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Calcio e dintorni

FA – Football Addicted #28! “Chelsea-Liverpool: una Coppa di Lega storica”

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QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI TORNIAMO SULLA FINALE DI COPPA DI LEGA VINTA DAL LIVERPOOL SUL CHELSEA NELL’ULTIMO WEEKEND.

Emozioni. Colpi di scena. Lunghe attese.

Lo scorso weekend Chelsea e Liverpool si sono affrontati nella finale della 62ª edizione della Coppa di Lega inglese, vinta dai Reds ai calci di rigore dopo uno 0-0 durato oltre 120 minuti.

Una gara giocata con grande intensità da entrambe le squadre e ricca di sorprese fino al triplice fischio: quello che ha visto il Liverpool di Jürgen Klopp conquistare un successo storico.

In questa puntata di “FA – Football Addicted” ripercorriamo allora insieme quella che può già essere considerata una delle finali più pazze nella Storia del calcio d’oltremanica.

COS’È LA COPPA DI LEGA

Torneo creato nel 1960, la Coppa di Lega è una competizione a eliminazione diretta che vede competere tra loro tutti i clubs professionistici inglesi.

A differenza della FA Cup, non sono ammesse infatti società semi o non-professionistiche, tanto che dalla stagione 1993/94 a poter partecipare alla competizione sono solamente i 92 clubs che compongono i quattro livelli professionistici del calcio inglese: Premier League, Championship, League One e League Two (campionati di Premier League e di EFL, ndr).

Negli anni la coppa ha assunto diverse denominazioni per motivi di sponsorizzazione, cambiando nome per ben otto volte.

Dal 1981 al 1986 la Coppa di Lega inglese si è chiamata Milk Cup, al 1986 al 1990 Littlewoods Challenge Cup, dal 1991 al 1992 Rumbelows Cup, dal 1992 al 1998 Coca Cola Cup, dal 1998 al 2003 Worthington Cup, dal 2003 al 2012 Carling Cup, dal 2012 al 2016 Capital One Cup e dal 2017 a oggi Carabao Cup.

Ventitré le diverse squadre che han vinto la coppa negli anni, con lo Swansea City unico club non inglese capace di conquistare il successo finale, nella stagione 2012/13.

UN TRIONFO STORICO

Il successo del Liverpool sul Chelsea di domenica scorsa ha consentito ai Reds di porre nuovamente il proprio nome nella Storia della competizione.

Per il Liverpool, quella alzata a Wembley, è stata la Coppa di Lega numero nove: un trionfo storico.

Nessun altro club ha infatti mai conquistato così tante volte questa coppa.

I Reds hanno superato il rivale principale degli ultimi anni, il Manchester City, fermo a quota otto successi.

Tre in più di quelli ottenuti da Aston Villa, Chelsea e Manchester United, capaci di vincere cinque volte ciascuno la Coppa di Lega.

Liverpool e Manchester City possiedono poi a pari merito il record per il maggior numero di successi in edizioni consecutive del torneo: ben quattro a testa.

I Reds ci sono riusciti per primi. Dal 1981 al 1984 la coppa è infatti sempre finita nelle mani del Liverpool, nell’epoca in cui Sir Kenny Dalglish era la stella in campo per il club del Merseyside.

Gli Sky Blues hanno eguagliato il record recentemente. Dal 2018 al 2021 gli uomini di Pep Guardiola sono infatti stati gli indiscussi padroni della competizione.

In solitaria, il Liverpool possiede poi anche il record per il numero di finali disputate: tredici!

FINALE INTERMINABILE

Come riportato da Opta, quella tra Chelsea e Liverpool è stata la prima finale di Coppa di Lega inglese che ha visto affrontarsi in panchina due managers non britannici della stessa nazionalità.

La sfida tra i due tedeschi Jürgen Klopp e Thomas Tuchel è poi stata anche la prima tra due tecnici della stessa nazionalità dal 2012, quando gli scozzesi Sir Kenny Dalglish e Malky Mackay si contrapposero nella vittoria del Liverpool sul Cardiff City.

