L’arrivo di Giugno, tra gli accaniti divoratori di calcio, è spesso vissuto come un’altalena di emozioni: coincide, infatti, con l’inizio dell’estate e delle conseguenti vacanze ma al tempo stesso con la triste fine delle competizioni calcistiche. Una malinconia forte, intensa e vissuta in un sostanziale stato di noia e tedio che le telenovele di calciomercato o le amichevoli estive non riescono ad allievare. In soccorso del dolore metaforico dei calciofili giungono, a cadenza biennale o quadriennale, degli utili antidolorifici calcistici a tinte nazionali. Quest’anno in particolare i farmaci del pallone saranno rappresentati dalla Copa America e dall’Europeo Under 21. Proprio quest’ultima competizione avrà inizio tra pochi giorni, più precisamente domenica sera al Dall’Ara con la sfida tra gli azzurrini e la Spagna. Furie rosse che, proprio con la nazionale di Di Biagio e il trittico formato da Inghilterra, Francia e Germania, compongono il quintetto delle favorite per la competizione. I galletti e i leoncini, in particolare, fanno parte del terzo e ultimo raggruppamento che vedrà la presenza anche di due capisaldi balcanici come la Romania e la Croazia. Proprio quest’ultimo girone sarà frutto della nostra analisi con un’attenzione particolare alle rose, alle tattiche e alle aspettative delle quattro nazionali facenti parte, per l’appunto, dell’arduo gruppo C.

I LEONCINI PRONTI A RUGGIRE

 Programmazione e talento. Questi due comandamenti, fortemente scolpiti in ogni settore giovanile inglese, sono la ricetta alla base della grande competitività della rosa britannica. Una formula impreziosita da un ingrediente segreto che, in questo ultimo anno, sembra sia stato scoperto anche in Italia: il coraggio di lanciare i giovani. Il calcio d’oltremanica, infatti, racconta di settori giovanili somiglianti sempre di più a vere e proprie fabbriche del talento. Ogni anno, infatti, nuovi talenti si affacciano al panorama del calcio inglese e mondiale per la gioia dei calciofili, di Gareth Southgate e dell’Inghilterra intera. La selezione Under 21 d’oltremanica arriva quindi in Italia con i favori del pronostico sia per l’alto calibro della rosa sia per il grande cammino compiuto in fase di qualificazione. Vincitori del gruppo 4, gli inglesi sono stati autori di una campagna perfetta che li ha visti qualificarsi imbattuti grazie a 8 vittorie e due pareggi. Risultati importanti impreziositi da prestazioni di altissimo livello che hanno offerto un calcio divertente, dinamico e spregiudicato ma, al tempo stesso, attento difensivamente. Sono infatti 18 i gol messi a segno e solo 2 quelli subiti su un totale di dieci partite.

Phil Foden in un allenamento con l’Inghilterra. Fonte foto: profilo Facebook del giocatore.

Qualità ed esperienza, questi sono i due tratti significativi della rosa a disposizione dell’allenatore Aidy Boothroyd. Molti dei giocatori facenti parte della selezione Under 21, infatti, contano già diverse presenze nei principali campionati europei grazie a grandissime qualità intraviste e esplose anche nell’arco di questa stagione. In porta, infatti, il c.t dei tre leoncini può contare sulla qualità e sull’esperienza di Angus Gunn e di Dean Henderson, rispettivamente estremi difensori del Southampton e dello Sheffield United. Nel reparto difensivo spazio a profili come Tomori, interessante centrale del Chelsea, ma soprattutto a Wan-Bissaka, terzino dalle grandi qualità e oggetto del desiderio di mezza Premier League.

