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ESCLUSIVA - Tutti i dettagli sulla situazione di Premium Sport e intervista a Ricky Buscaglia

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ESCLUSIVA – Tutti i dettagli sulla situazione di Premium Sport e intervista a Ricky Buscaglia

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Amiche e amici di Premium Sport abbiamo trascorso tre anni bellissimi insieme, ma ora è arrivato il momento di salutarci. Insieme all’enorme ringraziamento per essere stati con noi vi ricordo che per gli abbonati di Mediaset Premium il grande calcio continua grazie all’offerta di DAZN inclusa nel vostro abbonamento

Così, con queste parole semplici e coincise della giornalista Giorgia Rossi racchiuse in video, Premium Sport ha ufficialmente chiuso i battenti. Una notizia che ha di fatto sconvolto non solo molti abbonati, ma anche appassionati di calcio e sport che negli anni si erano affezionati all’emittente milanese.

Nel clamore generale, però, non si è ben capito cosa sia successo ai canali sportivi targati Mediaset e cosa ne sarà del futuro dei giornalisti. Proprio per questo motivo proviamo ora a fare un po’ di chiarezza.

Dal primo agosto, sono stati spenti i canali Premium Sport, fatta specie per Premium Sport 2, che trasmetterà le ultime amichevoli estive del Napoli prima di chiudere. I nuovi abbonati, ora, avranno disponibile un solo pacchetto che include Cinema, Serie TV e Eurosport 1 e 2, che trasmetterà tennis, ciclismo, sport invernali e altro. Gli appassionati di calcio, invece, potranno usufruire dell’offerta Dazn con tre partite in esclusiva ad ogni giornata di campionato.

Cosa sarà delle trasmissioni Premium, così come del futuro dei giornalisti a esso legati, non è ancora dato sapere nulla. L’unica cosa certa al momento è che resterà Sportmediaset, il tg all news, e con esso i giornalisti, tra conduttori e inviati, che ne fanno parte. Confermato per la prossima stagione anche Pierluigi Pardo ed il suo Tiki-taka, in chiaro su Italia Uno. Sempre in chiaro sarà possibile vedere “Pressing“, una nuova trasmissione simile a “Controcampo“, andata in onda dal 1998 al 2012.

In attesa di nuovi aggiornamenti, abbiamo intervistato in esclusiva un ormai ex giornalista di Premium Sport, Ricky Buscaglia, che ci ha parlato della chiusura dell’emittente. La chiacchierata è stata anche l’occasione per approfondire alcuni temi legati al giornalismo e in particolar modo alla telecronaca.

Quali sono le sue impressioni sull’esperienza, appena terminata, presso Premium Sport?

È stata un’avventura, per me di 12 anni, sicuramente emozionante. Ci sono ricordi stupendi, amicizie che si sono create lungo il cammino. Ho anche avuto l’occasione di scoprire i grandi di questo lavoro, quali Piccinini, Pardo, Foroni, Brandi e molti altri, che si sono rilevate persone con tanta dolcezza e umiltà, sempre pronte a dare una mano. Al loro fianco credo di essere cresciuto, oltre che professionalmente, anche umanamente. Dodici anni sono un pezzo di vita importante, di cui conservo solo ricordi positivi.

Quali sono stati, secondo lei, i punti di forza e quelli di debolezza, che inevitabilmente hanno portato alla chiusura, di Premium Sport?

Non so rispondere sui punti di debolezza perchè sono scelte più grandi di noi e le strategie non sono di mia competenza. I punti di forza, invece, sono tanti. Il più importante è stato il costante livello di crescita che abbiamo tenuto. Siamo cresciuti arrivando, alla fine, a offrire un Mondiale da urlo, come testimoniano i dati e i rilevamenti di apprezzamento. Il Mondiale, quindi, è il nostro specchio: noi siamo quelli lì.

Precedentemente ha citato, tra gli altri, Sandro Piccinini, un telecronista importante che fa parte della storia dell’emittente di Cologno Monzese. Qual è il telecronista a cui maggiormente si ispira per il suo lavoro?

