Connect with us
ESCLUSIVA - Vulpis: "Super Lega? No, semmai super tagli. È tempo di austerity per l'intero sistema"

ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Vulpis: “Super Lega? No, semmai super tagli. È tempo di austerity per l’intero sistema”

Pubblicato

:

Marcel Vulpis, neo vicepresidente vicario della Lega Pro, primo giornalista in Italia a ricoprire un ruolo dirigenziale all’interno di una lega professionistica, capo ufficio stampa di diversi eventi sportivi nazionali internazionali, nonché fondatore dell’agenzia stampa “Sporteconomy”, è intervenuto a Numero Diez per fare il punto sulla sua attuale esperienza ai vertici della più grande Lega d’Europa (per numero di club) e per illustrarci le sue idee riguardanti il futuro dell’intero movimento.

Durante l’intervista, Vulpis ha toccato moltissimi argomenti: dalla situazione economica generale dello sport italiano, passando per la Super Lega fino ad arrivare alle sue possibili soluzioni per far ripartire il movimento calcistico italiano, arenato ormai da più di un anno e mezzo.

Partiamo dal suo ultimo incarico come vicepresidente vicario della Lega Pro. Lei è stato il primo giornalista a ricoprire un ruolo istituzionale così importante, di che cosa si occupa all’interno della Lega?

“Sono il primo (giornalista, ndr) ad entrare in un ruolo di governance. Non era mai successo nella storia del calcio italiano. Certamente è un esperimento interessante per me come per il sistema calcio. Sto cercando di portare il mio stile e le mie competenze in un sistema che sta evolvendo, dove non basta più essere un bravo dirigente sportivo, ma bisogna avere una multidisciplinarità che vada oltre il concetto tradizionale di dirigente. Il ruolo di vicepresidente vicario è, da sempre, quello di coadiuvare il presidente in tutta la sua azione politica […]. Tocca al presidente (Francesco Ghirelli) l’indirizzo politico. In questi quattro anni mi occuperò principalmente di tematiche legate al marketing, al commerciale e alla comunicazione”.

Come si è approcciato a questa nuova avventura?

“Da un lato con grande umiltà, perché c’è sempre tanto da imparare, ma anche con  grande proattività per le materie di mia competenza dove, sinceramente, credo di portare un contributo pratico vista la mia esperienza quasi trentennale come giornalista economico e, soprattutto, da imprenditore nel settore dell’editoria online. L’imprenditore, per natura, è una persona abituata a decidere anche in tempi molto ristretti, a prendere decisioni anche in fasi molto critiche e ha una visione di scenario a breve, a medio e anche nel lungo periodo. Sa sempre valutare il corretto rischio di impresa, ma ha davanti a sé una visione. Se non è così non sei e non puoi fare l’imprenditore”.

Quanto ha influito la pandemia sulla vita stessa delle società militanti in Lega pro e se secondo lei è stato fatto abbastanza per salvaguardare gli interessi delle società dei campionati minori?

La pandemia ha impattato tantissimo sul calcio ma, mentre la Serie A ha la possibilità di avere qualche ancora di salvezza, come la “torta” da oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro dei diritti televisivi tra quelli domestici ed esteri, più si scende di categoria più l’impatto è forte. La Lega Pro è stata tra le leghe sportive più attive nel “Comitato 4.0” cercando di trovare delle soluzioni pratiche per poter resistere all’impatto dell’emergenza sanitaria. Come ad esempio il tax credit (nella misura del 50%) sulle sponsorizzazioni sportive per un plafond complessivo di 90 milioni di euro (misura richiesta all’esecutivo Draghi anche per il 2021). Oltre a ciò ristori per le spese obbligatorie sanitarie sostenute dai club nel corso della stagione. Una linea che, se approvata dal “Decreto sostegni bis”, porterebbe cica 180mila euro in media nelle casse di tutti e 59 i club militanti in Lega Pro. Questo pacchetto, insieme ad altre iniziative messe in atto dalla FIGC attraverso il “Fondo sostegno calcio”, con il supporto del Credito Sportivo, hanno permesso di dare una boccata d’ossigeno vera ai club di Lega Pro (si tratta di mutui di liquidità fino a 500mila euro, ndr)”.

Nell’ultimo periodo si parla molto di una riforma dei campionati, affermando che questa sia l’unico modo per risanare i conti della federazione, visti i numeri decisamente più elevati di calciatori professionisti in Italia rispetto alle altre federazioni europee. Secondo lei, tagliare il numero dei professionisti è realmente la strada giusta per dare nuova vita a tutto il movimento?

“La riforma dei campionati riguarderà l’intero sistema, toccherà la Lega Pro, si spera, in modo assolutamente positivo nella direzione di una maggiore sostenibilità economica dei nostri club. La Lega Pro, anche grazie all’intervento del presidente Francesco Ghirelli, è tra le realtà più attive. Il nostro obiettivo è dare un contributo di valore alla riforma. Detto ciò, dobbiamo aspettare che sia definita per capire se ci saranno una o più soluzioni su cui aprire un confronto/dibattito interno. Personalmente ho massima fiducia nel presidente della FIGC Gabriele Gravina. È lui il leader assoluto del movimento tricolore”.

