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FA – Football Addicted #16! “Quando Cantona tornò Re in un Manchester United-Liverpool”

FA – Football Addicted #16! “Quando Cantona tornò Re in un Manchester United-Liverpool”

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI DUE SETTIMANE, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DEL LEGGENDARIO RITORNO IN CAMPO DI ERIC CANTONA IN UN MANCHESTER UNITED-LIVERPOOL DELL’OTTOBRE 1995.

Nell’ultimo fine settimana di Premier League abbiamo assistito all’incredibile crollo casalingo del Manchester United contro il Liverpool, in un 5-0 a favore dei Reds a Old Trafford già entrato nella storia del campionato inglese.

Mai i Red Devils avevano perso infatti un “Derby d’Inghilterra” con un risultato del genere. Il Man United non subiva poi un 5-0 in casa dal febbraio del 1955 e mai nessun giocatore in Premier League era riuscito a realizzare una tripletta a Old Trafford contro i Diavoli Rossi.

Mohamed Salah è diventato il primo, ricordando a molti quanto fatto nel 2003 da Ronaldo il Fenomeno, ultimo calciatore in grado di segnare tre goals al Manchester United tra le mura amiche (lo fece con la maglia del Real Madrid in una gara di Champions League però, ndr).

Una tripletta che ha permesso all’egiziano di scavalcare Didier Drogba e diventare il miglior marcatore africano nella storia della Premier League con 107 reti.

Un 5-0 che è già storia e che, nel pomeriggio che segnava il ritorno in campo di Cristiano Ronaldo in un Manchester United-Liverpool, a noi di “FA – Football Addicted” ha riportato alla mente un altro “Derby d’Inghilterra” entrato negli annali più di 26 anni fa.

Era il 1° ottobre 1995 e un altro leggendario numero 7 del Manchester United faceva il suo rientro dopo otto lunghi mesi di squalifica. Il suo nome era Eric Daniel Pierre Cantona e questa puntata la dedichiamo proprio al ritorno del Re.

quadro Cantona

Dipinto “The Art Of The Game” di Michael Browne, presente al National Football Museum di Manchester.
(Fonte: foto scattata da Marco Garghentino)

THE KING IS BACK!

Old Trafford. 1 ottobre 1995. Manchester United-Liverpool.

Una berlina nera si ferma all’esterno dello stadio, vicino al cancello d’ingresso dedicato ai giocatori e ai membri delle squadre, e subito viene abbracciata da una folla di tifosi.

La portiera si apre e il sole bacia il volto di Eric Cantona, per l’occasione vestito di tutto punto in camicia bianca, cravatta nera con motivi grigi e pantaloni scuri. Il calciatore scende e, scortato dalla “sua gente”, si dirige sorridente all’interno della “sua casa”.

È la prima volta, dopo otto lunghi mesi, che il popolo di Old Trafford riaccoglie il suo Re. E questa è la prima immagine di un pomeriggio surreale.

L’attesa è finita: the King is back!

Maglia Eric Cantona

Maglia Eric Cantona al National Football Museum di Manchester.
(Fonte: foto scattata da Marco Garghentino)

FOLLIA?

Sebbene il finale della storia, come spesso accade, sia più trionfale del suo inizio, per raccontarlo e comprenderlo fino in fondo è indispensabile prima tornare al momento in cui tutto ha avuto principio.

A quella scura e violenta sera nel sud di Londra. A Selhurst Park. In un Crystal Palace-Manchester United.

La violenza iniziò sul rettangolo di gioco, dove Cantona fu vittima a più riprese di pressanti attenzioni da parte dei difensori delle Eagles.

Un calcetto sullo stinco, un calcione sulla caviglia. Una spallata ruvida, un contrasto energico.

L’attaccante francese stava assaporando ripetutamente, suo malgrado, il sapore dell’erba e l’unico che pareva non accorgersene minimamente era l’arbitro incaricato di mantenere l’ordine in questo match di campionato.

Eric non aveva il tempo di ragionare. Riceveva palla? Veniva subito buttato a terra dall’avversario di turno. Cercava un dribbling? Stesso risultato. Provava a scambiare con i compagni? Baaam, di nuovo a terra.

Una situazione che iniziò prima a innervosirlo, poi a incattivirlo e infine a esasperarlo.

Entrataccia inutile sulla gamba di Richard Shaw e inevitabile cartellino rosso diretto per Cantona.

Una manciata di secondi e la violenza si trasferì a bordo campo.