Io sono cresciuto con le radiocronache di “Tutto il calcio minuto per minuto”, dunque i miei principali riferimenti restano Sandro Ciotti e Enrico Ameri. Poi, crescendo, ognuno prende la propria strada, anche se bisogna avere la capacità di imparare da tutti.

Quali sono i principali segreti per realizzare una telecronaca di grande livello? C’è tanto studio dietro, ma lei ha un trucco che utilizza particolarmente?

Ci sono delle regole che un telecronista deve rispettare, anche se la principale è quella di tener incollato allo schermo il telespettatore. Credo, dunque, che non bisogna assolutamente rovinare una partita stupenda e riuscire a valorizzare un match noioso. Il telecronista poi non deve diventare protagonista, ma semplicemente raccontare la partita, senza mentire al pubblico…

Cosa pensa della particolare tecnica, usata dalla coppia Callegari-Cravero durante il Mondiale, di intervallare la telecronaca con dei rischiosi silenzi per lasciar spazio al sonoro della partita?

È condivisibile perchè, come dicevo prima, il telecronista non deve essere invasivo, piuttosto fare da tramite raccontando la partita, l’elemento che conta. Gli attimi di silenzio permettono di far vivere le emozioni dello stadio.

Come mai, avendo la passione per il giornalismo, da giovane ha scelto, in ambito universitario, la facoltà di Scienze Politiche?

Ho scelto Scienze Politiche perchè, a mio giudizio, era la facoltà che apriva la mente ed, essendo variegata, arricchiva le mie conoscenze. È una facoltà che ti dà una mentalità flessibile, importante per il nostro mestiere perchè bisogna essere aperti e rapidi nel cambiare materia e apprendimento. Questo, però, non significa che scegliendo Scienze Politiche si diventa automaticamente giornalisti. Il giornalismo è un mestiere che si impara facendo, stando sul campo, sporcandosi le mani. Non c’è scuola o facoltà universitaria che insegni a fare il giornalista. La teoria è importante, ma bisogna imparare soprattutto la pratica!

Si ringrazia il giornalista Ricky Buscaglia per la grande disponibilità e le dichiarazioni rilasciate in materia di giornalismo. A lui,  come a tutti gli ex giornalisti di Premium Sport, facciamo un grande in bocca al lupo per il futuro lavorativo.

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ESCLUSIVA – Doveri: “Con il VAR più serenità per l’arbitro. Siamo aperti alla comunicazione, ma servono orecchie pronte ad ascoltare”

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Doveri

Daniele Doveri, uno degli arbitri più rinomati nel panorama calcistico internazionale, è intervenuto ai microfoni di Numero Diez, nell’ambito del format Behind The Mask. Doveri ha analizzato i cambiamenti e i retroscena del suo ruolo, offrendo un’interessante prospettiva sulle dinamiche che caratterizzano la vita di un direttore di gara internazionale. Queste le sue dichiarazioni.

LE PAROLE DI DOVERI

Innanzitutto, come stai dopo stai dopo l’infortunio in Lecce-Inter?

“Sto abbastanza bene. Ho avuto una piccola distorsione alla caviglia mentre tornavo negli spogliatoi. La fortuna vuole che in Serie A abbiamo il quarto uomo, per cui la gara ha potuto proseguire senza nessun problema”.

L’anno scorso, in un incontro con i giovani arbitri, hai detto questa frase: “Quando faccio una partita devo entrare in connessione con i calciatori, perché sono loro che decidono quanti falli devo fischiare”. In campo bisogna avere una certa autorità, tu come te la sei costruita? Quanto è importante il rapporto con i calciatori in questo?

“Bisogna avere una grande autorevolezza, più che una grande autorità, e soprattutto una grande esperienza. L’esperienza ci viene data dal percorso che facciamo da quando siamo giovani arbitri, perché il nostro è un percorso abbastanza lungo. L’esperienza non è qualcosa che si riesce ad acquisire o a comprare, ma qualcosa che devi costruire di gara dopo gara. Entrare in connessione con la partita con i giocatori significa proprio questo: capire che tipo di gara i giocatori stanno interpretando e, in base a quello, modulare gli interventi”.

Un arbitro, per fare questo percorso, che caratteristiche deve avere?

