Connect with us
ESCLUSIVA- Monti: “Ancelotti ha ora tanta pressione”

ESCLUSIVE

ESCLUSIVA- Monti: “Ancelotti ha ora tanta pressione”

Pubblicato

:

Gianluca Monti collaboratore della Gazzetta dello Sport per il Napoli ed il calcio campano. In una lunga chiacchierata gli abbiamo chiesto la sua opinione su tanti argomenti che comprendono il Napoli e non solo.

Manolas, James e forse Lozano. Il Napoli sta cambiando strategia di mercato e sembra vivere un parallelo con la prima estate di Benitez. È così?

“Vero, Ancelotti vuole incidere e lo sta facendo. De Laurentiis si sta attivando per soddisfare le richieste di Ancelotti, la qualcosa fisiologicamente porterà Ancelotti ad avere maggior pressione però ci sta che da questo punto di vista il Napoli sia tornato ad avere una strategia di mercato aggressiva.”

Fonte: profilo Instagram di Kostas Manolas

Il Napoli ha chiuso per Manolas, manca solo l’ufficialità, quanto può essere compatibile la coppia Manolas-Koulibaly?

“Non è il massimo della vita in termini di compatibilità però è talmente forte che anche se non è assemblata al meglio rappresenta una garanzia. Certo, mancherà un giocatore come Albiol, un giocatore di lettura e in grado di far ripartire l’azione anche con un passaggio verticale di 20-25 metri. Queste cose non ce l’ha Manolas, ma ha la sua forza esplosiva, unita a quella di Koulibaly andrebbe a creare una difesa davvero unica. Per il livello del calcio italiano, questa sarebbe una grande coppia. Il greco è il migliore che il Napoli potesse prendere per sostituire Albiol se pur con caratteristiche diverse.

Kalidou-Koulibaly-carriera-storia-Napoli

fonte immagine: profilo instagram @kkoulibaly26

Partendo proprio dai casi di Manolas e Albiol, hanno fatto discutere le dichiarazioni di De Laurentiis sui 2 difensori. Quando parla fa più bene o male al Napoli?

“De Laurentiis sarebbe il miglior presidente muto della storia del calcio. Il problema è quando parla perché lo fa senza filtri ma questo calcio non accetta dichiarazioni del genere. Il più delle volte non dice nemmeno cose sbagliate, il problema è che ci sono cose che non bisogna dire. Anche se rappresenta la verità o rappresenta dei discorsi che vengono fatti all’interno della società, non vanno poi fatti all’esterno verso il pubblico. Dire:“Albiol fa solo un piacere al Napoli perché se ne va” non è elegante nei confronti di Albiol, magari rappresenta una valutazione che è stata fatta sull’età del giocatore ma non è una cosa che dovrebbe uscire fuori dalle mura di Castel Volturno. Allo stesso modo anche dire che James Rodriguez lo prende solo perché lo vuole Ancelotti, mettepressione al giocatore e all’allenatore. Sono sicuramente considerazioni che sono state fatte ma se prima si espone dicendo che vuole 2 terzini e un attaccante fa capire che James non è una priorità secondo lui. “

Milan, Juventus, Inter e Roma. Tutte queste società hanno almeno un ex giocatore in dirigenza, anche una sorta di brand ambassador che al Napoli manca assolutamente, perché?

“Ci sono una serie di spiegazioni che non sono però delle giustificazioni perché bisognerebbe creare questo tipo di figure. Il Napoli di De Laurentiis ha avuto dei giocatori rappresentativi da questo punto di vista e che avrebbe avuto un futuro nella dirigenza del Napoli. Il problema però è che De Laurentiis non ama circondarsi di persone di spiccata personalità che possano togliergli un po’ di visibilità. Potevano essere dirigenti del Napoli i vari Paolo Cannavaro, Pepe Reina, De Sancits, ma nessuno di questi ha finito la carriera a Napoli. Proprio perché ADL appena vede che qualcuno prende in qualche modo spazio allora cerca di mandarli via. Dev’essere il Napoli di De Laurentiis e di nessuno più. Alla lunga però ha ragione lui in quanto dice che è l’unico che resta. Lo è certamente, ma solo perché non appena vede che in qualche modo viene oscurato fa in modo di liberarsi di chi gli fa ombra. In queste condizioni creare una figura dirigenziale che faccia da filtro è difficile.”