Anche in quel caso la partita si risolse ai calci di rigore, dopo che i tempi supplementari erano finiti con il risultato di 2-2, e anche in quel caso a trionfare furono i Reds, conquistatori di quello che – fino a domenica scorsa – era stato il loro ultimo successo in Coppa di Lega (l’ottavo, ndr).

Tornando sulla partita giocatasi nell’ultimo weekend, quella tra Chelsea e Liverpool si è poi rivelata essere la sfida dagli undici metri con il maggior numero di rigori segnati tra due clubs inglesi di prima divisione nella Storia: ben 21 (11 realizzati dal Liverpool e 10 dal Chelsea, ndr).

Mai prima si erano infatti visti così tanti goals su calcio di rigore in una partita giocata da due clubs di massima serie.

Una curiosa statistica che ha aggiunto epicità a una partita interminabile e piena di colpi di scena.

I ventuno rigori calciati e necessari per decretare un vincitore sono stati accompagnati nel corso della gara anche da quattro goals annullati.

Uno per il Liverpool: fuorigioco attivo di Virgil van Dijk sulla rete realizzata da Joel Matip.

Tre per il Chelsea: fuorigioco di Timo Werner sul primo goal di Kai Havertz, fuorigioco di Romelu Lukaku sul suo goal, fuorigioco di Havertz sul suo goal nei supplementari.

Alla lista dei Blues va poi aggiunto anche un palo colpito da Mason Mount, in una finale che ha visto emergere come grandi protagonisti i due portieri.

SICUREZZA TRA I PALI

Edouard Mendy e Caoimhin Kelleher sono stati i due migliori in campo, nonostante il premio di Man of the Match la giuria abbia deciso di assegnarlo a Virgil van Dijk (su di lui torneremo dopo).

Nello 0-0 che ha retto fino al 120’ i meriti maggiori vanno attribuiti infatti al portiere senegalese e al pari ruolo irlandese, capaci di mettersi in mostra sul pesante palcoscenico di Wembley a suon di parate spettacolari.

Fresco della vittoria della Coppa d’Africa con il suo Senegal, Mendy si è confermato come uno dei migliori estremi difensori attualmente in circolazione.

Incredibile la sua parata sul connazionale Sadio Mané nel corso del primo tempo, quando l’1 del Chelsea è riuscito miracolosamente a negare la rete del vantaggio al 10 del Liverpool grazie a un riflesso da vero campione.

Uno schema ripetuto poi più volte nel corso del match e imitato a distanza anche da Kelleher.

Il ventitreenne di Cork non si è infatti lasciato sovrastare dalla grande pressione che una finale di coppa giocata a Wembley davanti a 90.000 spettatori può indubbiamente presentare (per la prima volta negli ultimi due anni è stato concesso di riempire lo stadio londinese nella sua massima capacità, ndr).

Kelleher può anzi essere considerato con merito il massimo artefice del successo del Liverpool in questa Coppa di Lega.

Ha giocato quattro partite su sei (contro il Preston North End nel quarto turno è stato sostituito causa indisponibilità per malattia da Adrian, mentre nella semifinale d’andata conto l’Arsenal Klopp gli aveva preferito Alisson, ndr).

Subito solamente tre goals nei tempi regolamentari, riuscendo a conquistarsi tre clean sheets in quattro gare.

Ha segnato l’undicesimo rigore per il Liverpool nella sfida dagli undici metri, mettendo poi la pressione giusta al collega Kepa Arrizabalaga per portarlo a calciare alto l’ultimo decisivo tiro dal dischetto.

Un trionfo completo.

LA COPPA DI KELLEHER

“Il match che oggi ha giocato Kelleher è stato incredibile. Posso ricordarmi almeno un paio di sue parate fantastiche nel corso della partita”.

Così Klopp ha celebrato la finale giocata dal suo portiere domenica scorsa, sottolineando i grandi meriti di un giovane che ha saputo cogliere l’importante occasione che il manager tedesco ha deciso di regalargli (dopo che nel corso del torneo aveva già permesso alla squadra di avanzare nella competizione parando due tiri dal dischetto a Luke Thomas e Ryan Bertrand nei quarti vinti dal Liverpool contro il Leicester City proprio ai rigori, ndr).

