QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI DUE SETTIMANE, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI VI PARLIAMO DEL GRASSROOTS FOOTBALL INGLESE E DEI FONDI STANZIATI DAL GOVERNO PER CREARE UNA NUOVA GENERAZIONE DI TALENTI.

È notizia di questi giorni in Inghilterra la decisione da parte del Governo britannico, guidato dal Primo Ministro Boris Johnson, di investire 50 milioni di sterline nel settore del grassroots football, traducibile in italiano come “calcio di base”.

L’obiettivo è quello di migliorare le strutture calcistiche già esistenti sul suolo nazionale e di creare nuovi campi di calcio, spogliatoi, strutture utili e necessarie per la pratica di questo sport laddove possibile.

IL PROGETTO

Sull’onda d’entusiasmo creatasi in Inghilterra a seguito dell’ottimo cammino percorso dalla Nazionale dei Tre Leoni a EURO 2020 (nonostante la cocente delusione per la finale persa a Wembley contro l’Italia), il Governo britannico è sicuro che investire nuovi capitali nello sviluppo del calcio dilettantistico nazionale sia la mossa giusta per portare ulteriori miglioramenti nei prossimi anni a tutto il sistema calcistico inglese.

Come accade in quasi tutti gli Stati, il calcio dilettantistico o calcio locale – definito nel Regno Unito come grassroots football appunto – rappresenta la fetta preponderante dei calciatori, in quanto al suo interno riunisce bambini, ragazzi e adulti non in possesso di un tesserino da giocatore professionista.

Il grassroots football è parte integrante quindi delle diverse realtà locali, dei diversi quartieri cittadini o paesi di campagna e per questo il ruolo che ricopre all’interno della società non è solamente di carattere sportivo bensì anche educativo e culturale.

Il Governo britannico ha capito che investire nel grassroots football significa dunque investire anche nell’educazione, formazione e crescita dei propri cittadini (dai più giovani agli adulti) e per questo ha deciso di impegnarsi in un progetto decennale.

I 50 milioni di sterline che il Governo spenderà nel 2022 andranno ad aggiungersi infatti a 25 milioni già investiti lo scorso marzo. A queste prime due manovre economiche ne seguiranno poi delle altre, visto che ancor prima di insidiarsi il Governo capeggiato da Boris Johnson aveva promesso investimenti pari a 550 milioni di sterline in dieci anni per far crescere il calcio di base.

Campo di calcio in un parco nel nord di Londra. (Fonte: foto scattata dall’autore dell’articolo Marco Garghentino)

COME VERRANNO SPESI I 50 MILIONI

Presentatosi davanti ai microfoni nel corso di una visita all’UK Battery Industrialisation Centre (UKBIC) di Coventry il 15 luglio scorso, il Primo Ministro Johnson ha confermato l’intenzione da parte del suo Governo di investire nuovi capitali in diversi settori nazionali per provare ad aiutare il Regno Unito a rialzarsi economicamente dopo essere stato colpito duramente dalla pandemia di Covid-19.

Per quanto riguarda nello specifico i 50 milioni di sterline che verranno destinati al grassroots football nel 2022, questi fondi verranno impiegati in concreto per la costruzione di 185 nuovi campi da calcio in sintetico 3G (terza generazione) e per il miglioramento di 5.000 campi in erba già esistenti sul suolo nazionale. Verranno poi creati anche 9 nuovi centri sportivi, dotati di diversi campi di gioco, come spiegato in una nota presente sul sito ufficiale del Governo UK.

La maggior parte di questi capitali verranno impiegati nelle aree più sottosviluppate e povere del Paese. Come certificato da Sport England in uno studio, il 40% dei campi da calcio sono infatti collocati nel 20% delle comunità inglesi più svantaggiate.

A contribuire alla costruzione di queste strutture saranno poi ulteriori fondi economici messi a disposizione dalla Football Association inglese, dalla Premier League e da altri partners locali.

L’obiettivo è semplice, ma ambizioso. Essendo il calcio lo sport nazionale, l’idea è quella che qualsiasi cittadino possa avere la possibilità di allenarsi e giocare su un campo da calcio di alta qualità a una media di 15 minuti di distanza dalla propria casa.

VANTAGGI

Avere un campo da calcio professionale a pochi passi dalla propria abitazione non può che essere un vantaggio per l’intera comunità.

I bambini/ragazzi sarebbero maggiormente invogliati a praticare sport, a trascorrere tempo in compagnia, a svolgere una vita più sana, con tutte le conseguenze positive che ciò comporta.

In una Nazione di circa 60 milioni di abitanti come l’Inghilterra, 14,1 milioni di persone pratica calcio di base (di cui 13,5 milioni con regolarità). Una fetta considerevole della popolazione può dunque beneficiare di queste migliorie.

Uno studio pubblicato il marzo scorso dalla Football Association inglese, dal titolo “The social and economic value of grassroots football in England”, spiega infatti molto bene come la pratica costante di uno sport – in questo caso particolare del calcio – sia fondamentale per la crescita.

