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Sull’orlo del precipizio

Sull’orlo del precipizio

Il calcio non ha tempo. I presidenti, o almeno la maggior parte, sono tipicamente mangiatori di allenatori poco magnanimi in quanto a pazienza spesso più per pressioni e interessi altrui. Investitori e azionisti su tutti. La situazione di Koeman, complice quando detto finora, è sull’orlo del precipizio. Cambiare rotta è imperativo categorico in casa Everton. La classifica richiede una svolta. Koeman la necessita per la propria “sopravvivenza”.

SI SALVI CHI PUÓ

Non è un momento facile a Goodison Park. Eufemismo. Non lo è neanche nel resto dell’Inghilterra e d’Europa. Per l’Everton non c’è luce in alcuno stadio. La crisi è nera e sembra non offrire uscita. Nessun barlume di speranza o luce in fondo al tunnel almeno per ora. Riassumendo in breve la fallimentare, finora, stagione Toffee il leitmotiv è lo sguardo verso il basso in classifica. In Inghilterra e in Europa.

Il sedicesimo posto in Premier non può rassicurare nemmeno in quanto a distacco “di sicurezza” dalla zona Championship. Due miseri punti separano Koeman dal baratro più profondo. Tanto più fortunate non sono assolutamente le “gite” europee. L’Europa League agguantata l’anno scorso cavalcando l’onda Lukaku sta riservano le briciole del girone, sì, forse più difficile dell’intera tornata. Dopo 3 giornate misero quarto posto dietro all’Apollon Limassol (un solo punti in 3 partite raccolto proprio contro i ciprioti), 4 punti lontani dal Lione secondo e un prematuro addio al traguardo dei sedicesimi di finale.

Nessuno spunto positivo. Nessun appiglio a cui aggrapparsi.

MA PERCHÈ?

A volersi interrogare non sono però così facilmente riscontrabili ed evidenti meccanismi e motivazioni validi a spiegare una debacle così verticale in questo inizio di stagione.

Prima possibile spiegazione e forse quella principale sta in chi rappresenta il club in campo. I giocatori. Artefici di ogni risultato.

Rispetto all’anno scorso di cambiamenti in casa Everton ce ne sono stati. Di armadietti se ne sono svuotati negli spogliatoi e da altri sono stati riempiti. Le cifre del mercato Toffee parlano di una spesa di oltre 150 milioni contro entrate poco superiori ai 105. Un mercato non di certo al risparmio. Un mercato in cui di arrivi ce ne sono stati e anche di qualità. A posteriori forse non abbastanza. Le cifre spesso mentono, per chiarezza chiedere a Montella. Tanto non è sempre meglio.

Entrando nello specifico, quasi il 50% del mercato Toffee è stato sostenuto dalla vendita di un singolo giocatore. E, per peso specifico sull’economia stagionale, che giocatore! I quasi 85 milioni di euro per Lukaku sono bastati a sostenere gran parte della campagna acquisti.

Lo scambio di maglie fra il belga e Rooney non sembra aver fatto il gioco dell’Everton. Anzi, numeri alla mano, tutto il contrario. 85 milioni di motivi per dire addio a 25 gol in campionato non sembravano sprecati. Non lo sono stati certo per lo United. Pochi forse sono stati a posteriori per i Toffees.

Perché sotto l’ombra dell’Old Trafford la fame di Lukaku non si è placata. Anzi. In 12 apparizioni stagionali fra campionato e coppe già 11 i gol del belga. L’impatto di Rooney con Goodison Park, invece, non è stato altrettanto fruttuoso. 2 apparizioni in più del belga e solo 4 gol in cascina. Gli albori promettevano un prolifico ritorno a casa. 3 degli 8 punti i classifica erano arrivati alla prima giornata decisi proprio dal ragazzo inglese tornato finalmente a casa. Le premesse non state però mantenute. A 7 giornate di distanza l’economia dell’Everton parla una lingua diversa. Parla di fallimento.

Ad alleggerire le accuse sugli addetti al mercato di Liverpool, sponda blu, sono però le zero uscite dedicate a Rooney arrivato infatti a titolo gratuito dopo la risoluzione contrattuale con lo United.

