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FA – Football Addicted #43! “Best, Charlton, Dixie Dean: quando i campioni del calcio inglese giocarono in Irlanda”

FA – Football Addicted #43! “Best, Charlton, Dixie Dean: quando i campioni del calcio inglese giocarono in Irlanda”

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DI QUANDO DIVERSI CAMPIONI DEL CALCIO INGLESE, COME BEST, CHARLTON E DIXIE DEAN, FURONO ACCOLTI CON ENTUSIASMO NELL’ODIERNA LEAGUE OF IRELAND.

Pelé, Franz Beckenbauer e Giorgio Chinaglia ai New York Cosmos. Johan Cruijff e George Best ai Los Angeles Aztecs. Eusebio ai Boston Minutemen. Gerd Muller ai Fort Lauredale Strikers.

Nella seconda metà del Novecento, c’è stato un tempo in cui alcuni dei migliori calciatori al Mondo hanno sposato progetti oltreoceano, mettendo in mostra le proprie abilità in diversi clubs degli Stati Uniti (nella NASL: North American Soccer League).

Nello stesso secolo c’è stato però anche un tempo in cui molti campioni del calcio inglese hanno giocato nella vicina Irlanda, invitati con lo scopo di portare nuovo pubblico a un campionato di scarso appeal.

Avventure meno note rispetto a quelle americane, ma che, a loro modo, hanno comunque lasciato una traccia negli annali.

Per questo abbiamo deciso di riproporvene alcune, quelle legate ai nomi più famosi.

Quelle di quei calciatori che ancora oggi, nel bene o nel male, sono ricordati nell’odierna League of Ireland.

1. DIXIE DEAN ALLO SLIGO ROVERS

Leggenda dell’Everton tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento.

Secondo miglior marcatore di sempre nei primi quattro livelli del calcio inglese (dalla Premier League alla League Two, solo Arthur Rowley ha segnato più goals di lui, ndr).

William Ralph Dean, detto Dixie, da Birkenhead è stato senza ombra di dubbio uno dei calciatori più forti che l’Inghilterra abbia mai offerto al mondo del calcio.

I 473 goals collezionati in 502 presenze tra clubs e Nazionale sono lì a dimostrarlo (dati ufficiali rilasciati dal National Football Museum inglese, ndr).

I due campionati conquistati con l’Everton nel 1928 e nel 1932 (entrambi i casi da capocannoniere del torneo) e la FA Cup vinta, sempre con i Toffees nel 1933, ne sono un’ulteriore conferma.

Un campione di caratura internazionale. Un fenomeno nel suo mestiere, capace di segnare la bellezza di 60 reti in 39 partite nella sola stagione 1927/28 a soli 21 anni.

Per questo non stupisce che ad accoglierlo alla stazione di Sligo, in Irlanda, accorsero circa duemila persone.

L’ARRIVO SBAGLIATO E IL GOAL IMMEDIATO

Era un giorno di gennaio del 1938 e a Sligo la cittadinanza non vedeva l’ora di accogliere quel grande fuoriclasse proveniente dall’Inghilterra.

Alla presenza del Sindaco e della banda, migliaia di persone si accalcarono sulla banchina della stazione ferroviaria, decise a non perdersi il primo passo di Dixie Dean sul suolo irlandese.

Peccato che il suo arrivo non fosse programmato per quell’esatto momento, come ricordato in passato dalla figlia Barbara.

“Mio padre amava raccontarmi le storie di quando giocò in Irlanda e mi disse che tante persone si presentarono alla stazione per accoglierlo una mattina, salvo poi scoprire che lui non si trovava su quel treno in arrivo. Allora tornarono la sera stessa o il giorno dopo e finalmente riuscirono a intercettare il treno giusto. Quello con mio padre sopra”.

Dixie Dean allo Sligo Rovers, club situato nell’ovest dell’Irlanda, giocò per quattro mesi, collezionando una decina di goals in undici apparizioni e aiutando la squadra a chiudere al secondo posto in campionato.

La prima rete la mise a segno subito il giorno dopo il suo arrivo in città, nella vittoria per 3-2 contro lo Shelbourne al The Showgrounds (l’allora stadio dello Sligo Rovers, ndr).

A 32 anni, Dixie Dean colpì al primo colpo, facendo innamorare immediatamente di sé i tifosi dei Bit O’Red (come è soprannominato il club).