“La caratteristica principale è quella della personalità. Un arbitro si trova, sin da ragazzino, a dover decidere sotto pressione, che non è una cosa comune a tutti a quell’età. Il giovane arbitro deve avere una grossa personalità per riuscire ad isolarsi dalle pressioni e dall’ambiente e continuare a fare il suo lavoro nel migliore dei modi.

Un’altra caratteristica dell’arbitro moderno è certamente la parte atletica, la parte fisica: è evidente che i calciatori sono estremamente performanti, le tattiche di gioco sono velocissime, per cui oggi non è pensabile a un arbitro che rimanga costantemente a 30-40 metri dall’azione. Quinci è importante che gli arbitri si allenino, come facciamo a tutti i livelli. Un’altra caratteristica secondo me è la conoscenza del calcio perché, proprio per interpretare le regole e per entrare in sintonia con l’ambiente che si va ad arbitrare. Dobbiamo essere anche curiosi e studiosi di calcio sotto tutti i suoi punti di vista”.

Il calcio è in costante cambiamento: una delle più grandi novità, dal punto di vista regolamentario, è il VAR. Com’è arbitrare con l’ausilio di questa tecnologia?

“È molto più bello e semplice. Io ho tanti anni di esperienza nella massima categoria nazionale e ho iniziato senza il VAR. Ricordo bene quando sbagliavamo e non avevamo la possibilità di correggere praticamente in tempo reale l’errore. Ricordo bene il dispiacere, quando terminava la partita, di aver commesso un errore. E quindi, da un punto di vista sportivo, di aver condizionato un pochettino il risultato. C’era anche la difficoltà di proseguire la gara stessa: il paradosso stava nel fatto che tutti sapessero che c’era stato un errore e l’unico a non saperlo era l’arbitro, l’unico deputato a prendere decisioni all’interno del gioco.

Oggi abbiamo la fortuna di avere questo strumento, che ci dà molta più serenità da questo punto di vista, perché controlla praticamente quattro situazioni importantissime delle dinamiche arbitrali. Ci dà tranquillità, perché sappiamo che in presenza di un caro evidente errore abbiamo un collega che ci invita a fare una revisione e magari a scegliere, in seconda battuta, la decisione corretta”.

Come deve agire un arbitro nella maniera corretta dopo un errore, sia durante che dopo la partita?

“Non solo guardiamo i nostri errori, ma ci confrontiamo con le situazioni corrette di tutti i colleghi del mondo, proprio perché usiamo le clip a scopo didattico. Il concetto è che l’esperienza di uno diventa l’esperienza di tutti, quindi noi facciamo dei video, andiamo a riprendere le partite dei ragazzi dell’Organo Tecnico Provinciale e facciamo riunioni tecniche con i loro video, per mettere a fattor comune l’esperienza del collega.

Poi non si fanno vedere solo gli errori, ma anche le cose fatte bene. Questo perché anche le cose fatte bene vanno messe a fattor comune. La cosa che non deve fare un arbitro, quando si accorge di aver commesso un errore, è proprio quella di non farsi influenzare. Quindi la bravura di un arbitro sta nel chiudere il capitolo errore e guardare avanti”.

Con l’avvento di OpenVAR, c’è un confronto diretto dal punto di vista delle decisioni arbitrali. Secondo te, questa apertura è una cosa buona per l’AIA?

“È una cosa sicuramente importantissima, la nostra dirigenza ci sta lavorando molto. Ci siamo aperti a tutti i canali tematici, piattaforme social, interviste, OpenVAR… sono state messe in campo tante attività, volte ad aprire il mondo arbitrale al pubblico. La difficoltà più grande è che, a volte, non ci sono delle orecchie disposte ad ascoltare. Tutto quello che interessa del nostro mondo è capire se Doveri ha sbagliato o non ha sbagliato. Non interessa il percorso che ha portato Doveri all’errore, tutte le difficoltà e tutti i momenti più o meno difficili che deve affrontare.

Tutte le settimane, purtroppo, ho dei genitori che mi chiamano dagli ospedali: dei ragazzi vengono colpiti in categorie, in partite che, sportivamente parlando, contano il giusto.  Dovrebbero essere solo scuole di formazione per i giovani calciatori e per i giovani arbitri. La cosa che a me turba di più è che spesso la violenza viene da chi dovrebbe essere educatore: allenatori, genitori, presidenti… Una riflessione che si dovrebbe fare sul mondo arbitrale dovrebbe andare anche in questa direzione”.

