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FA – Football Addicted #30! “Chelsea, Everton, Yarmolenko: gli effetti della guerra Russia-Ucraina in Premier League”

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Inghilterra

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI RIASSUMIAMO GLI EFFETTI PROVOCATI IN PREMIER LEAGUE DALLA GUERRA TRA RUSSIA E UCRAINA.

A quasi tre settimane dall’inizio dell’invasione militare della Russia in Ucraina, proviamo a riassumere gli effetti diretti che questo conflitto ha avuto sul calcio inglese e in particolare sulla Premier League.

Il Chelsea è stato, di fatto, paralizzato in molti aspetti della sua regolare vita quotidiana dal Governo del Regno Unito, rientrando nei possedimenti di Roman Abramovich.

I campionati professionistici inglesi hanno interrotto gli accordi televisivi attualmente in atto con alcune emittenti che trasmettevano le sue partite in Russia.

Everton e Manchester United hanno abbandonato alcuni dei loro sponsor più importanti.

Andriy Yarmolenko è scoppiato in lacrime dopo aver segnato un meraviglioso goal in West Ham-Aston Villa nell’ultimo weekend di Premier League.

Nella puntata odierna di “FA – Football Addicted” proviamo a fare il punto della situazione.

Premier League

Premier League Russia Ucraina

CHELSEA PARALIZZATO (O QUASI)

Non è un mistero che il club inglese ad aver risentito maggiormente dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina sia stato il Chelsea.

Giovedì scorso il Governo britannico ha deciso di congelare i beni di Roman Abramovich, proprietario dei Blues, e questa azione ha portato a uno stravolgimento considerevole nella normale vita della squadra londinese.

Come effetto delle sanzioni imposte al miliardario russo (a causa dei suoi rapporti di vicinanza al Presidente Vladimir Putin, sebbene Abramovich abbia sempre smentito questo legame), il Chelsea dovrà forzatamente rispettare d’ora in avanti alcune regole impostegli dalla politica inglese.

Come noto, i Blues potranno continuare a giocare le proprie gare di campionato e di coppa, ma ad assistervi potranno essere solamente i tifosi già abbonati o coloro che avevano già acquistato dei biglietti prima del 10 marzo scorso.

Al Chelsea non è infatti più permesso vendere nuovi biglietti o abbonamenti per questa e la prossima stagione a chi desideri assistere alle sue partite (bizzarra la richiesta di ieri dei Blues di poter giocare il quarto di finale di FA Cup contro il Middlesbrough a porte chiuse, per “equità di trattamento”), così come non potrà più vendere il proprio merchandising (lo store ufficiale del club presso Stamford Bridge è stato chiuso giovedì scorso).

Passando al campo, ai Blues non è permesso acquistare o vendere giocatori (il club potrà ricevere esclusivamente pagamenti per movimenti di mercato – prestiti – già in corso in questa stagione), così come discutere nuovi contratti con calciatori già presenti nel club.

Ciò significa che giocatori attualmente in scadenza – come Antonio Rudiger, Cesar Azpilicueta e Andreas Christensen – dovranno mettere in stand-by le proprie trattative con il club per eventuali rinnovi di contratto

Per quanto riguarda gli spostamenti necessari per poter disputare le proprie gare, al Chelsea è stato imposto un tetto massimo di spesa di 20.000 sterline per partita. Una cifra abbastanza bassa per poter permettere ai Blues di intraprendere, per esempio, trasferte europee nel caso in cui dovessero eliminare il Lille e continuare il proprio cammino in Champions League.

La cessione del club, annunciata da Roman Abramovich nelle scorse settimane, è stata inoltre momentaneamente congelata, in attesa di nuove indicazioni da parte del Governo (continuano però le trattative).

Ciò che è certo è che il magnate russo non potrà guadagnare nemmeno una sterlina dalla vendita del Chelsea, nonostante lo stesso Abramovich avesse già dichiarato di voler devolvere parte della somma derivante dalla cessione dei Blues a un fondo in aiuto del popolo ucraino.

A monitorare la cessione del club sarà poi direttamente il Governo inglese.

Il Chelsea potrà continuare a pagare gli stipendi ai propri dipendenti fino al termine della stagione e ciò dovrebbe evitare al club nuove sanzioni.

Nel caso in cui i Blues non dovessero più riuscire ad adempiere ai propri oneri pecuniari, la società sarebbe costretta a entrare in amministrazione controllata e ciò significherebbe anche una penalizzazione di 9 punti in campionato, come riportato dalla BBC.

Uno scenario che il club vuole scongiurare, sebbene ora la banca inglese Barclays (main sponsor anche della Premier League) abbia congelato anche tutte le carte di credito aziendali del Chelsea.