In linea di massima lei sarebbe d’accordo nel diminuire il numero di professionisti?

“Non è tanto un problema di numero ma di sostenibilità economica e di analisi del prodotto calcio nel suo complesso. Riguarda infatti tutte le leghe dalla Serie A, passando per Serie B e Lega Pro, fino ad arrivare alla Serie D. Non avendo un documento integrale è difficile dare un giudizio, che, in questa fase, sarebbe solo parziale”.

Altro argomento all’ordine del giorno è il cambiamento del format della Coppa Italia che prevedrà la partecipazione solo dei club di Serie A e B. Lei anche su Twitter si è fermamente opposto a tale decisione affermando che si tratti di “dignità calpestata”.

“È stata un’operazione improvvida e, ad essere sincero, inattesa. La storia della Lega Pro è ricca di episodi di club che sono arrivati anche nelle fasi finali della competizione. 
Se ad esempio si giocasse un Juventus-Fano ci sarebbero (una volta superata la pandemia, ndr) principalmente tifosi della Juve, mentre Fano-Juventus sarebbe una partita che toccherebbe la storia di una città/territorio con sicuramente un sold out. Detto ciò ad oggi la Serie A, mi permetto di dire, non sta dimostrando un grande attaccamento al sistema calcio nel suo complesso. Tu (la Lega Serie A, ndr) puoi anche decidere di cambiare un format, ma lo devi discutere con gli attori coinvolti, non puoi convocare una assemblea e far decidere un cambio di rotta così sostanziale riducendo tutto ad un testo di un comunicato stampa. Mi sembra quanto meno irrispettoso nei confronti del presidente Ghirelli (all’oscuro di tutto) e dell’intero movimento. Non va bene per niente. È uno stile che non mi piace. Mi auguro che un presidente del calibro di Paolo Dal Pino, con una grande esperienza anche internazionale, sappia fare dietrofront. Ammettere di aver sbagliato non è un atto di debolezza, anzi di forza. Mi auguro che non prosegue in questo strappo. Sarebbe un danno incalcolabile per i nostri club”.

Cosa si aspetta che accadrà al prossimo Consiglio direttivo di Lega?

“Sicuramente, anche come ha detto il presidente Ghirelli, verranno analizzate una serie di azioni (magari anche legali, ndr) per tutelare gli interessi della lega e dei club che ne fanno parte. Non capisco perché tutti dicano che l’FA Cup sia una competizione bellissima dove partecipano anche i club delle serie minori e poi qui si attua una riforma così restrittiva. È solo una questione di volontà e di mettersi attorno ad un tavolo per fare in modo che una rappresentanza dei club di Lega Pro possa avere i suoi momenti di visibilità televisivi durante la Coppa Italia. Come ho sempre detto, secondo me c’è più audience tv per un Palermo-Benevento che per un Benevento-Spezia”.

Cambiamo argomento, lei è stato tra i primi ad introdurre la figura del giornalista economico applicato allo sport, figura ad oggi ricercatissima. Da dove è nata l’intuizione di trattare questo tipo di argomento?

“Sono stato il primo a farlo, se mi guardo in dietro prima del 1992 non c’era veramente nessuno. Nessuno prima di allora aveva mai pensato a lanciare un nuovo filone giornalistico, ovvero quello della economia dello sport. Oggi anche i giornali sportivi hanno capito che devono raccontare una serie di storie diverse rispetto a quelle della classica cronaca delle partite. Oggi tutti i quotidiani hanno bisogno di specialisti di economia dello sport per attrarre ancora di più l’attenzione del tifoso attraverso l’analisi economica.  Per quanto mi riguarda questa cosa è nata nel febbraio 1992 sul quotidiano ItaliaOggi, poi, nel 2004, ho fondato l’agenzia Sporteconomy che ho lasciato il 12 gennaio 2021, quando sono stato eletto vicepresidente vicario. L’agenzia è saldamente posizionata sui temi di economia e politica dello sport e non ho dubbio alcuno che ci possa essere una crescita ulteriore nei prossimi anni”.

In questo senso la Super Lega ha aperto ancor di più gli occhi degli addetti ai lavori sui temi economici-sportivi. Secondo lei il progetto, così come presentato, avrebbe realmente risanato i conti delle società interessate o avrebbe creato solo un enorme gap con tutte le altre?

“Assolutamente. Avrebbe generato maggiori ricavi nel breve periodo ma avrebbe solamente rallentato un problema sistemico che si sarebbe comunque verificato più in grande magari tra 4/5 anni. Se i club non si fermano a ragionare sul tema costi non se ne esce vivi. Prima di parlare di Super League io direi di parlare di “Super tagli”. 

Rimanendo in tema, come vede la situazione dei club italiani per quanto riguarda la gestione economica? E cosa ne pensa della strategia di Zhang che chiederà a tutti i suoi tesserati di abbassare le loro pretese sugli ingaggi?

“La pandemia ha messo a nudo un sistema che era già fragile. Per quanto riguarda il presidente Zhang, penso sia una giusta decisione che va nella direzione di quello che dicevo: tagliate i costi e poi parliamo di qualsiasi cosa sempre all’interno di un sistema sedendosi al tavolo della Uefa”.