Dal punto di vista arbitrale, ci sono delle somiglianze tra il calcio professionistico e le categorie inferiori?

“Soprattutto a livello comportamentale i calciatori più o meno si assomigliano. La logica con cui entrano in campo e affrontano le partite, sono le stesse da livelli regionali fino ai livelli nazionali. La cosa che ovviamente cambia di più non è tanto quello a livello comportamentale, ma piuttosto la velocità, la parte tecnica e atletica. Un arbitro, una volta che ha imparato a gestire l’aspetto comportamentale, deve conoscere il calcio e allenarsi per poi andare verso un calcio professionistico”.

Quali giocatori ti sarebbe piaciuto arbitrare?

“I calciatori del passato ovviamente, i miti, i miti trasversali. Mi piacerebbe veramente avere a macchina del tempo e andare a vedere soprattutto i calciatori in bianco e nero. Dei Maradona, Baggio, Messi, abbiamo dei filmati che ci riempiono gli occhi. Mi piacerebbe andare con la macchina del tempo e vedere com’era veramente il livello del calcio ai tempi di calciatori come Pelè e Di Stefano, di cui si sente parlare tantissimo e vengono paragonati ai mostri sacri dei nostri tempi”.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi e come vedi il futuro di Daniele Doveri nei prossimi anni?

“Il mio prossimo obiettivo è la prossima partita. E all’interno della partita, ogni minuto della partita. Io vivo per obiettivi a brevissimo tempo, perché credo che per costruire grandi obiettivi tu debba darti degli obiettivi appunto raggiungibili a breve scadenza”.

Cosa consiglieresti a un giovane arbitro e perché consiglieresti a un giovane appassionato di calcio di intraprendere questo percorso?

“A un giovane arbitro consiglio ovviamente quello di dare tutto, perché comunque per quanto il percorso sia difficile è comunque un viaggio stupendo, a prescindere dalle categorie in cui si arbitra. Spesso ho incontrato colleghi in tutta Italia felicissimi di aver fatto una partita eccellenza, che è difficile da spiegare per chi non vive il nostro mondo. A chi non fa l’arbitro consiglio di fare l’arbitro perché è un modo diverso di stare dentro questo mondo e di viverlo da protagonista.

Un altro aspetto molto importante è l’aspetto formativo: a 14 anni bisogna prendere delle decisioni in campi difficili, ambienti difficili, e farlo a quell’età non è così scontato. A livello formativo, la nostra attività ha veramente un valore aggiunto. Poi c’è tutta la parte associativa: in Italia siamo più di 32/33 mila persone, per cui è una cosa importantissima sia la socialità che il gruppo e tutto quello che ne consegue”.

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Champions League

ESCLUSIVA – Giovanni Bia: “Inter, il campionato è chiuso. Su Napoli-Juve…”

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Inter, in foto: Hakan Calhanoglu, Denzel Dumfries, Nicolò Barella, Stefan De Vrij, Carlos Augusto, Lautaro Martinez, Marcus Thuram, Benjamin Pavard Serie A Champions League

ESCLUSIVA GIOVANNI BIA – Giovanni Bia è stato un difensore rilevante del panorama calcistico italiano degli anni ’90. Il classe ’68 ha indossato le maglie di vari top club del Belpaese, come il Napoli e l’Inter, passando per realtà solide del nostro campionato, come ParmaUdineseBologna, tra le altre.

Oggi è un agente sportivo e assiste giocatori come Andrea Cambiaso, che sarà impegnato nel big-match contro il Napoli. Pertanto, Bia ha rivelato in esclusiva alla nostra redazione la sua preferenza in vista della gara, oltre ad analizzare il percorso di esponenziale crescita degli uomini di Inzaghi e le situazioni dubbie tra promozioni e retrocessioni in Serie A Serie B. Di seguito riportata l’intervista esclusiva di Giovanni Bia ai microfoni di Numero Diez.

