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Calcio e dintorni

FA – Football Addicted #53! “La rinascita di Glasgow: Celtic e Rangers in Champions League”

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Rangers

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DEL RITORNO DI CELTIC E RANGERS ALLA FASE A GIRONI DI CHAMPIONS LEAGUE. LA RINASCITA DI GLASGOW!

Un’annata da ricordare.

Comunque vada, per Celtic e Rangers, quella 2022/23 sarà un’annata da ricordare.

Per la prima volta negli ultimi quindici anni entrambi i clubs di Glasgow si sono qualificati, infatti, per la fase a gironi della Champions League, dove avranno la possibilità di mettersi in mostra su alcuni dei migliori palcoscenici d’Europa.

Un orgoglio per la Scozia. Una rinascita per la città di Glasgow, vera e propria capitale calcistica di un Paese che per capitale politica ha invece Edimburgo.

Celtic e Rangers sono due nomi che non hanno bisogno di presentazioni. Élite del football britannico, tornata finalmente a confrontarsi con la massima competizione europea per clubs.

Un luogo in cui si sentono a casa, nonostante da esso siano restati lontani per diversi anni.

L’Europa per Hoops e Gers rievoca dolci ricordi.

Quelli di chi ha vinto e che un giorno spera di poter vincere ancora.

L’ULTIMA VOLTA

Era dalla stagione 2007/08 che Celtic e Rangers non riuscivano a qualificarsi entrambi per la fase a gironi di Champions League.

In quell’occasione gli Hoops furono sorteggiati nel Gruppo D, insieme a Milan, Benfica e Shakhtar Donetks, chiudendo alle sole spalle dei Rossoneri (vincitori dell’edizione precedente della Champions League, ndr) e venendo poi eliminati agli ottavi di finale dal Barcellona di Lionel Messi e Thierry Henry.

I Gers finirono, invece, nel Gruppo E, al fianco di Barcellona, Lione e Stoccarda, dove si fermarono al terzo posto, retrocedendo così in Coppa Uefa (dove arrivarono fino alla finale persa contro lo Zenit San Pietroburgo a Manchester, ndr).

Era la seconda volta che Celtic e Rangers si ritrovavano a partecipare entrambi ai gironi di Champions League nella stessa annata, visto che in precedenza era accaduto solo nel 2003/04, e in quell’edizione riuscirono a compiere un’impresa che sperano di poter ripetere anche quest’anno.

Per la prima volta nella Storia della manifestazione, due squadre scozzesi si imposero entrambe in Champions League a distanza di 24 ore.

24 ORE DA RICORDARE

Il 2 ottobre 2007 i Rangers fecero visita al Lione in Francia e lasciarono il campo con una netta vittoria per 3-0, diventando il primo club scozzese a riuscire a sconfiggere in trasferta in Champions League una squadra appartenente a uno dei primi cinque campionati al Mondo (Inghilterra, Italia, Germania, Spagna e Francia, ndr).

Il 3 ottobre 2007 il Celtic ospitò, invece, il Milan a Glasgow, in una serata che vide gli Hoops imporsi per 2-1 e diventare così il primo club scozzese a battere i Campioni in carica della Champions League.

Ventiquattro ore di pura estasi per il calcio scozzese e difficilmente dimenticabili per i tifosi di Celtic e Rangers, pronti a rivivere emozioni del genere anche quest’anno.

Sarà però molto difficile.

GIRONI PROIBITIVI

Entusiasti per essere tornati a disputare entrambi la massima competizione europea, Celtic e Rangers dovranno confrontarsi però con due gironi abbastanza proibitivi.

E non poteva essere altrimenti per due clubs inseriti in quarta fascia.

Gli Hoops di Ange Postecoglou si sono conquistati il proprio pass vincendo lo scorso anno il Campionato scozzese e nei sorteggi sono stati inseriti nel Gruppo F, insieme ai Campioni d’Europa in carica del Real Madrid, al Lipsia vincitore dell’ultima Coppa di Germania e al sempre temibile Shakhtar Donetsk.

