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Europa: il treno fa gola anche se sono gli ultimi vagoni

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Europa

Ai nastri di partenza dell’imminente stagione di Serie A, sette squadre su tutte vogliono raggiungere il treno Europa. Inevitabilmente però i posti sono numerati. E qualcuno rischia di restarne fuori.

Queste sette squadre, ormai soprannominate le sette sorelle, sono Atalanta, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli e Roma.

Solo una squadra potrà raggiungere la cabina di controllo in prima classe. Lo scorso anno è stata l’Inter di Antonio Conte. I nerazzurri, però, in queste ultime settimane hanno letteralmente perso molto del potenziale della passata stagione, congedando molte figure di rilievo. E dovranno combattere per non perdere anche il posto migliore sul treno.

Altre tre squadre faranno compagnia, in prima classe, alla prima della classe. La destinazione è quella dei gironi di Champions League. Lo scorso anno è toccato a Milan, Atalanta e Juventus, con il benestare di Napoli, Lazio e Roma, che si sono dovute accontentare di posizioni meno prestigiose.

Infine, nella classe “economy”, altre tre posizioni: due per l’Europa League, una per la Conference League. Al termine della scorsa stagione questi tre posti sono andati a quinta, sesta e settima in classifica. Questo perchè le due squadre finaliste di Coppa Italia, Juventus e Atalanta, erano già qualificate in Champions League.

Ma la squadra vincente della Coppa Italia, ha diritto all’accesso diretto in Europa League. E nel caso in cui a vincerla fosse una squadra che non appartiene al gruppo delle “sette sorelle“, almeno una di queste rimarrebbe esclusa dal giro continentale.

COME ARRIVANO LE BIG ALLA CORSA PER L’EUROPA

Alla vigilia della stagione 2021/22 di Serie A, ben cinque squadre su sette hanno cambiato guida tecnica. L’Inter ha salutato Antonio Conte pochi giorni dopo il termine della stagione, ingaggiando Simone Inzaghi, che, a sua volta, ha lasciato la panchina della Lazio a Maurizio Sarri. La Juventus sarà guidata da Massimiliano Allegri due anni dopo il suo esonero. Napoli e Roma hanno puntato rispettivamente su Luciano Spalletti e José Mourinho. Sono, invece, rimasti saldamente sulle loro panchine sia Stefano Pioli al Milan, sia Gian Piero Gasperini all’Atalanta.

Questo passaggio ha accomunato anche altre squadre. In totale ben 12 squadre su 20 inizieranno il campionato con un allenatore diverso rispetto a quello della scorsa stagione.

Sarà un torneo all’insegna dell’equilibrio. La cosa che si nota immediatamente è che, per la prima volta dopo anni, non c’è una squadra che si candida ad essere “ammazza Serie A“. Di conseguenza, molto probabilmente, la lotta per salire sul treno Europa potrebbe coincidere, per molto tempo, anche con la bagarre per il primo posto.

QUINTA POSIZIONE – LA CADUTA DEGLI DEI

Come fa una squadra molto giovane, piena di talenti in crescita e di grandi prospetti in rampa di lancio, a crollare dalla prima alla quinta posizione, dopo solo qualche mese? Una risposta può essere “muovendosi sul mercato come fatto dall’Inter di Zhang“.

Gli addii di Antonio Conte e Achraf Hakimi sono stati abbastanza pesanti, ma sostenibili. Il primo è stato il vero e proprio comandante della squadra, ha tenuto insieme un gruppo mai così unito dalle parti di Appiano Gentile. Per sostituirlo la Beneamata si è affidata a Simone Inzaghi, allenatore vincente con la Lazio e con ancora tanta voglia di vincere. La scelta dell’allenatore ex Lazio è stata accompagnata dalla promessa della dirigenza di restare competitivi.

L’altra cessione pesante è stata quella di Achraf Hakimi al PSG per esigenze di bilancio, dopo una stagione che lo ha incoronato, probabilmente, come il migliore esterno destro al mondo. L’acquisto di Çalhanoğlu ha, in un certo senso, alleviato il dolore. Ma l’addio di Oriali è stato il fulmine a ciel sereno e il trasferimento di Lukaku al Chelsea, a meno di due settimane dall’inizio del campionato, ha solo peggiorato la situazione.