ESCLUSIVA GIOVANNI BIA – IL PERCORSO DELL’INTER

Il campionato di Serie A è già indirizzato a favore dell’Inter?

“Sì, i discorsi sono chiusi. È davvero difficile che l’Inter possa inceppare in qualche passo falso, senza escludere la possibilità di sconfitte. Ha 12 punti di vantaggio, troppi, considerando che significherebbe perdere 4 partite”.

nerazzurri possono arrivare nuovamente in finale di Champions League?

Per me sì. L’Inter di Inzaghi ha vissuto una trasformazione veramente molto importante nell’arco degli ultimi 3 anni. Inizialmente praticava un gioco stantio e di posizione, mentre ora fa un calcio molto molto bello, al quale non eravamo abituati in Italia. Tutti partecipano al gioco, le mezzale diventano trequartisti. Hanno tutte le capacità per arrivare di nuovo in finale. Tuttavia, bastano episodi ai quarti o in semifinale e puoi uscire da un momento all’altro. Però, la Beneamata ha tutte le carte in regola per arrivare in finale anche quest’anno”.

ESCLUSIVA GIOVANNI BIA – LA PROMOZIONE DEL PARMA

La promozione del Parma in Serie A è ancora in discussione oppure ormai è cosa fatta?

“Nel calcio, soprattutto in Serie B, tutto è sempre in discussione. Mancano ancora 11 partite e, di conseguenza ci sono ancora 33 punti in palio. Tutto può succedere. Però, personalmente, mi auguro con tutto il cuore che il Parma possa centrare l’obiettivo. In primis per mister Pecchia, mio grandissimo amico ed ex compagno di squadra, perché è una persona straordinaria e un grande allenatore. Mi vanto di essere suo amico. Inoltre, anche la città e i tifosi lo meritano dopo tanti anni di purgatorio nel campionato cadetto”.

ESCLUSIVA GIOVANNI BIA – IL NUOVO NAPOLI

Alla luce delle ultime prestazioni, il Napoli è in ripresa? Cosa possono fare gli azzurri in questo finale di campionato, spinti anche dal pubblico che lei conosce bene?

“Il nuovo allenatore ha diffuso coraggio ed entusiasmo nello spogliatoio, oltre alla spensieratezza che contraddistingueva già la squadra di Spalletti. Quindi, li vedo in grande risalita, come dimostrato a Sassuolo qualche giorno fa. Hanno disputato una partita con la P maiuscola perché, nonostante i demeriti neroverdi, ci sono tantissimi meriti del Napoli. Calzona sta portando tranquillità, valorizzando i grandi singoli che ci sono in rosa. Se si ritrova questo spirito, è  una squadra che può dare molto fastidio“.

Da ex giocatore del Napoli e, al tempo stesso, agente dello juventino Cambiaso, per chi tiferà domenica?

Spero molto per Andrea, come succede sempre per i miei giocatori. I miei assistiti sono anche miei amici e persone con cui ho un rapporto straordinario. Vincere questa partita gli darebbe spinta in campionato e nella corsa Chammpions”.

ESCLUSIVA GIOVANNI BIA – LA CRISI UDINESE

L’Udinese sta deludendo le aspettative ma, alla fine, riusciranno a mantenere la categoria?

“Credo di sì, l’Udinese uscirà con tranquillità da questa zona di classifica. Non è facile fare bene e ripetersi per molti anni, guarda il Sassuolo. Tuttavia, i friulani hanno tutte le possibilità per allontanarsi dalla posizione in cui sono e portare a casa la salvezza senza problemi”. 

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Calciomercato

ESCLUSIVA – Bia, ag. Cambiaso: “La Juve lo considera incedibile. Rinnovo? Se ne parla l’anno prossimo”

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esclusia Bia cambiaso

ESCLUSIVA AG. CAMBIASO BIA – Giovanni Bia, ex calciatore di Serie ASerie B Ligue 1, è un agente di spicco del panorama europeo. Proprietario dell’agenzia BC Group, gestisce le prestazioni sportive di giocatori quali Andrea Cambiaso, esterno della Juventus, e Federico Ravaglia, estremo difensore del Bologna.