Più lungo, invece, il cammino dei Gers.

Arrivati a qualificarsi ai gironi di Champions League dopo aver superato i turni preliminari contro i belgi del Royale Union Saint-Gilloise e gli olandesi del PSV Eindhoven, i ragazzi allenati da Giovanni van Bronckhorst dovranno vedersela con il Gruppo A, composto dall’Ajax Campione d’Olanda, dal Liverpool finalista della scorsa edizione e dal Napoli.

Non un cammino facile per nessuna delle due squadre di Glasgow, insomma, con Celtic e Rangers che, realisticamente, proveranno a lottare per il terzo posto, che significherebbe possibilità di continuare il proprio cammino europeo stagionale in Europa League.

PRIMA GIORNATA CELTIC

Il primo assaggio della Champions League 2022/23 il Celtic lo ha già avuto.

La squadra di Postecoglou, alla sua prima esperienza come allenatore nella massima competizione europea, ieri sera ha debuttato, infatti, a Glasgow contro il Real Madrid (club che non affrontava in Champions dal marzo 1980, quando i madrileni eliminarono gli scozzesi ai quarti di finale dell’edizione che segnò il secondo successo consecutivo del Nottingham Forest di Brian Clough, ndr).

Un avvio per nulla soft!

Ad imporsi è stata la squadra di Carlo Ancelotti, ma il 3-0 inflitto dai Blancos agli Hoops, con reti di Vinicius Jr, Luka Modric ed Eden Hazard, non rendono pieno merito alla buona prestazione offerta dagli scozzesi davanti al pubblico amico.

Al Celtic Park i Biancoverdi sono riusciti ad arginare lo strapotere tecnico del Madrid per oltre un tempo di gioco, creando anche qualche occasione da goal nel corso di primi quarantacinque minuti. Su tutte, quella che ha portato al palo colpito sullo 0-0 da capitan Callum McGregor.

Nella ripresa sono poi emerse le qualità degli spagnoli, capaci di segnare tre reti in venti minuti, tra il 56’ e il 77’, in una gara speciale soprattutto per Ange Postecoglou.

L’allenatore del Celtic ha, infatti, debuttato in Champions League e lo ha fatto contro quel Real Madrid di cui il padre era grande tifoso e al quale lo lega la figura del leggendario Ferenc Puskas.

Australiano, nato in Grecia, Postecoglou, quando era un difensore del South Melbourne, fu, infatti, allenato proprio dall’icona ungherese, che di Coppe dei Campioni con la maglia del Real Madrid addosso ne vinse ben tre.

È accaduto tra il 1989 e il 1991, quando Puskas riuscì a condurre il South Melbourne alla vittoria di un campionato australiano, di una Coppa d’Australia e di due Dockerty Cup, con Postecoglou allora capitano della squadra.

Un periodo che il manager del Celtic ricorda ancora con nostalgia e dal quale ogni giorno trae ispirazione. Il suo stile di calcio offensivo si rifà, infatti, a quello insegnatogli proprio da Puskas, con il quale amava dialogare in greco (Puskas aveva lavorato al Panathinaikos, club che condusse anche a una finale di Coppa dei Campioni contro l’Ajax di Rinus Michels nel 1971, ndr) durante i viaggi spesso condivisi verso il campo d’allenamento.

Ecco perché quello contro il Real Madrid per Postecoglou è stato un esordio molto particolare.

PRIMA GIORNATA RANGERS

I Rangers di van Bronckhorst debutteranno, invece, quest’oggi contro l’Ajax, nel match che andrà in scena alla Johan Cruijff Arena alle ore 18:45.

Finalisti dell’ultima edizione dell’Europa League, dove sono stati sconfitti ai calci di rigore dall’Eintracht Francoforte, i Blu di Glasgow vogliono continuare a regalarsi magiche notti europee, provando ad alzare ulteriormente la propria asticella.

