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ESCLUSIVA - Vanzini: “Hamilton vorrebbe la Ferrari… la Mercedes ora è come la Juventus. Sul cambio Raikkonen - Leclerc dico…"

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ESCLUSIVA – Vanzini: “Hamilton vorrebbe la Ferrari… la Mercedes ora è come la Juventus. Sul cambio Raikkonen – Leclerc dico…”

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Come lo scorso anno, anche per questa estate Numero Diez ha avuto la disponibilità da parte dell’ufficio stampa Sky di poter intervistare Carlo Vanzini, telecronista ed esperto di F1 da diversi anni. Sei domande che trattano gli argomenti più interessanti della Formula Uno. Di seguito le dichiarazioni del nostro “ospite”:

1) Arrivati a questo punto della stagione e con questa classifica che parla da sè, cosa dobbiamo aspettarci in quest’ultima parte di campionato? Hamilton nella F1 è come la Juve in Serie A?

Direi che la Mercedes è come la Juventus o il Real Madrid delle ultime tre Champions vinte. Hanno vinto tanto e partono quindi dalla forza e dalla tranquillità date dal successo. Come si dice nel calcio, “i campionati si vincono contro le piccole”, così in F1 i mondiali si conquistano facendo punti pesanti, se non addirittura vittorie, quando le cose non vanno come si vorrebbe. Quest’anno il CR7 della F1, ossia LH44, Lewis Hamilton, grazie all’aiuto importante da parte della squadra e di Bottas, ha sempre raccolto il massimo, senza commettere errori. Forse la sua miglior stagione di F1. Chiaro che contro la perfezione serve altrettanta perfezione per vincere e gli errori di Vettel e Ferrari non sono mancati, ma non possiamo per questo dimenticarci delle tante magie. Non dimentichiamo mai il punto di partenza, ossia di una Mercedes in versione Ferrari anni 2000, ovvero imbattibile e che la rossa due anni fa aveva raccolto 0 vittorie. Il campionato no, non è finito, anzi, se Hamilton sta a Ronaldo, Vettel sta a Messi, ma non sono più concessi errori, altrimenti per Mercedes, come per quella Ferrari che fu, sarà 5 su 5!

2) Il cambio Raikkonen – Leclerc fa discutere molto. Quali sono gli aspetti positivi (soprattutto in ottica futura) nell’ingaggiare questo giovane talento? È stato più Kimi a perdere il posto o il ragazzino a conquistarselo?

Sicuramente (se ufficializzato e come dice Trapattoni “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”) è stato più Leclerc a dimostrare di valere quel sedile perché non si è trattato solo di sostituire Raikkonen, ma anche di battere la concorrenza di piloti del calibro di Ricciardo. Leclerc è tanto forte da meritarsi la chance, adesso dovrà dimostrare di valere questa fiducia, perché in F1 è relativamente più facile arrivare, il difficile sta nel limare gli ultimi decimi che differenziano un grande pilota da un grande campione. Ha tutti i numeri per essere un crack, ma solo il tempo ci potrà dare una risposta certa. Quel che è certo è che dimostra già più degli anni che ha (21, a ottobre) e mi sembra caratterialmente più maturo di Vertstappen, anche se l’olandese, che peraltro è più giovane, è cresciuto molto quest’anno. Si tratta di un predestinato, di quelli che ne nascono un paio a decennio. Adesso sta a lui a non bruciarsi. La pressione che si vive in Ferrari è ben diversa da quella degli altri team. Tornando a Verstappen, ad esempio, con Red Bull non è costretto a vincere, con Ferrari è un obbligo.

3) Perché Lewis Hamilton, uno dei piloti più forti degli ultimi anni, non potrà (o sbaglio?) mai guidare lui una Ferrari ben targata col suo 44?

Mai dire mai. Lui vuole la Ferrari e c’è stato anche un contatto, in cui questa sua ambizione di vincere anche/soprattutto con la rossa è stata frenata dalla sua richiesta di 50 milioni di euro a stagione. Troppi per chi ha comunque puntato, come dicevo prima, su “Messi”. Se la sua voglia è così rossa dentro forse poteva anche “sparare” meno. E’ stata secca e sibillina una sua risposta a domanda “Correreste insieme?” “Si, ma lui non mi vuole”. Sta di fatto che è un pilota Mercedes e salvo cataclismi lo resterà fino al 2020, ossia a 35 anni. Adesso è del tutto sereno perché è in una squadra che vive solo per lui e se la gode.