L’agente si è focalizzato sulle voci di mercato che hanno accostato l’esterno azzurro al Real Madrid e sugli sviluppi della carriera del giocatore, spaziando dal tema Nazionale fino a discutere della possibile estensione del contratto in bianconero. Di seguito riportata l’intervista esclusiva di Giovanni Bia ai microfoni di Numero Diez.

ESCLUSIVA BIA – SU CAMBIASO 

Nelle scorse settimane sono circolate voci di un possibile interessamento del Real Madrid su Cambiaso. Ci sono stati contatti fra le parti che vi hanno coinvolto?

“Difficile rispondere in questo momento della stagione, ma so che piace. Ci sono stati interessamenti anche da altre squadre, anche durante la finestra di mercato di gennaio, ma la Juve lo considera incedibile“.

Essendo considerato incedibile, ci sono evoluzioni in merito al rinnovo di Cambiaso con la Juventus a breve?

“Al momento no. È ancora presto per parlarne, siccome ha ancora 3 anni e mezzo di contratto. Se ne riparlerà direttamente l’anno prossimo“.

Pare che mister Allegri stia testando un nuovo ruolo per lui, ossia la mezzala. In che modo il ragazzo sta affrontando questo cambiamento? Lei, da agente ed ex giocatore, come lo valuta in quella posizione?

“Secondo me è un giocatore capace di giocare in altri ruoli. Ovviamente lui si mette a disposizione di ogni esigenza momentanea della Juventus. Quindi, sta vivendo questa situazione serenamente. Giocherebbe anche in porta pur di scendere in campo con la maglia bianconera. Questa nuova opportunità è ottima, cosicché impara a fare anche un altro ruolo”.

Che emozioni può regalarci il duello Cambiaso-Kvaratskhelia, tra due giovani prospetti del nostro campionato?

“Se Cambiaso dovesse giocare da esterno, sarà una grandissima partita, tra due giocatori di grande talento e qualità. Ciò gioverà al pubblico presente allo stadio o da casa, perché si affrontano due elementi di grande spessore. Secondo me fra qualche anno li vedremo entrambi a livelli mondiali importanti, anche in Nazionale”.

Quali sono le sensazioni di Cambiaso in merito a una possibile convocazione in Nazionale in vista di Euro2024

“C’è tanta speranza. Lui conta di raggiungere i suoi obiettivi, ed essere convocato agli Europei è uno di questi. Potrebbe essere una carta importante vista la sua duttilità di ruolo, perché è utile da terzino destro, terzino sinistro e da mezzala. Speriamo che mister Spalletti, il quale è molto attento a queste caratteristiche, lo inserisca in lista. Per Cambiaso sarebbe sicuramente una grande soddisfazione”.

ESCLUSIVA BIA – SU RAVAGLIA

In che modo Ravaglia sta vivendo l’alternanza con Skorupski al Bologna?

“È molto felice dell’andamento della stagione. Effettivamente, a inizio anno era un <<secondo tranquillo>>. Adesso, invece, è un <<secondo rompiscatole>>, che si alterna con il primo. Credo che questo fosse anche l’obiettivo del Bologna e speriamo che mister Motta continui a dargli varie possibilità. Ravaglia ha dimostrato di meritarsele”.

Secondo lei, Ravaglia merita il posto da titolare a Bologna o altrove?

“Per la mia opinione, ha confermato di avere tutte le qualità per poter giocare senza problemi in questa categoria. Starà al Bologna valutare la possibilità di promuoverlo a titolare oppure concedergli opportunità di trovare spazio altrove. Però, il club crede molto nel ragazzo e mi auguro che possa puntare anche in futuro sul ragazzo per farlo diventare uno dei giovani prodotti dal settore giovanile, rendendolo titolare in pianta stabile”.

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Altri Sport

ESCLUSIVA – Labate (Rai Sport): “Odermatt è già il più grande di tutti i tempi. Italia al maschile? Al momento una stagione negativa”

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Labate

Ogni anno, durante la stagione degli sport invernali, il pubblico di casa ha l’opportunità di sentire la voce di uno dei più grandi telecronisti dello Sci Alpino: Davide Labate. Il noto giornalista di Rai Sport, grazie ad una nostra esclusiva, ha analizzato la stagione 2023/24 dandoci anche qualche spunto per il futuro. Tra gli argomenti trattati non mancano di certo i riferimenti al campionissimo Marco Odermatt e le lodi ad uno dei più grandi di questo sport: Marcel Hirscher. Tuttavia, di seguito, vi proporremo l’intervista integrale di Davide Labate in esclusiva.