Maggiore apertura mentale, miglioramento delle proprie capacità motorie e fisiche, maggiore accettazione di usi e costumi diversi dai propri. Maggior benessere psico-fisico (con diminuzione anche dei casi di obesità).

“Fare squadra” su un campo da calcio aiuta spesso a integrare e integrarsi con più facilità. Aiuta a conoscere e comprendere il diverso. A esternare le proprie emozioni e allontanare la depressione.

È infatti dimostrato come chi pratichi calcio nella maggior parte dei casi sia più felice e meno ansioso, più fiducioso nei propri mezzi e resiliente.

Ciò porta spesso a un aumento della propria leadership personale (fondamentale per la classe dirigente del futuro!).

Non va poi sottovalutato il fatto che permettere alle diverse comunità (soprattutto alle più povere) di avere strutture da calcio professionali possa essere un importante incentivo per tenere lontani i ragazzi dalle strade, dalla criminalità, dal vagabondaggio.

Tutti aspetti analizzati con cura dagli organi calcistici nazionali e che sottolineano ancor di più l’importanza di investimenti da parte dello Stato nel grassroots football.

Campo di calcio in un parco nel nord di Londra. (Fonte: foto scattata dall’autore dell’articolo Marco Garghentino)

LE REAZIONI

La conferma da parte di Boris Johnson degli investimenti statali nel settore del grassroots football ha ovviamente suscitato subito reazioni positive.

A partire da Oliver Dowden, Segretario di Stato per il digitale, la cultura, i media e lo sport del Regno Unito:

“Entusiasti per l’ottimo cammino dell’Inghilterra a EURO 2020 e per gli Europei femminili che si terranno il prossimo anno nel nostro Paese (dal 6 al 31 luglio 2022, ndr), vogliamo cavalcare il momento e costruire campi da calcio che possano aiutarci a creare una nuova decade d’oro per il calcio inglese. Questi investimenti aiuteranno a creare strutture d’eccellenza per i Kane, gli Sterling o le Houghton del domani. Per permettere loro di mettere in mostra le loro doti e migliorare le loro capacità. Praticare sport è fondamentale”.

Parole alle quali hanno fatto seguito quelle di Mark Bullingham, Direttore esecutivo della Football Association:

“Il grassroots football ricopre un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni delle nostre comunità e gli investimenti in questo settore non sono mai stati così importanti. Questi 50 milioni di sterline, parte dei 550 milioni che il Governo si è impegnato a investire, aiuteranno a cambiare e migliorare molte vite. Avere strutture di maggiore qualità in tutto il Paese aiuterà anche la Federazione a inspirare e trovare le prossime generazioni di campioni inglesi. Questi fondi aiuteranno poi le persone a condurre una vita più attiva e sana dal punto di vista fisico e mentale. Soprattutto dopo il lockdown”.

I danni provocati dalla pandemia da Covid-19 non sono infatti da sottovalutare. Fortunatamente per le tante società calcistiche inglesi diversi sono stati i contributi statali, e non, arrivati in aiuto.

LA PANDEMIA

Fin dall’inizio della pandemia molti clubs – di ogni livello – hanno sofferto, ma hanno anche beneficiato di aiuti economici multimiliardari da parte del Governo. Di prestiti e fondi derivanti dallo schema della cassa integrazione.

Lo scorso anno il Governo ha introdotto lo Sport Winter Survival Package, un pacchetto di aiuti pari a 300 milioni di sterline per proteggere lo sport in Inghilterra.

Altri 300 milioni di sterline sono stati annunciati quest’anno come fondi per un piano di Sport Recovery, utile ad aiutare a riportare i tifosi negli stadi.

Sport England, un organo che si dedica allo sviluppo del grassroots football e che attinge i propri fondi dalla National Lottery, ha poi provveduto a fornire 220 milioni di sterline in supporto ad alcune comunità di calcio e centri sportivi nel periodo pandemico. Ulteriori 50 milioni di sterline sono poi stati messi a disposizione dei club locali e di diverse organizzazioni.

Campo di calcio in un parco di Liverpool davanti allo stadio di Anfield. (Fonte: foto scattata dall’autore dell’articolo Marco Garghentino)

SI PUÒ SEMPRE MIGLIORARE

“Sebbene abbiamo uno straordinario numero di squadre e clubs di calcio su tutto il suolo nazionale, i nostri campi sono spesso imbarazzanti. Ogni anno 150,000 partite devono essere cancellate a causa dell’impossibilità di giocare su campi rovinati e di bassa qualità. Sappiamo di avere meno della metà dei campi artificiali che, per esempio, ci sono in Germania. Abbiamo quindi un grande lavoro da fare. Ci sono stati molti anni di negligenza. Per questo accogliamo con piacere i 550 milioni di sterline che il Governo ci metterà a disposizione. Al momento il progetto è quello di risolvere questi problemi entro il 2030, ma speriamo che l’euforia che si è creata per EURO 2020 possa aiutarci ad accelerare il processo e costruire così i campi da calcio il prima possibile”.

Parole pronunciate dal già nominato Mark Bullingham, Direttore esecutivo della Football Association, nelle scorse settimane durante il programma Today in onda su BBC Radio 4.

