riesca a mettere in difficoltà il Psg, anzi: sarà decisivo il match del “da Luz” per la qualificazione agli ottavi. Per quanto riguarda il Milan, il destino europeo dei rossoneri è affidato alla doppia sfida contro il Chelsea, anche se non è da sottovalutare l’incrocio casalingo con il Salisburgo”. 

La Fiorentina non è partita benissimo, né in campionato né in Conference League. I viola hanno le carte in regola per arrivare in fondo alla competizione, come l’anno scorso la Roma (che ricordiamlo, faticò inizialmente contro il Bodo Glimt)?

“In estate il progetto della Fiorentina sembrava interessante, ma l’inizio di stagione viola ha evidenziato grandi difficoltà. Al momento non vedo un parallelismo con la Roma, la Fiorentina deve ancora migliorare. Un’eventuale vittoria della Conference da parte della squadra di Italiano è impensabile in questo momento”. 

L’Atalanta non ha impegni europei, in campionato sta volando e guida la classifica insieme al Napoli. È da tenere d’occhio?

“L’Atalanta è una sorpresa, tutti pensavamo che questa potesse essere una stagione transitoria. Invece ha iniziato benissimo, sembra già iniziato un nuovo ciclo. Sarà determinante non dover gestire le coppe per Gasperini, che ha garantito all’Atalanta una nuova ripartenza basata su principi diversi. La squadra non subisce molti gol e ha giocatori di qualità: senza dubbio lotta per i primi 4 posti, quindi ha il diritto di puntare anche allo Scudetto”. 

Una piacevole sorpresa di questo campionato è l’Udinese. Sottil è riuscito a creare un gruppo unito e compatto, è il momento di alzare l’asticella a Udine?

“L’Udinese sta mostrando grande mentalità, sembra maturare fiducia verso qualcosa di più grande. È giusto esaltare il lavoro di Sottil, l’Udinese si sta dimostrando forte e nessuno lo avrebbe detto dopo le partenze di De Paul e Molina. Questa poi è una stagione strana, spaccata dal Mondiale: per l’Udinese sarà importante arrivare alla sosta in un buon piazzamento di classifica. Con le armi che ha, l’Udinese può dare fastidio: chiunque può perdere punti con la squadra di Sottil”. 

L’impatto di Erling Haaland al Manchester City è stato devastante. L’intesa con De Bruyne è ottima, ha segnato tre triplette nelle ultime tre partite di Premier disputate all’Etihad. Vista la squadra che ha a dispozione, è l’ultimo anno per Guardiola per provare a vincere la Champions?

“Il City è una squadra fantastica, sensazionale. Per la prima volta la considero la grande candidata alla vittoria finale. Ha acquisito completezza grazie ad Haaland, non riesco a trovare aggettivi per descriverlo. Per me vederlo giocare quando aveva 17-18 anni è stata una folgorazione immediata, è destinato a diventare il dominatore del calcio europeo per i prossimi dieci anni. Per quanto riguarda Guardiola, anche le sue dichiarazioni sulla Champions sono cambiate: lo sa anche lui che quest’anno il City può veramente vincere”. 

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ESCLUSIVA – Bagnulo tra padel e calcio: “Juan Lebron mi ricorda Mbappé”

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Bagnulo

ESCLUSIVA BAGNULO – La coppia di giornalisti Gianluigi Bagnulo e Dario Massara si è cimentata, per Sky Sport, alla narrazione in telecronaca del padel, uno sport che è spopolato in questi ultimi anni per giocatori amatoriali e professionisti in tutto il mondo. Dalla loro esperienza sul campo ne è nato un libro pieno di contenuti interessanti sia per i grandi conoscitori di questo sport che non, inglobando personaggi di rilievo ed ex calciatori: “Padel Mania” è questo e tanto altro. Abbiamo avuto il piacere di intervistare Gianluigi Bagnulo, giornalista per Sky Sport e attuale telecronista di padel per la nota emittente.

Cominciamo con il dire che ormai il padel si è sparso a macchia d’olio anche nel nostro paese. Quali sono stati, secondo te, i tre personaggi fondamentali per poter espandere il padel in Italia? 

“La prima persona fondamentale per l’espansione del padel è stata Luigi Carraro, presidente della Federazione Internazionale Padel. Ha lavorato con la sua squadra per rendere questo sport accessibile a tutti e soprattutto glamour: visibile dal punto di vista mediatico attraverso personaggi mediatici. Portandolo in televisione e utilizzando l’immagine di personaggi appassionati di padel che avevano un grosso seguito, ha costruito delle basi solide al pari di altri sport. A tal proposito è stato fondamentale l’incontro con il presidente del PSG, Al-Khelaifi, che raccontiamo all’interno del libro. Non voglio raccontarvi troppo: vorrei che tutti leggessero la storia sul libro. La seconda persona che cito è Fernando Belasteguin perché la sua storia è una dimostrazione incredibile di professionalità, capacità di durare nel tempo e costante promozione al padel: il suo nome è una calamita per gli occhi delle persona che porta visibilità a questo sport. La sua disponibilità ai tornei in Italia è stata decisiva per l’avvicinamento di tante persone. Più che una terza persona cito il gruppo di ex calciatori, partito da Roma e poi diffuso in tutta Italia che grazie all’enorme seguito di cui godono hanno fatto sì che la gente conoscesse il padel grazie a loro”.

