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Europa agli emiri: un decennio di grandi cambiamenti

Siamo arrivati quasi alla fine, nell’Europa che conta. Un nuovo padrone sta per scrivere il suo nome sulla Coppa dalle grandi orecchie. Mentre il Chelsea conquista il pass per la finale di Istanbul, si rincorrono le notizie riguardanti le sanzioni legate alla scelta, seppur iniziale, di aver aderito all’ipotesi Superlega.

È una macchina che non si ferma mai e che non intende arrestare la sua corsa. Si tratta di un percorso che sta per posizionare, ancora una volta, le regine della Premier sul tetto d’Europa. 24 ore prima dei Blues, sono stati i Citizens a volare verso la finale. Per loro si tratta della prima volta in assoluto, a differenza di un Chelsea, che sembra avere un discreto feeling con la Champions League.

Mount Tuchel Chelsea

Mason Mount e Tuchel, al settimo cielo per la conquista della finale di Champions (Fonte: Getty Images)

Alla vigilia della prima semifinale tra Manchester City e Paris Saint-Germain, la sensazione era quella che si stava per assistere a una sorta di finale anticipata. Non una novità. Perché gli accoppiamenti non sempre vanno a premiare le due squadre più meritevoli; è per questo motivo che, al netto di una preparazione esemplare e di un organico di primissimo livello, la fortuna recita un ruolo decisamente importante. City-Psg, però, ha rappresentato anche il confronto tra due realtà che, seppur diverse tra loro, hanno dei punti in comune che si stanno rivelando determinanti.

STRAPOTERE MEDIORIENTALE, IN EUROPA

Il 2008 e il 2011 sono due anni estremamente importanti per Manchester City e Paris Saint-Germain. Due passaggi societari che hanno cambiato per sempre le sorti dei due club, con progetti pluriennali e risorse finanziarie molto più elevate rispetto alla media dei top team europei. Le prime stagioni della presidenza di Khaldoon al-Mubarak, in casa City, e di Nasser Al-Khelaifi, all’ombra della Tour Eiffel non hanno lasciato il segno. Hanno di sicuro segnato un cambio di passo, con diversi colpi ad effetto che hanno avuto un ottimo impatto a livello comunicativo. Salvo poi produrre effetti non pienamente positivi.

Ci sono due numeri che devono essere citati, per forza di cose. Sono il totale dei rispettivi investimenti, alla vigilia delle finali di Champions League raggiunte. Il Paris Saint-Germain, lo scorso anno, e il City, in questi giorni.

I parigini, dal 2011, hanno speso la bellezza di 1 miliardo e 254 milioni di euro per l’acquisto dei giocatori. Il Manchester City, invece, 1.9 miliardi. Certo, il conto degli inglesi ha il suo punto di partenza nel 2008, ma stiamo pur sempre parlando di cifre che la testa la fanno girare per davvero. È vero, non sono mancati i problemi relativi al fair play finanziario in Europa, anche se si tratta di un argomento sul quale si potrebbe scrivere un libro o addirittura una collana; ma non si può nemmeno negare che tutti questi investimenti non abbiano portato a scalare le gerarchie europee. Ci sono volute tante stagioni, ma City e Psg sono diventate delle superpotenze che, senza troppi dubbi, continueranno a crescere.

City vs PSG 2-0

La gioia dei Citizens, dopo la vittoria per 2-0 nel ritorno della semifinale (Fonte: Getty Images)

Dato che si sta parlando tantissimo dell’impatto dei tifosi sul calcio moderno, talvolta a sproposito, è giusto ammettere che tutto questo denaro speso crea senza dubbio un organico più competitivo; di sicuro, però, l’empatia con il sentimento puro dei tifosi tende ad essere piuttosto bassa. Certo, la cultura calcistica inglese è ben diversa da quella francese. Ma sarebbe da stupidi pensare che i tifosi di queste due società farebbero gli schizzinosi di fronte alla possibilità di alzare la Champions League al cielo. Indipendentemente dai milioni spesi e dall’antipatia degli altri top team in tutta l’Europa del calcio. L’influenza delle proprietà mediorientali sta avendo un impatto devastante sul calcio europeo e forse, se ci pensiamo bene, hanno segnato un punto di non ritorno che rischia di portare l’intero sistema al cambiamento.

L’AFFAIRE NEYMAR, L’ANNO ZERO

Analizziamo i vari colpi di mercato dei top team d’Europa. Nel corso dell’ultimo decennio abbiamo assistito all’innalzarsi del costo dei cartellini che, seppur costante, ha subito un’impennata nell’estate del 2017.

Fino a quel momento, il colpo più caro della storia del calcio era stato messo a segno da quella che è sempre stata reputata, e in parte lo è ancora, la società più ricca di questo strano globo terracqueo. Una plusvalenza mostruosa per la Juventus, che lo aveva acquistato proprio dai Red Devils quasi a costo zero, per poi rivenderlo ad un cifra intorno ai 105 milioni di euro. Un anno dopo, il Paris Saint-Germain ha deciso di adottare una tecnica di mercato non di certo inedita. Se non riesci a sconfiggere il tuo avversario, compralo.