Inoltre, l’Inter è stata la migliore squadra dal punto di vista fisico e nessun titolare ha subìto infortuni muscolari gravi. Il merito va ad Antonio Pintus, storico preparatore atletico del Real Madrid tra il 2016 e il 2019, nonché fortemente voluto all’Inter da Conte. Anche lui è andato via, tornando al Real Madrid, questa volta su richiesta di Carlo Ancelotti.

A concludere il quadro delle rinunce pesanti c’è Christian Eriksen. Attualmente ancora tesserato con l’Inter, ma il cui futuro è dubbio. Non si sa se potrà tornare a giocare, né se lo farà con la maglia nerazzurra.

Vien da sé che la corazzata Inter è stata smembrata e che il divario si sia assottigliato. L’Inter si è indebolita, perdendo uomini-chiave. E i nuovi acquisti non sembrano in grado di dare una svolta. Çalhanoğlu è stato troppo discontinuo nei suoi quattro anni al Milan e ora si trova a sostituire un top di ruolo come Eriksen. Džeko è molto in là con l’età ed è lecito chiedersi quanto potrà rendersi utile alla causa, specialmente prendendo il posto di Lukaku.

L’Inter che rincorre il treno Europa non è la stessa squadra dello scorso anno. Né tecnicamente, né emotivamente. I giocatori restano di livello assoluto, ma l’attacco non promette tanti gol. Sicuramente lotterà con tutte le sue forze per il raggiungimento della Champions League, ma potrebbe cedere il posto a squadre più pronte e con una situazione societaria più chiara.

SESTA POSIZIONE – LA LAZIO HA BISOGNO DI TEMPO

Nonostante le premesse siano molto positive e Maurizio Sarri sia un allenatore in grado di determinare il futuro di una squadra, la Lazio non parte con i favori dei pronostici.

Nelle ultime cinque stagioni la Lazio è stata allenata da Simone Inzaghi. Un allenatore capace, ma anche abbastanza integralista.

Al netto del cambiamento di uomini e interpreti fedeli ai suoi dettami tattici, il suo 3-5-2 ha resistito nel tempo a una condizione.

Ora la squadra si trova a dover cambiare pelle e assetto tattico, passando a un 4-3-3 molto offensivo.

Immobile sarà molto più solo, perchè privo di una spalla che fa il lavoro sporco per lui alle sue spalle. Il tridente di marca sarriana presuppone due ali che attacchino la profondità e colpiscano a rete, ma anche un centravanti che faccia reparto e sia capace di crearsi le occasioni da gol da solo, raccogliendo i suggerimenti dei centrocampisti. Non è molto diverso, tatticamente, dal tridente della Nazionale di Mancini, in cui spesso lo stesso Immobile si è dimostrato un pesce fuor d’acqua.

Anche Luis Alberto dovrà cambiare collocazione tattica. Non ricoprirà più il ruolo di fantasista, che si stacca dalla propria metà campo per inventare sulla trequarti. Per lui il tecnico toscano ha in mente un’ubicazione da mezz’ala di intensità. Sarri gli chiederà tanti tocchi, corti e veloci, una manovra più lenta, ma ragionata e pochi palloni lunghi a scavalcare la difesa, se non quando serve. Luis Alberto potrebbe fare fatica a inglobare questi ordini, come capitato a Pjanić. Lo spagnolo e il bosniaco sono molto simili per maniera di intendere il ruolo di regista e le difficoltà potrebbero essere uguali.

Infine la difesa, il vero punto debole della squadra biancoceleste, è chiamata a un grande cambiamento. Il passaggio dalla linea a tre alla linea a quattro.

Lazzari giocherà come terzino, un ruolo mai occupato nella sua esperienza in Serie A. I centrali sono stati spesso inaffidabili e con la linea a quattro sarebbero più coperti, ma anche chiamati ad agire su più porzioni di campo; Acerbi potrebbe non sentire questa difficoltà, ma per gli altri centrali di difesa potrebbe essere un grosso scoglio. Infine il terzino sinistro sarà Hysaj, pupillo dell’ex allenatore del Napoli. Questi, però, sicuramente non rappresenta il giocatore in grado di cambiare le sorti di una squadra.

La Lazio di Sarri si presenta ai nastri di partenza come una mina vagante in grado di fare del male a chiunque. Ma, allo stesso tempo, come una squadra in costruzione, che avrà bisogno di tempo. La prima classe del treno Europa potrebbe essere ancora troppo per loro.

SETTIMA POSIZIONE – SPECIAL ROME

L’arrivo di Mourinho ha infiammato la Roma giallorossa. Parliamo di un grande allenatore proveniente da un’esperienza deludente e con la voglia di rinascere insieme alla Lupa.