CHI SARÀ IL PROSSIMO PROPRIETARIO?

Chiusa di fatto l’era Abramovich, che dal 2003 a oggi ha portato oltre 20 trofei al club – tra cui 5 Premier League, 2 Champions League e 2 Europa Leagueil Chelsea è in attesa di capire chi sarà il suo prossimo proprietario.

Tanti gli imprenditori interessati, come riportato dal The Guardian, con la cessione del club che, sotto la supervisione del Governo, potrebbe chiudersi entro l’inizio di aprile.

Chiamato a gestire la vendita dei Blues, il Raine Group (banca d’affari statunitense) ha fissato a venerdì 18 marzo la data ultima per presentare offerte d’acquisto per il Chelsea.

Un rapido cambio di proprietà aiuterebbe, infatti, il club ad allontanare il già citato spettro dell’amministrazione controllata.

Il The Guardian parla di oltre 20 gruppi interessati all’acquisto del club londinese e, tra questi, spicca il consorzio formato dall’uomo d’affari svizzero Hansjörg Wyss, dall’imprenditore statunitense Todd Boehly e dallo sceneggiatore, regista e produttore americano Jonathan Goldstein, la cui offerta raggiungerebbe i 2 miliardi di sterline.

Interessati all’acquisto del Chelsea sono poi l’ex Ambasciatore degli Stati Uniti in Inghilterra (sotto il Governo di Donald Trump e dei Repubblicani) Woody Johnson, già proprietario dei New York Jets in NFL, e la famiglia Ricketts, proprietaria dei Chicago Cubs in MLB.

Oltre agli americani, anche in Inghilterra c’è chi vorrebbe acquistare i Blues: Nick Candy.

L’imprenditore immobiliare è stato infatti avvistato sulle tribune di Stamford Bridge durante l’ultimo match di campionato vinto dal Chelsea sul Newcastle United (va detto che è un tifoso della squadra e che spesso la segue dagli spalti, ndr) e al momento starebbe provando a mettere insieme un team di investitori pronti a rilevare il club.

A completare il quadro, per ora, è poi una possibile offerta da parte del Saudi Media Group di 2,7 miliardi di sterline.

Società per azioni saudita capeggiata da Mohammed El Khereiji, dovrebbe però dimostrare alla Premier League e al Governo del Regno Unito di non avere legami con il Governo dell’Arabia Saudita (ciò potrebbe infatti portare a complicanze in un’eventuale operazione).

Tanta, dunque, l’incertezza al momento, con il Chelsea che giorno dopo giorno vede deprezzarsi il proprio valore di mercato. I 3 miliardi di sterline ai quali Abramovich sognava un paio di settimane fa di vendere il club sembrano ora sempre più un lontano miraggio.

NIENTE PIÙ CALCIO INGLESE IN RUSSIA

Stop al calcio inglese in Russia!

La decisione più forte che la Premier League e la English Football League hanno preso dopo l’invasione dell’Ucraina è stata quella di sospendere la trasmissione delle proprie partite in territorio russo.

I diritti tv ceduti ad alcune emittenti dello Stato con capitale Mosca sono stati dunque bloccati con effetto immediato, non consentendo più la trasmissione del calcio inglese in Russia.

Niente più Premier League, che ha sospeso il proprio accordo in essere con l’emittente Okko Sport.

Ma anche niente più Championship, League One e League Two, con la EFL che ha interrotto il proprio rapporto con Football TV e ha bloccato alla Russia gli accessi alla propria piattaforma streaming iFollow.

Sia la Premier League che la EFL hanno poi donato un milione di sterline ciascuna al Disasters Emergency Commitee (DEC), ente di beneficienza del Regno Unito che raccoglie fondi per fornire supporto a popolazioni coinvolte in crisi umanitarie nel Mondo. Questi soldi verranno ovviamente utilizzati come aiuto all’Ucraina.

Resta ora da capire quale posizione verrà presa invece dalla Football Association, la quale vorrebbe vietare la messa in onda in Russia dei quarti di finale di FA Cup in programma per il prossimo fine settimana (la FA non possiede però direttamente i diritti tv della competizione in questo Stato).

IL SABOTAGGIO DELLA CINA

In uno scontro a distanza tra schieramenti, chi ha sabotato invece la Premier League è stata la Cina.

Il 5 e il 6 marzo scorso il massimo campionato inglese, in corrispondenza con la 28ª giornata, ha organizzato su ogni campo una manifestazione a sostegno dell’Ucraina. I capitani delle varie squadre hanno indossato una fascia speciale con i colori giallo e blu della bandiera ucraina, la quale è stata pure proiettata sui maxi-schermi prima dell’inizio delle gare, accompagnata dalla frase “Football Stands Together”, e posta al fianco del logo della Premier League durante la trasmissione televisiva.