Mentre lasciava il terreno di gioco Eric vide infatti che un tifoso del Palace, Matthew Simmons, aveva abbandonato il suo posto in tribuna, aveva percorso in discesa una decina di file di gradini e aveva iniziato a insultarlo pesantemente con frasi razziste.

La reazione fu immediata. Cantona si lanciò su quell’uomo con un colpo di kung fu e in tutto lo stadio gli occhi dei presenti si incollarono su quella maglia nera con un sette giallo sulla schiena che continuava a scalciare a mezz’aria tra campo e tribuna.

Affondati i primi colpi, Cantona fu fermato e scortato negli spogliatoi. Poi fu denunciato, messo a riposo dal Manchester United fino al termine del campionato, squalificato per otto mesi dalla Football Association inglese (con l’impossibilità, dunque, di giocare alcun tipo di partita nazionale e internazionale) e condannato a 120 ore di servizi socialmente utili (sentenza definitiva dopo le due settimane di carcere che gli erano invece state inflitte in primo luogo, ndr).

Ci fu poi la conferenza stampa che forse ancora nessuno è riuscito a decifrare (quella in cui Cantona si sedette e pronunciò esclusivamente questa frase prima di alzarsi e andarsene: “Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che le sardine stiano per essere gettate in mare”).

Le non-interviste; l’amichevole giocata a porte chiuse contro il Rochdale e per la quale la FA pensò anche per un momento di estendere la sua squalifica (per la Federazione Cantona non avrebbe dovuto giocare nemmeno quella gara, sebbene senza pubblico, sebbene fosse parte di un allenamento); la tentazione di lasciare il Manchester United e l’Inghilterra, la fuga a Parigi, dove fu poi raggiunto da Alex Ferguson che lo convinse a tornare.

I tanti allenamenti per tenersi in forma. E finalmente, il ritorno in campo.

Maglia Cantona

Maglia di Cantona presente nel museo del Manchester United.
(Fonte: foto scattata da Marco Garghentino)

HYPE

Nato a Marsiglia il 24 maggio 1966, Eric Cantona ha vissuto la sua seconda nascita a Manchester il 1° ottobre 1995.

Il 30 settembre era infatti scaduta la già pluricitata squalifica e quindi l’attaccante francese era eleggibile per l’attesissima sfida di campionato tra il Manchester United e i rivali del Liverpool.

Sfida migliore per il rientro in campo del Re a Old Trafford non poteva esserci.

L’evento fu pubblicizzato con forza da tutti i media. L’immagine di Cantona diventò onnipresente.

Sir Alex Ferguson non sapeva più cosa rispondere alle infinite domande rivoltegli dalla stampa.

La Nike, marchio che all’epoca forniva gli scarpini a Cantona, creò dei contenuti ad hoc per accrescere sempre più l’hype legata al ritorno di King Eric.

Il noto brand americano progettò dei cartelloni pubblicitari nei quali venne ritratto un Cantona pronto a scendere in campo, con un pallone sottobraccio e un cancello (simile a quello di una cella) appena aperto davanti a lui. Di fianco la scritta: “È stato punito per i suoi errori. Ora è il turno di qualcun altro” (con riferimento sott’inteso alle difese avversarie, da ora impegnate nuovamente a cercare di limitare il talento e i goals del francese).

La stessa Nike creò poi anche un contenuto video, nel quale lo stesso Cantona in persona si scusava per il comportamento tenuto in passato. Delle scuse però molto particolari e ironiche:

“Ciao, voglio scusarmi. Ho compiuto degli errori terribili. Lo scorso anno in una vittoria per 5-0 ho segnato solamente un goal. Contro il Newcastle ho tirato pochi centimetri a lato del palo. A Wembley non sono riuscito a completare una tripletta. Ho realizzato che questo atteggiamento è stato inaccettabile e prometto che non farò più altri errori del genere in futuro. Grazie”.

Meraviglioso.

“Dio torna tra i suoi discepoli” scrisse David Lacey sul The Guardian.

Cartellone Eric Cantona

Poster dedicato a Cantona su un muro di Old Trafford.
(Fonte: foto scattata da Marco Garghentino)

POMERIGGIO SURREALE

L’esterno di Old Trafford era pieno di gente.

All’interno dell’impianto quel pomeriggio sarebbero potute entrare solamente 34.934 persone, visti i limiti di pubblico imposti dai lavori in corso per la costruzione di una nuova tribuna, ma in Sir Matt Busby Way le migliaia di persone erano sicuramente molte di più. Prima, durante e dopo il match.

Era possibile acquistare qualsiasi oggetto a tema Cantona. Qualsiasi!