In Champions League i Gers mancavano dalla stagione 2010/11, quando chiusero il girone al terzo posto, alle spalle di Manchester United e Valencia e davanti ai turchi del Bursaspor.

Un’impresa che sarebbero felici di ripetere anche quest’anno, sebbene il girone appaia ancor più complesso.

I LEONI DI LISBONA

Se pronunciate le parole Champions League in un pub popolato da tifosi del Celtic, il loro primo pensiero non può che andare all’edizione 1966/67 del torneo, quando si chiamava ancora Coppa dei Campioni e a vincerla furono proprio gli Hoops.

Squadra all’epoca mirabilmente allenata da Jock Stein, vera leggenda del calcio scozzese, il Celtic del 1967 è ricordato ancora oggi come una delle compagini più forti che il calcio britannico abbia mai visto.

La rosa era composta interamente da giocatori nati e cresciuti a massimo cinquanta chilometri di distanza da Parkhead, l’area in cui sorgeva e sorge lo stadio dei Biancoverdi.

Un vero e proprio local team capace di conquistare un (forse) irripetibile quintuple nel corso di quella magica annata, facendo suo il campionato scozzese, la Coppa di Scozia, la Coppa di Lega scozzese, la Glasgow Cup e, soprattutto, la Coppa dei Campioni.

Successi che hanno permesso alla squadra di Stein di vivere la singola stagione più vincente mai vissuta da una squadra britannica, nonché di diventare il primo club britannico a vincere la Coppa dei Campioni.

Lo fece superando i Campioni di Svizzera, Francia, Jugoslavia e Cecoslovacchia e, soprattutto, battendo nella finale di Lisbona la grande Inter di Helenio Herrera (vincitrice delle edizioni 1964 e 1965 del torneo, ndr).

I Leoni di Lisbona, così furono ribattezzati i ragazzi di Stein, si imposero per 2-1, riuscendo a imporre il proprio dinamico e rapido gioco d’attacco sul catenaccio difensivo dei Nerazzurri.

Una notte indimenticabile per tutti i tifosi del Celtic e il cui racconto è stato tramandato di generazione in generazione.

Quella del 1967 è stata l’unica occasione in cui il Celtic si è laureato Campione d’Europa (nel 1971 gli Hoops raggiunsero un’altra finale, persa però a San Siro contro il Feyenoord dopo i tempi supplementari, ndr).

GLI ORSI DI BARCELLONA

A differenza dei cugini del Celtic, i Rangers non hanno mai vinto alcuna Coppa dei Campioni/Champions League.

I Gers la loro notte magica europea l’hanno vissuta, infatti, in un’altra competizione: la defunta Coppa delle Coppe.

È accaduto nella stagione 1971/72, quando gli scozzesi ebbero la meglio per 3-2 della Dynamo Mosca nella finale al Camp Nou, vincendo quella che ancora oggi resta l’unica coppa europea nella Storia del club.

Fu un’edizione molto particolare per gli Orsi di Barcellona, come furono poi rinominati i ragazzi allenati da William Waddell, leggenda dei Gers prima come giocatore e poi come allenatore.

In quella Coppa delle Coppe i Rangers superarono, infatti, lo Sporting Lisbona in maniera a dir poco rocambolesca.

Chiusi tempi regolamentari e supplementari della doppia sfida con un risultato complessivo di parità, scozzesi e portoghesi vennero mandati a giocarsi il passaggio del turno ai calci di rigore dall’arbitro, con lo Sporting che si impose dagli undici metri.

Rientrati negli spogliatoi, il risultato venne però clamorosamente cambiato. L’arbitro aveva infatti commesso un enorme errore. Non aveva tenuto conto che anche i goals segnati nei tempi supplementari valevano doppio per la squadra che giocava in trasferta e che quindi il vincitore della doppia sfida erano i Rangers.