4) Che ne pensa delle decisioni di Alonso e di Ricciardo per la prossima annata?

Dispiaciuto e stupito. Mi spiace che un pilota del calibro di Alonso lasci la F1. È uno di quei piloti che mai vorresti veder smettere, ma è altrettanto vero che, se non c’è un top team pronto a riportarlo in alto,  forse un motivo ci sarà, quindi meglio così. La Indy è spettacolare e divertente e al tempo stesso non è così scontato che in USA, dove si corre con macchine sostanzialmente tutte uguali, Alonso si imponga subito. Ci sono un sacco di marpioni che non vedono l’ora di fargli la festa, ma sarà sicuramente una stagione con in mezzo il sogno della 500 miglia molto stimolante per lui. Poi chissà che non arrivi una chiamata importante dopo un anno di “esilio volontario”, ma dovrebbe tornare solo con la certezza di lottare per il titolo. Resta un pilota, all’occorrenza, chiamabile in corso d’opera… Ricciardo ha fatto bene perché in Red Bull si sentiva ormai solo un sopportato. Si fosse liberato lo scorso anno ci sarebbero state molte più chance di vederlo in rosso. Il tempo vola, soprattutto in F1, e lui sta per sfondare i 30, avendo vinto gare, ma senza aver mai lottato per il titolo. Renault è un team ufficiale, ma non ancora a livello per poter competere con Mercedes e Ferrari. Lui spera quantomeno di giocarsela con Red Bull, almeno per un anno avrebbe di che essere soddisfatto della sua decisione.

5). Le stanno piacendo le nuove regole introdotte per questa stagione? Ne apporterebbe delle altre se potesse?

Mi piacerebbe la follia di vedere dei gran premi con i piloti attuali impegnati tutti a parità di macchina, ma non sarebbe più F1. Le macchine di oggi sono dei mostri, battono record storici pur avendo oltre 100 kg in peso in più rispetto a quelle macchine. Toglierei le limitazioni ai motori, senza le quali vedremmo dei jet, le trovo assurde per uno sport che è sviluppo, sviluppo e ancora sviluppo. Vorrei il punteggio stile Indycar a premiare tutti, anche se per la prima volta nella storia quest’anno sono andati tutti a punti. Sono contrario alla zavorra o all’handicap come in altre categorie o sport, ma farei in modo che a chi deve inseguire vengano concesse giornate e possibilità (regolamentari) supplementari di sviluppo, in base alla classifica. Non è detto che si avvicinino ai big, ma potrebbe essere un modo per…
Di fatto è impressionante pensare che è dal 2013 che in Australia (Raikkonen con la Lotus) non vince un pilota che non sia di Mercedes, Red Bull o Ferrari. Mi mancano McLaren e Williams, ma entreremmo in un discorso senza fondo.

6) È così grande la differenza tra i piloti del passato e quelli del presente? Si potrebbe fare un confronto anche semplicemente solo sul talento?

Hamilton sta riscrivendo la storia. È a “solo” 23 vittorie dal già incredibile numero di vittorie di Schumacher. Considerando che correrà sicuramente altre due stagioni, viene da pensare che se non lo batterà, ci andrà molto vicino. In più e qui apriti cielo, Hamilton si è confrontato con compagni di squadra ben più forti rispetto a quelli avuti da Schumacher: Alonso, Button e Rosberg. Guarda caso i due più morbidi che ha avuto sono entrambi finlandesi: Kovalainen e Bottas. Secondo me è un James Hunt moderno mentre Vettel è Lauda 2.0…
Impossibile però paragonare le epoche, è davvero cambiato tanto in F1 e già si fa fatica a decidere ad esempio nel tennis se è più forte Federer o lo è stato McEnroe, figuriamoci in questo sport in cui la macchina fa la differenza e, tranquilli, non si vincono i mondiali se non si dispone della macchina migliore. Non lo hanno fatto neanche Schumacher e Senna. Ultimamente chi ci è andato vicino è stato Alonso contro la Red Bull di Vettel o forse adesso Hamilton contro una Ferrari superiore di macchina…

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ESCLUSIVA – Zapelloni: “Difficile non pensare Verstappen campione del mondo, Pioli è a fine corsa”

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Pioli

Umberto Zapelloni, nota penna sportiva de il Giornale e Il Foglio, è intervenuto ai nostri microfoni per analizzare la stagione di Formula 1 che verrà, alla luce dei test terminati ieri in Bahrain, e per parlare della situazione del Milan, il cui prossimo mese sarà decisivo per le sorti europee e per la panchina dell’allenatore Stefano Pioli.