In questa estate si sono giocate 2 competizioni a livello “giovanile”: l’Europeo Under 21 e il mondiale Under 20. Tra le 2 selezioni italiane solo un giocatore indossa la maglia del Napoli ovvero Meret che non è nemmeno un prodotto della cosiddetta “scugnizzeria”

“Non è un caso, il Napoli fa molto bene fino all’U17 poi c’è un calo fisiologico perché quando si arriva alla Primavera bisogna in primis investire anche su ragazzi che vengono da fuori. Il Napoli investe meno sul settore giovanile rispetto alle altre società. Poi c’è un altro discorso che è quello del gap fisico che tante volte i ragazzi nati e cresciuti a Napoli ce l’hanno per dna perché non sono così strutturati. Altre volte si va a creare perché mancano delle strutture adatte per farli crescere. Il Napoli fin dove può prova a limitare il gap con i grandi tramite le individualità e il talento dei singoli che abbonda. Il discorso viene confermato dai risultati dell’Under17 e Under15 che sono arrivati a giocarsi i playoff ma poi in Primavera si perde perché mancano gli investimenti, strutture e centri sportivi che possano far crescere i ragazzi dell’Under 17. Il Napoli porta anche qualche giocatore in giro per l’Italia, spesso in Serie B e solo qualche volta in Serie A, ma ci arrivano tardi vedendo Sepe. Il Napoli non crea un giocatore dai tempi di Insigne. C’è da dire però che il livello del Napoli è alto perciò non è facile dare spazio a quei giovani emergenti. Insigne però è l’eccezione e non la regola per questo Napoli. Ho i miei dubbi sul futuro di Gianluca Gaetano, non so se potrebbe mai diventare un giocatore da Napoli. Ha qualità e una bella struttura fisica, ancora da migliorare, ma deve trovare un ruolo specifico e un allenatore che ci crede. Nel Napoli è abbastanza chiuso perciò comincerà ad andare a giocare altrove ma bisogna seguirli nel percorso, mandarlo in prestito in una società con un allenatore che ha fiducia in lui. Ho molta fiducia sul fatto che Gaetano abbia un procuratore bravo come Pastorello.

La Campania è un serbatoio di talenti, il Napoli li segue ma non ha la forza economica di prenderli come fa per esempio la Juventus che pesca spesso al Sant’Aniello (una squadra di Gargano, provincia di Napoli ndr.). C’è per esempio il difensore centrale e capitano della Juventus che è stato preso a Napoli: Raffaele Spina. “

Fonte: profilo Instagram ufficiale Alex Meret

Si sta giocando anche il mondiale femminile che sta facendo acquisire sempre più notorietà al calcio femminile. In Italia siamo comunque arrivati in ritardo però tutte le squadre più importanti in Italia hanno la propria squadra femminile ufficiale, tranne il Napoli. Come mai?

“Anche qui non è un caso. Il Napoli non ritiene questo tipo di investimento una fonte di redditività sicura in tempi brevi. Al momento per la società rappresenta un costo e quindi non crede nella squadra femminile come nella squadra Under 23, giustamente mi viene da dire. Per fare una squadra femminile importante bisogna spendere una buona somma per acquistare un titolo e non ripartire dal basso. Si deve investire su una struttura che sia per le partite ufficiali e per gli allenamenti. Si deve investire sul settore giovanile, il Napoli per avere la licenza Uefa ha solo la squadra femminile U12. Non ci credono, non so se sia giusto o sbagliato, ma è così e non se ne esce facilmente perché ora non è semplice investirci. I prezzi si sono notevolmente alzati rispetto a qualche anno fa proprio perché anche il calcio femminile sta salendo. “

La Campania sta risalendo dopo tanti anni di buio. Il Benevento ha sfiorato la Serie A, la Juve Stabia ha dominato il Lega Pro, la Salernitana si è salvata ai playout…

“Le quattro province della Campania sono tutte nel calcio che conta, l’Avellino è tornato in Lega Pro con un progetto valido con potenzialità economiche. È una situazione un po’ con il territorio, ci sono dei fermenti da questo punto di vista. Vanno fatte le cose al meglio senza sprecare delle risorse che mancavano. Bisogna provare a vincere i campionati come ha fatto il Benevento, la Salernitana ha una “madre” importante come la Lazio ma deve comunque provare a camminare con le proprie gambe. La Casertana ha investito molto e male e adesso deve capire se ha voglia di riprovarci o virare su un progetto più giovane. L’Avellino si è ripulito dopo il fallimento e potrebbe essere una protagonista della prossima Lega Pro che però ha tante squadre di blasone nel girone del meridione, si pensi al Bari e al Catania. Chi merita dei veri e propri elogi è la Juve Stabia, partita senza le pretese di vincere il campionato e con un dirigente bravo nonostante sia alla prima esperienza come Ciro Polito, ed un allenatore importante come Fabio Caserta. Un ambiente familiare che ha consentito la crescita di questi 2. Ora la Serie B è un palcoscenico diverso però anche la società si sta strutturando con l’inserimento di un nuovo socio.”

