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FA – Football Addicted #42! “Galles al Mondiale dopo 64 anni d’attesa”

FA – Football Addicted #42! “Galles al Mondiale dopo 64 anni d’attesa”

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DELLA QUALIFICAZIONE DEL GALLES AL MONDIALE DI QATAR 2022, RICORDANDO ANCHE L’UNICA ESPERIENZA VISSUTA NEL 1958.

Il pallone posizionato con cura sui fili d’erba. Qualche passo indietro. Uno sguardo attento al cuore dell’area di rigore. Un bel respiro profondo. Un accenno di corsetta e … tooooc.

La parabola arcuata dirige il cuoio verso il limite dell’area piccola, incrociando lo sguardo e la fronte di un improvvido Andriy Yarmolenko.

Il suono secco della palla che si insacca in rete.

L’urlo pieno che lascia le gole e riempie l’aria.

La corsa liberatoria di Gareth Bale con tanto di indice puntato verso lo stemma portato con orgoglio sul petto.

Il pianto immediato di due popoli interi. Quello che inizia a sperare in un lieto fine atteso per non sa più da quanto tempo e quello che inizia a sentir sfuggire tra le mani un sogno di libertà.

Il Galles torna a qualificarsi per la fase finale di una Coppa del Mondo a 64 anni dall’ultima volta. Il 1958!

L’Ucraina si ferma invece a un centimetro dalla meta finale.

Un solo goal a decidere il destino calcistico di due Nazioni.

L’istantanea di un momento che resterà nella Storia.

AUSTRIA. UCRAINA. MONDIALE. IN THAT ORDER.

Il capitano. Il giocatore dal talento più luminoso. L’uomo del destino per il Galles non poteva che essere Gareth Bale.

Doppietta nel 2-1 conquistato contro l’Austria a fine marzo nella semifinale play-offs.

Punizione battuta contro l’Ucraina al 34’ del primo tempo domenica scorsa e utile a propiziare l’autogoal di Yarmolenko, risultato poi decisivo nell’1-0 finale che ha regalato ai gallesi un biglietto per Qatar 2022.

Se i Dragoni parteciperanno al Mondiale tra novembre e dicembre, gran parte del merito va attribuito indiscutibilmente a Gareth Bale, sempre decisivo nei momenti decisivi.

“È il risultato più grande nella storia del calcio gallese”.

Ha sentenziato ai microfoni di Sky Sports UK nel post-partita.

“È l’ultimo pezzo del puzzle. Lo volevamo tutti”.

Ha poi aggiunto a quelli di BBC Radio Wales

Leggende come Ryan Giggs, Mark Hughes e Ian Rush non ci erano mai riusciti. Bale ce l’ha fatta.

E ciò lo rende, forse, il calciatore più decisivo e determinante nella storia del calcio gallese.

Non è un caso che due partecipazioni consecutive all’Europeo e una qualificazione al Mondiale siano risultati arrivati tutti con lui in campo.

“Se sto ancora pensando a un mio possibile ritiro? Direi che può aspettare ancora un po’ ”.

Ha scherzato con i cronisti dopo lo storico successo ottenuto, allontanando così, almeno fino a Mondiale giocato, l’ipotesi di un suo addio al calcio a soli 32 anni.

Ipotesi pensata dopo aver alzato al cielo la sua quinta Champions League nella vincente notte di Parigi contro il Liverpool e non aver scelto ancora nessun’altra squadra alla quale unirsi quando il suo contratto con il Real Madrid scadrà a fine giugno.

A livello di club Bale sta infatti vivendo ormai già da parecchi mesi una condizione da ex giocatore. Praticamente mai impiegato dai Blancos di Carlo Ancelotti quest’anno. Quasi sempre infortunato.

Ma in Nazionale la musica è completamente diversa. È qui che Gareth risponde sempre presente e riesce ancora a esprimersi come uno dei calciatori più decisivi.

Austria. Ucraina. Mondiale. In that order.