A centrocampo invece la qualità e la spregiudicatezza abbondano grazie a talenti come Sessegnòn del Fulham, Mason Mount del Chelsea, James Maddison del Leicester e l’enfant prodige della sponda blue di Manchester, Phil Foden. Davanti pronto e servito un micidiale cocktail di rapidità, portata dalle frecce Gray e Nelson, e concretezza, data dalla freddezza di Calvert-Lewin, Solanke ma soprattutto Abraham autore, con la maglia dell’Aston Villa, di 26 gol in 37 presenze. Il modulo di riferimento degli inglesi sarà il 4-2-3-1. Una disposizione che ha saputo dare, nel corso delle qualificazioni, le giuste garanzie di equilibrio e fantasia offensiva e che l’Inghilterra spera possa dare i suoi frutti anche nel corso del torneo.

IL GRANDE RITORNO DEI GALLETTI

 Dopo 13 lunghissimi anni di assenza i galletti sono pronti a cantare di nuovo. Ebbene sì, che ci crediate o no, la selezione della Francia Under-21 non disputava gli europei di categoria dal lontano 2006. Un’immensità temporale, considerata l’esplosione di talento avvenuta nel mezzo che ha portato alla ribalta campioni del calibro di Pogba, Griezmann o Mbappè ma soprattutto ha condotto la nazionale maggiore, lo scorso anno, alla conquista del mondiale. Una campagna di rifondazione calcistica cominciata dopo la delusione mondiale tedesca e proseguita grazie ad un’efficiente rete di scouting e ad una perfetta programmazione che hanno permesso alla selezione transalpina di avere, addirittura, una sovrabbondanza di talento. La squadra di Sylvain Ripoll arriva in Italia con l’onore e l’onere di rappresentare la nazione campione del mondo. Nonostante la nazionale maggiore vanti tra le proprie fila profili convocabili dall’Under 21, la linea politica transalpina non prevede, a differenza dell’Italia, uno scambio di questi giocatori. Scelta precisa e azzardata che, tuttavia, ha egualmente pagato alle qualificazioni. La nazionale francese, infatti, si è qualificata come vincitrice del gruppo 9 in virtù dei 9 successi e un solo pareggio ottenuti nelle 10 partite. Un cammino pressochè perfetto che nei freddi numeri (24 gol segnati e 6 subiti) racconta di una squadra capace di segnare molto che, tuttavia, concede qualcosina di troppo.

Matteo Guendouzi in un allenamento con la Francia. Fonte foto: profilo Facebook del giocatore.

Come per l’Inghilterra, anche la Nazionale transalpina gode di un’importante mix di qualità e maturità calcistica. Molti profili della squadra di Rypoll, infatti, sono giocatori affermati nei più grandi tornei del vecchio continente e sulle proprie spalle contano anche già più di cento presenze tra i professionisti. E’ questo il caso di Paul Bernardoni, estremo difensore titolare, che conta già 59 presenze nella massima serie contraddistinte da grande leadership. In difesa invece spazio ai due centrali del Lipsia, Upamecano e Konatè che abbinano importanti qualità in fasi di impostazione a grandi doti difensive. Sempre nel reparto arretrato ma sulle corsie laterali occhio al talento di Dagba, laterale del Psg con 17 presenze e due assist all’attivo, e a Ballò Toure, talentuoso terzino del Monaco. A centrocampo pronto un talentuoso mix di qualità e quantità garantito dai due fenomeni del Lione Tousart e Aouar e dalle brillanti stelle di Guendouzi e di Ikonè. In attacco, invece, spazio alla estrema rapidità di Bamba e Thuram ma soprattutto al prorompente fiuto del gol di Moussa Dembelè, autore di 15 gol e 5 assist con il Lione, e di Jean-Philippe Mateta, punta del Magonza che ha segnato 14 gol in Bündesliga. Il modulo prediletto da Rypoll è il 4-3-2-1 con un centrocampo a rombo che garantisce importanti aiuti in fase offensiva da parte delle mezzali e un attacco fisico e veloce che, grazie alle sponde di Dembelè, favorisce i costanti inserimenti del trequartista Ikonè e della seconda punta Bamba o Mateta. Una squadra solida, pragmatica e divertente: i galletti francesi, dopo 13 anni, sono pronti a cantare di nuovo.