Fonte: profilo ufficiale instagram Juve Stabia

Continue Reading
Commenta

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri Sport

ESCLUSIVA – Labate (Rai Sport): “Odermatt è già il più grande di tutti i tempi. Italia al maschile? Al momento una stagione negativa”

Pubblicato

:

Labate

Ogni anno, durante la stagione degli sport invernali, il pubblico di casa ha l’opportunità di sentire la voce di uno dei più grandi telecronisti dello Sci Alpino: Davide Labate. Il noto giornalista di Rai Sport, grazie ad una nostra esclusiva, ha analizzato la stagione 2023/24 dandoci anche qualche spunto per il futuro. Tra gli argomenti trattati non mancano di certo i riferimenti al campionissimo Marco Odermatt e le lodi ad uno dei più grandi di questo sport: Marcel Hirscher. Tuttavia, di seguito, vi proporremo l’intervista integrale di Davide Labate in esclusiva.

L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI LABATE

Lei, ormai da tanti anni, racconta la Coppa del Mondo di Sci Alpino. Potrebbe dirci da dove nasce questa passione e cosa prova ogni volta che va in cabina di commento?

“Si, ormai sono quasi 15 anni – o addirittura di più – che commento. Non è una passione riferita solamente allo Sci ma, in generale, a tutti gli sport. Lo Sci mi è sempre piaciuto anche se sono siciliano ho cercato sempre di praticarlo. Non ho fatto agonismo ma sono sempre stato un appassionato. Tuttavia, quando vado in cabina di commento, provo molta ammirazione per quello che riescono a fare questi grandi atleti”.

Accanto a lei si sono seduti grandissimi ex sciatori. Che soddisfazione le dà sentire la loro voce da ex atleti che hanno avuto modo di essere loro stessi i protagonisti nelle gare?

“C’è sempre la soddisfazione di sentire la loro voce. Ma forse, la più grande, è il parere degli atleti prima della gara, stando anche in mezzo a loro. Questo è il bello dello Sci: stare a contatto con i protagonisti.

Adelboden, Wengen e Kitzbühel – molto probabilmente – rappresentano il trittico di gare per antonomasia. Potrebbe descrivere che aria si respira in quei posti a pochi giorni dall’inizio delle gare? 

Sicuramente è un qualcosa di molto molto particolare. Io, tra l’altro, aggiungerei anche Schladming che vive nel modo più puro la gara. Per quanto riguarda le tappe svizzere (Adelboden e Wengen) lì è uno sport nazionale e vedere tutta quella gente che rimane fino alla fine è bellissimo ed un grandissimo spettacolo. Kitzbuhel, invece, per esempio, con 50.000 persone resta uno degli spettacoli più belli che ci siano al mondo. Per carità, una finale del Campionato del Mondo o le Finals NBA hanno un fascino diverso solo perché è una finale. Ma lì – in Austria – è la singola gara ed è qualcosa di incredibile”.

Questa stagione è stata condizionata da molte gare annullate (Chamonix e Garmisch per esempio) per carenza di neve. Secondo lei le condizioni metereologiche cosa potranno causare in futuro?

“Ottima domanda. Bisognerà fare delle valutazioni perché non si possono avere tante gare, in calendario, sotto i 1000 metri. Tuttavia è logico che alcune “classiche” devono rimanere: in Germania, per esempio, una gara deve esserci e sarà proprio a Garmisch visto che non ci sono altre località così in alto. Però qualche aggiustamento si potrebbe fare: forse Chamonix è un rischio visto che si arriva a 1000 metri. Altri posti sono, per esempio, in Slovenia a Kranjska Gora e a Zagabria dove è giusto che le gare rimangano, però si dovrebbero avere altre località in riserva pronte ad allestire una nuova gara”.

Ha avuto modo di seguire le gesta di Marcel Hirscher, tra gli altri, che cosa ha dato allo Sci e se potesse raccontare, in particolare, la sua gara che ricorda meglio?

“Per quanto riguarda Hirscher non ricordo una gara in particolare. Notavo, invece, la carica agonistica dell’atleta che è stata qualcosa di incredibile. Riusciva a vincere anche quando era leggermente indietro – da un punto di vista tecnico – su Kristoffersen e Pinturault e se non vinceva era sempre li a mordere le code e a far sentire la sua presenza soprattutto psicologica.

Sempre su Hirscher: il ruolo che ha avuto suo papà. Cos’è stato per lui?

“Diciamo che è un po’ difficile rispondere poiché non abbiamo vissuto con lui da quando era piccolo (ride, ndr). Da un punto di vista tecnico, però, era un supporto incredibile. Veniva preso in giro quando Hirscher si è affacciato in CdM ed è stato fondamentale per la sua crescita e per i suoi successi.

Ora che è passato il dominio di Hirscher, c’è Odermatt. Pensa che diventerà lo sciatore più forte della storia?