Diciannove piloti sanno che non vinceranno il Mondiale quest’anno“. Ha ragione Alonso alla luce dei test appena terminati in Bahrain?

Credo proprio che Alonso abbia ragione. Ad oggi è difficile pensare un esito diverso da Verstappen campione del mondo, soprattutto per come è terminata la scorsa stagione e per come è iniziata quella corrente. Altrettanto difficile, però, che possa vincere ventiquattro gare su ventiquattro o un numero simile a quello dell’anno scorso. Penso che solo un terremoto interno alla Red Bull, con il caso che ha avvolto il Team Principal Horner, possa essere l’unica possibilità per non dare ragione ai risultati finora visti in pista. La stabilità e costanza della monoposto Red Bull sono qualcosa di superiore: hanno modificato completamente il concetto di auto, traendo spunto da una filosofia Mercedes, e sono comunque riusciti a rimanere davanti. Bisogna però valutare quanto effettivamente siano davanti a tutti. L’anno scorso il distacco fu impressionante, forse quest’anno sarà inferiore. Non hanno provato le gomme morbide (che nel primo GP della stagione non verranno utilizzate, ndr), mentre la Ferrari già l’anno scorso sul giro secco era molto rapida. Questo aspetto è tutto da vedere“.

Un’opinione più specifica sulla Ferrari? Come ha lavorato in questi giorni di test?

Ha sicuramente lavorato bene. È arrivata ai test con una macchina migliore dello scorso anno. I piloti sono contenti del loro feeling con la vettura e c’è una costanza di rendimento importante, cosa che nel campionato precedente era mancata. Quest’anno il setup è più facile da mettere a punto, c’è una buona base su cui migliorare. Uno dei punti deboli era il degrado gomme, ma dai test ora sembra abbastanza contenuto. È una macchina sincera: a differenza dell’anno scorso in cui ogni curva era un’incognita, ora i piloti sanno come la vettura effettivamente si comporta. Lo sviluppo è sempre stato punto uno dei punti deboli della Ferrari, ma già lo scorso anno abbiamo visto una scuderia che è riuscita a migliorare positivamente la macchina. Auguriamocelo anche per quest’anno.

Senna e Prost. La sfida infinita” (edito da 66thand2nd e pubblicato a gennaio 2024, ndr) è il titolo del suo ultimo libro: possiamo aspettarci un’altra vera rivalità quest’anno o i discorsi sono rinviati al 2026?

L’augurio è che possa capitare. Negli ultimi anni il più eclatante è stato il duello Hamilton-Verstappen ed è stato bellissimo. A differenza di Senna e Prost in questo caso c’è una differenza generazionale enorme, forse sarebbe meglio un confronto Verstappen-Leclerc, ma qui la differenza sta nel curriculum. L’olandese vanta un palmarès che il monegasco per ora si sogna. Senna-Prost è stato un confronto senza eguali: in primo luogo erano compagni di pista, poi erano bravissimi ad alimentare le polemiche fuori dalla pista, cosa che, per esempio, Hamilton fa, ma Verstappen no, se non sporadicamente a inizio stagione. Senna-Prost è una rivalità unica nel mondo dello sport, non solo nel circus della Formula 1“.

Il Milan affronterà nel prossimo mese Atalanta, Lazio, il doppio confronto con lo Slavia Praga, Hellas Verona e Fiorentina. È il mese decisivo per le sorti europee e per quelle di Pioli sulla panchina rossonera?

Sarà un mese fondamentale. Il Milan deve mantenere il posto Champions in campionato. Il distacco in classifica dalle inseguitrici c’è, ma considerate le ultime uscite in cui subiscono due gol a partita non si sa mai. Inoltre portare a casa l’Europa League creerebbe consapevolezza nei giocatori e ciò aiuta a vincere ancora, vedasi l’Inter dell’anno scorso. Il Milan è da diverso tempo che non vince un trofeo diverso dallo scudetto, quindi un successo europeo servirebbe eccome.

Sono convinto che Pioli sia a fine corsa: in certe partite ormai si notano troppi scollamenti. Lui ha fatto benissimo con il Milan, lo ha portato a un livello di consapevolezza che la squadra non aveva prima. Ha sì fatto qualche scivolone di troppo come i cinque derby persi, ma la media punti in questi anni rimane discreta. Anche le squadre di Serie A dopo un po’ devono cambiare allenatore. La prossima partita con l’Atalanta è complicata. Loro sono una squadra pericolosa e in questo momento sono molto in forma. Sono curioso di vedere De Ketelaere contro il Milan perché sta diventando il giocatore che probabilmente aveva intravisto Maldini, ma che Pioli non aveva saputo riconoscere“.

