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Eurobasket 2022, cosa è mancato all’Italia?

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Eurobasket 2022

Mercoledì si è interrotto il sogno azzurro. Per l’Italia l’Eurobasket 2022 è terminato contro la Francia ai quarti di finale, in una maniera a dir poco rocambolesca. A poco più di 2 minuti dalla fine della partita, Fontecchio aveva regalato il +7 azzurro con una tripla impossibile. Da lì in poi l’Italia non si è più mossa. A 14 secondi dalla fine e + 2 Italia, sempre Fontecchio è protagonista, stavolta in negativo, sbagliando entrambi i tiri liberi a disposizione. Heurtel realizza un veloce canestro da 2 punti e pareggia i conti, quindi overtime. Una volta ai supplementari però, l’inerzia era tutta dai francesi, che infatti hanno portato a casa la vittoria. Senz’altro ci sono state cose positive dell’Italia in questo Eurobasket, ma cosa è mancato alla nazionale di Pozzecco in questa folle partita contro la Francia?

I PUNTI DI FORZA DELL’ITALIA

Come ogni cosa, bisogna analizzare i pro e i contro. Si parte quindi prima dalle cose positive, perché comunque ce ne sono state parecchie nel corso dell’Eurobasket 2022. La cosa migliore è stata la forza e l’unione di questo gruppo, memore della bella esperienza affrontata l’anno scorso alle Olimpiadi, conquistate contro la difficile Serbia. La vittoria contro gli stessi serbi si è ripetuta anche nel corso degli europei, nonostante stavolta ci fosse anche il due volte MVP NBA Nikola Jokic.

Chi ha funzionato alla grande è stato Fontecchio, leader indiscusso di questa nazionale. L’infortunio di Gallinari lo ha spinto ancora di più a caricarsi l’Italia sulle spalle. Ha avuto però ottimi guerrieri al suo fianco, soprattutto Nik Melli e Marco Spissu. Il playmaker sardo si è conquistato in questo Eurobasket 2022 il posto da titolare un po’ a sorpresa, ma contro la Serbia è stato fenomenale con la serie di triple realizzate. Ottimo anche Melli, che pur non essendo un centro puro, è riuscito a tenere a bada gente come Jokic, ma ha anche fatto sudare qualche camicia pure a Rudy Gobert.

I PUNTI DI DEBOLEZZA DELL’ITALIA

La cosa particolare di questa nazionale, è che alcuni punti di forza sono allo stesso tempo punti di debolezza. Per esempio Pozzecco ha sicuramente unito ancora di più un gruppo già affiatato, grazie al suo atteggiamento esuberante. A volte però un allenatore deve avere anche del self-control, ma il Poz è davvero troppo emotivo.

C’è poi lo stesso Melli. Per carità, per come ha giocato in l’ Eurobasket 2022, non gli si può dir nulla contro. Sorge però sempre il solito problema della mancanza di un vero centro per gli azzurri. Purtroppo è una mancanza che ci si porta dietro da anni. Tessitori e Biligha non sono all’altezza di certi palcoscenici, e non possono reggere più di qualche minuto in campo contro squadre come la Francia.

Un punto di debolezza purtroppo è stato Fontecchio nell’ultima partita. L’eroe della nazionale è stato lui, ma chissà dove sarebbe ora l’Italia in questo Eurobasket 2022 se avesse realizzato anche solo uno dei due tiri liberi. Probabilmente in finale, dopo aver visto come la Polonia in semifinale è stata spazzata via malamente dai Blues. Nessuno potrà mai dirlo. Questa situazione ricorda per certi versi Baggio al mondiale di USA 1994. Il divin codino fu il migliore dell’Italia, e grazie a lui gli azzurri arrivarono in finale. Quel rigore sbagliato però fu decisivo, proprio come lo sono stati i liberi sbagliati da Fontecchio.

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ESCLUSIVA – Bagnulo tra padel e calcio: “Juan Lebron mi ricorda Mbappé”

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Bagnulo

ESCLUSIVA BAGNULO – La coppia di giornalisti Gianluigi Bagnulo e Dario Massara si è cimentata, per Sky Sport, alla narrazione in telecronaca del padel, uno sport che è spopolato in questi ultimi anni per giocatori amatoriali e professionisti in tutto il mondo. Dalla loro esperienza sul campo ne è nato un libro pieno di contenuti interessanti sia per i grandi conoscitori di questo sport che non, inglobando personaggi di rilievo ed ex calciatori: “Padel Mania” è questo e tanto altro. Abbiamo avuto il piacere di intervistare Gianluigi Bagnulo, giornalista per Sky Sport e attuale telecronista di padel per la nota emittente.