Riprendendo a modello un’ormai storica bandiera con la quale Bale aveva posato al termine di una partita con la propria Nazionale (in quel caso recitava: Wales. Golf. Madrid. In that order) e che era valsa la qualificazione a Euro 2020, possiamo riformulare l’elenco delle priorità della stella del Cymru (il Galles in gallese, ndr).

I primi due punti sono già stati archiviati. Per il terzo bisognerà attendere l’arrivo dell’inverno.

GALLES CONTRO IL RESTO DEL MONDO

Galles-Ucraina è stata per molti la partita dal risultato più atteso.

Ad attirare l’attenzione su questo decisivo spareggio sono stati ovviamente soprattutto fattori extra campo.

Passati ormai oltre 100 giorni dalla sanguinaria invasione militare della Russia in Ucraina, in molti avrebbero voluto veder trionfare la Nazionale gialloblù.

La piccola rivincita di un popolo oppresso nei confronti del proprio invasore. L’Ucraina al Mondiale e la Russia no (già esclusa dalla FIFA per la stessa vicenda). Per regalare una piccola gioia a un popolo che ormai da troppi giorni sta vivendo una morte continua.

Una storia che tanti avrebbero voluto raccontare, con l’Ucraina nel ruolo della trionfatrice da celebrare.

Una sorta di “Galles contro il resto del Mondo”, come da alcuni era stata ribattezzata la partita di domenica, e che ha visto invece esultare la squadra meno attesa.

Il Cymru è arrivato a questo spareggio dopo aver chiuso il proprio girone di qualificazione (Gruppo E) al secondo posto, dietro al Belgio, e aver superato l’Austria in semifinale.

L’Ucraina, invece, dopo aver chiuso il suo girone di qualificazione (Gruppo D) alle sole spalle della Francia e aver poi superato in semifinale la Scozia con un netto 3-1.

LA PARTITA

L’Ucraina ha giocato meglio. Il Galles ha vinto.

Sintetizzando al massimo, questo è quanto emerge dal crudo riassunto di una partita che ha visto la Nazionale di Oleksandr Petrakov dominare larghi tratti di gara e quella di Robert Page difendersi con la voglia di chi credeva nel colpo grosso.

Maggiore possesso palla ucraino. Più tiri in porta. Un possibile rigore non concesso (dopo consulto con il VAR).

Non è dunque un caso che il miglior giocatore della partita sia stato il portiere del Galles.

Wayne Hennessey ha sfoderato la sua miglior prestazione in carriera e l’ha fatto nel momento decisivo.

Alla sua presenza numero 102 con i Dragoni, il trentacinquenne di Bangor è stata la vera scommessa vinta dal CT Page, che lo ha riconfermato tra i pali dopo averlo già utilizzato nella semifinale contro l’Austria lo scorso marzo, quando il pari ruolo Danny Ward non era disponibile a causa di un’operazione al ginocchio.

Vice di Nick Pope nel Burnley retrocesso dalla Premier League alla Championship, Hennessey è una vera e propria leggenda in Galles.

A Euro 2016 fu il portiere titolare della prima storica apparizione del Cymru all’Europeo, cedendo poi il posto di titolare al già citato Ward (portiere ventottenne, vice di Kasper Schmeichel al Leicester City, ndr) a Euro 2020.

Richiamato in campo nelle sfide più delicate, ha risposto subito presente, regalando a se stesso e ai propri compagni una performance difficilmente replicabile.

Contro l’Ucraina, stando alle statistiche Opta, Hennessey ha compiuto infatti 9 parate decisive, mantenendo così la propria porta inviolata e rendendo l’Ucraina l’unica squadra europea a non riuscire a segnare nemmeno un goal in una gara di qualificazione a Qatar 2022 con almeno 9 tiri in porta effettuati.

Indelebile nella mente dei tifosi gallesi resterà sicuramente il suo intervento a mano aperta effettuato quasi a fine partita sul colpo di testa di Artem Dovbyk, già sicuro di aver trovato il tiro vincente per l’1-1.