IL POKERISSIMO DA RECORD E LA FINALE PERSA

Al goal realizzato all’esordio, l’ex stella dell’Everton ne aggiunse poi altri nove nella sua esperienza in Irlanda.

Cinque di questi li mise a segno tutti nella stessa partita, ovvero nel 7-1 con il quale il suo Sligo batté il Waterford United in campionato (un record ancora oggi imbattuto all’interno del club).

Un altro goal lo realizzò invece nella finale di FAI Cup pareggiata per 1-1 contro lo Shelbourne, che ebbe poi la meglio per 1-0 nella gara di replay.

In quell’occasione Dixie Dean ricevette la medaglia per il secondo posto, la quale gli fu però rubata il giorno stesso.

Un furto che gli venne però restituito anni dopo, quando gli fu recapitato un pacco contenente la medaglia smarrita.

“L’esperienza in Irlanda significò molto per Dixie Dean. Era ancora un calciatore in forma ed ebbe un grande impatto sullo Sligo Rovers. La vita lì poi gli piaceva. Giocò anche nel campionato di golf nell’ovest del Paese per un periodo e arbitrò una partita a Letterkenny il giorno di San Patrizio, attirando migliaia di persone”.

Ricorda l’autore Paul Little nel suo libro In the shadow of Benbulben: Dixie Dean at Sligo Rovers, in cui racconta i quattro mesi vissuti dal campione dei Toffees nei Bit O’Red.

UNA MOSSA DI MARKETING?

Lo Sligo Rovers era stato fondato nel 1928, soltanto undici anni prima del suo arrivo, e l’acquisto di Dean venne pensato per iniziare a portare più pubblico allo stadio e soldi nelle casse del club.

A due anni dalla vittoria del primo campionato (avvenuta nel 1937, ndr), il numero di spettatori aveva iniziato a diminuire nuovamente e un cambio di marcia era necessario.

“Penso che la società versasse in una difficile situazione finanziaria quando mio padre arrivò – ricordò in un’intervista la figlia Barbara – e tornò poi a essere in una buona condizione di salute quando se ne andò. Mi piace pensare che lui abbia ricoperto un ruolo chiave per il club”.

E in effetti lo fece. Tanto che ancora oggi Dixie Dean è considerato una leggenda allo Sligo Rovers, dove chiuse di fatto la sua carriera.

In quello stesso club per il quale iniziò a giocare quasi per caso, come ricordato in passato da Aidan Mannion, direttore dello Sligo Rovers Heritage Group.

“Dixie Dean inizialmente fu contattato da alcuni membri del club per sapere se conoscesse qualche attaccante interessato a giocare per lo Sligo. Lui però si offrì di venire in prima persona (dopo la breve parentesi al Notts County, ndr), finendo così per vivere una delle pagine più felici della sua carriera”.

Lo Sligo Rovers. Quello stesso club in cui è cresciuto Seamus Coleman, oggi storico capitano dell’Everton, dove è arrivato nel 2009 e da dove non si è poi più mosso.

Come a voler chiudere un cerchio iniziato tanto tempo fa con Dixie Dean. L’uomo capace di portare il suo mito anche in Irlanda.

2. GEORGE BEST AL CORK CELTIC

Portiamo avanti le lancette del tempo di 37 anni e spostiamoci nel profondo sud dell’Irlanda, dove nel 1975 arrivò il miglior talento sportivo che la vicina Irlanda del Nord abbia mai dato alla luce.

Stiamo parlando ovviamente di George Best, Pallone d’Oro nel 1968, anno in cui vinse anche la Coppa dei Campioni con il Manchester United.

La leggenda dei Red Devils, con i quali vinse anche due campionati inglesi e due Charity Shield, nel 1975 firmò infatti per il Cork Celtic, club fondato nel 1959 e fallito nel 1979 (nei suoi 20 anni di vita partecipò sempre all’odierna League of Ireland, vincendo il titolo nella stagione 1973/74, ndr).

Quando arrivò a Cork, Georgie aveva solo 29 anni, ma aveva anche già vissuto tutto il meglio che la sua carriera gli avrebbe mai offerto.

Sette anni dopo essersi affermato come il miglior calciatore del pianeta (nonché uno dei migliori nella Storia del calcio), il figlio di Belfast si stava affacciando sulla fase calante della propria vita calcistica, guidato sempre con maggior forza da quel demone alcolico che non riuscirà mai a sconfiggere.