Il risultato dei calci di rigore fu allora cancellato e lo Sporting eliminato, con i Rangers che nel corso del torneo riuscirono poi a superare il Torino e, soprattutto, il Bayern Monaco di Franz Beckenbauer, Uli Hoeness e Gerd Müller, che tra il 1974 e il 1976 avrebbe poi vinto tre Coppe dei Campioni consecutive.

La vittoria in finale contro la Dynamo Mosca segnò poi l’apice del cammino europeo dei Gers, mai più capaci di rivivere notti del genere.

ALTRE FINALI EUROPEE

Accantonando per un attimo i successi in Coppa dei Campioni e Coppa delle Coppe, Celtic e Rangers altre finali da ricordare le hanno vissute in Coppa Uefa/Europa League.

Guidati dal talento di Henrick Larsson in campo, gli Hoops hanno raggiunto la finale dell’edizione 2002/03 della Coppa Uefa, dove sono stati però battuti 3-2 dal Porto di Jose Mourinho a Siviglia.

Uno spartito suonato nell’annata 2007/08 anche dai Gers, sconfitti 2-0 a Manchester dallo Zenit San Pietroburgo in una finale di Coppa Uefa in cui emerse tutto il talento di Andrej Arsavin.

Senza dimenticare poi cosa accaduto lo scorso anno, quando i Rangers di van Bronckhorst si sono dovuti arrendere 5-4 ai calci di rigore (dopo l’1-1 dei regolamentari, ndr) contro l’Eintracht Francoforte, nella finale di Europa League giocata a Siviglia.

LA BATTLE OF BRITAIN DEL CELTIC

Tornando alla Champions League, una partita ancora viva nei cuori dei tifosi del Celtic è quella vissuta nel 1970, quando gli Hoops riuscirono a sconfiggere il Leeds United a Hampden Park, nelle semifinali di Coppa dei Campioni.

La truppa di Jock Stein contro quella di Don Revie, in un match ribattezzato come la Battle of Britain.

Vinta la gara d’andata per 1-0 a Elland Road, il Celtic ospitò il Leeds a Glasgow davanti a un pubblico composto da 136.505 persone (un record per la competizione, ndr) e riuscì a imporsi nuovamente per 2-1.

Il Celtic perse poi la finale contro il Feyenoord a San Siro, ma la sfida contro il Leeds ad Hampden Park è ricordata ancora oggi come la seconda partita più importante degli Hoops nella poi rinominata Champions League.

LA BATTLE OF BRITAIN DEI RANGERS

Copia e incolla.

Anche i Rangers hanno vissuto la propria personale Battle of Britain.

Nel 1992 i Gers hanno infatti affrontato il Leeds United nel secondo turno di Champions League, vincendo per 2-1 a Elland Road con reti di una vecchia conoscenza del Milan come Mark Hateley e dell’icona di Ibrox Ally McCoist. Per i Whites a segnare il goal della bandiera fu invece niente meno che Eric Cantona.

TRADIZIONE IN CHAMPIONS LEAGUE

Come abbiamo detto in precedenza, i Rangers ai gironi di Champions League mancavano dalla stagione 2010/11, mentre il Celtic da quella 2017/18, quando chiuse al terzo posto il Gruppo B, alle spalle di Paris Saint-Germain e Bayern Monaco e davanti all’Anderlecht (scendendo così in Europa League, ndr).

Da quando la massima competizione europea è stata riformata nel 1992/93, Celtic e Rangers sono però anche gli unici due clubs ad aver rappresentato la Scozia ai gironi di Champions League. Un titolo di cui vanno fieri e che sottolinea il marcato divario che negli ultimi decenni si è creato tra le due anime di Glasgow e il resto del calcio scozzese.

In una Terra in cui la passione per il football è enorme (considerando il totale della popolazione nazionale, la Scozia offre alcune tra le medie di tifosi di calcio più alte al Mondo, ndr) e in cui il 70% tifa o Celtic o Rangers, il ritorno in Champions League di Hoops e Gers porta con sé aspetti positivi e negativi.

