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FA–Football Addicted #39! "Alexander-Arnold: a 23 anni è Re d’Inghilterra"

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FA – Football Addicted #39! “Alexander-Arnold: a 23 anni è il Re d’Inghilterra”

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Liverpool

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI CI CONCENTRIAMO SULLA CRESCITA DI TRENT ALEXANDER-ARNOLD: L’INGLESE PIÙ GIOVANE NEL VINCERE TUTTO OLTREMANICA.

Chissà come ci si sente ad aver già vinto praticamente tutto a livello di club a soli 23 anni.

Chissà come ci si sente ad averlo fatto indossando la maglia di quella squadra che si è tifata fin dal primo vagito. Con la maglia di quella squadra che addosso ci si sente come una seconda pelle.

Interrogative indirette le cui risposte possono esserci date da Trent Alexander-Arnold, ragazzo che a 23 anni e 219 giorni può già considerarsi Re d’Inghilterra. Re dell’attuale calcio inglese.

Grazie alla FA Cup vinta ai calci di rigore contro il Chelsea lo scorso weekend, il terzino del Liverpool ha infatti completato la sua collezione di trofei, diventando il più giovane calciatore inglese nella Storia a conquistare tutti e sei i trofei più importanti con un club inglese.

Sensazionale!

Un sextuple pregiato che oltremanica in carriera, prima della vittoria del Liverpool a Wembley, avevano conquistato solamente altri cinque calciatori: Ryan Giggs e Denis Irwin (con il Manchester United), Cesar Azpilicueta e Andreas Christensen (con il Chelsea) e James Milner (tra Manchester City e Liverpool).

Nessuno era però mai riuscito a farlo in così giovane età.

“Ti senti speciale. Crescendo non pensi di poter vincere tutti questi trofei. Pensi sia incredibile. Esserci riuscito così giovane, è un sogno che si avvera per me e mi spinge a vincerne tanti altri. Il cielo è il limite. Voglio spingermi al massimo e non essere mai soddisfatto, continuando però a tenere la testa bassa”.

Parole da vincente. Come è Alexander-Arnold.

SEXTUPLE

Nella stagione in cui il suo Liverpool è alla (complicatissima) caccia di quello che sarebbe uno storico quadruple, Alexander-Arnold ha già raggiunto, agguantato e catturato la sua preda personale più desiderata: il già citato sextuple.

Champions League vinta contro il Tottenham Hotspur a Madrid nel 2019.

Supercoppa europea alzata al cielo di Istanbul dopo aver superato il Chelsea ai rigori nello stesso anno.

Mondiale per Club conquistato ai danni del Flamengo in Qatar sempre nel 2019.

Premier League dominata e vinta con 18 punti di vantaggio sul Manchester City nel 2020.

Coppa di Lega vinta contro il Chelsea ai calci di rigore nel 2022.

FA Cup conquistata ancora contro il Chelsea, ancora ai calci di rigore, lo scorso fine settimana.

Quadro completato.

Con Alexander-Arnold che in tutte queste cavalcate trionfali nelle diverse competizioni ha sempre ricoperto un ruolo da protagonista.

Come ha dimostrato ancora una volta sabato scorso, quando nei 120’ ha disputato una delle sue migliori partite in stagione, trasformando poi anche il quarto calcio di rigore per il Liverpool nella sfida dagli undici metri, spiazzando Edouard Mendy sulla sua sinistra.

PROTAGONISTA

Sebbene il premio di Man of the Match sia finito nelle mani di Luis Diaz, a nostro avviso il migliore in campo nella finale di FA Cup tra Liverpool e Chelsea è stato invece proprio Trent Alexander-Arnold.

In una finale molto equilibrata e che ha visto lo 0-0 imporsi fino ai tanto amati od odiati calci di rigore, il terzino dei Reds è stato il migliore tanto nella fase offensiva quanto soprattutto in quella difensiva.

Se a catturare l’occhio è stato il suo illuminante lancio di esterno destro a tagliare il campo in verticale e a mettere Luis Diaz solo davanti a Mendy (con il colombiano che non è però riuscito a segnare, ndr), a catturare il cuore sono state le tre chiusure difensive che non hanno permesso al Chelsea di sbloccare il risultato.

Tre diagonali perfette, a copertura del secondo palo. Sempre ad anticipare all’ultimo respiro un avversario pronto a spedire la palla in rete.

Quasi a voler dimostrare a chi spesso lo critica per la sua scarsa compostezza e attenzione in difesa di essere cresciuto molto anche sotto questi aspetti.

“Alexander-Arnold oggi è stato il migliore in campo. Abbiamo visto tanta qualità, ma lui è stato superiore a tutti”.

Queste le parole con le quali Andy Townsend, centrocampista del Chelsea negli anni ’90, ha commentato a talkSport la prestazione offerta dal terzino del Liverpool in finale di FA Cup.