“Per come sta vincendo forse lo è già. Gli manca la continuità su più anni ma il dominio di queste stagioni testimonia una cosa: non c’era mai stata una supremazia così netta da parte di nessun atleta.

Passiamo adesso all’Italia, in particolare quella maschile. Che bilancio possiamo trarre da questa stagione?

“Attualmente è un bilancio assolutamente negativo. Qualcosa di buono si è vista in velocità. Adesso, speriamo, che Vinatzer si riprenda del tutto, e ci aspettiamo qualcosina in più da Tommaso Sala. Per Vinatzer, soprattutto nello speciale, c’era un qualcosa legato ai materiali ma che adesso sembra superato”.

Una delle più grandi “delusioni” è stata la carriera di De Aliprandini. Il suo argento a Cortina aveva fatto capire altro. Cos’è successo in lui?

“Si, è sempre stato un buon atleta e gli è mancato qualcosa. Può dare ancora tanto ma siamo già nella parte finale della sua carriera. Sicuramente non gli ha giovato il fatto di essersi allontanato dal suo tecnico storico Walter Girardi. Non ha avuto la crescita tecnico-tattica che ci si aspettava e tuttavia è da capire cosa non ha funzionato.

Nella velocità stiamo andando bene. Paris lo vede protagonista anche l’anno prossimo? Invece su Casse e Schieder cosa può dirci?

“Per Paris sono d’accordo, sarà ancora protagonista anche perché tiene in alto la nostra bandiera nelle discipline veloci. Casse, non lo so, una brutta stagione ma ci aspettavamo di più rispetto a quello che aveva fatto vedere l’anno scorso. Schieder da valutare dopo l’intervento.

Passiamo, adesso, all’Italia femminile. Ogni anno vive grandi momenti di gloria con tante vittorie e piazzamenti sul podio. Goggia potrebbe trionfare in CdM generale come Brignone? Inoltre, chi potrebbe arrivare alla soglia delle 30 vittorie? 

“Difficile dire chi vincerà di più tra le due perché sono due grandi campionesse. Goggia, tra l’altro, ha subito l’ennesimo brutto infortunio. Io penso che lei potrebbe lottare anche per la classifica generale visto che la discesa e il Super-G sono il suo forte. Se trovasse la continuità sarebbe li a battagliare con Shiffrin, considerando che quest’ultima gareggia in tutte e quattro le discipline. Però, con questo infortunio, tutto complicherà i piani. Vediamo se l’anno prossimo ritornerà ai suoi livelli.

Ci sarà mai qualcuno che potrà battere il record delle 50 vittorie di Alberto Tomba?

“Attualmente è difficile dirlo poiché fatichiamo anche a vincerne una soltanto. Quindi non credo che sia pronosticabile una cosa del genere. Ci teniamo quel pizzico di speranza in più per il futuro”.

Mikaela Shiffrin è entrata sempre di più nella storia. Un suo commento personale?

“Non lo so: chi vince 100 gare di CdM  penso non lo si possa nemmeno commentare. Non c’è altro da aggiungere: solo complimenti a questa grande atleta”.

Ai Giochi Olimpici del 2026, cosa possiamo aspettarci dalla spedizione azzurra?

“Al momento molto poco. Bisogna anche far presto altrimenti arriviamo in ritardo anche per i Mondiali del 2029 qualora si disputassero in Val Gardena. A Milano-Cortina siamo aggrappati a Paris e Vinatzer, in campo maschile, sperando che il primo ci arrivi. In campo femminile c’è l’incognita Goggia, Brignone dovrebbe esserci come Bassino che con i suoi alti e bassi potrebbe essere mina vagante. E poi, chissà, se le sorelle Delago torneranno ad essere protagoniste e anche Laura Pirovano sembra fare quel passo ulteriore per arrivare sul podio. Inoltre attenzione a Vicky Bernardi che sta venendo su bene avendo un grande coach come Massimo Longhi che ha mandato più atleti in nazionale negli ultimi 10 anni. Lei, ricordiamo, è una classe 2002 e potrebbe fare bene in velocità.

 

Fonte immagine di copertina: Rai Sport

Continua a leggere

Calcio femminile

ESCLUSIVA – Morace: “Serve una risposta per far crescere il calcio femminile”

Pubblicato

:

Carolina Morace Italia Milan calcio femminile

Un simbolo indiscusso del calcio femminile in Italia. Con Carolina Morace, il calcio femminile è salito alle luci della ribalta nei primi anni Ottanta, trovando spazio anche nell’opinione pubblica. Al contempo, però, sono emersi anche tutti i problemi con cui il movimento, ormai non più neonato, si trovava a convivere.

