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Calcio e dintorni

FA – Football Addicted #24! “Calciomercato Premier League: i colpi di gennaio da ricordare”

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Premier

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI RIPERCORRIAMO COSA È ACCADUTO NEL MERCATO DI GENNAIO 2022 IN PREMIER LEAGUE: I COLPI PIÙ IMPORTANTI E LE CESSIONI PIÙ INASPETTATE.

A poche ore dalla chiusura della sessione invernale del calciomercato in Inghilterra (31 gennaio, ndr), proviamo a riassumere i movimenti più importanti avvenuti in Premier League.

In questa puntata di “FA – Football Addicted” ci soffermeremo, quindi, sull’analisi dei nuovi arrivi più rilevanti nella massima divisione inglese, degli spostamenti interni più significativi e delle cessioni più inaspettate.

Ritorni di grande spessore, scommesse interessanti, arrivederci curiosi.

Abbiamo scelto di citare, nel mercato in entrata, solamente quei giocatori che si uniranno subito ai loro nuovi clubs e che potranno dunque incidere direttamente in questa seconda parte di stagione (non vi parleremo quindi di quei calciatori che sono stati invece acquistati e girati o lasciati in prestito altrove: es. Julian Alvarez, Manchester City-River Plate, ndr).

mercato premier league

Fonte: foto Pixabay con diritto Google Creative Commons

I GRANDI RITORNI

Partiamo dalle note più romantiche. Quelle legate ai grandi ritorni in Premier League.

Il primo è stato quello di Kieran Trippier, primo storico acquisto del nuovo Newcastle United di Eddie Howe e della nuova proprietà saudita.

Acquistato per 18 milioni di euro, il terzino inglese ha ritrovato la Premier League dopo averla salutata nell’estate del 2019, quando lasciò il Tottenham per volare in Spagna e legarsi all’Atletico Madrid.

È tornato con una Liga in più in bacheca e un titolo di vicecampione di Euro 2020, avendo perso la finale di Wembley con la sua Inghilterra contro l’Italia.

Howe lo ha reso immediatamente il terzino destro titolare del suo Newcastle, facendogli collezionare tutti e 180 i minuti contro Watford e Leeds United.

Lasciando il nord del Paese e spostandosi più verso il centro, altro importante ritorno è stato quello di Philippe Coutinho.

Il brasiliano è stata la grande scommessa di gennaio dell’Aston Villa, con Steven Gerrard che ha spinto molto affinché l’ex compagno di squadra ai tempi del Liverpool potesse diventare un nuovo giocatore dei suoi Villans.

Il ritorno in Premier League di Coutinho ha avuto un impatto immediato. Goal all’esordio contro il Manchester United e contributo decisivo nell’azione che ha portato a un’altra rete nella stessa partita.

Niente male per un giocatore che mancava dalla Premier League dal 2018, quando passò al Barcellona per l’astronomica cifra di 135 milioni di euro, dopo aver sfiorato la conquista del campionato quattro anni prima con i Reds (quando Gerrard era suo compagno di squadra, nonché capitano).

In Premier League il mago brasiliano si è trovato sempre bene. È qui infatti che ha mostrato il suo miglior calcio in carriera, sebbene i successi sportivi li abbia poi trovati altrove.

Conquistatore di una Champions League, una Bundesliga e una DFB Pokal con il Bayern Monaco, di due Liga, due Coppe di Spagna e una Supercoppa spagnola con il Barcellona e di una Coppa America con il Brasile nei suoi anni lontani dall’Inghilterra, Coutinho resterà in prestito all’Aston Villa fino al termine di questa stagione.

L’obiettivo è chiaro: rilanciare la propria carriera e provare ad aiutare il club di Birmingham a strappare un pass per l’Europa (magari un futuro posto in UEFA Conference League, anche se al momento appare molto difficile).

Completando un immaginario viaggio dal nord al sud dell’Inghilterra, il terzo grande ritorno si è consumato in quel di Londra.

Nella capitale, il Brentford ha infatti messo sotto contratto fino al termine di questa stagione niente meno che Christian Eriksen.

Un colpo inaspettato e che fino a poche settimane fa sembrava impossibile, visti i problemi di salute del danese, derivanti dall’arresto cardiaco vissuto a Euro 2020 nell’ormai famoso match contro la Finlandia.