Non possiamo essere più che d’accordo.

RE DEGLI ASSISTS

Dopo aver contributo in questa stagione a riportare in casa Liverpool una Coppa di Lega che mancava dal 2012 e una FA Cup che mancava dal 2006, quando i Reds di capitan Steven Gerrard si imposero ai calci di rigore sul West Ham United a Cardiff (dopo aver chiuso i 120’ sul risultato di 3-3, ndr), Alexander-Arnold punta a scavalcare il Manchester City nell’ultima giornata di Premier League (al Liverpool serve vincere e sperare in una non vittoria dei Citizens contro l’Aston Villa di Gerrard, ndr) e a consumare la più classica delle rivincite contro il Real Madrid in finale di Champions League.

Oltre agli obiettivi di squadra, il talento inglese punta però anche ad alcuni obiettivi personali.

È stato infatti inserito nella lista dei candidati per il premio di “Giovane dell’Anno” e “Giocatore dell’Anno” in Premier League ed è molto vicino a riscrivere un record.

Forniti fin qui 12 assists ai compagni in campionato, Alexander-Arnold è infatti a -1 dal record di passaggi vincenti accumulati da un difensore nel corso di una stagione di Premier League.

Un record che appartiene già a lui, visto che nel 2019/20 fu capace di collezionare 13 assists.

Uno in più di quelli messi in fila nel 2018/19, quando con 12 assistenze superò il vecchio primato (11) dei due ex Everton Leighton Baines e Andy Hinchcliffe, vedendo così inserire il proprio nome nel grande libro dei Guinness World Records.

Ora, con una partita di campionato ancora da giocare, il sogno personale di Alexander-Arnold sarebbe quello di mettere in fila altri due assists, arrivando così a 14 e raggiungendo un nuovo apice.

Estendendo poi il discorso al numero totale di assists accumulati in carriera da un difensore in Premier League, il primato da superare è quello stabilito ancora una volta da Leighton Baines, con 53 passaggi vincenti in massima divisione inglese.

Un numero ormai facilmente avvicinabile sia da Alexander-Arnold che dal compagno di squadra Andy Robertson, visto che entrambi hanno già scollinato la vetta dei 40 assists.

Più lontano il record di Ryan Giggs. Con 162 assistenze, il gallese ex Manchester United è il miglior assistman nella storia della competizione.

MOLTO PIÙ CHE UN TERZINO

Oltre agli assists, in Trent Alexander-Arnold c’è però molto di più.

Il figlio di West Derby, sobborgo di Liverpool a un battito di ciglia dal vecchio centro di allenamento di Melwood dei Reds, è infatti molto più che un terzino.

Quel training centre Alexander-Arnold ha imparato a conoscerlo quando non aveva neppure cinque anni e con il fratello maggiore Tyler, e poi con il minore Marcel, si arrampicava su qualche cassonetto a bordo strada per provare a sbirciare gli allenamenti del suo amato Liverpool da oltre il muretto.

Il sogno era infatti uno e solo uno: entrare a far parte di quella squadra un giorno.

E a sei anni quel sogno iniziò a prendere forma.

“Il Liverpool aveva organizzato dei training camp per bambini della mia età e la mia scuola [St. Matthew] ricevette sei o sette inviti. Ovviamente tutti volevamo andarci, allora furono pescati dei nomi da un cappello. Per fortuna il mio uscì”.

Una rivelazione fatta dallo stesso Alexander-Arnold a FourFourTwo nel 2018 e che spiega come la sua carriera in maglia Reds abbia avuto inizio.

In occasione di quei training camp, il giovanissimo Trent ci mise pochissimo infatti a mettersi in mostra, catturando subito l’attenzione di uno scout, il quale chiese a mamma Dianne di riportare il figlio agli allenamenti successivi (era lei che si occupava di seguire la carriera del figlio, visto che papà Michael lavorava a Londra, ndr).

Fu così che, su intuizione di Ian Barrigan (scout del Liverpool dal 1997), Alexander-Arnold entrò a far parte del Liverpool a sei anni, passando da indossare la sola maglia del Country Park a Croxteth a vestire anche quella delle giovanili dei Reds (nel weekend giocava tre o quattro partite, dividendosi tra l’U6 e l’U8 del Liverpool e il suo club locale, ndr).

Dotato già di natura di una qualità tecnica fuori dal comune, è qui che ha iniziato a formarsi concretamente come calciatore, dividendosi tra vari ruoli.

Nell’Academy del Liverpool Alexander-Arnold ha infatti giocato come ala, come attaccante, come difensore e soprattutto come centrocampista.