Niente da fare. Hennessey è stato un muro e oltre alle nove parate si è portato anche a casa il titolo di Man of the Match.

“È stata probabilmente la mia migliore partita con il Galles”.

Ha ammesso Hennessey a fine gara, con i Dragoni che, grazie anche alle sue parate, si sono assicurati così le sfide contro Inghilterra, USA e Iran nel Gruppo B al prossimo Mondiale.

NON SOLO HENNESSEY

Oltre ai decisivi Bale e Hennessey, a giocare un’ottima partita per il Galles è stato anche Ben Davies.

Rivitalizzato da Antonio Conte al Tottenham Hotspur, il terzino è stato determinante con almeno un paio di chiusure di grande livello in difesa, mettendo in campo tutta l’esperienza e la leadership di cui il suo Galles aveva bisogno in una gara così delicata.

Da sottolineare poi le prestazioni del giovane Neco Williams, vincitore quest’anno della Championship con il Fulham, Daniel James e Joe Allen.

Ma gli applausi vanno anche ad Aaron Ramsey, Connor Roberts e Kieffer Moore.

Un mix di esperienza e gioventù. Una caratteristica ben precisa della Nazionale di Page, bravo a unire questi due mondi.

La vecchia guardia capace di portare il Galles di Chris Coleman fino a una clamorosa semifinale a Euro 2016 (quando a fermarlo fu solo il Portogallo di Cristiano Ronaldo, poi vincitore del torneo contro la Francia in finale, ndr) unita alle nuove leve, di cui una delle più interessanti resta Brennan Johnson, entrato nella ripresa (e fresco di promozione in Premier League con il Nottingham Forest).

TRIBUTO

In una terra in cui il rugby è lo sport più praticato e seguito e in cui il numero di pecore, 10 milioni, supera di gran lunga quello degli abitanti, 3 milioni circa, riuscire a mettere insieme una Nazionale di calcio capace di raggiungere Europei e Mondiali è un risultato da applaudire.

Un risultato che il Galles ha raggiunto dopo tanti anni di duro lavoro e grazie, ovviamente, a un paio di generazioni d’oro di talenti.

Un percorso partito oltre dieci anni fa, quando il Cymru si trovava al 117° posto nel ranking FIFA, alle spalle di Nazionali come Guyana, Haiti e Mozambico, e che il CT Robert Page ha voluto celebrare attraverso un tributo.

Quello fatto ai suoi predecessori.

A partire da Gary Speed, leggenda del calcio gallese Commissario Tecnico dal 2010 al 2011, quando si tolse drammaticamente la vita a soli 42 anni.

“Gary Speed ha iniziato questa scalata 12 anni fa e quindi voglio dedicare anche a lui questa vittoria. Fu lui a portare una nuova cultura per primo, a cambiare l’ambiente. Poi Chris Coleman ha portato la Nazionale a un altro livello. Io ho ereditato quel gruppo. C’è stato un grande cambio di mentalità negli anni. Ora questa Nazionale affronta le partite con la convinzione di potersi qualificare a Europei e Mondiali. È stato fatto un lavoro enorme”.

Speed ha iniziato l’opera di costruzione. Coleman l’ha portata avanti, conducendo il Galles alla fase finale di un Europeo a 58 anni di distanza dall’ultima partecipazione a una delle due grandi manifestazioni calcistiche più importanti, ovvero la Coppa del Mondo 1958.

Page ha proseguito sulla stessa linea d’eccellenza, prendendo ad interim il posto di Ryan Giggs (al quale è stato temporaneamente tolto il ruolo di CT dopo le accuse di violenza domestica mossegli dalla sua compagna e dalla sorella, ndr) e conducendo il Cymru fino a un ottavo di finale a Euro 2020 (dove è stato sconfitto da una sorprendente Danimarca, ndr) e alla qualificazione al prossimo Mondiale.

Manifestazione in cui è ancora da capire chi ricoprirà il ruolo di Commissario Tecnico per i Dragoni.