Cominciamo con il dire che ormai il padel si è sparso a macchia d’olio anche nel nostro paese. Quali sono stati, secondo te, i tre personaggi fondamentali per poter espandere il padel in Italia? 

“La prima persona fondamentale per l’espansione del padel è stata Luigi Carraro, presidente della Federazione Internazionale Padel. Ha lavorato con la sua squadra per rendere questo sport accessibile a tutti e soprattutto glamour: visibile dal punto di vista mediatico attraverso personaggi mediatici. Portandolo in televisione e utilizzando l’immagine di personaggi appassionati di padel che avevano un grosso seguito, ha costruito delle basi solide al pari di altri sport. A tal proposito è stato fondamentale l’incontro con il presidente del PSG, Al-Khelaifi, che raccontiamo all’interno del libro. Non voglio raccontarvi troppo: vorrei che tutti leggessero la storia sul libro. La seconda persona che cito è Fernando Belasteguin perché la sua storia è una dimostrazione incredibile di professionalità, capacità di durare nel tempo e costante promozione al padel: il suo nome è una calamita per gli occhi delle persona che porta visibilità a questo sport. La sua disponibilità ai tornei in Italia è stata decisiva per l’avvicinamento di tante persone. Più che una terza persona cito il gruppo di ex calciatori, partito da Roma e poi diffuso in tutta Italia che grazie all’enorme seguito di cui godono hanno fatto sì che la gente conoscesse il padel grazie a loro”.

Quando hai sentito, insieme a Dario il momento di dire “mettiamo tutto nero su bianco”?

La scintilla è scoppiata quando ci siamo resi conto che le domande da casa durante le telecronache erano decuplicate, insieme alla loro competenza. Abbiamo capito allora che il padel era diventato mania a tal punto da poter parlare alla gente con un libro. Uniti dal percorso in telecronaca con Dario la sensazione è stata reciproca. Abbiamo deciso, dunque, di scrivere questo libro per raccontare tutte le storie che abbiamo imparato nel corso degli anni sui giocatori, chiarire regole contorte e raccontare tutto ciò che un appassionato di padel ha piacere di leggere”.

Il pensiero a freddo di quando ti hanno detto per la prima volta che avresti fatto le telecronache di padel?

“Ci giocavo già da 5 anni. Mi sono reso conto che conoscevo lo sport ma non avevo ancora il vocabolario per raccontarlo. A differenza del calcio, dove parto con una base molto solida costruita negli anni prima da appassionato, poi da giornalista per Sky Sport, avrei dovuto rimettermi sui libri: rimettermi a studiare. Così è stato perché dovevo conoscere al meglio i giocatori e le dinamiche per poi raccontarle alla gente, anche se tanto è stato imparato sul campo. Tanti termini li abbiamo imparati dalle nostre seconde voci e opinionisti che da anni erano in questo mondo: da Gustavo Spector a Saverio Palmieri, passando poi per Niccolò Cotto, Emiliano Siciliani, Mauricio Lopez Algarra e tanti altri. Ogni telecronaca aggiungeva conoscenza per diventare più credibile su questo sport”.

Siete riusciti a raccogliere i maggiori esponenti del padel italiano ed ex calciatori nel libro, insieme al “Goat” Belasteguin: il vostro libro è interessante sia per il neofita che per il più grande appassionato. Era il pieno obiettivo? Quali erano le aspettative?

“L’obiettivo era arrivare a tutti. Cercare di parlare a qualsiasi fascia di “padelisti” presenti in Italia. Dal giocatore più appassionato, chi gioca ma voleva sapere di più, fino a chi lo pratica sporadicamente o lo segue quando capita. Nel corso di questo mese di pubblicazione abbiamo ricevuto feedback positivi da tutte queste fasce. C’è chi ha potuto approfondire la conoscenza dei personaggi che aveva visto giocare ma di cui non sapeva la storia, chi ha trovato l’ironia dei “10 padelisti tipici” e chi, ancora, ha risolto ogni dubbio sul regolamento”. 