Un’iniziativa, chiaramente pro-Ucraina, che non è piaciuta alla Cina, il cui Governo da tempo conserva stretti rapporti con la Russia di Vladimir Putin.

Per questo motivo, l’emittente iQiyi Sports ha sospeso la messa in onda delle partite di Premier League nello Stato asiatico durante quel weekend, commentando come inappropriato da parte del calcio inglese il gesto di far passare messaggi politici durante una manifestazione sportiva.

Un sabotaggio durato però solamente per quella giornata di campionato, visto che, durante l’ultimo turno giocato nel fine settimana appena passato, la Cina è tornata a trasmettere le partite di Premier League.

La lega inglese non ha infatti programmato altre future manifestazioni ufficiali di gruppo a sostegno dell’Ucraina, sebbene ogni club potrà sentirsi libero in ogni occasione di sottolineare il proprio supporto al popolo ucraino attraverso iniziative singole.

ADDIO SPONSOR

A seguito delle sanzioni imposte dal Governo britannico a Roman Abramovich e, di sponda, al Chelsea, i Blues hanno perso il loro primo sponsor.

La compagnia di telefonia “Three” la scorsa settimana ha infatti sospeso la propria partnership con il club londinese, richiedendo formalmente la rimozione del proprio logo dalle maglie da gara del Chelsea (di cui sono il main-sponsor).

Una rimozione che non è ancora avvenuta, visto che il logo era ben visibile sulle magliette indossate dai giocatori Blues nel corso dell’ultima gara di campionato giocata domenica scorsa contro il Newcastle.

Il motivo? Secondo i media d’oltremanica, avendo i propri fondi bloccati, il club deve ancora trovare una soluzione alternativa per rimuovere fisicamente lo sponsor dalle proprie divise.

Passando al lato economico, l’accordo da 40 milioni di sterline l’anno è invece già stato bloccato, con il Chelsea che dunque al momento sta regalando visibilità al marchio “Three” senza ottenere nulla in cambio.

A sospendere temporaneamente i propri rapporti di lavoro con i Blues è stata poi anche la compagnia di auto sudcoreana Hyundai, che dal 2018 pagava circa 10 milioni di sterline l’anno il Chelsea per porre il proprio logo sulle maniche delle maglie da gara.

Lasciando Londra e spostandoci più a nord dell’Inghilterra, altre due società che hanno interrotto rapporti con alcuni dei propri sponsors sono state Everton e Manchester United. In questo caso a prendere l’iniziativa sono stati però proprio i due clubs.

Come riportato da CBS, l’Everton ha sospeso gli accordi di sponsorizzazione con la Holding USM, così come con la compagnia di telefonia russa MegaFon e al marchio russo Yota.

Ciò che unisce queste tre realtà è la figura di Alisher Usmanov, imprenditore uzbeko naturalizzato russo che possiede tutte e tre queste compagnie.

Usmanov si è infatti visto congelare i propri beni da parte del Governo britannico, il quale lo condanna per i suoi rapporti con Vladimir Putin.

Come sottolineato da Sports Illustrated, l’Everton rinuncia così alla sponsorizzazione di circa 12 milioni di sterline l’anno per il proprio centro d’allenamento siglata in passato con USM (holding il cui chairmain è Farhad Moshiri, proprietario di maggioranza anche dei Toffees).

Va poi ricordato che Usmanov detiene anche un accordo da 30 milioni di sterline per i diritti del nome del nuovo stadio che l’Everton ha programmato di costruire e inaugurare entro il 2024/25. Accordi che ora dovranno essere rivisti.

Passando al Manchester United, i Red Devils hanno invece interrotto i propri rapporti con la compagnia aerea di bandiera russa Aeroflot, che dal 2013 ha accompagnato i Diavoli Rossi nei propri spostamenti per cielo.

La squadra di Manchester d’ora in avanti si servirà di altre compagnie di volo per raggiungere le destinazioni delle proprie partite.

LE LACRIME DI YARMOLENKO

In una Premier League che ha deciso fin da subito di dichiarare con forza il proprio supporto all’Ucraina e la condanna all’azione bellica della Russia, a regalare le emozioni più profonde in campo sono stati i tre giocatori ucraini attualmente nel massimo campionato inglese.

Il terzino del Manchester City Oleksandr Zinchenko e il difensore dell’Everton Vitaliy Mykolenko si sono abbandonati in un commovente abbraccio prima dell’ultimo match tra Sky Blues e Toffees a Goodison Park, tra l’applauso dei tifosi.