Concludo innanzitutto ringraziandola della disponibilità e della professionalità dimostrata, e le chiedo in che direzione stia andando il calcio italiano?

“Il calcio italiano deve leccarsi le ferite dopo quasi due anni di pandemia ed è un problema che riguarda lo sport in generale. Non ti so dire, ad oggi, cosa troveremo come tessuto economico-sportivo al termine di questa pandemia. Sicuramente ci saranno tante società dilettantistiche e professionistiche che potrebbero avere problemi ad iscriversi ai campionati. E’ inutile nascondersi dietro il dito.
Speriamo che non avvenga ma il rischio c’è, e visto che saremmo costretti a gestire il post pandemia l’attenzione, come già detto, dovrà essere sulla gestione dei costi facendoci tutti un bagno di umiltà. La cartina di tornasole resta il minuto dopo la chiusura delle iscrizioni ai campionati. Solo in quel momento si vedrà quando il sistema avrà retto”.

Ha già pronte eventuali iniziative per poter rilanciare il movimento, nel suo caso la Lega Pro, nel post pandemia quando il mercato sarà tornato ad una sorta di normalità?

“Dal mio punto di vista sono entrato subito nella logica della tutela e dello sviluppo degli interessi dei club ragionando come se fossi io stesso uno dei presidenti dei 59 club. In Lega Pro, come in qualsiasi altra lega, avere una persona che sta sul pezzo, attento ai costi e a sviluppare opportunità per la stessa Lega, e quindi a cascata per i club, è strategico e su questo sto ricevendo tanti feedback positivi dalle società. Nei prossimi mesi siamo pronti a lanciare una campagna molto forte sotto il profilo commerciale che dovrebbe portarci nuove risorse economiche. Oggi la Lega Pro deve potenziare l’area sponsorizzazioni, l’obiettivo è quello di riuscire a portarne molte di più aumentando i ricavi della Lega. Più la Lega Pro sarà ricca, più potrà fare iniziative a supporto dei nostri club. E’ una equazione matematica”. 

Fonte immagine di copertina: profilo Twitter Marcel Vulpis

Continue Reading
Commenta

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Massimo Carrera: “Vi svelo il segreto della vittoria della Champions!”

Pubblicato

:

Massimo Carrera

Behind The Mask è il nuovissimo ed esclusivo format di Numero Diez. Tramite le interviste che contraddistingueranno il genere, disponibili anche in formato video sulla nostra app, andremo a esplorare il lato umano e personale dei nostri ospiti, che si cela dietro la maschera del professionista.

Per un inizio con il botto, si sa, servono però i fuochi d’artificio, e a quelli ci ha pensato Massimo Carrera, special Guest della prima puntata. Massimo al calcio ha dato tutto, prima da calciatore e poi da allenatore, ma ha anche ottenuto altrettanto. Ha indossato le prestigiose maglie di Juventus, Bari, Atalanta e Napoli, ha esordito in Nazionale, conta quasi 300 presenze in Serie A e ha calcato i campi più importanti d’Europa. In carriera ha vinto tutto, letteralmente tutto: con la Juve ha alzato al cielo uno Scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e, dulcis in fundo, una Coppa Uefa e una Champions League, quella storica del 1995-1996. E siccome non gli bastavano la Coppa Mitropa e la Serie B conquistate con il Bari, Massimo ha deciso anche di vincere un Campionato Russo e una Supercoppa di Russia da allenatore dello Spartak Mosca.

Insomma, per palmares e carriera, Carrera ha tutte le carte in regola per essere il primo perfetto ospite di Behind The Mask.

GAVETTA

Non pensiate, però, che a discapito dei titoli conquistati la vita calcistica di Carrera sia stata tutta rose e fiori. Dopo anni di purgatorio in Serie D, C2, e B con le maglie di Pro Sesto, Russi, Alessandria Pescara, Massimo accede alle porte del paradiso della Serie A a 25 anni grazie alla promozione nella massima serie del suo Bari.

Il primo vero grande, grandissimo salto della sua carriera arriva però due anni più tardi, quando la Juventus di Giovanni Trapattoni lo chiama in squadra. Quando a Massimo mostriamo una sua foto scattata durante la stagione d’esordio in bianconero, non gli serve nemmeno una domanda per fargli illuminare gli occhi e iniziare a parlare.

“Questo sono io che dopo anni di gavetta riesco ad arrivare dove sognavo giocando alla Juventus, club per il quale sono tifoso. Era un qualcosa a cui ambivo fin da bambino e dopo tanti anni sono arrivato a giocare in un club importante come la Juventus”.

Passare dal Bari e la Juventus è un passo importante, il più grande della tua carriera. Ci racconti le sensazioni provate nell’entrare per la prima volta nello spogliatoio della Juventus? Cosa si prova a condividere lo spogliatoio con campioni del calibro di Baggio e Del Piero?

“Ho provato grandi emozioni, ma non soggezione. Vestivo la maglia della Juventus, una maglia gloriosa e importante, e in me c’era la grande emozione di poter giocare insieme ad altri campioni”.

Sei arrivato alla Juventus a 27 anni, a questo proposito per te è meglio compiere i grandi salti del genere da più giovani? O in base alla tua esperienza credi che sia meglio che queste occasioni arrivino più in avanti?