Ha capitanato l’U16 e l’U18, con l’obiettivo di accrescere anche la propria leadership, ed è proprio in quel periodo che iniziò a giocare stabilmente come terzino, sotto la guida tecnica dell’allenatore olandese Pep Lijnders.

“Era chiaro che quella fosse la posizione giusta per arrivare più rapidamente in prima squadra”.

Dichiarerà poi Alexander-Arnold nel 2018.

E così fu.

IN MEZZO AI GRANDI

“Nel 2005 ho vissuto la mia prima partita ad Anfield. Era una partita di Champions League contro la Juventus e fu in quel momento che capii di voler giocare in quello stadio. Non ho mai pensato di non potercela fare”.

Così Alexander-Arnold ha raccontato la sua prima esperienza allo stadio del Liverpool nel corso di una chiacchierata con la leggenda dell’Arsenal Ian Wright organizzata da Red Bull TV.

Idee chiare e grandi sicurezza in se stesso. Due doti che quel ragazzino nato il 7 ottobre del 1998 ha sempre avuto.

E chissà se a quella prima volta ad Anfield ci abbia ripensato il 25 ottobre del 2016, quando contro il Tottenham Alexander-Arnold fece il suo debutto con la maglia dei Reds, in una gara di Coppa di Lega.

“Quel giorno è ancora quello che mi rende più orgoglioso. Nulla di quello che sarò in grado di fare potrà mai superarlo”.

A gennaio del 2017 arrivò poi l’esordio in Premier League contro il Manchester United a Old Trafford, con Jürgen Klopp che gli comunicò di volerlo schierare titolare solamente tre ore prima della partita.

Seguiranno poi oltre 100 presenze nelle sue prime tre stagioni tra i professionisti, una finale di Champions League persa contro il Real Madrid a meno di due anni dal proprio debutto e tanti successi.

“Da piccolo passavo ogni momento a giocare a calcio con i miei fratelli. Tornati da scuola, che fosse in giardino o in casa, giocavamo a calcio fino a quando era ora di cena. Tutti e tre volevamo diventare dei calciatori, ma i miei fratelli hanno dovuto mettere da parte i loro sogni per permettermi di realizzare il mio (il fratello maggiore, Tyler, doveva rinunciare spesso ai propri allenamenti per portare Trent ai suoi e restare a seguirlo, ndr)”.

Sacrifici che hanno dato i frutti sperati.

Nonostante qualche iniziale periodo di difficoltà.

L’IMPORTANZA DELLA SQUADRA

Nelle sue prime stagioni al Liverpool, Alexander-Arnold ha dovuto convivere spesso con Joe Gomez, giocatore che Klopp preferiva schierare nelle partite più delicate, a svantaggio del giovane Trent.

Il manager tedesco in quel periodo considerava infatti l’ex Charlton Athletic un giocatore migliore dal punto di vista difensivo e per questo sceglieva spesso di dare fiducia a lui anziché ad Alexander-Arnold nei cosiddetti big matches.

Ad aiutare il giovane Trent a non perdere la fiducia in se stesso in quei momenti fu allora il capitano Jordan Henderson, capace di far sentire sempre il compagno di squadra all’altezza e spingendolo a migliorarsi anche come difensore.

Missione compiuta.

Con Alexander-Arnold che è riuscito a diventare un titolare pressoché inamovibile, nonché, oggi, il miglior interprete al Mondo nel proprio ruolo.

Una crescita costante che lo ha visto diventare il giocatore più giovane nella storia del Liverpool a giocare una finale di Champions League, uscendone però sconfitto contro il Real Madrid nel 2018 a Kiev.

Ha poi debuttato anche con l’Inghilterra in amichevole contro il Costa Rica nel 2018, venendo poi convocato dal CT Gareth Southgate per la Coppa del Mondo in Russia nello stesso anno, dove collezionò una presenza contro il Belgio nei gironi.

Eleggibile sia per la Nazionale degli USA che per quella della Scozia (per parentele materne, ndr),  Alexander-Arnold non ha mai avuto alcun dubbio sul fatto di voler indossare la maglia dell’Inghilterra. Il suo sogno resta infatti quello di vincere un Mondiale con i Tre Leoni e di diventarne il capitano (così come del Liverpool).

L’IMPORTANZA DELLA TESTA

Suo zio, John Alexander, fu un attaccante di Millwall, Reading e Northampton Town e tra gli anni ’70 e ’80 ricoprì il ruolo di segretario all’interno del Manchester United.

Sua nonna materna, Doreen Carling, fu invece una delle prime fidanzate in gioventù di Sir Alex Ferguson, quando la leggenda dei Red Devils viveva ancora a Glasgow.

Trent Alexander-Arnold profondi legami con il calcio li ha quindi sempre avuti, ma a portarlo al successo come giocatore è stata la sua forza mentale.