L’ARRIVO

A portarlo a Cork fu Bobby Tambling, leggenda del Chelsea e allenatore del Cork Celtic in quegli anni.

Nonostante non fosse più il genio magnifico ammirato in passato dalle platee di tutto il Mondo, Best era ancora uno dei volti più conosciuti. Una stella. Esattamente ciò che la squadra irlandese cercava in quel momento.

“Il nostro presidente voleva un giocatore capace di esaltare le folle e chi era meglio di George Best in questo?”.

Ricorda Tambling.

Grazie a un amico comune, l’ex dei Blues riuscì allora a stringere un accordo con l’ex dei Red Devils, con Best che, si dice, si unì al Cork Celtic per un prezzo di 600 sterline a partita (una gran bella somma per l’epoca).

SOLD OUT

L’esperienza irlandese per Best ebbe inizio il 28 dicembre 1975, quando debuttò contro il Drogheda United al vecchio Flower Lodge, impianto scelto appositamente per l’occasione (poiché più grande dello stadio casalingo del Cork Celtic, il Turner Cross, e quindi in grado di accogliere i tanti spettatori attesi).

12.000 gli spettatori che presero d’assalto l’impianto sportivo, garantendo, a quanto si dice, in un colpo solo un introito di 5.000/6.000 sterline per il Cork Celtic ai cancelli d’ingresso.

Numeri da capogiro in una League of Ireland che all’epoca faticava enormemente ad attirare pubblico.

Basti pensare che l’autore Peter Byrne una volta scrisse sul The Irish Times che una partita tra Shamrock Rovers e Home Farm al Milltown aveva raccolto solamente 55 sterline con la vendita dei biglietti.

PARENTESI DELUDENTE

Il match d’esordio di Best non andò però bene. La stella nordirlandese deluse tutti con un gioco lento e per nulla spettacolare e il Cork Celtic perse l’incontro per 2-0.

“È difficile giocare per la prima volta con una nuova squadra – affermò Best dopo la gara –. Non è stata una bella partita, ma mi ha fatto venire voglia di tornare ancora qui”.

Il contratto stipulato con il club prevedeva la presenza di Best alle sole partite casalinghe e fu per questo che la gara successiva giocata dall’ex United fu quella contro i campioni in carica del Bohemians. Questa volta al Turner Cross.

Anche in questa occasione il pubblico riempì spalti e tasche del Cork Celtic, ricevendo in cambio una prestazione migliore dall’attaccante nordirlandese rispetto a quella offerta nella prima uscita.

Best sembrò più concentrato, quasi deciso a dimostrare di poter essere ancora una stella da ammirare, e aiutò la sua squadra a vincere per 1-0, pur non riuscendo però a segnare.

Rete che non arrivò neppure nel terzo match giocato da Georgie in terra d’Irlanda, quello contro lo Shelbourne.

Il club di Dublino aveva accettato di dividere gli incassi della partita con il Cork Celtic e fu per questo che, in via del tutto eccezionale, Best si presentò a questa gara in trasferta (nonostante, come detto prima, il suo contratto non lo prevedesse).

Lo stadio accolse 5.000 persone e lo Shelbourne vinse per 2-1.

Best fu protagonista di un’altra deludente prestazione, chiudendo così senza lode la sua parentesi nell’isola di smeraldo.

BYE BYE CORK

Quella contro lo Shelbourne fu infatti l’ultima partita giocata da George Best con la maglia del Cork Celtic.

Dopo solo tre presenze e con zero goals segnati, l’esperienza del nordirlandese giunse al termine.

Il Cork Celtic si stava preparando per affrontare il Waterford United, club che aveva appena ingaggiato niente meno che Sir Bobby Charlton (di cui vi parleremo tra poco), e la voglia di vedere una sfida in campo tra i due gradi ex compagni e campioni del Manchester United era tanta.

Un desiderio che svanì però in un istante.

Charlton avvisò infatti di non poter prendere parte all’incontro a causa di alcuni impegni già programmati e Best chiamò il club dicendo di non essere presente poiché influenzato.

Fu così che il talento di Belfast non tornò più a Cork, preferendo chiudere la propria esperienza in Irlanda per iniziarne una nuova negli Stati Uniti, dove andò a indossare la maglia dei Los Angeles Aztecs.