Dipende dalla testa che hai. Se da giovane non hai la testa sulle spalle rischi di bruciarti, quindi potrebbe essere pericoloso. Ma se sai quello che vuoi fare della tua vita e sei disposto a fare tanti sacrifici, allora da giovane avrai qualche chances in più“.

TRIONFO EUROPEO

La grande gemma di Massimo Carrera, come abbiamo già anticipato, è il trionfo in Champions League Nel 1995-96. In una squadra stracolma di campioni, lui riesce comunque a ritagliarsi il suo spazio mettendo a referto sette presenze nella competizione. Non potevamo non parlare anche di questo.

“La vittoria della Champions penso sia stato il trionfo più importante della Juventus di quegli anni. Era una coppa che mancava da tanti anni e che manca tutt’ora, io sono stato l’ultimo ad alzarla e quindi credo che sia una cosa molto molto bella“.

Diciamo che in campo europeo, considerando che qualche anno prima avevi vinto anche la Coppa Uefa, sei un esperto! Qual è il segreto che si cela dietro questi successi internazionali e perché secondo te la Juve non è più riuscita in imprese del genere?

“Questo non lo so, in quel periodo eravamo un gruppo molto affiatato ed eravamo quasi una famiglia. Abbiamo avuto la fortuna di arrivare a questi appuntamenti nelle condizioni fisiche e mentali migliori. Non c’erano infortunati ed eravamo tutti al 100% e penso che questo sia il grande segreto. Una volta che arrivi in finale poi devi avere la fortuna di essere nelle condizioni migliori”.

NAPOLI

Nel ping pong tra Nord e Sud Italia, un’altra tappa importante per il percorso di Carrera è stata Napoli. Massimo arriva ai piedi del Vesuvio nel 2003, in un contesto calcistico e sociale molto differente rispetto a tutti gli altri assaporati in precedenza.

“Dopo sette anni a Bergamo mi arriva la proposta del Napoli a settembre e decido di accettarla. Era una piazza importante con obiettivi importanti, peccato che poi quell’anno la società è fallita e quindi non siamo riusciti a perseguire quello che ci eravamo prefissati (la promozione in Serie A ndr.)“.

Da Bergamo e Torino, quindi, passi a Napoli, città sia territorialmente che calcisticamente, secondo molti, agli antipodi: ma è davvero così? Ci sono differenze nel modo di vivere il calcio?

“Ci sono differenze soprattutto per quanto riguarda i tifosi. Al Sud se ti riconoscono è finita, perché ti vogliono invitare a bere un caffè o a parlare con i loro amici. Al Nord invece puoi anche passare inosservato, se qualcuno non è ferrato può non riconoscerti, al Sud è quasi impossibile perché tutti sanno chi sei“.

ATALANTA

Come avrete potuto leggere in precedenza, Carrera passa sette anni all’Atalanta. La parentesi di Bergamo è forse la più importante per Massimo perché è lì che conosce sua moglie e diventa idolo indiscusso dei suoi tifosi, che addirittura gli dedicano una canzone.

“Considerando che vivo tutt’ora a Bergamo, potremmo dire che ormai sono quasi bergamasco! L’Atalanta è stata una parentesi importante per me perché sono diventato capitano della squadra e insieme abbiamo ottenuto alcune promozioni importanti. Sono arrivato a 32 anni e mi sono ritrovato a giocare con dei ragazzi che venivano quasi tutti dalla Primavera, quindi mi son messo a disposizione facendo da chioccia e dimostrando la mia volontà di continuare a vincere“.

I tifosi si affezionano talmente tanto a te che addirittura ti dedicano una canzone. Mi racconti com’è nata la vicenda? Sapevi che ti sarebbe stata dedicata una canzone?

“No, è nato tutto per caso. Io l’ho scoperto quando ero a Treviso, dopo aver giocato una partita contro l’Albinoleffe: c’era l’autista del pullman che mi conosceva e mi portò questa cassetta con sopra incisa la canzone, è lì che ho conosciuto Bepi (l’autore della canzone ndr.). Dopo la canzone spesso sono andato con lui a fare qualche spettacolo nei teatri e a cantare, è stata una cosa molto divertente e piacevole.

Insomma ti piace cantare?

“Sì, ma non sono tanto intonato! La mia grande passione è sempre stata il calcio, ora mi sono avvicinato agli scacchi. Si basa tutto su tattica e strategia quindi ci avviciniamo comunque al mondo del pallone”.

IN NAZIONALE

Carrera in Nazionale ci è passato due volte a distanza di anni: prima da calciatore, disputando un’amichevole contro il San Marino e poi da collaboratore tecnico di Antonio Conte. Ne abbiamo parlato insieme.

“Sono arrivato in Nazionale con Conte. È uno spiraglio che si è aperto dopo aver lavorato e giocato con lui alla Juventus. Quando Antonio è tornato a Torino da allenatore io collaboravo con il settore giovanile, quando ho saputo che sarebbe tornato l’ho chiamato e gli ho detto che se avesse avuto bisogno io sarei stato disponibile. Alla fine con il suo staff ho fatto tre anni alla Juve e due in Nazionale, ho imparato tantissimo ed è stato come fare una nuova gavetta con dei professori del settore“.