Il contratto di Page si è rinnovato in automatico dopo la vittoria sull’Ucraina, ma la Federcalcio gallese ha deciso di attendere l’esito del processo nei confronti di Giggs che inizierà il prossimo 8 agosto a Manchester.

Servirà dunque ancora del tempo per capire se a guidare il Galles in Qatar sarà l’ex leggenda del Manchester United o l’ex difensore del Port Vale.

SOGNO NON PIÙ PROIBITO

Oltre a Giggs e a Page, chi sicuramente sogna una propria presenza al prossimo Mondiale è David Brooks.

Centrocampista ventiquattrenne del Bournemouth, a inizio maggio ha annunciato di essersi liberato del tumore (linfoma di Hodgkin) dal quale era stato colpito lo scorso ottobre e ora punta con forza a una convocazione per la Coppa del Mondo.

Con il Galles vanta già oltre 20 presenze, di cui tre le ha collezionate a Euro 2020, e Page lo ha sempre considerato un giocatore importante all’interno del proprio progetto.

Per questo la voglia di Brooks di esserci in Qatar è tanta, per riprendersi anche una rivincita personale sulla malattia e sulla vita.

Fermo dallo scorso ottobre, avrà fino a novembre per tornare in forma e farsi trovare pronto.

Una storia che ci auguriamo possa avere un bel lieto fine.

RITORNO AL 1958

Per comprendere la portata del traguardo raggiunto dal Galles di Page, è doveroso riavvolgere il nastro della Storia e tornare al 1958.

La prima e unica volta che il Galles ha partecipato a una Coppa del Mondo.

Il torneo si tenne in Svezia e il Cymru fu posto nel Gruppo 3, insieme a Svezia, Ungheria e Messico.

Prima di parlare di quanto accaduto nella terra scandinava è però giusto sottolineare come i Dragoni siano arrivati fin lì.

In una maniera a dir poco rocambolesca!

Il Galles chiuse il proprio girone di qualificazione al secondo posto e non ottenne dunque un pass per partecipare al Mondiale.

Eliminati.

Come si spiega allora la presenza dei Dragoni in Svezia?

Attraverso un altro spareggio.

Israele superò il proprio girone di qualificazione senza giocare nemmeno una partita, poiché, per ragioni di tensioni politiche, Turchia, Egitto e Indonesia si rifiutarono di sfidarlo a Tel Aviv.

Fu organizzato allora uno spareggio tra Israele e Sudan, ma anche in questo caso lo Stato con capitale Khartum si rifiutò di giocare.

La FIFA decise allora di far giocare Israele contro una delle seconde classificate nei gironi europei e per decidere l’avversario si optò per un sorteggio.

Venne estratto il nome del Belgio, il quale si rifiutò però a sua volta di giocare in Israele.

Il sorteggio venne allora rifatto e a essere estratto fu il Galles, il quale accettò.

2-0 a Ramat Gan (Tel Aviv) il 15 gennaio 1958 (primo storico successo del Cymru fuori dai confini del Regno Unito, ndr).

2-0 a Cardiff il 5 febbraio dello stesso anno.

Con questa doppia vittoria il Galles si qualificò per il Mondiale in Svezia!

SPAREGGIO E PELÉ

Inseriti nel già citato Gruppo 3, i Dragoni chiusero il proprio girone al secondo posto con tre punti (tre pareggi, ndr), alle spalle della Svezia e a pari merito con l’Ungheria.

Fu organizzato allora uno spareggio tra il Galles e i magiari per stabilire chi dovesse avanzare e a imporsi per 2-1 fu il Cymru.

I quarti di finale misero allora il Galles contro il Brasile e fu qui che il percorso dei Draghi Rossi si interruppe.

Per mano, o meglio per piede, di un certo Pelé.

O’Rei segnò infatti l’1-0 decisivo per il passaggio del turno, diventando il più giovane marcatore in un Mondiale.

Eliminati dai migliori.