ATTENZIONE AI VAMPIRI

 Dopo 21 anni di assenza, è arrivato il lento e insperato risveglio dei vampiri calcistici. Una scomparsa dal mondo del pallone durata troppo tempo e finalmente conclusasi nell’anno degli Europei italiani. La selezione Under 21 rumena conta una sola presenza in questa competizione, datata 1998, in cui, tra l’altro arrivarono fino ai quarti di finale. La Romania sta vivendo da ormai troppi anni un periodo di carestia calcistica causata sia da una sostanziale arretratezza a livello di programmazione che a livello di strutture e strumentazione a disposizione dei giovani calciatori. Dopo lucenti stelle come Adrian Mutu e Christian Chivu, il panorama calcistico rumeno ha offerto una totale oscurità di giovani comete del pallone che ha inevitabilmente fatto sprofondare la nazionale tricolore nel baratro della mediocrità. Tra false speranze e delusioni tuttavia, la qualificazione della nazionale Under 21 agli Europei 2019 è stata vissuta come una cometa premonitrice di un futuro calcistico più radioso. Sì perché oltre a raggiungere un successo insperato, la selezione rumena lo ha fatto offrendo un calcio intelligente, ordinato e talvolta divertente. Vincitrici del gruppo 8 davanti al Portogallo, la nazionale balcanica ha inanellato 7 vittorie e 3 pareggi terminando il proprio girone da imbattuta. I successi ottenuti sono stati raggiunti meritamente, mostrando un’ottima fase offensiva grazie ai 17 gol segnati ma soprattutto una resistente retroguardia che ha subito solamente 4 gol. Una squadra che arriva in Italia per giocare “all’italiana” offrendo un catenaccio e contropiede rivisitato in chiave rumena.

George Puscas in partita con la Romania. Fonte foto: profilo Facebook del giocatore.

La rosa a disposizione di Mirel Radoi non offre nomi di grido, ma un gruppo di gregari compatto e unito difficile da battere. In porta c’è una recente conoscenza del nostro calcio, quel Ionut Radu che al primo anno da titolare con la maglia del Genoa ha mostrato grandi sprazzi di talento in una stagione obiettivamente oscura per i rossoblù. La retroguardia invece è composta da difensori arcigni e rognosi come Rus e Pascan, colossi della difesa che militano rispettivamente nel Sepsi Gheorghe e nella seconda squadra del Leicester. Sulle corsie laterali spazio a Stefan e Boboc, terzini vecchio stile che fanno della corsa e del sacrificio i loro sacri comandamenti. A centrocampo troviamo la quantità di Nedelcu e la qualità di Cicaldau con quest’ultimo, in particolare, che è stato tra i protagonisti nella fase a qualificazioni con 2 gol. In attacco invece si trova fantasia e estro a servizio della pura freddezza. Man e Coman, esterni puri dalla grande rapidità portano grande pericolosità sia sulle corsie laterali che in area mentre Hagi, ex conoscenza viola, dona la qualità necessaria alla manovra balcanica. In avanti, come unica punta, un grande finalizzatore come George Puscas, attaccante del Palermo che nella fase a qualificazioni ha messo a segno la bellezza di 7 gol. Il modulo della squadra di Radoi è il 4-2-3-1, solitamente schema spregiudicato ma in questo caso utilizzato coscienziosamente e pragmaticamente. I vampiri, si sa, colpiscono all’improvviso e mortalmente, finendo per essere fatali per le loro vittime. E’ vero si possono sconfiggere ma non bisogna sottovalutarli. In questo senso, quindi, l’Under 21 rumena, in quanto fantasiosa erede di questa stirpe, non deve essere sottovalutata perché può colpire improvvisamente e decisivamente.

