Marcel Vulpis, neo vicepresidente vicario della Lega Pro, primo giornalista in Italia a ricoprire un ruolo dirigenziale all’interno di una lega professionistica, capo ufficio stampa di diversi eventi sportivi nazionali internazionali, nonché fondatore dell’agenzia stampa “Sporteconomy”, è intervenuto a Numero Diez per fare il punto sulla sua attuale esperienza ai vertici della più grande Lega d’Europa (per numero di club) e per illustrarci le sue idee riguardanti il futuro dell’intero movimento.

Durante l’intervista, Vulpis ha toccato moltissimi argomenti: dalla situazione economica generale dello sport italiano, passando per la Super Lega fino ad arrivare alle sue possibili soluzioni per far ripartire il movimento calcistico italiano, arenato ormai da più di un anno e mezzo.

Partiamo dal suo ultimo incarico come vicepresidente vicario della Lega Pro. Lei è stato il primo giornalista a ricoprire un ruolo istituzionale così importante, di che cosa si occupa all’interno della Lega?

“Sono il primo (giornalista, ndr) ad entrare in un ruolo di governance. Non era mai successo nella storia del calcio italiano. Certamente è un esperimento interessante per me come per il sistema calcio. Sto cercando di portare il mio stile e le mie competenze in un sistema che sta evolvendo, dove non basta più essere un bravo dirigente sportivo, ma bisogna avere una multidisciplinarità che vada oltre il concetto tradizionale di dirigente. Il ruolo di vicepresidente vicario è, da sempre, quello di coadiuvare il presidente in tutta la sua azione politica […]. Tocca al presidente (Francesco Ghirelli) l’indirizzo politico. In questi quattro anni mi occuperò principalmente di tematiche legate al marketing, al commerciale e alla comunicazione”.

Come si è approcciato a questa nuova avventura?

“Da un lato con grande umiltà, perché c’è sempre tanto da imparare, ma anche con  grande proattività per le materie di mia competenza dove, sinceramente, credo di portare un contributo pratico vista la mia esperienza quasi trentennale come giornalista economico e, soprattutto, da imprenditore nel settore dell’editoria online. L’imprenditore, per natura, è una persona abituata a decidere anche in tempi molto ristretti, a prendere decisioni anche in fasi molto critiche e ha una visione di scenario a breve, a medio e anche nel lungo periodo. Sa sempre valutare il corretto rischio di impresa, ma ha davanti a sé una visione. Se non è così non sei e non puoi fare l’imprenditore”.

Quanto ha influito la pandemia sulla vita stessa delle società militanti in Lega pro e se secondo lei è stato fatto abbastanza per salvaguardare gli interessi delle società dei campionati minori?

La pandemia ha impattato tantissimo sul calcio ma, mentre la Serie A ha la possibilità di avere qualche ancora di salvezza, come la “torta” da oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro dei diritti televisivi tra quelli domestici ed esteri, più si scende di categoria più l’impatto è forte. La Lega Pro è stata tra le leghe sportive più attive nel “Comitato 4.0” cercando di trovare delle soluzioni pratiche per poter resistere all’impatto dell’emergenza sanitaria. Come ad esempio il tax credit (nella misura del 50%) sulle sponsorizzazioni sportive per un plafond complessivo di 90 milioni di euro (misura richiesta all’esecutivo Draghi anche per il 2021). Oltre a ciò ristori per le spese obbligatorie sanitarie sostenute dai club nel corso della stagione. Una linea che, se approvata dal “Decreto sostegni bis”, porterebbe cica 180mila euro in media nelle casse di tutti e 59 i club militanti in Lega Pro. Questo pacchetto, insieme ad altre iniziative messe in atto dalla FIGC attraverso il “Fondo sostegno calcio”, con il supporto del Credito Sportivo, hanno permesso di dare una boccata d’ossigeno vera ai club di Lega Pro (si tratta di mutui di liquidità fino a 500mila euro, ndr)”.