Da sempre convinto di riuscire a dare il meglio di sé nelle sfide personali, il terzino inglese fin da bambino amava confrontarsi singolarmente con i propri amici in piccole gare d’abilità, per mettersi costantemente alla prova e spingersi a superare i limiti già raggiunti.

Alexander-Arnold si è infatti sempre considerato il giocatore più competitivo in tutte le squadre di cui ha fatto parte e questa primordiale voglia di essere il numero uno è ben visibile nel documentario Trent’s Vision.

Realizzato da Red Bull TV, vede il giocatore del Liverpool confrontarsi con sfide personalizzate per migliorare le proprie doti visive. Sfide create per lui dal Dr. Daniel Laby, un oculista di New York che nel corso della sua carriera ha aiutato diversi sportivi a migliorare le proprie prestazioni in campo.

“Da bambino ero sempre considerato uno dei migliori. Ero tra i tre, cinque giocatori migliori, ma non ero mai il migliore. Non ero mai il numero uno. E odiavo questa cosa”.

 UN TERZINO A CENTROCAMPO

Per essere i migliori nel proprio ruolo sono necessarie due doti.

La prima è la capacità di saper riutilizzare, al momento opportuno, gli insegnamenti appresi nel passato.

La seconda è il coraggio di saper osare, credendo sempre nelle proprie capacità.

E Alexander-Arnold, soprattutto in questa stagione, ha dimostrato di possedere entrambe queste doti.

Cresciuto nel mito di Steven Gerrard, giocatore che ha sempre considerato un idolo e che ha sempre voluto imitare (a essere più precisi lo imitava proprio da ragazzino, quando faceva finta di essere Stevie G ogni volta che si ritrovava a calciare una bottiglietta o un sasso per strada), Alexander-Arnold ha modificato sensibilmente il proprio modo di interpretare il suo ruolo di terzino.

Se ci soffermiamo ad analizzare i suoi movimenti in campo, salta subito all’occhio come quest’anno il numero 66 del Liverpool (numero di maglia che non si è scelto, ma gli è stato affidato all’esordio, ndr) si accentri spesso, finendo con lo scambiarsi con il mediano.

Sono infatti innumerevoli le occasioni in cui, in un’azione d’attacco del Liverpool, Alexander-Arnold si porta verso il centro del campo, lasciando spazio sulla fascia sinistra per un centrocampista.

Una mossa molto simile all’arrocco utilizzato nelle partite di scacchi (sport amato da Alexander-Arnold, che ha anche giocato contro il Campione del Mondo, Magnus Carson, ndr), dove il Re (in questo caso il terzino), si scambia di posizione con la torre (in questo caso il mediano), creando una nuova situazione sullo scacchiere e costringendo l’avversario a pensare a una contromossa.

Un espediente tattico utilizzato spesso quest’anno da Alexander-Arnold con la complicità di Jordan Henderson o di Harvey Elliott e concordato ovviamente con Klopp.

“Molte occasioni che ho creato in questa stagione, le ho create da una posizione più centrale, al limite dell’area. È ottima come posizione, perché si è più vicini alla porta e i difensori hanno meno tempo per reagire e tu hai più spazi per attaccare”.

Ha spiegato lo stesso terzino a The Athletic, sottolineando come gli piaccia molto questa nuova interpretazione del suo ruolo.

“L’idea è stata del manager [Klopp]. Mi ha dato più libertà di spostarmi nel mezzo e questo aiuta sia la nostra difesa che l’attacco”.

Con un Alexander-Arnold spesso nel mezzo, il Liverpool riesce infatti a portare più qualità nel vivo dell’azione offensiva, attirando la difesa avversaria e creando più spazi sugli esterni.

In caso di perdita del pallone, la squadra dispone poi di un uomo in più a centrocampo per tentare un rapido recupero dello stesso (visto che il centrocampista che si è spostato in fascia verrà subito chiamato a stringere).

Un’impostazione che permette al terzino inglese di triangolare spesso con l’ala offensiva e il mediano, svolgendo una sorta di ruolo da trequartista. E a beneficiarne sono stati anche i numeri di Mohamed Salah, miglior marcatore e miglior assistman fin qui in Premier League quest’anno.

“Il mio rapporto in campo con Salah è naturale. Parliamo spesso durante la partita e ci diciamo dove stare e come muoverci in sincronia per sfruttare le debolezze dell’avversario. Quest’anno abbiamo anche imparato a capire ancora meglio i nostri segnali e i movimenti del nostro corpo”.

MENO CROSS, PIÙ PERICOLOSITÀ

Dotato di un’ottima memoria fotografica, Alexander-Arnold sa sempre dove si trovano i compagni in campo e come servirli al meglio.