Da Carolina Morace in poi, però, il calcio femminile ha fatto una sterzata importante, fino a diventare lo sport conosciuto e seguito che è oggi. Nel frattempo, Morace ha appeso gli scarpini al chiodo e ha iniziato la carriera da allenatrice, fino a diventare CT delle azzurre, tra il 2000 e il 2005, e del Canada (con cui ha vinto una CONCACAF Women’s Championship e una Cyprus Cup) dal 2009 al 2011. Oggi ricopre anche il ruolo di opinionista e commentatrice tecnica per alcune emittenti nazionali.

La redazione di Numero Diez l’ha intervistata, in esclusiva, per cercare di fare un quadro di quello che è il movimento del calcio femminile oggi. E, in particolare, della figura della donna nel calcio. Anche a margine dell’avvento del primo arbitro donna, Maria Sole Ferrieri Caputi, in Serie A. E del ritiro, dalla nazionale, di Sara Gama.

Buongiorno signora Morace, parliamo con lei che è un simbolo del calcio femminile in Italia. Negli ultimi anni l’onda del calcio femminile è salita alla ribalta: cosa è cambiato rispetto a qualche anno fa, quando era guardato con maggiore sospetto?

Quello che è cambiato è che si sono avvicinati i mass media, da Sky alla Rai a tanti altri. E quindi, la gente ha cominciato a guardare il calcio femminile. Il calcio femminile è piaciuto e da lì in poi, contemporaneamente, sono entrate anche le squadre professionistiche maschili e questo ha portato il boom del calcio femminile. Ma c’è ancora tanto da fare perché questa è la richiesta degli spettatori, della gente comune a cui piace anche il calcio femminile. Ora ci deve essere una risposta del movimento, nel senso che dobbiamo far crescere questo sport”.

A questo proposito, quale pensa che sia lo stato di salute del calcio femminile italiano in questo momento?

In generale, non è un calcio in salute. Di questo ce ne accorgiamo dalle due mancate qualificazioni ai Mondiali, per quanto riguarda il calcio maschile. Ma anche per quanto riguarda il calcio femminile, le cose non stanno andando benissimo. Quindi, direi che c’è problema è del calcio in generale, non solo del calcio femminile”.

Di recente l’Italia femminile ha dovuto salutare un altro simbolo: Sara Gama, capitano storico della nazionale femminile, ha lasciato la nazionale. Che ricordi ha di lei?

Io non ho mai allenato Sara Gama. Quello che posso dire è che la ricordo come la capitana della nazionale, un capitano come ce ne sono stati tanti altri. Sono stata capitano anche io, Patrizia Panico e Sara Gama. È stata eletta a simbolo, continuerà a essere simbolo perché è il ruolo che le hanno affidato. Continuerà a fare quello che sta facendo per il movimento”.

Le donne ora sfondano anche nel calcio maschile e non solo sul rettangolo di gioco: in Serie A maschile c’è Maria Sole Ferrieri Caputi come arbitro e la sua presenza è stata accolta come una novità straordinaria. Quanto influiscono queste cose, per infondere ancora di più la passione del calcio nelle ragazzine?

Secondo me si tratta anche di far capire alle famiglie che attraverso il calcio si può avere un futuro, anche lavorativo. Il fatto che il calcio femminile sia professionistico è importante perché questo avvicina le giocatrici e le ragazzine, e soprattutto spinge le famiglie. Perché un conto è fare uno sport che, tra virgolette, non diventerà mai il tuo lavoro. E un conto invece è investire il tuo tempo su quello che magari in un futuro sarà il tuo lavoro. Che sia fare la giocatrice, l’allenatrice, l’opinionista, fare la giornalista, tutto quello che ruota attorno. Io credo che bisognerebbe fare di più per allargare la base del calcio femminile. Del resto, se negli altri paesi simili alla cultura italiana ci sono oltre 100.000 tesserate, in Italia siamo 30.000. Quindi c’è qualcosa che non va nella comunicazione”.

Continua a leggere

Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Mandelli: “Vi svelo il metodo di Pioli! Il Torino può arrivare in Europa”

Pubblicato

:

Davide Mandelli, vice-allenatore della Nazionale di Malta, ex giocatore di Monza, Siena, Torino, Chievoverona

ESCLUSIVA MANDELLI – Davide Mandelli ha espresso le sue opinioni e le sue considerazioni nel corso di un’intervista rilasciata ai nostri microfoni, raccontando tappe fondamentali della sua carriera ed esponendo varie considerazioni sulla stagione in corso.

In particolare, l’attuale vice-allenatore della Nazionale di Malta, assistente di Marcolini, ha offerto vari spunti di riflessione in merito all’evoluzione del Monza, dove è iniziata la sua carriera di giocatore, fino ad analizzare la figura di mister Stefano Pioli, suo allenatore nella stagione 2010/11 sulla panchina del Chievoverona, e di Ivan Juric, emblema della crescita del Torino. Ovviamente, senza evitare riferimenti al proprio percorso attuale, rivelando gli obiettivi internazionali della selezione maltese.