Il matrimonio sembra perfetto. Ma l’intoppo è dietro l’angolo.

La Roma si presenta ai nastri di partenza con problemi di varia natura. La rosa è quella qualitativamente inferiore tra le sette. Nelle ultime stagioni, molti pezzi grossi della rosa hanno detto addio, andando ad intaccare l’anima della squadra. Eccetto qualcuno, Mancini e Pellegrini su tutti, nei giocatori giallorossi manca quella fiamma e quell’ardore che hanno caratterizzato gli anni d’oro. Infine, l’addio di Džeko allontana da Roma un altro totem dei giallorossi.

Ai giocatori giallorossi è chiesto di vincere. Ma soprattutto di combattere; non a caso si parla di Roma come la città dei gladiatori.

José Mourinho è l’uomo giusto per dare grinta e rabbia agonistica alla squadra. La tecnica preferita dello Special One per alimentare queste fiamme è quello di fare terra bruciata attorno alla squadra e alimentare il sentimento di “Noi uniti, contro tutti“. Ma lo spogliatoio della Roma, assomiglia molto ad una polveriera. Accendere la miccia è molto facile, ma se le fiamme non vengono domate come si deve, il fuoco può diventare nemico.

Inoltre, la Roma quest’anno inizierà a lottare per l’Europa molto presto, vista la qualificazione ai turni preliminari di Conference League. Dunque, potrebbe giocare molte più partite rispetto a quella delle altre squadre. E sul lungo periodo ciò potrebbe pesare sulla condizione fisica degli effettivi  disposizione.

La Roma sembra voler salire sul treno Europa quando è in corsa. Una scelta che potrebbe garantirgli un posto comodo, a sorpresa. Oppure che, molto più probabilmente, potrebbe farle molto male

OTTAVA POSIZIONE – LA FIORENTINA PARLA ITALIANO

Lontano dalle sirene europee da anni, la Fiorentina vuole tornare a vedere le stelle continentali. Anni fa la Viola era una delle sette sorelle di inizio millennio, insieme al Parma. Atalanta e Napoli hanno preso il loro posto.

La Fiorentina manca all’appuntamento europeo dalla stagione 2016/17, quando si fermò ai sedicesimi di Europa League. Dopo anni di crisi e una retrocessione sfiorata nella stagione 2018/19, ora sulla panchina c’è Vincenzo Italiano. Il tecnico è reduce da due stagioni incredibili con lo Spezia, in cui ha fatto vedere ottimo calcio.

Nella sua esperienza da calciatore, Italiano ha affrontato spesso una Fiorentina lontana parente di quella attuale. Sotto la guida di Cesare Prandelli, la squadra era nelle zone alte di classifica e lottava per la Champions League. Il primo passo di Italiano è stato proprio quello di parlare ai giocatori per trasmettere la propria esperienza nell’affrontare la Fiorentina degli anni passati.

Nella conferenza stampa di presentazione, la dirigenza ha chiesto al tecnico ex Spezia una cosa ben precisa: ritrovare l’identità. La risposta del tecnico non si è fatta attendere. E riassume quello che sarà il mantra della sua gestione:

Quando giocavo io…e dovevo giocare a Firenze, non dormivo per tre giorni prima di arrivare alla domenica“.

La rosa da cui Italiano parte, inoltre, è di tutto rispetto. A partire da Drągowski, portiere di affidabilità testata, passando per una difesa solida, un pacchetto di centrocampo vario e variegato e un attacco che ha in Vlahović la sua arma di punta.

Italiano ha mostrato di saper gestire molto bene le risorse di cui dispone. E su di lui c’è tantissima attesa per una stagione vedrà la Viola lottare su più fronti. Se sul lungo periodo di una stagione, la Fiorentina potrebbe apparire meno pronta, la Coppa Italia è, invece, un’opportunità totalmente alla portata dei toscani.

NONA POSIZIONE – TORO IN CERCA DI RIVALSA

Altra squadra che cerca la sua identità e che ha deciso di puntare su un allenatore, che ha dimostrato con i fatti di meritarsi la chiamata, è il Torino.

Il Gallo Belotti trascina la squadra da tante stagioni e il Toro non vede più la luce della fase a gironi di una competizione europea dalla stagione 2014-15. Le ultime due stagioni dicono sedicesimo e diciassettesimo posto ed una difesa tra le peggiori del campionato.