Quando hai sentito, insieme a Dario il momento di dire “mettiamo tutto nero su bianco”?

La scintilla è scoppiata quando ci siamo resi conto che le domande da casa durante le telecronache erano decuplicate, insieme alla loro competenza. Abbiamo capito allora che il padel era diventato mania a tal punto da poter parlare alla gente con un libro. Uniti dal percorso in telecronaca con Dario la sensazione è stata reciproca. Abbiamo deciso, dunque, di scrivere questo libro per raccontare tutte le storie che abbiamo imparato nel corso degli anni sui giocatori, chiarire regole contorte e raccontare tutto ciò che un appassionato di padel ha piacere di leggere”.

Il pensiero a freddo di quando ti hanno detto per la prima volta che avresti fatto le telecronache di padel?

“Ci giocavo già da 5 anni. Mi sono reso conto che conoscevo lo sport ma non avevo ancora il vocabolario per raccontarlo. A differenza del calcio, dove parto con una base molto solida costruita negli anni prima da appassionato, poi da giornalista per Sky Sport, avrei dovuto rimettermi sui libri: rimettermi a studiare. Così è stato perché dovevo conoscere al meglio i giocatori e le dinamiche per poi raccontarle alla gente, anche se tanto è stato imparato sul campo. Tanti termini li abbiamo imparati dalle nostre seconde voci e opinionisti che da anni erano in questo mondo: da Gustavo Spector a Saverio Palmieri, passando poi per Niccolò Cotto, Emiliano Siciliani, Mauricio Lopez Algarra e tanti altri. Ogni telecronaca aggiungeva conoscenza per diventare più credibile su questo sport”.

Siete riusciti a raccogliere i maggiori esponenti del padel italiano ed ex calciatori nel libro, insieme al “Goat” Belasteguin: il vostro libro è interessante sia per il neofita che per il più grande appassionato. Era il pieno obiettivo? Quali erano le aspettative?

“L’obiettivo era arrivare a tutti. Cercare di parlare a qualsiasi fascia di “padelisti” presenti in Italia. Dal giocatore più appassionato, chi gioca ma voleva sapere di più, fino a chi lo pratica sporadicamente o lo segue quando capita. Nel corso di questo mese di pubblicazione abbiamo ricevuto feedback positivi da tutte queste fasce. C’è chi ha potuto approfondire la conoscenza dei personaggi che aveva visto giocare ma di cui non sapeva la storia, chi ha trovato l’ironia dei “10 padelisti tipici” e chi, ancora, ha risolto ogni dubbio sul regolamento”. 

Sky Sport è stata l’emittente precursore di questo sport: sentite di prendervi anche voi il merito?

Lasciamo che lo dica Belasteguin. Nella prefazione che ha scritto per il nostro libro, per cui lo ringrazierò sempre, ha citato direttamente Sky Sport come televisione che ha contribuito alla crescita del padel in Italia acquisendo i diritti per prima, aiutandone la diffusione. Ci siamo mossi in anticipo, siamo contenti dei risultati e di aver preso parte alla crescita di questo sport”

La gente cresce con il padel e viceversa. Dove pensi si possa arrivare in futuro e perché non è la solita moda del momento? 

Non è una moda perché implicherebbe che duri poco e poi passi. Il padel, invece, è in costante espansione: ogni giorno c’è più gente che ci gioca, ci investe e lo guarda. Penso che siamo solamente all’inizio di questo processo, il margine di crescita è infinito: continueranno ad aprire i campi e ci appassionerà ancora di più quando avremmo giocatori italiani pronti a competere contro i migliori al mondo”.

Uscendo un attimo dai riflettori: quale giocatore pensi che salirà sul tetto del mondo?

Questo è stato l’anno della consacrazione di Coello: è finito il tempo di chiamarlo “Arturito”, adesso è diventato Arturo. È stato l’anno in cui ha dimostrato che è pronto a prendersi il numero 1 del ranking nei prossimi anni. Tra i giovani ragazzi a me piacciono Miguel Yanguas, sulla stessa strada di Lebron, che è un giocatore di destra che vale come uno di sinistra può giocare sia a destra che a sinistra e dotato di una delle più belle volee di rovescio nel circuito. Inserisco anche Javier Garrido, che può contare su una prepotenza fisica e smash da paura”.

Siccome prima abbiamo citato dal libro i “10 padelisti tipo”, in quale categoria ti metteresti?

Sono un umile giocatore di destra, che ha imparato a giocare bene con la parete avendo poca mano. Tra i profili elencati nel libro sono sicuramente il “rosicone” che se perde la prende male ma allo stesso tempo è consapevole dei suoi limiti” 

Sbilanciamoci sui confronti: potresti paragonare giocatori come Lebron, Belasteguin, Tapia a tre stelle del calcio mondiali?