La tua prima volta in Nazionale è datata 1992. Quando hai esordito condividevano lo spogliatoio con te campionissimi del calibro di Baresi, Maldini e Baggio. Una volta tornato con Conte, però, i campioni erano decisamente meno e c’erano calciatori molto più modesti. A cosa è attribuibile questo ridimensionamento secondo il tuo parere?

Non c’è stato il ricambio generazionale. Quando giocavo io qualsiasi squadra aveva calciatori di livello assoluto perché quella fu una generazione molto fortunata. Erano gli anni nei quali in Italia c’erano pochi stranieri e anche un ragazzo giovane poteva mettersi in mostra. La Nazionale di una volta aveva quindi più scelte, ora è tutto diverso. Quando andavo con Antonio (Conte ndr.) a vedere le partite per scegliere i giocatori da convocare, a volte le squadre avevano anche solo due italiani in campo. Capisci che in quelle condizioni è difficile anche solo costruire una squadra a differenza delle epoche precedenti”.

E i settori giovanili hanno responsabilità?

“Sì, ma non si può dare tutta la colpa a loro. Con l’avvento degli stranieri le società preferiscono dare una chance a loro piuttosto che a ragazzi italiani giovani o che giocano in Serie C che magari sono anche più bravi. Sono dei meccanismi societari che io non capisco“.

L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA

È il 2016 quando Massimo decide di staccare il cordone ombelicale che fino a quel momento aveva legato la sua giovane carriera da allenatore ad Antonio Conte. Carrera decide di mettersi in proprio e il primo ruolo da tecnico di ruolo glielo offre lo Spartak Mosca. In Russia fa en plein e in due anni conquista una Supercoppa di Russia insieme ad un titolo da allenatore dell’anno del campionato sovietico, soprattutto, però, Massimo riesce a riportare a Mosca il titolo di Campioni di Russia, che a quelle latitudini mancava da moltissimi anni.

“Dopo la Nazionale, lo Spartak mi chiamò per andare a collaborare con il primo allenatore aiutandolo nella fase difensiva. Siccome Conte stava andando al Chelsea e non sapeva se avrebbe potuto portare tutto lo staff che aveva in Nazionale, io decisi di accettare subito la proposta“.

Quali sono i pro e i contro del vivere un’esperienza del genere in un paese come la Russia?

“Sicuramente vivere lontano da casa è un sacrificio, ma per fortuna le mie figlie erano già grandi e mia moglie si è trasferita con me. I pro invece sono stati tantissimi: mi sono trovato molto bene, si vive una bella vita e fortunatamente ho vinto. È vero che fa freddo, ma alla fine a dicembre il campionato si ferma e riprende a marzo, quindi il freddo vero in realtà non lo abbiamo mai sentito. Nel complesso sono stati sicuramente più i pro che i contro“.

Tutto sommato quindi è un’esperienza che ti sentiresti di consigliare agli allenatori più giovani?

“Sì, è stata un’esperienza fantastica e non avrei mai potuto immaginare di trovarmi così bene. Pensa che tutt’ora i tifosi mi scrivono, loro mi sono rimasti nel cuore. È stata un’esperienza molto importante anche dal punto di vista della mia carriera da allenatore“.

LONTANO DAGLI OCCHI

Dopo l’esperienza estremamente positiva allo Spartak, però, nessun club italiano ti chiama nell’immediato e tu decidi di fare un’altra esperienza lontano da casa, stavolta in Grecia. Come mai secondo te le squadre del nostro paese sono così restie nel valutare profili che, come te, si formano all’estero? Penso anche a Stramaccioni o altri allenatori italiani.

“Questo sinceramente non lo so, forse credono che non abbiamo abbastanza esperienza nel calcio italiano. Anche io non riesco a capire i motivi, come hai detto te dopo la Russia ho aspettato una squadra in Italia per un anno, ma poi sono finito in Grecia. Anche dopo Atene ho aspettato e l’unica proposta che ho avuto è stata quella del Bari in Serie C, lì non ci ho pensato due volte. Per me è stata più una scelta di cuore, considerando che a Bari ci ho giocato anche cinque anni. Volevo restituire alla città e ai tifosi tutto quello che avevo ricevuto da giovane”.

FUTURO

Concludiamo con una domanda semplice. Visto che abbiamo parlato di passato e di presente mi piacerebbe esplorare anche il futuro. Dove ti vedi tra 5 anni e quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Il primo obiettivo è sicuramente quello di tornare ad allenare. Mi piacerebbe mettermi alla prova in Italia, partendo possibilmente da inizio stagione. Alla fine sono sempre subentrato, quindi ho sempre ereditato una squadra costruita da altri”.

 

 

Continua a leggere

Coppa Italia

ESCLUSIVA – Maspero: “Turnover Roma? La squadra ha sottovalutato la Cremonese”

Pubblicato

:

La favola Cremonese continua. Dopo aver superato il Napoli agli ottavi di finale, i ragazzi di Ballardini hanno espugnato la Roma davanti al tutto esaurito dell’Olimpico. I grigiorossi affronteranno la Fiorentina in semifinale: i Viola, infatti, hanno superato 2-1 il Torino di Ivan Juric.