Il Brasile conquistò infatti quella Coppa del Mondo (la prima per la Nazionale verdeoro, ndr), con Pelé che a 17 anni e 249 giorni diventò il più giovane calciatore a vincere un Mondiale.

L’edizione del 1958 verrà poi ricordata per essere stata anche l’unica che ha visto presente alle fasi finali tutte e quattro le Home Nations, ovvero la Nazionali che compongono il Regno Unito: Galles, Inghilterra, Irlanda del Nord e Scozia.

IL FARO DI QUEL GALLES

Se Robert Page (o forse Ryan Giggs) sarà il CT del Galles a Qatar 2022, a condurre i Dragoni in veste di Commissario Tecnico a Svezia 1958 fu Jimmy Murphy.

Una personalità leggendaria.

Nato come Page nella Rhondda Valley, ex area mineraria del Galles meridionale, Murphy è ricordato ancora oggi per essere stato uno dei più grandi collaboratori (se non il più grande) di Sir Matt Busby (e non solo) al Manchester United.

Tra il 1946 e il 1971 ricoprì infatti a fasi alterne diversi ruoli in panchina per i Red Devils, dimostrandosi un grande scopritore di talenti (come il compianto Duncan Edwards e Sir Bobby Charlton) e un fine motivatore.

Per Busby era una figura di riferimento e non è infatti un caso che fu affidato a lui il compito di sostituire il tecnico scozzese quando si trovò in fin di vita sul letto d’ospedale dopo la tragedia di Monaco di Baviera.

Tragedia alla quale Murphy scampò grazie al suo Galles.

In concomitanza con il proprio lavoro al Manchester United, tra il 1956 e il 1964 Murphy ricoprì anche il ruolo di CT dei Dragoni e il 5 febbraio del 1958 è con loro che si trovava. Vi ricordate lo spareggio contro Israele?

I Red Devils nelle stesse ore si trovavano invece a Belgrado, impegnati in una partita di Coppa dei Campioni contro la Stella Rossa.

Di rientro dalla partita, il 6 febbraio, l’aereo si fermò a Monaco di Baviera per fare rifornimenti e fu in quel momento che si consumò la tragedia.

Non riuscendo a ripartire a causa di una fitta neve, il pilota tentò più volte di rialzare in volo l’aereo, il quale finì però con lo schiantarsi contro delle recinzioni, prendendo fuoco.

24 persone persero la vita, tra cui 8 giocatori del Manchester United e 8 giornalisti.

Sir Matt Busby fu portato in ospedale in condizioni critiche. Così come Sir Bobby Charlton.

Toccò allora a Murphy diventare il faro di ciò che era rimasto dei Busby Babes, conducendoli fino alla finale di FA Cup quello stesso anno.

I LEADERS DI QUEL GALLES

Dalla panchina al campo, figura di riferimento per il Galles al Mondiale di Svezia fu John Charles.

Il Gigante buono che tra il 1957 e il 1962 formò il Trio Magico alla Juventus con Giampiero Boniperti e Omar Sivori, chiudendo alle sole spalle di Alfredo Di Stefano e Raymond Kopa nel podio del Pallone d’Oro 1958.

Considerato ancora oggi uno dei migliori attaccanti del calcio gallese e britannico, Charles fu costretto a saltare la decisiva sfida contro il Brasile a causa delle troppe botte ricevute nello spareggio contro l’Ungheria, lasciando il dubbio su ciò che quella partita avrebbe potuto essere con lui in campo.

Presente sul terreno di gioco anche contro i verdeoro fu invece Ivor Allchurch, altro grande leader di quel Galles.

Un po’ attaccante e un po’ centrocampista, segnò due goals in quel Mondiale, risultando uno dei migliori della squadra di Murphy nel corso di tutto il torneo.

Ivor Allchurch detenne poi per anni il record di goals in Nazionale (23, al pari di Trevor Ford), superato poi da Ian Rush (28) e successivamente da Gareth Bale (38).