Poter giocare partite europee contro squadre tra le migliori in Europa può rappresentare una vetrina importante per tanti giovani, rendendo allo stesso tempo anche il campionato scozzese più appetibile e interessante per chi dall’estero è alla ricerca di un’opportunità.

Parte dei soldi provenienti dalla UEFA, vengono poi distribuiti tra i diversi clubs di Scottish Premiership, come previsto dai regolamenti europei, e ciò non può che aiutare le casse di società che spesso hanno pochi fondi da spendere sul mercato o nello sviluppo delle proprie strutture.

Restando sul tema dei soldi, ciò che è certo è che i ricavi prodotti da Celtic e Rangers nella loro stagione europea contribuiranno però a ingrandire ancor di più il divario economico già esistente tra i due clubs di Glasgow e gli altri clubs scozzesi, rendendo Hoops e Gers i due soli membri appartenenti a un’élite sempre più difficile da raggiungere per i connazionali.

Basti pensare che ultimo club in grado di vincere il campionato, che non si chiami Celtic o Rangers, è stato l’Aberdeen nel 1985 e che negli ultimi sei anni sia il Celtic che i Rangers sono riusciti a chiudere una stagione nazionale da imbattuti (l’ultima squadra erano stati i Rangers del 1899, capaci di vincere tutte e 18 le giornate che componevano l’allora campionato, ndr).

Gli Invincibili di Brendan Rodgers lo hanno fatto nell’annata 2016/17, vincendo il Treble nazionale, e i Gers di Steven Gerrard in quella 2021/22, che ha riportato il titolo sulla sponda blu della città.

Una vera e propria epoca d’oro per Glasgow!

RIVALITÀ CONTINUA

Quella tra Celtic e Rangers è una rivalità infinita e tra le più accese nel calcio mondiale.

Gli Hoops sono tradizionalmente seguiti da tifosi di fede cattolica e parteggianti per l’indipendenza irlandese.

I Gers, all’opposto, da supporters di fede protestante e con idee politiche in linea con quelle degli unionisti scozzesi.

O almeno una volta era così. Oggi, infatti, queste differenze si sono assottigliate, con i diversi tifosi che si avvicinano all’una o all’altra squadra di Glasgow più per tradizione familiare che storico-politico-religiosa (come, forse, è anche giusto che sia, essendo il calcio uno sport e non un partito, ndr).

Ciò che non è mai cambiato è, invece, l’enorme rivalità esistente tra i due clubs e che emerge ogni anno nell’ormai conosciutissimo Old Firm, il derby cittadino.

Come quello vissuto lo scorso weekend, quando il Celtic di Postecoglou si è imposto con un netto 4-0 sui Rangers di van Bronckhorst, allungando a +5 in vetta al campionato dopo sei giornate.

Da quando il tecnico australiano è arrivato sulla panchina degli Hoops, la musica è infatti tornata a suonare le note Biancoverdi.

Lo scorso anno il Celtic si è rimpossessato, infatti, della Scottish Premiership e ha vinto anche la Coppa di lega, nella stagione in cui i Rangers si sono concentrati, invece, in particolar modo sul proprio cammino in Europa League.

Un ritorno al successo che ha rimesso gli Hoops sul trono della città di Glasgow, dopo che nel 2021 a vincere il campionato erano stati i Rangers di Steven Gerrard, capaci poi lo scorso anno di vincere la Coppa di Scozia.

Una sfida continua, insomma, e che ora prosegue – a distanza – anche in Europa, dove i tifosi del Celtic guarderanno sempre i risultati ottenuti dai Rangers e viceversa.

RIVALITÀ NEI NUMERI

Per completare il quadro relativo all’esperienza di Celtic e Rangers in Champions League, non possiamo non ricordare i nomi di chi ha fatto la storia di questi due clubs nella competizione.

Partendo da Willie Wallace!