Costretto a lasciare l’Inter lo scorso dicembre, dal momento che le leggi italiane non permettono a un calciatore a cui è stato impiantato un defibrillatore cutaneo di ottenere l’idoneità sportiva, il centrocampista ha deciso di iniziare la sua seconda vita calcistica nel campionato che conosce meglio (in Inghilterra le leggi gli consentono di giocare).

In Premier League mancava dal 2020, quando salutò il Tottenham per mettersi alla prova con la Serie A nell’Inter di Antonio Conte. Sfida vinta, vista la conquista di uno Scudetto con i Nerazzurri.

Ora torna a Londra, città che conosce bene e dove ha vissuto per ben 7 anni con la maglia degli Spurs (collezionando 226 presenze, 51 goals e 67 assists in Premier League).

Qui la sua nuova challenge sarà quella di capire se sarà nuovamente credibile per lui ricoprire il ruolo di calciatore professionista a tempo pieno, provando a dimenticare – per quanto possibile – quanto accadutogli la scorsa estate.

Lo farà con la dedizione al lavoro e la semplicità che lo ha sempre contraddistinto, provando nel contempo ad aiutare il Brentford a proseguire il proprio convincente cammino verso una salvezza tranquilla.

Una cosa è certa. Rivedere Eriksen su un campo da calcio, e in particolare su un campo della Premier League, sarà un’emozione unica per tutti gli amanti di questo sport e di questa lega meravigliosa.

LE SCOMMESSE “ESTERE”

Se alcune squadre hanno puntato su grandi ritorni, altre hanno deciso invece di scommettere su calciatori alla loro prima esperienza in Premier League e provenienti dunque da campionati esteri.

In questo senso, il colpo di mercato più interessante è stato a nostro avviso quello messo a segno dal Liverpool, capace di portare nello spogliatoio sapientemente gestito da Jürgen Klopp un talento come Luis Diaz.

45 milioni di euro il costo dell’operazione, con i Reds che sono così riusciti a strappare al Porto uno degli esterni d’attacco più interessanti in circolazione.

Rapido e dalle ottime qualità tecniche, il colombiano negli ultimi anni ha infatti dimostrato tanto in Portogallo quanto in Champions League, di essere in grado di determinare partite anche di un certo spessore. Ciò fa di lui un perfetto sostituto di due totem nel tridente d’attacco del Liverpool come Sadio Mane e Mohamed Salah.

Sa segnare. Sa fare assists. Ha esperienza internazionale (tanto in Europa, dove ha giocato in Champions League ed Europa League, quanto in Sudamerica, dove ha giocato in Copa Libertadores e Copa Sudamericana, che a livello di Nazionale, dove ha giocato due Copa America con la sua Colombia).

Una scommessa più che interessante per una squadra che in questa seconda parte di stagione vuole provare a rendere il più difficile possibile la vita al Manchester City sulla strada verso la conquista del titolo.

Interessante, come l’arrivo di Bruno Guimarães al Newcastle.

Acquisto di mercato più oneroso per i Magpies in questo gennaio, con i suoi 42 milioni di euro di cartellino, il brasiliano sarà usato molto probabilmente da Eddie Howe come nuova diga davanti alla difesa.

Con 43 goals subiti, il Newcastle è attualmente la seconda peggior difesa del campionato (solo il Norwich City ha fatto peggio: 45 reti incassate) e l’acquisto del mediano impostosi negli ultimi due anni al Lione va nella direzione del voler rendere meno vulnerabile il proprio reparto arretrato.

Oro olimpico 2021 con il Brasile, è proprio davanti alla difesa che Guimarães potrà cambiare volto ai Magpies, mettendo in mostra anche in Premier League ottime qualità di interditore già mostrate in Ligue 1 e Champions League. Senza dimenticare la sua abilità anche nell’impostare rapidamente le azioni di ripartenza.

Compiti totalmente diversi da quelli che verranno chiesti invece a Wout Weghorst, nuovo attaccante del Burnley.

Lasciato partire Chris Wood, direzione Newcastle (come vedremo più avanti), i Clarets hanno deciso di scommettere sulla punta olandese per sostituire un’icona del club come lo era il pari ruolo neozelandese.