QUANTO TEMPO È PASSATO

Il 1958 era l’anno della vittoria di Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno e Johnny Dorelli all’ottava edizione del Festival di Sanremo.

L’anno in cui il Presidente degli USA, Dwight Eisenhower, e il Congresso degli Stati Uniti d’America istituirono la NASA.

Quello della pubblicazione postuma da parte della casa editrice Feltrinelli del capolavoro letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Il Gattopardo.

Oltre che dello scoppio della guerra del merluzzo tra Islanda e Regno Unito (durata a fasi alterne per due decenni) e della morte di Papa Pio XII (Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli), succeduto da Papa Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli).

Il 1958 era un anno lontano.

In cui il prezzo medio di una birra nel Regno Unito era solamente di 24 pence, ovvero due scellini (contro gli oltre 3 pounds di oggi), quello di una casa in vendita era di 2.049 pounds (contro i 260.771 attuali) e la macchina più popolare era la Ford Anglia (oggi è invece la Vauxhall Corsa, da noi nota come Opel), come riportano degli studi condotti da PM Media.

Nessun’altra Nazionale europea ha dovuto attendere 64 anni per ripartecipare a un Mondiale. Un digiuno al quale finalmente il Galles è riuscito a porre fine, dopo esserci andato molto vicino negli ultimi decenni del Novecento, quando perse però gare decisive contro la Scozia – per due volte – e la Romania.

Edizioni Coppa del Mondo dal 1930 a oggi:

  • 1930, 1934, 1938: il Galles non vi ha preso parte poiché non membro affiliato alla FIFA.
  • 1950, 1954: il Galles non si qualificò.
  • 1958: il Galles partecipò al Mondiale di Svezia (prima volta).
  • 1962 fino al 2018: il Galles non si qualificò (15 edizioni consecutive senza partecipare).
  • 2022: il Galles sarà presente al Mondiale in Qatar (seconda volta).

QATAR 2022

Inserito nel Gruppo B, il Galles a Qatar 2022 si giocherà tutto in nove giorni.

Il 21 novembre debutterà contro gli USA, incontrati già due volte in passato.

Il 25 sarà sfida all’Iran, contro cui ha solo un precedente.

Infine, il 29 novembre la gara più attesa, quella contro l’Inghilterra.

Già scese in campo l’una contro l’altra in 103 occasioni, quella tra Dragoni e Tre Leoni sarà la prima sfida tra due Nazionali del Regno Unito a una Coppa del Mondo.

Una data da cerchiare in rosso sul calendario per i gallesi, soprattutto dai più nazionalisti, come quelli che negli anni Settanta protestarono con forza per vedere apposti cartelli in lingua gallese sulle proprie strade, così come programmi tv nello stesso idioma (anziché in inglese).

Il gallese è infatti una lingua viva e i suoi praticanti ne vanno fieri, al pari della propria identità nazionale.

L’ennesima dimostrazione l’abbiamo avuta in occasione della partita contro l’Ucraina.

YMA O HYD

Al termine della gara vinta contro i gialloblù, i calciatori del Galles hanno iniziato a intonare la celebre Yma o Hyd, canzone patriottica gallese del 1983, a opera di Dafydd Iwan.

Adottata ormai come inno della squadra, il brano celebra la sopravvivenza del Galles e della lingua gallese negli anni, nonostante le diverse minacce vissute.

“Er gwaetha pawb a phopeth, ry’n ni yma o hyd”.

Recita il ritornello.

“Nonostante tutto e tutti, noi siamo ancora qui”.

Un inno cantato a squarcia gola da tutti i calciatori, anche da quelli che il gallese non lo parlano.

Come Gareth Bale, il quale si è messo però in prima fila, conscio dell’importanza che questa canzone ricopre ormai per il suo popolo.

Un inno alla resistenza. Una canzone di speranza.

Come quella di riuscire ora a giocarsi le proprie carte in Qatar. Dove, a distanza di 64 anni, il Galles tornerà a respirare l’aria di un Mondiale.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

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