Urbano Cairo ha deciso di puntare su Ivan Jurić per la panchina. E con il croato a dirigere, sognare l’Europa è possibile.

La difesa a tre sembra disegnata per Jurić, che ha fatto molto bene con questo schieramento a Verona. A centrocampo Singo e Ansaldi danno corsa e sicurezza per sostenere un centrocampo in cui ci sono tanti muscoli, ma poca abilità di regia. In attacco, Belotti a parte, il casting è apertissimo e i nomi sono di livello. L’unico problema sembra la porta, orfana di un nome di livello come quello di Sirigu, e protetta da un Berisha che vuole tornare a mettere il suo nome tra quello dei migliori della Serie A, come nella sua parentesi all’Atalanta.

A Jurić il compito di amministrare questa squadra, nonché di riportarla a vedere la luce dell’Europa. E anche per i granata vale lo stesso discorso fatto per la Fiorentina: sul lungo periodo si potrebbero perdere per strada, ma la Coppa Italia è una strada da poter percorrere per intero.

DECIMA POSIZIONE – DUE PRETENDENTI

Il giro di boa di questo campionato arriva alla nona e non alla decima posizione. Eccetto le sopracitate, nessuna squadra sembra davvero spiccare, tra le altre undici, tanto da potersi paragonare a queste. E tra un Bologna che punta sull’ariete Arnautović, un Verona che vuole proseguire quanto di buono fatto nelle ultime stagioni, un Cagliari con nomi di qualità e un Genoa, che non vuole certo tirarsi indietro, ci sono due squadre che potrebbero fare leggermente meglio.

Nello scorsa stagione, la Sampdoria è arrivata nona in campionato, ma accetterebbe di perdere anche una posizione, se in cambio ci fosse buon calcio e valorizzazione dei talenti. La squadra è molto giovane, seppur l’elemento rappresentativo resta l’evergreen Fabio Quagliarella. Mikkel Daamsgaard, classe 2000, guida un gruppo di giocatori nati nella seconda metà degli anni ’90, che potrebbe diventare lo zoccolo duro della Samp delle prossime annate. A Roberto D’Aversa il compito di esaltare i blucerchiati e di spingerli in alto. Il talento e le prospettive ci sono. Servono i risultati, per cementificare il tutto.

Al contrario, il Sassuolo si iscrive alla lista con un progetto molto più florido. Identità di squadra ben precisa e un allenatore promettente come Alessio Dionisi sono gli elementi che rinnoveranno i neroverdi. La squadra rispecchia la filosofia di lavoro voluta dalla dirigenza. Una squadra giovane ma talentuosa, da far crescere per avere sempre giocatori in miglioramento e allontanare il temuto ricambio generazionale. Per cui a proposito, ci sono anche dei problemi evidenti. I giovani peccano di esperienza e la difesa, a volte, concede un po’ troppo; ma la rosa è di livello e Dionisi può plasmarla a suo piacimento per farla rendere al meglio.

CHI CI GUADAGNA E CHI CI PERDE

Tra le squadre citate, inevitabilmente gli obiettivi e le pressioni sono diverse. E, di conseguenza, anche un’eventuale qualificazione all’Europa League e alla Conference League possono avere effetti diversi sull’umore e sul progetto dell’una o dell’altra squadra.

Senza dubbio, l’Inter ci perderebbe. Così come ci perderebbero anche Milan, Atalanta e Juventus, che sono le tre “compagne di viaggio” nella Champions League di questa stagione. I nerazzurri metterebbero a nudo tutte le debolezze di una situazione societaria non propriamente idilliaca. E avrebbero ingenti perdite di incassi e di guadagni, che, in questa situazione, ancora influenzata dal COVID-19, pesano il doppio. Ma, in generale, passare dal primo posto a un quinto posto, sarebbe una grossa perdita per chiunque.

Un quinto o sesto posto sarebbe anche una grande delusione per Napoli, Lazio e Roma, anche se in maniera minore. Il Napoli sarebbe quella più colpita, ma anche le romane resterebbero pesantemente indebolite. Tuttavia sono squadre in costruzione; ergo, partono con aspettative leggermente più basse. In caso di una mancata qualificazione alle coppe europee, invece, delusione senza attenuanti per tutte e tre: Napoli, Roma e Lazio non possono permettersi di restare senza Europa!