Dopo aver dimostrato di saper segnare oltre 70 goals in Eredivisie e quasi 60 in Bundesliga, Weghorst dovrà ora provare a fare altrettanto in Premier League.

Il prezzo del cartellino è stato di 14 milioni di euro. La maglia numero 9 di Wood gli è già stata consegnata e le aspettative su di lui sono già tante.

Non è facile vedere il Burnley muoversi sul mercato e, se Sean Dyche ha deciso di scommettere su Weghorst, significa che quanto mostrato dalla punta ex Wolfsburg a livello nazionale e internazionale nelle ultime stagioni ha lasciato il segno nella mente del manager inglese.

Ora starà all’olandese provare a non far rimpiangere il suo predecessore.

Chi dovrà invece mettersi alla prova con una realtà complessa come il Tottenham Hotspur allenato da Antonio Conte sono Dejan Kulusevski e Rodrigo Bentancur.

Entrambi provenienti dalla Juventus, il primo in prestito (10 milioni) con diritto/obbligo di riscatto (fissato a 35 milioni) e il secondo a titolo definitivo (19 milioni di euro), i due ex Bianconeri dovranno cercare di integrare al meglio le proprie caratteristiche all’interno di un gruppo che Conte sta iniziando a modificare.

La Premier League può essere vista senza dubbio come un campionato più adatto alle caratteristiche fisiche dell’esterno d’attacco svedese che del mediano uruguagio, con Kulusevski che potrebbe ritagliarsi uno spazio sia nel 3-5-2 (come esterno largo) che nel 3-4-2-1 (come uno dei due trequartisti alle spalle di Harry Kane) schierato da Conte. Un giocatore inizialmente da turnover. La concorrenza non manca di certo.

Discorso diverso per Bentancur, che arriva nel campionato inglese come centrocampista dall’indiscussa esperienza (oltre 180 presenze con la Juventus in Italia e in Europa in cinque anni) e dal palmares nutrito (tre Scudetti, due Coppe Italia, tre Supercoppe italiane), ma che non dà l’impressione di essere già pronto per essere un titolare inamovibile in un campionato fisico e veloce come la Premier League.

Scavalcare già quest’anno Pierre-Emile Hojbjerg nelle gerarchie appare francamente impossibile per l’ex Juve. Più facile farsi largo forse tra Oliver Skipp e Harry Winks, giocatori sulla cui crescita il Tottenham sta comunque puntando.

Crescita. Come la parola d’ordine che il nuovo allenatore dell’Everton, Frank Lampard (interessante colpo di mercato dei Toffees per la propria panchina), dovrà sempre ricordarsi quando penserà a Nathan Patterson.

Acquistato per 14 milioni di euro, il classe 2001 è considerato uno dei migliori giovani talenti che il calcio scozzese abbia oggi da offrire.

Cresciuto nelle giovanili dei Rangers, con i Gers ha vinto lo scorso anno una storica Scottish Premiership sotto la guida di Steven Gerrard.

È un terzino destro che quando serve non disdegna di spostarsi anche sulla fascia opposta. In Europa League quest’anno ha già collezionato quattro presenze e a Euro 2020 ha accumulato 6 minuti nella sfida tra Scozia e Croazia.

Arrivato a Liverpool lo scorso 4 gennaio, con l’Everton ha già esordito in Premier League 2 contro il Tottenham U23, mettendo a referto il suo primo assist sul suolo inglese.

Se non per l’oggi, il suo acquisto da parte dei Toffees è una sicura scommessa almeno per il domani.

I COLPI INTERNI

Sessione di mercato significa spesso anche cambi di maglia all’interno dello stesso campionato.

Diversi quelli avvenuti anche in Premier League, dove la squadra di riferimento in questo senso in questa ultima finestra di trasferimenti è stata senza dubbio l’Everton.

In entrata, nelle ultime ore di mercato i Toffees hanno prima strappato al Manchester United Donny van de Beek (arrivato in prestito fino al termine della stagione) e subito dopo Dele Alli al Tottenham (acquistato a titolo definitivo).

La firma di Lampard come nuovo allenatore ha sicuramente facilitato l’arrivo di giocatori di questo calibro, con van de Beek e Dele entrambi alla ricerca di riscatto nel nord del Paese.