Juan Lebron mi ricorda Mbappé. Talento puro, mezzi atletici devastanti e quel pizzico di egoismo che lo rende non facilmente simpatico ai suoi compagni di squadra. “Bela”, invece, è stato accostato erroneamente a Messi poiché entrambi argentini. C’è una grossa differenza tra i due: Messi è un talento naturale mentre Belasteguin è un conoscitore supremo del gioco molto più di un talento naturale. Con questa premessa lo paragono a Xavi: una leggenda che anche in tarda età riesce a rimanere al livello con gli altri.. Infine, per Tapia, ho scelto Dybala, ovvero un altro argentino, perché come tutti i talenti puri può risultare incostante, ma quando è nella giornata giusta ti regala dei gesti tecnici che non vedi da nessun altro”.

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ESCLUSIVA – Marelli: “VAR a chiamata? Le squadre devono prendere responsabilità”

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Marelli

Abbiamo intervistato Luca Marelli, ex arbitro di Serie A dal 2005 al 2008 ed oggi opinionista per il programma Tutti Convocati di Radio 24 e commentatore tecnico arbitrale per DAZN durante le partita di Serie A.

L’AIA da circa due anni con il nuovo presidente Trentalange ha cercato di cambiare volto, rigettando l’immagine di associazione chiusa in se stessa e aprendosi al mondo con un’immagine più al passo con i tempi, cosa ne pensa?

Marelli: “Sì sono d’accordo e sono felice che l’AIA si stia aprendo sempre di più, ma ancora siamo molto lontani da quello che vorrei. La figura dell’arbitro va umanizzata, adesso viene visto come una persona che arriva, fischia, fa arrabbiare e se ne va; bisogna mostrare le storie che ci sono dietro. Dei calciatori sappiamo vita, morte e miracoli ma sfido chiunque a distinguere la voce di un arbitro da quella di un altro. Vanno fatti ancora molti passi in avanti, un esempio sono le interviste, non post-partita, agli arbitri”.

Perchè non dopo la partita? Finirebbero con l’amplificare le polemiche?

Marelli: “Assolutamente sì, delle interviste agli arbitri poco dopo la partita sarebbero assolutamente deleterie. Anche perchè banalmente l’arbitro non ha la possibilità di riguardare gli episodi immediatamente dopo la partita ma lo fa dopo svariate ore.”

Ieri abbiamo assistito all’esordio del primo arbitro donna della storia della nostra Serie A con Maria Sole Ferrieri Caputi, cosa ne pensa?

Marelli: “La Ferrieri Caputi è un arbitro dall’enorme talento. L’esordio in Serie A non è assolutamente una partita semplice, e te lo dice uno che dall’esordio ci è passato, lei ha risposto bene con un’ottima prestazione. Non mi trova d’accordo sul rigore ma la performance di un arbitro non si può giudicare dal singolo episodio.”

La Ferrieri Caputi è arrivata all’esordio in Serie A dopo solo 3 gare in B, solitamente per un arbitro i tempi di attesa sono più lunghi, non si sono forse un po’ accelerati i tempi?

Marelli: “Sì, ma credo che sia stata una scelta atta a creare una rottura essendo la prima donna in Serie A. Inoltre non dimentichiamoci che tra pochi giorni “perderemo” la Ferrieri Caputi per un mese, essendo impegnata nel Mondiali femminile Under 17, mentre dopo la Serie A si fermerà causa Mondiali, perciò se non avesse esordito ieri il debutto sarebbe slittato eccessivamente. Sono sicuro poi che nelle prossime giornate vedremo altri esordienti fra i primi anni CAN, se c’è una cosa sicura nelle designazioni di Rocchi questa è la meritocrazia.”

Passiamo ad argomenti un po’ più tecnici, che ne pensa dell’attuale protocollo VAR? L’eventualità di un VAR “a chiamata” come nel basket o nel tennis potrebbe migliorare la situazione?

Marelli: “Partendo dal protocollo VAR dico che a mio parere va benissimo così, mentre per quanto riguarda il VAR “a chiamata” sono sempre stato d’accordo. Le squadre devono prendersi la responsabilità delle cose che chiamano, inoltre dobbiamo ricordarci che il VAR deve essere al servizio del calcio, attualmente è solamente al servizio degli arbitri.”

Infine vorrei parlare un po’ del ruolo dell’assistente arbitrale, con l’utilizzo sempre più presente della tecnologia avrà vita breve?

Marelli: “Il ruolo dell’assistente arbitrale è già cambiato radicalmente, basti pensare che prima si chiamava “guardalinee” mentre ora “assistente”, non si limita più a guardare le linee e chiamare il fuorigioco, ma assiste l’arbitro in tutto: falli, provvedimenti, richiami. Con l’avvento del fuorigioco elettronico il ruolo dell’assistente muterà ancora, ma sicuramente non sparirà.”

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