Dai coriandoli blu, bianchi e rossi, a rappresentanza della bandiera francese, alle innumerevoli magliette create appositamente per l’evento.

Per tutti i tifosi del Manchester United, quello era il giorno della “presa della Bastiglia”, in versione mancuniana (così lo definirono molti giornali inglesi, ndr).

Biglietti per assistere alla partita da 20 sterline venivano rivenduti per £400.

I bambini avevano i volti pitturati con i colori della bandiera francese e la scritta “Cantona è innocente”, accompagnata ovviamente da un numero 7 ben visibile chi su una guancia, chi sulla fronte.

Un cane al guinzaglio vestiva la maglia di Cantona.

Alcuni commercianti vendevano striscioni riportanti la famosa pubblicità della Nike che vedeva graficamente una bandiera inglese sormontata dal volto di Eric e la scritta “Il ’66 è stato un anno fantastico per il calcio inglese: è nato Cantona” (il gioco sta nel fatto che il 1966 fu ovviamente l’anno in cui l’Inghilterra vinse la sua fin qui unica Coppa del Mondo).

Uno spazio pubblicitario su un cartellone fuori Old Trafford, acquistato da un gruppo di tifosi, recitava letteralmente la frase:

“Non dimenticheremo mai quella sera a Selhurst [Park]… quando hai seppellito quell’urlatore da 30 yards”.

Nello stesso stadio in cui colpì Matthew Simmons (successivamente multato e bandito per 12 anni dagli stadi per le frasi razziste rivolte a Cantona, ndr), Eric aveva infatti segnato un goal stupendo da fuori area in un quinto turno di FA Cup tra Manchester United e Wimbledon il 20 febbraio 1994. Questo cartellone faceva riferimento dunque a quella rete, giocando però indirettamente anche su quanto accaduto un anno più tardi sempre nella casa del Crystal Palace.

In cima a una gru comparve un lenzuolo con la scritta:

“Il gabbiano è atterrato. Bentornato Eric”.

In questo caso il riferimento era ovviamente alla già citata conferenza stampa post squalifica.

Gruppi di tifosi intonavano:

“Abbiamo un grande amico in Gesù, il nostro salvatore. Abbiamo un grande amico in Gesù, e il suo nome è Cantona”.

Il Magazine ufficiale del Manchester United per l’occasione mise in copertina la faccia di un Cantona sorridente su sfondo dorato. Sotto di lui la dicitura: “Il ritorno del Re: sette magnifico”.

Il match programme ufficiale dell’incontro, lo United Review, riportò invece nella cover due immagini del francese: una ritraeva un Eric rilassato e pronto a lasciarsi andare in una risata, l’altra un Cantona in azione, riflessivo e pronto a inventare una nuova magia.

sir matt busby way manchester

Sir Matt Busby Way, all’esterno di Old Trafford.
(Fonte: foto scattata da Marco Garghentino)

IL RITORNO IN CAMPO

Nello spogliatoio tutto era pronto. Norman Davies, addetto ai completi da gara del Manchester United, aveva posizionato le magliette dei giocatori al loro posto.

Tra queste anche quella di Eric, come sempre era stato fatto anche durante il periodo della squalifica (lo stesso Davies commenterà: “Perché preparavo sempre anche la sua maglia anche se non poteva giocare? Perché mi piaceva quel ragazzo”).

108 troupe televisive si schierarono intorno al campo prima del match.

Le telecamere di Sky Sports UK sarebbero volute entrare fin dentro il luogo sacro dello spogliatoio per riprendere la fase di vestizione del Re, ma Sir Alex Ferguson pose il suo veto.

La pay-tv si dovette accontentare allora di filmare l’ingresso in campo di Cantona a partire dall’ingresso nel tunnel di collegamento al terreno di gioco.

Una telecamera si posizionò alle spalle del francese, non staccando mai il proprio obiettivo dal numero 7.

Un’altra si mise davanti al tunnel, pronta a riprenderne l’uscita.

Lasciati sfilare tutti i compagni, Cantona fece il suo ingresso sul campo per ultimo. Solito colletto alzato, solita maglia rossa a maniche lunghe con nome e numero bianco sulle spalle.

Camminata decisa fino al termine del tunnel. Poi abbassò leggermente la testa, si portò la mano destra alla bocca, ne baciò l’indice e iniziò a correre verso metà campo.

Nelle sue orecchie l’urlo dei tifosi. I cori in suo onore. I canti di festa.