Nell’ultimo periodo si parla molto di una riforma dei campionati, affermando che questa sia l’unico modo per risanare i conti della federazione, visti i numeri decisamente più elevati di calciatori professionisti in Italia rispetto alle altre federazioni europee. Secondo lei, tagliare il numero dei professionisti è realmente la strada giusta per dare nuova vita a tutto il movimento?

“La riforma dei campionati riguarderà l’intero sistema, toccherà la Lega Pro, si spera, in modo assolutamente positivo nella direzione di una maggiore sostenibilità economica dei nostri club. La Lega Pro, anche grazie all’intervento del presidente Francesco Ghirelli, è tra le realtà più attive. Il nostro obiettivo è dare un contributo di valore alla riforma. Detto ciò, dobbiamo aspettare che sia definita per capire se ci saranno una o più soluzioni su cui aprire un confronto/dibattito interno. Personalmente ho massima fiducia nel presidente della FIGC Gabriele Gravina. È lui il leader assoluto del movimento tricolore”.

In linea di massima lei sarebbe d’accordo nel diminuire il numero di professionisti?

“Non è tanto un problema di numero ma di sostenibilità economica e di analisi del prodotto calcio nel suo complesso. Riguarda infatti tutte le leghe dalla Serie A, passando per Serie B e Lega Pro, fino ad arrivare alla Serie D. Non avendo un documento integrale è difficile dare un giudizio, che, in questa fase, sarebbe solo parziale”.

Altro argomento all’ordine del giorno è il cambiamento del format della Coppa Italia che prevedrà la partecipazione solo dei club di Serie A e B. Lei anche su Twitter si è fermamente opposto a tale decisione affermando che si tratti di “dignità calpestata”.

“È stata un’operazione improvvida e, ad essere sincero, inattesa. La storia della Lega Pro è ricca di episodi di club che sono arrivati anche nelle fasi finali della competizione. 
Se ad esempio si giocasse un Juventus-Fano ci sarebbero (una volta superata la pandemia, ndr) principalmente tifosi della Juve, mentre Fano-Juventus sarebbe una partita che toccherebbe la storia di una città/territorio con sicuramente un sold out. Detto ciò ad oggi la Serie A, mi permetto di dire, non sta dimostrando un grande attaccamento al sistema calcio nel suo complesso. Tu (la Lega Serie A, ndr) puoi anche decidere di cambiare un format, ma lo devi discutere con gli attori coinvolti, non puoi convocare una assemblea e far decidere un cambio di rotta così sostanziale riducendo tutto ad un testo di un comunicato stampa. Mi sembra quanto meno irrispettoso nei confronti del presidente Ghirelli (all’oscuro di tutto) e dell’intero movimento. Non va bene per niente. È uno stile che non mi piace. Mi auguro che un presidente del calibro di Paolo Dal Pino, con una grande esperienza anche internazionale, sappia fare dietrofront. Ammettere di aver sbagliato non è un atto di debolezza, anzi di forza. Mi auguro che non prosegue in questo strappo. Sarebbe un danno incalcolabile per i nostri club”.

Cosa si aspetta che accadrà al prossimo Consiglio direttivo di Lega?

“Sicuramente, anche come ha detto il presidente Ghirelli, verranno analizzate una serie di azioni (magari anche legali, ndr) per tutelare gli interessi della lega e dei club che ne fanno parte. Non capisco perché tutti dicano che l’FA Cup sia una competizione bellissima dove partecipano anche i club delle serie minori e poi qui si attua una riforma così restrittiva. È solo una questione di volontà e di mettersi attorno ad un tavolo per fare in modo che una rappresentanza dei club di Lega Pro possa avere i suoi momenti di visibilità televisivi durante la Coppa Italia. Come ho sempre detto, secondo me c’è più audience tv per un Palermo-Benevento che per un Benevento-Spezia”.

Cambiamo argomento, lei è stato tra i primi ad introdurre la figura del giornalista economico applicato allo sport, figura ad oggi ricercatissima. Da dove è nata l’intuizione di trattare questo tipo di argomento?