Abbiamo intervistato Riccardo Maspero, ex giocatore di Cremonese, Torino e Fiorentina, raccogliendo alcuni aneddoti sul suo passato, le sue osservazioni sulla Coppa Italia e alcune riflessioni sulla potenza economica del calcio inglese, di gran lunga superiore rispetto a quella italiana. Ex centrocampista, Maspero ha segnato 10 reti in maglia granata e ben 29 con la Cremonese; in grigiorosso Maspero è stato anche capocannoniere della Coppa Italia, nell’edizione del ’97, con 5 gol all’attivo.

Ti saresti mai aspettato il passaggio del turno della Cremonese e la vittoria all’Olimpico contro la Roma?

“No, sinceramente no. Si è visto che con Ballardini la Cremonese ha trovato la quadra e allo stesso tempo è girata la fortuna, anche perché prima a detta di tutti la Cremonese giocava bene ma non raccoglieva. Ieri ha raccolto a livello di risultato, anche se io penso che avrebbero preferito barattare tre punti in campionato e l’eliminazione dalla Coppa. Però fa sempre piacere passare il turno, è sempre un obiettivo importante la semifinale e adesso se la gioca. Anche perché non ha rubato niente giocando un bel calcio”. 

Dopo aver eliminato Napoli e Roma, adesso per la Cremonese c’è la Fiorentina in semifinale. Credi che potrebbero esserci nuove sorprese?

“Sicuramente è la squadra più abbordabile, più vicina ai valori della Cremonese. Ma se la Fiorentina gioca in Europa significa che ha una rosa competitiva e costruita per determinati obiettivi, mentre la Cremonese sta cercando di salvarsi. Di consegienza i valori sono diversi, ma a questo punto in semifinale ci si gioca il tutto per tutto”. 

Con la Cremonese sei stato capocannoniere in Coppa Italia nel ’97, ma la squadra fu eliminata ai quarti: lo ritieni comunque un buon risultato?

“Sicuramente è stato un bel risultato essere capocannoniere della competizione. Quell’anno lì però si partiva “da lontano”, si giocarono tante partite. Però è un risultato che mi tengo stretto e mi fa piacere, come mi fa piacere che la Cremonese possa andare a giocarsi questa semifinale con la speranza di andare anche più avanti”. 

Mai come quest’anno la Roma poteva arrivare fino in fondo in Coppa Italia, viste anche le ultime uscite della squadra. È costata cara la scelta di Mourinho di fare turnover?

“La Roma ha getttato via un’occasione. Non penso che Mourinho abbia peccato di presunzione, ci sta fare turnover con la Cremonese. Forse ne ha fatto troppo, ma comunque i giocatori che sono andati in campo non sono gli ultimi arrivati: se fanno parte della Roma vuol dire che sono giocatori di qualità che hanno un’occasione per mettersi in evidenza. Non mi piace criticare il turnover: chi va in campo è comunque importante. Forse è scattato qualcosa a livello mentale nei giocatori, che hanno sottovalutato la Cremonese e preso sottogamba la partita. E quando sei dentro con l’avversario concentrato diventa difficile raddrizzare la situazione”. 

Lato Toro: occasione irripetibile sciupata? La cessione di Lukic e l’arrivo di Ilic sono arrivati nel momento meno opportuno?

“Il Torino ha trovato davanti a sé una squadra più attrezzata. A Empoli il Torino l’ha raddrizzata con i cambi, inserendo Sanabria e Lukic. Io Lukic lo avrei tenuto fino a giugno, era uno dei pochi ad alzare il livello qualitativo della squadra. Bisognerà vedere come si inserirà Ilic nel quadro tattico di Juric per valutare se i granata si sono indeboliti o rafforzati. In ogni caso, penso che non sia una scelta totalmente sbagliata”. 

La Fiorentina ha l’occasione di riscattare una stagione deludente, approdando in finale di Coppa?

“La Fiorentina può concentrarsi sulla Coppa Italia e sull’Europa, pensando a raggiungere un ottimo piazzamento in campionato. In caso di vittoria della Coppa andrebbe automaticamente in Europa”: 

Stasera il cerchio dei quarti di finale si chiude con Juventus-Lazio: per quale delle due squadre la gara ha un peso maggiore?

“Ha peso per entrambe. La Juventus deve tirarsi fuori da questa situazione: la penalizzazione di 15 punti l’ha spedita nell’anonimato e ha creato più confusione. Invece, la Lazio deve fare quel salto di qualità per affermarsi, lottare per un obiettivo e alzare un trofeo con Sarri“. 

Lotta Champions: ci sono tante squadre in pochi punti. Considerazioni sul calo del Milan e sul riscatto dell’Atalanta?

“L’Atalanta ha un obiettivo solo e si concentrerà sul campionato, portandolo a termine con grande attenzione. Per quanto riguarda il Milan, domenica c’è il derby: è una partita che può dare una svolta al campionato di entrambe. L’Inter ha fatto buoni risultati ma non mi convince fino in fondo. Il Milan ha un jolly incredibile come il derby per cancellare questo brutto periodo, arrivato a sorpresa dopo la vittoria del campionato scorso. I giocatori sanno quali sono i problemi che li hanno portati in questa situazione”. 