Sembrava di stare in Francia. L’intero stadio era un grande tricolore d’oltralpe. Tutti all’esterno dello stadio avevano acquistato una bandiera francese con sopra impresso il volto di Cantona e la scritta “Eric the King”.

Gli altoparlanti risuonavano la colonna sonora de ‘I magnifici sette’, come riportato da Philippe Auclair nella magnifica biografia “Cantona, il ribelle che volle diventare Re” (Edizione: Milieu, 12 ottobre 2017).

maglia Cantona

Maglia Cantona esposta in una mostra Umbro a Milano. (Fonte: foto scattata da Marco Garghentino)

LA PARTITA

Il Re contro Dio. The King versus God.

Manchester United-Liverpool di quel giorno può essere ricordata anche così, attenendosi rispettosamente ai soprannomi che le due tifoserie avevano regalato ai propri idoli.

King Eric Cantona contro God Robbie Fowler, il secondo grande protagonista di quella gara.

“Mi ricordo perfettamente quella partita, ma mi sorprende che qualcuno si ricordi che anche io la giocai. Segnai due grandi goals quel giorno e venni nominato Man of the Match, ma tutti i giornali la mattina dopo parlavano di Eric Cantona, giustamente. Penso che però quel match in qualche modo simboleggi la mia carriera”.

Con queste parole il grande attaccante dei Reds Fowler descrisse la partita di Old Trafford, alla quale il Manchester United era arrivato da terzo in classifica – alle spalle di Newcastle e Aston Villa -, diviso solamente dal Leeds United dal Liverpool quinto.

Fowler quel pomeriggio segnò due goal magnifici.

Il numero uno, quello del primo pareggio, lo mise in rete al minuto 32. Fattosi trovare solo sulla sinistra, entrò in area e da posizione defilata trafisse Peter Schmeichel sul proprio palo mettendo il pallone sotto l’incrocio con un sinistro tanto potente quanto preciso.

Il numero due, quello del momentaneo vantaggio per il Liverpool, lo realizzò al minuto 52. Bruciato in velocità Gary Neville, dopo averlo sbilanciato furbescamente con una spallata vigorosa ma regolare, rientrò sul piede destro e con un pallonetto da centro area scavalcò il portiere danese in uscita.

L’altro protagonista di giornata, Cantona, fece il resto.

Dopo un’assenza di 248 giorni (32 partite), il francese impiegò solamente 67 secondi per lasciare una piccola firma.

Bravo a farsi trovare smarcato sulla sinistra, ricevette palla sul destro e, dopo essersela aggiustata con un paio di tocchi, la portò al limite dell’area e la crossò di sinistro dalla parte opposta per Nicky Butt.

Il centrocampista inglese si produsse allora in uno stop allungato, per saltare un avversario, e in un tiro in anticipo sull’uscita di Daniel James. 1-0.

“Cantona ha segnato un goal per Nicky Butt”, commentò Martin Taylor su Sky Sports UK, sottolineando l’importanza dell’assist.

Ryan Giggs e Gary Pallister corsero subito a congratularsi con Eric.

L’apoteosi l’attaccante francese la raggiunse poi al minuto 71.

Condusse palla dalla linea di centrocampo fino alla trequarti e la scaricò in profondità per l’inserimento di Giggs. Il gallese si lasciò tamponare leggermente da Jamie Redknapp (sul cui intervento in tackle ancora oggi resta qualche dubbio), cadde a terra e si procurò un calcio di rigore.

Eric prese allora il pallone, lo posizionò sul dischetto, tornò al limite dell’area camminando, aspettò il fischio dell’arbitro, partì con una corsa verticale e spiazzò James. Portiere sdraiato alla sinistra del Re, pallone a baciare la rete alla sua destra.

Lo stadio iniziò a cantare il leggendario coro “Ooh Aah Cantona” (originariamente inventato dai tifosi del Leeds United ai tempi in cui Eric vestì la maglia dei Peacocks, con la quale vinse una First Division e un Charity Shield, e poi riutilizzato da quelli del Man United, ndr).

Cantona si abbandonò a una corsa, si arrampicò sul palo di sostegno della rete della porta difesa da James, usandolo come perno intorno al quale realizzare una sorta di giravolta, e si lasciò abbracciare dai compagni.

Il Re era definitivamente tornato.

2-2. Triplice fischio.