Di seguito riportata l’intervista esclusiva a Davide Mandelli.

ESCLUSIVA MANDELLI: IL MONZA SECONDO UN BRIANZOLO

Da brianzolo, cresciuto nel settore giovanile biancorosso, cosa hai provato e stai provando nel vivere la scalata del Monza?

“Con l’approdo a Monza di Berlusconi e Galliani tutti immaginavamo e speravamo che il percorso fosse questo. Il tempo impiegato per arrivare nella massima serie è stato brevissimo, ma è stata una soddisfazione per tutti proprio perché è stata la prima volta nella storia del Monza in Serie A. Adesso c’è grande entusiasmo“.

Palladino potrebbe lasciare Monza a fine stagione. Al posto di Galliani, a chi penseresti come successore?

“Domanda complicatissima. Non so se Palladino vorrà andar via o ha altre opportunità. Ci si incontrerà a fine stagione e tutte le parti prenderanno una decisione comune. Sicuramente c’è da fare un grande applauso al mister perché sta facendo un gran lavoro: la squadra gioca bene, corre e sta dando il massimo di sé. Poi, il futuro di Palladino non lo conosco“.

In un ipotetico futuro ti vedresti bene sulla panchina del Monza da allenatore?

“Beh, è un sogno fin troppo esagerato. È normale che quando ci si approccia a questo lavoro, indipendentemente dal mio ruolo attuale di collaboratore, bisogna cercare di stare all’interno delle proprie competenze e dei propri spazi. In futuro non nascondo che mi piacerebbe provare un percorso importante, ma da lì a pensare alla panchina del Monza, è difficile”.

ESCLUSIVA MANDELLI: LA REALTÀ DI MALTA

In merito al tuo ruolo attuale da collaboratore della Nazionale di Malta, qual è l’atmosfera che si vive in vista degli impegni di Nations League?

“Qui ci sono tutti i presupposti per fare un buon lavoro, perché abbiamo tutte le strutture necessarie per poter lavorare in maniera corretta. Ci stiamo preparando ai prossimi impegni, ossia le amichevoli di marzo, per poi affrontare la tappa delle amichevoli di giugno. Solo dopo queste gare si punterà all’obiettivo di fare una grande Nations League nei tre mesi settembre-ottobre-novembre, in cui punteremo ad arrivare primi nel girone“.

Rimanendo in tema Malta, l’attuale allenatore è Marcolini, con cui hai condiviso lo spogliatoio anche da giocatore in carriera. Come cambia l’attitudine personale nel passaggio da giocatore ad allenatore, avendolo vissuto direttamente in questo caso?

“È vero che da allenatore si hanno più responsabilità e ci sono un milione di fattori in più a cui pensare, ma la cosa fondamentale è rimanere se stessi. A maggior ragione, essendo stati calciatori, si capisce subito quando qualcuno bluffa o finge di non essere quello che è, perdendo credibilità. L’importante è avere linee guida e regole, però ognuno deve seguire il proprio modo di essere”.

ESCLUSIVA MANDELLI: SUL TORINO

Il Torino ha possibilità di raggiungere un piazzamento che permetterà loro di giocare in Europa, guidato da Juric?

“Credo che le possibilità ci siano perché il campionato è ancora lungo e il distacco non è così enorme da quelle avanti. È chiaro che ci sono tante squadre coinvolte e si rischia sempre di perdere punti importanti, rubandoseli fra loro. Tuttavia, le prestazioni e del Torino sono ottime e ci sarà l’opportunità di provarci fino alla fine. Se si rientrerà fra le squadre europee non lo so, siccome vi sono altre squadre molto attrezzate per ambire a quelle posizioni. Ciononostante, i frutti del lavoro di Juric sono evidenti, la squadra si riconosce nelle caratteristiche del suo allenatore. I presupposti per continuare un buon percorso ci sono, ma saranno fondamentali gli scontri diretti e gli eventuali periodi di difficoltà”.

ESCLUSIVA MANDELLI: L’EVOLUZIONE DI PIOLI

Pioli è stato uno dei tuoi allenatori al Chievo. Conoscendolo direttamente, quanto si è evoluto a livello tattico dal 2010 a oggi?

Ho un debole per il mister. Oltre a essere un grande allenatore, è una grandissima persona e, quindi, ne parlo sempre bene. Per quel che riguarda la sua evoluzione, ho avuto modo di apprezzare quasi tutte le sue partite dal vivo durante lo scorso campionato. Dunque, posso affermare che non c’è mai una partita uguale alle altre. Mister Pioli adotta accorgimenti sia difensivi che offensivi, i quali fanno capire il grande studio che c’è tra partite. Anche quest’anno sta facendo lo stesso e, nonostante qualche risultato meno positivo, si nota il suo studio e il suo aggiornamento costante, come testimoniato dalla diversa attitudine dei calciatori di volta in volta”.