Nel caso in cui Pioli lasciasse il ruolo di allenatore, chi sarebbe il suo preferito per la panchina del Milan?

Se le alternative sono Conte o Thiago Motta farei il cambio, se invece sono meno intriganti allora rimarrei con Pioli e penserei a sistemare le lacune che questa squadra ha. L’allenatore sta comunque facendo miracoli con la rosa di cui dispone. Conte mi piacerebbe tantissimo, è un allenatore che riesce a tirare fuori il 130% della squadra che allena. Se lui dovesse accettare l’incarico, è perché la società gli ha proposto un mercato di livello, per cui la situazione sarebbe molto interessante. Thiago Motta sta facendo un ottimo lavoro con giocatori che non sono di primissimo livello. Se arrivassero lui e Zirkzee insieme sarei molto contento“.

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ESCLUSIVA – Teo Teocoli: “Milan, ti manca una vera identità. San Siro? Non mi è mai piaciuto”

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Stefano Pioli, allenatore del Milan - Serie A, Coppa Italia, Champions League, Europa League

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Teo Teocoli, volto storico della comicità italiana ed icona milanese e soprattutto milanista.

Come vede da tifoso la situazione del Milan negli ultimi tempi?

La squadra non ha ancora una vera identità. Abbiamo visto acquisti che si diceva fossero sbagliati che poi si sono rivelati buonissimi, e sto parlando di De Ketelaere. Abbiamo visto mettere in panchina sei titolarissimi e perdere una partita con il Monza. Poi magari sei partite vinte, due pareggiate, in definitiva non è una squadra regolare! Anche contro il Rennes appena ha segnato Leao poi lo ha messo in panchina. I giocatori devono giocare. Gli inglesi giocano sempre, non sono dei marziani, non fanno turnover, la squadra migliore gioca, punto. Capisco che si allenano tutta la settimana, che gli impegni sono tanti, ma se io tifoso vado allo stadio e vedo fuori Leao, Loftus Cheek e altri non mi diverto“.

Come vede la posizione di Pioli? Ad oggi lo confermerebbe?

Non mi voglio sbilanciare, però lo voglio più coraggioso. Non mi lasci fuori i sei più bravi per risparmiarli per una partita vinta 3-0 all’andata. Il Rennes doveva segnare 3 gol per passare e quindi scoprirsi e un paio di gol infatti li hanno presi… Se vinci 3-0 in casa poche volte poi si ribalta il risultato. Vorrei che il Milan fosse una squadra meno familiare: si vogliono tutti bene, tutti innamorati di Pioli ma in campo poi non è così“.

Da milanese e da assiduo frequentatore di San Siro come vede la questione stadio?

A me San Siro non è mai piaciuto per una questione di posizione, non c’è mai il sole. Una volta quando c’erano i due anelli ci sedevamo e prendevamo il sole, si poteva anche girare tutto lo stadio. Oggi invece è uno stadio pieno di settori, non si può andare da nessuna parte. Sarà un’esigenza moderna.

Vedere Milano già piena di lavori dappertutto, metropolitane non ancora finite. Non siamo neanche in un periodo brillantissimo economicamente per fare due stadi. Che poi se fai due stadi non succede niente, se fai un centro sportivo come le squadre inglesi con palestre, campi di allenamento, ecc. non enorme come San Siro, più piccolo, più agevole allora sì. Però ripeto io ho vissuto tutte le metropolitane di Milano e ne ho pieni i co****** (ride ndr). Milano cresce, per fortuna nostra in altezza perchè altrimenti non ci staremmo, e quindi dovrebbe essere sì una città di affari e di fiere, ma tutte fuori! Se vai in centro nei periodi di festa non si cammina, io rimpiango la Milano degli anni 60′, con i Navigli senza gli happy hour. Le cose belle di Milano dovevano essere lasciate libere, pulite, visibili e frequentabili come monumenti. Perchè i Navigli sono un monumento, invece c’è tutto un fermento di altre cose che non riguardano tutti.