Arrivato per 40 milioni dall’Ajax nel 2020, l’olandese non ha praticamente mai trovato spazio nel Manchester United, né sotto la guida di Ole Gunnar Solskjaer né sotto quella di Ralf Rangnick (compreso il brevissimo interregno di Michael Carrick).

Usato quasi esclusivamente come calciatore da inserire negli ultimi minuti di partita, in Premier League van de Beek non ha quindi mai avuto la vera possibilità di mostrare le doti che negli anni precedenti aveva messo in campo sia in Eredivisie che in Champions League soprattutto con l’Ajax di Erik ten Hag.

Un cambio d’aria non può dunque che fagli bene, soprattutto se Lampard sarà bravo a renderlo protagonista nel suo calcio offensivo e divertente da vedere.

D’altronde già in passato al Chelsea il manager inglese ha dimostrato di saper lavorare molto bene con giovani di qualità come Mason Mount, Tammy Abraham, Reece James e compagnia.

L’ex Blues avrà poi il più difficile compito di rivitalizzare anche Dele Alli, calciatore completamente scomparso negli ultimi anni in Premier League.

Tra i talenti più lucenti nel suo arrivo in massima divisione nel 2015, l’inglese ha mostrato la propria miglior versione di sé al Tottenham sotto la guida di Mauricio Pochettino, spegnendosi però rapidamente con il passare delle stagioni.

Se sotto la guida dell’allenatore argentino si era imposto come uno degli assistmen più produttivi della lega (mettendo in fila numeri che solamente pochissimi altri campioni prima di lui erano riusciti ad accumulare in Inghilterra), sotto il faro di Jose Mourinho, Nuno Espirito Santo e Antonio Conte la sua classe è completamente scomparsa.

Quello tra Dele Alli e gli Spurs era un divorzio annunciato da tempo e arrivato forse troppo tardi. Per entrambi.

181 presenze in massima serie, con 51 goals e 37 assists sono però numeri che qualcosa rappresentano.

A mancare spesso è stata la voglia di sacrificarsi in allenamento e di crescere come calciatore. È per questo che Lampard dovrà ora lavorare soprattutto sulla testa di Dele.

Ciò che non dovrà invece fare Eddie Howe con Chris Wood, nuovo attaccante del suo Newcastle.

Il neozelandese dal suo arrivo in Inghilterra nel lontano 2008 si è infatti sempre comportato come un grande professionista, dando sempre il massimo per tutti e 11 i clubs per i quali ha giocato sul suolo britannico. Dalla League One alla Premier League.

Complice l’infortunio di Callum Wilson, Wood ha vestito immediatamente i panni di leader d’attacco dei Magpies, scendendo in campo per 180 minuti contro Watford e Leeds United nelle ultime due giornate.

30 milioni di euro di cartellino vanno giustificati, e Wood ha iniziato a farlo subito mostrando la sua grande etica lavorativa e disponibilità al sacrificio. Il prossimo passo sarà contribuire alla fase d’attacco del Newcastle ovviamente segnando più goals possibili.

Tanto della salvezza delle Gazze in questa Premier League passerà infatti ora per i piedi, e soprattutto la testa, del neozelandese.

Il compito di portare maggiore sostanza in difesa il Newcastle lo ha invece affidato a Dan Burn, prelevato per 15 milioni di euro dal Brighton & Hove Albion, dove negli ultimi due anni e mezzo è stato un vero e proprio leader.

Così come Lucas Digne vuole esserlo ora per l’Aston Villa, dopo aver lasciato l’Everton – al tempo del suo addio – di Rafael Benitez.

Costato 30 milioni di euro, l’ex Roma, Paris Saint Germain e Barcellona è stato chiamato a Birmingham da Gerrard per portare esperienza in una squadra che vuole continuare il proprio percorso di ascesa verso il top della Premier League.

Non è un caso, infatti, che dal suo arrivo tra i Villans il francese non abbia saltato nemmeno un minuto di partita.

CESSIONI ILLUSTRI

Soffermandoci ora ad analizzare il mercato in uscita, è difficile non accorgersi come i movimenti più importanti si siano verificati quasi tutti sull’asse Inghilterra-Spagna.

A partite da Ferran Torres, il quale ha lasciato il Manchester City per unirsi al Barcellona.