Potenzialmente, mister Pioli può trascinare il Milan alla conquista dell’Europa League? Merita il rinnovo per aprire un lungo ciclo in rossonero?

“Essendo di parte, direi che merita tutto. Riguardo l’Europa League, il Milan ha tutte le carte in regola per arrivare in finale. Ci sono squadre forti e toste, contro le quali è necessario lottare per vincere una competizione europea. Il Milan può farcela, ma a volte sono i dettagli a fare la differenza”.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Davide Mandelli

Continua a leggere

Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Mandelli si racconta: “Ibra il più forte di tutti. Il Chievo della Champions…”

Pubblicato

:

In foto: Davide Mandelli, ex calciatore di Monza, Chievo e Torino e vice-allenatore della Nazionale di Malta; Adriano, ex calciatore di Parma, Inter, Fiorentina, Roma e Flamengo

ESCLUSIVA MANDELLI – Il primo decennio del XXI secolo è stato un periodo molto complesso per il calcio italiano, in cui si sono alternati momenti di gloria e crisi profonde, tra grandi campioni e il caso Calciopoli. Un percorso simile lo ha vissuto il Chievoverona, una delle realtà provinciali più sorprendenti di quegli anni, capace di avvicinarsi concretamente alla Champions League e, al tempo stesso, di sprofondare verso il basso, fino al fallimento.

I tifosi clivensi hanno vissuto un’epoca d’oro nei primi anni 2000, in cui hanno avuto la possibilità di acclamare allenatori e giocatori di alto livello. Fra questi, rientra senza ombra di dubbio Davide Mandelli, difensore e bandiera del club gialloblù, nato anagraficamente e calcisticamente a Monza, cresciuto a Torino e consacratosi a Verona. L’ex difensore, attualmente vice-allenatore della Nazionale di calcio di Malta, si è raccontato in un’intervista alla nostra redazione, raccontando vari aneddoti della sua carriera.

Di seguito riportata l’intervista esclusiva a Davide Mandelli.

ESCLUSIVA MANDELLI: IL PERIODO A TORINO

Per quel che riguarda il tuo passato con la maglia del Torino, quanto ha influito la crisi societaria dei primi anni 2000 sia in campo che nelle prestazioni extra-campo per voi calciatori?

“Io ho lasciato Torino prima della fatidica confusione provocata dalla mancata promozione, nonostante avesse vinto i playoff, a causa dei vari problemi che c’erano. Ti dirò che quello è stato il rammarico della mia carriera perché rientrando dal prestito a Siena, dove avevo appena vinto il campionato di Serie B, avevamo una squadra che doveva e poteva andare in Serie A, lottando fino in fondo. Lì è mancato qualcosa sicuramente”.

ESCLUSIVA MANDELLI: L’AMORE PER IL CHIEVO

Il tuo esordio in maglia Chievoverona e, in particolare, in Serie A, è avvenuto in un’occasione tutt’altro che facile (Chievo-Inter 2-2). In quella partita hai dovuto fronteggiare il duo Adriano-Vieri, con il primo autore di una rete. Si può dire che l’Imperatore sia stato il giocatore più forte mai affrontato? In caso contrario, chi individueresti come tuo avversario più forte?

“Sicuramente esordire in un match così non è semplice, ma nonostante la poca esperienza avevo un’età importante e avevo imparato molto dalla Serie B. In tale occasione, ho appreso di dover giocare titolare due ore prima della gara, al contrario di quanto sapevo fino al giorno precedente. Dunque la pressione non l’ho sentita tanto: sono entrato in campo e dato tutto. Fondamentalmente, quando si tratta di affrontare giocatori di quel valore, hai poco da perdere, anche se fare brutte figure e commettere errori non fa mai piacere a nessuno. Ho vissuto il mio esordio in Serie A in maniera piuttosto tranquilla, rispetto a situazioni di difficoltà emotiva e agitazione vissute in altre situazioni successive.

Il calciatore più forte mai marcato? Ho avuto la fortuna e, di conseguenza, la sfortuna di incontrare grandissimi campioni. Fare un nome solo è difficile, ma fra tutti ricordo bene Ibrahimovic, perché “sfortunatamente” l’ho incontrato con la Juve, l’Inter e il Milan. Tra i campioni di quel periodo lì, però, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta: Totti, del Piero, Shevchenko, Crespo…”.

Il ritorno contro la Beneamata (Inter-Chievo 1-1) è stata un’altra occasione memorabile per te, avendo segnato il tuo primo gol in Serie A. Da bandiera del Chievo, quella rete che ricordi ti evoca?