Dopo l’addio di Best, il Cork Celtic non riuscì più a raccogliere un pubblico così numeroso come quello visto nei tre match con l’ex United in campo.

In due sole partite casalinghe, Best aveva infatti fatto guadagnare al club più soldi di quelli raccolti in tutte le altre gare stagionali.

Tre anni dopo il club fallì.

3. GEOFF HURST AL CORK CELTIC

Prima di dissolversi, il Cork Celtic ebbe il tempo di accogliere anche un Campione del Mondo.

Chiusa la deludente esperienza, in termini sportivi, con George Best, il club irlandese accolse infatti Sir Geoff Hurst.

L’unico calciatore capace di realizzare una tripletta in una finale del Mondiale, in occasione della Coppa del Mondo vinta dalla sua Inghilterra per 4-2 contro la Germania Ovest a Wembley nel 1966.

La leggenda del calcio inglese e del West Ham United, con cui vinse una Fa Cup e un Charity Shield nel 1964 e una Coppa delle Coppe l’anno successivo (in finale contro il Monaco 1860), nel 1976 Hurst firmò con il Cork Celtic, prima di volare anch’egli negli Stati Uniti, dove chiuse poi la sua carriera nei Seattle Sounders.

Anche l’esperienza irlandese di Hurst fu breve. Circa un mese. Quello di febbraio.

“Il Cork era ormai abituato a mettere sotto contratto giocatori leggendari che potessero vendere biglietti – ricorda lo storico del club Plunkett Carter –. Dopo Hurst arrivò Uwe Seeler, per esempio, mentre prima di lui Trevor Brooking, Terry McDermott, John Hollins, Jimmy Delaney e Raich Carter”.

SERVE PUBBLICO

Sulla scia dell’operazione Best, il Cork Celtic acquistò infatti Hurst con l’intento di riportare i tifosi allo stadio e aumentare gli introiti per il club.

Un progetto che naufragò però in poco tempo, nonostante le prestazioni dell’attaccante inglese furono di tutto rispetto.

“Da quel che ricordo, giocò solo due o tre partite, ma segnò un paio di goals – disse di lui Michael Tobin, uno dei compagni di squadra dell’epoca –. Hurst era un gentleman e tutti avevamo un grande rispetto per lui”.

In effetti Hurst realizzò tre reti in altrettanti incontri, andando a segno anche nel derby pareggiato per 1-1 contro il Cork Hibs.

OTTIME PRESTAZIONI, SCARSI RISULTATI

Nonostante il suo prezioso contributo, il Cork Celtic non riuscì a scalare posizioni in classifica, chiudendo la stagione 1975/76 all’ottavo posto (in un campionato a quattordici squadre, ndr).

Hurst disse addio al club, volò a giocare per il resto dell’anno negli Stati Uniti e poi si ritirò.

Nominato MBE (Member of the Order of the British Empire) nel 1979 (stesso anno in cui il Cork Celtic fallì), Sir Geoff Hurst oggi resta uno dei pochissimi calciatori inglesi ad aver vinto un Mondiale, nonché un grande attivista nella lotta alla demenza senile e all’Alzheimer, malattie che hanno colpito negli anni suoi ex compagni di squadra e amici come Nobby Stiles, Martin Peters, Ray Wilson e Bobby Charlton.

4. BOBBY CHARLTON AL WATERFORD UNITED

Da un Campione del Mondo a un altro.

Da Cork a Waterford. Circa 125 chilometri di viaggio in direzione est.

È qui, nella città più antica d’Irlanda, che Sir Bobby Charlton si ritrovò a giocare sempre nel 1976.

Leggenda del Manchester United, nonché ultimo dei Busby Babes ancora in vita (squadra che fu decimata nel disastro aereo di Monaco di Baviera, ndr), con i Red Devils vinse due campionati inglesi, una Fa Cup, quattro Community Shield e una Coppa dei Campioni, prima di provare esperienze fuori dall’Inghilterra.

Lasciato il Preston North End e il suo ruolo di giocatore-allenatore dopo una sola stagione, il Pallone d’Oro 1966 (anno in cui vinse la Coppa del Mondo con l’Inghilterra) firmò con il Waterford United, club fondato nel 1930, ma diventato professionistico soltanto nel 2018.