A proposito di derby: riesci a descrivere le sensazioni vissute in campo in quel Juventus-Torino 3-3, in cui riusciste a rimontare tre gol di svantaggio?

“Non venivamo da un buon periodo, eravamo sotto contestazione e il derby era la partita per riuscire a risollevarsi. Dopo mezz’ora 3-0 per la Juventus, che in quel periodo aveva campioni e top player che la rendevano veramente forte. Secondo me hanno pensato di aver chiuso la partita e hanno mollato mentalmente, focalizzandosi sul turno di Coppa che avevano in settimana. Davanti hanno trovato un gruppo fantastico, fatto da amici e uomini veri. Negli spogliatoi, senza fare nessuna scenata, Camolese ci ha rimessi in carreggiata. Poi ha fatto i cambi che dovevano essere fatti e l’abbiamo ribaltata col Cuore Toro: la spinta dei tifosi è stata devastante. Poi la fortuna ha voluto che Salas sbagliasse quel maledetto rigore. Il gol del 3-3 segnato da me resterà sempre un bel ricordo. Quel pareggio valse quanto una vittoria”. 

In Italia in pochi sono riusciti a intervenire durante il mercato invernale, anche i top club hanno contenuto le spese. In Premier League il Bournemouth, 18° in classifica, ha offerto 30 milioni per Zaniolo, poi spesi per prendere Traoré. Cosa ne pensi dello strapotere del calcio inglese?

“Il calcio italiano ha bisogno di riformarsi, di sistemarsi. Dobbiamo essere meno “golosi”, le grandi squadre dovrebbero iniziare a guardare nel calcio minore come la Serie C: anche da lì si formano giocatori che poi possono diventare davvero utili per la Serie A e per la Nazionale. Continuiamo a voler arricchire i nostri club ma impoveriamo la nostra Nazionale: di conseguenza siamo fuori dai Mondiali un’altra volta. In Serie C crescono i giocatori, in A dovrebbero arrivare dopo aver fatto la gavetta. Invece in Serie A non ci sono top club con attaccanti titolari italiani. È un sistema sbagliato, che fa male al nostro calcio e al nostro movimento: ma invece di agire ci lamentiamo. Bisognerebbe salvaguardare la Nazionale e dare un taglio ai giocatori stranieri che arrivano nel nostro calcio”.

Continua a leggere

Altri Sport

ESCLUSIVA – PADOVAN: “Napoli campione ormai da mesi, lotta serrata in Serie A solo per la Champions”

Pubblicato

:

Napoli

ESLUSIVA PADOVAN – Abbiamo avuto l’onore di poter ascoltare in esclusiva per NumeroDiez il noto giornalista ed opinionista Giancarlo Padovan, con cui abbiamo trattato diverse tematiche. I temi affrontati nel corso dell’intervista vanno dall’extra campo, con la vicenda plusvalenze che vede coinvolta la Juventus, per poi passare al calcio giocato e non solo.

L’INTERVISTA ESCLUSIVA A GIANCARLO PADOVAN

Innanzitutto partiamo dal caso plusvalenze. Lunedì sono state comunicate le motivazioni della Corte d’appello riguardo la penalizzazione inflitta alla Juventus. In base alle motivazioni rilasciate, crede che i bianconeri appellandosi al Collegio di Garanzia possano ricevere la revoca della penalizzazione, o è un ipotesi remota?

“È indipendente. Il Collegio di Garanzia entra nel metodo della sanzione applicata. Quindi si valuta se la sentenza è conferme al regolamento federale o meno. Non so se ci sarà una revoca o meno, però so per certo che la Juventus sta battendo due strade. La prima è il ricorso per la revocazione, la seconda è che la condanna sia stata eseguita in base all’articolo 6, mentre nell’imputazione viene richiamato l’articolo 4. Per come è stata gestita l’accusa da parte della Corte finora, non mi aspetto una revoca. Non mi aspettavo sicuramente il -15, che è una sanzione abnorme. La Juventus comunque è stata accusata di essere l’organizzatrice di un sistema criminoso sportivo in merito all’ambito delle plusvalenze”.

Parlando di campo, il Milan verte in un profondo stato di crisi. Quali sono i fattori di questa crisi e come può uscirne il Milan?

Il fattore principale è aver smarrito il gioco, con cui Pioli aveva fondato il successo nella scorsa stagione, anche grazie ai regali delle dirette concorrenti. Quando Pioli dice post Sassuolo che non importa come si gioca, l’importante è vincere, fa capire come non ne abbia più in questo momento. Al momento il più appannato è proprio Pioli, e lo si capisce anche dall’esclusione di Leao dai titolari contro il Sassuolo. Quando si smarriscono le idee di gioco e si perde il controllo dello spogliatoio, almeno a livello tecnico, come in questo caso, un allenatore come Pioli mostra tutti i suoi limiti“. 

Sicuramente anche i giocatori hanno le loro responsabilità, e ciò si dimostra nel fatto che abbiano smesso di aver fame di successo. La perseveranza e la determinazione che c’era in ogni giocatore è venuta meno in questo momento, mostrando come diversi giocatori siano già sazi dopo il successo della scorsa stagione. Poi il Milan ha dei buoni giocatori, qualcuno forse diventerà campione, ma non c’è alcun fuoriclasse, soprattutto dal punto di vista mentale. Il Milan dovrebbe avere dei “Djokovic”, ovvero dei giocatori che vogliono vincere sempre anche quando stanno male o hanno vinto tanto”.