“Sono stato il primo a farlo, se mi guardo in dietro prima del 1992 non c’era veramente nessuno. Nessuno prima di allora aveva mai pensato a lanciare un nuovo filone giornalistico, ovvero quello della economia dello sport. Oggi anche i giornali sportivi hanno capito che devono raccontare una serie di storie diverse rispetto a quelle della classica cronaca delle partite. Oggi tutti i quotidiani hanno bisogno di specialisti di economia dello sport per attrarre ancora di più l’attenzione del tifoso attraverso l’analisi economica.  Per quanto mi riguarda questa cosa è nata nel febbraio 1992 sul quotidiano ItaliaOggi, poi, nel 2004, ho fondato l’agenzia Sporteconomy che ho lasciato il 12 gennaio 2021, quando sono stato eletto vicepresidente vicario. L’agenzia è saldamente posizionata sui temi di economia e politica dello sport e non ho dubbio alcuno che ci possa essere una crescita ulteriore nei prossimi anni”.

In questo senso la Super Lega ha aperto ancor di più gli occhi degli addetti ai lavori sui temi economici-sportivi. Secondo lei il progetto, così come presentato, avrebbe realmente risanato i conti delle società interessate o avrebbe creato solo un enorme gap con tutte le altre?

“Assolutamente. Avrebbe generato maggiori ricavi nel breve periodo ma avrebbe solamente rallentato un problema sistemico che si sarebbe comunque verificato più in grande magari tra 4/5 anni. Se i club non si fermano a ragionare sul tema costi non se ne esce vivi. Prima di parlare di Super League io direi di parlare di “Super tagli”. 

Rimanendo in tema, come vede la situazione dei club italiani per quanto riguarda la gestione economica? E cosa ne pensa della strategia di Zhang che chiederà a tutti i suoi tesserati di abbassare le loro pretese sugli ingaggi?

“La pandemia ha messo a nudo un sistema che era già fragile. Per quanto riguarda il presidente Zhang, penso sia una giusta decisione che va nella direzione di quello che dicevo: tagliate i costi e poi parliamo di qualsiasi cosa sempre all’interno di un sistema sedendosi al tavolo della Uefa”.

Concludo innanzitutto ringraziandola della disponibilità e della professionalità dimostrata, e le chiedo in che direzione stia andando il calcio italiano?

“Il calcio italiano deve leccarsi le ferite dopo quasi due anni di pandemia ed è un problema che riguarda lo sport in generale. Non ti so dire, ad oggi, cosa troveremo come tessuto economico-sportivo al termine di questa pandemia. Sicuramente ci saranno tante società dilettantistiche e professionistiche che potrebbero avere problemi ad iscriversi ai campionati. E’ inutile nascondersi dietro il dito.
Speriamo che non avvenga ma il rischio c’è, e visto che saremmo costretti a gestire il post pandemia l’attenzione, come già detto, dovrà essere sulla gestione dei costi facendoci tutti un bagno di umiltà. La cartina di tornasole resta il minuto dopo la chiusura delle iscrizioni ai campionati. Solo in quel momento si vedrà quando il sistema avrà retto”.

Ha già pronte eventuali iniziative per poter rilanciare il movimento, nel suo caso la Lega Pro, nel post pandemia quando il mercato sarà tornato ad una sorta di normalità?

“Dal mio punto di vista sono entrato subito nella logica della tutela e dello sviluppo degli interessi dei club ragionando come se fossi io stesso uno dei presidenti dei 59 club. In Lega Pro, come in qualsiasi altra lega, avere una persona che sta sul pezzo, attento ai costi e a sviluppare opportunità per la stessa Lega, e quindi a cascata per i club, è strategico e su questo sto ricevendo tanti feedback positivi dalle società. Nei prossimi mesi siamo pronti a lanciare una campagna molto forte sotto il profilo commerciale che dovrebbe portarci nuove risorse economiche. Oggi la Lega Pro deve potenziare l’area sponsorizzazioni, l’obiettivo è quello di riuscire a portarne molte di più aumentando i ricavi della Lega. Più la Lega Pro sarà ricca, più potrà fare iniziative a supporto dei nostri club. E’ una equazione matematica”. 

Fonte immagine di copertina: profilo Twitter Marcel Vulpis