Sky Sport è stata l’emittente precursore di questo sport: sentite di prendervi anche voi il merito?

Lasciamo che lo dica Belasteguin. Nella prefazione che ha scritto per il nostro libro, per cui lo ringrazierò sempre, ha citato direttamente Sky Sport come televisione che ha contribuito alla crescita del padel in Italia acquisendo i diritti per prima, aiutandone la diffusione. Ci siamo mossi in anticipo, siamo contenti dei risultati e di aver preso parte alla crescita di questo sport”

La gente cresce con il padel e viceversa. Dove pensi si possa arrivare in futuro e perché non è la solita moda del momento? 

Non è una moda perché implicherebbe che duri poco e poi passi. Il padel, invece, è in costante espansione: ogni giorno c’è più gente che ci gioca, ci investe e lo guarda. Penso che siamo solamente all’inizio di questo processo, il margine di crescita è infinito: continueranno ad aprire i campi e ci appassionerà ancora di più quando avremmo giocatori italiani pronti a competere contro i migliori al mondo”.

Uscendo un attimo dai riflettori: quale giocatore pensi che salirà sul tetto del mondo?

Questo è stato l’anno della consacrazione di Coello: è finito il tempo di chiamarlo “Arturito”, adesso è diventato Arturo. È stato l’anno in cui ha dimostrato che è pronto a prendersi il numero 1 del ranking nei prossimi anni. Tra i giovani ragazzi a me piacciono Miguel Yanguas, sulla stessa strada di Lebron, che è un giocatore di destra che vale come uno di sinistra può giocare sia a destra che a sinistra e dotato di una delle più belle volee di rovescio nel circuito. Inserisco anche Javier Garrido, che può contare su una prepotenza fisica e smash da paura”.

Siccome prima abbiamo citato dal libro i “10 padelisti tipo”, in quale categoria ti metteresti?

Sono un umile giocatore di destra, che ha imparato a giocare bene con la parete avendo poca mano. Tra i profili elencati nel libro sono sicuramente il “rosicone” che se perde la prende male ma allo stesso tempo è consapevole dei suoi limiti” 

Sbilanciamoci sui confronti: potresti paragonare giocatori come Lebron, Belasteguin, Tapia a tre stelle del calcio mondiali?

Juan Lebron mi ricorda Mbappé. Talento puro, mezzi atletici devastanti e quel pizzico di egoismo che lo rende non facilmente simpatico ai suoi compagni di squadra. “Bela”, invece, è stato accostato erroneamente a Messi poiché entrambi argentini. C’è una grossa differenza tra i due: Messi è un talento naturale mentre Belasteguin è un conoscitore supremo del gioco molto più di un talento naturale. Con questa premessa lo paragono a Xavi: una leggenda che anche in tarda età riesce a rimanere al livello con gli altri.. Infine, per Tapia, ho scelto Dybala, ovvero un altro argentino, perché come tutti i talenti puri può risultare incostante, ma quando è nella giornata giusta ti regala dei gesti tecnici che non vedi da nessun altro”.

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Buona la quinta: la Laver Cup va a Team World

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Tennis, Federer si ritira

La quinta edizione della Laver Cup è quella decisiva per il Team World che dopo il pesante 14-1 rimediato l’anno scorso a Boston ha vinto questa edizione 13-8 alla O2 Arena di Londra.

La partita decisiva è stata quella che ha visto Tiafoe vincere al super tie-break contro Tsitsipas per  1-6, 7(13)-6, 10-8. Il greco avrà non pochi rimpianti dato che al secondo set ha sprecato ben quattro match point ed ha avuto la peggio nel quinto super tie-break giocato in otto partite di singolo in questa Laver Cup.
Ad avere qualche rimpianto è anche il britannico Jamie Murray che venerdì ha perso con un po’ di sfortuna la partita contro de Minaur 7-5, 3-6, 7-10.

La sconfitta per Team Europe arriva un po’ a sorpresa in questo torneo. Per la prima volta dalla creazione del trofeo Björn Borg ha avuto a disposizione nel suo team i Big 3+1. L’unico giocatore di questo clan leggendario a portare punti alla sua squadra è stato però  solo Djokovic, vincitore nel singolo contro Tiafoe e nel doppio in coppia con Berrettini contro il duo de Minaur/Sock.