PRIMA ESPERIENZA OLTRE CONFINE

L’esordio di Charlton con la maglia del Waterford arrivò il 18 gennaio del 1976 contro il St. Patrick’s Athletic (ricordatevi questo nome).

Il formidabile attaccante inglese sfoderò immediatamente un’eccellente prestazione, riuscendo a mettere il piede in tutti e tre i goals che portarono la squadra di casa a vincere per 3-2 al Kilcohan Park.

Fu la prima di tre partite giocate da Charlton con il club irlandese (come centrocampista, visti i 39 anni d’età), il quale gli aveva promesso di pagarlo a presenza, in base ai soldi raccolti ai tornelli d’ingresso dello stadio il giorno della partita.

Un accordo che si ruppe però nel giro di poche settimane.

QUESTIONE DI SOLDI

Se nella gara d’esordio dell’ex United il Waterford era riuscito a incassare circa 1.900 sterline (più del doppio rispetto a un incasso medio), ben presto il club non fu più in grado di far fronte alle spese.

Per onorare l’accordo siglato con Charlton, il Waterford iniziò a chiedere ai club che li ospitavano nelle gare in trasferta di elargire loro una parte dei guadagni ottenuti nelle partite in cui la stella inglese era in campo.

Una richiesta immediatamente respinta.

Il primo a opporsi fu il Bohemians e gli altri lo seguirono.

In occasione della gara persa per 2-0 al Dalymount Park l’8 febbraio, Charlton aveva avvertito il club di essere disponibile soltanto a poche ore dall’inizio del match e ciò non permise quindi di attirare abbastanza tifosi allo stadio. L’incasso della gara fu solo di 793 sterline e il Bohemians si rifiutò di dividerlo con il Waterford.

Lo United si ritrovò così impossibilitato a pagare Charlton per le sue presenze e le strade di calciatore e club si divisero definitivamente.

ADDIO IRLANDA

Iniziato con entusiasmo questo nuovo capitolo della propria vita, in pochissimo tempo Bobby Charlton si ritrovò a giocare la sua ultima partita con la maglia del Waterford United.

L’occasione fu un match di coppa contro il Finn Harp al Ballybofey, perso per 3-0.

Dopo tre partite di campionato e una di coppa, e un goal segnato, la leggenda inglese salutò l’Irlanda per chiudere la carriera giocando per tre diversi club australiani: il Newcastle KB United, i Perth Azzurri e il Blacktown City.

Poi il ritorno in patria, dove si unì per poco tempo alla dirigenza del Wigan Athletic, prima di entrare nel consiglio d’amministrazione del Manchester United (di cui fa parte ancora oggi).

5. GORDON BANKS AL ST. PATRICK’S ATHLETIC

Chiudiamo il nostro viaggio parlandovi di un altro Campione del Mondo 1966: Gordon Banks.

Considerato ancora oggi il miglior portiere inglese di tutti i tempi, in carriera vinse la Coppa di Lega con il Leicester City (nel 1964) e con lo Stoke City (nel 1972), clubs di cui è una leggenda.

È ricordato soprattutto per la strepitosa parata su Pelé al Mondiale del 1970, quando impedì a O’Rei di esultare per un goal che pareva ormai già fatto (parata che in molti considerano la più bella della Storia del calcio).

Non tutti però si ricordano della sua parentesi irlandese, durata una sola partita.

Il 22 ottobre 1972 Banks ebbe un incidente in auto. Perso il controllo della vettura di ritorno da una seduta di fisioterapia ai tempi dello Stoke City, finì in un fosso, danneggiando irreparabilmente il suo occhio destro.

Un grave infortunio che lo costrinse in pratica a chiudere anzi tempo la sua carriera ai massimi livelli, con il portiere inglese che nel 1977 decise però di tornare in campo.

RINASCITA CALCISTICA

A dargli l’opportunità di tornare a indossare i guantoni fu il Fort Lauderdale Strikers, club degli Stati Uniti, il quale gli concesse poi di giocare una partita in Irlanda, con il St. Patrick’s Athletic.

Una storia decisamente curiosa.

Il St. Patrick’s Athletic, club di Dublino fondato nel 1929, si stava preparando per affrontare il derby contro lo Shamrock Rovers ed era alla disperata ricerca di un portiere.