Ama ricevere la palla sui piedi, più che sulla corsa (come preferisce invece l’altro terzino Andy Robertson), e, grazie alla sua incredibile rapidità nel rilascio del pallone, riesce spesso e volentieri a mettere gli attaccanti a tu per tu con il portiere.

Molto preciso nei cross, preferisce effettuarli dalla trequarti campo piuttosto che dal fondo, perché è da quella posizione che riesce a mettere meglio la palla nello spazio vuoto tra difesa e portiere (tra il dischetto del rigore e l’area piccola per intenderci), creando le maggiori difficoltà agli avversari.

Nel corso delle stagioni ha iniziato però a crossare di meno e a toccare più palloni, rientrando in una tendenza seguita da tutta la Premier League.

Se nel 2012/13 un terzino toccava infatti il 22,7% dei palloni nella trequarti campo avversaria ed effettuava 2.9 cross a partita, nel 2021/22 i palloni toccati in quella fetta di campo sono saliti al 26,8%, mentre i cross per partita sono scesi a 2.5 (-13,6%).

Dati Opta, utilizzati negli approfondimenti a cura di The Analyst, che dimostra come i terzini in Premier League oggi tocchino molti più palloni rispetto a nove anni fa, crossando però molto meno, ma risultando più pericolosi.

Se nel 2012/13 le occasioni da goal create dai terzini erano il 15,9%, nel 2021/22 questo dato è salito al 20,4% (media tra i diversi clubs di Premier League, ndr), nonostante la percentuale dei cross dalla trequarti si sia abbassata da 27,5% al 19,5%, negli stessi anni.

Si crea in modo diverso e Trent Alexander-Arnold ne è la dimostrazione.

Il terzino del Liverpool tocca infatti la maggior parte dei palloni nella zona centrale della metà campo avversaria e crea da lì le azioni più pericolose, senza più spingersi continuamente fino a fondo campo.

Una situazione che si è vista bene nel Merseyside derby giocato contro l’Everton il 1° dicembre 2021, per esempio.

“Per noi Alexander-Arnold è tante cose sul campo. Gioca in tante posizioni, perché è maturato parecchio”.

Ha recentemente detto Klopp a vantaggio del proprio terzino, come riportato da The Coaches’ Voice, difendendolo anche dalle tante critiche spesso mossegli per la sua scarsa propensione a difendere (in finale di FA Cup abbiamo visto che non è proprio così invece).

JUST A NORMAL LAD FROM LIVERPOOL

Amante della pasta alla carbonara, delle passeggiate con i suoi cani e di Los Angeles, destinazione preferita per una vacanza, Trent Alexander-Arnold si considera solamente un “normale ragazzo di Liverpool il cui sogno si è realizzato”.

O per meglio dirla a suo modo, “Just a normal lad from Liverpool whose dream has just come true”.

Una frase impressa anche sul muro di Sybil Road, dove l’artista francese Akse gli ha dedicato un murales, su commissione della fanzine The Anfield Wrap.

Frase che Alexander-Arnold pronunciò dopo la vittoria nella finale di Champions League nel 2019, il suo primo trofeo con il suo amato Liverpool.

Non il più importante però, dal momento che lo stesso giocatore non ha mai nascosto di considerare di maggior valore la Premier League vinta la stagione successiva, visto tutto quello che quella coppa significava per la città (il Liverpool non vinceva un titolo di prima divisione da 30 anni e quella è stata anche la prima Premier League conquistata dai Reds da quando il campionato è così stato rinominato nel 1992, ndr).

Coppa la cui importanza potrebbe essere superata solamente da quella di un Mondiale, ultimo grande desiderio di Trent Alexander-Arnold.

Costretto a saltare Euro 2020 a causa di un infortunio muscolare alla coscia, il “normale ragazzo di Liverpool” in Qatar il prossimo novembre vuole esserci assolutamente, per provare a spingere i Tre Leoni alla conquista di un trofeo che manca dal 1966 e che lo farebbe sentire ancora di più Re d’Inghilterra.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

Recupera le puntate precedenti di ‘FA – Football Addicted’ QUI

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ESCLUSIVA – PADOVAN: “Napoli campione ormai da mesi, lotta serrata in Serie A solo per la Champions”

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Napoli

ESLUSIVA PADOVAN – Abbiamo avuto l’onore di poter ascoltare in esclusiva per NumeroDiez il noto giornalista ed opinionista Giancarlo Padovan, con cui abbiamo trattato diverse tematiche. I temi affrontati nel corso dell’intervista vanno dall’extra campo, con la vicenda plusvalenze che vede coinvolta la Juventus, per poi passare al calcio giocato e non solo.

L’INTERVISTA ESCLUSIVA A GIANCARLO PADOVAN

Innanzitutto partiamo dal caso plusvalenze. Lunedì sono state comunicate le motivazioni della Corte d’appello riguardo la penalizzazione inflitta alla Juventus. In base alle motivazioni rilasciate, crede che i bianconeri appellandosi al Collegio di Garanzia possano ricevere la revoca della penalizzazione, o è un ipotesi remota?