“È stata una grandissima soddisfazione. Il primo gol non si scorda mai, a maggior ragione perché sono nativo della zona e sono cresciuto seguendo il Milan a San Siro. Quello era il “mio stadio”, parlando da tifoso, e segnare in quel luogo il mio primo gol contro l’Inter, in una partita finita con un risultato positivo, è un piacere da ricordare”.

Nel corso delle tue otto stagioni a Verona, c’è mai stata l’opportunità di cambiare maglia verso un top team o hai rifiutato varie opportunità per amore del club, seguendolo anche in Serie B?

“Ci sono stati frangenti in cui operazioni di mercato avrebbero potuto cambiare la mia carriera, ma non si trattava di squadre d’élite. Per questo sono sempre rimasto con la maglia gialloblù, scegliendo di fare un sacrificio calcolato dopo la retrocessione. Ognuno di noi aveva qualcosa da restituire al Chievo dopo anni bellissimi, dove abbiamo vissuto i preliminari di Champions League. Non nascondo che ci sono state difficoltà a inizio stagione, specialmente durante il ritiro estivo, dove il mercato poteva creare problemi non solo a me, ma anche ai miei compagni. Successivamente ci siamo guardati in faccia e la realtà dei fatti dice che avevamo un solo obiettivo, poi realizzato: tornare subito in Serie A. In caso contrario sarebbe stato un problema per noi e per la società. Abbiamo dimostrato di avere qualità e valori superiori alle altre, sebbene non sia sempre scontato risalire immediatamente dopo una retrocessione”.

Hai accennato a una partita top della tua carriera, ossia il preliminare di Champions League. È stata la partita più significativa per te? Che emozioni si vivono in tale occasione?

“Avendo parlato di rammarico più grosso della mia carriera come stagione a Torino, invece Chievo-Levski Sofia è stata senza dubbio la gara più rammaricante. All’andata ero infortunato e non ho potuto partecipare alla trasferta a Sofia. Al ritorno ho giocato ma non ero al 100%. Era la partita più importante della mia carriera ma sapevo che sarebbe stata l’unica, salvo il passaggio del turno. Mandare giù l’assenza nel primo incontro è stato complicato, così come l’eliminazione. Ciò ci ha portato a giocare i preliminari anche in Europa League, persi anch’essi. Il contraccolpo psicologico e i problemi vari sono stati fatali, portandoci alla retrocessione all’ultima partita”.

Hai condiviso lo spogliatoio con giocatori davvero importanti, come Julio Cesar, Sorrentino o Tiribocchi, con quest’ultimo che ha condiviso varie esperienze con te. È lui l’emblema del bomber di provincia? 

“Simone (Tiribocchi) è un mio grande amico, ci frequentiamo tuttora. È stato un grandissimo attaccante, con cui ho condiviso lo spogliatoio a Torino, Siena e a Verona per 4 stagioni. L’unica cosa poco carina che posso dire su di lui, è che quando giocavamo contro lui faceva sempre gol, forse perché mi conosceva bene o perché riusciva a tirar fuori il coniglio dal cilindro. Dopo le partite è stata dura andare a cena con lui (ride n.d.r.)”.

Scelta molto delicata: hai condiviso lo spogliatoio con 3 simboli del Chievo come Tiribocchi, Pellissier e Amauri. Chi ti dava più garanzie fra loro?

“Dico Sergio (Pellissier) perché è stato il mio capitano per tanti anni ed è stato il miglior marcatore della storia del club, infrangendo record impossibili. Però, non vanno tralasciati gli altri due, perché nella nostra stagione migliore tutti e tre hanno disputato un campionato davvero importante. In seguito hanno scelto strade diverse, ma stiamo parlando di 3 grandissimi attaccanti”.

ESCLUSIVA MANDELLI: LA VITA DURANTE CALCIOPOLI

Da giocatore di Serie A durante il periodo di Calciopoli, come hai gestito questa situazione, sia in campo che fuori?

“È stato un periodo in cui si sono susseguite notizie poco gradite. Il momento era molto difficile, ma credo che il calcio italiano ne sia uscito rinforzato, a maggior ragione dopo la vittoria del Mondiale. Purtroppo sono successi questi fatti e bisogna prenderne atto, sperando che non ricapiti nuovamente. Questo discorso rappresenta una brutta pagina del calcio tricolore. Ora è giusto guardare avanti con fiducia, avendo superato questo momento”.

Continua a leggere

I nostri approfondimenti

Giovani per il futuro

Esclusive

Fantacalcio

Serie A

Trending

Scarica L'App

Copyright © 2022 | Testata giornalistica n.63 registrata presso il Tribunale di Milano il 7 Febbraio 2017 | numero-diez.com | Applicazione e testata gestita da Número Diez SRL 12106070969