Attaccante degli Hoops tra il 1966 e il 1971, nonché uno dei Leoni di Lisbona che alzò la Coppa dei Campioni nel 1967, Wallace con 13 reti è il miglior marcatore del Celtic in Champions League, come riportano i dati ufficiali UEFA.

Ad aver accumulato il maggior numero di presenze nella manifestazione è stato, invece, Scott Brown (personaggio straordinario di cui vi avevamo già parlato in una puntata precedente), con 83 apparizioni.

Passando ai Rangers, il miglior marcatore dei Gers in Champions League resta ancora oggi Ally McCoist, con le sue 18 marcature.

Giocatore dei Blues tra il 1983 e il 1998, è stato poi anche allenatore dei Rangers tra il 2007 e il 2014.

Un periodo, quello da calciatore, che ha condiviso in parte anche con Barry Ferguson, ovvero il giocatore con il maggior numero di presenze in Champions League per i Gers: 44.

Tutte accumulate in due parentesi, tra il 1995 e il 2003 e tra il 2005 e il 2009, quando ricoprì il ruolo di centrocampista per gli scozzesi.

tifosi rangers

LYON, FRANCE – DECEMBER 09: Scott Wright of Rangers (C) celebrating his goal with his teammates during the UEFA Europa League group A match between Olympique Lyon and Rangers FC at Parc Olympique on December 9, 2021 in Lyon, France. (Photo by Marcio Machado/Eurasia Sport Images/Getty Images)

E ORA?

Ora l’obiettivo per Celtic e Rangers è quello di aggiungere nuove statistiche alle rispettive notti europee e regalarsi nuove soddisfazioni in Champions League.

Farlo non sarà per nulla facile, visti i gironi molto competitivi in cui entrambi sono stati inseriti, ma sognare non costa nulla.

D’altro canto, chi l’avrebbe mai detto che i Leoni di Lisbona sarebbero riusciti a battere la Grande Inter di Herrera o che gli Orsi di Barcellona avrebbero eliminato il Bayern Monaco poi dominatore d’Europa?

Il calcio, a volte, regala sorprese e Celtic e Rangers vogliono essere le sorprese di questa Champions League.

O almeno, è quello che Glasgow e la Scozia vogliono giustamente continuare a sognare nelle prossime settimane.

E perché non farlo?

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

Recupera le puntate precedenti di ‘FA – Football Addicted’ QUI

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Collina: “Avrei voluto il Var ai miei tempi”

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L’attuale presidente della commissione degli arbitri FIFA, Pierluigi Collina, ha parlato del Var e del prossimo Mondiale 2022.

“AVREI VOLUTO IL VAR AI MIEI TEMPI”

Manca poco per il Mondiale in Qatar 2022, e gli arbitri si stanno riunendo per limare gli ultimi dettagli per evitare gravi errori. La nostra Serie A, ne sta risentendo nelle ultime giornate dei gravi errori arbitrali. L’attuale presidente della commissione degli arbitri FIFA, Pierluigi Collina, ha rilasciato un intervista dove ha parlato del Var e del desiderio di averlo ai suoi tempi.

LE PAROLE DI PIERLUIGI COLLINA:

Siamo impegnati a preparare il Mondiale in Qatar, sarà molto importante per il movimento. Io sono diventato arbitro per caso. Un mio compagno del liceo mi invitò ad un corso per direttori di gara. Avevo 17 anni, ma andai giusto per fare una esperienza diversa. Senza aspettative, senza ambizioni. Poi andò diversamente. Probabilmente nel mio DNA c’era qualcosa. A me piace molto la sfida, sono iper competitivo non mi piace partecipare. Voglio fare le cose fatte bene e questo senso di sfida ed amore verso le cose non banali mi ha spinto ad andare avanti nel mondo arbitrale. Auguro a tutti i giovani che fanno questo lavoro di arrivare il più lontano possibile, e comunque fare l’arbitro è una bellissima esperienza che finirà per segnare in positivo anche la vita di tutti giorni. Nella vita infatti bisogna prendere tante decisioni, e l’arbitro deve farlo. Si impara sin da subito ad assumersi responsabilità e prendere decisioni. Per arbitrare ci vuole amore per il calcio logicamente. È chiaro che anche un arbitro può tifare per una squadra. Ci sarebbe da preoccuparsi se non fosse così, è una cosa normale. Poi in campo esce la professionalità e si tifa per se stesso. La paura? A determinati livelli non deve esserci, ci vuole solo senso di grande responsabilità. Oggi con la tecnologia il rischio di fare errori si è attenuato, prima invece potevi giocarti una carriera se sbagliavi in un big match. La paura vera o più che altro senso di impotenza l’avverti quando arbitri i più giovani e vedi fuori i genitori che non capiscono il momento ed hanno atteggiamenti che con lo sport non hanno nulla a che fare”.