Un colpo da 55 milioni di euro per i catalani, che hanno riportato in Spagna un calciatore che aveva già fatto molto bene al Valencia.

Classe 2000, Ferran nel Manchester City di Pep Guardiola si è ritagliato un ruolo di grande protagonista lo scorso anno nella cavalcata che ha portato gli Sky Blues a vincere la Premier League, una Coppa di Lega e a perdere in finale contro il Chelsea una Champions League.

Usato come falso nueve, è stato di fatto l’uomo che ha portato al panchinamento di Sergio Aguero ancora prima del suo addio al Manchester City e del suo passaggio al Barcellona.

Proprio quel Barcellona che ha poi dovuto salutare molto presto il Kun (ritiratosi per problemi di salute) e che ora si ritrova ad accogliere al suo posto lo spagnolo.

Ferran contro l’Alaves ha già debuttato, producendo anche un assist per il goal vittoria di Frenkie de Jong, e dimostrando di essere già il nuovo punto di riferimento d’attacco per il Barcellona di Xavi.

Allenatore che alla Premier League ha sottratto un altro paio di grandi talenti.

Il primo è Adama Traore, riportato letteralmente a casa dai Culé, in prestito fino al termine di questa stagione.

Nella cantera del Barcellona l’esterno d’attacco spagnolo è infatti cresciuto, prima del trasferimento oltremanica, dove ha indossato le maglie di Aston Villa, Middlesbrough e Wolverhampton Wanderers.

Insostituibile nei Wolves di Nuno Espirito Santo prima e Bruno Lage poi, Adama nelle ultime tre stagioni si è affermato come uno dei migliori esterni d’attacco di tutta la Premier League.

Potente fisicamente, rapidissimo, bravo a fornire assists e anche a finalizzare. Per il campionato inglese si è dimostrato un giocatore completo, mentre in Liga dovrà ora riadattarsi a un tipo di calcio che forse gli appartiene meno.

Per questo il suo addio, ad oggi, appare come una grandissima perdita (seppur forse solo momentanea) per la Premier League e un altrettanto grande scommessa per il Barcellona.

Discorso opposto a quello che invece va fatto pensando a Pierre-Emerick Aubameyang, ultimo campione in ordine cronologico che i Blaugrana hanno strappato al campionato inglese.

Grande protagonista nell’ultimo Arsenal capace di vincere dei trofei (una FA Cup nel 2020 e un Community Shield nel 2021), il gabonese in casa Gunners era ormai un estraneo.

Fascia di capitano toltagli dopo alcuni comportamenti poco professionali e diverse incomprensioni con allenatore e società. Titolarità persa. Esclusione dalla rosa.

Aubameyang e l’Arsenal sono stati costretti a dividersi, al termine di una storia d’amore molto intensa. Tanto nei periodi positivi, quanto in quelli negativi.

È indubbio che con l’addio dell’attaccante gabonese, la Premier League perda uno dei suoi migliori talenti (basti pensare che nel 2018/19 è stato capocannoniere del campionato con 22 goals), ma è altrettanto innegabile che l’ex Borussia Dortmund avesse completamente perso la voglia di restare a Londra e continuare la propria carriera all’Arsenal.

Un addio dunque sofferto, ma inevitabile.

Come quello vissuto da Tanguy Ndombele e Anthony Martial, rispettivamente con Tottenham e Manchester United. Anche se in questi due casi si tratta forse più di un arrivederci.

Arrivato dal Lione per 60 milioni nel 2019, proprio al Lione il centrocampista francese ora è tornato in prestito fino alla prossima estate.

Nel mezzo un paio di stagioni e mezzo incolori con la maglia degli Spurs e un amore mai definitivamente sbocciato con i londinesi.

Il suo meglio Ndombele lo ha fatto vedere nel Tottenham di Jose Mourinho, quando il portoghese lo ha schierato spesso e volentieri nel ruolo di trequartista, liberandolo dunque da compiti difensivi e garantendogli maggiore libertà.

Porzione di campo in cui ha provato a riproporlo talvolta anche Antonio Conte, senza però mai venir realmente soddisfatto dalle prestazioni del francese.

Da qui la partenza, destinazione Lione. Il più classico dei ritorni a casa, con il chiaro scopo di rilanciare una carriera attualmente nella sua fase calante.