Neymar Mbappé PSG

Neymar e Mbappé, i colpi più cari della storia del calcio (Fonte: AFP)

Le logiche che hanno portato Neymar a Parigi sono state alquanto strane, perché si tratta di un investimento complessivo -solo per l’acquisto- di circa 300 milioni. 222 per pagare la clausola rescissoria, più un bonus finito direttamente nelle tasche del talento verdeoro. Ragionando nell’estrema attualità e considerando l’investimento da imputare al Paris Saint-Germain, potremmo comunque parlare di un totale di 366 milioni di euro. Quattro stagioni a 36 milioni lordi di ingaggio, da sommare ai 222 che rappresentano ancora l’acquisto più caro della storia del calcio. La sonora sconfitta contro il Barcellona in Champions e quella in campionato contro il Monaco hanno determinato l’altro acquisto del “nemico”. Kylian Mbappé. Altri 145 milioni ed ecco la firma del classe ’98 più forte al mondo. Ora, forse, il più forte.

I tanti acquisti onerosi del City e i colpi da urlo del Psg hanno ridisegnato le logiche dei trasferimenti a caro prezzo nel contesto del calcio nella cara, vecchia, Europa.

SOSTENIBILITÀ, MA SOLO TEMPORANEA?

Quando si parla di queste due società, uno degli ultimi pensieri che sopraggiunge è la possibile mancanza di fondi. In realtà, si tratta di una mezza verità. La scelta di proporre una nuova competizione europea, a carattere elitario, risiede anche nella necessità di ricevere maggiori introiti dalla Champions League o da una sua forma equivalente. Ad oggi, questa grande difficoltà non si è vista, prendendo in considerazione Manchester City e Paris Saint-Germain,; ma non si può di certo arrivare a facili conclusioni senza avere una reale visione d’insieme. 

Questo strapotere si è visto principalmente per i Citizens, con sessioni di mercato in cui sono stati messi nero su bianco colpi da 60/70 milioni per sopperire all’assenza di un giocatore infortunato. Una soluzione impensabile per la maggior parte dei club europei. Occorre, innanzitutto, un’analisi più profonda, perché soffermarsi sui titoli dei giornali e sulle notizie ad effetto risulta deleterio per la comprensione di questo sistema. Si parla di accesso alla finale come qualcosa di straordinario, ma ogni anno si ha la sensazione che questo City in finale poteva arrivare agevolmente, anche in più occasioni. Si elogia, giustamente, la prestazione di Rúben Dias. L’errore è inquadrarlo come se si trattasse del fenomeno inaspettato. O del giocatore lì quasi per caso. E invece si tratta di un colpo che si avvicina ai 70 milioni di euro. 

Ferran Soriano e Khaldoon Al-Mubarak Manchester City

Ferran Soriano e Khaldoon Al Mubarak, pronti a gustarsi la finale che si giocherà contro il Chelsea (Fonte: Ian Kington/AFP)

Le grandi disponibilità finanziarie consentono, nel tempo, di centrare obiettivi importanti, generando grandi giri di affari. A discapito del fascino e del romanticismo del successo, arrivato partendo dal basso. Questo non vieta, però, di impiegare nel modo sbagliato queste grandi somme. Se qualcuno avesse dei dubbi, potrebbe citofonare direttamente a Stamford Bridge. Lì ci si potrebbe far spiegare per quale motivo il portiere più caro della storia stia seduto in panchina. Mentre in campo, a dare spettacolo, è un 29enne che nel 2016 giocava nella seconda squadra del Marsiglia.

Di colpi clamorosi ce ne saranno ancora, poco ma sicuro. E basterà aspettare poco più di un mese per cominciare a fiutare quali saranno i grandi nomi disposti a cambiare casacca. Se si guarda questa situazione da una prospettiva diversa, si vedono anche situazioni che manifestano problemi finanziari di una certa portata. La frase di Zanetti, con lo scudetto appena cucito sul petto, a proposito del peso dei debiti accumulati, è più che mai emblematica. Il sistema calcio sta andando in una direzione ben precisa, e il rischio è quello di tenere in vita un organismo in chiaro debito di ossigeno, alimentandolo a boccate d’aria fresca. A caro prezzo, però.

All’interno di uno scenario di questo tipo, è chiaro che società come City e Psg potranno sempre trovare grandi risorse. Con buona pace di tante altre realtà che finiranno per indebitarsi in modo considerevole, fino a dover riconsiderare piani e obiettivi. Forse, mentre ci gusteremo le finali per salire sul tetto d’Europa, insieme al rush finale in Serie A, sarebbe il caso di continuare a pensare ad un modello sostenibile. E non di certo a costruire barricate, tra minacce e sanzioni che francamente hanno poco senso.

Fonte immagine in evidenza: profilo Facebook @Bunker Azzurro

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