Tiafoe: MVP della Laver

Il mattatore tecnico ed emotivo della squadra allenata da John McEnroe è stato proprio Tiafoe, hype-man del Team World e scelto dal suo connazionale per giocare la partita decisiva alla quale si arrivava con il risultato di 8-10 per Team World.
Il giocatore originale del Maryland non ha deluso e non ha sentito la pressione, confermando il suo buon momento di forma in questo finale di stagione che agli US Open gli ha permesso di eliminare, tra gli altri, Nadal e Rublev.
La vittoria contro il maiorchino è arrivata due volte quest’anno, considerando anche quella nel doppio conseguita venerdì sera.
Chissà che questo finale di stagione molto positivo non gli dia finalmente a 24 anni la continuità che serve per entrare nel gruppo dei giocatori più forti.

Il momento più alto sportivamente ed emotivamente del torneo amichevole (ma non troppo) è stato senza dubbio il match d’addio di Federer giocato in coppia con l’amico di sempre Rafa Nadal. Nonostante i due siano usciti sconfitti contro gli statunitensi Sock e Tiafoe, l’ultimo ballo di King Rog non avrebbe potuto avere un partner migliore.

Il prossimo grande appuntamento tennistico saranno le ATP Finals che si giocheranno a Torino dal 13 al 20 novembre. La grande incognita del torneo conclusivo della stagione tennistica potrebbe essere la presenza di Nadal.
Rafa, che non ha mai vinto le Finals, ha lasciato Londra dopo la prima giornata di partite per stare vicino alla moglie e per recuperare energie mentali e fisiche dopo un’annata molto intensa cominciata con le vittorie a Melbourne e Parigi per poi subire un rallentamento a causa dell’infortunio rimediato a Wimbledon.

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Berrettini on fire in Laver Cup: due vittorie su due e vantaggio Europa

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Berrettini

La giornata di ieri di Laver Cup non era facile. Dopo l’addio di Federer, scendere in campo con la testa libera non era proprio la cosa più scontata di tutte. Eppure, Matteo Berrettini è riuscito ad andare oltre e a regalare punti preziosi al Team Europa.

Il primo singolo della giornata lo ha visto impegnato contro Auger-Aliassime, talento canadese contro cui l’italiano aveva già vinto 3 volte su 4. E dopo due set abbastanza spettacolari, è riuscito a fare suo anche questo incontro. 7-6, 4,6, 10-7 per Matteo.

In serata, invece, Bjorn Borg ha deciso di schierarlo anche per il doppio con Novak Djokovic, sceso già in campo poco prima (e vittorioso) contro Frances Tiafoe. Tuttavia, come se niente fosse, i due hanno regalato parecchio spettacolo, imponendosi su Sock e De Minaur con un secco 7-5, 6-2.

8-4 per l’Europa (il sabato raddoppiano i punti), che affronterà l’ultima giornata di gara con un vantaggio non indifferente. Alle 13 di nuovo in campo Berrettini, impegnato con Murray nel doppio di giornata.

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Kakà, nuova avventura: correrà la maratona di Berlino

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Ricardo Kakà, dopo aver chiuso la sua carriera calcistica nel 2017 ad Orlando, è pronto a cimentarsi in una nuova disciplina sportiva: infatti, il brasiliano correrà domenica la maratona di Berlino.

Ripensando alle sue gesta, soprattutto nei primi anni al Milan, non viene molto difficile immaginarsi un Kakà corridore, considerando la sua straordinaria capacità atletica, in particolare nel cambio di passo.

Ma per la leggenda della Seleçao la buona riuscita della gara è tutt’altro che scontata. Ecco le sue impressioni in merito:

Più che altro, quello che mi porto dal professionismo è la mentalità. Il mio corpo è abituato ad altri movimenti. Sarà la mia prima volta sui 42 chilometri e l’obiettivo è stare sotto al tempo di 3 ore e 40 minuti“.

L’ex numero 22 rossonero ha poi aggiunto: “Sarà una maratona pianeggiante in una città molto bella, con una buona atmosfera. Tutto ciò mi ha fatto venire voglia di correre a Berlino“.

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