Alle parate, l’irlandese ha poi aggiunto anche un rigore calciato perfettamente nel momento più delicato della sfida, quello in cui sbagliare significava sconfitta.

“Mi son dimenticato di aver segnato il rigore decisivo”.

Molti sono rimasti sorpresi dall’ammirabile esecuzione dagli undici metri del portiere del Liverpool. Altri un po’ meno.

Come rivelato dal suo allenatore ai tempi della Cork Schoolboys League, Eddie Harrington, e riportato dal The Sun, Kelleher fino ai 14 anni ha giocato come attaccante. E con ottimi risultati.

L’irlandese era infatti il maggior marcatore della propria squadra.

L’INCUBO DI KEPA

Per due portieri che si sono messi in mostra, ce n’è stato anche uno che ha vissuto una serata da incubo.

Stiamo parlando ovviamente di Kepa.

Entrato al posto di Mendy al 119’, perché considerato migliore nel parare i tiri dagli undici metri, lo spagnolo si è rivelato poi il giocatore decisivo in negativo per il Chelsea.

Degli undici rigori calciati dal Liverpool non è riuscito, suo malgrado, a bloccarne nessuno, sfiorando solamente la parata quando sul dischetto si è presentato Ibrahima Konaté (Kepa ha toccato il pallone, ma non è riuscito a toglierlo dallo specchio della porta, ndr).

A peggiorare poi la serata è stato l’errore decisivo quando calciare l’undicesimo rigore per il Chelsea è toccato proprio a lui.

Poca convinzione. Pochissima tecnica. Un calcio di paura che ha sorvolato la traversa e si è spento sulle gradinate di Wembley, accendendo invece contemporaneamente la festa in casa Liverpool.

I compagni di squadra sono subito corsi ad abbracciarlo, nel più classico dei gesti protettivi.

“A volte le scelte ti si ritorcono contro, ma bisogna farle quando è il momento e non dopo che si è ascoltato il giudizio della gente”.

Con queste parole nel post-gara Tuchel ha commentato la sua scelta di aver inserito Kepa al posto dell’ottimo Mendy prima dei calci di rigore. Una mossa che il tedesco aveva già provato nei mesi scorsi, con risultati ben diversi.

Nella Supercoppa europea vinta dal Chelsea sul Villarreal lo scorso 11 agosto, grandi meriti erano infatti andati proprio al portiere spagnolo.

Entrato anche in quel caso al 119’ al posto di Mendy, Kepa parò i rigori di Aissa Mandi e Raul Albiol, regalando il successo al Chelsea.

L’esatto opposto di quanto verificatosi domenica.

Un risultato molto amaro per l’ex Athletic Bilbao, grande protagonista in positivo per i Blues nel corso di tutta la Coppa di Lega, eccetto che in finale (Tuchel lo ha schierato titolare in tutte le gare – finale esclusa – e Kepa ha parato anche un decisivo rigore a Marvelous Nakamba nel terzo turno vinto contro l’Aston Villa dagli undici metri).

IL MAN OF THE MATCH

Torniamo ora a celebrare i migliori in campo.

Oltre ai due portieri titolari, a eccellere sul prato di Wembley sono stati anche quelli che attualmente sono (forse) i due migliori difensori centrali al mondo: Virgil van Dijk e Thiago Silva.

L’olandese e il brasiliano hanno offerto al pubblico l’ennesima prova da maestri nell’arte difensiva, guidando i compagni in ogni fase della gara con leadership, tecnica e giocate da campioni.

Quelle che sono servite a van Dijk per aggiudicarsi il titolo di Man of the Match.

Il 4 del Liverpool al termine della partita ha infatti ricevuto l’Alan Hardaker Trophy, premio riservato al migliore in campo della finale di Coppa di Lega e dedicato allo storico Segretario della EFL che contribuì attivamente alla creazione di questa competizione.

Un trofeo che viene assegnato dal 1990 e che è finito nelle mani di un giocatore del Liverpool per la quinta volta.