Chi, invece, ci guadagna sono, senza dubbio, le altre squadre citate. Che sia un posizionamento tra i primi sette posti o che sia la vittoria della Coppa Italia, per Fiorentina, Torino, Sampdoria e Sassuolo, ma anche per tutte le altre squadre, la qualificazione per una competizione europea sarebbe un lusso.

Il treno Europa inizia a scaldare i motori e partirà a momenti. C’è tempo fino al 22 maggio 2022 per prenotare un posto!

Immagine in evidenza presa da flickr con diritto Google Creative Commons

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Calcio Internazionale

Qatar 2022, la smentita degli organizzatori sui divieti per gli ospiti

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Nel pomeriggio della giornata di oggi era stata pubblicata in rete una grafica con le regole da seguire durante il Mondiale in Qatar. Queste riguardavano forti restrizioni per quanto riguarda religione, abbigliamento, alcol e altri ambiti toccati dalla cultura araba. Gli organizzatori del Mondiale in Qatar però hanno prontamente smentito questi divieti molto stringenti con il seguente comunicato:

“La grafica “Qatar Welcomes you” circolante sui social media non deriva da nostre comunicazioni ufficiali e contiene informazioni errate. Necessitiamo fortemente che i tifosi si affidino prettamente alle comunicazioni ufficiali degli organizzatori del torneo per i consigli sull’itinerario per la Coppa del Mondo FIFA 2022. Supreme Committee for Delivery & Legacy, FIFA World Cup 2022 e la FIFA a breve pubblicheranno a breve un’ampia guida ai fan che confuterà molte delle informazioni messe in circolazione.

Gli organizzatori del torneo sono stati chiari fin da subito ribadendo che chiunque è il benvenuto per visitare il Qatar e gustarsi la Coppa del Mondo FIFA 2022. Il Qatar è sempre stata una nazione aperta, tollerante e accogliente. I fan di tutto il mondo e i visitatori avranno modo di sperimentare ciò in prima persona durante la Coppa del Mondo FIFA 2022″.

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Stankovic si presenta alla Sampdoria: “Metteremo orgoglio, sudore e impegno”

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Stankovic

È arrivata, in giornata, l’ufficialità di Dejan Stankovic come nuovo allenatore della Sampdoria fino a giugno 2023. L’allenatore serbo, ha voluto salutare i nuovi tifosi via social: “Ciao a tutti i tifosi della Sampdoria. Promesse non posso farne, ma orgoglio, sudore e impegno li metteremo tutti. State con noi, insieme possiamo fare grandissime cose“.

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Calcio Internazionale

Juventus-Maccabi Haifa 3-1, le pagelle: show di Di Maria, Rabiot sontuoso

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Questa sera è andata in scena la sfida che vedeva opposte Juventus e Maccabi Haifa, con i bianconeri che si impongono per 3-1 sugli israeliani. Partita in mano dei padroni di casa, che passano in vantaggio con la rete di Rabiot sul primo assist del Fideo. A inizio secondo tempo, Di Maria innesca Vlahovic che realizza il secondo gol agevolmente. Partita che sembra essere in controllo per la Juventus, ma i bianconeri non sfruttano le occasioni e David realizza il gol che riapre il match. La Juventus inizia a vedere gli spettri del mese scorso, ma la rete di Rabiot sul corner calciato da Di Maria chiude la partita. Primi tre punti nel girone per i bianconeri, che iniziano ufficialmente la loro rimonta alla ricerca della qualificazione agli ottavi.

LE PAGELLE DELLA JUVENTUS

Szczesny 6: inoperoso nella prima frazione, ma nella ripresa è decisivo su due conclusioni di Atzili; unico errore sul gol con l’uscita disperata nel tentativo di recuperare palla.

Cuadrado 6: solita partita del colombiano, con numerosi inserimenti in fase offensiva, bene in fase difensiva. (dal 66′ Bonucci: 6, incita i compagni dopo il gol subito e li invita a non perdere la concentrazione).

Bremer 5.5: buon primo tempo, con ottima solidità e personalità, ma incide sul voto l’errore sulla rete di David, lasciato libero di trovarsi a tu per tu con Szczesny.

Danilo 6.5: baluardo della difesa nel primo tempo, nella ripresa dopo l’ingresso di Bonucci si sposta sulla fascia e si rende pericoloso in un paio di occasioni.

De Sciglio 6: inizio complicato per il terzino, che sbaglia diversi appoggi, ma nel finale di primo tempo si inserisce con frequenza e rischia di trovare quasi un gol rocambolesco. (dal 46′ Alex Sandro: 5.5)

Mckennie 6: partita di sostanza e generosità per il texano, che ripiega molto in fase difensiva e si propone come al solito nelle manovre offensive bianconere.

