Nonostante il carisma e l’aura che hanno preceduto Carlo Ancelotti prima e dopo l’approdo all’Everton, il suo arrivo ha lasciato spazio e dato alito a dubbi e critiche, positive o negative che esse siano: si ricercavano innanzitutto i motivi che avessero spinto il tecnico di Reggiolo ad accettare una sfida così complessa, con una società in cerca di riscatto da più di un quarto di secolo che si rivela, seppur con ampia progettazione futura, un profilo ben diverso da quello delle ultime squadre allenate dall’ex Napoli. A ciò, i più maligni rincaravano la dose con dubbi di natura metodica e organizzativa: quello di Ancelotti è un credo ed un modo di fare obsoleto oppure l’umanità e comprensione delle situazioni, unita al mimetismo calcistico e capacità rapida di cambio di rotta, potevano essere aspetti che avrebbero fatto al caso dell’Everton, in piena lotta innanzitutto per non retrocedere? Negli ultimi tempi ci si è concentrati sulla personalità di Ancelotti, mettendo in evidenza le sue doti umane e di dialogo con i calciatori, quelle che funzionarono tra Milan, Chelsea, Real e Bayern ma che si sono pian piano incrinate ed assopite a Napoli per colpe non prevalentemente sue. Non ci si è però soffermati sull’Ancelotti tattico, amante del calcio e conoscitore delle logiche di questo sport. In due match con i Toffees, a parte le due vittorie ottenute ed una posizione di classifica più tranquilla, Ancelotti si è fatto riconoscere e rispettare per aver compreso in maniera rapida le necessità del club e per aver messo ordine in una squadra ricca di qualità ma stantìa di concetti, sia difensivi che offensivi.

TATTICAMENTE PARLANDO

Quali erano i problemi previ al cambio di panchina a Goodison Park? L’Everton subiva troppi gol sia per fibrillazione ed errori difensivi che per una netta difficoltà ad uscire dalla pressione avversaria: nonostante un 5-4-1 extra difensivo, la sonora sconfitta con il Liverpool (5-2 il 4 Dicembre, ndr) aveva fatto intendere come i calciatori stessero perdendo il bandolo della matassa. Per contrastare queste difficoltà, Ancelotti ha optato, due volte, per una più conservativa difesa a tre, sia contro il Burnley che contro il Newcastle: in entrambe le situazioni, le note positive di tale assetto risalivano all’ordine difensivo, con tre uomini difensivi che assicuravano coperture preventive senza mai essere colti di sorpresa. A ciò si aggiunge la scelta dei laterali nel 3-4-1-2, ovvero due terzini di ruolo come i francesi Lucas Digne e Djibril Sidibé, i quali potevano assicurare un’ulteriore uscita per i passaggi dei difensori senza lesinare le sgroppate offensive che potessero portare ad occasioni pericolose. Prima di offendere però, entrambi avrebbero con sapienza assicurato la loro zona di competenza.

Lo schieramento dell’Everton contro il Burnley.

Anche in fase offensiva, i risultati iniziano a farsi vedere, frutto anche dell’ottimo coaching di Ancelotti: contro il Burnley, mentre il match era statico, la staffetta Bernard-Kean aveva assicurato peso offensivo e fisico in area di rigore, con il gol vittoria di Calvert Lewin giunto proprio su un cross di Sidibé. Se il Burnley aveva attaccato in maniera limitata, giungendo a ridosso di Pickford in pochissime circostanze, il Newcastle, tre giorni dopo, rappresentava sicuramente un avversario più ostico e combattivo, soprattutto nel catino di St.James Park.

Posizioni medie dell’Everton nel match di Newcastle.

Senza stravolgere troppo la squadra, Ancelotti aveva comunque puntato su una difesa a tre, scalando Sidibé con i centrali ed optando per la coppia Baines-Walcott come laterali nel 3-4-3: il primo avrebbe assicurato più copertura rispetto al secondo, che da esterno offensivo forniva un corridoio utile per l’uscita palla contro un pressing nervoso ed aggressivo come quello del Newcastle. Tra centrocampo ed attacco, fuori il trequartista (Bernard) con l’ingresso di Moise Kean tra i titolari: l’italiano, assieme a Richarlison, assicura il doppio ruolo, sia per inserirsi esternamente che per tagliare in area di rigore e far male ai difensori avversari. Le azioni pericolose sono infatti giunte sia per delle triangolazioni veloci che portavano al cross (dell’esterno o dell’ala offensiva) o su iniziative personali degli attaccanti, ed in quest’ottica Moise Kean si è sicuramente fatto valere, andando vicino al gol in più di un’occasione. Per il momento però, tutto passa dai piedi, o dalla testa, di Dominic Calvert Lewin: i palloni importanti passano dal numero nove, che sia su palla inattiva che in conclusione d’azione si sta rivelando totalmente immarcabile, relegando in panchina il turco Cenk Tosun.

ADESSO IL CITY

Lo scontro con il Manchester City sarà il primo banco di prova per le idee messe sul campo da Ancelotti, sia per mettere alla prova due filosofie diverse che per testare l’Everton sottopressione: fino ad ora, i Toffees hanno sempre sbloccato il risultato, ma cosa faranno di fronte al pressing ed al possesso di qualità della compagine di Guardiola? A Liverpool, sponda blu, si sogna il colpaccio.

 

Foto di copertina tratta dal profilo instagram dell’Everton Football Club (@everton)