“È indipendente. Il Collegio di Garanzia entra nel metodo della sanzione applicata. Quindi si valuta se la sentenza è conferme al regolamento federale o meno. Non so se ci sarà una revoca o meno, però so per certo che la Juventus sta battendo due strade. La prima è il ricorso per la revocazione, la seconda è che la condanna sia stata eseguita in base all’articolo 6, mentre nell’imputazione viene richiamato l’articolo 4. Per come è stata gestita l’accusa da parte della Corte finora, non mi aspetto una revoca. Non mi aspettavo sicuramente il -15, che è una sanzione abnorme. La Juventus comunque è stata accusata di essere l’organizzatrice di un sistema criminoso sportivo in merito all’ambito delle plusvalenze”.

Parlando di campo, il Milan verte in un profondo stato di crisi. Quali sono i fattori di questa crisi e come può uscirne il Milan?

Il fattore principale è aver smarrito il gioco, con cui Pioli aveva fondato il successo nella scorsa stagione, anche grazie ai regali delle dirette concorrenti. Quando Pioli dice post Sassuolo che non importa come si gioca, l’importante è vincere, fa capire come non ne abbia più in questo momento. Al momento il più appannato è proprio Pioli, e lo si capisce anche dall’esclusione di Leao dai titolari contro il Sassuolo. Quando si smarriscono le idee di gioco e si perde il controllo dello spogliatoio, almeno a livello tecnico, come in questo caso, un allenatore come Pioli mostra tutti i suoi limiti“. 

Sicuramente anche i giocatori hanno le loro responsabilità, e ciò si dimostra nel fatto che abbiano smesso di aver fame di successo. La perseveranza e la determinazione che c’era in ogni giocatore è venuta meno in questo momento, mostrando come diversi giocatori siano già sazi dopo il successo della scorsa stagione. Poi il Milan ha dei buoni giocatori, qualcuno forse diventerà campione, ma non c’è alcun fuoriclasse, soprattutto dal punto di vista mentale. Il Milan dovrebbe avere dei “Djokovic”, ovvero dei giocatori che vogliono vincere sempre anche quando stanno male o hanno vinto tanto”.

Con la vittoria di ieri sera, il Napoli ha dimostrato di saper vincere anche quando crea poco rispetto al solito. Crede che ormai i giochi per lo scudetto siano chiusi?

Il Napoli per me già da mesi ha vinto lo scudetto, già a metà del girone d’andata. Non lo davo tra le favorite, soprattutto dopo la campagna estiva modesta. I partenopei hanno un grande allenatore in panchina come Spalletti, che ad oggi è un signor allenatore. L’anno scorso diverse volte si è detto Spalletti out, ma il tecnico è stato bravi a tramutarli in Spalletti in. L’allenatore toscano ha fatto crescere giocatori come Mario Rui, Meret, Lobotka, Lozano e Politano, che sono irriconoscibili rispetto alle loro annate precedenti. È una squadra che merita lo scudetto, e ad oggi c’è da chiedersi solamente con quanti punti di distacco vincerà il campionato e con quante giornate d’anticipo“.

Le due romane dopo diversi anni di alti e bassi sembrano aver trovato più costanza in questa stagione, crede che entrambe possano ambire alla zona Champions?

Credo che possano entrare entrambe, però devono giocare meglio. La Lazio deve fare meglio rispetto a quello mostrato contro la Fiorentina, mentre la Roma deve essere più cinica. Contro il Napoli è bastata una disattenzione difensiva di Smalling su Simeone a vanificare la buona prestazione offerta. Per la lotta Champions ci sarà una battaglia tra Inter, Roma, Lazio e Atalanta, almeno per il momento. L’Atalanta viaggia ad una velocità pazzesca, e potrebbe scavalcare una delle due romane per un posto in Champions. Però anche l’Atalanta probabilmente sarà giudicata in merito al caso plusvalenze, quindi bisognerà vedere se ci sarà un’eventuale penalizzazione che potrebbe risultare determinante. Ad oggi comunque l’Atalanta e le due romane potrebbero fare fuori le due milanesi, il Milan perché è in caduta libera, mentre l’Inter poiché è discontinua ed è dipendente da Lautaro Martinez“.

Infine una domanda sulle ultime tre in classifica, Hellas Verona, Sampdoria e Cremonese. Hanno diversi punti di distacco dalla zona salvezza, e faticano a trovare continuità di risultati, crede che proprio loro tre retrocederanno?