Prima di van Dijk, a vincerlo per i Reds sono stati Steve McManaman (nel 1995), Robbie Fowler (2001), Jerzy Dudek (2003) e Stewart Downing (2012).

FILO CONDUTTORE

Questa vittoria in Coppa di Lega per il Liverpool è significata tornare ad alzare il trofeo a dieci anni di distanza dall’ultima conquista.

2012 – 2022. Un decennio nel segno di Jordan Henderson.

Il capitano dei Reds è infatti l’unico giocatore del Liverpool ad aver partecipato a entrambi questi successi.

Era presente nel 2012, quando, allora ventunenne, Sir Kenny Dalglish lo schierò titolare nella gara vinta sul Cardiff City.

Era presente domenica, quando Klopp ha puntato ancora su di lui per guidare i compagni al trionfo.

“Ho dedicato la mia vita a questo club da quando sono arrivato. È un privilegio e non lo do per scontato. Sono onorato di rappresentare il Liverpool ed è speciale per me vincere dei trofei con questa squadra”.

Parole da vero leader. Ciò che Henderson è.

…E ALLA FINE ARRIVA KLOPP

“Questo è l’inizio. Serve fortuna, lavoro duro. Ora abbiamo tanta esperienza e non ci abbattiamo più nei momenti di difficoltà”.

L’inizio. Così Klopp al termine della partita ha definito il successo del Liverpool in Coppa di Lega.

L’inizio di un’annata che potrebbe rivelarsi leggendaria per i Reds.

Ancora in FA Cup (nella serata di oggi giocherà il quinto turno contro il Norwich City, ndr), in piena corsa per la conquista della Premier League, con un piede già ai quarti di Champions League (dopo il successo a San Siro per 2-0 sull’Inter nell’andata degli ottavi).

Se dovesse riuscire a vincere tutte e quattro le competizioni, il Liverpool diventerebbe il primo club nella storia del calcio inglese a conquistare un quadruple.

Un risultato ovviamente molto difficile da raggiungere, ma nel quale i Reds hanno ora il diritto di credere.

Così come Klopp ha il diritto di credere soprattutto nella conquista della FA Cup e, quindi, eventualmente il prossimo anno, del Community Shield.

Ultimi due trofei che mancano al tecnico tedesco per completare il quadro di successi oltremanica.

Dopo aver riportato il Liverpool a vincere una Champions League a distanza di quindici anni dall’ultima volta, dopo averlo reso nuovamente Campione d’Inghilterra a trent’anni dall’ultimo titolo di prima divisione e aver riportato in bacheca una Coppa di Lega che mancava da un decennio, per Klopp l’obiettivo ora non possono che essere le altre due coppe nazionali sopra citate.

La FA Cup ai Reds manca da sedici anni. Così come il Community Shield. Dai tempi di Rafael Benitez.

Quale miglior momento, dunque, che quello presente per provare a completare l’opera, per un manager capace di riportare nel Merseyside tutti quei trofei che mancavano da parecchio tempo?

Da quando è in Inghilterra Klopp non ha ancora raggiunto una finale di FA Cup ed è naturale pensare che per il tedesco sia ora un grande obiettivo provare a raggiungere l’ultimo atto di quella che è la coppa più antica al mondo (aveva invece già disputato una finale di Coppa di Lega, dopo soli quattro mesi dal suo arrivo nel club nel 2016. La perse ai calci di rigore contro il Manchester City, ndr).

Poi gli mancherebbe solo una statua in suo onore fuori da Anfield.

Magari al fianco di quelle già dedicate a Bill Shankly e Bob Paisley (e indirettamente anche a Emlyn Hughes).

Un tributo che, chissà, forse il Liverpool gli riserverà davvero un giorno.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

Recupera le puntate precedenti di ‘FA – Football Addicted’ QUI

[INTERAGISCI CON NOI! Hai in mente una particolare storia di calcio britannico di cui vorresti leggere un nostro approfondimento nella rubrica FA – Football Addicted? Lascia un commento in risposta alle nostre stories Instagram o scrivici un messaggio. Il tema della prossima puntata potresti sceglierlo tu!]