Parole che a noi italiani, abituati a vedere i perfetti campi della Premier League, possono suonare stonate.

Se l’Inghilterra non è soddisfatta dei propri campi locali (che per ovvi motivi non sono ai livelli della Premier League), potremo mai esserlo noi? Spesso costretti a giocare o veder giocare calciatori dilettanti su terreni di gioco per nulla degni di essere chiamati campi da calcio.

Lo sfogo di Mr. Bullingham dimostra però la volontà da parte della Football Association di migliorare sempre più le proprie strutture. Del non accontentarsi di ciò che già ha. Di investire sulle nuove tecnologie.

Nella terra in cui, nonostante ciò che il Direttore esecutivo della FA dice, i campi in erba naturale sono spesso perfettamente curati anche nelle categorie più basse, il desiderio ora è quello di creare sempre più campi da gioco in erba sintetica: la superficie che ormai sembra dare le maggiori garanzie.

Meno manutenzione uguale meno costi, senza dover rinunciare però alla qualità del prodotto. I campi in sintetico di terza generazione (3G) resistono infatti più facilmente a varie temperature e condizioni atmosferiche e sono più duraturi nel tempo. Possono essere infatti calcati con maggior frequenza rispetto ai pari livello in erba, senza subire gravi danni.

Una soluzione perfetta per un Paese colpito giornalmente da piogge improvvise, senza ovviamente però arrivare all’estremo di sostituire completamente i campi in erba. Come dicevano gli antichi, d’altronde, in medio stat virtus.

INGHILTERRA-ITALIA

Vincitori a Wembley, sconfitti nella programmazione.

Il trionfo della Nazionale italiana a EURO 2020 non deve ingannare: il calcio in Italia ha bisogno di investimenti pesanti.

In questo campo, con umiltà, dovremmo dunque prendere spunto proprio dall’Inghilterra sconfitta poco più di una settimana fa.

Squadra piena di giovani talenti, la Nazionale dei Tre Leoni ha portato in campo gioielli creati nei vivai di clubs di Football League, molti dei quali da bambini hanno militato anche in società amatoriali o dilettantistiche.

La scoperta e lo sviluppo di così tanti talenti è stato reso possibile dall’ottima programmazione che il sistema calcistico inglese ha saputo creare negli ultimi anni. E gli investimenti fatti nel settore del grassroots football hanno sicuramente aiutato. Così come aiuteranno i nuovi.

Creare strutture professionali, formare un corpo di allenatori preparati e al passo con le nuove tecnologie e tecniche educative e di allenamento, impegnare capitale nello sviluppo dell’intero movimento calcistico è sicuramente la strada da seguire.

E l’Italia deve iniziare a farlo. Perché no, provando a cavalcare anche nel Belpaese l’onda d’entusiasmo che si è creata dopo la bella vittoria di EURO 2020.

Bobby Moore Academy Sports Center all’esterno del London Stadium. (Fonte: foto scattata dall’autore dell’articolo Marco Garghentino)

DOVE INVESTIRE

Troppo spesso i dati pubblicati da diversi organi federali nazionali e internazionali parlano di scarsi investimenti nei settori giovanili (se paragonati soprattutto a Inghilterra e Germania, i modelli da seguire).

Negli ultimi anni qualche passo avanti è già stato compiuto, con diversi club di Serie A che si sono impegnati a costruire nuove strutture e centri sportivi, ma molta è ancora la strada da fare, soprattutto nei livelli più bassi.

Gli allenatori tra gli amatori e i dilettanti sono spesso sottopagati (o non pagati del tutto). I centri d’allenamento sono malmessi. I campi pure. La possibilità di emergere (sia come calciatori che come allenatori/dirigenti/addetti ai lavori) è ridotta al minimo.

Eppure, circa il 12% del PIL del calcio mondiale viene prodotto in Italia, dove il calcio – al pari dell’Inghilterra – è a tutti gli effetti lo sport nazionale.

Il “ReportCalcio 2019”, rapporto annuale sul calcio italiano sviluppato dal Centro Studi FIGC in collaborazione con AREL e PwC, parla di 1.057.690 calciatori tesserati alla FIGC nel 2017-18, di cui solamente lo 0,3% è rappresentato da professionisti e lo 0,9% da giovani di serie. Il settore professionistico è pari quindi solamente all’1,2% dei tesserati per la FIGC. Il 34,5% è formato infatti da dilettanti, così come il 63,4% da settore giovanile e scolastico.

È in questa larga percentuale che bisogna dunque investire, provando a ergere anche in Italia lo sport a importante momento quotidiano di crescita socioculturale.

Parole sempre facili da pronunciare. Azioni sempre difficili da compiere.

Senza una progettualità precisa e ragionata difficilmente si arriverà però a dei miglioramenti.

E l’Inghilterra pare essere in vantaggio (resta ovviamente da vedere e valutare come l’Italia impiegherà in ambito sportivo parte dei fondi provenienti dal Next Generation EU e che saranno gestiti attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

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Fonte immagine in evidenza: scattata in un parco di Londra dall’autore dell’articolo Marco Garghentino