[Ecco l’elenco di giocatori che scesero in campo quel giorno – Manchester United: Schmeichel; G.Neville, Bruce, Pallister, P.Neville (Scholes); Sharpe, Butt (Beckham), Keane, Giggs; Cole, Cantona. All. Alex Ferguson – Liverpool: James; Harkness, Ruddock, Seales, Babb; McAteer, Thomas, Redknapp, McManaman; Fowler, Rush. All. Roy Evans]

Memorabilia Cantona

Memorabilia di Eric Cantona presenti nel museo del Manchester United.
(Fonte: foto scattata da Marco Garghentino)

POST-PARTITA

“Sapete cosa farò ora? Non parlerò più di Cantona. Sono contento di poter parlare solo della partita. Ho già parlato troppo di Eric e ora l’attesa per il ritorno è finita. Voi [giornalisti] siete incredibili”.

Così si lasciò andare Sir Alex Ferguson in un’intervista post-partita, felice di non dover più vivere con la pressante richiesta da parte dei media di colloqui a tema Cantona.

Il Daily Mirror a pagina 31 del giornale uscito il 2 ottobre 1995 dedicò un ampio spazio all’analisi della partita del francese contro il Liverpool. Fu creato un “Orologio di Cantona” nel quale venne riassunta, minuto per minuto, la gara di Eric, collocando le sue giocate con gli esatti minuti fatti segnare dalle lancette sul quadrante in quel momento.

Dalle 16.01 dell’assist a Butt, alle 17.45 del fischio finale. Passando per le 17.25 del 2-2 su rigore.

Il Manchester United nella cassetta VHS prodotta a fine stagione per riassumere l’annata appena conclusa dedicò ben sette minuti al solo ritorno di Cantona in campo, narrato dal noto presentatore tv britannico Rob McCaffrey.

Nell’annata 1994/95 i Red Devils non vinsero alcun titolo (eccetto il Charity Shield di inizio anno). Il campionato andò al Blackburn Rovers di Alan Shearer, Chris Sutton in campo e Kenny Dalglish in panchina. Troppo lunga per il Manchester United l’assenza per squalifica di Cantona.

Fu l’unica stagione in cui, con il Re a Old Trafford, lo United non vinse dei major trophies.

In cinque anni Cantona conquistò infatti 4 Premier League, 2 FA Cup e 3 Charity Shield, portando lo United a conquistare un Double (Premier League + FA Cup) nel 1994 e un altro nel 1996.

Mai nessuna squadra inglese aveva ottenuto un Double Double.

E l’opera la completò proprio in un altro Manchester United-Liverpool.

maschera cantona

Maschera di scena del film “Il mio amico Eric” presente nel National Football Museum di Manchester.
(Fonte: foto scattata da Marco Garghentino)

LUNGA VITA AL RE

L’11 maggio 1996 a Wembley si tenne la finale di FA Cup tra Red Devils e Reds. Un altro “Derby d’Inghilterra” leggendario, perché deciso ancora una volta dal Re.

La resurrezione in campo di Cantona, iniziata nell’ottobre dell’anno precedente, si concluse simbolicamente in questo match londinese.

Dal Liverpool al Liverpool. Dal rigore del 2-2 di Old Trafford al goal dell’1-0 di Wembley.

Calcio d’angolo di David Beckham, respinto in uscita alta da Daniel James. Il portiere si scontrò però con un compagno, perse l’equilibrio e cadde a terra al limite dell’area piccola. Il pallone ribattuto sbatté contro un difensore e si diresse al limite dell’area dove ad aspettarlo c’era Eric.

Un passo indietro, tiro di mezzo esterno destro di controbalzo e palla in rete. Il cuoio passò perfettamente nello spazio creatosi tra tre giocatori del Liverpool, trovando la strada perfetta per viaggiare senza ostacoli fin in fondo al sacco in un’area affollata da oltre 15 giocatori. 1-0 finale.

Corsa a perdi fiato di Cantona sotto una tribuna occupata dai tifosi del Manchester United, con il francese che per l’occasione iniziò ad agitare festante le braccia, si lasciò andare quasi in un inchino e si fece avvolgere dall’abbraccio dei compagni.

Il commentatore della BBC disse: “La coppa va a Cantona e al Manchester United”.

Il papà di Eric sugli spalti si rivolse al vicino di posto: “Il fabbro ha trovato per l’ennesima volta la chiave! E la serratura era davvero piccola” (riporta sempre Auclair in “Cantona, il ribelle che volle diventare Re”, ndr).

Vinto un altro campionato, il 18 maggio 1997, all’età di 30 anni, Cantona annunciò poi il ritiro.

“Il calcio è come una donna: quando non sai più cosa dirle, allora è meglio che la lasci”.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

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Fonte immagine in evidenza: foto scattata dall’autore dell’articolo Marco Garghentino all’esterno di Old Trafford

 

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