 

 

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Lega Pro, ad Ancona per la Torres arriva l’ottavo pareggio stagionale

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Modena

Nel girone B di Lega Pro, la Torres pareggia ad Ancona per 1-1, collezionando l’ottavo pareggio in quindici partite del suo campionato.

LA CRONACA

La squadra di Greco si presenta allo Stadio del Conero contro un’Ancona in grande forma, reduce da tre vittorie nelle ultime quattro.

I rossoblù, martoriati dalle assenze, vanno in vantaggio al trentesimo del pt, grazie al gol di Scappini con un destro a giro che non lascia scampo a Perucchini, chiudendo in vantaggio la prima frazione. Nella ripresa i padroni di casa trovano il pari definitivo, con un rigore causato da Ferrante ai danni di Lombardi (tra le proteste degli ospiti), e trasformato da Scappini al 67’.

La Torres rimane così al dodicesimo posto del campionato, dando l’impressione, ancora una volta, di non riuscire a fare il fatidico “passo in più”. Appuntamento domani, al Vanni Sanna, contro la Fiorenzuola.

LE PAROLE DEL MISTER

Il tecnico rossoblù, Alfonso Greco, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Centotrentuno sulla gara giocata:

Perdiamo punti un po’ per gli episodi un po’ per nostre ingenuità. È un peccato, anche perché oggi nonostante incontrassimo una grande squadra abbiamo fatto di necessità virtù. Il rigore è stato generoso ma noi abbiamo commesso una ingenuità. Vediamo se col Fiorenzuola ci sarà l’opportunità di recuperare qualcuno. Faremo il punto della situazione. Penso avremo Diakité squalificato, Lombardo è uscito con un risentimento muscolare. Affronteremo un’altra grande squadra, ma è un momento dove dovremo stringere i denti”.

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Calcio e dintorni

Sampdoria, serata amarcord per i reduci dello Scudetto

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PAGLIUCA HANDANOVIC ONANA

La giornata di ieri è stata sicuramente molto particolare per i tifosi della Sampdoria.
In serata, infatti, è stata proiettata la prima del docufilm “La Bella Stagione”, incentrato sulla stagione dello Scudetto doriano nel 1991.

Al cinema scelto per l’occasione, oltre a molti tifosi, erano presenti i protagonisti di quella stagione, da Pagliuca e Vierchowod, passando per i vari Lombardo, Pari, Mannini, Bonetti e Invernizzi, fino ad arrivare ai gemelli del gol, Roberto Mancini e Gianluca Vialli.

Al termine della proiezione, contornata da lacrime e ricordi, gli illustri ospiti si sono cimentati nel cantare “Lettera da Amsterdam”, l’inno della Sampdoria, scritto dal compianto Vittorio De Scalzi, scatenando ancor di più la commozione in sala.

Come riportato da Gazzetta.it, dopo i saluti, la comitiva degli ex calciatori si è spostata a Quinto, per celebrare il 58esimo compleanno dell’attuale Ct della Nazionale, facendo emergere ancora una volta il forte legame che unisce i componenti del gruppo.
Insomma, una serata all’insegna dei ricordi felici in casa Samp, che serve anche a rasserenare gli animi in uno dei momenti più delicati della storia blucerchiata

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Gelbison, la promessa di De Sanzo: “Daremo il massimo per salvarci”

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Juve Stabia

In una recente intervista rilasciata a SalernoSport24, Fabio De Sanzo ha parlato della sua nuova avventura in Serie C, alla guida della Gelbison. Il tecnico di Castrovillari, dopo l’esperienza alla Paganese, è ritornato ad essere protagonista nella terza serie professionistica italiana. Contro ogni aspettativa di inizio stagione, l’ex Acireale ha condotto la formazione di Vallo della Lucania in zona play-off. L’allenatore calabrese, però, vola basso: l’imperativo è la salvezza dei rossoblù.

L’intervista a Fabio De Sanzo

  • Cosa ha detto sin dal primo giorno al gruppo per portarli ad ottenere quattro successi di fila?