Io all’inizio affermai che per me in questa stagione sarebbero retrocesse Sampdoria e Verona. Sulla terza non mi ero espresso, ma vedevo una Cremonese in difficoltà. Queste squadre fanno pochi punti, e di conseguenza ci sarà una quota salvezza bassissima, ed è per questo che si salverà la Juve (ride, ndr). Il divario con le altre è alto. In qualche occasione c’è anche la prestazione, come nel caso della Cremonese, ma senza poi portare punti e risultati importanti a casa. Dal mercato estivo e anche in questa sessione nessuna è riuscita a rinforzarsi a tal punto da poter raggiungere la salvezza”.

Cambiando tema, prima lei parlava della mentalità di Djokovic. In merito a questo, domenica il serbo ha conquistato il suo 22 titolo Slam; lei si aspettava questa vittoria, soprattutto dopo la vicenda della scorsa stagione successa proprio in Australia? Per quanto riguarda i tennisti italiani, cosa si aspetta da loro nel prossimo futuro?

Mi aspettavo che vincesse Djokovic, perché l’anno scorso era stato privato della partecipazione agli Australian Open che probabilmente avrebbe lanciato il serbo verso il Grande Slam. Mi aspetto che Djokovic vinca ancora tanto. Come numero di vittorie e regolarità è a pari livello di Nadal e Federer. Degli italiani mi piace molto Sinner, ma aldilà di questo, il movimento tennistico italiano mai come in questo momento vanta diversi giocatori di livello assoluto. Siamo arrivati ad un passo dalla Finale di Coppa Davis nell’ultima edizione, e ciò fa ben sperare. È un momento fantastico per il tennis e mi aspetto tutto il meglio. L’auspicio è che un giorno dietro i vari Djokovic e Nadal ci sia un italiano, quantomeno stabilmente nei primi 10 al mondo”.

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Djokovic eterno: vince gli Australian Open e ritorna 1 nel ranking ATP

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Djokovic

Si è conclusa da poco la Finale degli Australian Open, e dunque l’edizione 2023 dello Slam Australiano. Oggi in campo si sfidavano TsitsipasDjokovic, in una finale attesissima, anche perché accessa dalle dichiarazioni dei due nei giorni scorsi.

LA FINALE DEGLI AUSTRALIAN OPEN: TSITSIPAS-DJOKOVIC

Il match ha mostrato tutta la supremazia di Djokovic, che ha sconfitto Tsitsipas in 3 set in modo abbastanza agevole. Il serbo si è imposto sul greco con il punteggio di 6-3, 7-6, 7-6. Con la vittoria di oggi Djokovic raggiunge Nadal a quota 22 Slam e centra la sua decima vittoria agli Australian Open.

Al termine del match Nole si è lasciato andare in un pianto liberatorio, complice anche la vicenda brutta che l’anno scorso lo ha costretto a non poter partecipare al torneo. Continua dunque la striscia positiva di Djokovic nello Slam in Oceania, dove con la vittoria odierna raggiunge quota dieci vittorie su altrettante finali disputate agli Australian Open. Oltre questo dato, il serbo prolunga a 28 la striscia di vittorie consecutive agli AO, che al momento è la più lunga di sempre.

Nella finale di oggi non c’era in palio solo il titolo dello Slam, ma anche la posizione numero 1 del ranking ATP, che difatti viene conquistata anch’essa da Novak Djokovic.

L’ANALISI DELLA FINALE

Il match ci ha dimostrato ancora quanto sia inarrivabile Djokovic a livello di gioco e mentale, poiché è stato capace di gestire la finale senza alcuna pressione. Nel match il serbo ha perso la battuta solo nel primo game del terzo set, salvo poi recuperarlo nel turno successivo.

Per Tsitsipas è sicuramente una sconfitta cocente, dato che ci si aspettava di più da lui vista la qualità messa in campo nel corso di queste due settimane. Per il greco quindi nessuna rivincita contro il serbo, dopo la Finale dell’edizione 2021 del Roland-Garros persa proprio contro Nole.

I PROSSIMI APPUNTAMENTI FINO AL ROLAND-GARROS

Adesso il prossimo appuntamento con un torneo dello Slam è fissato al 28 maggio, quando prenderà il via proprio il Roland-Garros a Parigi. Nel mentre si chiuderà la prima parte di stagione su cemento con diversi tornei ATP 250, 500 e 1000, per poi passare alla stagione su terra con altrettanti tornei prima dell’Open di Francia.

 

 

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Australian Open: la finale sarà Tsitsipas-Djokovic, i due si contenderanno il titolo e non solo

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Australian Open, Djokovic passa il turno

Nella giornata odierna si sono disputate le Semifinali degli Australian Open. I due match in programma hanno visto sfidarsi KhachanovTsitsipas e DjokovicPaul.