Con la vittoria di ieri sera, il Napoli ha dimostrato di saper vincere anche quando crea poco rispetto al solito. Crede che ormai i giochi per lo scudetto siano chiusi?

Il Napoli per me già da mesi ha vinto lo scudetto, già a metà del girone d’andata. Non lo davo tra le favorite, soprattutto dopo la campagna estiva modesta. I partenopei hanno un grande allenatore in panchina come Spalletti, che ad oggi è un signor allenatore. L’anno scorso diverse volte si è detto Spalletti out, ma il tecnico è stato bravi a tramutarli in Spalletti in. L’allenatore toscano ha fatto crescere giocatori come Mario Rui, Meret, Lobotka, Lozano e Politano, che sono irriconoscibili rispetto alle loro annate precedenti. È una squadra che merita lo scudetto, e ad oggi c’è da chiedersi solamente con quanti punti di distacco vincerà il campionato e con quante giornate d’anticipo“.

Le due romane dopo diversi anni di alti e bassi sembrano aver trovato più costanza in questa stagione, crede che entrambe possano ambire alla zona Champions?

Credo che possano entrare entrambe, però devono giocare meglio. La Lazio deve fare meglio rispetto a quello mostrato contro la Fiorentina, mentre la Roma deve essere più cinica. Contro il Napoli è bastata una disattenzione difensiva di Smalling su Simeone a vanificare la buona prestazione offerta. Per la lotta Champions ci sarà una battaglia tra Inter, Roma, Lazio e Atalanta, almeno per il momento. L’Atalanta viaggia ad una velocità pazzesca, e potrebbe scavalcare una delle due romane per un posto in Champions. Però anche l’Atalanta probabilmente sarà giudicata in merito al caso plusvalenze, quindi bisognerà vedere se ci sarà un’eventuale penalizzazione che potrebbe risultare determinante. Ad oggi comunque l’Atalanta e le due romane potrebbero fare fuori le due milanesi, il Milan perché è in caduta libera, mentre l’Inter poiché è discontinua ed è dipendente da Lautaro Martinez“.

Infine una domanda sulle ultime tre in classifica, Hellas Verona, Sampdoria e Cremonese. Hanno diversi punti di distacco dalla zona salvezza, e faticano a trovare continuità di risultati, crede che proprio loro tre retrocederanno?

Io all’inizio affermai che per me in questa stagione sarebbero retrocesse Sampdoria e Verona. Sulla terza non mi ero espresso, ma vedevo una Cremonese in difficoltà. Queste squadre fanno pochi punti, e di conseguenza ci sarà una quota salvezza bassissima, ed è per questo che si salverà la Juve (ride, ndr). Il divario con le altre è alto. In qualche occasione c’è anche la prestazione, come nel caso della Cremonese, ma senza poi portare punti e risultati importanti a casa. Dal mercato estivo e anche in questa sessione nessuna è riuscita a rinforzarsi a tal punto da poter raggiungere la salvezza”.

Cambiando tema, prima lei parlava della mentalità di Djokovic. In merito a questo, domenica il serbo ha conquistato il suo 22 titolo Slam; lei si aspettava questa vittoria, soprattutto dopo la vicenda della scorsa stagione successa proprio in Australia? Per quanto riguarda i tennisti italiani, cosa si aspetta da loro nel prossimo futuro?

Mi aspettavo che vincesse Djokovic, perché l’anno scorso era stato privato della partecipazione agli Australian Open che probabilmente avrebbe lanciato il serbo verso il Grande Slam. Mi aspetto che Djokovic vinca ancora tanto. Come numero di vittorie e regolarità è a pari livello di Nadal e Federer. Degli italiani mi piace molto Sinner, ma aldilà di questo, il movimento tennistico italiano mai come in questo momento vanta diversi giocatori di livello assoluto. Siamo arrivati ad un passo dalla Finale di Coppa Davis nell’ultima edizione, e ciò fa ben sperare. È un momento fantastico per il tennis e mi aspetto tutto il meglio. L’auspicio è che un giorno dietro i vari Djokovic e Nadal ci sia un italiano, quantomeno stabilmente nei primi 10 al mondo”.

Continua a leggere

ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Bucchi non è a rischio esonero con l’Ascoli

Pubblicato

:

L’Ascoli sta passando un periodo molto delicato dove non stanno arrivando i risultati sperati.

Secondo quanto appreso dalla nostra redazione, l’allenatore Christian Bucchi non è al momento a rischio esonero. Smentita, dunque, la voce che vedeva Walter Zenga seduto sulla panchina della squadra marchigiana. La società ha deciso di confermare la fiducia al tecnico, nella speranza ti tornare in futuro a lottare per la zona play-off.

Continua a leggere

I nostri approfondimenti

Giovani per il futuro

Esclusive

Fantacalcio

Serie A

Trending

Scarica L'App

Copyright © 2022 | Testata giornalistica n.63 registrata presso il Tribunale di Milano il 7 Febbraio 2017 | numero-diez.com | Applicazione e testata gestita da Número Diez SRL 12106070969