FIAMME A SCACCHI IN ARRIVO DAI BALCANI

 Ci sarà un motivo se il soprannome della nazionale croata è “Vatreni”. Questo termine strano e complicato è traducibile con l’aggettivo italiano “focosi”, una condizione del carattere tipica di personalità vivaci e combattive. In questo senso la selezione balcanica è identificata con questo atteggiamento proprio per l’indole calcisticamente orgogliosa e guerriera. In una nazione storicamente celebre per essere, da generazioni, una fucina di grandi talenti, la selezione Under 21 attuale sembra quasi essere stata dimenticata dalla distribuzione di campioni essendo priva di nomi di grido o di talenti affermati. E’ infatti, tutto sommato recente l’esplosione del movimento calcistico croato che ha visto il suo picco con il raggiungimento della finale del mondiale russo da parte della nazionale maggiore. A livello giovanile invece sono pochi i traguardi conquistati dall’Under 21, in particolare a livello europeo con una sola partecipazione, negli ultimi 15 anni, al torneo di categoria. Qualificazione ottenuta e riconquistata, invece, quest’anno grazie alla vittoria del gruppo 1. Un girone a tratti abbordabile ma che nascondeva grandi insidie a tonalità balcanica, in quanto nazionali come la Grecia e la Repubblica Ceca sono stati avversari tosti e ardui a morire calcisticamente. La Croazia esprime un calcio a sua perfetta immagine e somiglianza in quanto vivace, combattivo e privo di ardui schemi di gioco. Un modo di fare calcio umile e genuino ma al tempo stesso spietato, che si identifica sia nell’umiltà di subire che nell’abilità di contrattaccare come testimoniano i 5 gol subiti e i 31 segnati durante le qualificazioni.

Brekalo in una partita con la Croazia. Fonte foto: profilo Facebook del giocatore.

La Croazia ha terminato il suo girone al primo posto a fronte di 8 successi conquistati, un pareggio e una sconfitta ma soprattutto in virtù degli scontri diretti favorevoli con la Grecia, squadra che ha tenuto il suo stesso passo. Un successo ottenuto grazie ad uno spirito di concentrazione, una sana crudeltà e una famelica rivalsa che contraddistingue tutta la rosa e che ha permesso alla squadra di non sbagliare i momenti decisivi del girone. In porta l’esperienza e la leadership di Posavec guidano un reparto arretrato formato da due guerrieri come Borevkovic e Katic, antagonisti nel campionato scozzese (uno è del Celtic e l’altro dei Rangers) ma uniti più che mai in nazionale. Le corsie laterali invece sono occupate dalla prorompente forza di Uremovic e dalle grandi qualità di Bradaric. In mezzo al campo invece spazio ad un centrocampo qualitativamente eccelso che vede la regia di Moro, la stella di Vlasic (trequartista di proprietà dell’Everton) e la grande capacità d’inserimento di Basic. In avanti la Croazia può contare su un tridente completo che presenta l’estro e le indubbie qualità di un talento inespresso come Halilovic, l’enorme fisicità di Kulenovìc e la rapidità e la concretezza di Brekalo, autore con il Werder Brema di 3 reti e 3 assist in 25 partite di Bündesliga. Il modulo della squadra di Gračan è il 4-3-3, schema semplice e concreto che rappresenta perfettamente la selezione croata. La nazionale scacchista under 21 di questi anni può essere paragonata a delle braci parzialmente spente che, da un momento all’altro, avrebbero potuto riprendere fuoco. La miccia dell’orgoglio dei Vatreni si è riaccesa improvvisamente in queste qualificazioni e ha consegnato una squadra pragmatica e crudele come fiamme ardenti. Il proverbio recita che “chi gioca troppo con il fuoco, rischia di bruciarsi”. Memori di questo insegnamento, le squadre del gruppo C non dovranno sottovalutare la Croazia perché squadra focosa, vivace e estremamente concreta.

 

[Fonte immagine copertina:  profilo Facebook under 21]