L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI LABATE

Lei, ormai da tanti anni, racconta la Coppa del Mondo di Sci Alpino. Potrebbe dirci da dove nasce questa passione e cosa prova ogni volta che va in cabina di commento?

“Si, ormai sono quasi 15 anni – o addirittura di più – che commento. Non è una passione riferita solamente allo Sci ma, in generale, a tutti gli sport. Lo Sci mi è sempre piaciuto anche se sono siciliano ho cercato sempre di praticarlo. Non ho fatto agonismo ma sono sempre stato un appassionato. Tuttavia, quando vado in cabina di commento, provo molta ammirazione per quello che riescono a fare questi grandi atleti”.

Accanto a lei si sono seduti grandissimi ex sciatori. Che soddisfazione le dà sentire la loro voce da ex atleti che hanno avuto modo di essere loro stessi i protagonisti nelle gare?

“C’è sempre la soddisfazione di sentire la loro voce. Ma forse, la più grande, è il parere degli atleti prima della gara, stando anche in mezzo a loro. Questo è il bello dello Sci: stare a contatto con i protagonisti.

Adelboden, Wengen e Kitzbühel – molto probabilmente – rappresentano il trittico di gare per antonomasia. Potrebbe descrivere che aria si respira in quei posti a pochi giorni dall’inizio delle gare? 

Sicuramente è un qualcosa di molto molto particolare. Io, tra l’altro, aggiungerei anche Schladming che vive nel modo più puro la gara. Per quanto riguarda le tappe svizzere (Adelboden e Wengen) lì è uno sport nazionale e vedere tutta quella gente che rimane fino alla fine è bellissimo ed un grandissimo spettacolo. Kitzbuhel, invece, per esempio, con 50.000 persone resta uno degli spettacoli più belli che ci siano al mondo. Per carità, una finale del Campionato del Mondo o le Finals NBA hanno un fascino diverso solo perché è una finale. Ma lì – in Austria – è la singola gara ed è qualcosa di incredibile”.

Questa stagione è stata condizionata da molte gare annullate (Chamonix e Garmisch per esempio) per carenza di neve. Secondo lei le condizioni metereologiche cosa potranno causare in futuro?

“Ottima domanda. Bisognerà fare delle valutazioni perché non si possono avere tante gare, in calendario, sotto i 1000 metri. Tuttavia è logico che alcune “classiche” devono rimanere: in Germania, per esempio, una gara deve esserci e sarà proprio a Garmisch visto che non ci sono altre località così in alto. Però qualche aggiustamento si potrebbe fare: forse Chamonix è un rischio visto che si arriva a 1000 metri. Altri posti sono, per esempio, in Slovenia a Kranjska Gora e a Zagabria dove è giusto che le gare rimangano, però si dovrebbero avere altre località in riserva pronte ad allestire una nuova gara”.

Ha avuto modo di seguire le gesta di Marcel Hirscher, tra gli altri, che cosa ha dato allo Sci e se potesse raccontare, in particolare, la sua gara che ricorda meglio?

“Per quanto riguarda Hirscher non ricordo una gara in particolare. Notavo, invece, la carica agonistica dell’atleta che è stata qualcosa di incredibile. Riusciva a vincere anche quando era leggermente indietro – da un punto di vista tecnico – su Kristoffersen e Pinturault e se non vinceva era sempre li a mordere le code e a far sentire la sua presenza soprattutto psicologica.

Sempre su Hirscher: il ruolo che ha avuto suo papà. Cos’è stato per lui?

“Diciamo che è un po’ difficile rispondere poiché non abbiamo vissuto con lui da quando era piccolo (ride, ndr). Da un punto di vista tecnico, però, era un supporto incredibile. Veniva preso in giro quando Hirscher si è affacciato in CdM ed è stato fondamentale per la sua crescita e per i suoi successi.

Ora che è passato il dominio di Hirscher, c’è Odermatt. Pensa che diventerà lo sciatore più forte della storia?