L’estremo difensore titolare, Mick O’Brien, si era infatti infortunato e fu così che Barry Bridges, allenatore dell’epoca, volò in Inghilterra alla ricerca di qualcuno che accettasse di giocare quella partita.

Non avendo trovato nessuno, si diresse all’aeroporto di Heathrow per prendere il volo di ritorno ed è qui che successe l’impensabile.

UN INCONTRO IMPREVISTO

Bridges incontrò per caso il suo vecchio compagno di Nazionale Gordon Banks e iniziò a spiegargli i motivi del suo viaggio, finché il Campione del Mondo 1966 non si offrì di giocare lui stesso in prima persona.

“Hai un solo occhio”.

“Con un solo occhio vedo la stessa palla che vedevo con due. Verrò e giocherò questa partita per te se la paga è buona”.

Queste le battute che Bridges raccontò di essersi scambiato con Banks, con il quale siglò dunque un accordo.

Fu così che il 2 ottobre 1977, in occasione del derby tra St. Patrick’s Athletic e Shamrock Rovers, la squadra di casa si ritrovò a schierare niente meno che Gordon Banks tra i pali.

UNA PARTITA INDIMENTICABILE

Come ricordato in un articolo del tempo a firma di Kieran Rooney, 12.500 persone assieparono gli spalti, permettendo ai Pats di incassare circa 2.000 sterline ai cancelli d’ingresso del Richmond Park.

500 di queste furono poi date a Banks, come pagamento per la sua presenza in campo.

Il match finì 1-0 per la squadra di casa, la quale vinse la seconda partita stagionale grazie a un autogoal di Leo Kearns e mise fine all’imbattibilità dello Shamrock Rovers.

Un risultato che permise a Banks di chiudere la sua unica partita irlandese con un clean sheet.

Merito anche di una sua grande parata.

Come raccontato da Derek Jones sull’Irish Times, Eamon Dunphy provò a sorprendere Banks con un tiro di mancino al volo, direzionandolo sotto l’incrocio dei pali, ma la leggenda di Leicester e Stoke City reagì prontamente, mettendo la palla in calcio d’angolo.

Niente male per un portiere di 40 anni e con un solo occhio a disposizione.

RICORDO POSITIVO

“Ho superato quella che è sicuramente stata la sfida più difficile della mia vita. Sono tornato a giocare a ottimi livelli. La mia disabilità non mi ha battuto”.

Ricorderà Banks dopo il suo secondo ritiro dal calcio, quando nel 1978 appese definitivamente i guantoni al chiodo.

“Uno dei giorni più famosi della storia del St. Patrick’s Athletic non ha nulla a che vedere con la vittoria di un titolo. Il portiere titolare era infortunato e il club si ritrovò con Gordon Banks in campo. Una grande folla accorse per vederlo e urlare il suo nome. Non fu impegnato fino a pochi minuti dalla fine, ma poi sfoderò una grandissima parata e mandò in estasi la folla”.

Scrisse nel 2018 Con Houlihan, nel pezzo The Triumphs and Tribulations of St. Patrick’s Athletic

Il ricordo di una giornata che ancora oggi è considerata una delle più importanti pagine di storia vissuta dai Pats.

THE END

Da Dixie Dean allo Sligo Rovers a George best e Geoff Hurst al Cork Celtic.

Passando per Bobby Charlton al Waterford United e Gordon Banks al St. Patrick’s Athletic.

Il calcio irlandese nel Novecento ha accolto alcune delle stelle più importanti del calcio inglese e mondiale, deciso a rilanciare una lega alla disperata ricerca di attenzioni.

Jimmy Johnstone, uno dei Lisbon Lions che nella finale di Coppa dei Campioni 1967 guidò il Celtic (di cui è considerato il miglior giocatore di tutti i tempi, ndr) alla vittoria contro l’Inter, giocò per una stagione allo Shelbourne.

Uwe Seeler, uno degli attaccanti più prolifici della Storia del calcio tedesco, nonché argento Mondiale nel 1966 con la Germania Ovest e vincitore di una Bundesliga e Coppa di Germania con l’Amburgo, nel 1978 fu chiamato al Cork City.

Solo gli ennesimi esempi di come l’odierna League of Ireland un tempo cercò di emozionare il proprio pubblico.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

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Fonte immagine in evidenza: foto scattate dall’autore dell’articolo, Marco Garghentino

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