«C’era già una buona base di partenza anche perché mister Esposito ha lavorato bene. Ho trovato una squadra organizzata, una squadra importante. Ho inculcato un po’ di coraggio, di forza. Tra il suo metodo e il mio vi sono delle differenze però, ripeto, la base importante l’ha creata già lui, altrimenti sarebbe stato difficile lavorare così».

  • Quali sono le differenze di metodo?

«Lui predilige il possesso palla, la manovra, mentre io preferisco la verticalizzazione e l’aggressione alla palla».

  • Chi la sta impressionando della sua rosa?

«È un continuo conoscersi, anche perché sono passati due mesi dal mio arrivo e tanti giocatori non li conoscevo bene, se non Gilli e Cargnelutti su tutti. Però ci sono altre situazioni importanti. Ci auguriamo la crescita di giocatori come SaneKyeremateng e Graziani. Il reparto difensivo è quello che mi ha impressionato di più».

  • Una battuta d’arresto che può starci contro un avversario ostico come il Catanzaro. Da dove deve ripartire la Gelbison?

«Dalla convinzione dei primi 60’, dove abbiamo cercato di giocare non dico alla pari, ma all’altezza del Catanzaro. Secondo me, i primi 60’ sono stati giocati bene, con intensità, voglia, coraggio, però poi, alla lunga, la qualità sia di squadra che dei singoli del Catanzaro è prevalsa. È pur vero che stiamo parlando di una squadra costruita per vincere questa categoria ormai da anni. Il divario era molto ampio, ma onestamente sono orgoglioso dei miei ragazzi per come si sono comportati».

  • In cosa può migliorare la squadra?

«C’è sempre da migliorare. In convinzione soprattutto, nelle qualità che ognuno di noi ha e che deve sempre dimostrare, nell’orgoglio, nella caparbietà di credere in quello che stiamo facendo. Perché, in tutta onestà, in queste otto-nove partite con me in panchina, forse solo col Monterosi abbiamo toppato la prestazione. Dobbiamo migliorare nell’autoconvinzione, essere bravi e avere tanta umiltà».

  • Quando è stato scelto dal presidente, qual è stata la sua prima impressione? Cosa vi siete detti?

«Mi ha fatto tanto piacere, perché vuol dire che la scorsa stagione ha premiato la Gelbison ma anche l’Acireale, squadra che ha lottato per salire in C sotto la mia gestione. Approdare in terza serie con una diretta concorrente dell’anno precedente fa solo piacere. Vuol dire che il lavoro è stato apprezzato. Col presidente ci siamo detti che dobbiamo lottare per arrivare alla salvezza con le unghie e con i denti».

  • Qual è l’obiettivo stagionale?

«L’obiettivo è uno: arrivare salvi all’ultimo minuto dell’ultima partita di campionato».

  • Si sente di promettere qualcosa ai tifosi?

«Le aspettative, alla partenza, davano la Gelbison tra le vittime predestinate alla retrocessione. La mia promessa è quella di mettercela tutta per salvarci».

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Calcio e dintorni

Inter, Antonio Pintus premiato per la stagione dello Scudetto

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Corsa scudetto, Milan-Napoli-Inter

Antonio Pintus, preparatore atletico del Real Madrid, è stato premiato oggi a Coverciano con il Cronometro D’Oro. Il premio si riferisce al lavoro svolto durante la stagione 2020/21, annata in cui era parte dello staff tecnico di Conte all’Inter, conclusasi con la vittoria dello Scudetto. Dopo aver ricevuto il premio, Pintus ha preso la parola per un discorso di ringraziamento. Ecco cosa ha detto:

Ringrazio lo staff tecnico dell’Inter per la stagione a cui fa riferimento questo Cronometro d’Oro. Tutti i miei ex collaboratori, il mister e soprattutto ricordo lo staff medico. Per riuscire ad avere risultati eccellenti, bisogna che ci sia un’assoluta integrazione tra gli staff. Ci deve essere onestà intellettuale, cosa che ho trovato all’Inter e non a caso sono stati raggiunti certi risultati. Mia moglie mi dà un equilibrio, sia nei momenti di euforia che di sconforto”.

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