In definitiva dei due stadi a me non frega niente (ride ndr). Sono andato per quasi sessanta anni in uno stadio solo, una domenica gioca l’Inter, quella dopo gioca il Milan e non ci sono stati mai problemi. Questo stadio è ben brutto, a me anche architettonicamente non piace, è una costruzione un po’ antiquata. Mi piacerebbe quello che chiamano la Cattedrale, quello è più suggestivo. Però ripeto lei parla con uno che ha un po’ di anni, a me i cambiamenti radicali non piacciono molto… Poi quella del pavese è una zona agricola, con molto verde, tu mi ci piazzi in mezzo uno stadio…“.

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Cannavaro può tornare ad allenare: c’è la chiamata, trattativa intavolata

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Cannavaro

Fabio Cannavaro può concretamente tornare ad allenare una squadra di calcio, ma questa volta si tratterebbe di una nazionale. Dopo l’ultima esperienza a Benevento, il campione del mondo 2006 ha ricevuto la chiamata della Corea del Sud, la cui selezione ha da poco esonerato Jurgen Klinsmann. La squadra di Heung-Min Son e Kim Min-Jae (che ha vinto lo scudetto col Napoli) viene dalla sconfitta in semifinale in Coppa d’Asia per mano della Giordania ed è pronta al grande cambiamento in vista delle qualificazioni mondiali per il 2026.

Secondo quanto appreso dalla nostra redazione, Cannavaro sta prendendo in considerazione la proposta della nazionale asiatica e sarebbe pronto a chiamare con sé i collaboratori che tanto lo hanno aiutato nelle precedenti esperienze in Cina, tra cui Francesco Troise, assistente tecnico, e Franco Cotugno, preparatore dei portieri.

Per quanto concerne le tempistiche, la trattativa è ancora agli albori. Il Pallone d’oro 2006 dovrà conciliare i suoi pensieri futuri con il ruolo di testimonial della Nazionale azzurra durante le due amichevoli in USA di marzo. Anche per questo possiamo confermare che Cannavaro non siederà già sulla panchina della Corea del Sud per le due partite di qualificazione ai Mondiali 2026 del 21 e 26 marzo contro la Thailandia.

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ESCLUSIVA – Giaccherini non ha dubbi: che elogio al centrocampo dell’Inter!

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Giaccherini

Emanuele Giaccherini è stato un giocatore importantissimo dello scorso decennio, simbolo della dedizione e del valore della gavetta. Partito dalla leghe minori, è arrivato a vincere due Scudetti con la Juventus e a raggiungere una finale degli Europei nel 2012. Oggi ha cambiato ruolo, ma è rimasto in questo mondo, lavorando come commentatore e opinionista su DAZN.

L’abbiamo intervistato, in esclusiva, per farci raccontare alcuni aneddoti sulla sua carriera e le sue opinioni su alcuni temi caldi del calcio attuale. Tra questi c’è una sua presa di posizione sul centrocampo dell’Inter e il percorso in Champions League. Di seguito le dichiarazioni di Giaccherini.

GIACCHERINI SUL CENTROCAMPO DELL’INTER E IL PERCORSO IN CHAMPIONS LEAGUE

Ad agosto una tua dichiarazione a DAZN che ha fatto discutere: “Il centrocampo dell’Inter per me è il più forte d’Europa”. Ad oggi, sei ancora d’accordo?

Sono ancora d’accordo: per me Barella, Çalhanoglu e Mkhitaryan stanno dimostrando di essere un gran centrocampo. Ho detto il primo d’Europa, se togliamo Bellingham al Real Madrid lo riconfermo, è un giocatore che da solo riesce a fare cose incredibili. La forza dell’Inter, però, sta nel centrocampo: possiamo parlare di Lautaro e Thuram o della difesa, ma per me quel reparto è il fulcro di quella squadra. Nei risultati che sta ottenendo l’Inter c’è tanto merito nel centrocampo“.

Come ne pensi del percorso in Champions League dell’Inter?

“Mi aspettavo che l’Inter arrivasse prima nel girone, per me era la squadra più forte. La Real Sociedad sta facendo vedere anche in campionato di non essere quella grande squadra che ha affrontato l’Inter, sia all’andata che al ritorno hanno fatto delle ottime partite contro i nerazzurri, ma per me si portavano dietro l’entusiasmo della scorsa stagione e ora l’hanno un po’ perso”.

L’Atletico Madrid, invece, è una grande squadra ma c’è una distanza di valori: all’Inter è andato stretto quel risultato, se avessero avuto più cattiveria avrebbero potuto vincere 2/3-0, non lo dico io ma i numeri della partita. La qualificazione ora le devono conquistare a Madrid, ma sicuramente andranno con lì con personalità, senza guardare l’1-0 ma cercando di vincere”.

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