Mattia Martini è nato in un paese di meno di 18 mila abitanti. Si tratta di Agliana, cittadina tra Pistoia e Prato nel nord della Toscana. Adesso però, a soli 24 anni, è il campione in carica della Liga. Martini è stato infatti il manager di calciomercato dell’Atletico Madrid Feminino, squadra di calciatrici della capitale della Spagna, con più di 3 milioni di abitanti e città in cui il calcio scorre per le strade così come nelle vene di chi ci vive. Ma tutto è comunque iniziato dalla scuola aglianese, dove giovanissimo ha lavorato come addetto stampa della Real Aglianese. Da lì il passaggio alla Fiorentina Women come manager, poi il record di esordire in Champions League con il Verona a 21 anni, in seguito l’avventura con il Brescia, dove ha conquistato il suo primo titolo nazionale.

Dall’estate 2018 ha lavorato invece all’Atletico Madrid, in cui visionava e segnalava le giocatrici. Al suo primo anno in Liga ha vinto con il club il campionato, toccando con mano il trofeo che anche lui ha contribuito a conquistare. Il suo è un romanzo da sogno, in cui però non c’è niente di miracoloso. Oltre al lavoro e alla dedizione, il trucco è riuscire a mantenere sempre una condotta umana il più impeccabile possibile, e una mentalità professionale. Stessa qualità che caratterizza le giocatrici più talentuose con cui ha lavorato, come Elena Linari o Ilaria Mauro. Con lui abbiamo quindi ripercorso le tappe della sua carriera, che nonostante la sua giovinezza, è già ricca di successi lodevoli.

Mattia Martini con Elena Linari (fonte: profilo IG @martinima_23)

Partiamo dal principio: come e quando è iniziata la tua passione per il calcio? Come hai intrapreso l’attività manageriale piuttosto che il ruolo di mister?

La mia passione per il calcio deriva da un piacere per il divertirsi giocando a questo sport che ho fin da piccolo.
Per quanto riguarda l’attività manageriale devo dire che lo studio di per sé non ha influito sulla mia carriera: certe cose non si studiano, creare i rapporti e rinforzarli è il segreto. Inoltre, ho sempre avuto una attitudine più alla managerialità che alla guida tecnica, in quanto è il ruolo di disamina tecnica e di intrattenimento di rapporti societari, istituzionali e di calcio-mercato che sempre mi ha affascinato. Il ruolo di mister, a mio avviso, non mi apparteneva.

Come ti sei avvicinato al calcio femminile?

Agliana è una delle piazze storiche del calcio femminile in Italia, con titoli vinti come lo Scudetto 1994/1995 e la Coppa Italia 1996/1997, ed io in Agliana sono nato e sono cresciuto, con un avvicinamento quasi naturale e spontaneo a questo mondo. Ho iniziato giovanissimo come addetto stampa alla Real Aglianese. Allora la compagine nero-verde militava in Serie C – Regione Toscana.

In Italia sei stato il dirigente più giovane (21 anni) a esordire in Champions League con il Verona femminile. Che sensazione si prova?

L’esordio da brividi: non tanto la gara di andata in Kazakistan contro il Kazigurt, ma il ritorno al Bentegodi. Uno stadio unico, dalla atmosfera incredibile. Poi di emozioni in Champions League ne ho vissute di stupende, dall’eliminare l’Ajax al Rigamonti ad andare a battere ed eliminare il Manchester City in casa propria con l’Atletico Madrid.

Atletico Madrid Femenino (fonte: profilo IG @martinima_23)

Che aria si respira a Madrid, patria del calcio mondiale?

Vivere e lavorare per un club come l’Atletico Madrid fa provare l’ebbrezza di un calcio mondiale,
di un apertura all’universo del pallone, con contatti globali. Gli stessi ti permettono di ottimizzare il
tuo lavoro e di perfezionarne le qualità quanto di superare i limiti.

Differenze con l’Italia?

Le differenze sono importanti e strutturali con l’Italia, forse troppe, ma il tutto si può racchiudere
nella mancanza di storicità: il femminile nelle altre nazioni ha già una storia, in Spagna i club
professionisti sono entrati nel 2001, ed a noi manca tutto questo e ciò che relativamente comporta.

Il tuo compito è quello di notare e contattare le giocatrici per i trasferimenti nel club. Tra le giocatrici portate a Fiorentina, Verona, Brescia ed Atletico Madrid, quali credi si siano rivelate le più prestanti in campo?

Cinque nomi: Lisa Boattin della Juventus (portata a Verona), Aurora Galli della Juventus (portata a Verona), Manuela Giugliano della Roma (portata a Verona e con il quale ho vissuto assieme pure l’esperienza bresciana), Elena Linari dell’Atletico Madrid (portata all’Atletico Madrid) ed Ilaria Mauro della Fiorentina (portata alla Fiorentina). Giocatrici dallo spessore umano prima che calcistico, predestinate non solo per doti tecniche ma per mentalità.

Nella tua carriera da manager hai avuto esperienze professionali alla Fiorentina Women’s FC, al Verona, al Brescia e infine all’Atletico Madrid. Piani per il futuro?

Ho offerte dall’estero come in Italia, ma mi piacerebbe rientrare. Non so se ancora sono pronto a far il Direttore, però l’idea mi accattiva.

Wanda Metropolitano, in cui l’Atletico Madrid Feminino il 17 febbraio 2019 ha sfidato il Barcellona Femenì (fonte: profilo IG @martinima_23)

Fonte immagine in evidenza: profilo IG @martinima_23.