Lo stesso applauso che domenica pomeriggio al London Stadium ha ricevuto Andriy Yarmolenko, grande protagonista della partita vinta per 2-1 dal suo West Ham United sull’Aston Villa.

Tornato a sedersi in panchina dopo tre settimane d’assenza, l’attaccante ucraino è entrato in campo al posto di Michail Antonio al 52’, siglando poi il primo vantaggio degli Hammers al 70’.

Uno splendido goal di esterno sinistro dopo un preciso stop di interno destro, accompagnato poi da una breve corsa, un inginocchiamento con braccia alte verso il cielo e un pianto liberatorio.

Il tutto stretto nell’abbraccio spontaneo dei compagni di squadra.

Leader della Nazionale di calcio dell’Ucraina, Yarmolenko nelle ultime settimane ha vissuto infatti il momento forse più delicato della propria vita, in pena per la sofferenza continua con la quale i suoi connazionali sono costretti a confrontarsi nella sua terra, sotto le bombe russe.

“È stato un momento davvero emozionante. In questo momento per me è davvero difficile pensare al calcio, mentre l’esercito russo ogni giorno uccide il popolo ucraino. Onestamente non so davvero cosa dire. Voglio solo ringraziare tutti i miei compagni di squadra, che mi hanno supportato ogni giorno e in ogni momento. Voglio ringraziare i tifosi del West Ham per aver mostrato la loro vicinanza all’Ucraina e voglio ringraziare tutto il popolo inglese, perché ci fa sentire il proprio supporto. Grazie, davvero”.

Con queste parole, rilasciate ai microfoni di Sky Sports UK, Yarmolenko ha continuato a commuovere tutti al termine della partita.

“Ho provato a dare tutto in campo perché sapevo quanto questa partita fosse importante per il club oggi. Non sono al 100%. Nelle ultime due settimane mi sono allenato solamente due o tre volte. Dal 26 febbraio mi sono dovuto riposare per quattro giorni perché per me era impossibile allenarmi. Nella mia testa c’era solamente la mia famiglia, il mio popolo”.

L’attaccante del West Ham è stato infatti comprensibilmente colpito a livello umano dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, tanto da essere costretto a richiedere al club di potersi prendere una pausa dal suo lavoro per poter ritrovare la calma necessaria per tornare in campo.

Un momentaneo stop personale dalle attività spiegato anche dal suo allenatore David Moyes.

“Ha avuto bisogno di tempo per riprendersi. Era al telefono tutto il giorno. Poi è venuto ad allenarsi tre o quattro volte. È grato del supporto che gli abbiamo dimostrato. Ieri [sabato scorso, ndr] ho parlato con lui e so che ha alcuni familiari qui e altri in Ucraina. Fabianski [il portiere del West Ham, ndr] lo ha aiutato molto. Qui c’è un grande spirito di squadra, un gran lavoro di gruppo dietro le quinte”.

Una storia a lieto fine in una Storia che sta vivendo una delle sue pagine più buie degli ultimi 80 anni.

Nella speranza che presto tutta questa morte e distruzione possa lasciare il passo a nuova vita.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

Recupera le puntate precedenti di ‘FA – Football Addicted’ QUI

[INTERAGISCI CON NOI! Hai in mente una particolare storia di calcio britannico di cui vorresti leggere un nostro approfondimento nella rubrica FA – Football Addicted? Lascia un commento in risposta alle nostre stories Instagram o scrivici un messaggio. Il tema della prossima puntata potresti sceglierlo tu!]

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Luis Enrique rassicura i tifosi: “Abbiamo già giocato contro Mbappè”

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Domani si terrà il tanto atteso ottavo di finale tra la Spagna e la rivelazione di questo Mondiale, ovvero il Marocco di Hakimi e Ziyech. Intanto, Luis Enrique, il ct degli spegnoli, ormai diventato celebre insieme alle sue streaming su Twitch ha toccato l’argomento riguardante la possibile semi-finale contro i campioni in carica della Francia, e ha rilasciato qualche parola anche su Mbappè, reduce dalla bellissima e decisiva doppietta contro la Polonia.

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I bookmakers eliminano le quote relative alla retrocessione della Juventus

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La bufera in cui è rimasta invischiata la Juventus è ormai sulla bocca di tutti, scatenando brutti ricordi ai tifosi bianconeri.
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Nella sezione dedicata alle quote sulla retrocessione delle squadre di Serie A, infatti, le quote dei bianconeri sono state cancellate, con l’aggiunta di una nota a margine che riporta queste parole: “Gli operatori hanno rimosso la quota riguardante la Juventus per i noti problemi giudiziari della società torinese”.

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Come è ormai noto, l’Inter sta usufruendo dello stop imposto dal Mondiale con un mini ritiro a Malta, che è partito oggi con un’importante novità.

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