Sentimento vissuto anche da Anthony Martial, passato per gli stessi motivi in prestito dal Manchester United al Siviglia.

Pagato 60 milioni di euro dai Red Devils nel 2015 per portarlo in Inghilterra dal Monaco, l’attaccante francese nei suoi sette anni oltremanica ha vissuto una marea di alti e di bassi, facendo dell’incostanza il suo tratto peculiare.

Sfavillante nella stagione 2019/20 con Ole Gunnar Solskjaer in panchina, deludente in quella successiva, sebbene la guida tecnica fosse la stessa. Fino ad arrivare alla fiducia praticamente mai concessagli da Ralf Rangnick quest’anno.

Il suo palmares recita una FA Cup, una Coppa di Lega, un Community Shield e una Europa League.

I fatti dimostrano che in quasi nessuna di queste vittorie Martial ha però mai svolto il ruolo di attore protagonista.

Le tante panchine collezionate nella fredda Manchester gli hanno fatto perdere la voglia di giocare e ciò si è spesso visto in campo.

La speranza dei Red Devils è che ora il caldo di Siviglia possa rivitalizzarlo, così da capire se puntare ancora su di lui in futuro o arrivare a una separazione definitiva.

A 26 anni è ormai tempo di capire chi si vuole essere.

E a saperlo bene è anche Giovani Lo Celso, passato in prestito dal Tottenham al Villarreal.

Finito ormai ai margini del progetto degli Spurs dopo l’arrivo di Conte al posto di Nuno Espirito Santo (anche a causa di qualche infortunio), l’argentino ha scelto di ripartire pure lui dalla Spagna.

È qui infatti che, con la maglia del Real Betis, si era messo in mostra in passato fino a convincere il Tottenham a portarlo in Premier League ed è sempre qui che ora vuole rimettersi in gioco.

D’altronde quando vinci una Copa America da protagonista con l’Argentina vuol dire che di qualità ne possiedi. Ora Giovani deve solo ricordarsi come fare a metterle in mostra ogni partita, in una squadra che crede in lui.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

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“Sì, penso che chi viene qui dà sempre il massimo. Le stagioni sono lunghe, ci sono tantissime partite e ce ne sono sempre di più, poi magari passano messaggi sbagliati per varie situazioni, ma io quando vedo un giocatore venire posso dire che li vedo dare tutti il cento per cento”.

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Donnarumma dopo Ungheria-Italia: “Il Mondiale è una ferita aperta”

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Gigio Donnarumma

L’Italia rialza la china dopo la mancata qualificazione ai Mondiali. La Nazionale ha battuto per 0-2 l’Ungheria qualificandosi per le final four di Nations League.

Queste le parole di Donnarumma nel post-partia a Rai Sport:

“Ci voleva per ridare un po’ di entusiasmo, anche se non si può tornare indietro e il Mondiale è una ferita aperta. Bisognava ripartire, dovevamo farlo per tutta l’Italia e per chi credeva in noi. Siamo partiti bene con due vittorie, andiamo alle Final Four e cerchiamo di vincerle”.

Cosa succede quando fai una performance come quella di stasera?
Il mio modo non cambia. A volte può capitare un errore e per noi portieri è dura. Però bisogna rimanere concentrati, lavorare sempre al massimo e capire dove si è sbagliato cercando di non rifilarlo. Le partite come stasera si preparano da sole perché sono importanti e speciali. Cerco di prepararle con tranquillità e serenità, ridendo e scherzando nello spogliatoi. Poi quando si entra in campo la testa è lì. Poi può capitare purtroppo come a giugno dove ho fatto un errore che non dovevo fare. C’ho lavorato, ne abbiamo parlato col preparatore. Purtroppo può capitare ma non deve capitare. Era una partita già in discesa e l’ho ammazzata. Devo lavorare anche su quello quando si può giocare e quando non si può giocare. Lavoro. Ora bisogna andare avanti“.

Nelle parate di oggi è più istinto, tecnica o Madre Natura?
“Madre Natura penso. Ci sta anche il lavoro che faccio in settimana. C’è tutto. Devo continuare così, devo farlo per tutta l’Italia e per chi crede in me. Ringrazio la mia famiglia e la mia fidanzata”.

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