MATCH KHACHANOV-TSITSIPAS

Nella prima sfida c’è stato un equilibrio per tutto l’incontro, con Khachanov che nonostante partisse sfavorito si è giocato la partita contro il greco al massimo delle sue possibilità. Ma nonostante ciò, Tsitsipas si è imposto sul russo, guadagnandosi un posto in Finale. Il greco si è aggiudicato l’incontro in quattro set, chiudendo con il parziale finale di 7-6, 6-4, 6-7, 6-3.

Va comunque reso onore a Khachanov, che ha disputato un torneo eccezionale, arrendendosi solo ad uno dei giocatori più in forma del circuito in questo inizio di stagione.

MATCH DJOKOVIC-PAUL

L’altro incontro invece ha visto prevalere in modo agevole Djokovic, come da pronostico. Il serbo ha sconfitto Paul in tre set, con il parziale di 7-5, 6-1, 6-2. Il serbo ha titubato solamente nel primo set, dove si è fatto recuperare i due break di vantaggio che aveva acquisito, ma successivamente ha lasciato solo le briciole al suo avversario.

Con la vittoria odierna Djokovic ha centrato la sua decima finale agli Australian Open, e nello specifico la trentatreesima a livello Slam. Finora non ha mai perso alcuna delle nove finali disputate nello Slam australiano, e vanta anche una striscia di ventisette partite consecutive senza perdere in questo torneo (striscia più lunga di sempre).

Domenica quindi si disputerà la finale dell’edizione 2023 degli Australian Open, dove si sfideranno Tsitsipas e Djokovic. I due vantano già un confronto in una Finale Slam (Roland-Garros 2021) dove Djokovic rimontò il greco da uno svantaggio di due set, imponendosi dunque al quinto set.

Nella Finale di domenica non c’è in palio solo la vittoria del primo Slam stagionale, ma anche il primato del ranking mondiale. Dunque chi vincerà la Finale degli Australian Open guadagnerà anche la posizione numero 1 nel ranking ATP.

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Australian Open: nessuna sorpresa nei Quarti, Tsitsipas e Djokovic approdano alle Semifinali

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Djokovic

Tra ieri e oggi si sono disputati i Quarti di finale degli Australian Open, che hanno delineato il quadro delle due Semifinali dello Slam. Non c’è stata alcuna sorpresa nei quattro match disputati, vinti in modo abbastanza agevole dai favoriti.

I QUARTI DI FINALE DI IERI

Ieri sono scesi in campo KhachanovKorda e TsitsipasLehecka, dove ci sono state le vittorie del tennista russo e del greco, che ora si affronteranno in Semifinale degli Australian Open. Khachanov ha beneficiato anche del ritiro forzato di Korda, causato da un problema al polso che non ha permesso all0 statunitense di proseguire il match. Il tennista russo si è imposto con un parziale finale di 7-6, 6-3, 3-0.

Per quanto riguarda il match tra Tsitsipas e Lehecka, il greco non ha avuto grandi problemi ad imporsi sul ceco, che comunque ha fatto il massimo possibile. Ma Tsitsipas è in uno stato di forma pazzesco, e l’ha dimostrato annullando anche le otto palle break concesse a Lehecka. Il greco ha chiuso il match con il punteggio di 6-3, 7-6, 6-4.

I QUARTI DI FINALE DI OGGI

Oggi invece si sono disputati i due restanti Quarti di finale, che hanno visto affrontarsi SheltonPaul e RublevDjokovic.

Nel Derby americano ha prevalso Tommy Paul, anche se Shelton ha comunque ben figurato nell’incontro come in tutto il torneo, dimostrando di essere pronto a giocare partite di un certo livello. Nonostante questa sia stata la sua prima partecipazione ad un torneo dello Slam, Shelton non ha sentito alcuna pressione, guadagnandosi comunque un traguardo importante come i Quarti di finale degli Australian Open. Però Paul ha messo in campo tutta la sua esperienza, contro cui Shelton ha pagato dazio. Paul infatti si è imposto con il punteggio di 7-6, 6-3, 5-7, 6-4.

Infine è sceso in campo il più atteso di tutti, ovvero Novak Djokovic, in un match in cui ci si aspetteva di più dal suo avversario Rublev. Per Nole è stata un vera e propria passeggiata, che gli ha permesso di conquistare l’ennesima Semifinale Slam. Il serbo ha inflitto a Rublev il parziale pesante di 6-1, 6-2, 6-4.

Venerdì sono in programma le due Semifinali dell’Australian Open, dove si sfideranno DjokovicPaul e TsitsipasKhachanov per un posto nella Finale dello Slam australiano. Djokovic e Tsitsipas cercheranno di ritornare in una finale Slam, mentre Paul e Khachanov proveranno ad approdare per la prima volta nella loro carriera in una delle Finali più prestigiose della stagione tennistica.

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