Paredes 6.5: recupera svariati palloni in mezzo al campo e gestisce con calma e tranquillità ogni azione manovrata. (dal 85′ Miretti: s.v).

Rabiot 7.5: partita sontuosa del francese, non solo per le due reti siglate, ma anche per la forza e la quantità che mette in ogni contrasto, probabilmente la sua miglior partita con la maglia della Juventus.

Di Maria 8.5: dipinge calcio in una maniera straordinaria, servendo tre assist per altrettanti gol realizzati. Avrebbe anche la possibilità di farne altri due, ma uno viene vanificato da Rabiot ed un altro annullato dal VAR.

Vlahovic 7: buona partita per il Serbo ma non perfetta, ci prova svariate volte, ma Cohen gli nega il gol. Ma al 50′ è freddo davanti al portiere e non sbaglia. Gli viene annullata un’altra rete dal VAR per fuorigioco. (dal 72′ Kean: 5.5, non concretizza la palla gol al 90′ tirando addosso al portiere.

Kostic 6.5: fin da subito in partita, serve un’assist a Vlahovic, ma il serbo non colpisce bene la palla. Mette in difficoltà il terzino avversario, non sbaglia praticamente nessun pallone. (dal 66′ Locatelli: 6.5, innesca Kean per il possibile gol del 4 a 1, ma l’attaccante spreca. Tenta l’eurogol da centrocampo, ma il portiere è attento e para facilmente).

 

LE PAGELLE DEL MACCABI HAIFA

Cohen 6.5: ottima prestazione del portiere, decisivo intre occasioni da gol con ottime parate, incolpevole sui gol subiti.

Batubinsika 5: marca ad uomo Vlahovic, ma lo tiene in gioco proprio sul suo gol, lasciandolo solo in campo aperto.

Goldberg 5: prova a essere il più vicino possibile a Di Maria, ma non tiene il passo dell’argentino fin dall’inizio del match.

Seck 5.5: il migliore dei tre centrali nonostante il buco lasciato sul primo gol di Rabiot, ma nell’intera partita vince numerosi contrasti fisici.

Sundgren 5.5: timido nel primo tempo, subisce l’inarrestabile Kostic, appena esce il serbo trova coraggio e si propone anche in fase offensiva.

Mohamed 5.5: gestisce tutte le manovre degli israeliani con personalità, ma non basta. (dal 84′ Rukavytsya: s.v).

Abu Fani 5.5: mette grinta e tenacia in campo per i suoi, ma fatica nel corpo a corpo con Mckennie. (dal 72′ Lavi: 6).

Cornud 6: spinge sulla fascia sinistra senza alcun timore, ma lascia spesso scoperta la zona di competenza, rientrando con molto ritardo. (dal 59′ Haziza: 6, ci prova con un tiro appena entrato, ma poco altro).

Chery 6.5: indubbiamente il migliore in campo per gli israeliani, ci prova tre volte dalla lunga distanza, è il più vivo e pericoloso. Fornisce l’assist per il gol di David.

Pierrot 5.5: fa a sportellate con i difensori bianconeri nel tentativo di far salire la squadra, ma spesso viene lasciato solo e perde la palla. (dal 72 David: 6.5, entra ed è subito incisivo, al primo pallone toccato scarta Szczesny e segna a porta vuota).

Tchibota 5: trova la conclusione in un occasione, ma viene facilmente sventata. Si iscrive a referto solo per l’ammonizione. (dal 59′ Atzili: 6.5, sfiora il gol in tre occasioni, due volte lo ferma il palo ed una Szczesny).

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Champions League

UFFICIALE – Il Siviglia ha esonerato Lopetegui: già pronto Sampaoli

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Dopo un inizio stagione disastroso, è stato esonerato il tecnico del Siviglia Julen Lopetegui.

5 punti in 7 partite di Liga e un solo punto in 3 partite di Champions League, un bottino decisamente misero per una squadra come il Siviglia.

Dopo la sconfitta per 1-4 contro il Borussia Dortmund la società spagnola non ha esitato a dare il benservito al tecnico ex nazionale spagnola e Real Madrid.

Con ogni probabilità la squadra verrà presa in carico da Jorge Sampaoli, l’allenatore ex Marsiglia rimasto senza un club in questo inizio di stagione.

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