Gli 85 milioni dopo l’arrivo dell’inglese erano ancora da utilizzare. Gran parte è stata poi adoperata per il trasferimento di Sigurdsson dallo Swansea. 50 milioni o poco meno. Il 58,8%.

Giochi di numeri. Dopo 8 partite lo scorso anno lo score di Lukaku segnava già 6 gol. Dopo lo stesso numero di partite, lo score di Sigurdsson è fermo a 1 gol: nelle qualificazioni di Europa League. Il rapporto percentuale tra l’impatto del belga dello scorso anno e quello dell’islandese sull’attuale stagione Toffee è decisamente al di sotto del 58%.

Giochi di numeri e rapporti su ruoli diversi per i due. Complessi ma chiarificatori. Tutto, tanto, per dire che i 50 milioni dell’islandese ancora devono fruttare. I costosi semi gettati non hanno ancora germogliato, fiorito e ripagato l’esoso esborso.

Al trequartista islandese sono seguiti gli arrivi del 24enne centrale di difesa Keane dal Burnley. 28.5 milioni di euro (dati di transfermarkt.it, ndr) sono serviti a portarlo a Goodison Park. Un investimento che non ha ancora ripagato, un azzardo forse, visto che l’arrivo dell’irlandese non ha evitato il piazzamento a terzultima peggior difesa del campionato.

Un anno più giovane ma altrettanto costoso è stato l’arrivo del portiere Pickford dal Sunderland (retrocesso in Championship). Rivedere le considerazioni sulla difesa.

A seguire i trequartisti – altri due – Klaassen e Vlasic, da Ajax e Hajduk Spalato, rispettivamente per 27 e 10,8 milioni di euro non hanno di certo incontrato la fortuna auspicata. Almeno per adesso. Nessun gol e un misero assist per l’olandese e un solo gol in Europa League per il croato.

Le altre uscite pesanti, Deulofeu (in prestito al Milan da Gennaio) e Cleverley, non sono state così impattanti da additare altre colpe ai dirigenti.

Conclusione della campagna acquisti. Tanti “diez” e nessun vero 9 in grado di sostituire l’addio di Lukaku.

Primo errore. Prima causa plausibile delle sfortune Toffees.

Seconda possibile spiegazione e, forse, più diretto capro espiatorio. Probabilmente per maggior facilità e velocità di cambiamento: l’allenatore. Non sempre la soluzione giusta, si chiarisca. Ma bersaglio più facile da colpire.

Koeman, al suo secondo anno sula panchina degli “altri” di Liverpool è appunto il primo facile bersaglio da colpire accantonando quanto di buono fatto. Nel calcio il tempo per il passato è sempre relativo. “Quello che è stato” surclassa facilmente sotto il peso di quello che è adesso. E quello che è ora potrebbe travolgere l’olandese cancellando l’opera buona fatta qualificandosi per l’Europa Legaue.

Tanti nuovi acquisti e la mancanza di un bomber vero non hanno di certo aiutato l’allenatore olandese. Ma come detto il mister è sempre il bersaglio più facile da colpire. Non altrettanto mossa di sicura risoluzione.

ADESSO

Il clima teso e poco sereno a Liverpool è evidente. Anche perché il confronto con i cugini Reds è sempre tema di grande peso e attualità. L’aria dell’altra Liverpool – ottava a 13 punti – non è sicuramente ottima ma comunque più buona, adesso, di quella che si respira nella zona di Goodison Park.

Il momento negativo, alimentato dalla seconda sconfitta su tre in Europa League contro il Lione che sembra davvero aver precluso il passaggio del turno, si riversa anche sui giocatori e sui loro nervi. Il principio di rissa di giovedì sera in campo ne è prova inconfutabile.

Cause ed effetti. Mercato e allenatore al vaglio. L’allenatore il più facile da colpire per non stravolgere.

La “vita” di Koeman è appesa ad un filo. Koeman balla sull’orlo del precipizio.

L’equilibrio in quel punto è massimo. Ma basta una leggera spinta…

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