 

 

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Mourinho rapper per un giorno: presente nel nuovo video di Stormzy

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Empoli-Roma

José Mourinho non si smentisce e come sempre fa parlare di sé anche per motivi extra-calcistici. Da sempre il tecnico di Setúbal è un’icona dentro e fuori dal campo, capace nel bene e nel male di attirare le attenzioni su di sé.
Il tecnico portoghese si prende per l’ennesima volta la scena. Come? Partecipando al video musicale del rapper americano Stormzy per il suo nuovo pezzo Mel Made Me Do It.

La partecipazione dello Special One però, non si è limitata ad una piccola apparizione, dove tra l’altro si mostra con un provocatorio dito davanti la bocca. José Mourinho ha infatti partecipato anche con una parte vocale. In sottofondo si può sentire una delle sue tante celebri frasi, pronunciata al termine di un match disputato dal suo Chelsea nel 2014 contro l’Aston Villa, che recita: “I prefer not to speak, if I speak I’m in big trouble”.
Frase rivolta all’arbitraggio di Foy nei confronti dei Blues durante l’intervista a caldo, subito dopo la fine della gara.

 

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La maglia con il volto di Maradona non potrà più essere indossata dal Napoli

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Lazio-Napoli

Lanciata lo scorso anno in ben 4 colorazioni differenti, la maglia raffigurante il volto di Diego Armando Maradona non potrà più essere utilizzata dal Napoli durante le gare ufficiali.

Lo ha deciso Paolo Andrea Vassallo, giudice della seconda sezione civile del tribunale di Napoli. I cinque eredi del Pibe de Oro e Jorge Sebastian Baglietto, sono riusciti ad avere la meglio nella causa che li contrapponeva all’imprenditore Stefano Ceci.

Il Napoli, per la realizzazione delle maglie aveva acquistato i diritti dallo stesso Ceci, ma adesso sia la società che l’imprenditore non potranno più utilizzare l’immagine del fuoriclasse argentino. Come riportato da La Repubblica, il giudice ha definito l’accordo stipulato “lesivo delle aspettative patrimoniali” essendo “simbolo planetario del calcio”.

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Calcio e dintorni

La Fiorentina ha le polveri bagnate: Jovic può lasciare già a gennaio!

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Fiorentina

L’inizio di stagione della Fiorentina ha vissuto un’altalena di alti e bassi. Infatti, nonostante i Viola abbiano ritovato motivazione con la qualificazione in Conference League, il campionato disputato resta altalenante. La Fiorentina sembra soffrire particolarmente in fase realizzativa: Cabral e Jovic non stanno ripagando le aspettative.

A tal proposito, secondo Calcionews24.comLuka Jovic potrebbe lasciare la Fiorentina già a gennaio. Il serbo non ha iniziato nel migliore dei modi la sua avventura in Italia, con 6 presenze e solo 1 gol segnato in Serie A, alla prima giornata con la Cremonese. L’attaccante è arrivato quest’estate nell’entusiasmo generale, ma fino ad ora non è riuscito ad incidere, a tal punto che la società toscana starebbe pensando di sostituirlo nella prossima sessione di calciomercato.

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