“Per come sta vincendo forse lo è già. Gli manca la continuità su più anni ma il dominio di queste stagioni testimonia una cosa: non c’era mai stata una supremazia così netta da parte di nessun atleta.

Passiamo adesso all’Italia, in particolare quella maschile. Che bilancio possiamo trarre da questa stagione?

“Attualmente è un bilancio assolutamente negativo. Qualcosa di buono si è vista in velocità. Adesso, speriamo, che Vinatzer si riprenda del tutto, e ci aspettiamo qualcosina in più da Tommaso Sala. Per Vinatzer, soprattutto nello speciale, c’era un qualcosa legato ai materiali ma che adesso sembra superato”.

Una delle più grandi “delusioni” è stata la carriera di De Aliprandini. Il suo argento a Cortina aveva fatto capire altro. Cos’è successo in lui?

“Si, è sempre stato un buon atleta e gli è mancato qualcosa. Può dare ancora tanto ma siamo già nella parte finale della sua carriera. Sicuramente non gli ha giovato il fatto di essersi allontanato dal suo tecnico storico Walter Girardi. Non ha avuto la crescita tecnico-tattica che ci si aspettava e tuttavia è da capire cosa non ha funzionato.

Nella velocità stiamo andando bene. Paris lo vede protagonista anche l’anno prossimo? Invece su Casse e Schieder cosa può dirci?

“Per Paris sono d’accordo, sarà ancora protagonista anche perché tiene in alto la nostra bandiera nelle discipline veloci. Casse, non lo so, una brutta stagione ma ci aspettavamo di più rispetto a quello che aveva fatto vedere l’anno scorso. Schieder da valutare dopo l’intervento.

Passiamo, adesso, all’Italia femminile. Ogni anno vive grandi momenti di gloria con tante vittorie e piazzamenti sul podio. Goggia potrebbe trionfare in CdM generale come Brignone? Inoltre, chi potrebbe arrivare alla soglia delle 30 vittorie? 

“Difficile dire chi vincerà di più tra le due perché sono due grandi campionesse. Goggia, tra l’altro, ha subito l’ennesimo brutto infortunio. Io penso che lei potrebbe lottare anche per la classifica generale visto che la discesa e il Super-G sono il suo forte. Se trovasse la continuità sarebbe li a battagliare con Shiffrin, considerando che quest’ultima gareggia in tutte e quattro le discipline. Però, con questo infortunio, tutto complicherà i piani. Vediamo se l’anno prossimo ritornerà ai suoi livelli.

Ci sarà mai qualcuno che potrà battere il record delle 50 vittorie di Alberto Tomba?

“Attualmente è difficile dirlo poiché fatichiamo anche a vincerne una soltanto. Quindi non credo che sia pronosticabile una cosa del genere. Ci teniamo quel pizzico di speranza in più per il futuro”.

Mikaela Shiffrin è entrata sempre di più nella storia. Un suo commento personale?

“Non lo so: chi vince 100 gare di CdM  penso non lo si possa nemmeno commentare. Non c’è altro da aggiungere: solo complimenti a questa grande atleta”.

Ai Giochi Olimpici del 2026, cosa possiamo aspettarci dalla spedizione azzurra?

“Al momento molto poco. Bisogna anche far presto altrimenti arriviamo in ritardo anche per i Mondiali del 2029 qualora si disputassero in Val Gardena. A Milano-Cortina siamo aggrappati a Paris e Vinatzer, in campo maschile, sperando che il primo ci arrivi. In campo femminile c’è l’incognita Goggia, Brignone dovrebbe esserci come Bassino che con i suoi alti e bassi potrebbe essere mina vagante. E poi, chissà, se le sorelle Delago torneranno ad essere protagoniste e anche Laura Pirovano sembra fare quel passo ulteriore per arrivare sul podio. Inoltre attenzione a Vicky Bernardi che sta venendo su bene avendo un grande coach come Massimo Longhi che ha mandato più atleti in nazionale negli ultimi 10 anni. Lei, ricordiamo, è una classe 2002 e potrebbe fare bene in velocità.

 

Fonte immagine di copertina: Rai Sport

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